Ferrara stronca “Sex revolution” di Mughini: il sesso è sempre stato libero, ma oggi è ridicolo

"Ho una notizia per Giampiero Mughini, autore di un libro sulla rivoluzione sessuale degli anni Sessanta, presentato dall’autore con indulgenza in una terza pagina del Corriere, cui auguro vendite travolgenti. Il sesso era libero da prima del famoso Sessantotto, è sempre stato libero, basta leggere la Bibbia o San Paolo o le Confessioni o Madame Bovary. Da quando ha smesso di giocare la sua libertà con le interdizioni della natura e della cultura, da quando si è stupidamente liberato e ha perso la sua aura ca¬sta e peccaminosa, è diventato sommamente ridicolo e sempre meno efficace rispetto allo scopo, che è di fare figli in giovane età coltivando attraverso il piacere la carità e l’amore di sé che sono l’essenza del genere umano e la sua anima razionale o spirituale.

Questo non è un giudizio estetizzante e tantomeno un "valore" inteso moralisticamente, è un giudizio di fatto, un’osservazione sui criteri di vita prevalenti. L’idea un tempo perbenista di una società decente, meno approssimativa e capace di vere inquietudini, al posto delle sciocche ansie da prestazione moderna, è più diffusa di quanto non si creda generalmente, e non nei recessi del conservatorismo minore, posticcio, ipocrita e in lite con la storia, ma tra la gente comune e quella meno comune.

Il preservativo, la pillola e l’aborto hanno trasferito il sesso in palestra, sostituendo il labirinto del piacere, se non il dono luminoso dell’amore, con il trade mill della fitness. E i grandi talenti della conversazione, della letteratura, dell’introspezione e della malizia legati all’erotismo sono diventati piccolo commercio, immagini senza interpretazione, vuoto di pensiero e, questo è il mio sospetto, vuoto di azione.

Nel mondo del proibito, dall’America libertaria ma puritana all’oriente tradizionalista, fino all’islam e all’Africa derelitta, si è attivi e si figlia. Da noi si parlicchia, si freudeggia, si danza intorno a un sostituto, a un Ersatz. Liberandosi, il sesso europeo-occidentale si è incartato in una chiacchiera sociale civilizzata ma priva di significato, ha perso la forza dell’intimità, del legame, del tradimento, del peccato, della virilità e della femminilità. E diventato unisesso, triste tramonto della differenza, della curiosità, della frontiera tra il lecito e l’illecito con il suo prezioso e misterioso ed eccitante senso del limite. Né amore né guerra, altro che fare l’amore e non la guerra. E nemmeno pace, visto come vanno le cose.

Non è questione di tronisti o veline, né della pubblicità di Dolce & Gabbana o di quel sadomaso-chic alla Newton per cui Mughini si sdilinquisce nel suo culto raffinato per il guardonismo. È che del sesso, nell’epoca della sua liberazione verbosa e patologica, mancano due qualità fondamentali: quella casta e lunare, che è il suo esserci e anche no, il suo lato implicito, e quella esplicita e solare, la sua salute, la sua connessione con la dimensione nobilmente predatoria dell’esistenza umana, una corsa per la sopravvivenza sorvegliata da regole di branco che non hanno bisogno di essere proferite. Provate a infilare un palloncino a un cavallo alla monta o a un eroe di Fielding, e vedrete quanti calci nel culo rimedierete e dalla bestia e dal guardiacaccia. Non che il sesso sia sola natura, nel caso umano santificata dal linguaggio e dalla civiltà, ma un pochino sì, è così, o mi sbaglio anche stavolta?

Mughini è un superbo letterato, oltre che un jemenfoutiste di altissimo lignaggio, come tutti i grandissimi provinciali italiani, e questo aspetto della questione sarebbe tenuto a capirlo e a raccontarlo. Il libro che mi aspettavo da lui riguarda la tragedia deformante dell’illusione senza speranza, non una lode postuma ma un’inchiesta di significati intorno al bacino ancheggiante di Elvis, benedetto talento travolto dalla malinconia in un finale solitario e derelitto, e a una filosofia del corpo e della sensazione che perfino uno scrittore sfacciato e tosto come Philip Roth ha infine costretto nel suo racconto lungo, "Everyman", dentro la prigione della malattia e della morte prive di senso, che arrancano dietro il sesso libero della recente fine di secolo e lo tengono in pugno diabolicamente. Sarà per un’altra volta."

(Giuliani Ferrara Il Foglio 17 settembre 2007)

TEMIS: nel sito abbiamo pubblicato l’articolo del Corriere citato da Ferrara. Compreremo il libro di Mughini e lo recensiremo per i ns sodali

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