Veline: le facce da culo sono altre – Feltri all’attacco

Per entrare nell’arena politica, le donne devono essere bruttarelle, meglio ancora se scorfane. Questo è il senso delle ultime polemiche sulle liste europee, promosse da personaggi di destra e di sinistra, finalmente d’accordo su qualcosa. Il bersaglio però, inutile dirlo, è Silvio Berlusconi accusato fra risatine e frecciate ironiche, di voler trasformare il PdL in un harem.

Gli argomenti dei critici sono fragili e sconfinano nel razzismo. Siccome il sultano di Arcore si è riservato, come è normale, la possibilità di inserire nel novero dei prescelti alcune ragazze avvenenti, è caduto il mondo. Dirette a lui, sono partite raffiche di giudizi moralistici del tipo: quell’uomo è imperdonabile; nonostante l’età non verdissima ha sempre in testa la gnocca e la considera più importante dell’intelligenza e della preparazione.

Tra gli indignati ci sono baciapile e superlaici frustrati: non sopportano competere con delle signorine per conquistarsi un seggio, convinti di essere più meritevoli solo perché repellenti e malvestiti. Di questo si tratta. Un tempo la discriminazione colpiva le donne in quanto donne e quindi considerate inadatte ai ruoli della politica. Ora, dame e damigelle, grazie alle pari opportunità, hanno di fatto ottenuto il diritto a svolgere attività tradizionalmente maschili; a meno che siano belle o peggio sexy. Nel caso, scatta il sospetto: vuoi vedere che questa cretina mi passa davanti soltanto perché la dà al capo?

Insomma, la discriminazione resiste ma si sostanzia in forma diversa: se una è bona non è idonea. Due belle gambe non si conciliano con un cervello decente. E il fascino? Non ci sono dubbi: è espressione di scemenza. Sono discorsi razzisti, ma chi li fa non se ne rende conto.

Quando la Carfagna e la Gelmini furono nominate ministri, e la Brambilla sottosegretario (in odore di elevazione a responsabile del dicastero turismo), la cosa più gentile detta su di loro non è riferibile. Chi ha buona memoria ricorderà i pettegolezzi che fiorirono nei giorni in cui il governo era sul punto di avviare i motori. I parrucconi di entrambi gli schieramenti sghignazzavano per non piangere, e si consolavano della propria esclusione dagli incarichi ambiti attribuendola a causa di forza sessuale.Poi le tre signore hanno dimostrato di non sedere al tavolone dell’esecutivo a fini ornamentali, e le chiacchiere crudeli si sono trasformate in pubbliche lodi. Bene. Tuttavia la lezione non è stata imparata. Come i giornali hanno cominciato a divulgare indiscrezioni sulla compilazione delle liste, e sono emersi i nomi di veline, attrici, cantanti e similari, la pattuglia dei bacchettoni ha riattaccato con la solfa: vale di più una scopata che vent’anni di onorata carriera politica.

Si sparla senza neppure dissimulare l’invidia e la rabbia che ispirano le maldicenze.

Non conosciamo le fanciulle in procinto di essere reclutate dal premier e non ne rammentiamo l’identità in omaggio al buon gusto. Speriamo però che Berlusconi non desista dal proposito di spedirle in Europa magari solo per quietare le acque. Agisca come gli pare giusto. In fondo, il suo successo dipende dalla capacità di rompere con schemi conformistici. E se per scegliere dei volti nuovi Silvio non trascura di valutare il resto, fosse anche il lato B, pazienza. Le facce di culo sono altre.

Il Parlamento è pieno di mediocrità, se gliene sfugge un’altra con la minigonna non ne faremo una tragedia.

Vittorio Feltri per "Libero"

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