Il golpe di Montezemolo
La guerra del governo alle élite, alias poteri forti, si è arricchita ieri di un nuovo capitolo. A scriverlo, il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta, uno degli arieti (gli altri sono Giulio Tremonti e Maurizio Sacconi) della campagna contro il presunto complotto del salotto buono del capitalismo italiano ai danni di un esecutivo democraticamente eletto. Sostiene Brunetta, parlando a un seminario del Pdl a Cortina, che tali «élite irresponsabili, quelle della rendita parassitaria, burocratica, finanziaria, editoriale, stanno preparando un vero e proprio colpo di stato. In questo anno di grande crisi – aggiunge – hanno pensato solo a come far cadere un governo che guarda caso cominciava a colpire proprio le case matte della rendita». Quindi il ministro ha deplorato che la «sinistra per male» sia ostaggio di questo cartello di superborghesi rentiers: «Vada a morire ammazzata», è l’augurio che Brunetta le rivolge, insieme all’auspicio che la «sinistra per bene» ritrovi «i vecchi ideali».
Parole che Brunetta aveva già usato al seminario del Pdl di Gubbio (dove aveva lanciato la crociata contro la «borghesia di merda»), e in linea con quelle di due ministri cui, nella geografia interna al Pdl, non è certo vicino. «La sinistra è prigioniera di una borghesia parassitaria e cialtrona», ha spiegato pochi giorni fa al Corriere della sera Maurizio Sacconi, imitato da Giulio Tremonti, che al recente workshop Ambrosetti ha dipinto così le solite élite: «È gente a cui della parola democrazia piace solo la seconda parte, il kratos, e considera il demos come un optional». Va ricordato che anche Silvio Berlusconi, non nuovo a denunciare trame golpiste a lui avverse, ha dato il suo contributo a rafforzare la sindrome d’accerchiamento quando, ospite alla festa dei giovani del Pdl, nel pieno dello scontro con Gianfranco Fini e dei retroscena sulla scesa in campo di Luca Cordero di Montezemolo a capo di un nuovo polo politico, ha piazzato una battuta ad personam: «Di imprenditore in politica basto io».
Ma è davvero Montezemolo, figura che inevitabilmente per le sue relazioni e i suoi incarichi porta con sé le stimmate del "potente forte", l’incubo del governo? Tremonti&co. sono proprio convinti che sia lui il capofila del salotto sensibile al kratos e ostile al demos, la sirena capace al tempo stesso di minacciare la stabilità dell’esecutivo e di incantare la sinistra tenendola ostaggio delle ragioni del salotto buono? La questione è senz’altro più complessa di così. E certi timori non devono essere proprio così foschi, se è vero che lo stesso Montezemolo ha incontrato Berlusconi la settimana scorsa, incontro definito «lungo e cordiale» da un comunicato di Palazzo Chigi. E comunque, in caso di un (al momento improbabile) default del governo, che sia per la sentenza della Corte sul Lodo o per altre traversìe del premier, non è certo il presidente Fiat un indiziato credibile a guidare un esecutivo tecnico o un governissimo. Il suo, casomai, resta l’unico nome in grado di terremotare il panorama politico se dovesse scendere in campo in caso di elezioni anticipate. È questa possibilità che il fuoco di fila dei ministri vuol scongiurare?
Una possibile risposta l’ha data due giorni fa Andrea Romano, editorialista del Sole24ore nonché coordinatore della montezemoliana fondazione Italia futura, intervenendo sul quotidiano di Confindustria per criticare «il revival anti-establishment» e «la potente retorica antielitaria» che ha monopolizzato la comunicazione del governo: «Chi esercita un mandato politico in nome e per conto del popolo – scrive Romano – non può pensare di utilizzare questo tipo di schermo polemico per porsi al riparo dalla valutazione pubblica dei risultati del proprio lavoro». Chiaro il senso. Non solo il complotto non c’è, ma denunciarne le trame è una mera arma di propaganda dell’esecutivo per compattarsi in un momento di difficoltà: fumo negli occhi dell’opinione pubblica, tanto più – chiosa l’ex direttore di Italianieuropei – che dopo quindici anni di politica attiva, e la metà passati a governare il paese, il berlusconismo non può più dirsi estraneo all’establishment senza sfiorare il ridicolo.
Il berlusconiano Giornale di Vittorio Feltri non la vede così e il giorno dopo spara in prima: «Il sogno del Sole, un governo amico dei poteri forti». Contemporaneamente, sul sito di Italia futura compare un editoriale a firma dello storico Miguel Gotor, che nell’allontanare lo scenario di un dopo-Berlusconi per via giudiziaria o "golpista" («L’unico modo possibile di sconfiggerlo davvero passa attraverso la via maestra delle urne») delinea una sorta di possibile road map montezemoliana: «Sarebbe bene che i liberi e i forti di ogni schieramento facessero ciascuno la propria parte, senza essere tirati per la giacchetta dagli amanti delle formule geometriche, che non rispondono mai alla forza e alla vitalità della politica». Il no alle «formule geometriche» riprende testualmente le dichiarazioni con cui il presidente della Fiat ha smentito alcuni articoli sulla sua imminente scesa in campo. Che in ogni caso – così testimoniano tutti gli indizi – non avverrà sul terreno del Grande centro: «Pensare nuove alleanze possibili – conclude Gotor – non significa affatto abbattere il bipolarismo, ma ritenere insufficiente e quindi ridefinire quello che oggi c’è».
In questa polemica che ha ormai decisamente trasceso i confini del dibattito accademico per diventare scontro politico vero e proprio, lo stesso Brunetta pareva aver preparato ieri un finale a sorpresa. «Mi ha chiamato Luca Cordero di Montezemolo e mi ha detto che è perfettamente d’accordo con me», ha spiegato il ministro ai cronisti qualche ora il suo pirotecnico intervento a Cortina. In realtà, raccontano che Montezemolo si sia irritato non poco quando è stato informato che tutte le agenzie avevano battuto il suo appoggio a Brunetta. Perché la sua presunta adesione sarebbe integralmente frutto di un equivoco: un amico del presidente della Fiat era a Cortina e mentre parlava con lui al telefono lo ha passato al volo al ministro, che a Montezemolo ha spiegato di aver appena tuonato contro le «rendite parassitarie». «Sono d’accordo con lei», ha replicato Montezemolo. Fine della conversazione. E fine del giallo.
s.cappellini ilriformista
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21 Settembre 2009 at 12:52
Mentre l’Italia, scioccata dalla brutalità della guerra di Bush piangeva i suoi sei ragazzi ammazzati a Kabul, Brunetta mannava a morì ammazzati gli avversari politici suoi e del suo padrone.
Con una scelta del momento indegna di un Italiano ed un linguaggio degno di un portuale d’altri tempi.
Le sei bare stavano toccando il suolo Patrio quando lui pronunciava il suo becero rifiuto di scusarsi.
21 Settembre 2009 at 15:05
caro barra a sinistra, non cogliamo il nesso (il tono e il linguaggio di brunetta non sono degni di un ministro). ciao
21 Settembre 2009 at 18:55
Sono tutti articoli inutili dato che l’unica via per governare sono i voti.Tutti gli altri trucchi alla Scalfaro,in questo sistema non sono praticabili,pena un pericoloso precedente.A un golpe,ne può seguire un altro e non è detto che sia pacifico.Il presidente Napolitano lo sa benissimo e tace ma non permetterà mai una cosa simile.
Quanto alle elites,te le raccomando,quelle italiane.Il più pulito ha la rogna e comunque,quello di Romano o era un discorso strumentale di preparazione golpista (una minchiata,ma già in diversi articoli saltava fuori questa storia delle elites),altrimenti è un vecchio topos squalificato dalla storia.
Ci sarebbe un’altra eventualità :che il Papi si dimetta,cosa che credo molto improbabile,qualunque cosa succeda.Questa è la strada che batte da mesi Pravdarepublik,il giornale del bancarottiere.Ci saranno altre bordate,e non di zoccole,ma questi signori hanno perso molta credibilità,con una serie di bufale troppo pacchiane.Inoltre,è non è da sottovalutare,una larga fetta di popolo sta col Papi,ma sopratutto con la Lega.