Torna Veltroni: ma allora è vero che l’Africa è qui da noi!

Il bouquet di risposte offerto in forma anonima da chi lo conosce bene e lo frequenta va da «padre nobile del centrosinistra» a «presidente della Repubblica nel 2013», passando – ovviamente – per la prossima nomination a candidato premier. Tolta la successione a Ciro Ferrara alla guida della (fu?) amata Juve, che ieri s’è conclusa con l’arrivo di Alberto Zaccheroni, c’è di tutto e di più. Tranne una seggiola, che Walter ha definitivamente cancellato dall’elenco dei suoi desiderata: quella di segretario di partito.

Eppure Veltroni lo sa. Sa perfettamente che l’ipotesi di una sua grande rentrée sulla scena politica, nel medio e lungo periodo, è legata a doppio filo ai successi della gestione Bersani. In maniera inversamente proporzionale, naturalmente. Più scende «Pier Luigi» più sale «Walter», e viceversa. Infatti, guardando al voto di marzo, il secondo è praticamente sicuro che dalle urne uscirà una sentenza a lui favorevole. La stessa che ha anticipato in più d’un colloquio privato: «Il 33 e passa per cento che ho ottenuto da segretario nel 2008 è destinato a rimanere il maggiore successo del Pd». Un modo come un altro per rivendicare, Bersani o non Bersani, che «il record sarà ancora mio». Per questo Veltroni ha cerchiato sull’agenda la data del 30 marzo: perché nel day after, a urne chiuse, inizierà il suo «maxi-processo» nei confronti non tanto di Bersani, quanto di Massimo D’Alema.

Nonostante l’atmosfera da battaglia interna, l’ex segretario s’è dato una regola d’ingaggio. Quella di stare, parafrasando lo slogan di Radio radicale, «dentro ma fuori dal Palazzo» (del Pd). Dopo un lungo periodo di gelo ha riallacciato i rapporti con Dario Franceschini, col quale – subito dopo la vittoria di Vendola in Puglia – ha concordato la strategia di non sferrare attacchi frontali a Bersani. Non a caso, quando ha letto dell’affondo di Sergio Chiamparino («Il Pd è fallito, apriamo il cantiere del Nuovo Ulivo»), Walter ha chiesto ai suoi di rimanere fermi. E così giovedì pomeriggio, mentre in Transatlantico risuonava l’eco delle parole del sindaco di Torino, in un angolo di Montecitorio Walter Verini arrivava addirittura a dire: «Sergio m’è parso un pochino ingeneroso nei confronti di Bersani». E il nuovo Ulivo? «Mah», aggiungeva il braccio sinistro&destro di Veltroni, «all’insalata russa noi continuiamo a preferire la mayonese». Identico concetto ribadito da Giorgio Tonini, altro pezzo da novanta del walterismo ortodosso: «Forse non ho ben capito la proposta di Chiamparino. Messa così, però, assomiglia all’Unione…».

C’è un’altra chiave di lettura, più maliziosa. Quella secondo cui il gelo dei veltrones nei confronti di Chiamparino derivi, come sospetta un esperto deputato dalemiano, «dal fatto che Sergio ha rubato l’idea a Walter. Forse il sindaco di Torino l’ha bruciato sul tempo, mettendosi nella posizione che Veltroni avrebbe voluto occupare dopo le regionali?». Ma solo veleni e veline, spifferi di corridoio.

L’unica cosa certa è la scuola di politica del Pd che Veltroni trasformerà in fondazione. Anche in questo caso, però, Walter ha reso virtù quella che è stata una necessità. L’obiettivo iniziale, soprattutto dopo il successo della Frattocchie democrat di Cortona (era settembre scorso), era aspettare la fine del congresso per «strutturare» sul territorio la corrente di Area democratica. Poi, però, il ritorno di Franceschini alla guida del gruppo della Camera, l’avvicinamento di Piero Fassino a Bersani («Vuole prendere il posto di D’Alema», malignano alcuni veltroniani) e «l’intelligenza col nemico» dei Popolari hanno mandato a monte il «piano A». Morale della favola? Veltroni si limiterà a replicare, in giro per l’Italia, le sue lezioni di «bella politica». In un contesto, a giudicare dai compagni di viaggio (Michele Salvati, Salvatore Vassallo, Stefano Ceccanti), un po’ più accademico rispetto al road show di due anni fa.

Nel frattempo, come una goccia cinese, l’ex segretario spunta da ogni parte e in tutte le salse. «Quando hai tempo "posti" qualche scena di qualche bel film? Ieri ho visto The Departed, che mi è piaciuto molto ma sono rimasta male… Pensavo almeno nei film i buoni avessero la meglio», gli scrive (testualmente) Ilaria C. su Facebook. Lui risponde citando Mourinho («In Italia è impossibile innovare, si può solo resistere») e, a seguire, un personaggio del neo-defunto Salinger («Sono stufa di tutti questi ego, ego, ego»). Il suo peregrinare terrestre, analogico e digitale, ieri l’ha portato a Festa italiana, su Rai Uno. Dove ha detto: «Dopo le dimissioni da segretario, ho scremato le amicizie. Ci sono quelli che sono spariti, non si sono più visti. Erano più interessati al mio tempo occupato che al mio tempo libero». Già, gli amici.

Veltroni ne ha persi molti nel Pd, nel sindacato (Guglielmo Epifani), nell’editoria (Carlo De Benedetti). Ma ne sta cercando altri. Negli ultimi giorni ha parlato a lungo con Michele Emiliano con l’obiettivo di stringere un legame con Nichi Vendola. Poi c’è Antonio Di Pietro, con cui il rapporto di stima reciproca non s’è mai incrinato. Addirittura qualcuno sostiene che sia tornato il sereno anche nei colloqui con Francesco Rutelli.

Tutta gente che sta fuori dal Pd. È un segnale? «Walter ha una grande capacità distruttiva», dice un suo antico amico. «Se uscisse dal Pd farebbe un danno enorme alla ditta. Se però fondasse un’altra Cosa, di sicuro non avrebbe successo». Meglio rimanere dentro, ma fuori. Martedì, all’Auditorium di Roma, presenterà la colonna sonora del suo ultimo romanzo, Noi. Parlami d’amore Mariu’, Città vuota, Video killed the radio star e Father and Son, tutto in versione jazz. Un’idea messa in piedi con una delle persone che Veltroni, oggi, frequenta di più. E cioè il senatore-imprenditore Raffaele Ranucci, uno dei tasselli del vecchio, bettiniano, «modello Roma».

t.labate il riformista

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One Response to “Torna Veltroni: ma allora è vero che l’Africa è qui da noi!”

  1.   johnny doe Scrive:

    E’ tutta una comica di tutti i personaggi citati.Un Barnum in piena regola e pure gestito da dilettanti allo sbaraglio.Figure senza carisma,ormai bollite da anni di parole e sconfitte clamorose.Africa,Africa,mon amour!