A Gaza pochi pacifisti molti fiancheggiatori del terrorismo
Cantavano musiche dell’Intifada palestinese e inneggiavano al “martirio” i militanti turchi in partenza dall’isola di Cipro alla volta delle spiagge di Gaza. Lo dimostra un video diffuso ieri dal sito di informazione Memri dopo il grave incidente con le forze di difesa israeliane, costato la vita a numerosi attivisti per la pace a bordo delle navi. All’arrivo delle imbarcazioni di fronte a Gaza, i militanti turchi hanno inneggiato al “jihad”: “Khaybar Khaybar ya yahud, jaish Mohammed saya’ud”, gridavano dalle navi. In arabo significa:, “Ebrei, ricordate Khaybar, l’esercito di Maometto è tornato”. Il riferimento è alla città saudita dove l’armata del Profeta annientò una tribù ebraica avversa. Su quelle navi c’erano due tipi di “pacifisti”. I militanti occidentali della critica militante a Israele, che facevano capo al pacifico “Free Gaza Movement” dell’ex deputato inglese George Galloway e della cognata di Tony Blair, Laureen Booth. E’ una iniziativa sostenuta anche dal premio Nobel per la pace, l’irlandese Mairead Maguire, dal linguista americano Noam Chomsky, oltre che da molte altre personalità internazionali. Ma soprattutto la flottiglia era guidata e finanziata dall’Ihh. Si tratta di uno dei più potenti, estesi e influenti movimenti islamisti presenti in Turchia e che operano nell’ambito delle organizzazioni non governative umanitarie. Il viceministro degli Esteri israeliano, Danny Ayalon, ieri mattina ha denunciato i “legami con al Qaida” degli organizzatori della flotta della pace. Il loro scopo esplicito era quello di portare illegalmente aiuto e conforto ad Hamas, un’organizzazione terroristica fuori legge che persegue la distruzione d’Israele e che è nella lista nera dell’Unione europea. In turco si dice “Insan Haklary Ve Hurriyetleri Vakfi” (Ihh). E’ questo il nome dell’organizzazione radicale islamica fondata nel 1992. Un dossier dell’Intelligence and Terrorism Information Center israeliano ne ha delineato l’ideologia e le attività prima che partissero da Cipro alla volta del territorio sotto il controllo di Hamas. Come il movimento palestinese, l’Ihh è parte integrante del network dei Fratelli musulmani, la più vasta e influente organizzazione islamista del mondo che non riconosce legittimità all’esistenza d’Israele. Dopo il golpe a Gaza che ha estromesso i rivali di Fatah, l’Ihh ha appoggiato Hamas, invitandone i suoi leader a tenere un fitto tour di conferenze in Turchia. Israele ha risposto mettendo al bando l’Ihh due anni fa dopo aver dimostrato che i suoi aiuti umanitari finivano anche in armi e in materiale bellico (poi usato nella guerra del gennaio 2009). Il leader e ispiratore del gruppo, Bulent Yildirim, è persino accusato di legami con al Qaida e di aver inviato veterani jihadisti nei campi di battaglia, dall’Afghanistan all’Iraq. L’organizzazione turca appare nella lista nera delle formazioni terroristiche stilata dalla Cia. L’Ihh agisce anche come parte della nota Benevolence International Foundation, un ente di beneficenza islamico con sede in Illinois e che negli anni è stato al centro di numerose inchieste antiterrorismo che hanno portato all’arresto dei suoi leader e membri. L’ufficio dell’allora ministro della Giustizia americano, John Ashcroft, stabilì che membri di questa ong stavano cercando di ottenere armi chimiche per conto di Osama bin Laden. Tutt’oggi, l’Ihh figura tra i membri della stessa Union of Good, la multinazionale della carità islamica composta da cinquanta organizzazioni e fondata nel 2000, dopo l’inizio della seconda Intifada, per aiutare l’infrastruttura sociale di Hamas (scuole, strade, trasporti pubblici, aziende agricole e ospedali), ma non solo ovviamente. Nel 2003 gli Stati Uniti hanno messo fuori legge il gruppo. Persino la Turchia ha aperto una inchiesta sull’organizzazione Ihh che ieri ha cercato di sfondare il blocco navale di Gaza. Nel 1997 la magistratura di Ankara scoprì che il movimento aveva acquisito una grossa partita di armi semiautomatiche. Nel loro quartier generale a Istanbul, la polizia turca rinvenne “armi da fuoco, esplosivi e una bandiera del jihad”. Numerosi attivisti dell’Ihh avevano già preso la strada dell’Afghanistan, della Bosnia e della Cecenia, dove si erano uniti a gruppi terroristici. Durante lo spaventoso terremoto che devastò la Turchia nel 1999, il governo turco bandì l’Ihh dall’aiutare la popolazione civile colpita in quanto “organizzazione fondamentalista” che non poteva fornire garanzie sulla trasparenza dei propri conti bancari e suoi movimenti di denaro. Oggi c’è un altro governo in Turchia, molto più vicino alle idee dell’Ihh. Un rapporto del Danish Institute for International Studies ha rivelato che il movimento turco Ihh ha anche finanziato la guerriglia sunnita in Iraq attraverso donazioni e uomini, e che l’attuale leader del gruppo, Bulent Yildrim, è stato uno dei promotori in Turchia del sostegno alla “resistenza” antiamericana a Fallujah nelle piazze e nelle moschee. Il noto magistrato francese che si occupa di network terroristici, Jean-Louis Bruguière, ha testimoniato in una corte federale degli Stati Uniti che l’Ihh ha avuto un “ruolo centrale” nel tentativo di colpire con un grande attentato dinamitardo l’aeroporto internazionale di Los Angeles. “L’Ihh è una ong, ma si tratta di una facciata per falsificare documenti, infiltrare terroristi e trafficare in armi”, ha detto Bruguière, il più potente giudice dell’antiterrorismo europeo degli ultimi anni e già coordinatore per la Francia dell’insieme dei dossier sulla lotta al terrorismo jihadi. L’Ihh vanta oggi legami molto stretti con il regime di Teheran, da cui riceve fondi e assistenza. A dicembre, quando l’organizzazione non governativa turca ha avviato la campagna su Gaza, il governo iraniano elogiò e sostenne il “più grande convoglio umanitario della storia”. Quanto all’ideologia antisemita di cui questa Ong turca si macchia, qui è stata forte l’influenza dell’ex premier turco Necmettin Erbakan, il “padre spirituale” dell’alveo dei movimenti caritatevoli turchi. Erbakan è celebre per aver detto che “il batterio ebraico deve essere diagnosticato e bisogna trovare una cura”.
Giulio Meotti per “il Foglio“
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