I volti nuovi del Veltronismo sono stati i primi a mollarlo

imagesGli hanno voluto un gran bene e, giurano, gliene vorranno ancora. Ma non hanno firmato il documento dello strappo, con cui Veltroni ha dichiarato guerra a Bersani. E’ un ammutinamento «dolce» e un po’ sentimentale quello dei giovani simboli del veltronismo che fu, da Marianna Madia ad Emanuele Fiano, da Federica Mogherini ad Antonio Boccuzzi. «Non mi hanno chiesto dì firmare e non lo avrei fatto – confessa l’onorevole Madia, la bella Marianna che l’ex segretario volle fortissimamente capolista nel Lazio -. Io mi sento molto veltroniana quando Walter dice no alle correnti, ma adesso non mi riconosco nel progetto che mi aveva affascinato. Perché ha raccolto delle firme per fare ciò che aveva combattuto? Che differenza c’è tra corrente e movimento?». E il problema non sono tanto i contenuti, che la Madia ritiene «così generici da essere condivisibili da tutti». Il problema, per Emanuele Fiano, sono tempi e modi dell’operazione. Perché andare a una conta che spacca il Pd? «Non credo che i nostri militanti la prenderanno bene – teme ïl deputato, esponente dì spicco della comunità ebraica -. Non ho dimenticato l’aria del Lingotto e l’ottimismo delle primarie 2007, ma non accetto che si mettano i bastoni fra le ruote del segretario, proprio come accadde a Veltroni». L’amicizia, l’affetto, in una parola «i sentimenti», non vengono meno. «Walter ha visione» gli riconosce Fiano, ma è deluso: «Mi aspettavo un contributo forte all’unità, invece di contare il peso di una fazione». Nelle 75 firme non c’è quella di Dario Franceschini. L’ex vice di Veltroni lo ha criticato tra i primi e, fatte salve anche qui «la stima e l’amicizia», gliene ha dette di tutti i colori: no alle conte, basta con il «virus» di chi vuole indebolire il leader… Un no pesante e in sintonia con quello di Piero Fassino, l’altro leader della minoranza al quale i seguaci di Veltroni e Fioroni, certi che non lo avrebbe sottoscritto, non hanno nemmeno proposto la lettura del documento. A Federica Mogherini, che era nella sua segreteria, Veltroni ha invece voluto parlare di persona, lei gli ha espresso le sue «perplessità»» e lo ha invitato a discutere delle debolezze del Pd dentro Area democratica. Nulla di fatto e amici come prima: «Non c’è un sentimento di rottura, almeno da parte mia». Il no di Antonio Boccuzzi, il superstite della strage alla Thyssen che Veltroni candidò alla Camera, è arrivato a distanza. A lui nemmeno una telefonata: «Mi dispiacerebbe molto se ïl documento fosse un modo per uscire dal partito. L’errore di Walter è stato dimettersi da segretario – rimpiange il deputato operaio -. Il Pd era il vestito che gli calzava addosso. Ora spero che continuerà ad abbracciarmi, ogni volta che mi incontra». Altrettanto dolorosa deve essere stata per Veltroni la notizia che l’eurodeputato Sergio Cofferati non lo seguirà. E così Roberta Pinotti, che fu ministro alla Difesa nel suo governo ombra contro Berlusconi. «Ora Cofferati e Pinotti voltano le spalle a Walter» titolava ieri il Secolo XIX. Un altro eurodeputato, l’ex volto del Tg1 David Sassoli, si è smarcato sul Riformista contestando a Walter il tradimento delle sue stesse idee: «L’iniziativa di Veltroni vuol dire, di fatto, abdicare alla missione storica del Pd e metterne in crisi la vocazione maggïorïtaria». La teoria del «dentro e fuori» allarma Marina Sereni. La vicepresidente del Pd ricorda di aver «combattuto quando era segretario quelli che lo attaccavano», ammette che i problemi ci sono ma è convinta che «non andavano discussi sui giornali». E da Caserta, dove sta conducendo la Festa della legalità, arriva l’addio dell’onorevole Pina Picierno: «Io resto con Franceschini. C’è bisogno di unità…». Monica Guerzoni per “Il Corriere della Sera” (di sabato 18 settembre)

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