Quando Bossi ce l’aveva duro

La Lega Nord, l’obbedienza al capo, per cui, dichiarò Matteo Salvini nel 1999 redattore della Padania, si sarebbe anche buttato “di testa dal soffitto della mensa” se il Senatùr glielo avesse chiesto. “Umberto Magno”, di Leonardo Facco, già giornalista della Padania e militante della prima ora, disarticola dall’interno il potere di Umberto Bossi, raccontando le contraddizioni del Carroccio: dagli slogan sulla “Roma Ladrona”, alle lottizzazioni fatte in proprio, in famiglia, che siano quelle dei potenti governatori del Nord o quella più ristretta del Capo, che non ha solo “il Trota” da sistemare. Dallo scandalo della Credieuronord alle propaggini razziste del movimento, Facco racconta “la vera storia dell’imperatore della Padania”. Qui di seguito pubblichiamo (con alcuni tagli dovuti allo spazio in pagina) il capitolo più spinoso, quello dedicato al rapporto del Capo con le donne. BOSSI E LE DONNE “I figli e la famiglia tradizionale!”. Chi di voi ricorda i sermoni che – alla fine degli anni Novanta – Umberto Bossi dispensava per ore da Radio Padania Libera, in cui proponeva la Lega Nord come baluardo dei valori del cattolicesimo? (…) Facciamo un passo indietro e riprendiamo le parole pronunciate da Rosanna Sapori, che nell’intervista rilascia- formista a fine agosto del 2010, ha sottolineato il suo “rapporto bellissimo col capo (…). Una relazione che, a differenza di altre donne all’interno della Lega, non aveva alcuna implicazione sessuale”. (…) Rosanna Sapori: ma… questa affermazione, mi scusi, o è gratuita o la deve giustificare, no? “Ah bè, la giustifichiamo subito! La signora X venne beccata nelle stanze di via Bellerio ancor prima che finisse a ricoprire ruoli istituzionali di primissimo piano. Certo, se vuoi le foto non le ho” (…) “Guardi, a me Bossi era simpatico e tutto, ma fisicamente mi faceva schifo. Comunque, se io fossi stata con Bossi a quest’ora non avrei una tabaccheria, avrei una catena di tabaccherie e sarei presidente della Tim. Ha capito? Lui ci provò con me nel senso che lui ci provava con tutte. Io, fattami l’avance, gli dissi: a parte che non hai più l’età, io so che tu vai con questa tizia, che è veramente brutta, quindi mi sa che a te va bene chiunque..”. E lui? “Lui si girò e mi disse: brutta? Se gli metti il cuscino in faccia non la vedi più!”. (…) Bossi era uno che se le faceva tutte? Maddai… “Diciamo pure che Bossi era un bel dongiovanni e diciamo che le donne che giravano in via Bellerio erano… ehm ehm… diciamolo ehm ehm. Io non stavo con la telecamera per riprenderle ste cose. Allora: la signora Y lo sapevano tutti che era la sua amante e che lui poi iniziò a odiarla e lei cominciò a fare la spia con la moglie del capo.
Quella non sarebbe diventata manco presidente del suo condominio altrimenti. Io ero con Bossi, pre-sen-te (!), quella volta che la signora Y era al mare con la moglie e al telefono lei diceva: “Sono qui con la signora Y, ti saluta tanto!”. Era l’anno prima che Bossi venisse colpito dall’ictus. E Bossi, in tutta risposta: ‘Quella t… di merda’. Io ero lì mentre mi diceva quelle robe. Hai capito? Questa è gente che con i propri voti non sarebbe mai stata eletta”. Capito, si dava da fare insomma. “Attenzione, nondicochecontutteciandavaa letto, bastava anche un… hai capito cosa intendo. (…) Ecco. La signora Z, per esempio, è un’altra che grazie ai rapporti col capo è arrivata nelle stanze del potere. Prima ancora la signora Q, pure lei finita a Roma per incontri ravvicinati di quel tipo. Che andazzo, altro che famiglia tradizionale. “Di alcune altre, invece, potrei sicuramente dirle di no, che con Bossi non ci andavano. Ma perché andavano con altri, anch’essi ai vertici del partito ovviamente. (…) Rosanna Sapori non mi ha meravigliato eccessivamente, per due motivi: primo, io stesso – che nella palazzina attaccata a quella della Segreteria federale del Carroccio ho lavorato per quattro anni – ho ricevuto le stesse informazioni, oggi solamente aggiornate con qualche nuovo nome e confermate da interviste incrociate; secondo, durante la mia militanza nella Lega Nord a Bergamo, mi son sempre chiesto chi fossero quelle ragazze che dopo i comizi, o dopo le cene coi simpatizzanti, salivano in macchina col capo e, a tarda ora, filavano via a tutto gas. (…) Un autorevole giornalista, che di cose Lega se ne intende mi ha anche riferito dell’altro: “Una cosa che mi ha stupito è che, mezz’ora dopo il fattaccio che ha visto Bossi colpito da un ictus, una fonte che io considero seria mi ha detto dove era Bossi e con chi stava”. Un ex parlamentare medico, a proposito di questa enigmatica vicenda, mi ha detto: “Sa, la cosa che mi ha sorpreso è che nell’ospedale dove anch’io lavoro – che si trova a decine di chilometri di distanza da Cittiglio – tutti i dottori parlavano di questo, l’ho appreso da loro”. Di cosa stiamo parlando? Del motivo per cui l’ictus che ha colpito il leader leghista – la notte tra il 10 e l’11 marzo 2004 – avrebbe avuto pesanti conseguenze. Considerate le premesse di cui sopra, non mi ha meravigliato che centinaia di blogger, e non solo, attribuiscano le attuali condizioni di Umberto Bossi a un’avventura amorosa finita male. (…). La leggenda metropolitana la identifica nella nota e brava, artista Luisa Corna, come riportato già nel 2004 sul sito italiano di Indymedia. (…) La diretta interessata, però, ha smentito senza indugio alcuno su Novella 2000 già nel 2005, il cui servizio giornalistico è stato ripreso dall’autorevole Corriere della Sera: “La pupa del Bossi? Ma se neanche lo conosco!”. (…) Ora, quel “ma se neanche lo conosco” è un po’ una forzatura, considerato che nel 2003, la soubrette era madrina dell’elezione di Miss Padania, dove Bossi era non solo presente, ma ha spesso oscurato, in quanto a visibilità, le ragazze in gara. Visitando la pagina Wikipedia della cantante bresciana non c’è alcuna traccia di questa sua comparsata, ma appare la seguente, breve dicitura: “Sempre nel 2004 si avvicina al Carroccio (Lega Nord)”. Per fare chiarezza, ho chiesto un’intervista a Luisa Corna, ma la sua agente mi ha risposto di inviare una mail con le domande. Detto, fatto. (…) Il 19 ottobre, è arrivata la mail con le risposte. (…) “1. Non ho mai presentato Miss Padania; nel 2003 sono stata ospite della serata finale del concorso insieme a Renato Pozzetto. La mia partecipazione è stata canora, e finalizzata ad accrescere la popolarità in ambito musicale che mi aveva attribuito la partecipazione l’anno precedente al Festival di Sanremo. 2. Non sono mai stata ‘in quota’ a nessuna forza politica. 3. Non c’è nessun nesso in quanto non c’è mai stata alcuna frequentazione di nessun genere. 4. Si tratta di insinuazioni prive di alcun fondamento e non ritengo che nessuna persona attendibile (e dunque identificabile e non nascosta dietro un troppo facile anonimato o pseudonimo) possa confermare le circostanze fantasiose da lei riportate. Vorrei poter identificare i miei diffama-tori verso i quali poter iniziare azioni legali a tutela della mia dignità di persona e di donna, come pure della mia immagine professionale. 5. Purtroppo ripropone senza grande originalità uno “script” che per quanto infondato ha facile presa sul pubblico (“il politico e la donna di spettacolo”); più che per la mia carriera queste maldicenze fantasiose e offensive, circolate senza alcuna responsabilità da parte mia, feriscono la mia sensibilità, la mia serenità e reputazione. 6. Che si tratta del frutto della peggior fantasia. 7. Per quanto mi riguarda le idee politiche e le valutazioni dei protagonisti della vita politica appartengono alla sfera personale di ogni singolo individuo.
Cordialmente, Luisa Corna”.  Estratti dal libro di Leonardo Facco “Umberto Magno”, da “il Fatto Quotidiano” via dagospia

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