La riforma dell’università di Cameron

Oggi voglio parlare del futuro delle università in questo paese. Abbiamo visto le proteste. Abbiamo visto le marce.Abbiamo visto la passione di molti studenti su questo tema. Beh, lasciate che vi dica questo. Anche io sono appassionato. Appassionato per i giovani che dovrebbero avere la possibilità di andare all’università, qualunque sia la loro provenienza o il reddito familiare. Appassionato perché essi siano in grado di lasciare l’università senza avere un peso eccessivo di debiti. Appassionato perché le nostre università siano tra le migliori al mondo. Il dibattito di oggi è il modo migliore per raggiungere queste cose. Ma, va detto onestamente, la passione in questo dibattito sta annegando alcune verità. Così oggi voglio spiegare la reale verità su quello che sta accadendo. Perché abbiamo bisogno di cambiare e perché il cambiamento che proponiamo è la scelta migliore. Cominciamo con questo: abbiamo bisogno di cambiare. E non possiamo solo attaccare lo status quo. Il sistema universitario che abbiamo è insostenibile, non competitivo e sleale. Insostenibile perché negli ultimi cinquanta anni abbiamo assistito a un massiccio aumento del numero di giovani che va all’università. Ma l’attuale modello di finanziamento dell’istruzione superiore semplicemente non riesce a reperire soldi sufficienti per sostenere il crescente numero di studenti. Infatti, il finanziamento pubblico per gli studenti oggi è inferiore in termini reali di quanto lo fosse 20 anni fa. Dobbiamo affrontare la questione. Non possiamo permettere alla nostra università di continuare ad arretrare rispetto ai rivali internazionali. Basta guardare a ciò che sta accadendo in India e Cina.  Negli ultimi tre anni, l’India ha costruito otto nuovi Istituti tecnologici, dodici università e sette nuove scuole di management. E nei prossimi quindici anni, il numero di laureati delle università cinesi è destinato a crescere di cinque volte. Questa è la concorrenza che dobbiamo affrontare. Allora cosa facciamo? Dobbiamo ridurre drasticamente il numero degli studenti e negare a molti giovani la possibilità di andare all’università? No. Vogliamo che sempre più persone abbiano la possibilità di andare all’università, non che diminuiscano. Quindi dobbiamo trovare un nuovo modo di finanziamento dell’istruzione superiore in questo paese. La domanda è: come? Sarebbe bello se si potesse fare solo aumentando la spesa pubblica. Ma non possiamo. Anche in un momento di crescita economica, la spesa pubblica da sola non potrebbe mai essere un modo sostenibile per finanziare la crescita del numero degli studenti. Ora, non solo non è sostenibile a lungo termine, ma francamente è insostenibile anche a breve termine. E non ho intenzione di sostenere che abbiamo un sacco di soldi a disposizione. Non ci sono. Abbiamo un debito profondo. E se volete sapere quanto grave può diventare, basta guardare a quello che sta accadendo ad alcuni dei nostri vicini europei. Non da ultimo, naturalmente, all’Irlanda. Sono tempi in cui i mercati sono in preda a timori sulle finanze pubbliche in tutta Europa. È assolutamente indispensabile mantenere la Gran Bretagna fuori dalla zona di pericolo, seguendo i nostri piani per tenere la finanza pubblica sotto controllo. Quindi, se non possiamo aumentare la spesa, dobbiamo aumentare le tasse? Questo significherebbe chiedere alle persone con un basso reddito, molte delle quali stanno lottando, per sovvenzionare l’istruzione superiore di più di quanto non facciano già. Io dico che è semplicemente inaccettabile.***Nel corso della vita, un laureato guadagna in media oltre 100.000 sterline più di chi non ha frequentato l’università. Non è forse giusto che i laureati contribuiscano al sistema per i vantaggi di cui hanno goduto? Non abbiamo scelta: dobbiamo cambiare, abbiamo bisogno di finanziare le nostre università con una base sostenibile ed è giusto che i laureati di successo paghino la loro parte. *** Le università dovrebbero essere la parte fondamentale di un sistema educativo che è un motore di mobilità sociale. Dovrebbero essere un veicolo fondamentale attraverso cui le persone più povere progrediscono. Ma oggi, quel motore, quel veicolo è in stallo. Il sistema è ingiusto. Negli ultimi anni il numero di bambini provenienti da famiglie povere che arrivano all’università è effettivamente calato. L’alternativa è mantenere lo status quo in cui una persona che è benestante ha sette volte più probabilità di andare all’università di qualcuno che viene da una famiglia povera. Questa è la terribile situazione in cui siamo – ed è per questo che tutti coloro che hanno a cuore l’equità non dovrebbero ostacolare il cambiamento. Dovrebbero lottare per il cambiamento. Quindi credo sia chiaro che a lungo termine, con questa riforma responsabile dell’istruzione intendiamo: Renderla più sostenibile, chiedendo ai laureati di successo che guadagneranno un buono stipendio di dare un contributo più grande. Renderla più competitiva e più sensibile. Ma soprattutto aprendo le porte delle università a tutti, indipendentemente da dove provengono.***Noi alzeremo le tasse universitarie dalle correnti 3.290 sterline l’anno a una soglia di base di 6.000 sterline. In circostanze eccezionali, alcune università potranno addebitare una cifra fino a 9.000 sterline. Questo è il massimo assoluto. Ma né gli studenti né i loro genitori pagheranno un solo centesimo in anticipo. Questo è molto importante perché so che un sacco di persone sono confuse su questo punto. Non un solo centesimo lascerà il loro conto in banca. Pagheranno solo dopo aver lasciato l’università e ottenuto un lavoro e un reddito maggiore di 21.000 sterline l’anno. Poi – e solo allora – cominceranno a rimborsare, a un tasso del nove per cento con il loro reddito sopra 21.000 sterline. E qui ci sono altre cose importanti che la gente deve sapere. Se in qualsiasi momento i laureati sono disoccupati, stanno allevando figli, o hanno un lavoro con una retribuzione inferiore e un reddito lordo inferiore a 21.000 sterline, smetteranno di rimborsare. Dopo 30 anni, tutti i debiti verranno cancellati. E tutti – tutti – pagheranno meno al mese di quanto non facciano adesso. Questa è l’opzione di finanziamento più sostenibile a disposizione. Oggi il 60% del finanziamento delle università viene dalla spesa pubblica, il 40% dai privati. Con i nostri piani, sarà possibile invertire la rotta: con la nostra riforma il 60% proviene da fonti private e solo il 40% dal pubblico.***La nostra proposta punta a rendere il sistema universitario molto più competitivo. Invece del governo, a decidere dove va il denaro saranno gli studenti. Il potere di spesa è direttamente nelle loro mani. Offre agli studenti la più grande influenza possibile sul servizio che ricevono e realizza una pressione reale sulle università a operare secondo gli standard previsti. *** Stiamo inoltre creando un fondo nazionale di 150.000.000 di sterline che potrebbe significare per qualsiasi studente il diritto ai pasti gratuiti a scuola. In più una volta accettato all’università, per un anno le tasse le paga il governo. Se le università vogliono far pagare più di 6.000 sterline di tasse, devono farci vedere reali progressi in materia di accesso e ampliamento dell’offerta – non solo attraverso i corsi estivi, ma con programmi di assistenza o che offrano maggiore flessibilità a partire dai corsi part-time. Senza determinati requisiti, non saranno autorizzate a superare la richiesta delle 6.000 sterline annuali. Questa è la verità sui nostri piani. Metteranno una solida base finanziaria sulle università rendendone possibile la futura espansione a prezzi accessibili. Si creerà un settore dinamico universitario in grado di competere con i migliori al mondo. I ricchi pagheranno di più e i poveri pagheranno di meno, consentendo all’equità di tornare al centro del nostro sistema universitario. Sostenibile, competitiva ed equa. L’università che si desidera. L’università che voglio.E’ un ampio stralcio del discorso sulla riforma universitaria che David Cameron, primo ministro inglese, ha tenuto al think tank CentreForum. via il tempo



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