Liberi servi e la mossa

«Muoversi, cambiare tutto». È la parola d’ordine su cui insiste Il Foglio, promotore della libera adunata dei servi del Cav. in programma stamani in un cinema romano. E di rincalzo gli altri supporters invocano dal premier un colpo di reni, una trovata geniale, una mossa azzeccata manco fosse Ninì Tirabusciò. Peccato, però, che a gettare acqua gelata sugli entusiasmi e sulle speranze degli aficionados sia giunto, proprio alla vigilia, l’ennesimo vertice di Arcore più inconcludente che mai. Unico punto di incontro, tirare avanti il più possibile, vivacchiando alla giornata. La riforma fiscale? Boh, chissà, forse quando “ci saranno le condizioni”. Ministeri al nord? Macchè, al massimo un paio di uffici di rappresentanza, tanto pagano i contribuenti. Prospettive di governo? Se ne riparlerà in un prossimo vertice, magari per studiare se anticipare le elezioni al 2012 prima che gli effetti della manovra finanziaria incombente provochino disastri sull’elettorato. Insomma, il nulla impastato col niente. E ben si capisce il nervosismo di Bossi, alle prese con una base leghista sempre più delusa e riottosa, alla vigilia dell’appuntamento di Pontida in cui rischia di presentarsi a mani vuote. E si capisce pure, in qualche modo la frustrazione di un Berlusconi che – potendo – la scossa la darebbe davvero. Ma nonostante tutto il suo talento di showman il premier non sa da dove cominciare, a meno di non rinnegare se stesso e il suo governo. Il problema, cari servi liberi e forti del Cav., è che per i miracoli bisogna rivolgersi direttamente allo Spirito Santo. Il quale non si è ancora stabilito a Macherio. m. del bosco il riformista

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