Caos da tariffe (by Leozappa)

L’abrogazione delle tariffe professionali sta avendo un impatto dirompente sulla amministrazione della giustizia. Il Tribunale di Cosenza ha già sollevato la questione di legittimità avanti la corte Costituzionale ritenendo che i compensi – nell’attesa dei decreti ministeriali che dovranno definire i parametri per le liquidazioni da parte degli organi giudiziari – non possano essere decisi secondo equità (ordinanza 1 febbraio 2012).Il Presidente del Tribunale di Roma ha, invece, raccomandato di continuare a fare riferimento ai valori ricavabili dalla (abrogate) tariffe forensi (comunicazione del 9 febbraio 2012). Il Presidente del Tribunale di Verona, in attesa dei decreti ministeriali, ha prospettato la sospensione della liquidazione delle parcelle relative all’assistenza con patrocinio a carico dello Stato, sia nei giudizi penali che in quelli civili, nonché quelle relative ai difensori d’ufficio ex art. 32 att. C.p.c. (comunicazione del 1 febbraio 2012).“Prassi operative” sono state definite tra l’Ordine degli avvocati di Brescia e il presidente del relativo Tribunale. Invero, è difficile comprendere le ragioni della abrogazione delle tariffe se si tiene presente che, quest’ultima, nulla ha a che fare con il dichiarato risultato di liberalizzare i compensi professionali. La inderogabilità delle tariffe era già stata soppressa dal governo Prodi, con le c.d. Lenzuolate del ministro Bersani.Dal 2006 la definizione dei compensi era rimessa all’accordo tra cliente e professionista (mi riferisco a minimi e fissi, i massimi essendo stati mantenuti a tutela del consumatore). La abrogazione delle tariffe, disposta dal decreto Monti, non poteva liberalizzate, quindi, quanto già risultava (da anni) libero.Ha piuttosto determinato la cancellazione dall’ordinamento dei parametri a cui il codice civile imponeva di fare riferimento nell’ipotesi di mancato preventivo accordo tra le parti. Ma l’utilità e l’esigenza di un riferimento oggettivo è dimostrata, ictu oculi, dal fatto che lo stesso decreto Monti, nell’abrogare le tariffe vigenti, demanda ai ministeri competenti la definizione di nuovi parametri.Perché, allora, non è stato definito un regime transitorio? Forse, si è trattato di una svista, di un errore. O, forse, si è ritenuto di testare gli effetti della abrogazione in modo da poter valutare (se o) in che termini dare attuazione al disposto legislativo sui parametri.Nell’una e nell’altra ipotesi, quella di abrogare le tariffe, ormai da anni divenute meramente orientative, appare una decisione dall’alto, che ha preteso di imporsi sulla società civile, le cui intrinseche dinamiche sono state del tutto ignorate. Il risultato perverso è non solo la fallacia dell’intervento ma l’erosione della fiducia in misure che, rispondendo a concezioni economiche ancora estranee alla cultura del cittadino carnale, richiederebbero un consenso ben altrimenti coltivato. a.m.leozappa nuvola.corriere.it

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