Caso Orlandi, ricatti incrociati

Dopo quasi 29 anni, nel muro di silenzio alzato sul sequestro di mia sorella si sta aprendo qualche crepa. Finalmente qualcuno nella Santa Sede vuole capire cosa è accaduto. Ma ho anche un’altra sensazione: che dietro le fughe di notizie ci sia un grande ricattatore in azione, in una sorta di guerra di nervi in atto tra le alte gerarchie». Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, la figlia del messo pontificio scomparsa nel 1983, commenta così le ultime novità.Dal Palazzo Apostolico nei giorni scorsi un’altra «manina», dopo quella che ha fatto uscire le lettere di monsignor Viganò, ha portato all’esterno un «appunto riservato» sul caso Orlandi datato 9/1/2012 e firmato dal portavoce di papa Ratzinger. Tre pagine fitte di dubbi. «Padre Lombardi – dice il fratello di Emanuela – segnala aspetti da approfondire, come la non collaborazione con le autorità italiane, resa evidente dal no opposto alle rogatorie e dalle reticenze di un funzionario della sicurezza, e gli aiuti a Solidarnosc, che potrebbero aver scatenato il ricatto a Giovanni Paolo II attraverso il sequestro di mia sorella». L’appunto parla anche della sepoltura del boss Enrico De Pedis a Sant’Apollinare. «È un passaggio sorprendente.Padre Lombardi dice: “poiché mi pare che il cardinal vicario abbia dichiarato la disponibilità a lasciar aprire la tomba, non capisco perché questo non sia ancora avvenuto”. Ne deduco che in Vaticano sono favorevoli, ma sperano che sia la magistratura a liberarli da questo peso».Lei è stato convocato in Procura? «Sì, venerdì scorso. Mi è stato chiesto se ero a conoscenza di novità dalla Santa Sede. Purtroppo no, ho risposto, però quante coincidenze…».A cosa allude? «A gennaio, al sit-in che avevo organizzato a Sant’Apollinare, si erano infiltrati due gendarmi per fotografare i presenti. Poi arriva la talpa sugli scandali finanziari, ora la nota segreta. Non escludo che tutto ciò sia legato alla presenza di un ricattatore che mira a intimidire il Vaticano, grazie a documenti che possono riguardare l’attentato a papa Wojtyla, l’omicidio Calvi, vicende economicheo il sequestro di Emanuela».Sulle fughe di notizie, intanto, la notizia è che sono in corso interrogatori della gendarmeria: oltre a padre Lombardi, sono stati sentiti due monsignori, uno dei quali della II sezione della segreteria di Stato. Fabrizio Peronaci per il “Corriere della Sera

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