Mughini, come Temis, la Minetti? è bravissima (a fare il suo)

Su Nicole Minetti le verità possibili sono due. O l’una o l’altra. O lei è una ragazza in gamba che s’è laureata brillantemente, che conosce bene la lingua inglese, che ci sa fare nelle relazioni pubbliche e dunque anche in politica e che meritava ampiamente di essere eletta al seggio di consigliere regionale della Lombardia (così l’ha difesa veementemente e più volte Silvio Berlusconi). Oppure lei è una buona a nulla, solo un portento riuscito del lavoro combinato di madre natura e del chirurgo plastico, una ragazza impudente la cui immagine lorda la fisonomia dello schieramento politico cui appartiene, tanto che il segretario del Pdl le ha adesso chiesto di alzare i tacchi e smammare.E poi c’è un terzo punto di vista. Quello delle intellettuali e delle giornaliste di sinistra che qualche tempo fa accesero un movimento di opinione che volgeva a difendere «la dignità delle donne», e volevano dire che quanto era successo in fatto di bunga-bunga o di burlesque dalle parti di Arcore era stato un togliere dignità a viva forza alle protagoniste di quelle serate, alle ragazze che si addobbavano in perizoma, che si facevano palpeggiare dagli ospiti, che ascoltavano a pagamento le barzellette del padrone di casa.A loro, alla Polanco, alle gemelle De Vivo, alla giornalista Mediaset che ha accettato in dono un appartamento milanese in cambio di qualche sorriso a cena, alla prorompente Nicole Minetti travestita non ricordo più se da poliziotta o da suora, la dignità di cui erano abbondantemente provviste era stata tolta a viva forza dal demoniaco satrapo che le aveva convitate a cena. A viva forza. La dignità. Per tornare alla Minetti, dico subito che la ammiro molto. Nel panorama degli orrori di cui è ricca la nostra vita pubblica, lei non mi sembra affatto il peggio. Lasciamo stare la dignità, termine privo di senso se riferito alla tribù delle olgettine.

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E del resto lei per prima non ne ha mai fatto una questione di dignità. A giudicare dalle intercettazioni telefoniche che la riguardano, la Minetti sapeva benissimo quel che stava facendo e perché lo stava facendo e perché si sarebbe ritrovata nei guai giudiziari. Alle ragazze con cui parlava non si rivolgeva in inglese, e bensì nella lingua sapida delle donne che stanno dando un prezzo alla loro bellezza. Ragazza priva di dignità, ma palesemente in gambissima per come riesce in quello che vuole e vuole essere. Diego Volpe Pasini, l’imprenditore friulano che viene indicato come uno dei «consigliori» di Berlusconi, ha detto al Fatto che la Minetti ha «una gran testa».

NICOLE MINETTI IN SARDEGNA

Senza averla mai vista una sola volta, la penso allo stesso modo. A cominciare dalla ferrea coerenza con cui si è proposta ed esposta nei due anni che dura la sua esplosione massmediatica. Mai un solo minuto lei ha recitato la parte della «laureata» che di lavoro faceva il consigliere regionale in Lombardia. In due anni pare che abbia preso la parola in aula solo una volta, e su argomenti marginalissimi. E laddove appena vedeva nei paraggi un fotografo subito si metteva in tiro a tendere allo spasimo quelle camicette che rivelavano più che occultare un seno strabordante.E dunque di tutto la potete accusare fuorché di millantato credito. Vendeva quel che aveva. Mai una volta che la Minetti abbia rivaleggiato con pensatrici contemporanee quali Alba Parietti o Daniela Santanché nel sentenziare sull’uno o sull’altro argomento della Grande Politica. A differenza della Patrizia d’Addario non ha scritto alcuna autobiografia. A differenza di Marianna Madia, la deputatessa del Pd cara a Walter Veltroni, non è che a distanza di quindici giorni abbia dato del governo Monti due giudizi completamente opposti l’uno all’altro.Mai un solo minuto la Minetti ha cercato di puntare sulla sua laurea. Sempre e soltanto ha fatto quello che costituisce il curriculum regale delle odierne dive e divette televisive, da Belen Rodriguez a Melissa Satta, farsi fotografare in bikini tutta frizzante. Quando è andata a fare da testimone al matrimonio della sorella era vestita in modo abbacinante da quanto era fondamentalmente svestita e scoperta: ho guardato quelle foto su Dagospia e ho mentalmente applaudito tanta spudoratezza.Qui nel mio studio, mi sono levato in piedi ad applaudire un suo recente exploit milanese di cui erano zuppi i siti web: una sortita per le strade a fare shopping addobbata con un paio di shorts minimali e una canotta dalla quale traboccava il ben di dio che sapete. Una consigliera regionale laureata e piena di dignità? Certo che no. Epperò il mondo è bello perché è vario, e noi non finiremo mai di gradire la «varietà» rappresentata dagli shorts e dalla canotta indossati da una bella donna («Una statua impressionante» l’ha definita Volpe Pasini, uno che ha l’aria di essere intelligente e furbastro).Quanto al così tanto silicone che adorna la nostra eroina, confesso che il silicone mi spiace ancor di più quando lo vedo innalzare le labbra di giornaliste che stanno parlando con sussiego della guerra in Afghanistan. C’è un silicone di destra e un silicone di sinistra. Né l’uno né l’altro, ovviamente. Ma che c’entra una ragazzona così tanta con l’aula del Consiglio Regionale della Lombardia, mi direte? Naturalmente un beato niente. È accaduto ed è pazzesco che sia accaduto, punto e basta.E del resto chi di noi ci avrebbe creduto, vent’anni fa, se gli avessero detto quel che succede ogni giorno e ogni ora sulla scena pubblica del nostro Paese? Chi ci avrebbe creduto a chi avesse pronosticato i picchi di sciagurataggine e di cafoneria cui assistiamo quotidianamente? Minetti o no, scagli la prima pietra chi ne è immune. Giampiero Mughini per “Libero

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