Forse Dio è morto, ma i miti gli sopravvivono: primo fra tutti il mercato (by Leozappa)

Forse Dio è morto, ma i miti certamente gli sopravvivono. Primo fra questi, l’ordine naturale della libera economia. L’approvazione del decreto per il pagamento dei debiti dello Stato ha fatto gridare allo scandalo Piero Ostellino che, nella sua rubrica sul Corriere della Sera, denuncia come “senza manco che ce ne accorgiamo, stiamo passando dall’economia libera a una ‘economia amministrata’, come quelle dei totalitarismi novecenteschi”. Gli strali sono diretti contro il decreto dell’Unione europea che ha imposto all’Italia il pagamento dei debiti e il conseguente provvedimento attuativo. Scrive Ostellino: “l’economia libera si fonda su due presupposti: 1) la divisione del lavoro; ciò che non so fare da solo lo fa per me qualunque altro dietro corrispettivo concordato; 2) è inteso che il ‘contratto’, formale o tacito, che regola prestazione e compenso sia rispettato. Con la trafila dei decreti, si tende ad eliminare entrambi i presupposti e fondare l’economia del futuro sulla (doppia) decretazione amministrativa”. Per l’opinionista: “che coloro i quali abbiano goduto di un servizio debbano retribuire chi lo ha prestato dovrebbe essere nell’ordine delle cose”. L’ordine delle cose: questo è il punto. I neoliberali disconoscono l’esistenza di un “ordine delle cose”. Per la legge di Hume le proposizioni descrittive vanno separate da quelle prescrittive, con la conseguenza che dai fatti non possono essere dedotti i valori. Che un soggetto abbia goduto dei servizi di un altro non comporta, di per sé, l’obbligo di retribuire la prestazione. Se si disconosce la legge naturale, un tale obbligo sussiste solo ove previsto da una norma di diritto positivo. Ma, così ragionando, la stessa norma può escludere o sospendere o condizionare l’assolvimento dell’obbligo di corrispondere il dovuto per la prestazione di cui si è beneficiato. E’ l’aporia dell’ideologia della sovranità del mercato. Da un canto si pretende il rispetto del libero mercato quale ordine naturale dell’economia e, dall’altro, si nega l’esistenza della legge naturale. Anche il contratto che, come rileva Ostellino, costituisce uno dei presupposti dell’economia libera è un atto giuridico. Non esiste in natura il contratto di scambio e gli studi di Marcel Mauss hanno dimostrato che nelle comunità primitive l’economia era regolata non già sul baratto ma sul dono. D’altro canto, nella sua stessa etimologia l’eco-nomia implica un ordine, una legge che la trascende. Illibero mercato non è altro che un sistema di scambi regolato da leggi che riconoscono il principio dell’autonomia negoziale. Né in natura né nella storia esiste un mercato radicalmente libero. Ostellino può denunciare il rischio del passaggio ad una economia amministrata solo sulla finzione che quella attuale sia una economia libera. Ma basta seguire la sua rubrica per rendersi conto di quante volte abbia contestato i lacci e lacciuoli che la avviluppano. Confessareil mito dell’ordine naturale del mercato è il primo passo per affrontare risolutivamente l’odierna crisi, economica e sociale, del sistema capitalistico. Non si tratta di negare la validità del mercato come modello di regolazione delle pratiche commerciali. L’indubbia prosperità che, negli ultimi decenni, ha prodotto dimostra tutto il suo valore. Piuttosto si richiede un atto di onestà intellettuale: riconoscere l’intrinseca politicità del modello (e, quindi, la sua disponibilità/regolabilità da parte del pubblico decisore). Solo così – senza pregiudiziali prese di posizione – sarà possibile procedere a riconsiderane il ruolo in funzione del ben-essere sociale. “Viviamo in un’epoca in cui quasi ogni cosa può essere comprata e venduta”, osserva nel suo ultimo saggio Michael Sandell, “negli ultimi tre decenni i mercati – e i valori di mercato – sono arrivati a governare le nostre vite come non era mai accaduto prima”. Ad esserne travolte sono l’equità, l’eguaglianza e la stessa coesione sociale. Occorre emanciparsi dal mito della naturalità del mercato per ripensare un modello di sviluppo nel quale la libertà non vada a scapito della equità. Il mercato è un eccezionale strumento per la crescita economica, ma quest’ultima è solo una delle componenti del ben-essere della comunità.   a.m.leozappa formiche 5/2013

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