Ragazzi, mettetevi in gioco (Leozappa)

“C’era chi non voleva lavorare nei weekend, chi non voleva sacrificare il ferragosto, chi l’uscita del sabato sera con la fidanzata”. Così ben quaranta dei cinquanta giovani selezionati da Miragica per lavorare sino a settembre hanno rinunciato all’offerta di impiego. La denuncia di Stefano Cigarini, amministratore di due dei più grandi parchi divertimenti in Italia, avrebbe meritato la prima pagina ma è stata confinata nelle cronache dal Corriere della Sera del 12 luglio (pagina 12, taglio basso), forse perché ripresa dalla Gazzetta del Mezzogiorno. Eppure, viste le reazioni che ha suscitato sul web, c’erano i presupposti per aprire un dibattito anche sulla stampa nazionale. Il sito della Gazzetta è andato in tilt. Leggo che l’intervista è stata commentata in modo contrastante sui social network. C’è chi si è detto vergognato (“in Italia non c’è lavoro e c’è chi lo rifiuta”), ma c’è anche chi ha lamentato che “ti propongono il contratto a voucher, che non ti dà diritto a un bel niente! Perché noi giovani dobbiamo sempre accontentarci?”. Emblematico il titolo del pezzo di Fabrizio Caccia: “Quei no dei ragazzi a impieghi da 800 euro al mese”. La notizia non mi sorprende. Mi è stato raccontato dal direttore di un albergo di Portofino che un giovane aveva rinunciato ad un impegno da bagnino perché, stante la paga, non si sarebbe potuto permettere, nei giorni di riposo, di ritornare a Bari dalla fidanzata. Di recente, ho dovuto prendere atto che un mio conoscente, ormai trentenne, ha rifiutato il rinnovo di un contratto triennale con una società RAI perché, considerata la (indubbiamente) modesta retribuzione, preferiva cercare un lavoro più confacente alle sue attitudini e (invero, confuse) ambizioni. Il ministro del lavoro, Elsa Fornero, aveva parlato di una gioventù choosy, subendo un linciaggio mediatico. E’ trascorso un anno e sono sempre più convinto che il giudizio sia stato ingeneroso. Ingeneroso perché parziale. E’ sotto gli occhi di tutti che esistono diversi settori del mercato del lavoro, con salari pari agli 800 euro mensili di Miragica, che risultano ormai riserva, pressoché esclusiva, degli stranieri. Penso all’edilizia dove ormai sono pochi gli addetti che parlano in italiano. Così è alta la domanda di artigiani, le cui prestazioni sono ben remunerate. Epperò i giovani sembrano preferire la disoccupazione a questi mestieri. Sono incontentabili? Sì, certamente perché i loro desideri si scontrano con il principio di realtà. Ed oggi la realtà è data da una crisi economica, che continua, però, ad essere affrontata senza mettere in discussione il contesto ideologico nel quale è maturata. E’ questo secondo me il problema. Si crede di poter continuare a ragionare secondo il paradigma socio-culturale degli ultimi decenni che antepone i diritti ai doveri.  E’ ingiusto attribuire ai giovani la responsabilità di essere stati allevati secondo il mainstream del diritto di avere diritti. La loro incontentabilità è la conseguenza di un sistema che ha fatto loro credere che è nell’ordine delle cose avere un lavoro a tempo indeterminato, poter soddisfare nella vita le proprie ambizioni, confidare su un futuro migliore. Le lotterie, il Grande fratello e la cieca fede degli italiani nello Stellone hanno, poi, fatto il resto. Ecco perché ritengo che il giudizio di Fornero sia ingeneroso. Non si può recriminare che i giovani siano incontentabili quando a destra come a sinistra, seppur con le differenti parole d’ordine delle rispettive tradizioni culturali, è stato per anni propagandato e garantito il diritto alla felicità.  Nella sua intervista, Cigarini ammette che il lavoro offerto da Miragica è “duro, faticoso, intermittente e non può essere il contratto della vita” ma, poi, osserva che “un giovane con un progetto di futuro davanti a sé non dovrebbe pensare all’indennità di disoccupazione, piuttosto a 22 anni dovrebbe pensare a comprarsela la mia azienda. Questa però mi sembra la generazione del tutto e subito: si è persa la cultura della fatica, del lavoro e della gavetta”. Come dargli torto? La considerazione finale è sempre di Cigarini: “anch’io pagherei di più i ragazzi, ma ci sono le regole di mercato. Nella vita, però, bisogna mettersi in gioco”. La sottoscrivo perché solo iniziando a giocare si può aspirare alla felicità.  a.m.leozappa, formiche

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