E’ tempo di occuparci meno dell’Uomo e più degli uomini (Leozappa)

“L’unica emergenza è l’Euro?”. Dopo l’ultima tragedia di Lampedusa, la vignetta di Giannelli inchioda l’”Europa Unita” alle sue responsabilità: affondato nel mare si erge un corpo in croce, con al posto della scritta INRI un biglietto da cento euro.  La vignetta è stata pubblicata sul Corriere della Sera sabato 5 ottobre. Lo stesso giorno, su Il Foglio, Camillo Langone contesta, provocatoriamente (forse), gli “immigrazionisti malvagi” lamentando che “non ve ne frega assolutamente niente, per le vecchie signore con 495 euri di pensione minima che se hanno bisogno del dentista, degli occhiali nuovi o di riparare la caldaia non trovano nemmeno qualcuno che le compianga”. Quella di Lampedusa è una tragedia che ha avuto un grande impatto emotivo anche perché si è consumata sotto gli occhi delle telecamere. Quella delle vecchie signore è silente ma non per questo meno dolorosa. Sempre più spesso in strada si assiste al triste spettacolo di persone, non più solo emarginati, che rovistano nei cassonetti delle immondizie alla ricerca di scarti che valgono la sopravvivenza. Il J’accuse di Langone richiama l’attenzione su una emergenza tanto grande quanto quella dei disperati che sfidano il mare alla ricerca di un futuro. E’ evidente che la scelta non è tra migranti e vecchie signore. Ma è altrettanto evidente che i vincoli di bilancio condizionano pesantemente l’azione di governo. L’Euro non è l’unica emergenza; ma l’Euro determina emergenze.  Quello che più sorprende è l’incapacità del Sistema (con la maiuscola) di ridefinire l’agenda delle priorità. Migranti e vecchie signore, così come tutti i bisognosi di qualunque nazione e condizione, devono essere al centro delle politiche sociali. E queste ultime devono essere efficaci e risolutive. Dinanzi alla difficoltà di reperire risorse adeguate, mi chiedo che senso abbia continuare a investire mezzi ed energie in attività, indubbiamente preziose ma pur sempre secondarie, come la protezione di animali (non passa giorno senza eclatanti interventi per restituire al mare o al cielo bestiole che, senza l’intervento umano, sarebbero condannate dalla natura), come le ricerche avveniristiche (in questi giorni una decina di scienziati sono in una grotta per testare le capacità umane di sopravvivenza), come gli interventi di abbellimento degli edifici pubblici (vedi il bando per una opera d’arte destinata all’esterno dell’aeroporto di Alghero con compenso di euro 150.000). La lista è infinita perché tante, tantissime sono le attività nelle quali, meritoriamente, si impegnano gli uomini e le istituzioni che si dedicano alla salvaguardia del passato, alla valorizzazione del presente e alla costruzione del futuro. Dinanzi alla rilevanza della crisi che stiamo vivendo è, però, arrivato il tempo delle scelte. E la priorità non può che essere l’uomo: non quello dei filosofi, ma quello fatto di carne e sangue, che vive e muore oggi! Che senso ha attivare i pompieri per salvare un gatto sull’albero quando poi manca il denaro per le autobotti? Possiamo continuare ad investire per restaurare i paesini abbandonati quando non si è più in grado di mantenere i presidi ospedalieri nelle piccole città? Negli ultimi decenni si è affermato un concetto di cultura che ha portato a valorizzare costumi e testimonianze della vita quotidiana. Sono così sorti musei sulle carrozze e sui vasi; si aprono cantieri per recuperare strade romane di campagna; si finanziano ricerche statistiche sui cani randagi. Non ho nulla contro queste attività, anzi: dimostrano il livello di raffinatezza cui è pervenuta la nostra civiltà. Ma dinanzi ad una emergenza sociale come quella che stiamo vivendo l’agenda politica e sociale va ridefinita. Voglio essere chiaro. Non sto sostenendo che occorra tagliare i fondi sulla ricerca per le malattie umane o che non si debba restaurare Pompei. Ma, visto che mancano le risorse per assicurare una pensione rispettosa della dignità umana o per tenere aperti gli ospedali, è difficile accettare le agevolazioni alle imprese organizzatrici di spettacoli di musica dal vivo (vedi decreto Cultura) o per le sagre della polenta.  Primum vivere, deinde philosophari, insegnano i filosofi. Ed è, purtroppo, arrivato il momento di occuparci meno dell’Uomo e più degli uomini.  a.m.leozappa formiche

Tags: , ,



I commenti sono chiusi