Archivio per la categoria ‘Gossip’

Che follia criminalizzare le veline (by Mughini)

Giovedì, 18 Luglio 2013

Spiace che a scorrazzare ancora una volta lungo le acque del Banal Grande sia un personaggio di rilievo delle nostre istituzioni democratiche. Il presidente della Camera, Laura Boldrini. È stata lei a dire che sarà un gran cosa ai fini del rinnovo dell’immagine della donna nella tv pubblica che non si faccia più il concorso di Miss Italia, e questo perché già l’idea di cercare e valorizzare la Bellezza femminile sarebbe un modo di ridurre la donna ai suoi attributi fisici e dunque in qualche modo sminuirla se non offenderla. A me questa crociata contro l’idea stessa di una gara fondata sulla Bellezza femminile, della gara che rivelò al nostro immaginario Lucia Bosè e Sophia Loren e cento altre, sembra una sciocchezza inimmaginabile.

Ciò che è tutt’altra cosa dal riconoscere che le ultime annate televisive di Miss Italia erano di una noia soporifera oltre che sprovviste di qualsiasi spezie che elettrizzasse quanti di noi se ne fanno un faro dell’adorazione della Bellezza femminile. Quel concorso, quella gara, quella cernita e valorizzazione di belle ragazze del tempo nostro andava mille volte ammodernata, aggiornata, resa meno insipida e prevedibile. Alla volta (più di dieci anni fa) che feci parte di una sorta di giuria del concorso lo avevo ripetuto non so quante volte che nell’epoca delle “veline” inventate da Antonio Ricci per esibirsi sul palco di “Striscia la notizia”, le candidate abituali di Miss Italia (non tutte!) sembravano le loro nonne. Un «numero sulla schiena» ha detto la Boldrini, e in questo aveva ragione. Non ha ragione nemmeno un po’ nel pronunciare che una cosa è la strada alta della Donna moderna e delle sue prerogative morali e professionali, e tutt’altra la strada della Bellezza della donna, e come se la donna moderna fosse in antitesi con la donna che è bella e lo sa e se ne vanta e conta a migliaia noi che ne siamo gli umili ammiratori. E a non dire che senza la Bellezza femminile e i suoi corifei, sarebbe stata tutt’altra la storia della letteratura, della pittura, della poesia. Come ha scritto una volta Carlo Dossi, Francesco Petrarca era un autore noioso prima di incontrare Laura. E non è che la Bellezza femminile parla solo a noi maschietti bavosi (io bavoso non lo sono nemmeno un po’), e bensì anche alle donne tutte. Non solo le belle e impudenti ragazze degli anni Sessanta italiani si sono identificate in Valentina, l’eroina del disegnatore principe Guido Crepax di cui è in corso una bella mostra a Milano. A tutte le ragazze italiane dei Sessanta Valentina ha insegnato qualcosa quanto all’esser libere e fiere.

La Boldrini prende in mano delle statistiche e dice che solo il 2 per cento delle donne che compaiono in televisione parla a dire una sua opinione e un suo giudizio. Se stanno lì è per fare sfoggio di scollature (e relativo silicone) e di minigonne sul cui contenuto la camera non si perde un primo piano che sia uno. Sfumatura più sfumatura meno, è esattamente così. Con l’aggiunta di una terza tipologia, le donne siliconatissime che in tv ripetono all’infinito che i valori su cui devono puntare le donne sono tutt’altri, valori dello spirito e della conoscenza intellettuale. Solo che il discorso qui è più complesso di quanto appaia. Non mi pare che ci sia qualche milite appostato in tv a impedire alle donne di prendere la parola. Serena Dandini, Milena Gabanelli, Federica Paninucci, Lucia Annunziata, Lilli Gruber, Miriam Leone (un’ex Miss Italia recente), Simona Ventura, Daria Bignardi e cento altre la parola la prendono eccome. Molte, moltissime altre invece non sono lì per prendere la parola e bensì solo per scenografia, e tavolta non solo in trasmissioni di serie B. Una bella donna ci sta sempre e ci starà sempre, in un prodotto della comunicazione di massa, a dare all’occhio e all’immaginazione la sua parte.

Del resto se in molti accendono la televisione è per vedere una ragazza che abbia le movenze di una lap dancer e non il volto di una donna segnata dalle rughe e dagli affanni. Non per questo diremo che la Bellezza femminile è una colpa e la malediremo. Non per questo scenderemo così in basso da prendercela con le ragazze che vanno in giro strizzate da shorts corti e aderentissimi sino a dire che se ci sono in giro dei sottouomini che ne sono accesi negativamente, è colpa di quegli shorts. Mai diremo una sola parola contro la Bellezza femminile, che è invece la prova definitiva dell’esistenza di Dio. Lo so, lo so benissimo che negli spot pubblicitari le ragazze sono sempre invitanti e seminude. È una semplificazione atta al pubblico babbeo, meglio quella che sparare alle ragazze che vogliono studiare come pure avviene da qualche parte. Quanto alle semplificazioni del linguaggio pubblicitario, in quegli stessi spot c’è sempre un maritino che torna a casa gongolante e chiede alla moglie quali cibi succulenti abbia preparato. Ogni volta a me, che per trenta o quarant’anni ho cucinato e messo in tavola per le mie amiche (molte delle quali non sarebbero entrate in una cucina neppure morte), me ne veniva un singulto. Non per questo chiedevo l’abolizione degli spot pubblicitari, spot di cui non è mai morto nessuno. Così come non morirà mai nessuno a causa dell’una o dell’altra sfilata di Miss. Semmai il contrario. Rinascerà.

di Giampiero Mughini libero

A Carnevale, ci spogliamo tutte, perchè?

Domenica, 26 Febbraio 2012

Su Twitter seguo con divertimento quello che scrive una ragazza con una grande ironia. Qualche giorno fa ha pubblicato una cosa che, nel momento in cui l’ho letta, mi sono accorta di pensare anche io. «Ma perché le ragazze con la scusa del Carnevale si spogliano tutte nude?». Carnevale è finito (tranne a Milano, dove quello ambrosiano «prolunga» i festeggiamenti fino a sabato), e molte cose mi fanno pensare che la mia «amica» virtuale abbia ragione.C’è una ragione «dotta» prima di tutto: l’ha ben spiegato qualche giorno fa Armando Torno sul Corriere, quando ha raccontato la scomparsa delle maschere tradizionali. Nessuna delle mie amiche, a Carnevale, ha pensato per un solo minuto di vestirsi da Colombina, con quel castigato vestitone da servetta veneziana, reso ancora più severo dal grembiule e dalla cuffietta in testa. Per par condicio devo riconoscere che nessun uomo ha manifestato l’intenzione di agghindarsi da Arlecchino o da Balanzone: quello del 2012 è stato il grottesco Carnevale del comandante Schettino. Ma c’è qualcosa di più.Nella rincorsa all’abito giusto per la festa di Carnevale, nessuna cerca più l’abito da strega, ma quello da strega sexy. La gonna di Biancaneve si accorcia, il vestito da Morticia Addams diventa fasciantissimo, in un crescendo di sensualità.Sulla rete proliferano siti che vendono o noleggiano abiti dove il Carnevale è solo il pretesto per osare quello che nella vita di tutti i giorni appare sconveniente e nessuno potrà scambiarmi per moralista se vi confesso che io stessa ho acquistato un abito che alla fine non ho mai indossato, ma che ho rivenduto a un’amica entusiasta di poterlo riciclare. «Ogni uomo mente, ma dategli una maschera e sarà sincero», diceva Oscar Wilde e allora mi chiedo se noi ragazze impegnate, evolute, demoralizzate davanti a una Belén quasi nuda sul palco di Sanremo (una delusione generazionale: se sei bella non puoi che tendere al velinismo e se sei solo carina al proto velinismo?), ecco proprio noi approfittiamo di una situazione fuori dalla norma per vestire un abito che tutto sommato non ci dispiace.La questione, in fondo, è la stessa di Belén: è vero che non è stata costretta dagli autori a far svolazzare la gonna, è vero che lei gioca consapevole e fa la donna oggetto perché così le piace, ma il rischio è che alla fine non si fa che aderire a un codice precostituito e sinceramente un po’noioso se adottato in tempi di libertà.Non saremmo forse addirittura più consapevoli del nostro potere di seduzione se riuscissimo ad esercitarlo (ben) vestite, senza ammiccamenti en-travesti ? Il prossimo Carnevale vestiamoci da Colombine, che ne dite? Anche perché alla fine, con il suo vestitone, teneva in pugno sia Pantalone che Arlecchino. m. proeitti 27esimaoracorriere.it

Il Festival del buco

Lunedì, 20 Febbraio 2012

omunque sia andata ieri sera, il Festival di Sanremo è stato un insuccesso. Le cinque serate provocheranno alla Rai un buco economico di circa 4 milioni di euro, che come sempre dovrà essere pagato dalle tasche dei contribuenti italiani. Perché l’evento più celebrato della Rai, quello che viene messo come fiore all’occhiello perché fa impennare gli share, anche in questo 2012 è in perdita secca. Contrariamente a quel che molti pensano, non è per nulla un affare. Per un motivo molto semplice: costa troppo.La prima ipotesi portata in consiglio di amministrazione prevedeva spese da 20 milioni di euro circa. Con qualche sforbiciata il costo è stato ridotto a qualcosa più di 18 milioni di euro: ribassato il costo della convenzione con il Comune di Sanremo, ridotte le spese per la classica invasione in loco di dirigenti Rai e dei loro cari. Gli incassi totali lordi sono stati però di 16 milioni di euro, che diventano meno di 15 milioni al netto delle commissioni. Lo sbilancio sarebbe dunque superiore ai 3 milioni di euro. A questo si aggiunge l’incidente capitato la prima serata dominata dall’esibizione di Adriano Celentano: si è perso un treno di spot all’ora concordata, e secondo le prime stime si è provocato un danno da circa 700 mila euro. Il buco del Festival grazie a questo incidente ammonterebbe dunque a 4 milioni di euro. Ed è proprio tutta colpa delle spese faraoniche sostenute dall’azienda per i cachet pagati non a quelli che dovrebbero essere i protagonisti (i cantanti), ma a conduttori, assistenti ed ospiti della trasmissione. Celentano è apparso due serate e da contratto avrà 700 mila euro dalla Rai. Adriano ha assicurato che li darà in beneficenza un po’ ad Emergency un po’ ad indigenti suggeriti dai sindaci di 7 città italiane. Sono affari suoi. Il costo per l’azienda e quindi per i contribuenti poi chiamati a pagarne le perdite commerciali attraverso il canone, è immutato.Sul fronte delle entrate – incidente a parte – non si poteva invece fare molto di più: l’evento Festival (quest’anno preparato con grande ritardo), è uno dei pochi che non pone problemi agli agenti della Sipra, concessionaria di pubblicità della Rai. Ogni spot a disposizione viene venduto molto tempo prima. Quest’anno la crisi si è fatta sentire, e quindi i prezzi si sono dovuti ribassare (senza vendite sottocosto, ma non molto in più). L’affollamento massimo concesso dalla legge (12% orario) era garantito prima ancora che la trasmissione andasse in onda. Il tetto pubblicitario ha creato problemi proprio per quel treno di post non andati in onda: non si è potuto riassorbire in altro orario o nelle serate successive, perché era già tutto pieno. Alle aziende così beffate verranno ovviamente offerti altri spazi a compensazione, ma non ci sarà modo di mitigare il danno economico ormai patito dalla Rai. E dai contribuenti, in questa edizione già beffati dalla stangata sul televoto. Senza tanti complimenti Rai e compagnie telefoniche hanno infatti stangato di circa 1 milione di euro i telespettatori che hanno votato i loro cantanti preferiti, aumentando di un terzo il costo di telefonate e sms portati fino alla cifra record di 1,1 euro a televoto (con il risultato grottesco che costa di meno acquistare la singola canzone on line che votarla).Se l’evento più squisitamente commerciale della tv di Stato, quello che dovrebbe essere la gallina dalle uova d’oro, è in perdita, ben si capisce come sia amministrata la tv di Stato. Lorenza Lei come i top manager della Rai la risolvono nel modo più semplice possibile: il Festival di Sanremo può permettersi di perdere soldi perché è una trasmissione da servizio pubblico. Nell’allegato A del contratto di servizio che elenca gli obblighi della Rai a fronte del canone pagato dai cittadini c’è anche quello della promozione della musica classica e della musica leggera italiana. È evidente che se questo fosse il compito, a Sanremo dovremmo vedere solo canzonette e poco più. Non avrebbero senso i superospiti stranieri (che semmai fanno concorrenza alla musica leggera italiana), e tanto meno eventi super pagati che monopolizzano il Festival come il costosissimo e rovinoso Celentano show di questa edizione.Siccome la Rai deve presentare per legge due bilanci separati, uno per le attività da servizio pubblico e uno per le attività pagate dal canone, si è resa conto che il terreno dopo l’edizione 2012 del Festival rischia di essere quanto mai scivoloso. Così l’azienda in extremis è corsa ai ripari, riportando direzione artistica e organizzazione del Festival all’interno dell’azienda, e affidandole a un manager di comprovata esperienza e di particolare sensibilità per il servizio pubblico come Giancarlo Leone. La macchina organizzativa del Festival 2013 si è già messa in moto, e punta a presentare con largo anticipo la prossima edizione già per la convention Sipra del giugno prossimo. Con una scelta obbligata: abbattere i costi e dimenticare Celentano. f. bechis libero

Bone, ma tanto sciampiste

Giovedì, 16 Febbraio 2012

Belen, che grande zoccola!

Giovedì, 16 Febbraio 2012

Bunga bunga a Hollywood

Martedì, 31 Gennaio 2012
«Ho bisogno di un uomo. Un giovane uomo», confessò Vivien Leigh a George Cukor. «Riferisco a Scotty», disse Cukor, sapendo che il marito della star era in Inghilterra e dunque impossibilitato a soddisfare Vivien e sapendo anche che Scotty avrebbe trovato la persona giusta per appagare le voglie della diva.Come si può ben intuire già da questo piccolo squarcio di verità i vizi e i peccati della Hollywood della prima ora non avevano nulla da invidiare alle donne cougar e ai toy boy, ai bunga bunga e a tutto quello che è venuto dopo. Ad eccezione del fatto che c’era più discrezione, forse meno volgarità e soprattutto c’era Scotty Bowers, l’ex marine che ha visto dal buco della serratura la vita segreta e privata delle stelle di Hollywood. E che ora confessa tutto.TUTTO INIZIO’ CON LA STAZIONE DI SERVIZIO – Scotty Bowers, ottantottenne ex marine dell’esercito americano, racconta infatti in un libro intitolato esplicitamente ‘Full Service: My Adventures in Hollywood and the Secret Sex Lives of the Stars’ di come, al termine della Seconda Guerra Mondiale, arrivò a Hollywood e iniziò a lavorare in una stazione di servizio.Galeotto fu un incontro casuale alla stazione di servizio con Walter Pidgeon (attore canadese protagonista tra gli altri del film ‘Mrs Miniver’), che gli propose venti dollari per un servizio «extra». Da quel giorno si sparse la voce e Scotty, all’età di ventitre anni, iniziò a frequentare molte delle star dell’epoca, tra i quali Cary Grant, Rock Hudson, Vivien Leigh, Katharine Hepburn e persino il Duca e la Duchessa di Windsor, divenute nell’America di quegli anni vere e proprie icone di glamour.Partecipava alle loro avventure piccanti e soprattutto organizzava la loro vita sessuale, procurando tempestivamente ragazzi o ragazze a seconda dei gusti e delle inclinazioni dei suoi amici-clienti.BASTA CON IL SLENZIO – Mr. Bowers dichiara di non avere scritto prima il suo libro (che uscirà negli Usa il 14 febbraio prossimo, pubblicato da Grove Press e scritto con il documentarista Lionel Friedberg) per non ferire le persone citate nei suoi racconti, ormai tutte decedute. Ora effettivamente tutto è caduto in prescrizione e il velo può essere tranquillamente alzato.L’ex marine fu presentato al Duca di Windsor e alla moglie Wallis Simpson dal fotografo Cecil Beaton. Da lì in poi iniziò la lenta e inesorabile ascesa tra l’élite del tempo e venne a contatto inevitabilmente con i peccati più inconfessabili.LO SAPEVATE CHE…- Entrò talmente in confidenza con la coppia reale da rivolgersi loro con i nomignoli Eddy e Wally. Eddy amava i ragazzi e Wally le ragazze. Entrambi però non disdegnavano le orge selvagge. E poi c’era Katharine Hepburn, dai voraci appetiti saffici. L’ottantottenne dichiara di aver procurato alla Hepburn nel corso di tutto il suo lavoro circa 150 ragazze.Rita Hayworth invece aveva una spiccata propensione per l’uomo macho ed era insaziabile. I dettagli piccanti di quegli anni superano quasi le rivelazioni di Hollywood Babylon, di Kenneth Anger, che uscì nel 1965 (ma fu autorizzato solo dieci anni dopo) mettendo a nudo (è proprio il caso di dirlo) mezza Hollywood. Ora Scotty Bowers vive in una casetta nel quartiere di Hollywood Hills. Con la moglie Lois, di ventisette anni.Emanuela Di Pasqua per Corriere.it

Niente canone RAI con i compensi della Carlucci

Giovedì, 22 Dicembre 2011

500 mila euro per i “ballerini” della Carlucci. una follia in tempo di crisi. non si può pagare centinaia di migliaia di euro gente vieri  c. e poi imporre un canone di 200 euro! le follie milionarie dei palinsesti sono inattuali in tempo di crisi. il canone è una imposta e i cittadini sono abbastanza vessati perchè siano costretti ad alimentare un circo mediatico. temis

Sara Tommasi, l’altra bocconiana (by Mughini)

Giovedì, 1 Dicembre 2011

A fare da termometro della popolarità di un personaggio nella odierna era digitale e massmediatica c’è niente di meglio che andare a cercare quanti sono i richiami che lo riguardano su Google. E tanto per fare un esempio Lev Davidovic Trockij, l’ex comandante dell’Armata Rossa, uno degli uomini che hanno modellato la storia del Novecento, di richiami ne ha 69mila. Pochini per un personaggio del suo calibro. Un’inezia rispetto agli oltre 10 milioni di richiami di cui si avvale Irina Shajk, la modella russa fidanzata del calciatore superman Cristiano Ronaldo, una che in tutto e per tutto ha come curriculum il fatto di venire benissimo quando la fotografano avvolta dalla biancheria intima la più succinta.Solo che Irina, pur con tutta la sua magnificenza femminile e pur avvalendosi della notorietà planetaria del suo fidanzato, comincia a tremare da quanto la sta valorosamente tallonando l’italiana Sara Tommasi. Una che non saprei esattamente come classificare professionalmente, e anche se so benissimo chi è e che cosa fa o tenta di fare. Ebbene, la Tommasi di richiami su Google ne ha attualmente ben oltre cinque milioni. Lei che nella sua vita non fa niente di niente, su Google ha una vita spropositata, una vita grande così. Una vita strepitosa, che mi immagino cliccata istante su istante da un oceano di ammiratori con gli occhi strabuzzati.Ovvio che quel ben oltre che cinque milioni di richiami sono stati incrementati non poco dall’ultimissimo exploit romano della nostra eroina. C’erano la bellezza di 600 persone nella sala del Teatro Quirino dove un prestidigitatore del nulla, l’avvocato Alfonso Luigi Marra, affiancato nell’occasione da altri portenti del nostro tempo quale l’onorevole Domenico Scilipoti (uno che di richiami su Google ne ha 297mila, quattro volte quelli di Trockij), balbettavano cose senza capo né coda sul presente e i suoi problemi.Ma di quelle 600 persone una e una sola contava, la ex laureata della Bocconi Sara Tommasi che per l’occasione si era presentata in minigonna e calze autoreggenti. Sublime nel suo particolare genere, un genere che è diverso da quello di Eleonora Duse o Greta Garbo. Un genere che lei ha arroventato ulteriormente quando è andata in strada, e s’è alzata ampiamente la gonna e ha sorriso a favore dei fotografi. Vertice del sublime la foto in cui lei mostra il suo lato B sullo sfondo di un bancomat, e bancomat sta per “banca”, un’entità che l’avvocato Marra non riesce davvero a sopportare.E comunque, a proposito di bancomat e di idioti contemporanei, sempre meglio la Tommasi che non quell’idiota con la patente che in un corteo romano di apparenti “indignati” e di reali farabuttelli venne fotografato mentre tirava calci a un bancomat, pensando così di dare un colpo mortale al capitalismo. Foto a parte, la Tommasi ci ha poi messo del suo intellettualmente, annunciando che offrirà il suo corpo alla causa di quel “genio” che è Marra Il quale, interrogato radiofonicamente alla trasmissione di Giuseppe Cruciani, ha dichiarato che l’ha pagato poco, pochissimo, perché lei aveva terribilmente bisogno di “visibilità”. Detto altrimenti, perché lei è con l’acqua alla gola in fatto di euro. E dire che la Tommasi le ha provate tutte, altro che la Duse e la Garbo. È stata anche lei fidanzata a un calciatore, ciò che nella carriera di una bella ragazza conta cento volte più che non l’andare a nozze con i testi di Luigi Pirandello o di Samuel Beckett. Ha preso parte a un’edizione dell’ “Isola dei famosi” ed è arrivata quarta, anche se non ricordo affatto dopo avere sopravanzato chi e dopo essere stata sopravanzata da chi: saranno state certo contese epocali. Un suo calendario (per la rivista Max) lei se l’è ovviamente giostrato a dovere, e anche lì sono exploit titanici da un punto di vista massmediatico – il maestro di giornalismo Arrigo Benedetti diceva che un articolo lo si guarda, una foto la si legge -, anche perché in quel caso non ci sono soltanto le foto pur così eloquenti del calendario ma anche il backstage e relativo video, roba che la Garbo nemmeno se la sognava.C’è stata anche lei seduta in un qualche studio televisivo dove si parlava di calcio, studi dove da anni reputano indispensabile la presenza di un paio di gambe femminili bene in mostra e bene sguainate, e poco nuoce alla trasmissione che la proprietaria delle gambe suddette manifesti una comprensione della discussione in corso pari a zero. (In qualche caso di cui sono stato testimone oculare, meno di zero). C’era anche lei fra le belle fanciulle a suo tempo intercettate a proposito del viavai femminile alla residenza del principe di Arcore, e la Tommasi disse che probabilmente in qualche occasione l’avevano drogata pur di indurla a fare le cose che voi state immaginando.C’è un video ricavato da una fiction di RaiDue dove la nostra eroina nudissima si avvolge e controavvolge a un ragazzo su un letto, roba che non ti saresti aspettato dato il genere di “attrice” che lei è, e anche se il particolare più rilevante della situazione è la faccia di lui, arrapato tanto quanto uno di noi che stia guardando quanto costa un chilo di patate.C’è un video su youtube in cui lei se ne sta nuda in una vasca da bagno a darsi da fare con una ragazza altrettanto nuda, ma non posso entrare nei dettagli perché il mio computer si rifiuta di leggerlo (detto tra parentesi, il mio computer ha molto buon gusto). C’è moltissimo altro nei milioni di richiami su Google, ma insomma avete capito il genere e la sinfonia. Un curriculum strepitoso. Un’eroina dei nostri tempi e che li vale. Mettiti l’anima in pace Lev Davidovic Trockij, tu che eri un ebreo russo buono a nulla e che non hai mai combinato nulla. g.mughini libero.it

La Littizzetto poche risate tanta volgarità

Domenica, 23 Ottobre 2011

Lucianina ha fatto ridere e tanto. Anche e soprattutto per  le sue spregiudicate battute a doppio senso e volgari. in questi anni le si è perdonato anche quello che nessuno dei telespettatori consentirebbe ai propri figli.  Però, la poesia che ha dedicato a Fazio qualche tempo fa segna il decadimento della comicità della Littizzetto. La volgarità era fine a se stessa, non faceva ridere. Così la Littizzetto smetteva di essere l’impertinente Lucianina per tornare ad essere un donna di mezza età che voleva far ridere, ma senza riuscirci.  temis

Belen hard, il Garante della privacy latita (non è Sircana o Berlusconi)

Venerdì, 21 Ottobre 2011

EyeTVSnapshot768Ieri sui siti furoreggiavano le foto di May Andersen, la modella olandese testimonial di Victoria’s Secret, ritratta nuda e in atteggiamento provocante con una sua amica. Seno scoperto, bocca aperta, palpeggiamenti vari: naturalmente sono foto rubate, esattamente come quelle di Scarlett Johansson, autoritratta allo specchio del bagno. Due giorni fa è toccato a Belén Rodriguez, protagonista di un video in cui fa l’amore con un suo antico fidanzato, tale Tobias Bianco.Il video è stato messo online, la Polizia postale sta lavorando per rimuovere le immagini rubate. Ma ormai è stato scaricato da troppe persone: pare che da ieri sia in vendita sulle bancarelle dei venditori di cd contraffatti a Milano e Napoli.Cercando notizie sull’accaduto, il primo sito in cui ci s’imbatteva ieri era Vitadamamma.it: “Se chi ha pubblicato il link del video ha leso Belén, la sua intimità, la sua femminilità e la sua immagine, allo stesso modo le sta nuocendo chi aiuta la ricerca del video e chi incuriosisce pubblicando immagini tratte dal video stesso (che, poi, non sono un bel vedere, non perché Belén non sia bella, ma semplicemente perché sono immagini che appartengono alla personale intimità di una donna che evidentemente non voleva mostrare questo di sé)”.Invece Libero, in edicola sempre ieri, ha intervistato il pornodivo Rocco Siffredi, cui ha pensato bene di chiedere una pagellina da “tecnico” su Belén. Bocciata: “Poco erotica”, perché “durante” masticava la gomma americana. Naturalmente è intervenuto anche il principe azzurro-fango di Belén, Fabrizio Corona, in difesa della fidanzata e contro chi si è macchiato di un gesto così violento e volgare. In Toscana, mi pare, c’è un proverbio che fa più o meno così: lo straccio che dice al cencio “sei pieno di polvere”.Eppure proprio perché è Belén – una che con la malizia e con il suo corpo lavora in tv o al cinema – e proprio perché è la compagna di Corona – uno che per queste simpatiche estorsioni è stato condannato in tribunale – il principio va difeso. La riservatezza è un diritto che deve essere tutelato. C’è un limite al buco della serratura, anche per i personaggi pubblici che in quanto tali hanno una vita privata meno privata. Non però fino a questo punto. Si è detto più volte che alcune cose, anche molto meno imbarazzanti, non avrebbero dovuto essere pubblicate.Le idee sono più forti di chi le esprime, e se un valore è tale lo è per tutti e sempre , non a intermittenza. Soprattutto in un Paese dove da un paio d’anni (ma va bene pure senza apostrofo) i cittadini cercano di bloccare tentativi di imbavagliare la stampa con ridicole pseudo-misure a tutela della privacy, proposte a singhiozzo dall’esecutivo più delegittimato della Storia (per usare un’espressione che possono capire anche i nostri sgovenanti).Il tutto perché un nutrito gruppo di ministri e parlamentari, capeggiati dal presidente del bunga bunga, danno il loro numero di cellulare a gente tipo Lavitola o Tarantini. I quali, oggetto di indagini da parte della magistratura, vengono intercettati in quanto potenziali delinquenti.Multe milionarie e carcere per i giornalisti: per dire il livello di farneticazione cui si è giunti. Tanto che alla Fiera del libro di Francoforte gli editori di mezzo mondo – da Città del Messico a New Delhi – hanno aderito all’appello contro la legge sulle intercettazioni lanciato dai loro colleghi italiani. La farsa parlamentare è stata messa in piedi in nome della privacy: invocata dai nostri politici a microfoni unificati, improvvisati giuristi e soloni che blaterano di cose che non sanno. Oltretutto propagandando numeri assolutamente non veri, spacciando l’Italia per uno Stato di Polizia manco fossimo la Ddr ai tempi della Stasi.Per non parlare dei reggimicrofono di palazzo: ognuno a casa sua fa quel che vuole (reati compresi, evidentemente). Come se usare Finmeccanica come merce di scambio per la dolce vita notturna fosse un fatto privato, che i cittadini non hanno diritto di conoscere perché non li riguarda. Se non ci deve interessare chi fa consulenze a Finmeccanica, di cui il ministero del Tesoro è il maggior azionista, figuriamoci quanto è plausibile e giusto che diventi pubblico come una soubrette fa l’amore con il suo ragazzo. Non si sono sentite molte voci, tra i tanti paladini della riservatezza, di solidarietà per Belén: sarà perché – tra le molte grazie – non può nominare ministro o sottosegretario nessuno? Silvia Truzzi per il “Fatto quotidiano