Articolo taggato ‘alitalia’

Aereo Alitalia e non rumeno

Domenica, 3 Febbraio 2013

L’incidente a Fiumicino ha riguardato un aereo Alitalia e non un veicoli di una compagnia rumena! il fatto che la compagnia di bandiera utilizzi aeromobili di una società rumena poco importa. L’aereo volava con la divisa di Alitalia e copriva tratte Alitalia. A nulla rileva che l’aereo non fosse di proprietà. L’incidente ha riguardato un aereo su cui viaggiano passeggeri che comprano biglietti Alitalia. Questa è la verità, la amara verità che la stampa italian pretende di ignorare sottolineando, nelle sue cronache, la nazionalità rumena dell’aereo. Una pessima giornata per Alitalia, una giornata nera per il giornalismo italiano  (temis):

Raccolta differenziata: e il pubblico?

Venerdì, 6 Maggio 2011

aereoporto di fiumicino a roma: non c’è la raccolta differenziata, eppure a roma i cittadini sono costretti, soprattutto nel centro storico, a sobbarcarsi oneri non indifferenti per seguire le regole dettate dal comune. lo stesso dicasi in tribunale e nei bar, dove i cestini di rifiuti raccolgono indifferentemente ogni scarto. così anche negli aerei alitalia, dove si raccolgono scarti alimentari, bicchieri di plastica e fazzolettini di carta in un unico contenitore. è uno scandalo. il pubblico dovrebbe sempre dare il buon esempio al privato. e per publico intendiamo non solo l’amministrazione ma tutti quei soggetti che svolgono servizi pubblici. temis

Minzolini salva Berlusconi

Mercoledì, 1 Dicembre 2010

La mazzata più pesante, almeno finora, ha colpito Antonio Baldassarre. Giusto un mese fa l’ex presidente della Corte costituzionale si è visto recapitare dalla Consob una supermulta da 400 mila euro per aver diffuso nella seconda metà del 2007 “informazioni false e fuorvianti” sulla privatizzazione di Alitalia. Capitolo chiuso? Pare di no, perchè la Commissione di controllo sui mercati finanziari proprio in queste settimane sta tirando le somme di altre due indagini avviate a suo tempo sui vorticosi movimenti di Borsa che accompagnarono la vendita della disastrata compagnia di bandiera. Il colpo al governo Prodi Sotto la lente dei commissari è finita una fantomatica offerta avanzata nel dicembre 2007 dai due fondi americani Evergreen e Thl. Ma il dossier di gran lunga più importante e delicato sul piano politico riguarda, tra gli altri, anche Silvio Berlusconi e il direttore del Tg1 Augusto Minzolini. Tutto comincia il 27 marzo 2008 quando Minzolini, all’epoca cronista politico del quotidiano La Stampa di Torino, firmò un articolo in cui il Cavaliere annunciava una cordata made in Italy di compratori per l’Alitalia. Il governo Prodi era agli sgoccioli e mancavano solo due settimane alle elezioni politiche del 13 aprile. “La cordata esiste, eccome”, disse Berlusconi secondo Minzolini. Quelle parole ebbero l’effetto di una bomba, anche perchè l’Alitalia era uno dei temi caldi della campagna elettorale. Solo che non era vero niente. A quell’epoca non c’era nessun gruppo di investitori italiani pronti a fare un’offerta per privatizzare Alitalia, che invece era vicinissima ad essere venduta ad Air France. E fu il Cavaliere in persona a 24 ore di distanza a smentire le dichiarazioni pubblicate da La Stampa a firma Minzolini. Si tratta di “indiscrezioni o supposizioni da parte giornalistica”, si affrettò a precisare Berlusconi, che all’epoca interveniva un giorno sì e l’altro pure per difendere, diceva lui, la svendita allo straniero dell’Alitalia. Ormai, però, il danno era fatto. L’articolo fece partire a razzo le quotazioni borsistiche della compagnia aerea. In un sol giorno il titolo fece un balzo del 10,9 per cento con milioni di pezzi scambiati. La cordata, in realtà, si formò solo sei mesi più tardi dopo che Air France, spaventata anche dall’ostilità del centrodestra, si era ritirata. Nel frattempo però la Consob aveva già aperto un’inchiesta ravvisando nell’articolo di Minzolini il fumus della manipolazione informativa, cioè la diffusione di “informazioni, voci o notizie false o fuorvianti” in merito ad azioni quotate in Borsa. Lo stesso Lamberto Cardia, il prudentissimo presidente dell’Authority di controllo sulla finanza, in quelle settimane era arrivato a raccomandare grande prudenza, perchè, come dichiarò in un’intervista al Sole 24 Ore, “quando un politico manifesta desideri o finalità da raggiungere può innescare movimenti del titolo e rendere squilibrato il mercato”. Parole che sembrano scelte con cura per descrivere l’intervento berlusconiano. La Commissione si è mossa con i piedi di piombo. Dopo aver elaborato, come prassi in questi casi, una gran mole di dati sugli scambi borsistici di quei giorni caldi, sono state raccolte le dichiarazioni di alcuni presunti partecipanti alla cordata tirati in ballo da Berlusconi nell’articolo. Tra questi anche l’Eni, Mediobanca i gruppi Ligresti e Benetton. Tutti hanno chiarito che a marzo del 2008 non erano stati coinvolti in nessun piano alternativo a quello di Air France per privatizzare l’Alitalia. La versione di Augusto Insomma, a voler credere alle dichiarazioni di tutti i protagonisti, quell’articolo che mise a rumore i mercati spacciava come vere una serie di bufale. Non solo i presunti acquirenti a quell’epoca non avevano progetti concreti per mettere le mani sulla compagnia di bandiera. Ma, a quanto pare, lo stesso Berlusconi a marzo del 2008, non avrebbe mai pronunciato le parole attribuitegli nell’intervista. A questo punto, per chiudere il cerchio, non restava altro da fare che chiedere a Minzolini la sua versione dei fatti. Ed è esattamente quello che hanno fatto gli ispettori della Consob, ricevendo una riposta piuttosto sorprendente. Il futuro direttore del Tg1 ha scelto di minimizzare, precisando che quelle parole attribuite a Berlusconi erano in sostanza il frutto della sua libera interpretazione delle posizioni del Cavaliere. Fin qui l’istruttoria della Commissione, che come spesso accade, non si può dire si sia mossa a gran velocità. Del resto anche il verdetto su Baldassarre e la sua cordata fantasma è arrivato a quasi due anni di distanza dai fatti incriminati. Per non parlare dell’inchiesta giudiziaria vera e propria. Solo nei giorni scorsi la procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio dell’ex presidente della Corte Costituzionale. E Berlusconi? La Commissione si trova di fronte a una scelta molto delicata. Tanto più in questi giorni che precedono l’insediamento del nuovo presidente Giuseppe Vegas, politico del Pdl nonchè viceministro dell’Economia. Sembra escluso a questo punto che i commissari decidano di sanzionare il presidente del Consiglio. Una scelta clamorosa che sarebbe difficile da giustificare visto che il Cavaliere ha corretto le sue posizioni a poche ore dalla pubblicazione dell’articolo, di fatto sconfessando Minzolini. Il quale è rimasto con il cerino acceso in mano. E’ lui l’unico ad aver messo la firma sotto una serie di informazioni che si sono rivelate quantomeno inesatte ma con effetti concreti. E’ anche vero, d’altra parte, che lo stesso Minzolini ha ridimensionato l’episodio. Resta da vedere se la Consob si accontenterà delle sue spiegazioni oppure proporrà un qualche tipo di sanzione nei confronti del giornalista. Che nel frattempo, come noto, ha fatto carriera. E ha continuato a raccontare di Alitalia e delle gesta berlusconiane. Questa volta dalla poltrona di direttore del Tg1. v. malagutti fatto quotidiano

Il tappeto volante – vignetta di Giannelli

Sabato, 10 Gennaio 2009

(continua…)

Tutti i trucchi dei piloti per ritardare il volo

Mercoledì, 12 Novembre 2008

Se volesse davvero, Alitalia ci metterebbe un minuto ad azzerare quasi totalmente gli effetti dello «sciopero della pignoleria» scatenato da qualche giorno dai piloti e dagli assistenti di volo della compagnia di bandiera. Basterebbe organizzarsi in modo efficiente, far fare ai piloti il lavoro dei piloti e al personale di terra il loro. Perché il comandante della Lufthansa, durante la preparazione dell’aeromobile, se ne sta seduto tranquillamente in cabina ad aspettare che tutto quanto sia predisposto con precisione teutonica.

(continua…)

Oktoberfest

Domenica, 5 Ottobre 2008

(continua…)

La CGIL e Veltroni – implacabile vignetta di Vincino

Venerdì, 26 Settembre 2008

(continua…)

Compagnia di bandiera – vignetta di vauro

Venerdì, 26 Settembre 2008

(continua…)

Adesso serve la rivoluzione

Lunedì, 22 Settembre 2008

Comprensibilmente l’attenzione è oggi concentrata sul solo caso Alitalia. Dove un sindacato irresponsabile, la Cgil, e una corporazione, quella dei piloti, che si è fatta sindacato, hanno compromesso l’ultimo tentativo per non far fallire l’azienda. Ma converrebbe guardare un po’ più in là. Alitalia, purtroppo, non è un’eccezione. Migliaia di altre imprese, in questi anni, sono passate per un trattamento simile.
Il disgustoso applauso per la trattativa che si è interrotta sintetizza alla perfezione un modo di pensare così radicato nel nostro sindacalismo. Il principio è semplice: non conta l’azienda, non contano i prodotti o i servizi, men che mai contano i clienti. Anche al costo di morire, ciò che è importante è il lavoratore. Il monarca assoluto del nostro sistema capitalistico, in cui gli utenti, i cittadini non valgono nulla. E sulla base di questo principio si è costruita un’impalcatura giuridica altrettanto assurda: che va dall’intoccabilità dello Statuto dei lavoratori, approvato quasi 40 anni fa, a una giurisprudenza per cui la parte, supposta ex lege debole, il lavoratore appunto, ha sempre e comunque ragione.
Berlusconi sta facendo di tutto per trovare una soluzione ad Alitalia. Ma non perda di vista la grande preda: rivoluzionare il rapporto tra imprese e lavoratori vale cento volte il salvataggio di Alitalia. E se il costo (si fa per dire) è quello di rinunciare alla Cgil si proceda. Il caso Alitalia gli dà una forza unica. Ha dalla sua parte il sindacato più moderno, ma ciò che più conta, l’intero Paese. Non è una questione di destra o di sinistra, è semplicemente un moto di ragionevolezza. Il suicidio di Alitalia è il suicidio di un sindacato che ha preteso di cogestire la politica italiana sin dal dopoguerra. Di un sindacato che passa più tempo a Palazzo Chigi di quanto faccia nelle fabbriche. È la dequalificazione di un sindacato che facendo finta di tutelare i più deboli, pensa a tutelare se stesso. Molti hanno rivisto nel caso Alitalia la battaglia vinta dalla Thatcher contro i minatori inglesi. Se domani il governo riuscisse a trovare una soluzione per Alitalia (il rientro di Colaninno&co), ma non mettesse mano ad una seria riforma dei rapporti con il sindacato, sarebbe comunque una sconfitta.

(continua…)

Bad company in famiglia – vignetta di Altan

Domenica, 14 Settembre 2008

(continua…)