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Il piano segreto del governo per l’economia

Venerdì, 18 Marzo 2011

Si può rafforzare la crescita anche senza stimoli finanziari. Ovvero: una frustata composta di semplificazioni e snellimenti burocratici può favorire l’attività di impresa riducenco costi e intralci. In attesa della riforma fiscale in cantiere al ministero dell’Economia, il governo è al lavoro da un lato al Pnr (Programma nazionale di riforma) da presentare entro il 15 aprile alla Commissione europea e dall’altro a un dl Sviluppo per maggio-giugno. Da un carteggio riservato fra uffici tecnici ministeriali e associazioni imprenditoriali, emergono le semplificazioni allo studio nei dicasteri retti da Paolo Romani (Sviluppo economico), Renato Brunetta (Innovazione nella pubblica amministrazione), Roberto Calderoli (Semplificazione normativa) e Altero Matteoli (Infrastrutture) che spaziano dal piano casa agli appalti pubblici, dall’urbanistica allo snellimento per le attività produttive. Uno degli obiettivi generali è “la qualità della produzione normativa”, si legge nei documenti non pubblici: il fine è quello di prevedere “un divieto di introdurre nuovi oneri burocratici senza ridurne altri per un importo corrispondente”.Il capitolo “urbanistica ed edilizia” è corposo: l’esecutivo conta di “incentivare interventi di demolizioni e ricostruzioni”, anche “attraverso il riconoscimento di maggiore volumetria” e “la possibilità di delocalizzazione in zone diverse in caso di demolizioni”. I dicasteri coinvolti stanno studiando anche in materia edilizia “una riduzione del termine da 60 a 30 giorni per i controlli della Pubblica amministrazione” e “la conferma della vigenza della cosiddetta super Dia edilizia (denuncia di inizio attività), statale e regionale, che può essere presentata in alternativa al permesso di costruire”.
Le misure, secondo gli appunti governativi al vaglio delle maggiori confederazioni degli imprenditori, puntano “alla riqualificazione urbana, all’attribuzione di premi di cubatura, alla possibilità di modificare le sagome degli edifici e di delocalizzare le cubature di immobili demoliti”.Non meno importante è il capitolo sugli appalti pubblici: Palazzo Chigi cerca di conciliare l’accelerazione delle procedure, i risparmi nella spesa pubblica, la partecipazione dei privati e, soprattutto, “una sistematica riduzione dei termini di svolgimento di alcune importanti fasi procedurali delle grandi opere”. Le misure in cantiere vanno “dal riconoscimento di maggiori diritti per i privati in materia di finanza di progetto”, “all’abbreviazione dei termini delle procedure per la realizzazione di infrastrutture e insediamenti produttivi privati strategici”, passando per “l’innalzamento delle soglie per l’aggiudicazione dei lavori mediante procedura negoziata senza la pubblicazione del bando”.Inoltre “il decreto legge in gestazione – si legge in un appunto dei tecnici ministeriali – potrebbe prevedere misure di semplificazione delle procedure per il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica, fortemente sostenute da Confindustria, nonché norme volte a semplificare i procedimenti e ad accelerare i tempi per la concessione di finanziamenti per la ricerca e l’innovazione”.La confederazione presieduta da Emma Marcegaglia, infatti, giudica “sicuramente condivisibili” gran parte degli interventi allo studio, tra cui quello di “una riduzione di tempi e costi di gestione delle pratiche e la riduzione di alcuni adempimenti amministrativi imposti alle imprese dalla normativa in materia di privacy”. Gli industriali, invece, hanno espresso dubbi sull’ipotizzata abolizione di nuovi arbitrati e interrogativi sulla riforma degli incentivi: “Si potrebbe stimare – si legge in un documento confindustriale a circolazione interna – una perdita complessiva di circa 2,2 miliardi di incentivi erogati”. m. arnese ilfoglio

Gli amici di Fini

Giovedì, 18 Novembre 2010

Imprenditori, manager, liberi professionisti. La campagna acquisti dei finiani è già iniziata: “Nessun arruolamento, ci contattano loro, ci sono anche esponenti di primo piano nazionale”, dice un finiano che vuole mantenere l’anonimato come i nuovi arruolati. I più attivi nel reclutamento sono i futuristi Adolfo Urso e Italo Bocchino. Un ruolo non secondario nel tenere i contatti con categorie e confederazioni lo svolge il deputato Catia Polidori, già presidente dei Giovani della Confapi (piccole imprese). “Tutti però ci scongiurano di non andare a elezioni anticipate”, confessa un arrembante finiano sbalordito della moderazione di imprenditori e manager.  Le adesioni più massicce sono giunte da Milano, dove il punto di riferimento dei futuristi è Giampaolo Landi di Chiavenna, assessore alla Salute del comune e unico finiano della giunta Moratti. A una recente riunione di futuristi milanesi, al teatro Derby, sono stati intravisti Livio Torio del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, l’industriale Giovanni Gorga (del gruppo omeopatico Guna) e il vicepresidente di Confagricoltura Mario Vigo. Landi di Chiavenna ai suoi collaboratori ha comunicato i nomi di alcuni imprenditori e professionisti che si sono iscritti: nel primo elenco figurano Filippo Abrami, Alberto Zanardi e Luigi Gilardi. Fra gli avvocati e i commercialisti compaiono Nicoletta Cuomo, Lorenzo Appiani e Walter Marazzani. I contatti sono anche a un livello superiore. I più maliziosi tra i berlusconiani scorgono dal sito di Generazione Italia promossa da Italo Bocchino la pubblicità di Sorgenia del gruppo Cir di Carlo De Benedetti, mentre c’è chi disegna uno scenario in cui Futuro e libertà condivide le aspirazioni sul mercato tv, in Italia e in Europa, del gruppo di Rupert Murdoch. In verità i contatti dell’ad di Sky Italia, Tom Mockridge, con Fini e i futuristi sono cordiali e frequenti, e non è un mistero che la tv murdochiana abbia sponsorizzato il recente seminario sull’immigrazione organizzato dalla finiana FareFuturo e dalla dalemiana ItalianiEuropei. Nessuna dichiarazione ufficiale pro futurista dai livelli alti di Confindustria. Ma in ambienti finiani c’è chi parla di un interesse espresso in privato da Gian Domenico Auricchio, presidente di Federalimentare. Attivo tra gli imprenditori è il deputato finiano Francesco Divella, dell’omonima industria, finiano di lungo corso. Chi ha invece un ruolo meno politico, in particolare come sostenitore-sponsor di FareFuturo, sono gli imprenditori Giancarlo Ongis di MetalGroup e Michele Mazzucconi. Uno degli sponsor di Fare Futuro, come ha rivelato nelle scorse settimane il quotidiano Italia Oggi, è anche Simon Pietro Salini, presidente dell’omonimo gruppo attivo soprattutto all’estero nel settore delle costruzioni. Un gruppo, comunque, difficilmente incasellabile politicamente considerato che ha comprato in pieno accordo con i venditori il gruppo Todini presieduto da Luisa Todini, in passato europarlamentare di Forza Italia e tuttora vicina al Pdl. A Roma è comunque sulla schiera di manager e amministratori di società ed enti pubblici che gli esponenti di Fli contano per radicare il nascente partito. C’è chi attribuisce all’immobiliarista Sergio Scarpellini, in passato finanziatore sia del centrosinistra sia del centrodestra, simpatie finiane. Dovute, con tutta probabilità, a motivi imprenditoriali: Scarpellini è proprietario attraverso diverse sue società di immobili affittati alla Camera dei deputati. Di sicura fede futurista sono invece Pierluigi Scibetta, consigliere dell’Eni, Ferruccio Ferranti, ad del Poligrafico dello stato, ed Emilio Cremona, presidente del Gse, il gestore dei servizi energetici controllato dal Tesoro. Scibetta, Ferranti e Cremona fanno parte del comitato esecutivo della fondazione FareFuturo. Meno organico, seppure non lontano da Fini, il consigliere d’amministrazione dell’Enel, Sergio Luciano. Fra coloro che invece negli ultimi tempi si sono defilati, o hanno assunto posizioni critiche verso il presidente della Camera, il dirigente della Rai, Guido Paglia, e uno dei fondatori di An, Gaetano Rebecchini. m. arnese ilfoglio