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il mio nome è Simeon, Marco Simeon

Domenica, 26 Febbraio 2012

Il segreto è un potere: “In Vaticano insegnano: chi sa non dice, chi dice non sa. E io non dico mai troppo”. Il 33 enne Marco Simeon è un equilibrista fra fede e denaro, banche e chiese, chiaro e scuro: ossequioso direttore di Rai Vaticano e responsabile relazioni istituzionali e internazionali di viale Mazzini, discepolo di maestri diversi e controversi fra il cardinale Tarcisio Bertone e il faccendiere Luigi Bisignani, fra il cardinale Mauro Piacenza e il banchiere Cesare Geronzi. Non appare mai. Non parla mai. Non commenta mai: “Questa è la mia prima intervista”. Dove c’è scandalo, c’è il nome di Simeon.Inchiesta appalti e cricche che frantuma la Protezione Civile di Guido Bertolaso: viene beccato al telefono con Fabio De Santis, l’ex provveditore alle Opere pubbliche in Toscana. Veleni e tensioni in Vaticano, monsignor Carlo Maria Viganò denuncia al cardinale Bertone malaffare e corruzione e accusa Simeon di calunnia. Ultimi documenti che circolano dietro le mura leonine: è lui il referente per la P 4 di Bisignani dentro la Santa Sede.
Chi è Simeon?Un ragazzo di Sanremo, figlio di un benzinaio.Questa è una favola. Nessuno ci crede. Lei è un protetto del cardinale Bertone, il segretario di Stato.Il cardinale è un maestro. Mi ha sempre consigliato le strade migliori. Ognuno gioca la sua carta: Bertone per me non è una carta, ma una relazione importante. L’ho conosciuto nel 2003, appena nominato arcivescovo di Genova. Anzi, prima incontrai il precedente Segretario di Stato, il cardinale Angelo Sodano, tramite il vescovo di Ventimiglia, Giacomo Barabino.Che faceva a Sanremo?Collaboravo con la Chiesa, fu una mia scelta universitaria per la tesi che scrissi sul ruolo del Segretario di Stato.All’improvviso arriva a Roma, neanche laureato, ambasciatore in Vaticano prima per Capitalia e poi per Mediobanca.Il mio esordio in Santa Sede è merito dell’ex ministro Giuliano Urbani, che mi offrì di gestire i rapporti istituzionali, prima che io diventassi consulente per Banca Intesa.Come ha conosciuto Urbani?Grazie a un comune amico, l’ingegnere Giuseppe Corigliano, allora portavoce dell’Opus Dei.Lei è soprannumerario dell’Opus Dei?No, non ho mai aderito. Ho frequentato l’Opera durante l’università a Milano e conosco tante persone dell’Opus Dei. Ho sempre vissuto un rapporto istituzionale con la Chiesa, il mio unico capo è il Santo Padre.A 26 anni già gestiva gli affari di Capitalia in Vaticano. Com’è possibile?Mi presentarono a Cesare Geronzi, il banchiere istituzionale per eccellenza.Chi la presentò?Un amico in comune.Benedetti amici in comune.Io ho la passione per le pubbliche relazioni.Come Luigi Bisignani. Questa qualità mi accomuna a lui.E dunque chi le presentò il faccendiere? Non era difficile incontrare Gigi a Roma.Neppure semplice.Tante persone parlavano con lui. Provo sentimenti di profonda stima e affetto per Gigi, non ha mai avuto interessi economici con me. E non l’ho dimenticato neanche nei momenti più difficili.Cos’è la P 4?Non l’ho capito.Bisignani ha patteggiato una condanna di 1 anno e 7 mesi.É una persona valida e perbene. Per interloquire con il Vaticano non aveva bisogno di me.Che fa Bisignani?Il lobbista. É un occhio informato su tutto ciò che avviene in Italia e io lo ascoltavo per capire il nostro Paese.Lei è un massone? No. Posso solo dire che la massoneria è una componente fondamentale del potere in Italia.Ecco emergere un Bisignani in sedicesimo.Divertente: il nuovo B 16. Di Gigi ce n’è uno solo, basta e avanza.
Lei disse al suo amico Bisignani: “Quello di Lirio Abbate sull’Espresso è un articolo di merda e nessuno lo ha accorciato”.Era uno sfogo. Fui avvisato che sarebbero uscite due pagine su di me a firma di Lirio Abbate.Da chi fu avvisato?Non da qualcuno del settimanale. Mi lamentavo perché l’articolo non era stato corretto.Sarà la sua abitudine a diffondere notizie sul Vaticano, a direzionare l’informazione, come scrive mons. Viganò.Completamente falso. Non sono io il vaticanista occulto del Giornale.Viganò dice il contrario.Perché prese sul serio un pettegolezzo del vaticanista Andrea Tornielli, che poi mi ha chiamato per scusarsi. Non ho rancore per lui. Viganò ha ricevuto notizie sbagliate. Agiva in buona fede, però.Lei conosce sia Bertone sia Bagnasco. Cos’è la guerra in Vaticano?Non vedo guerre. E smentisco qualsiasi rottura fra il Papa e Bertone oppure fra Bertone e Angelo Bagnasco (presidente della Conferenza episcopale italiana)Chi sono i corvi? Bertone ha dichiarato che si nascondono nella boscaglia. Il potere non si esprime con lettere anonime. I corvi sono quelli che, seppure all’interno, sentono una forte avversione per la Chiesa.Vogliono spodestare Benedetto XVI?Fra i dodici apostoli c’è anche Giuda.Chi sarà il successore di Papa Ratzinger?Lunga vita al Papa. Non confondiamo la preoccupazione per la salute del Papa con la voglia di una successione.Una voglia che coinvolge anche Bertone?É un argomento lontano.Perché ha suggerito a Bertone la nomina di Lorenza Lei a direttore generale della Rai?Ho semplicemente sostenuto Lorenza negli ambienti che conosco e che frequento perché la considero una dirigente straordinaria. Anche l’ex direttore generale Agostino Saccà è stato di aiuto, essendo un dirigente bravissimo e un uomo di Chiesa.Ma su Lorenza Lei ha cambiato idea. Non è vero. Ci sentiamo quasi tutti i giorni. Non solo perché è cattolica. E non come dite voi perché siamo insieme nell’Opus Dei.Lorenza Lei appartiene all’Opus Dei?Non saprei.Chi ha raccomandato Marco Simeon a Mauro Masi per diventare direttore istituzionale di viale Mazzini?Non certo Bisignani.E chi?A quel tempo lavoravo per Geronzi.Aveva appena chiuso un affare stratosferico per una par-cella di 1, 3 milioni di euro: la vendita di un complesso in viale Romania, di proprietà del Vaticano, al gruppo Lamaro di Toti. Ho svolto il mio compito di consulente del gruppo, ricevendo una parcella leggermente inferiore.Malelingue insinuano che lei sia il figlio di Bertone.Assomiglio troppo a mio padre.Presto tornerà a lavorare per una grande banca italiana?Non lo escludo. c. tecce Il Fatto quotidiano, 26 febbraio 2012

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P4, Montezemolo fa per noi

Venerdì, 14 Ottobre 2011

Ecco l’uomo nuovo. Il ricco signore dal profilo elegante che parla di domani, mette in un angolo il passato, sogna la palingenesi morale di un Paese che dopo quasi due decenni di berlusconismo avverte la necessità di proiettarsi nel futuro. Doppio cognome, profilo moderno, vecchissime abitudini. Luca Cordero di Montezemolo appare in molte conversazioni dell’affaire P4. Dialoghi ininfluenti sotto l’aspetto penale, ma illuminanti in un’ottica popolare esasperata che rifiuta lo status quo e pretende, per gli anni a venire, mutamenti radicali del costume da parte di chi si candida a guidare la barca. Luca Cordero di Montezemolo è tra loro.Al telefono con l’intercettato Bisignani, dopo essersi dichiarato favorevole allo strumento investigativo (“Fondamentale in tante indagini e processi”), parla di sondaggi, di macchine da ritirare, chiede piccoli favori per l’ex compagna Edwige Fenech, riceve messaggi, effettua chiamate. Ripercorrerne il senso, a quasi un anno di distanza – quando il progetto di mettere faccia e voce in politica è ben oltre lo stato embrionale – può essere utile per fornire una carta d’identità all’elettore tipo. Con Luigi Bisignani il rapporto è antico.Come scrive Stefano Feltri nel libro ‘Il candidato’, i due si incontrano alla fine di un complicato decennio, gli anni ’80, sul terreno di Italia ’90, fitto di occasioni lavorative (Montezemolo, dal 1986 ai Mondiali, fu presidente del comitato organizzatore). Bisignani è reduce dall’affaire P2, Montezemolo dalle ire di Cesare Romiti (che lo allontanò dalla Fiat nel 1983, confinandolo alla Cinzano, grazie all’intercessione di Gianni Agnelli).A ‘La Storia siamo noi’ di Giovanni Minoli, a precisa domanda del conduttore: “Senta, ma è vero che lei con Montezemolo ha avuto uno scontro durissimo? Che l’ha cacciato dalla Fiat? L’ha mandato alla Cinzano perché vendeva gli incontri con l’avvocato Agnelli?”, la risposta di Romiti non ammetteva repliche: “Sì, è vero questo (…) Perché lui ha ammesso quello che avveniva. Eravamo insieme, l’avvocato Gianni Agnelli, io e lui, naturalmente ha lasciato immediatamente l’azienda (…)”.Tra “Bisi” e Luca Cordero nasce un’amicizia, giunta intatta fino a oggi. Ragionano di prospettive, riflettono sul futuro, si danno conforto. Ed evocano eminenze grigie, di nome Gianni Letta. In questa conversazione del 19 novembre 2010, Luca chiede un favore all’amico e intanto sventola sondaggi consolanti.Montezemolo: “A parte che sono usciti dei sondaggi su di me incredibili – incomprensibile – non me ne frega niente e sottolineo niente, però io (…) non capisco perché sono così buoni visto che sono sempre fuori da tutto, va bene, ti volevo dire, tu senti magari un attimo Gianni… (…) no almeno che aria tira, cosa pensa lui, ultimamente mi dice la gente che l’ha visto che l’ha trovato molto, molto non suonato, ma non è il termine giusto, frastornato dalla situazione…”.Bisignani: “Sì, sì ma io domani ti do un quadro ben preciso”.Montezemolo: “Ma tu lo senti ogni tanto o no?”.Bisignani: “Sì, sì ma domani ti dico tutto”.Montezemolo: “Scusa, finisco, un minimo di condivisione anche un po’ con lui su certe cose, ecco”.Bisignani: “Assolutamente”.IL CANDIDATO (?Luca Cordero di Montezemolo vuole entrare in politica. Molto al di là delle dichiarazioni d’intenti. Per presentarsi a un pubblico distante dalle assise di Confindustria sceglie il palco televisivo. Assieme ad Aldo Cazzullo ed Elisabetta Canalis, Fabio Fazio lo ospita a Che tempo che fa il 21 novembre 2010. La trasmissione -come spesso capita – fa ottimi ascolti. Sotto l’occhio delle telecamere Montezemolo pontifica: “Non mi piace il modo di fare politica di oggi”. Il giorno dopo, alle 13:06, Luca Cordero chiama Bisignani. Insieme valutano il successo dell’operazione simpatia.Montezemolo: “Luigi allora… e grazie ancora dell’sms, abbiamo battuto tutti i record di audience”.Bisignani: “Grande”.Montezemolo: “Nel senso che abbiamo fatto, io ho fatto il 22%, loro non erano mai andati oltre il 15%-16%”.Bisignani: “Mamma mia”.Montezemolo: “Con sei, sei milioni di persone e la rete Tre è la prima volta di domenica sera vince la serata, quindi bene anche come attenzione, dunque adesso io ti chiamo per una cosa di questo genere su cui, allora… sai che ho un grande amico (…) fraterno che si chiama Gianni Punzo (…). Lì c’è uno, un mascalzone che vuol far il presidente degli industriali. Te la faccio breve, la Marcegaglia ha posto il veto su Punzo, allora sia lui, che un altro molto bravo proprietario della Ferrarelle, un altro proprietario della Yamamay, escono perché dicono che non accettano che ci siano dei veti sulle vice-presidenze (…)”.La conversazione prosegue e Montezemolo passa al punto chiave. Sulla successione a Gianni Lettieri, presidente da quattro anni di Confindustria Napoli, c’è la guerra. Paolo Graziano, il candidato scelto da 53 imprenditori, secondo Montezemolo è “un giovane senza né arte né parte”. Montezemolo si prodiga perché il suo amico Gianni Punzo, potente patron di Cis-Interporto, non subisca veti.Montezemolo: “Allora posso farti chiamare da Carlo Calenda per spiegarti la situazione perché in questo momento, quello che noi vorremmo tutti…”.Bisignani: “È che questo si ritirasse”.Montezemolo: “No è che la Marcegaglia non può pensare di dire che sono i vicepresidenti di Napoli, no a Punzo perché è troppo amico di Montezemolo perché dobbiamo anche tra di noi un po’ fare squadra”. Bisignani: “Certo, assolutamente sì, mi dai 5 minuti che chiamo prima Lucchini… sento come sta la questione, ma questo lo facciamo”.Alle 13:10 del 22 novembre Bisignani chiama Stefano Lucchini, consigliere di amministrazione dell’Eni. Quest’ultimo gli spiega che la guerra triangolare – in atto tra Mauro Moretti, amministratore delegato di Fs, Emma Marcegaglia e lo stesso Montezemolo – crea dei disequilibri che vanno sanati. Dunque via libera a Punzo. Che però, a dispetto delle conversazioni, si ritirerà sull’Aventino e rimarrà fuori dalla giunta.Convinto del successo dell’operazione, Bisignani chiama comunque Montezemolo, in tempo reale. Sono le 13:14. Dalla telefonata con Lucchini sono trascorsi pochi secondi. Bisignani dice all’amico di chiamare Lucchini o di farlo chiamare da Punzo. Concordano sul fatto che il problema abbia nome e cognome:”Tutto‘ sto casino lo sta mettendo su Moretti, non ti credere”, e infine Bisignani accoglie le lamentele di Montezemolo.Luca ce l’ha con Maurizio Bianconi del Pdl che ha dichiarato: “L’unico cinepanettone è la vita di Montezemolo”.(…) Montezemolo: “Ma leggiti una dichiarazione di un certo Bianconi (…) che dice ‘Montezemolo è un figlio di papà, non ha mai fatto un cazzo nella vita, come cazzo si permette di parlare (…)’ e nessuno che entra nel merito (…) mi ha chiamato uno che non sentivo mai, Giancarlo Leone, mai da mesi (…) dice che ho dato un segnale di positività e anche di amore per questo Paese al di fuori delle polemiche (…)”.PUNTO G(ELMINI)Bisignani e i suoi amici discutono spesso di Montezemolo, e lo fanno al telefono. L’8 ottobre 2010 alle ore 19:55 Gigi tocca l’argomento con Mariastella Gelmini, ministro della Pubblica Istruzione, apparentemente più interessata al dopo Berlusconi che alle ambasce di un mondo della scuola alle prese con tagli selvaggi. Non prima di aver scaricato veleno sul capo di gabinetto, il professor Vincenzo Fortunato: “Io non mi faccio trattare come Bondi”, perché quello (Fortunato) è “un cafone, maleducato e anche impreparato” che la mette contro il ministro dell’Economia “dopo che io mi ero praticamente prostituita per costruirmi un rapporto con Tremonti e lui è andato a dirgli che io facevo la furba”.E di aver fornito la migliore definizione del partito azienda, da molti anni a questa parte. (…) “Al netto del casino berlusconiano, però in una qualunque organizzazione aziendale se una persona come Gianni Letta che è come l’amministratore delegato, consente che un capoufficio si comporti così, viene meno l’autorevolezza dell’amministratore delegato”. Poi la Gelmini passa alle cose serie: “Guarda Luigi che ieri ho visto Montezemolo”. Il ministro si proietta in avanti. Offre consigli, agita diffida, ragiona quasi da premier in pectore.(…) Gelmini: “Allora secondo me è molto simpatico… e tra me e lui mi pare si sia instaurato proprio un rapporto di… – incomprensibile -”.Bisignani: “Ti ha detto come gli ho parlato di te, sì?”.Gelmini: “È nata una simpatia, anche un’intesa (…), io mi sono permessa di dirgli due cose, primo di non pensare ai – linea disturbata – però ormai vuol fare politica, questa è una cosa che abbiamo capito tutti, allora io l’ho messo in guardia perché era molto critico e, e, e sulla, sul berlusconismo di questi giorni, sulla Santanchè, su queste cose del Giornale, sai un po’ le cose che ci diciamo tutti, allora io gli ho detto: guardi, io queste cose le condivido, nel senso che anche io da dentro ho delle perplessità, le ho espresse anche al presidente, ma al netto di questo, lei non deve commettere due errori. Mi fa: ‘Quali?’ (…). Prima di prestare la sua faccia a un Pd distrutto perché dal Corriere sembrava che…, dopo lei l’ha smentito, però sembrava che lei avesse già un mezzo accordo con Bettini, Bersani…”.Bisignani: “No, ma questo no, obiettivamente no”.Gelmini: “Ecco, la seconda cosa da evitare è anche quella del terzo polo, perché la verità è che se lui pensa al dopo, il dopo parte e ha comunque una matrice berlusconiana, non è che si può pensare che Casini inventa e, e, e si mette con Rutelli e magari con Fini e fanno che cosa, quindi gli ho detto ‘lei deve comunque rimanere legato a Gianni Letta, che è la persona di riferimento per tutti noi, ogni tanto faccio una telefonata a Berlusconi che insomma è comunque, voglio dire, una persona, è il nostro presidente… ed è’”.Bisignani: “Il problema dei treni te l’avrà detto in questo momento”.Gelmini: “Me l’ha detto, me l’ha detto, però secondo me, guarda Luigi, dobbiamo stargli addosso perché lui…”.Bisignani: “Io quanto è che te lo dico?”. Gelmini: “Ecco perché lui dico: secondo me politicamente è un po’ inesperto (…) ed è lusingato sia da sinistra sia da Casini, mentre questa persona…”.Bisignani: “Però mi ha detto che Casini se si è… i sondaggi gli vanno subito giù, hai visto?”.(…) Gelmini: “Ecco però secondo me… è un tavolo che è utile fare magari con te, con lui, con Franco Frattini (…) teniamolo un po’ agganciato perché l’uomo ha una voglia matta di scendere in campo (…) e se lo lasciamo coltivare agli altri rischiamo di ritrovarcelo in qualunque schieramento ma non nel nostro e siccome comunque ha una buona immagine perché è indiscutibile che il suo nome è legato alla Ferrari, cioè è comunque una persona di peso, rappresenta un mondo del Paese che anche se è un po’ in decadimento… cioè ritengo che noi, soprattutto Letta dovrebbe dargli dei segnali”.Bisignani: “Sì ma poi lui con Letta ha un grande rapporto da sempre, il figlio di Letta ha cominciato a lavorare in Ferrari, c’è proprio una storia”.Gelmini: “Ecco bisogna tenerlo però vicino perché lui oggi mi ha detto appunto che insomma ha avuto tantissime soddisfazioni, tantissime, dice: io non ho bisogno di niente, però capisco che il Paese ha bisogno, vedo che morde il freno”. Malcom Pagani per “il Fatto quotidiano” CONTRO MASI NIENTE FICTION PER EDWIGE, NONOSTANTE UNA MASERATI Dal “Fatto quotidiano”  Luca Cordero di Montezemolo il dialogante sa anche perdere la pazienza. È arrabbiato con Mauro Masi in fuga rispetto agli impegni assunti con Edwige Fenech (un tempo compagna di Montezemolo, ex icona del desiderio anni ’70 e oggi affermata produttrice di fiction per la tv).Montezemolo è un galantuomo e per far conoscere il proprio disappunto all’allora dg della Rai, utilizza il contatto che considera più utile alla causa. Il presidente della Ferrari non ignora che Luigi Bisignani (il cui figlio lavora nel team di Maranello) e Mauro Masi sono ottimi amici. Quindi chiama il primo perché il secondo intenda. È il 5 febbraio 2011, ore 19:43.(…) Montezemolo: “Ti volevo dire questo, io ho bisogno un po’ d’aiuto perché ieri da lì ho chiamato Masi”.Bisignani: “Sì”.Montezemolo: “Perché mi ha chiamato il… Luigi, mi ha detto che non avevano messo il niente, niente niente nel primo e nel secondo film, lui mi ha detto”.Bisignani: “Ma no, ma -incomprensibile-”Montezemolo: “Ma non è vero, adesso vediamo per lunedì, però io ho la sensazione che non ne viene fuori niente, allora”.Bisignani: “Hai fatto benissimo a dirmelo, adesso lo chiamo subito”.Montezemolo: “Tra l’altro io lì la macchina (una Maserati, ndr) gliel’ho mandata, lui non l’ha mai ritirata in tutto questo (…), però Luigi, tu gli devi far capire che se lui non mi fa questa cosa (…) con me ha chiuso ehBisignani: “E certo, ma non c’è dubbio, ma che scherzi? Anche con me se è per questo”.Montezemolo: “Ma tu hai… hai elementi di intervenire con lui o no?”.Bisignani: “Sì, sì, assolutamente sì”.Montezemolo: “A me dispiace però se (…). Se ti rompo le scatole è perché per me è importante, hai capito? Perché…”.Bisignani: “Ma no, no, no, no, lo capisco beni…, lo capisco benissimo, Luca, ma figurati, lo faccio subito, guarda”. (…) Un abbraccio forte, forte”.DALLA FENECH AL MINISTRO DEL TUNNEL: LE DONNE DI MR FERRARIDalla simpatia provata da Mariastella Gelmini a Edwige Fenech, “Montezemolo e le donne” è un film in bianco e nero. Elegante, di nobili natali, affascinante. Luca incontra l’eterea Sandra Monteleoni forse troppo presto. Si sposano. Hanno un figlio, Matteo, che oggi ha più di trent’anni. A Cesare Lanza di Sette, anni dopo, Monteleoni svelerà le difficoltà incontrate dopo le nozze: “Mi sposai giovane e riversai i miei problemi sul mio ex marito”.La storia finisce e Montezemolo si innamora di Edwige Fenech, berbera di confine tra Tunisia e Algeria, bella da stordire, icona di un decennio di cinema italiano a basso costo. Le suggestioni erotiche, viste con il cinico filtro della contemporaneità, risiedevano soprattutto nei titoli. Da “Giovannona coscialunga disonorata con onore” a tutte le soldatesse e le insegnanti di un fortunatissimo filone. Tra loro durerà 18 anni. Montezemolo continua a piacere anche nella maturità. Prima una lunga liaison con Bambi Parodi Delfino (nascerà Clementina), poi un ultimo matrimonio con Ludovica Andreoni. Tre figli. Lei, ha dichiarato Luca, “Non vorrebbe che io scendessi in politica”.

Milanese e Papa, perchè arrestarlo?

Giovedì, 7 Luglio 2011

la carcerazione preventiva in italia è prevista in caso di: 1 rischio di inquinamento delle prove; 2 rischio di fuga; 3 rischio di reiterazione del reato. perchè allora la procura di napoli vuole arrestare papa e da ora anche milanese? con tutte le intercettazione effettuate e gli arresti domiciliari del dominus della p4 bisignani cosa possono fare? non inquinare le prove nè reiterare il reato. fuggire? ma non scherziamo! la verità è che ancora una volta la carcerazione preventiva viene considerata uno strumento di pressione o un modo per far scontare responsabilità che molto probabilmente il processo sfumerà. temis

Magia sessuale, Berlusconi e la P4 nelle veline massoniche

Domenica, 3 Luglio 2011

tumblr_lnq8l7jocs1qfl64mo1_500Da luglio 2010, Gioele Magaldi – fondatore del movimento massonico Grande Oriente Democratico, interno al GOI, ma dissidente rispetto all’attuale Gran Maestro Gustavo Raffi– scrive lettere aperte al caro fratello Silvio Berlusconi. Ieri, Magaldi è stato ospite al programma “La Zanzara”, di Radio 24  e ne ha dette di molto interessanti sul caro fratello Premier (clicca qui per ascoltare il file mp3 della trasmissione). Fin dall’inizio della trasmissione, comincia subito col dire che la Loggia Propaganda 2, che comunque “avrebbe avuto una vita ufficiale terminata nell’81”, avrebbe avuto però una successiva storia ufficiosa e sotterranea che sarebbe proseguita fino ad oggi. “Non si trattava più di P2”, dice Magaldi, “ma di un sistema egualmente trasversale ed efficace che ha gestito in prima persona il Gran Maestro Armando Corona”. E la P4 con la precedente P3? Non sarebbero altro che il risultato di una serie di malintesi. Infatti, prosegue Magaldi “il giornalismo italiano si occupa di Massoneria e di poteri occulti” solo in caso di “emergenze scandalistiche”. Quindi? P3 e P4 non sarebbero altro che  “denominazioni giornalistiche che colgono frammenti di un mondo che non è mai terminato: il mondo della P2 è ancora fra noi”. E Bisignani? “Aveva la tessera numero 1689 della P2” ed è stato quindi “un Pidduista in quell’epoca, ma evidentemente ha proseguito un suo percorso di potere”.Fra i “superstiti”, non vi sarebbe però soltanto Bisignani, che ha proseguito indenne dopo lo scandalo P2: anche Berlusconi avrebbe “continuato il suo apprendistato massonico, dall’82 al ’90, in stretto rapporto con Corona e con altri personaggi fra cui Cossiga, Pisanu, Carboni e via discorrendo”. Bisignani, però aveva interessi differenti rispetto al Premier con cui, al massimo, si sarebbe incrociato sporadicamente avendo seguito un percorso differente che lo portò, nel 92, ad “avere un ruolo importante nella Ferruzzi e dopo, negli anni 90, a legarsi a un certo mondo occidentale che dialogava molto con la Russia di Yeltsin”. Il motivo? Pare che non sia stato spiegato fino ad ora: la realtà era che “c’è stato un grande fermento di ricostruzione di realtà massoniche nella Russia post Gorbaciov e nell’est Europa e Bisignani è stato attivo in questa cosa”. Ma Magaldi aggiunge anche che, se si parla di Bisignani, si deve parlare anche di Letta che viene definito come un “Gentiluomo di Sua Santità” che però ha avuto una certa “dimestichezza con mondi che dovrebbero essere separati e distinti”. E Berlusconi? Che Loggia frequenta? Nessuna. “Dopo lo scandalo P2 nell’81, è entrato direttamente a far parte del Cenacolo più intimo del Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Armando Corona, senza bisogno di Logge”. Dunque, quando si parla di P3 e P4 – e “fra un po’ si parlerà di P5”- si tratta solo di “frammenti che se si volesse rimettere insieme, si scoprirebbe che si riconducono a un mondo di poteri che bene o male gravitano” intorno al Premier. Non solo: “dal 91 è esistita ed è durata fino a tempi recenti, una Loggia specificamente gestita da Berlusconi. Praticamente, un anno dopo la fine della Gran Maestranza di Armando Corona, Berlusconi ritiene che è il momento di fare da solo e di poter interloquire con ambienti massonici esteri ed italiani, avendo una sua realtà fatta in casa, irregolare rispetto ai circuiti nazionali della Massoneria, ma tuttavia efficace”. Per quel che riguarda i riti massonici, il Cavaliere li fa ancora? Parrebbe proprio di sì, avendo lui “un rapporto importante con l’esoterismo. Il suo, infatti, non è stato un incontro affaristico strumentale con la Massoneria”, come invece avrebbe fatto con ambienti cattolici, per servirsene. Magaldi riferisce che “ci sono persone che dicono in giro di aver partecipato a situazioni intermedie tra quelle che conosciamo del Bunga Bunga e quelli che sono i riti legati all’esoterismo massonico”: questi sostengono di aver partecipato assieme allo stesso Premier e a “personaggi che sarebbero inseriti nella Loggia di Berlusconi”. Gioele Magaldi parla, quindi, di “magia sessuale”, che farebbe parte di antiche tradizioni orientali ed occidentali e divise in “tre livelli”. “C’erano riunioni massoniche; c’è stato un profilo goliardico e quindi festini più o meno ‘pecorecci’ e poi c’erano situazioni più elitarie, con persone selezionate: insieme ad allegre fanciulle o anche con fanciulle ‘meno anonime’, si praticava insieme riti di Magia sessuale”. Cosa prevedrebbero questo riti? Magaldi spiega che da secoli esistono in occidente tradizioni analoghe a quelle orientali, come il Tantra, “l’idea di fondo -che fu anche smascherata dalle dichiarazioni di Veronica Lario quando parlò del Drago con le Vergini- era che una delle varianti era che una persona iniziata e quindi con un certo tipo di conoscenze, potesse acquisire energia, vitalità, benessere e salute attraverso l’uso sessuale di altre persone molto più giovani, vampirizzandone l’energia”. Da un anno, Goele Magaldi parla delle connessioni fra l’attuale politica e le Logge massoniche di epoca P2 e successive. Con l’intervista rilasciata a La Zanzara, però, si capisce meglio la “Lettera Aperta n.1 al Fratello Silvio Berlusconi del 26 luglio 2010”, nella quale il capo del Grande Oriente Democratico offre il suo aiuto al Premier: “cercherò di aiutare Te a recuperare memoria e consapevolezza degne di un’aspirante statista (sono quasi 20 anni che ‘aspiri’…)”. Si legge che “al Fratello Silvio importa parecchio dei ‘riti, dei miti, della magia e delle sette esoteriche’, per non parlare delle componenti ‘filo-egizie ed ermetiche’ della sua Weltanschauung”. Magaldi dice che “ci sono cascati in tanti, soprattutto i più sprovveduti antagonisti del centro-sinistra (politici, opinionisti, editorialisti, giornalisti, vignettisti, autori di satira, etc.), ma anche diversi personaggi ‘ritenuti indegni di superiori rivelazioni’, all’interno della tua variopinta Corte di satrapi, maggiordomi, camerieri, nani e ballerine… Tutti però-anche se non messi a parte dei segreti della schiera più intima di adepti-innalzati a ruoli istituzionali, in virtù delle tue ben coltivate ‘doti taumaturgiche’, in grado di innalzare i poveri di spirito’ e di trasformare la feccia e il piombo in oro’”. La seconda lettera, quella Lettera Aperta N°2  al Fratello Silvio Berlusconi del 9 dicembre 2010, si conclude con Magaldi che “Come Massone del Grande Oriente d’Italia e come leader di Grande Oriente Democratico (un movimento interno al Goi, come tu sai, che è composto da persone posizionate a destra, a sinistra e al centro), posso solo auspicare che tu esca presto di scena e che i futuri spazi politici siano occupati da nuovi e più democratici schieramenti: un centro-destra de-berlusconizzato, moderno e pluralista con Fini, Casini e Rutelli”. Lo auspicano anche coloro che massoni non lo sono. n. federici futurolibero.it

La più mignotta di tutte e vuole sposare Berlusconi…

Domenica, 26 Giugno 2011

Bisignani al telefono con il figlio, sulla Ministra Michela Brambilla: “E’ una stronza, brutta, un mostro, mignotta come poche, la più mignotta di tutte.” Dago a telefono con Bisignani, sulla Ministra Mara Carfagna: “Quest’altra scema della Carfagna, no … che è sempre più matta perché, l’ultima che mi hanno detto è che lei vuole … vuole veramente .. pretende davvero la mano di Berlusconi … la sai l’ultima? Veramente vuole che Berlusconi la prenda … la impalmi.” Intercettazioni italiote…

Una email inserisce un microspia nel computer per intercettare

Venerdì, 24 Giugno 2011

La microspia nell’ufficio di Bisignani è stata inserita mediante una email mandata nel computer del lobbysta. Lo si legge in un articolo dell’Espresso. nessun commento. temis

Il casino delle Libertà (divertente pezzo di Luca Telese)

Giovedì, 23 Giugno 2011

Ecco vedi: “Una mignotta come poche”. Non è solo il turpiloquio. Non è solo un gioco del telefono, o il normale effetto retroscena che tutte le intercettazioni regalano. Non è (solo) come guardare nel buco di una serratura, questo ritratto di famiglia (ostile) in un interno. Michela Brambilla per Luigi Bisignani è “una stronza, brutta come un mostro, mignotta come poche”.Non è solo miseria, insomma: questo crepuscolo avvelenato dall’invettiva acrimoniosa è la facciata azzurrina del berlusconismo che si crepa come un fondale di cartapesta preso a cannonate, un altro frammento di sogno che si dissolve.Non sono quindi parole dal sen fuggite in un impeto d’ira, queste, ma lampi di verità distillata, frammenti di una neo-lingua politica tutta da decrittare. Sono le voci di una corte che vivendo sotto una monarchia assoluta, e subendo il vincolo di lealtà imposto dal sovrano taumaturgo, ha come unico sfogatoio l’ingiuria coperta, la maldicenza, l’invettiva privata. Fa una certa impressione scoprire che il Popolo della libertà e la corte berlusconiana avevano un dark side feroce, “un codice Bisignani” sommerso, fatto di coltellate, lessico triviale e disistima interpersonale elevata all’ennesima potenza.Ed ecco perché suonava quasi grottesco, ieri, il post messo in rete dal ministro Franco Frattini sul suo blog, rivolto (come se a parlare fosse una bella animella turbata dalle maldicenze), al solito immaginario interlocutore gggiovane: “Vorrei chiedere anche a voi, ragazzi se, leggendo i giornali in questi giorni – scrive il ministro – non condividete con me un sentimento di delusione, di fastidio”. Fastidio? Ma figuriamoci.Invece, piuttosto, il lettore non affetto da moralismo, da paternalismo o dal politicamente corretto, più che fastidio e delusione prova sorpresa e curiosità per l’abisso che si spalanca davanti ai suoi occhi (e alle sue orecchie), sostituendosi all’unanimismo prefabbricato, ai sorrisi da foto opportunity.Che dire per esempio del fatto che Flavio Briatore, il socio per antonomasia di Daniela Santanchè, privatamente parli male di lei? “Quello che mi fa strano è che il presidente l’ha messa lì”. E che dire del fatto che lo stesso Briatore e la Santanchè, insieme, parlassero male dell’Ignazio La Russa (loro amico storico) scalciante nei garretti di Corrado Formigli? “È stata una cosa brutta la sua, molto brutta!”.E che dire del lamento spietato della ministra Stefania Prestigiacomo (sempre al telefono con Bisignani, senti chi parla) che si lasciava sfuggire l’indicibile? “Berlusconi deve essere intelligente, e purtroppo non lo è”. E che dire del fatto che aggiungesse ancora, sconsolata, con una stilettata (già che c’è) alla Carfagna: “Berlusconi le dà ragione su tutto!”. Anche nella sintesi imperfetta di questi brogliacci, insomma, si consuma un cortocircuito drammatico fra la rappresentazione elegiaca del partito unanimista e il veleno della contesta interpersonale del partito-faida.Il primo è solo un ologramma che si dissolve, il secondo è quello vero, che si macera tra Orazi e Curiazi. E il povero ministro Scajola, quello che tutti a parole difendevano? Sempre parlando con Briatore la Santanchè è categorica: “Ma figurati! Ma Figurati se Scajola ritorna…”. E lui: “No, ma… ma non c’è niente da stupirci lì, eh…”. Lei, sempre più indignata: “Ma scherzi?! Ma che dici?! Non possiamo farlo! I nostri ci mandano… l’80 per cento della nostra gente non lo vuole!”. E che cosa succede quando “Bisi” parla alle spalle del direttore del Giornale, Vittorio Feltri, con un giornalista come Enrico Cisnetto? “Lui – sostiene Cisnetto – ha in testa di candidarsi in politica appena Berlusconi schioda”.Di più: “Secondo me – aggiunge – alcuni passaggi che lui (Feltri, ndr) fa sono pienamente finalizzati a creare problemi a Berlusconi, perché poi, quando si è messo a tavola a parlare di Berlusconi, ne parlava talmente male… Se avessi avuto un registratore mandavo la cassetta al Cavaliere. Sarebbe svenuto. Cosa non ha detto!”. Il fatto curioso è che Feltri non aveva nascosto le stilettate a Berlusconi in pubblico (“Io, se devo scopare, non ho mica bisogno della claque”).E che dire, di contro del fatto che Bisignani, considera sbagliata la campagna del quotidiano contro Fini? Il fatto è che il meccanismo de relato prevale persino su quello pubblico: come se il parlar male alle spalle, nel centrodestra, fosse il vero modo per combattere battaglie politiche. L’unico linguaggio efficace: il che non può stupire in un partito sterilizzato in cui non si vota mai, e in cui tutto discende dal capo. Un po’ come il sottosegretario Cosentino intercettato (in un’altra inchiesta) mentre parlava con l’amico Arcangelo Martino contro Stefano Caldoro.Il primo diceva: “Tu mi piacesti assai quando dicesti quel gruppo di ricchioni, di frocetti…”. E Cosentino: “Sì, di frocetti! Ma io sono lungimirante”. E l’altro: “Eh, lo so no tu sta cosa te la porti appresso perché sei stato un grande”. Al che Cosentino concludeva, addirittura euforico: “Sì, sì il fatto dei frocetti rimarrà nella storia”. Profezia avverata, ma non nel senso che lui immaginava.Così come sarebbe rimasta agli atti, ma non certo a suo onore, la memorabile divisione del partito campano in due aree: “Ci sono i bocchiniani e i bocchinari”. E poi, ovviamente, non mancano gli episodi di comicità involontaria, ad esempio quando un Mauro Masi tutto speranzoso chiede un giudizio a “Bisi” dopo la sua performance ad Annozero: “Come sono andato ?”. Risposta lapidale: “Hai fatto una figura di merda”. Il che per una volta combacia alla lettera con il giudizio consegnato ai pm: “Ho sempre pensato che fosse inadeguato a ricoprire quel ruolo”.Qui siamo molto oltre il vilipendio sessuo-antropologico del capo, oltre a quel memorabile epiteto – “culo flaccido” – che Nicole Minetti riservò a Berlusconi. Così, anche se prendi questo grumo di veleni e gli fai la tara, anche se pensi che tutti noi al telefono non risparmiano incazzature e motteggi, resta un segno indelebile. Un tempo si diceva che i panni sporchi si lavavano in famiglia. Stavolta invece restano sporchi, nessuno li lava, e se ne restano lì, come i rifiuti per le strade di Napoli . Luca Telese per “Il Fatto Quotidiano

Bisignani, mi chiamo mr. Wolf

Domenica, 19 Giugno 2011

Cercava di influenzare anche le nomine della Confindustria. Luigi Bisignani premeva sul suo amico all’Eni, Stefano Lucchini, responsabile Relazioni istituzionali dell’Eni e membro della Giunta di Confindustria Napoli , per favorire la nomina di un amico di Luca Cordero di Montezemolo. Parliamo del suo socio nella compagnia ferroviaria Ntv: Gianni Punzo. È un altro dei retroscena dell’inchiesta condotta dalla Procura di Napoli sulla P4. Un altro dettaglio che dimostra il potere del lobbista, intimo amico di Gianni Letta, che peraltro ha un figlio che lavora in Ferrari. Ne aggiungiamo un altro: il 16 gennaio una parlamentare del Pdl viene intercettata mentre discute con Bisignani di un episodio piuttosto vecchio: la rissa che vide coinvolto, a Ischia, il figlio di Ilda Boccassini, la pm che si sta occupando a Milano del caso Ruby. I due ne discutono il giorno prima del pranzo, ad Arcore, tra Berlusconi e il direttore de il Giornale, Alessandro Sallusti, di Panorama Giorgio Mulé, presenti anche Mauro Crippa (capo dell’informazione Media-set) e Alfonso Signorini. Praticamente tutta la batteria di “fuoco” (d’inchiostro) a disposizione del premier. Passano cinque giorni e il Giornale spara la notizia del 1997 in prima pagina chiedendosi se la Boccassini fece pressioni su qualcuno quando suo figlio Antonio finì sotto processo. Nessuna pressione, come il Fatto Quotidiano verificò a gennaio, poiché suo figlio fu prosciolto nel giugno 1998. Resta un fatto: il giorno prima del summit ad Arcore, una parlamentare del Pdl parla con Bisignani dell’episodio e pochi giorni dopo la notizia, riesumata dal 1997, viene titolata in prima pagina dal giornale della famiglia Berlusconi. Le parlamentari e le ministre del Pdl, in costante rapporto con Bisignani, sono comunque più d’una. E spesso sono state intercettate dal nucleo della polizia tributaria della Guardia di finanza di Napoli, su delega dei pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio.Tra queste c’è Stefania Prestigiacomo: il ministro dell’Ambiente, per esempio, è stata vittima di un’intercettazione ambientale. Sembra un gioco di parole, ma è invece un passaggio interessante dell’inchiesta, tanto che la Prestigiacomo nei mesi scorsi è stata interrogata dai pm della procura napoletana.La Guardia di finanza intercetta la voce della Prestigiacomo nell’ufficio di Luigi Bisignani. I due sono in ottima confidenza, parlano tranquillamente, senza immaginare che una cimice sta registrando la loro conversazione. Bisignani sembra preoccupato, forse proprio a causa delle indagini, ma la registrazione è per lunghi tratti incomprensibile e la stessa Prestigiacomo, interrogata, ha detto di non ricordare di cosa stessero parlando.
La ministra non è indagata, ma il suo nome compare nell’indagine, come quello dell’ex presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo. La Gdf napoletana ha intercettato le telefonate di Bisignani mentre tesseva la tela che doveva portare il suo amico di vecchia data, Gianni Punzo, sulla poltrona di vicepresidente di Confindustria a Napoli.Va notato che Bisignani fa parte di un blocco di potere centrato oggi su Gianni Letta (ieri anche su Cesare Geronzi) fortemente ostile a quello di Montezemolo-Diego Della Valle. Ma le conoscenze di Bisignani fanno comodo a tutti, anche ai suoi nemici . È Montezemolo in persona a chiamare Bisignani per chiedere di spingere sull’Eni, al fine di spostare il peso dell’azienda pubblica dell’energia su Punzo. La manovra comunque fallisce, il “Bisi”, stavolta non basta. Punzo, l’imprenditore che ha creato il Cis di Nola, teneva molto a diventare vicepresidente di Confindustria Napoli. Bisignani quindi chiama Lucchini e cerca di ottenere il voto dell’Eni in suo favore. Purtroppo per Montezemolo però Punzo perde e se ne va sbattendo la porta dall’Unione industriali. La spunta infatti una triade di vicepresidenti a cui è difficile opporsi, grossi calibri nazionali: l’amministratore di Trenitalia Mauro Moretti (molto ostile alla Ntv di Punzo-Montezemolo), Gabriele Galateri di Genola, attuale presidente delle Generali, allora in Telecom Italia, e Marco Forlani, responsabile relazione istituzionali di Finmeccanica e figlio del politico Dc, Arnaldo. Antonio Massari per Il Fatto

Gian Marco Chiocci-Massimo Malpica per Il Giornale Anche per la P4 sono migliaia le pagine dell’accusa pronte a finire sui giornali. Sono contenute nella richiesta d’arresto, negli oltre 100 interrogatori dei testimoni, nei numerosi verbali di Luigi Bisignani, nelle intercettazioni telefoniche che in gran parte – secondo il gip – non debbono essere utilizzate. Un’inchiesta mastodondica, quella dei pm Curcio e Woodcock, che il giudice ha in gran parte ridimensionato facendo propri solo tre dei diciannove capi di imputazione.Sono tantissimi i pesci grandi e piccoli, della politica e dell’imprenditoria, ad esser finiti nella rete dei sostituti napoletani. In cima alla lista, oltre a Luigi Bisignani, presunto «dominus» dell’associazione c’è Gianni Letta. Per i suoi rapporti con l’amico Luigi, per la vicenda della candidatura del deputato Papa, per quanto riguarda l’esistenza di una lobby massonica in capo a Bisignani, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio era/è finito nel mirino dei magistrati che lo hanno interrogato a lungo l’8 febbraio scorso a causa di un presunto via-vai di informazioni riservate su indagini top secret che lo avrebbero riguardato.Nell’indagine c’è finita, suo malgrado, anche il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo e quella alle Pari opportunità Mara Carfagna. A quest’ultima, ascoltata come persona informata sui fatti, sarebbe stata mostrata una fotografia con il deputato Papa in compagnia di un soggetto misterioso, che anche la ministra ha dichiarato di non conoscere. Fotografia al centro di una più complessa interrogazione parlamentare firmata da numerosi esponenti del centrodestra su presunti pedinamenti (vietati per legge) di deputati e senatori.Non ha trovato conferme nell’entourage del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini una sua convocazione in procura anche se il suo nome comparirebbe negli accertamenti della guardia di finanza. Di fronte ai pm napoletani è sfilato certamente il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, sfiorato in precedenza dall’inchiesta P3.Tra i politici presi a verbale c’è anche il finiano Italo Bocchino (accusato da Bisignani di avergli spifferato la notizia dell’esistenza dell’inchiesta P4), l’ex Fli-attore Luca Barbareschi (sfilato in procura il 24 febbraio 2011 per una questione inerente un teatro) e «mister centomila preferenze», Alfredo Vito, vicinissimo a Fli. Poi ecco Michele Vietti, storicamente fedelissimo di Casini, oggi vicepresidente del Csm. L’elenco conta anche Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, ma non Denis Verdini, coordinatore del partito citato nelle intercettazioni, convocato ma allo stato non ancora interrogato. Faccia a faccia anche per Valter Lavitola, editore dell’Avanti!, mentre da Palazzo Chigi sono arrivati al centro direzionale di Napoli il capo dipartimento Editoria, Elisa Grande, e Antonio Ragusa, capo del dipartimento Risorse strumentali.A dispetto di quel che si è letto su alcuni giornali, mai è stata interrogata il sottosegretario Daniela Santanché, al contrario del consigliere regionale del Pdl campano, Fulvio Martusciello. Solo boatos, ma nessuna conferma, sul passaggio negli uffici giudiziari napoletani di Paolo Cirino Pomicino.Cambiando sponda politica è stato costretto a dare spiegazioni l’ex leader della Quercia, e attuale presidente del Copasir, Massimo D’Alema. In contatto, perché portato da Bisignani, con il direttore dell’Aise-Sismi, Adriano Santini. A sua volta sentito dai pm il 15 dicembre 2010, dopo l’interrogatorio (avvenuto il 2 dicembre) del generale dei servizi militari Giuseppe Santangelo. Anche Luca Cordero di Montezemolo spunta nelle carte. É lunga la fila dei manager di Stato interrogati. I più importanti ci sono tutti.Dall’ex dg della Rai, Mauro Masi,a Mauro Moretti, ad di Fs, passando per Paolo Scaroni, ad di Eni (dai pm anche il responsabile delle relazioni esterne di Eni, Stefano Lucchini) fino al numero uno di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini (interrogato l’8 febbraio scorso), e al responsabile pubbliche relazioni della stessa azienda, Lorenzo Borgogni (ascoltato il 12 marzo). Sotto la lente d’ingrandimento dei pm sono finiti anche due ex consiglieri di Romano Prodi, Francesco Micheli (non indagato) e Angelo Rovati interrogato insieme all’amico Anselmo Galbusera, titolare della Italgo-Delta finita nell’inchiesta Why not per aver fornito utenze telefoniche proprio all’entourage di Prodi.E poi Roberto Mazzei, presidente del Poligrafico dello Stato. Sentiti anche molti magistrati ed ex magistrati. Il capo degli 007 di via Arenula, Arcibaldo Miller, l’ex presidente della corte d’appello di Salerno, Umberto Marconi, il «magistrato onorario» Pasquale Lombardi (indagato per l’inchiesta sulla P3), il capo della procura di Nola, Paolo Mancuso. A verbale, per un filone collegato, anche il vice di Tremonti, Marco Milanese.Nell’indagine è finito anche il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, l’ex portavoce della Marcegaglia, Rinaldo Arpisella e quello del sindaco di Roma, Maurizio Basile, l’ex capo della security di Telecom, Giuliano Tavaroli. Per non parlare poi degli imprenditori Vittorio Casale, Marcello Fasolino, Luigi Matacena, Stefano Ricucci, Marcello Fasolino, Alfonso Gallo e Giuseppe De Martino, quello da cui tutta l’inchiesta ha avuto inizio. C’è spazio anche per il carneade Antonio Di Napoli, a tutti gli effetti, detenuto.

Come mai Bisignani ha tirato in ballo Letta?

Sabato, 18 Giugno 2011

La vera domanda è: come mai Bisignani ha coinvolto Letta, ammettendo di averlo tenuto aggiornato sulle indagini? tra i tanti commenti all’inchiesta sulla P4 nessun sembra essersi posto (apertamente) questa domanda. Bisignani ha ammesso di avere informato Letta e non è stato arrestato. C’è un rapporto tra questi due eventi? e ancora: Bisignani è così omuncolo da tirare in ballo uno degli uomini più importanti del ns Paese e suo antico (dicono) sodale solo per evitare le sbarre? se così fosse, c’è da inquietarsi all’idea che fosse uno snodo importante del potere italiano. Altrimenti c’è da pensare che i magistrati abbiamo tante di quelle prove da aver convinto Bisignani dell’inutilità di ogni resistenza. e il fatto che negli uffici di Bisignani ci fosse una microspia e che non essendo parlamentare poteva essere intercettato lascia pensare che ne vedremo delle belle. povero Letta!  temis

P3-P4, non banalizziamo la P2 (by Macaluso)

Sabato, 18 Giugno 2011

Giornalisti e magistrati definiscono P3 e P4 gruppi di quattro-cinque persone che hanno cariche parlamentari o istituzionali e insieme trafficano per fare e ottenere favori a prebende usando poteri pubblici.Ricordiamo la cosiddetta P3 con Verdini Dell’Utri, Lombardi ecc. che trafficavano con magistrati compiacenti e affaristi di ogni risma. Ora con la P4, Luigi Bisignani, un vecchio trafficone, aveva accesso nelle stanze del potere (e con lui il magistrato deputato Pdl Papa) nei palazzi di giustizia e degli affari. I magistrati ritengono che i signori della “P3” e “P4” abbiano commesso reati e fanno il loro dovere a inquisirli.I giornali ci informano che Bisignani avrebbe detto ai procuratori napoletani che «spiava i Pm». Ma come mai i Pm sono spiabili? Pare che un maresciallo dei carabinieri informava Bisignani o Papa. Anche a Palermo un altro maresciallo risultò essere una talpa della mafia e aveva ottenuto la piena fiducia del Pm Ingroia. Ma gli uffici dei Pm sono così penetrabili?
Comunque l’inchiesta giudiziaria ci dirà come stanno le cose: quel che si vede oggi è il rapporto inquinato tra potere politico affaristi e istituzioni. Purtroppo non è una novità.
Ma, questi racconti che leggiamo sui giornali perché vengono accostati a quelli ben diversi e gravissimi che abbiamo letto nelle inchieste sulla P2? In quella Loggia, ricordiamolo agli smemorati, si ritrovavano i comandanti di tutte le armi: esercito, marina, aeronautica, carabinieri. E con loro, tutti i responsabili dei servizi segreti; magistrati di alto rango; gran parte dei direttori generali dei ministeri, compreso il Capo di Gabinetto del presidente del Consiglio e il segretario generale della Camera dei Deputati.Un numero impressionante di generali, ambasciatori. Insieme a loro imprenditori, giornalisti (il direttore e gli amministratori del Corriere), ecc. Non mancavano alcuni uomini politici. Gelli era un coordinatore di questi signori, non la testa. C’erano anche piccoli uomini che attraverso la P2 si arrampicavano: era il contorno. La domanda che in gran parte è rimasta inevasa era ed è questa: perché tutti i più grossi dignitari dello Stato si ritrovarono in una loggia, fuori dallo Stato, a tramare per “riformare” o meglio “rifondare” lo Stato? Su questo si è molto discusso ed è bene ricordarlo.Siccome con qualche sentenza, e tanto accanimento mediatico, si è teso a banalizzare un fenomeno con grande rilevanza politica, come la P2, che segnò un momento drammatico della vita nazionale, l’accostamento ad essa di fatti con protagonisti, come quelli che vediamo nella cosiddetta P3 e ora nella P4, significa contribuire alla banalizzazione di cui parlavo. Non voglio ridimensionare fatti gravi che hanno anche una rilevanza politica. Ma, lo ripeto anche in questa occasione, a ciascuno il suo. e. macaluso riformista