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Il lifting del Cavaliere

Domenica, 3 Luglio 2011

A poco più di un mese dalla micidiale batosta delle amministrative – seguita dallo smacco clamoroso sui referendum – il Pdl annuncia di aver completato il suo lifting. Da una parte un nuovo segretario nominato direttamente dal Capo; dall’altra una manovra economica blanda e dilatoria, tale da non spaventare nessuno; e terzo, aver sminato i mal di pancia della Lega senza neppure doversi affaticare troppo.Davvero questi ritocchi dovrebbero «aprire una nuova era»? Nessuno dei problemi del centrodestra – messi in luce anche dalla stampa amica del premier- appare risolto; anzi se la questione centrale era il declino personale e politico del Cavaliere, si può dire che si sono aggravati.
Tirate le somme, in questa partita, infatti è ancora Berlusconi ad aver fatto man bassa: con l’investitura per acclamazione del “suo” segretario ha messo a nudo per l’ennesima volta la realtà del Pdl, quello di un partito -azienda dove il padrone fa ciò che vuole senza che nessuno osi un tentativo di discussione.«Silvio non tramonta e resta in sella» titola Il Giornale di famiglia, casomai qualcuno avesse dubbi.E quando Alfano inneggia al Pdl cento per cento, con l’annessione totale e silenziosa dell’ex componente di An, sottolinea che il disegno strategico del Capo – un partito senza alcuna voce critica – si è infine realizzato.Così come è ben riuscito il colpo di offuscare la stella nascente di Tremonti, costringendolo a varare una manovra intrisa di promesse a futura memoria: i tagli ai costi della politica? Rinviati alla prossima (chissà) legislatura.La riforma fiscale? Si vedrà, intanto facciamo passare l’estate. Il rientro dal debito? Se ne parlerà nel 2013, con un altro governo.Roba che – confrontata con le roboanti anticipazioni di qualche giorno fa sulle intenzioni del ministro dell’economia – sembra una tazza di camomilla. Fortuna per il Pdl che c’è sempre un Vendola a parlare di «macelleria sociale», in modo da rassicurare gli ultrà di destra che qualcosa di antisociale è stato fatto.Messo all’angolo Tremonti, il Cav. ha anche annichilito la Lega. Dopo il penultimatum di Pontida, Bossi ha raccolto molti schiaffi e qualche piccola blandizia: l’ira del Senatur non è andata – e non poteva andare – al di là della meschina ritorsione sul decreto antirifiuti a Napoli. Con tanti saluti anche alle supposte aspirazioni di Maroni a candidarsi per un futuro lontano e confuso.Insomma come certe restaurate soubrette televisive il Cavaliere dopo il lifting politico appare ancora in forma smagliante, con buona pace di tutti coloro che, con troppa fretta l’avevano già archiviato. Forse durerà solo l’estate, ma intanto la movida continua. m. delbosco ilriformista

Dialoghi su mignotte e infoiati

Giovedì, 23 Giugno 2011

In questa fetentissima Cloaca Massima portata alla luce da carte e cartuccelle della cosiddetta P4 è difficile dire se sia il costume a prevalere sulla politica o viceversa. Ma c’è anche una irresistibile dose di umorismo involontario; certo, la Prestigiacomo che lamenta «Silvio purtroppo non è intelligente» sfiora l’irresistibile; siamo sul pruriginoso con Bisignani medesimo che parla della ministra Brambilla: «Stronza, brutta, un mostro, la più mignotta di tutte» mentre con Masi voliamo sulle vette del sublime. «A Santoro gli stamo a spaccà il culo – ulula l’infoiato ex direttore generale della Rai – sono arrapato come una bestia…». Ora, se le disfunzioni erettili dell’attuale amministratore delegato della Consap sono affari suoi, è un problema di tutti invece giudicare in quali mani è stata affidata – con un atto di forza fortissimamente voluto da Palazzo Chigi – la più grande industria culturale del paese. Come diceva Ettore Petrolini a un tizio che lo fischiava dal loggione: «non ce l’ho con te ma con chi ti sta accanto e non ti butta di sotto». Ecco, da questa ragnatela di trame e raccomandazioni, inciuci e affarucci, appalti e spintarelle emerge un quadro di totale disprezzo per la “cosa pubblica” per le leggi, le regole, la trasparenza. Tutto viene ricondotto nella sfera delle “amicizie” e delle clientele, meglio se opportunamente oliate. Per fortuna gli anticorpi del paese sono ancora robusti; ma per imporre la glastnost a un traballante regime sovietico ci volle comunque un personaggio del calibro di Gorbaciov; da queste parti invece siamo ancora a Rasputin. m. del bosco il riformista

Liberi servi e la mossa

Mercoledì, 8 Giugno 2011

«Muoversi, cambiare tutto». È la parola d’ordine su cui insiste Il Foglio, promotore della libera adunata dei servi del Cav. in programma stamani in un cinema romano. E di rincalzo gli altri supporters invocano dal premier un colpo di reni, una trovata geniale, una mossa azzeccata manco fosse Ninì Tirabusciò. Peccato, però, che a gettare acqua gelata sugli entusiasmi e sulle speranze degli aficionados sia giunto, proprio alla vigilia, l’ennesimo vertice di Arcore più inconcludente che mai. Unico punto di incontro, tirare avanti il più possibile, vivacchiando alla giornata. La riforma fiscale? Boh, chissà, forse quando “ci saranno le condizioni”. Ministeri al nord? Macchè, al massimo un paio di uffici di rappresentanza, tanto pagano i contribuenti. Prospettive di governo? Se ne riparlerà in un prossimo vertice, magari per studiare se anticipare le elezioni al 2012 prima che gli effetti della manovra finanziaria incombente provochino disastri sull’elettorato. Insomma, il nulla impastato col niente. E ben si capisce il nervosismo di Bossi, alle prese con una base leghista sempre più delusa e riottosa, alla vigilia dell’appuntamento di Pontida in cui rischia di presentarsi a mani vuote. E si capisce pure, in qualche modo la frustrazione di un Berlusconi che – potendo – la scossa la darebbe davvero. Ma nonostante tutto il suo talento di showman il premier non sa da dove cominciare, a meno di non rinnegare se stesso e il suo governo. Il problema, cari servi liberi e forti del Cav., è che per i miracoli bisogna rivolgersi direttamente allo Spirito Santo. Il quale non si è ancora stabilito a Macherio. m. del bosco il riformista