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La contraddizione della donna moderna

Venerdì, 9 Marzo 2012

La donna moderna, e con l’aggettivo “moderna” intendiamo “liberata” ed “emancipata” nel senso che la cultura femminista ha attribuito a queste parole, si dibatte, con se stessa e con gli uomini, in una contraddizione fondamentale, dalla quale non sa come uscire.Come vi sia giunta, attraverso quali mutamenti socioculturali e per quali meccanismi psicologici, sarebbe cosa lunga da esaminare; del resto, abbiamo cercato di farlo in una numerosa serie di articoli, per cui daremo come sufficientemente lumeggiato questo punto; vediamo, invece, quale sia lo stato attuale delle cose e come, eventualmente, se ne possa uscire.Semplificando al massimo i termini  della questione, potremmo dire che la donna moderna, sempre meno interessata ai figli e alla famiglia e tutta protesa, invece, a fare carriera o, comunque, ad affermarsi a livello sociale, in concorrenza col maschio e, possibilmente, trionfando su di lui, vorrebbe essere apprezzata per le sue doti decisionali, per la sua forza di carattere, per la sua determinazione e la sua grinta, per la sua intelligenza, per la sua cultura: insomma, per tutte le qualità che, secondo lei, dovrebbero portarla ad eccellere e a mostrare quanto fosse ingiusto ed esecrabile il vecchio ordine sociale che, a suo dire, la discriminava gravemente a vantaggi del maschio, anche se di lei meno dotato e meno meritevole.
Al tempo stesso, però, essa vuol mostrare che l’ambizione di affermarsi socialmente e culturalmente non esclude affatto la femminilità, intendendo quest’ultima quasi esclusivamente nel senso della dimensione erotica e sensuale; pertanto, ella sui è posta il duplice obiettivo di mostrare al maschio che è professionalmente più brava di lui e, contemporaneamente, che è una superdonna e non una brutta copia di lui e, pertanto, che può essere desiderabile e seducente quanto e più della donna di due o tre generazioni fa, la quale si limitava a cercar di piacere al marito.La superdonna moderna, invece, vuole stravincere la sfida col maschio e, quindi, vuole far impazzire di desiderio tutti i maschi, giovani e vecchi, restando però sempre padrona della situazione: il che significa che non è disposta a concedersi mai, limitandosi a godere (anche sessualmente) della loro eccitazione o, tutt’al più, concedendosi con sussiego a qualche maschio che non la metta troppo in ombra e che non ponga in discussione la sua superiorità.
Lo sceglie, dunque, più giovane, a volte molto più giovane di lei, diciamo dell’età del proprio figlio; bello e palestrato, per goderne come di un giocattolo sessuale (magari dopo averne ammirato le grazie in qualche locale di spogliarello maschile); non troppo intelligente e decisamente ignorante, perché non vuol correre il rischio che la situazione le sfugga di mano.In breve, lo sceglie – se pure lo sceglie – puntando al massimo del piacere fugace (esattamente come facevano e fanno i maschi stupidi ed egoisti) e, d’altro canto, al minimo del coinvolgimento emotivo e sentimentale, in modo da avere il controllo totale del gioco e da potere usare e gettare lo sprovveduto maschietto in qualsiasi momento, a proprio talento.
Bisogna aggiungere che molte donne che seguono questo indirizzo nei rapporti con l’altro sesso sono già talmente bramose di successo e di potere che, per esse, il fatto sentimentale in se stesso e, sovente, anche il fatto sessuale, passano decisamente in secondo o terzo piano; si tratta di donne sostanzialmente anaffettive, che considerano i legami come una forma deprecabile di debolezza e che, nella loro marcia verso l’affermazione sociale, disdegnano qualunque possibile intralcio e sono pronte a disfarsi di qualsiasi cosa possa somigliare a una zavorra, capace di ostacolare e ritardare i loro disegni.
Molte di queste donne hanno sostituito il rapporto sentimentale con l’uomo con un rapporto “freddo”, cameratesco, asessuato, con colleghi ed amici maschi, più spesso con dipendenti e sottoposti, dai quali sanno di non aver nulla da temere (o da sperare) quanto a intraprendenza e spirito d’iniziativa.
Con siffatti uomini esse intrattengono anche rapporti scherzosi, si scambiano consigli di carattere estetico, mostrano loro senza imbarazzo parti intime del proprio corpo, per far vedere quanto si sono abbronzate durante le vacanze  o come si sono depilate audacemente: tanto, sanno di poter mantenere la confidenza entro limiti assai precisi, più o meno come se avessero a che fare con delle amiche: ciò che, sia detto fra parentesi, getta una luce abbastanza significativa sul grado effettivo di virilità di questi loro simpatici amichetti.Al tempo stesso, la loro ambizione indirizza tali donne, irresistibilmente, verso uomini che, ai loro occhi, rappresentano il successo, vuoi sul piano economico, vuoi su quello politico, vuoi, infime, su quello culturale: di costoro cercano la compagnia, puntano ad attrarre l’interesse, si propongono come ammiratrici o come amiche disinteressate verso le cose banali delle persone comuni e tutte protese, invece, verso le regioni “alte” degli affari, del potere o del pensiero.
Non c’è cosa che le lusinghi di più che riuscire a richiamare l’attenzione e conquistarsi la stima e la fiducia di tali uomini; però, non potendo soffocare del tutto la loro natura femminile, ecco quest’ultima rientrare dalla finestra, dopo essere stata cacciata dalla porta. E così, come per caso, ecco uno spacco generoso della gonna che si apre sul più bello di una dotta conversazione, oppure un movimento casuale del busto in avanti (ma certo, casuale, bisogna essere ben maliziosi per pensare altrimenti!), che fa abbassare la maglietta ed offre un colpo d’occhio a dir poco conturbante sulle meraviglie del décolleté.
È quasi inutile aggiungere che, quando l’uomo mostra di accorgersi di tali panorami corporei e di provarne un evidente compiacimento, la donna si sente profondamente inorgoglita; un po’ meno semplice da spiegare, dal punto di vista della psicologia maschile, è come tale orgoglio tenda a mutarsi bruscamente in fastidio e persino offesa, se agli sguardi ammirati fanno seguito parole o gesti espliciti, dai quali traspaia un robusto desiderio sessuale, che non si accontenta della contemplazione platonica.
E questa è la contraddizione.La donna moderna e neo-femminista, infatti, senza rendersene conto, desidera, nello stesso tempo, due cose che non sono conciliabili, se non in certi film di Hollywood, che trasudano finzione dal principio alla fine: farsi ammirare e, se possibile, invidiare dall’uomo sia per le doti dell’intelligenza e della cultura, sia per quelle del corpo, sottolineando queste ultime con espedienti vistosi e senza disdegnare il ricorso al repertorio più classico della seduzione; però, poi, si sdegna e si risente se, nell’uomo, questo secondo aspetto, che ella ritiene puramente sussidiario, viene alla fine apprezzato più di quell’altro e suscita un desiderio esplicitamente sessuale.
Se ciò accade, lei vede la conferma del teorema femminista secondo il quale ogni uomo è un energumeno senza alcuna sensibilità, una bestiaccia perennemente in calore, incapace di pensare ad altro che a quella cosa lì; e non si rende conto, più o meno in buona fede, di aver fatto molto perché le cose prendessero quella tale piega, proprio con il suo contegno, con il suo linguaggio, con il suo abbigliamento, con gli sguardi assassini e le parole allusive.Di fatto, moltissime donne, a causa dei postumi dell’ubriacatura femminista, sono piombate in un  autentico stato confusionale e non si rendono conto di mandare dei segnali che significano tutt’altro da quello che esse pensano: non si vedono ogni giorno, ad esempio, delle vergini studentesse e delle timorate signorine di buonissima famiglia, andarsene fuori, la sera, vestite in una maniera che potrebbe fare invidia alle ragazze di vita, in attesa di abbordare i loro clienti sui viali di periferia e sulle circonvallazioni extraurbane?In pratica, esse non si rendono conto che esiste un divario enorme, incolmabile, tra l’immagine che vorrebbero dare di se stesse e l’immagine che realmente danno; e questo significa che hanno perduto il rapporto con il loro corpo, con la loro naturalezza, per rinchiudersi in un mondo di fantasie deliranti e di  aspettative allucinatorie, nel quale sono vittime e tiranne di se stesse.
A questa prima contraddizione se ne aggiunge una seconda: perché vorrebbero, sì, essere apprezzate dagli uomini soprattutto per le loro doti intellettuali, ma senza rinunciare a farsi apprezzare anche per quelle fisiche; e loro stesse, in realtà, non sanno bene in quale dei due ambiti vorrebbero riportare i maggiori successi: perché se ciò accade nel primo, allora si sentono mortificate nella loro fisicità; se nel secondo, si sentono disistimate nella loro intelligenza.C’è, infine, una terza contraddizione, che è la conseguenza diretta e inevitabile delle prime due: se la loro bellezza non viene notata o se, comunque, non suscita reazioni di palese interessamento da parte dell’uomo, si ritengono offese e ferite nella loro stessa femminilità; ma se quelle reazioni essa le suscita, magari con l’aiuto di un abbigliamento e di un trucco decisamente provocanti, allora si risentono, perché l’uomo non sa stare nei “giusti limiti” di un rapporto di amicizia o di lavoro e, abituate come sono alla frequentazione con degli efebi dalla scarsa o nulla sessualità, che le complimentano senza desiderarle, reagiscono davanti alle più normali “avances” press’a poco come se improvvisamente venissero aggredite da un maniaco sessuale.Come se ne viene fuori?La donna dovrebbe tornare a se stessa, alla propria autentica natura, liberandosi – questa volta sì, è il caso di adoperare un tale vocabolo – dalle assurde e irrealistiche aspettative ingenerate in lei dalla cultura femminista.
Non si può avere tutto; non si può desiderare tutto; non ci si può proporre di essere sempre i primi della classe, in ogni ambito della vita.
O si punta sull’intelligenza e sulle doti dell’anima, oppure sulla bellezza fisica e sul proprio potenziale seduttivo: non si può incantare il prossimo con entrambe le cose; e, soprattutto, bisogna chiarire a se stessi quale sia la propria parte più vera, quella in cui si ripone la propria giusta fierezza e da cui ci si aspetta di ricavare riconoscimenti e gratificazioni.
Inoltre, se si punta sull’intelligenza, non ci si può dare un aiutino con le proprie doti fisiche, e poi stupirsi e magari offendersi se queste ultime attirano l’attenzione più di quell’altra; e non si può far consistere l’aiutino in strategie di vera e propria provocazione sessuale, a scapito della naturalezza e della semplicità, salvo poi sentirsi umiliate se ciò induce l’uomo a interpretare il tutto come un invito sessuale più o meno esplicito.
Qui vi sono delle contraddizioni fortissime, che trovano la loro radice in una incapacità, da parte della donna moderna, di guardarsi dentro lealmente e di decidere che cosa desidera essere e su che cosa intende concentrare il proprio progetto di vita, adeguando le proprie aspettative al tipo di scelte che lei stessa decide di fare.Non si può giocare contemporaneamente su due tavoli e poi decidere opportunisticamente, di volta in volta, su quale dei due si vuole vincere; né si possono cambiare le regole del gioco in corso d’opera, secondo la propria convenienza.Al fondo di simili comportamenti vi è la solita, vecchia tendenza a voler manipolare gli altri e le situazioni, a voler esercitare un controllo e, possibilmente, un dominio; insomma, a voler fare sì che gli altri pensino, dicano e facciano esattamente quel che la donna desidera, quando lo ha deciso lei e nei termini che a lei sono graditi.Ma questo è un giochetto che può riuscire, appunto, con gli efebi, non con gli uomini veri; un uomo vero non accetterà mai di essere manipolato e, al contrario, farà vedere ben presto che la donna, battendo queste vie traverse, non riesce ad esercitare alcun potere sui di lui, semmai a perdere tutto il proprio fascino e la propria desiderabilità.Bisogna essere chiari, sempre: e questo vale per tutti, donne e uomini indifferentemente.Il nascondimento, la dissimulazione, le astute strategie per far cadere l’altro in nostro potere, non sono indice di chiarezza, né di lealtà; chi li adotta come normali strategie nei rapporti con l’altro, non potrà che ricevere in proporzione: vale a dire che farà colpo sulle persone di poco valore, ma si squalificherà automaticamente davanti a quelle che possiedono fierezza e personalità.È sempre meglio essere se stessi e mostrarsi apertamente per quel che si è: anche se si andrà incontro a qualche delusione, prima o poi si faranno gli incontri giusti e si troverà il proprio equilibrio; e quest’ultima è la premessa per vivere una vita serena, autentica, piena. f. lamendola arianna editrice

8 marzo: festa della donna

Sabato, 7 Marzo 2009

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Donna in croce: immorale?

Venerdì, 14 Novembre 2008

E’ immorale? c’è chi vuole vietare la pubblicazione di questa campagna, pensata per fare scandalo e richiamare l’attenzione, perchè offende la sensibilità dei cattolici. E’ vero, forse, la offende. Va vietata? non ne siamo convinti. Va criticata e anche duramente. Non tanto perchè offende, ma perchè per richiamare l’attenzione su un problema, anche importante e condivisibile, non è necessario offendere le sensibilità altrui. In ogni caso, il dibattito civile che ha suscitato dimostra che non è necessario scendere in piazza e bruciare bandiere (o uccidere qualcuno)…  

Marina nuda: a 66 anni un corpo da lolita!

Venerdì, 20 Giugno 2008

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Più sono le donne manager più aumentano i giorni di malattia

Domenica, 27 Aprile 2008

La parità fa male alla salute. Più aumentano le donne nei ruoli dirigenziali più crescono i giorni di malattia di ambo i sessi. Una ricerca svedese, pubblicata su "Social science and medicine", ha constatato che il boom dei giorni di malattia è dovuto allo stress da potere per le donne e allo stress da pedita di potere per gli uomini.

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Sabbia? – foto

Domenica, 20 Aprile 2008

La violenza sulle donne è insita nel dna dell’uomo (la folle pubblicità di donna moderna)

Giovedì, 6 Marzo 2008

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Il Paese è in declino, ma la femmina italica spopola in tutto il mondo

Giovedì, 27 Dicembre 2007

Se c’è un frangente in cui i francesi non si dimostrano sciovinisti è questo. Il fatto che Carla Bruni sia italiana anzi dà a tutta questa storia un tocco di esotismo». Eric Joseph, corrispondente da Roma per il quotidiano francese Libération, risponde così al giornalista italiano che lo punzecchia chiedendogli se il love affaire fra la bella ex modella e il presidente francese Nicolas Sarkozy non sia visto oltralpe come un piccola vittoria della seduzione made in Italy su quella parigina. «In questa vicenda, casomai» continua Joseph «i miei connazionali vedono più il successo di Sarkozy. La cosa divertente è che non sceglie mai una compagna che dica di aver votato per lui: Bruni aveva sostenuto Ségolène Royal».
Insomma, lo stereotipo si ribalta: il presidente di Francia sembra il tipico italiano posseduto dal demone del collezionismo di belle femmine (dopo Cécilia si è parlato di flirt con la giornalista Laurence Ferrari e della bella ministra della Giustizia Rachida Dati). Carla Bruni, invece, fa la figura della francesina gattamorta sedotta dal fascino del potere.
Ma il feuilleton all’ombra dell’Eliseo una constatazione, magari un po’ sessista, la induce: fra i tanti prodotti da esportazione del made in Italy minacciati dalla concorrenza estera non c’è di sicuro la bellezza femminile. I nostri prodotti di punta? Ce n’è una lista intera. Che decreta la fine del modello 90-60-90 occhi e capelli corvini: uno stereotipo polveroso che ci portavamo dietro dal dopoguerra e ormai più fastidioso del trittico da barzelletta «italiano pizza spaghetti mandolino». La donna che oggi seduce lo straniero, sia esso uno stilista, un regista o un presidente della repubblica, assomiglia sempre meno a Gina Lollobrigida per avvicinarsi a un esotico mix che unisce spirito mediterraneo e colori nordici.
Le portabandiera dell’avvenenza sono proprio le donne che più si allontanano dal concetto tradizion
ale di femmina italiana. «Non è un caso che a New York, Berlino o Tokyo nessuno sappia chi è Sabrina Ferilli» rileva Francis Rocca, editorialista del Wall Street Journal. «Lei è sexy quanto Monica Bellucci e ha molto carisma. Se non ha sfondato, forse, è perché non conosce le lingue e perché incarna fin troppo una figura rassicurante».
Se si ha la ventura di nascere in Italia belle, formose e giunoniche, per fare strada oltrefrontiera bisogna fare come Bellucci, che sulla morbidezza mediterranea ha innestato un tocco cosmopolita sposando un sex symbol francese che più francese non si può come Vincent Cassel, da cui ha imparato la lingua. Ora i galletti la adorano al punto da averla eletta lo scorso mese di marzo «la femme la plus sexy du monde». A Parigi Monica Bellucci è in buona compagnia: sono amatissime e ben inserite nella società francese anche la siciliana Eleonora Abbagnato, 28 anni, da 14 a Parigi, e la romana (ma solo di nascita) Maya Sansa, 32 anni. La prima è ballerina, étoile dell’Opéra, esile per esigenze professionali ed esteticamente all’opposto di Monica: bionda e con due occhioni blu felini. Sansa è un’attrice impegnata che ha recitato in film su Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir. E anche lei, come Bellucci con "Matrix", grazie al cinema si è fatta conoscere fino a New York, dove è considerata «la nuova Anna Magnani». Così la definisce
Antonio Monda, critico cinematografico e docente di regia alla New York University.
Fra le ultime scoperte dei francesi c’è anche Laura Chiatti. Emersa a maggio al Festival di Cannes, ha avuto più successo del film che le ha fatto da trampolino, "L’amico di famiglia". Poco dopo "Elle" l’ha consacrata con un servizio di dieci pagine che la indicava, nell’ordine: «l’emblema del nuovo cinema del Belpaese», «la nuova Lolita» e «la bomba italiana».
Popolarissima è anche Giovanna Mezzogiorno, che a Parigi ha vissuto, studiato e lavorato da quando vi si trasferì nel 1994. Qui Giovanna non è apprezzata solo per la bellezza, ma è indicata anche come «il prototipo dell’attrice europea del futuro». Sei ambasciatrici del fascino italiano ai piedi della Tour Eiffel? «Per quanto riguarda "Carlaccia" non direi proprio, è più francese che italiana» commenta tagliente il fotografo Fabrizio Ferri. Ferri sull’argomento ha il punto di vista di molti addetti ai lavori della moda. Un mondo che non accetta più, anzi ritiene retrogrado lo stereotipo che fa coincidere la femminilità italiana con il classico cocktail capelli corvini e forme generose. E forse ha ragione Ferri, visto che le modelle italiane più quotate all’estero non corrispondono più a questo canone estetico. La lodigiana Bianca Balti, testimonial della lingerie Victoria’s Secret, ha occhi blu e una silhouette esile. Vanessa Hessler, già vista al Festival di Sanremo e pronta al debutto cinematografico in Asterix ai giochi olimpici, sembra una valchiria, a partire dal cognome.
Dove le bellezze italiane fanno più fatica a sfondare è oltreoceano. Per diverse ragioni: la lingua, innanzitutto. Per farsi conoscere negli Usa il trampolino per eccellenza è il cinema. Ma non esistendo il doppiaggio è necessario parlare l’inglese senza inflessioni o accontentarsi dei ruoli di «bella straniera», come ha fatto Caterina Murino nell’ultimo 007.
«Questo è un momento provinci
ale per gli Usa» osserva Christopher Winner, direttore di "The American", mensile di cultura e attualità in lingua inglese stampato in Italia, «il mito di Cinecittà è tramontato e da noi funzionano solo le bionde bollenti, un po’ come le vostre veline. La stessa Bruni qui ha avuto notorietà solo quando ebbe un flirt con Mick Jagger. Monica Bellucci? È conosciuta solo a New York».
Un nome nuovo, per noi italiani, ma notissimo a Manhattan, è quello della «sexy food diva on the food network» Giada De Laurentiis. Fisico da top model, la nipote di Silvana Mangano e Dino De Laurentiis conduce il programma di cucina italiana "Everyday Italian". Di lei l’attrice Jo Champa, la più inserita a Hollywood tra gli italoamericani, dice: «È l’unica connazion
ale di cui non mi vergogno: non è nota per la sua vita privata, ma per il suo apprezzatissimo talk-show ai fornelli». L’unica bellezza made in Italy dalle fattezze e dal curriculum veracemente nazionalpopolari che ha preso il volo verso gli States è Manuela Arcuri, chiamata da Prince per il video del suo singolo "Somewhere here on Earth". Ironia della sorte, a Manuela non è neanche servito inviare un curriculum. Prince cercava una bellona stile Ciociara, non gli serviva nemmeno che parlasse inglese. L’ha trovata guardando un film spagnolo, "Giovanna la pazza", di cui Arcuri era protagonista. L’ha vista, l’ha scelta e, come ha raccontato lei stessa, «non ci ha nemmeno provato». Altro che Sarkozy.
Gianmaria Padovani e Lucia Scajola per "Panorama"

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Moratoria? l’Iran impicca una donna incinta

Giovedì, 20 Dicembre 2007

ecco il terrificante video dell’esecuzione:

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Ecco perchè l’uomo muore prima della donna

Lunedì, 23 Luglio 2007

L’aspettativa di vita di un maschio in Europea è di 75 anni, della donna 81. In Italia, rispettivamente, 77 e 83,2. Nessuno conosce lcon certezza la ragione di questa differenza. Numerose le ipotesi. Secondo alcuni studiosi, all’origine c’è il fatto che l’uomo si cura di meno, anche se spesso fa lavori più pericolosi o con maggiori rischi. A ciò si aggiunge il testosterone, che rende gli uomini più aggressivi e disponibili a rischiare, per cui sono spesso vittime di incidenti pericolosi. Impietose, le statistiche registrano che mentre il primato dei tentativi di suicidio spetta alle donne, quello dei suicidi è tutto agli uomini (dati tratti dall’articolo "Maschio difenditi" di P.E.Cicerone ne "L’Espresso" in edicola).