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Il porno-bagaglino di Arcore

Venerdì, 12 Novembre 2010

Non esiste solo il Bunga-Bunga barzelletta o il Bunga-Bunga che dà il titolo a un collaudato spettacolino di Teatro Burlesque, con qualche signorina travestita da esploratrice a zonzo nella jungla che viene catturata da qualche nerboruto negrone o magari da una tosta regina d’Africa e legata a un palo, torturata sessualmente e poi impalata per la gioia di una platea a caccia di emozioni sessuo-esotiche. No, esiste anche un altro Bunga-bunga. A svelarlo a Dagospia è una ragazza che ha partecipato allo “svago post prandiale” preferito da Berlusconi. Certo, non abbiamo nessuna prova, le foto ci sono ma nessuno, per ora le tira fuori, ma altre testimonianze ci assicurano che quanto scodellato non è per niente campato in aria. Dunque. Il Bunga Bunga è l’insegna di una discoteca. Costruita scavando sotto Villa San Martino, mejo nota come residenza del Banana di Arcore. Un locale che rappresenta una sorta di porno-Bagaglino che si riempie con la solita comitiva lelemoresca di fanciulle in fiore a caccia della marchetta che aiuti ad arrivare a fine mese, più qualche presenza occasionale di deputate in calore. Una volta che Lor Signori hanno guadagnato tavolo e posto, decolla lo spettacolino. Che non ha nulla a che vedere con il Burlesque sessuo-afro. Perché a salire sul palco, sulle ali di qualche pezzo di Lady Gaga, sono cinque o sei fortunate completamente vestite da uomo. Ma il colpo di scena che fa tanto sghignazzare una platea composta di solito da una trentina di persone è il fatto che le ragazze, oltre ad essere uomo-vestite, hanno calzato anche una maschera che ha i connotati di un presidente: Obama, Sarkozy, Lula, Cameron, Zapatero. O di qualche ministro. E subito cominciano ad attorcigliarsi come edera ai pali da lap-dance, quindi “Obama” inizia a spogliare “Zapatero”, “Sarkozy” toglie la camicia a “Lula”, “Cameron” a smutandare ” Cameron”. E’ facile capire come andrà a finire il teatrino con una ammucchiatona dove ti puoi anche addormentare tanto nessuno se ne accorge… dagospia

Le donne nell’era del Bunga Bunga

Venerdì, 5 Novembre 2010

tumblr_l8tsudRhtk1qblhu9o1_500Che disastro. Che vergogna. Che fatica aprire i giornali, seguire i talk, ascoltare le vicissitudini di politica ed escort… Una storia infinita che non arriva mai ai titoli di coda. E come si fa a uscirne fuori, a dire che non ci riguarda? Chi fischierà l’ultimo tempo supplementare, i rigori, chi farà uscire dal campo di gioco chi non merita di giocare la partita? Giuro, non ce l’ho con i Berlusconi, i Mora, i Fede, i Marrazzo e le persone che – ormai a milioni – considerano l’acquisto di carni come la migliore attività possibile per vivere la sessualità. Ce l’ho con noi, con le donne che vivono in Italia in questo 2010. Dove abbiamo sbagliato? Perché costì tante femmine, o creature con fattezze femminili, trovano e realizzano se stesse in quella che una volta – con ragionevole schifo – chiamavamo la mercificazione del corpo? Tanti interrogativi, per ora. Risposte scarse. Ci si rifugia nel passato remoto, fra i Trimalcioni, per connettere un modello culturale imperial-schiavista con il presente ipertecnologico, in realtà terribilmente monotono nel privato… Così fan tutti, ok. Ma che tutte, o quasi, desiderino un padrone, mi fa stare male. Vincono politici, calciatori, agenti, fotografi, tronisti, malviventi dichiarati, mezzani, intermediari. Perdono le persone semplici: nessuna donna si realizzerà, almeno in sogno, con un impiegato. Non solo: perde l’autosufficienza femminile, quell’energia pazzesca che ci fece letteralmente esplodere contro i padri, i fratelli, i fidanzati. La gestione della propria vita, della propria formazione intellettuale e sociale: mai avremmo dato ad altri la possibilità di influire neppure per un soffio. La rivoluzione rosa, in questi giorni, mi sembra di averla sognata. Chiedo a voi, sorelle, compagne, amiche di allora e di oggi, un aiuto. Una testimonianza, un conforto. Dove è finita la nostra forza? Le figlie, le ragazzine, comprano capelli finti, ciglia finte, unghie finte, sognano seni e culi finti, pur di assomigliare alla donna ideale di Fabrizio Corona e non sognano di essere, da grandi, delle Persone Vere. Si celebra, in questi giorni, il fallimento di un’idea di società che ha vissuto – nel mio e nel cuore di migliaia di donne italiane – per 35 anni e più. A metà dei Settanta, sulle ceneri di un Sessantotto che piegava verso la violenza, i collettivi femminili e femministi dettero forza anche alle donne sconosciute, quelle che non abitavano fra il Pantheon e piazza Navona, dalle parti della casa di via del Governo Vecchio (che era un luogo meraviglioso, sicuro, affettuoso, salivi lì e in un attimo trovavi le altre come te). L’idea era semplice: farcela non contro i maschi e la loro società, ma senza il loro aiuto, senza le loro pretese, senza “condizionamenti”. Farcela con le nostre differenze, farcela da sole. Fa ridere ora, forse, ma è stata la benzina di vite dure, faticose, col portafoglio sempre stretto in mano – dovevamo pagare, e abbiamo pagato tutto sempre, fino all’ultima lira – con l’orgoglio intatto: da single, da gay ma anche quando sceglievamo di creare famiglie normali. Mai schiave. Mai vittime. Mai mantenute. Mai in vendita. Erano tanti i nostri mai, ci siamo scagliate contro le violenze morali e materiali, pubbliche e private. Certo, non dobbiamo giudicare o emarginare chi si prostituisce, fatti suoi. Non le demonizzavamo neppure allora, anzi. Ma se un intero universo femminile pensa soltanto a mettersi in vetrina, in mostra per il miglior offerente, accidenti se è una catastrofe. Non vi pare? b. palombelli ilfoglio 

“LA STOLTEZZA NON HA SESSO. CI SONO LE SUBLIMI E LE NEFANDE”…
Barbara Alberti intervistata da Mariano Sabatini per “Tiscali-Donna” 
Non ti pare che spesso le donne approfittino della bestialità maschile per facile scorciatoia, facendosi usare, bruciando le altre sul tempo?
“Sì certo. La domanda crea l’offerta”. Non mi piace Vespa, penso che i tempi siano maturi per un premier donna, a casa divido le incombenze con mia moglie… non sono insomma il maschio tipico, penso però con la faccenda dello scollo notevole della Avallone al Campiello abbiano esagerato. La tua opinione? “La Avallone è pop, ingenua, anche un po’ ‘bora’. E’ andata al Campiello come va di solito, non credo abbia pensato che fosse inappropriato. Solo che lei ha 26 anni e poca esperienza, ma Vespa ne ha 60 ed è un uomo di spettacolo. Stava a lui non rilevarlo. Non credo che quando riceve le signore della politica nelle merende affaristico-ecclesiali si abbandoni a quelle chiassate cafonal appena vede un decolleté. Via, le ha mancato di rispetto nel modo più grossolano. Con una donna di potere se ne sarebbe guardato bene. Anche la Mussolini quando va a Porta a porta sfodera due tettone ben più aggressive di quelle della Avallone, che sono virginali e sommesse, e ancora meno di buon gusto per una politica, ma non mi risulta che Vespa abbia mai azzardato un commento”. Se è vero che non si sarebbe mai inquadrato il ”pacco” di uno scrittore, è anche vero che uno scrittore è difficile che si presenti al Campiello in calzamaglia con gli ammennicoli virili in evidenza. Gli uomini lì erano tutti in smoking… forse la Avallone avrebbe potuto presentarsi in tailleur per non trasformare un premio letterario nei Nastri d’argento… o no? “L’ho letto in un articolo di Michela Murgia sul Fatto quotidiano, uscito due giorni dopo il Campiello, e l’ho trovato illuminante. E’ vero, i maschi non vanno in calzamaglia: a un maschio non è richiesto di mostrare la sua virilità per esistere, come si fa con le donne. La Avallone in tailleur? Ma non sa nemmeno che esiste, e se lo sa lo trova di sicuro più adatto a sua nonna, e forse ha ragione”. Forse sarebbe ora di aggiornare il registro delle rivendicazioni femministe. Mi spiego: Belen sta da mesi in tv con le chiappe al vento per degli spot telefonici, è responsabile quanto gli uomini che hanno ideato quella campagna, ma come mai nessuna delle femministe la infilza?  “Non lo so. A me lei fa allegria, ha qualcosa di infantile, di ridevole. Ho sentito dire che nella vita è una stronza e se la tira, la sua immagine però comunica qualcosa di innocente, di ilare. Ho sempre in mente la geniale battuta di Marilyn Monroe, ‘vorrei essere all’altezza del mio culo’”. E Milly Carlucci, tanto potente da occupare da anni il sabato in prima serata con il suo Ballando con le stelle, non si sarebbe potuta esimere dall’avallare il carnaio di Miss Italia con la sua popolarità?  “Miss Italia non è la cosa peggiore che ha presentato Milly. Mi angoscia la sua immutevolezza. E’ identica a 30 anni fa. Possibile che la vita non le abbia lasciato un segno? Va bene le plastiche, ma che so, un mutamento di sguardo, di gesti? C’entra padre Amort? O l’hanno fabbricata nei sotterranei di Viale Mazzini, sopravvivrà a noi e ai nostri figli, e condurrà il capodanno del 2100? In lei c’è qualcosa che trascende la Tv e i nostri giudizi, qualcosa di arcano, poco rassicurante”. Ma le donne in politica, per le quali si discute tanto di quote rosa, sono davvero così diverse dagli uomini? La Finocchiaro, la Bonino, lo sono, ma le altre? “Le donne sono esseri umani, la stoltezza non ha sesso. Ci sono le sublimi e le nefande. Come tendenza generale non si può negare che siamo più generose, più lavoratrici, più pratiche, e quindi sognatrici, più vere, più affidabili, più sobrie, più spiritose e quindi meno cattive, appena uscite dalla galera secolare, con un dono di entusiasmo che i maschi se lo sognano. Poi ci sono le Condoleeza Rice, le Moratti, le Sarah Palin, le Santanché… l’elenco sarebbe lungo”. via dagospia

Sono una meravigliosa padrona di casa – omaggio a Zsa Zsa Gabor

Martedì, 21 Settembre 2010

“io sono una meravigliosa padrona di casa: ogni volta che lascio un uomo mi tengo la casa” zsa zsa gabor da il foglio

Silvio ci ricasca

Lunedì, 23 Agosto 2010

68666Berlusconi e le donne, nuovo capitolo (da Oggi)

Arianna e il Cavaliere

Mercoledì, 4 Agosto 2010

arianna_david_67Alla festa di compleanno del ministro Gianfranco Rotondi un invitato fa conoscere una bella donna al premier Silvio Berlusconi: «Presidente, le presento Arianna David, ex Miss Italia». Il presidente ammira il décolleté della signora e replica: «Ex… mica tanto». via dagospia

Papi girls, tutte in carriera

Lunedì, 26 Luglio 2010

Sabina-Began1Alcune sono diventate assessori e ministre della Repubblica. Altre hanno girato film e spot per la televisione. Poche fortunate sono finite sulle copertine dei settimanali della Mondadori, una ha dato la maturità da privatista e deve scegliere a quale università iscriversi, molte continuano a fare le escort. Tutte, al di là di cosa fanno e cosa diventeranno, resteranno nell’immaginario collettivo come le “Papi Girls”, l’esercito di belle donne che per due stagioni ha ballato alle feste di Villa Certosa e frequentato le stanze di Palazzo Grazioli, la residenza romana del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. A un anno dagli scandali firmati Noemi Letizia e Patty D’Addario, il premier dice di aver cambiato vita. Con il divorzio da Veronica Lario è tornato single, anche se le battute sul gentil sesso continuano ad essere uno dei suoi cavalli di battaglia. Di liaison ufficiali nemmeno l’ombra. L’estate 2010 è appena iniziata, ed è probabile che ai vecchi bagordi sardi Silvio preferirà la quiete del castello di Tor Crescenza, la dimora dei Borghese immersa nel verde a cui fa sempre più spesso visita, location per matrimoni (organizzati dalla Relais le Jardin, società del genero di Gianni Letta) ben lontana da occhi indiscreti. Profumo di Noemi  Ma che fine hanno fatto le ragazze che collezionavano ciondoli a forma di farfallina e si facevano tatuare sulla caviglia frasi tipo: “L’incontro che ha cambiato la mia vita: S.B.”? L’elenco delle fanciulle che sono entrate in confidenza con Silvio e con le prime pagine di quotidiani importanti e periodici rosa è lungo.  Partiamo da Noemi Letizia, che minorenne partecipò al capodanno 2007 a Villa Certosa e che chiama ancora oggi “Papi” il Cavaliere che presenziò al suo diciottesimo compleanno. Dopo essere passata dal chirurgo plastico, punta ancora sul cinema e sogna di sfondare nel mondo dello spettacolo. Poche occasioni, finora. Quest’anno ha seguito corsi di dizione e canto, e ha studiato italiano e matematica da privatista. Da qualche giorno è ragioniere: “L’esame di maturità? La ragazza ha sfiorato il massimo dei voti”, dice il padre Elio. Noemi andrà all’università, ma intanto sta lavorando per lanciare una linea di abbigliamento e profumi, “Noemi L.”. L’estate la passerà in Sardegna.  Escort e dintorni  Patrizia D’Addario, invece, non fa più la escort. La donna che ha registrato la voce del premier in camera da letto e che ha dato il nome a un emendamento della legge sulle intercettazioni, ha scritto due libri sulle sue avventure (“Gradisca Presidente” è uscito a novembre ma non è mai entrato in classifica, la prossima fatica – legge bavaglio permettendo – dovrebbe uscire a dicembre). Da poco Patrizia ha ottenuto la licenza edilizia per costruire il famoso residence sui terreni di famiglia. Una pratica bloccata da 40 anni, tanto che chiese aiuto (inutilmente) al Cavaliere durante l’incontro del 4 novembre 2008.  Giampaolo Tarantini, oltre alla D’Addario, ha portato a via del Plebiscito altre ragazze e modelle che hanno guadagnato gettoni di presenza per passare una sera insieme al leader: Graziana Capone, detta l’Angiolina Jolie di Bari, da gennaio collabora con Roberto Gasparotti, l’esperto che cura l’immagine televisiva di Berlusconi. La prostituta Terry De Nicolò, famosa per essersi concessa anche all’ex assessore del Pd Sandro Frisullo, fa la ragazza immagine e di tanto in tanto appare nei salotti tv di Michele Santoro, Monica Setta e Gad Lerner. Durante l’anno si è anche dovuta difendere dalle (presunte) persecuzioni del finanziere che coordinava le inchiese sul premier, il colonnello Nicola Paglino, arrestato qualche settimana fa anche per stalking. Vanessa Di Meglio, a Palazzo Grazioli il 5 settembre 2008, è invece stata avvistata a Parigi: sembra che faccia ancora l’accompagnatrice. Chi sta provando a trasformarsi da “Ape Regina”, questo il nomignolo affibbiatole da Dagospia, in protagonista di fiction Mediaset è invece Sabina Began, la ragazza col tatuaggio che ha presentato Tarantini al Cavaliere: ancora molto vicina a Silvio, ha strappato una particina ne “Il falco e la colomba” (in conferenza stampa è scoppiata a piangere lamentandosi dei tagli in montaggio sul suo personaggio, praticamente muto) e un’altra in un horror Usa in fase di pre-produzione: si intitolerà “The reapers”, regia di tal Sargon Yoseph. Niente di eccezionale, ma sempre meglio di  Barbara Montereale, la girl amica di Emilio Fede che scattò le foto nei bagni di Palazzo Grazioli: nel suo carniere ha solo uno spot per una catena di negozi di gioielli, la “Giallo Oro” di Bari in compagnia di Corrado Tedeschi e Gigi di Gigi e Andrea. I love Naples  Berlusconi, si sa, ama la città del Vesuvio e adora le sue abitanti. A parte Noemi da Casoria, le Papi Girls che parlano con accento del Golfo non si contano. Il Cavaliere è generoso, e nonostante i chiacchiericci e le malelingue, un anno dopo sembra averle piazzate tutte, o quasi. La stragrande maggioranza si è buttata in politica. Francesca Pascale, fondatrice del comitato “Silvio ci manchi” ed ex velina di Telecafone, nel novembre 2006 saliva sull’aereo privato di Silvio, destinazione Villa Certosa. Insieme a lei le avvenenti Emanuela Romano e Virna Bello, oltre alle gemelline De Vivo. Da allora la Pascale ha lavorato nell’ufficio stampa di Forza Italia, poi con il sottosegretario Francesco Giro. Alle ultime elezioni è stata eletta consigliere provinciale con 7500 voti (tre anni prima alle comunali ne aveva presi 83).
L’agognata poltrona da assessore, però, l’ha guadagnata l’ex meteorina Giovanna Del Giudice, già ragazza immagine del Billionaire e frequentatrice del famoso corso di formazione targato Pdl nel quale si allevavano le ragazze da mandare a Bruxelles. Il presidente Luigi Cesaro, nonostante Giovanna sia arrivata penultima alle regionali, gli ha consegnato le deleghe alle Pari opportunità e alle politiche giovanili. Di recente Giovanna ha litigato in radio con Luca Telese e Giuseppe Cruciani che le chiedevano quali fossero le sue esperienze: “Non fate battute maliziose solo perché una donna ha avuto un incarico politico”, ha detto salutando i conduttori.  Un posto al sole  Emanuela Romano, dopo infinite peripezie culminate nel gesto del padre che si è dato fuoco davanti a Palazzo Grazioli è assessore al Lavoro a Castellammare.Virna Bello, l’ultima del terzetto del comitato, ex pr di Torre del Greco chiamata dagli amici “la Braciulona”, è diventata assessore all’Istruzione nella sua città natale (ma la nomina le è stata revocata qualche mese fa). Le altre vip care al presidente, le sorelle Valanzano, stanno seguendo carriere diverse: Benedetta recita in “Un posto al sole” e ha ballato sotto le stelle con Milly Carlucci; l’avvocato Maria Elena, nonostante la promessa di varie candidature, è ancora a spasso. Ora potrebbe entrare a far parte dello staff del neogovernatore Stefano Caldoro.
Nunzia De Girolamo, detta “la Carfagna del Sannio”, brilla ovviamente su tutte: deputata dal 2008, era presente all’incontro ristretto di Palazzo Chigi che ha portato alle dimissioni di Nicola Cosentino. Si vocifera che possa essere proprio lei a sostituire Nick o’Americano alla testa del Pdl Campano. In ultimo, Elena Russo, una delle cinque “raccomandate” nelle telefonate Berlusconi-Saccà: in un anno ha inanellato uno spot per Napoli finanziato dal governo e due fiction Mediaset. Dopo molto tempo passato in Sicilia per accompagnare il fratello che lavora come elettricista su un set. Nel futuro un viaggio in Lituania per dieci pose per un film tv, che dovrebbe andare su Canale 5 il prossimo inverno. Tutte in Parlamento  A parte l’inarrivabile Mara Carfagna che brilla ormai di luce propria, sono tante le ragazze di Silvio finite sugli scranni di Montecitorio e negli uffici di Strasburgo. Licia Ronzulli, insieme a un gruppetto di avvenenti pulzelle, fu fotografata a Ferragosto 2008 sul motoscafo di Berlusconi, immagini che “L’espresso” pubblicò in esclusiva lo scorso luglio. Lei smentì di essere un habitué di Villa Certosa, ma fece un passo indietro quando la Montereale la indicò come la responsabile “della logistica dei viaggi delle ragazze: è lei che decide chi arriva e chi parte. E smista nelle varie stanze”. Ex caposala dell’ospedale Galeazzi di Milano, con quasi 40mila preferenze è stata eletta europarlamentare. Di recente ha difeso la Nutella dagli attacchi dei tecnocrati (“Nessuno potrà impedirci di fare colazione con pane e Nutella”), e all’ultimo meeting di Confindustria a Parma si è seduta a tavola tra il premier ed Emma Marcegaglia.Anche Barbara Matera e Laura Comi, che hanno seguito il famoso corso di formazione, ce l’hanno fatta: la prima, ex letteronza della Gialappa’s e annunciatrice Rai, è stata la più votata – dopo il suo mentore – nella circoscrizione Sud e sta battendo a Strasburgo tutti i record di attivismo. La seconda ha presentato un’interrogazione sui giocattoli (prima di andare a Strasburgo lavorava come brand manager per la Giochi Preziosi) e promosso, insieme all’amica Gelmini e ai ministri Frattini e Bondi, la fondazione “Liberamente”.  A colpi di tacco Elvira Savino, invece, è deputata. Celebre per essersi presentata il primo giorno a Montecitorio con un tacco 14 marchiato Gucci, è lei a far conoscere Tarantini alla Began (sua compagna di appartamento a Roma). Si è sposata un anno e mezzo fa con il napoletano Ivan Campili – testimone di nozze Berlusconi in persona – ed è finita in una brutta inchiesta della magistratura pugliese su mafia e appalti: accusata di aver aiutato una banda di malviventi a riciclare denaro sporco (nell’ordinanza ci sono anche nomi di spicco del clan Parisi), è di fatto scomparsa dalle cronache mondane e politiche dall’inizio del 2010. Ufficialmente, ha scritto in una nota, per problemi di salute del figlio piccolo.  Chi è sempre sulla breccia è invece Gabriella Giammanco, giornalista del Tg4 che Berlusconi volle inserire a sorpresa nelle liste siciliane per le politiche del 2008: nipote del boss di Cosa Nostra Michelangelo Alfano, condannato in via definitiva per mafia e morto suicida nel 2005, la reporter nata a Bagheria oggi si batte soprattutto contro la caccia e per la difesa degli animali (“grazie a me sono state introdotte agevolazioni fiscali a favore dei circhi senza animali”) e fa coppia fissa nella Dolce Vita romana con il “direttorissimo” del Tg1 Augusto Minzolini. Show-girl e ballerine  Altre Papi girls si sono invece dovute accontentare. Al corso per volare a Strasburgo c’erano anche Angela Sozio, Camilla Ferranti e Eleonora Gaggioli. La rossa del Grande Fratello, fotografata da “Oggi” mano nella mano con il premier mentre passeggiavano nei vialetti della Certosa, non è mai stata candidata, nonostante le voci insistenti che venivano da via dell’Umiltà, sede del Pdl dove Frattini e Brunetta tenevano le lezioni. Da qualche tempo ha lasciato il posto come contabile della società di Antonio Flora (imprenditore del ramo sanità) e lavora, anche lei, per Mediaset. L’ultima fatica: giurato del reality “La pupa e il secchione”, insieme ai giudici-colleghi Platinette, Claudio Sabelli Fioretti, Vittorio Sgarbi ed Alba Parietti.  Angeli e diamanti  La compagna di banco Camilla Ferranti, ballerina e figlia di un medico del premier, vanta nel suo lungo curriculum una parte da tronista di “Uomini e donne” e una raccomandazione di Silvio Berlusconi ad Agostino Saccà intercettata dalla procura di Napoli. È tra quelle che, nell’ultimo periodo, ha lavorato di più. In questi giorni è nei cinema protagonista di “Alice”, prodotto dalla Videodrome e distribuito dalla Medusa, mentre nel 2011 tornerà su Mediaset: sarà attrice in “Angeli e Diamanti”, una sorta di Charlie’s Angels all’italiana.  Nemmeno la Gaggioli, anche lei finita nell’inchiesta – poi archiviata – su Saccà, può lamentarsi: dopo le lezioni non è stata candidata (“allieva sveglia e informata” raccontava “Il Foglio”), ma intanto ha recitato su Canale 5 nel tv-movie “Fratelli Benvenuti”. Si prepara a sbancare il botteghino con il cinepanettone di Natale, senza dimenticare che nel 2008 ha avuto l’onore di presentare il concerto della polizia di Stato.  Pure le altre due “raccomandate” non sono restate con le mani in mano:Antonella Troise, che il Cavaliere definiva affettuosamente una “pazza pericolosa”, ha girato “Negli occhi dell’assassino” (Canale 5 in prima serata) e un cammeo in un’altra serie di quattro puntate, mentre Evelina Manna, dopo aver comprato una casa a via Giulia da 950mila euro, ha girato come protagonista il mistery “La donna velata”, in arrivo sui piccoli schermi. Ovviamente Mediaset. Starlette in cerca d’autore  Le Papi Girls sono tante, e sono ovunque. Non tutte hanno avuto lo stesso destino. Se le gemelle De Vivo sembrano in sonno e l’aristocratica Virginia Sanjust da tempo si è ritirata a vita privata, Susanna Petrone (con la Renzulli fotografata sul Magnum 70 di Berlusconi nell’estate del 2008) non ha ottenuto la candidatura alle europee ma è la conduttrice sexy di Guida al Campionato (Mediaset) e regina del gossip milanese. Siria De Fazio, conosciuta come la “lesbica” del GF9, fa ancora show come mangiafuoco, ma non ha ancora sfondato nel jet-set dello spettacolo. Nessuna notizia recente della vincitrice di “Un-Due-Tre Stalla”, Imma Di Ninni, due volte ospite a Villa Certosa, né delle gemelline e meteorine Ferrera, mentre la collega del Meteo 4 Francesca Lodo oggi è nota soprattutto alle riviste rosa e al pm Frank Di Maio, che la interrogò per l’inchiesta su vip e cocaina. Carolina Marconi (finita secondo i racconti di Tarantini due volte a Palazzo Grazioli) si è sposata pochi mesi fa con l’imprenditore Salvatore De Lorenzis, il re delle slot-machine del Salento, mentre l’altra attrice venezuelana Aida Yespica (che Berlusconi presentò addirittura al presidente Chavez) resta una delle show girl più note d’Italia. Anche Barbara Guerra, ex Fattoria, è ancora un personaggio in cerca d’autore: l’ultima apparizione è nella giuria di Sanremo per l’elezione del più bello d’Italia 2010, con lei Lele Mora, Alfonso Signorini e Siria De Fazio.
Più fortunata Nicole Minetti, l’igienista dentale del Cavaliere: buttati spazzolini e filo interdentale, è stata eletta consigliere per la Regione Lombardia alle ultime elezioni. Ora passa le giornate seduta vicino a Renzo “la trota” Bossi. Insomma, quasi tutte le Papi Girls se la passano bene. Brave e capaci? “Per fare questo mestiere” ha detto al mensile di Mondadori “First” la Manna “non serve lo sculettare delle vallette tivù. Il giro dei soldi è tale che se non vali nessuno ti prende, non serve essere raccomandati”. Se lo dice lei… (c.pappaianni – e.fittipaldi espresso)

L’eleganza naturale della donna delle pulizie

Venerdì, 2 Luglio 2010

61610TheCleaner_2005Webla foto è tratta da Sartorialist, il sito di moda per strada. E’ una delle donne delle pulizie del Pitti. Una eleganza naturale, che ha tanto da insegnare alle ns sgallettate, tutte pretese. Ecco la didascalia che commenta la foto:  “This young lady was one of the cleaning crew at Pitti Uomo. She wore the same green uniform as all the other young cleaning ladies but, as you can imagine, she was the only one that really stood out in that crowd. Of course I really don’t know anything about her but her stylistic choices for her hair, piercings, etc. give us a good place to start. Uniforms are, by nature, an attempt to make people conform to a code. I always find it interesting when people are able to play within the set boundaries of a code while still not totally losing their own uniqueness.”

La bella vita della spia che venne dal freddo

Venerdì, 2 Luglio 2010

63838Nella sua «prima» vita si chiamava Anya Kuschenko. Nata un giorno di 28 anni fa a Volgograd, la ex Stalingrado, il simbolo della resistenza russa. Da piccola soffre di scoliosi e la mandano in una scuola speciale, dove curano la schiena e insegnano a dipingere. Il preside dell’epoca dice di non rammentarla. Non passa invece inosservata quando, più grande, va al collegio. I coetanei la ricordano per l’aspetto, i professori per una tesina sull’unità territoriale dell’Urss. Forse ha anche possibilità di viaggiare, visto che il papà – Vasily – è un diplomatico assegnato all’ambasciata in Kenya e oggi in servizio a Mosca. «Rispetto a noi – aggiungono gli amici – è sempre stata un passo avanti, noi ascoltavano della brutta musica mentre lei sapeva tutto di Nirvana e Metallica». Dopo il liceo, Anya si laurea in economia all’Università per l’amicizia dei Popoli. L’ateneo è uno dei bacini dove i talent scout dello Svr, l’erede del Kgb, pescano i futuri agenti. La ragazza viene addestrata a diventare una razvedchiki, una russa capace di vivere come una occidentale. Ma rispetto ad altre spie, a lei tocca una missione diversa: invece che nascondersi deve farsi notare. Perché è così che può conoscere persone interessanti. Le creano un profilo- la leggenda – che le permetta di infilarsi nel mondo economico. Arriva la prima «sede»: Londra. Anya sbarca nella capitale britannica nel 2003 e diventa Anna Chapman. Lavora in banca, sostiene di vendere jet privati, collabora con una società di Warren Buffett, poi tratta fondi di investimento. In cinque anni raccoglie referenze, vere o presunte, che torneranno utili per il futuro. A Londra, Anna trova anche un marito dal quale poi divorzierà. Due versioni sull’identità. È un ricco rampollo inglese. No, è un francese, erede del re dei supermercati. Seguendo la via dei soldi, la Chapman si sposta dalla City a Wall Street. Manhattan è la nuova base. I referenti del Centro le danno un computer per comunicare in modo protetto e il denaro per mantenere uno stile di vita adeguato. Affitta un appartamento per 2100 dollari al mese, quindi crea una società di facciata. È la sua terza vita. Sostiene di vendere case, offre assistenza ai suoi connazionali che cercano affari. Si mimetizza per avvicinare le prede. «Non cercava l’ultimo progetto militare ma fonti di influenza, figure da reclutare», ci confida un ex 007. Personaggi che la sanno lunga su economia, Borsa, oro. A quei livelli ottenere un appuntamento può essere impossibile: chi sei baby? Potrebbero risponderle. Allora li sorprende quando sono rilassati. Ad un ricevimento, ad una festa per beneficenza. Anna lascia tracce non nelle basi dell’Us Air Force ma al «Juliet», al «Greenhouse», al «Tejune», al «Pink Elephant». Locali notturni dove arriva con tacchi alti e gonne corte. Difficile non accorgersi della sua presenza. «Era sempre la più elegante», ha rivelato un habitué. E una vicina di casa suggerisce quali fossero i suoi gusti in fatto di moda: «La vedevo tornare con confezioni di Prada e Gucci». Firme adatte per chi deve stare sulla scena. Nelle sue serate «a strascico» fa intravedere affari e la possibilità di finire a letto. Una «Bond Girl» pronta a raccogliere dritte e anche semplici «voci». E dunque qualsiasi evento mondano è un’occasione buona. Al club come all’Hilton in occasione della cena della «Fondazione Pompieri». Una serata dove può sfiorare il sindaco Bloomberg e presidenti di società importanti. Quando ha qualcosa di interessante lo trasmette, via computer, a Mosca. Adesso tutti prendono le distanze e sostengono di non aver mai avuto rapporti con lei. Come l’economista Nouriel Roubini, segnalato tra i suoi «amici»: mai vista di persona. L’Fbi, comunque, ha già ricostruito il network sociale di Anna «la rossa». Molti testimoni non si sono fatti pregare nell’abbandonarsi a qualche pettegolezzo su una ragazza che sembrava «una miliardaria un po’ troppo disinvolta». Ma loro non sapevano che questo era il suo lavoro. Ci faceva e le piaceva. Ammaliata dal fascino di Manhattan. E pronta a scatenarsi nello shopping. «Il mio Mac (computer, ndr) è stato l’acquisto dell’anno… Lo adoro», esulta su Facebook. Poi dichiara il suo amore- interessato – per la Grande Mela: «Vai a cena dal tuo vicino e incontri un big della Finanza» .Una candida confessione di come la sua missione stesse procedendo bene. A Mosca sono contenti per «l’ottimo lavoro». Ad Anna deve essere sembrato tutto troppo facile. Ed è stata tradita dall’ebbrezza della spia. Non si è guardata le spalle e quando ha capito di essere stata smascherata era troppo tardi. I giornali le dedicano la prima pagina. Spuntano suoi video che somigliano a provini. Lei ammicca, gioca con la «telecamera». Quotidiani seriosi lanciano il sondaggio su chi sia la spia più sexy: troppo facile la risposta. Una piccola consolazione. Anya, la ragazza di Stalingrado, è diventata una stella. Guido Olimpio per il “Corriere della Sera

Il romanzo carnale del berlusconismo

Martedì, 29 Giugno 2010

velina-10Cherchez la femme. Anzi: Cherchez la dame blanche. Chissà che cosa c’è in questa alchimia di forme, colori e materie: il bianco dei vestiti, il biondo dei capelli, la soffice morbidezza del silicone. Chissà che cosa succede a Silvio Berlusconi quando alcuni, o tutti questi ingredienti si combinano e la sua grazia di Stato si sposa con lo stato di grazia delle pulzelle che gli girano vorticosamente intorno, come api attratte dal miele. IL GIALLO DI FEDERICA. Adesso siamo tutti lì, a interrogarci sul ruolo dell’ultima arrivata: Federica Gagliardi, la fanciulla biancovestita di 28 anni che è apparsa al fianco del premier sulla scaletta del volo di Stato, a Toronto, impegnata – si presume – in una missione diplomatica collaterale al G8. Siamo tutti lì, a scandagliare le scarne linee della sua biografia: il ruolo di portavoce di un consigliere comunale del Pd (nel 2006) lo stesso che oggi – ingrato – la definisce “molto appariscente”, e le rimprovera l’ingenua vanteria di qualche tresca con un calciatore. Quattro anni fa ne faceva la sua più stretta collaboratrice, adesso, ingenerosamente, le si rimprovera “una predilezione, irrintracciabile in labbra e décolleté, per il chirurgo estetico”. Adesso siamo lì a chiederci chi fossero i 24 anonimi che la votarono alle elezioni comunali, candidata – nientemeno – nelle liste dell’odiata Italia dei Valori. E invece dovremmo interrogarci su questo eterno ritorno, su questo appassionante saggio sul decadentismo che è il romanzo carnale del berlusconismo nella sua fase senile. FRANCESCA ROMANA CHI? Il bello è che tutto iniziò per un equivoco, uno scambio di persona. Nella torrida estate del 2002 il mitico Sestini, fotografo dal teleobiettivo implacabile, immortalò una fanciulla bianca mano nella mano del premier nel giardino della Certosa. La foto era ingrandita, e dunque sgranata. Il volto non era perfettamente distinguibile. Il Corriere della Sera, sparò la foto in prima pagina, l’onorevole Beppe Giulietti gridò allo scandalo: “Cosa ci fa nel giardino del presidente Deborah Bergamini, responsabile Marketing della Rai, ma un tempo dipendente del premier a Mediaset?”. Giulietti voleva dire che si trattava di uno scandaloso “conflitto di interessi”. Solo che si trattava di conflitto di altra natura. Se non altro perché la Bergamini non c’entrava nulla. Furono gli stessi uomini di Palazzo Chigi a precisare che la fanciulla ritratta era una giovane 22enne, e che rispondeva al nome di Francesca Romana Impiglia. Ovviamente, subito dopo, tutti si chiesero: “E chi è Francesca Romana Impiglia?”. Gli storici del costume riuscirono a ricostruire, anche in questo caso, un rocambolesco romanzetto d’appendice: si trattava della figlia di un dirigente di Forza Italia, che era stata individuata dal Cavaliere allo sbarco dalla nave azzurra nel porto di Ancona, durante la memorabile campagna elettorale porto a porto. Francesca Romana, poi, era stata smistata presso il movimento giovanile sotto l’occhio vigile di un talent scout come Simone Baldelli. E mesi dopo, a Natale – galeotta la visita pastorale per gli auguri delle buone feste – in una giornata passata nella sede degli azzurrini, era tornata davanti agli occhi del Cavaliere. Miracolo. Dall’incontro all’epifania bianca nella villa della Certosa il passo era stato breve. E la reazione non meno intensa, visto che Veronica dalle Bermuda si rifiutò di tornare in villa, e che nacque allora la leggenda metropolitana del flirt vendicativo con Cacciari, con tanto di caso diplomatico tra Berlusconi e il premier Rasmussen. LA BIANCA “ROSSA”. E che dire di Angela Sozio, “la rossa” del Grande Fratello. Fino al 2009 era nota soltanto per le abluzioni in topless nella vasca della casa di Cinecittà. Poi, ancora una volta, entrarono in campo il fattore estate e lo scenario idilliaco della Certosa. Questa volta appollaiato sul ramo c’era l’implacabile Salvatore Zappadu. “Oggi” pubblicò una prima sequenza a metà fra il goliardico e il poetico. In due degli scatti si vedeva Berlusconi di spalle e di fronte, mano nella mano, con Angela nei vialetti fioriti del bel parco. In un’altra foto si vedeva il Cavaliere con quattro fanciulline, fra cui Angela, sedute sulle ginocchia. Noi non lo sapevamo ancora, ma era già nato il mito di “Papi”. Le stesse fanciulle, più tante altre, fra cui un’altra biondo-bianca – l’ex soubrette Barbara Matera oggi approdata al Parlamento di Bruxelles – ce le ritrovammo tutte nella scuola quadri del Pdl, pronte a diventare delle statiste. E poi – ancora una volta – fermate da un colpo di scena grandguignolesco: il proclamo infuocato di Veronica: “Ciarpame senza pudore”. Anche stavolta, a far detonare l’ira della moglie offesa, con tanto di epistolario consegnato a Repubblica, era stato un servizio fotografico di cui era protagonista una fanciulla bianco-vestita. Si trattava di Noemi Letizia, altra anonima assurta alla gloria mediatica, un personaggio che pareva fatto apposta per entrare nel catalogo Casanovista della letteratura di Marco Travaglio e del suo best-seller “Papi”. Le relazioni delle fanciulle bianche con Berlusconi sono sempre una turbinosa sliding door, un fuoco ustorio che innalza alla gloria, ma che può anche bruciare esistenze. Una di loro, Virginia Saint Just di Teulada, finì persino in un processo e in un libro della Kaos edizioni, per il cortocircuito che si era creato tra il marito e il premier. I settimanali rosa la rintracciarono per interviste-confessione in cui Virginia spiegava di essere stata bruciata dall’incontro con Papi. Innamorata, stravolta, passata vorticosamente da una sicura carriera in Rai a un lavoro di commessa e addirittura al desiderio della morte. Francesca Romana è diventata giornalista al Tg4, e moglie amorevole, dopo un matrimonio in cui Berlusconi era amorevole testimone di nozze.Noemi è entrata in una routine di semigloria: l’indimenticabile premio al “Talento che verrà” a Valva, i fotogossip sulle infiltrazioni di silicone e sulla mastoplastica addittiva regalata per il suo compleanno. Non sappiamo cosa augurare a Federica, che adesso finisce nell’occhio del ciclone, sulla lama a doppio taglio della celebrità indotta. Buona fortuna, di certo ne ha bisogno. Luca Telese per “Il Fatto Quotidiano

Il PIL delle donne che non si vede

Giovedì, 10 Giugno 2010

Molti ritengono che le donne siano una ricchezza su cui le imprese dovranno investire, se vorranno crescere nell’economia del futuro: il cosiddetto “Fattore D”. E questo non tanto perché le donne possono fare bene le stesse cose che fanno gli uomini, ma proprio perché il loro contributo specifico, diverso da quello degli uomini, può far funzionare meglio le imprese soprattutto in mercati in cui la quota di “spesa femminile” è sempre maggiore. Tuttavia proprio perché questo è vero dobbiamo chiederci come mai le imprese, soprattutto in Italia, facciano fatica ad accorgersi di questo “tesoro” alla loro portata che non sanno o non riescono a sfruttare. In altre parole, perché deve essere necessario spiegare alle imprese una cosa che dovrebbero capire da sole? Gli economisti sono abituati a pensare che se un biglietto da 100 euro cade per terra, non rimane lì a lungo: qualcuno lo raccatterà rapidamente. In un mercato ben funzionante, l’arbitraggio dovrebbe far sì che ogni occasione di profitto venga sfruttata. Perché questo non accade nel caso delle donne e della loro partecipazione alla vita delle imprese?
La risposta va cercata nel modo fortemente squilibrato con cui i compiti familiari sono allocati tra donne e uomini all’interno delle famiglie. Finché questi compiti non diventeranno più equilibrati, le donne non potranno esprimere nel mercato e nelle imprese la stessa energia degli uomini. E continueranno, quindi, a essere solo il motore dell’economia familiare (che sfugge alle statistiche) non il motore dell’economia “ufficiale” (che invece le statistiche misurano). E badate: l’economia familiare non è poca cosa. Insieme ad Alberto Alesina (nel nostro libro su “L’Italia fatta in casa”) abbiamo calcolato che la produzione casalinga di beni e servizi vale in Italia più della produzione di mercato, ossia il Pil ufficiale è la metà di quello effettivo se consideriamo congiuntamente la produzione familiare e quella di mercato.
Sappiamo molto poco di questa economia parallela familiare, ma una cosa è certa: essa si regge principalmente sulle spalle delle donne, che in Italia lavorano ottantuno minuti e mezzo al giorno in più di un uomo se sommiamo il loro lavoro in casa a quello retribuito.
Se questa è la situazione, una maggiore presenza femminile nelle imprese potrebbe avere delle implicazioni tutt’altro che desiderabili per le donne, qualora esse si trovassero a dover diventare non solo il motore dell’economia familiare ma anche il motore dell’economia di mercato. Difficile auspicare come equo e desiderabile un tale risultato. Affinché le donne possano diventare il motore dell’economia di mercato, bisogna liberarle dalla responsabilità di essere anche il motore dell’economia familiare.
Quindi se vogliamo che le cose cambino bisogna agire su quello che accade nelle famiglie: è li che dobbiamo fare i comitati per le pari opportunità, è li che dobbiamo insegnare (agli uomini) il bilinguismo di genere. Se esiste un grande contributo potenziale che le donne possono dare all’economia di mercato e che non viene sfruttato, c’è anche un grande contributo che gli uomini possono e devono dare in casa e che oggi va perso. Attenzione: questo non vuol dire auspicare che donne e uomini diventino perfetti sostituti gli uni delle altre. Vuol dire auspicare una similitudine nei tempi dedicati da donne e uomini al lavoro in casa e nel mercato, che ognuno però svolgerà al meglio sfruttando le sue specificità, le sue diversità.
Ma come si può ottenere questo risultato? L’attenzione è spesso posta sulle imprese e su quello che esse possono fare. Ma è difficile pensare che si possano cambiare le cose agendo dal lato delle imprese, per la semplice ragione che se fosse conveniente farlo, le imprese lo farebbero da sole. Né serve molto agire dal lato dei servizi pubblici alle famiglie o della flessibilità del lavoro declinata solo al femminile (ad esempio il part-time e il telelavoro pensato per le donne). Questo significa darsi per vinti prima di iniziare la battaglia: vuol dire dare per scontato che siano le donne a doversi occuparsi dei figli e della famiglia. È come dare l’aspirina per curare i sintomi, senza capire le origini profonde della malattia.
Una indagine recente del Comune di Bologna mostra ad esempio che nella città italiana con i migliori servizi alle famiglie (40 per cento del bilancio comunale) l’occupazione femminile è altissima, ma i redditi delle donne sono il dal 25 al 76 per cento inferiori a quelli degli uomini. E questo perché possiamo anche costruire un asilo a ogni angolo di strada, ma non vedremo grandi risultati se sarà sempre la madre a “staccare” comunque alle 16.00, qualsiasi cosa succeda in ufficio, per riportare a casa i figli. Oppure se sarà sempre lei a farsi carico di trovare una soluzione quando l’asilo rifiuta i figli perché ammalati. E gli esempi potrebbero continuare, considerando molti altri compiti familiari, dalla lavatrice rotta che allaga la casa ai nonni anziani da accudire. Qualsiasi intervento coercitivo sulle quantità, come le quote rosa o i permessi parentali obbligatori, è ostico da accettare per gli economisti che preferiscono intervenire modificando gli incentivi, con le leve fiscali, in modo che poi gli individui si comportino nel modo desiderato. Proprio da questa intuizione deriva la proposta di tassare le donne meno degli uomini che con Alberto Alesina abbiamo sostenuto e per la quale esistono attualmente due progetti di legge in Parlamento. Avremmo bisogno di dati e informazioni più precise di quelle disponibili per capire cosa accade all’interno delle famiglie, cosa determina gli squilibri osservati e se questi squilibri corrispondano alle preferenze degli italiani oppure no. Ossia se le cose vadano bene così oppure se vogliamo davvero cambiarle. Ma una cosa è certa: se desideriamo che le donne possano contribuire di più allo sviluppo dell’economia di mercato misurata dalle statistiche ufficiali, bisogna che gli uomini inizino a contribuire di più all’economia parallela familiare. (a. ichino ilriformista)