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Le tariffe son tornate…! (by Leozappa)

Martedì, 15 Novembre 2011

E se il maxi-emendamento alla legge di stabilità avesse reintrodotto le tariffe professionali? Ben lungi dall’essere una boutade, una lettura incrociata del maxi-emendamento, della legge n. 148/2011 (manovra-bis) e del codice civile evidenzia che la misura appena varata dal Governo porta ad un risultato opposto rispetto a quello che ha meritato i titoli dei giornali.Più che abolire le tariffe (minime) le rilancia nella loro funzione di regolazione di supplenza. Occorre, anzitutto, una precisazione. Il carattere vincolante delle tariffe minime era già stato abolito dalle c.d. Lenzuolate del ministro Bersani (legge n. 248/2006). In altri termini, da cinque anni le tariffe esistono ma non sono vincolanti.Ciò detto, né la manovra-bis né il maxi-emendamento hanno abolito le tariffe in quanto tali. Sia la manovra-bis che il maxi-emendamento (ancora un volta) si sono occupate degli effetti delle tariffe esistenti, ossia della loro capacità di regolare la determinazione del compenso.Più precisamente, il maxi-emendamento ha abrogato la disposizione della manovra-bis che prevedeva che la pattuizione dei compensi andasse fatta “prendendo come riferimento le tariffe professionali” e quella che ammetteva “la pattuizione  dei  compensi  anche  in   deroga   alle   tariffe”. A tutta evidenza, le disposizioni della manovra-bis (ora abrogate dal maxi-emendamento) nulla aggiungevano a quanto già disposto dalla legge Bersani: la piena derogabilità delle tariffe professionali!La vera novità della manovra-bis è, piuttosto, la previsione dell’obbligo di pattuire per iscritto i compensi professionali, sopravvissuto al maxi-emendamento. In altri termini, attualmente la disciplina dei compensi professionali è la seguente: “il compenso spettante al professionista e’ pattuito per iscritto all’atto del conferimento dell’incarico professionale. Il professionista  e’  tenuto, nel rispetto del principio di trasparenza, a rendere noto al  cliente il  livello  della  complessità  dell’incarico,  fornendo  tutte  le informazioni utili circa  gli  oneri  ipotizzabili  dal  momento  del conferimento alla  conclusione  dell’incarico. In  caso  di  mancata determinazione consensuale del compenso, quando il committente e’  un ente pubblico, in  caso  di  liquidazione  giudiziale  dei  compensi, ovvero  nei  casi  in  cui  la  prestazione  professionale  e’   resa nell’interesse  dei  terzi  si  applicano  le  tariffe  professionali stabilite con decreto dal Ministro della Giustizia”.Questa disciplina andrebbe, però, letta alla luce del codice civile. All’art. 2233 si prevede che se il compenso “non è convenuto dalle parti e non può essere determinato secondo le tariffe o gli usi, è determinato dal giudice, sentito il parere dell’associazione professionale [l’Ordine, Ndr] a cui il professionista appartiene” (1° comma).Questa disposizione non è mai stata abrogata e, a ben vedere, risulta ripresa, nella sua ratio, dalla manovra-bis che ha esteso l’applicazione delle tariffe, in caso di mancata pattuizione del compenso, ai rapporti tra professionista ed enti pubblici e alle prestazioni rese “nell’interesse dei terzi”.Parimenti, continua a trovare applicazione il 2° comma dell’art. 2233 c.c. che prevede che “in ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all’importanza dell’opera e al decoro della professione”. La norma è stata, ripetutamente, censurata dall’Antitrust per il criterio del decoro della professione, ma le c.d. liberalizzazioni la hanno del tutto ignorata.Infine, è sempre vigente il 3° comma dell’art. 2233 c.c. che prevede che “sono nulli, se non redatti in forma scritta” i patti sui compensi tra avvocati e clienti. Questa disposizione consente di evidenziare come l’obbligo di pattuire per iscritto i compensi previsto dalla manovra-bis per tutte le categorie professionali non sia sanzionato dalla nullità, per cui per valutare, compiutamente, le conseguenze del mancato accordo occorrerà attendere l’esito dei primi (inevitabili) contenziosi.In definitiva, i nuovi interventi legislativi, ben lungi dall’aver liberalizzato il settore, rendono con la loro disorganicità oltremodo complicata la interpretazione della disciplina vigente (con il rischio di implementare il contenzioso in un settore nel quale è già alto) e le tariffe sembrano continuare a trovare applicazione in caso di mancato accordo tra le parti. Insomma, tanto rumore per nulla… a.m.leozappa generazionepropro.corriere.it