Articolo taggato ‘Gossip’

“Il mio cuore e il mio cazzo vi fanno i più teneri complimenti” (by Voltaire)

Giovedì, 13 Gennaio 2011

tumblr_lewofv26oM1qzclizo1_500Voltaire mandava alla sua amante Madame Denis pizzini amorosi in un italiano abbastanza decente, dal punto di vista grammaticale: “Il mio cuore e il mio cazzo vi fanno i più teneri complimenti. Stasera la vedrò sicuro”. Prosper Mérimée scriveva a Stendhal su certe serate “altamente spermatiche trascorse in compagnia di puttane nelle pose più complicate”, precisando “le stesse pose che disegnavate con compiacimento, scandalizzando un vostro amico inglese” (il che fa pensare non si trattasse di una copia dal vero, ma non ne siamo del tutto sicuri) Il diarista seicentesco Samuel Pepys – antenato dei blogger per la disinvoltura con cui annota i fatterelli privati, dedicando al Grande incendio di Londra meno righe di quelle dedicate a un pollice slogato mentre bastonava un servitore – era gelosissimo della moglie, sospettata di avere una tresca con il maestro di ballo (prova a carico della fedifraga: presentarsi a lezione senza mutande). La gioia del pettegolezzo letterario compete con quella del pettegolezzo e basta. Purché il pettegolezzo sia davvero tale. Aneddoto, storiella, curiosità, scambio di battute, non la solfa periodica che scopre nei grandi scrittori gentaglia moralmente reprensibile e fa pensare “avvertitemi quando qualcuno scrive bene e ha una vita specchiata, questa sarebbe una notizia”. Esclusi i contemporanei, naturalmente, e gli italiani soprattutto, che non sembrano neanche lontani discendenti dei romanzieri che frequentavano i bordelli, consideravano la sifilide un rito di passaggio, bevevano fino a svenire e si sfidavano a duello. Trovarli da sé si può, perlustrando memoriali e corrispondenze. Trovarli già catalogati è meglio, per esempio nelle 250 pagine di “Writers Gone Wild”, scritto da Bill Peschel e pubblicato da Perigee Books. L’elenco dei fuori di testa va da Hans Christian Andersen (ospite a casa Dickens per cinque settimane che alla famiglia sembrarono secoli) a Virginia Woolf, che a 18 anni si travestì da principe abissino, con turbante e caftano, per fare uno scherzo alla marina britannica. Erano in quattro, più un finto interprete e un finto funzionario del Foreign Office. Mandarono un telegramma al capitano, che non ebbe sospetti neanche quando il gruppetto salì a bordo, parlando un misto di swahili e latino, e gridando “Bunga bunga!” (in italiano nel testo) ogni volta che vedevano qualcosa di interessante. Quando la beffa fu scoperta, con tanto di interrogazione parlamentare, i mocciosi urlavano “Bunga bunga” ai marinai che giravano per Londra in uniforme. Oscar Wilde andò una volta in un bordello (un amico gli aveva consigliato di ampliare gli orizzonti) e ne uscì dicendo: “Come mangiare montone freddo”. Il poeta gallese Dylan Thomas, negli Stati Uniti per un giro di letture, si rivolgeva alle ammiratrici carine con un diretto: “Can I jump on you?”. Chiese “posso saltarti addosso?” anche alla scrittrice di storie horror Shirley Jackson. Consumarono mentre il marito, al piano di sotto, guardava la partita di baseball in tv. Mariarosa Mancuso per “Il Foglio

Berlusconi palpa Putin (by Guzzanti)

Mercoledì, 15 Settembre 2010

66961Putin palpato da Berlusconi (che avrebbe lo stesso vizietto anche con altri uomini e, soprattutto, donne). E’ il gustoso gossip di questa intervista a Guzzanti di Telese. “Paolo Guzzanti vanta l’insolito primato: aver coniato un lemma che oggi corre sulla bocca di tutti, e senza di cui non è più possibile fare cronaca politica: “Mignottocrazia”. Ora, mentre divapano le polemiche su compravendita, prostituzione, ipotesi di baratto fra corpi e seggi, è impegnato in una corsa contro il tempo per consegnare alle stampe un pamphlet con lo stesso titolo, Mignottocrazia: esce in ottobre per Aliberti. Senatore Guzzanti, perché non ha chiuso le bozze? Vuole la verità? Ogni giorno salta fuori una notizia macroscopica sul tema, che mi costringe a riaprire i capitoli. Ad esempio?  Ultima settimana tre volte: compravendita di deputati, dichiarazioni di Angela Napoli, esternazione di Giorgio Stracquadanio, che ha il merito, va detto, di far chiarezza. Come ha impostato il suo pamphlet?  Il sottotitolo provvisorio, non so se diventerà definitivo, è: La sera andavamo a ministre.Potrebbe non esserci perché si è pentito in corso d’opera?  Al contrario. Mi piaceva l’assonanza con ‘La sera andavamo in via Veneto’ di Scalfari. Rende bene la bassezza di un’epoca, il dramma di una classe dirigente. E perché non lo tiene?  Fra le ministre ci sono persone, come la Prestigiacomo, su cui potrei giurare, in fatto di estraneità alla mignottocrazia…Com’è il sistema che ha definito con questa parola? Semplice: la mignottocrazia è un sistema politico fondato sul sex appeal. Che oggi è diventato – attenzione, non solo nel centrodestra, come dimostrano tanti casi – un sistema di selezione delle classi dirigenti. In alcuni casi, purtroppo l’unico. Da quando è così, se è così?
Ho avvertito che qualcosa era cambiato un giorno che, durante una convention di Forza Italia di quelle con i cieli azzurrini e le ragazze vestite con il tubino di Armani, ebbi definitivamente chiaro l’atteggiamento maschilista di Berlusconi. Cosa accadde? Nulla di clamoroso, per gli altri. Ma per me sì. L’incontro era finito, c’era una baraonda pazzesca, ci trovammo io e Berlusconi in mezzo a tanti corpi. E…  E lui, gridando alleegramente mi disse: “Paoloooo! hai visto che pezzo di fica dietro di te? Perché non allunghi la mano e non le tocchi il culo?”. Si potrebbe obiettare che non era la prima, e nemmeno l’ultima battuta.  Ma era gridata in pubblico, da un presidente del Consiglio. L’idea che un premier occidentale potesse esprimersi così era per me inconcepibile. Lo conosceva già, e bene.
Non certo dall’infanzia. E c’è una differenza fra ciò che si può dire in privato, magari di dubbio gusto, e ciò che si può gridare in pubblico. Craxi amava le donne….  Aveva delle pubbliche amanti, se per questo, come Anja Pieroni. So che aveva assediato anche delle giornaliste che lo intervistavano, al Raphael… Ma non avrebbe mai gridato dalla tribuna di un congresso, che gli piacevano le tette o le gambe delle donne socialiste. Si dice: la differenza è che Berlusconi non è ipocrita in pubblico. Cosa risponde? Che è un modo di pensare pericoloso. L’ipocrisia, in moltissimi casi, è un valore. Se io vedo una bellissima ragazza per strada, può passarmi per la mente di strapparle le mutande. Ma se lo faccio divento uno stupratore, non una persona… sincera . Lei dice che Berlusconi porta questo elemento istintivo ancestrale in politica…   Ho coniato il termine Mignottocrazia quando la sessualità di Berlusconi non era ancora tema di interesse nazionale. Ora sono convinto che per lui questo tratto sentimentale sia comune al privato e alla politica… Cioè?  Berlusconi esalta la legittimità dell’istinto, ma la civiltà moderna è la fine dell’istinto. Con lo stesso slancio con cui vuole strappare le mutande alle ragazze che gli passano davanti, Berlusconi vuol strappare le mutande alla Costituzione. Diranno: lei fa moralismo.  Ma io voglio essere moralista in questo. Lui è a suo modo un genio, un genio del male, perché è riuscito a imporre un passaggio di epoca alla politica italiana… Però?  Però non si può accettare senza ribellarsi un sistema dove il sex appeal diventa criterio discriminante rispetto all’intelligenza . È definitivamente acquisita questa mutazione?  Basta guardare il Pdl di oggi per capire che Berlusconi ha solo due modi per giudicare le donne: o belle mignotte in carriera, o brutte da segare. Susciterà un altro putiferio.  Perché? Qualcuno nega che fra una graziosa troietta e una grassa geniale ci sia partita nel Pdl?Lo negano le donne del Pdl.  Non voglio polemizzare, con loro. Ma trovo ipocrita che nel Pdl in cui tutti si danno di gomito, quando c’è una nuova ragazza in carriera, le mie colleghe giochino al rito dell’indignazione. Cosa pensa del caso Noemi?  Non so, quindi non ne parlo. Però ho letto che anche lei si aspettava una carica. E… E cosa sa, invece?  So che Berlusconi prende le cotte, palpeggia, tocca, allunga le mani. Anche con gli uomini, e non certo per fini sessuali. So che persino Putin è furibondo perché lui lo tocca, ogni volta diventa pazzo. Ma produce consenso?
La mignottocrazia ammicca agli elettori. Gli suggerisce l’idea: faccio quello che volete fare voi, quindi è giusto. Invece non lo è affatto, per questo la combatto. (l. telese fatto quotoidiano)

Lele Mora hot!

Martedì, 14 Settembre 2010

Ha iniziato nel ‘78 con Loredana Bertè e per continuare questo lavoro lasciò moglie (sposata a 18 anni) e due figli (avuti a 20 anni)? Si è mai pentito di questa scelta? Ho lasciato moglie e figli nel 1982, sono stato sposato otto anni e devo dire che è stato un matrimonio molto bello, poi per incompatibilità di carattere abbiamo deciso di comune di accordo di separarci, siamo rimasti amici. I miei figli hanno vissuto e sono cresciuti con me sempre nel rispetto della loro madre. Con l’inizio del successo iniziano anche i guai: nell’89 fu arrestato per l’inchiesta “La cocaina dei Vip”, cosa successe esattamente? Non è successo proprio niente. Si parlava di cocaina, ma la cocaina non c’era. Io ero completamente estraneo e, ancora oggi, contrario. Frequentavo alcune persone tra cui Maradona, Caniggia, Patty Pravo e tanti altri, magari qualcuno faceva uso di cocaina e io non lo sapevo. Credo di essere stato il capro espiatorio, perché un’inchiesta che viene rinviata a giudizio dopo 20 giorni e chiusa immediatamente dopo vuol dire che grandi cose non c’erano. Io sono stato l’unico ad essere arrestato e a rimanere in carcere per 90 giorni perché il p.m. disse che potevo inquinare le prove, ma le prove neanche c’erano, infatti tutto finì in una bolla di sapone. Ora è tornato sotto i riflettori per varie inchieste: partiamo dall’evasione fiscale per ben 19 milioni di euro, come risponde a questa accusa? A me sono stati contestati solo dei benefit, ossia i regali che facevo ai miei artisti: viaggi, fiori, cene, tutto quello che serve nel mio lavoro poiché vivo di pubbliche relazioni. Secondo lo Stato non avrei dovuto scaricare queste spese nella dichiarazione dei redditi. Mi hanno addirittura portato al fallimento della mia società , proprio in questi giorni sto chiudendo l’accordo fallimentare. È stato prima coinvolto e poi prosciolto dallo “Scandalo” Vallettopoli, cosa è cambiato da quel momento in poi? Sono stato coinvolto e prosciolto e ho dimostrato che non c’entravo niente e poiché sono vicino a delle correnti politiche non ben viste da qualcuno, sono stato tirato in ballo: 30 anni di faticoso lavoro distrutto, e oggi non so a chi chiedere i danni. Un’azienda che fatturava 50 milioni di euro all’anno ora fattura 500 mila euro all’anno, di 60 dipendenti ne sono rimasti 10, da essere il numero uno ti ritrovi ad essere il Signor Nessuno, ma con una grande esperienza. Tutto ciò mi ha aiutato a capire chi volevo continuare ad avere al mio fianco e chi si era approfittato della mia bravura, delle mie conoscenze per diventare qualcuno o guadagnare tanti soldi. Chi è stato uno di questi approfittatori? Le cose brutte non si dicono mai, ricordiamo le cose belle! Ricordiamo prima le cose belle… Tante persone mi sono state vicino: Sabrina Ferilli, Christian De Sica, Alda D’Eusanio, Aida Yespica. Invece Manuela Arcuri ha dichiarato: “i miei guai sono iniziati nel periodo in cui ho fatto parte dell’agenzia di Lele Mora” cosa risponde? I guai una persona se li cerca, non è che iniziano. Manuela non è un’attrice dalle grandi espressioni, può fare delle cose carine, ma non di primo spessore. Con me lei ha avuto grandi guadagni, grandi campagne pubblicitarie, se pensa che sia stato un periodo stupido, perché è rimasta dieci anni? Perché è andata via dalla sua agenzia? C’erano questioni di uomini, amanti, donne: un giro molto strano… ma non posso dire altro, riservo qualche chicca per il libro che devo scrivere. Un’altra starlette che ha lasciato la sua agenzia dopo il successo ottenuto all’Isola dei famosi è stata Ana Laura Ribas… Penso che Dio veda e provveda. Non sono una persona che augura il male, però… la Ribas ha vissuto alla mia corte dieci anni comprandosi tre o quattro appartamenti, due farmacie in Brasile per la madre, ha fatto la bella vita, mi chiese addirittura di fare un figlio con lei, cosa che non avrei mai fatto (anche perché ormai ho chiuso “bottega”). Insomma, non si sputa mai nel piatto dove si è mangiato. Perché Simona Ventura decise di lasciare la sua agenzia?  Su Novella 2000 uscirono delle foto di Simona in compagnia del produttore dell’Isola dei famosi Giorgio Gori [marito di Cristina Parodi, ndr]. Lei incolpò Fabrizio Corona e voleva che l’allontanassi dalla mia agenzia. Ma quelle foto le ha vendute il suo ex marito [Stefano Bettarini, ndr] e non sono state scattate da Corona. Di questo si è accorta troppo tardi. Tra noi è comunque rimasto un bellissimo rapporto, è una grande professionista, mi manca molto, anche perché siamo cresciuti insieme nel lavoro. Dopo la nostra separazione ho notato un vuoto intorno a lei, le è venuto a mancare supporto e tutela. Se siete in ottimi rapporti perché La Ventura nei suoi programmi non prende artisti della sua agenzia? Siamo due ariete! E quando due ariete si scontrano è difficile rimettere insieme i pezzi. Non porto rancore forse lei sì. Speriamo che le passi. Perché lavora più in Mediaset che in Rai? Ho cominciato a lavorare a Mediaset con la famiglia del presidente Berlusconi che mi ha sempre stimato e mi ha sempre dato grande spazio nelle sue televisioni. A Mediaset mi sento a casa mia. Di Fabrizio Corona cosa pensa? Lui ha dichiarato che l’allievo ha superato il maestro… Fabrizio Corona è un grande cervello, usato male, ma è un grande cervello. Avrebbero potuto essere archiviate tutte le inchieste in cui è stato inquisito Fabrizio, perché i paparazzi e gli scambi esistono da sempre in questo mondo. Non ha fatto nulla di male, ha fatto solo quello che facevano da anni altre persone. Lui è un esibizionista, anche se molto dolce e sensibile, lo dico perché lo conosco da dodici anni, so che non è così come appare. Vuol fare l’Al Pacino della situazione, ma non potrà mai esserlo. È stato rovinato dal successo e dai soldi che ha guadagnato, oggi vive solo ed esclusivamente per il denaro, ma se non lo sai gestire può capitare che te lo sequestrino. Recentemente lei è tornato sulle prime pagine di tutti i media per la chiusura delle due discoteche più importanti di Milano (Hollywood e The Club) per il giro di cocaina. È un po’ la scoperta dell’acqua calda? Se evitassero di far ubriacare prima la gente nei pub, se le discoteche aprissero un po’ prima, ci sarebbe meno droga in giro, meno incidenti sulle strade e non è giusto che tutta la responsabilità venga scaricata sul mondo delle discoteche. Andrebbero chiuse tutte le discoteche. Io in dieci anni in cui sono stato all’Hollywood non ho mai visto droga, magari ne facevano uso nei bagni. Una persona che si droga deve solo farsi curare. La droga è per le persone che non hanno la grinta, la personalità e la voglia di essere se stessi e allora si drogano per sentirsi qualcuno o per dimostrare quello che non sono. Io dico sempre a tutti e ai miei artisti di non usare mai droga. Belen ha dichiarato, in una deposizione del 27 marzo 2007 dinanzi al p.m. Frank Di Maio, che ha fatto uso di cocaina due volte insieme a Francesca Lodo e che sapeva dell’uso che ne facevano altri personaggi perché ne sentiva parlare in casa di Lele Mora, cosa risponde a questa accusa?
Lei ha detto che andava all’Hollywood con il gruppo Lele Mora, in casa mia non si è mai utilizzata droga. Chi minimamente fa uso di droga viene allontanato dalla mia agenzia. Non accetto che sia neanche fumata una canna a casa mia e addirittura anche il fumo della sigaretta mi dà fastidio. Se Belen ha fatto uso di droga di sicuro non l’ha fatto in casa mia o davanti a me altrimenti avrebbe fatto una brutta fine. Le auguro di non farlo più e di continuare ad avere successo. È una mia scoperta, era clandestina in Italia e le ho fatto ottenere un permesso di soggiorno. Io dico che quando le persone ti danno tanto devono essere rispettate. Poche volte ho visto un artista o pseudo tale ringraziare le persone che l’hanno aiutato. Mi ricordo un servizio di Lucignolo in Costa Smeralda dove mostrava con orgoglio 25 frigoriferi stracolmi di cibo, feste esclusive, regali, crede di aver esagerato nell’ostentare tutto questo lusso?
Io provengo da una famiglia molto umile, sono riuscito a creare parecchie cose con grande sacrificio. Tutto quello che avevo nei frigoriferi mi veniva omaggiato, perché non dovevo consumarli? Non era un ostentare, ma Lucignolo era un programma aggressivo e mostrando quelle immagini ha creato un momento di spettacolo. C’è stata una foto che ha fatto molto discutere, quella dei due tronisti (Francesco Arca e Cristiano Angelucci) che le massaggiavano i piedi, la rifarebbe?  Non rimpiango mai quello che ho fatto. Quella non era una foto in posa, è stata rubata mentre ci tiravamo i piedi ed è diventata un cult che ha girato il mondo ed è stata addirittura in prima pagina sul Time di New York. Io amo la riflessologia e se mi massaggi i piedi vado in un brodo di giuggiole. Che categoria sono i tronisti?  C’è qualcuno intelligente, qualcun’altro solo esibizionista, qualcuno è molto stupido perché non ha saputo sfruttare la situazione e il momento. È una trasmissione [Uomini e Donne, ndr] che funziona ancora dopo 12 anni, vuol dire che piace. C’è un tronista che si è comportato male con lei? Più di uno, ad esempio Jack Vanore che secondo me è stato quello che ha rovinato il programma Uomini e Donne perché il tronista non si può fidanzare con una persona della produzione [Raffaella Mennoia, ndr]! Rovina l’immaginario di alcune persone che partecipano al programma. Invece Costantino Vitagliano quanto ha guadagnato con lei? Non ricordo esattamente, ma ha guadagnato tantissimi soldi. È una persona che mi ha dato molto, per anni ha seguito quello gli dicevo, poi però ha creduto di essere più bravo di me, si è allontanato e chiaramente si sono spenti i riflettori. Da tronista di grande spessore si è ritrovato ad essere solo Costantino. Se sua nipote le chiedesse di fare la tronista cosa le risponderebbe? Mia nipote vuole fare la veterinaria e sono molto felice dii questo. In questi periodi non proprio facili cosa le fa più paura? Io posso campare sia con 10 euro che con un milione di euro. Ho paura delle catastrofi ambientali perché stiamo distruggendo il mondo. Non ho paura né della morte, né di rimanere senza soldi e né di tornare il Lele Mora nato a Bagnolo di Po’, piccolo paesino in provincia di Rovigo.

Davide Dimiccoli per il magazine Controstile, sfogliabile a questo indirizzo http://issuu.com/revoluxio.com/docs/cs_09_2010 via dagopsia

Il vizietto dei calciatori: sesso a pagamento

Giovedì, 9 Settembre 2010

NEWS_1223477413_anna1TI VEDO, ti voglio, ti compro. Non lo fanno solo i calciatori. Anzi: in Italia, 60 mila prostitute avrebbero 9 milioni di clienti (fonte: Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio, e risparmiatevi facili ironie). Ma il giocatore di pallone, meglio se famoso e meglio se sposato con una bella ragazza, sta diventando il soggetto ideale di una storia un po’ monotona. Il tradimento, l’intervista (pagata) alla escort (neologismo non dei più felici), la crisi coniugale, il tardivo pentimento, il divorzio. In Inghilterra è ormai uno sport nello sport, una specie di trappolone in cui continuano a cascare i giocatori della nazionale di Capello, già sconvolta dal caso di John Terry (dopo le mutande, via la fascia da capitano). Ashley Cole, e poi Crouch e Rooney: ieri è saltata fuori una seconda prostituta che lo denuda, dopo Jenny Thompson ecco Helen Wood, si vende prima il corpo e poi la notizia. E i francesi non sono da meno: tipo Ribery e Benzema, inguaiati addirittura dall’ex minorenne Zahia Dehar. E ancora, andando un po’ indietro nel tempo, i due Ronaldo, il dentone (con Lara, brasiliana, ai tempi dell’Inter, e con i viados che lo ricattarono a Rio) e Cristiano (un collezionista, anche cinque per volta nell’idromassaggio della sua villa quand’era a Manchester). E naturalmente Adriano, che a Milano spendeva 160 mila euro al mese in festini. Ma anche quelli di Juve e Toro al centro massaggi (non sportivi) “Viva Lain”, anno 2002, dove peraltro c’era un bel viavai di avvocati, medici e giornalisti. “Io allenavo il Toro e arrivammo undicesimi, il miglior risultato in ventanni e la Juve vinse lo scudetto: scherzando, potrei dire che quei massaggi non toglievano le energie” ridacchia Giancarlo Camolese, che in realtà è tra gli allenatori che si possono definire anche maestri di sport. E allora torna subito serio. “I giocatori non sono uomini soli o tristi, hanno tanti soldi e tanto tempo, talvolta non vogliono impegnarsi in relazioni che costano fatica e così pagano una donna. E’ un atteggiamento superficiale, diffuso non solo nello sport”. Perché vanno a puttane gli attori e i camionisti, i golfisti e i politici. “Pare brutto dirlo, ma per certi uomini è come comprare un Rolex o un coupè. La prostituta è una scorciatoia che non procura grane, a parte quelle inglesi”. Succedeva già ai tempi di Meazza, mondiale di calcio 1938, quando il Pepp fece presente a Vittorio Pozzo, militaresco commissario tecnico, che gli azzurri non erano di legno. E Pozzo acconsentì a che andassero al bordello, prima di riportare gloriosamente a casa la Coppa Rimet. E negli anni Cinquanta e Sessanta ci s’imboscava al night, dove l’interista Angelillo si innamorò di una ballerina, non di una prostituta, Attilia Tironi in arte Ilya Lopez, e questo bastò a marchiarlo. Nel 1958, la più grande promessa del calcio russo, Eduard Streltsov, venne rinchiuso per dodici anni in un gulag con l’accusa di avere violentato una donna, Marina Lebedeva, che lo aveva seguito a pagamento in una dacia. E qualche anno più tardi, un famoso campione della nazionale italiana chiese un po’ di compagnia a ore, gli portarono una bella donna, si piacquero e si sposarono senza tante storie. Peggio andò all’iraniano Mojahed Khaziravi, centrocampista punito nel 2002 per “relazioni sessuali illegali” con 276 frustate e cinque anni di squalifica.
“Non esiste categoria immune da questa ebbrezza, non è solo un’abitudine da calciatori”, dice Massimo Mauro, che tante ne ha viste in campo (e fuori) e tante ne racconta in tivù. “Però certe storie inglesi non mi convincono, è chiaro che sono tranelli organizzati con la complicità di prostitute e giornali scandalistici. Strano che gli atleti non si siano fatti furbi”. Al netto di moralismi e pruriti, come mai personaggi che potrebbero avere quasi tutto gratis, pagano per le cose che la gente comune invece conquista e assapora? Lo fanno perché sempre in gara con gli altri maschi? Per la decrepita fantasia del proibito? Perché si sposano troppo presto? Per comodità? (L’attore Charlie Sheen disse: “Non le pago per un rapporto sessuale, ma perché dopo vanno via”). O perché, come teorizzava lo juventino Paolo Montero, una prostituta non s’innamora, non vuole sposarti o farti fare figli? Lo fanno perché vedono il corpo come un oggetto tecnico, il loro e quello femminile? Oppure perché a volte sono dopati, e hanno la libido deviata dalle sostanze? E comunque, hanno proprio bisogno di pagarlo, questo amore senza amore? “Sì, perché è una fuga dalle responsabilità e dalla donna normale, la donna vera che ti mette in gioco”, risponde lo psichiatra Vincenzo Prunelli, da decenni al lavoro con atleti e giovanissimi. “Prendere, pagare e consumare, poi tutto torna come prima: la prostituta non ti giudica, non ti fa la pagella oppure ti dà sempre nove. Meglio ancora il trans, dalla femminilità accentuata. Se pago non ti devo nulla e non mi confronto”. Forse, è anche il terrore di giocare la partita dei sentimenti, come spiega la psicologa Anna Sole Marta: “A volte, il calciatore è uomo fuori e adolescente dentro, insicuro della propria figura maschile. Non vuole altre fatiche emotive, oltre quelle che lo assorbono in campo: compra il sesso e fugge”. Scappare è più facile che amare. (m.crosetti repubblica)

Silvio ci ricasca

Lunedì, 23 Agosto 2010

68666Berlusconi e le donne, nuovo capitolo (da Oggi)

Arianna e il Cavaliere

Mercoledì, 4 Agosto 2010

arianna_david_67Alla festa di compleanno del ministro Gianfranco Rotondi un invitato fa conoscere una bella donna al premier Silvio Berlusconi: «Presidente, le presento Arianna David, ex Miss Italia». Il presidente ammira il décolleté della signora e replica: «Ex… mica tanto». via dagospia

In 3 nel letto di Berlusconi – parla Terry, l’altra escort

Martedì, 3 Agosto 2010

images“Nel letto eravamo io, le due ragazze di Roma e Berlusconi”. C’è un’altra prostituta, dopo Patrizia D’Addario, che racconta di una notte con Silvio Berlusconi a palazzo Grazioli. È Maria Teresa “Terry” De Nicolò, 38 anni, barese, una delle escort che Gianpaolo Tarantini inviò nella residenza romana del presidente del Consiglio. Il 19 giugno 2009 De Nicolò viene interrogata come persona informata dei fatti dai pm Giuseppe Scelsi e Marco Di Napoli, titolari dell’inchiesta su un giro di tangenti, cocaina e prostitute con al centro Tarantini. Il cosiddetto Bari-gate. Negli uffici della Procura ci sono alcuni investigatori tra cui il tenente colonnello Salvatore Paglino, il finanziere indagato per stalking (ai danni della stessa De Nicolò), rivelazione di segreto d’ufficio e peculato, reato, quest’ultimo, per il quale è arrestato. L’interrogatorio inizia alle 9,30 e si conclude mezz’ora dopo (verbale depositato al tribunale del riesame di Bari nell’ambito dell’inchiesta sullo stesso Paglino). Ecco quello che riferisce De Nicolò.
Milano-Cortina, in viaggio per Giampi. Il pm Scelsi chiede conto a Terry di alcuni suoi viaggi. Uno a Milano, in aereo, il 31 gennaio 2008. Biglietto Bari-Linate “emesso su richiesta di Gianpaolo Tarantini”. “Non c’è una ragione specifica per la quale sono andata a Milano… era per aiutare, abbiamo passato un giorno insieme a Milano io e lui (Tarantini), siamo andati a casa, siamo usciti”. A febbraio 2009 la escort barese (pagata da Tarantini anche per alcuni incontri con l’ex assessore regionale pugliese Sandro Frisullo, ndr) parte per una mini vacanza a Cortina. In macchina, da Bari, con la Range Rover di “Gianpi” “c’erano altre persone che non conoscevo, in auto mi ricordo solo di Alessandro Mannarini” (ex collaboratore di Tarantini, arrestato nella stessa inchiesta per spaccio di sostanze stupefacenti). Tarantini aspetta il gruppo all’aeroporto, “forse di Venezia”. Insieme all’amico Massimo Verdoscia (anche lui arrestato). “Siamo andati a Cortina solo per divertirci”. L’hotel e le spese? “Non ho pagato niente”. La chiamata a corte. L’altro viaggio del quale si parla è a Roma. È quello in cui Terry finirà a letto con Berlusconi, e altre due donne, a palazzo Grazioli. Settembre 2009. “Non ricordo la data esatta”. Sempre su richiesta di Tarantini la escort vola da Bari alla capitale (“ho trovato il biglietto elettronico in aeroporto”). Il motivo della visita? “Al telefono Gianpaolo non mi ha voluto dire nulla, perché forse, non so, temeva già delle intercettazioni. Mi ha detto soltanto: “Vieni a Roma”, io gli ho chiesto perché. “No, vieni a Roma, andiamo a cena”. Pensavo che fosse una cosa tra me e lui, nel senso come era successo a Cortina o a Milano”. La telefonata arriva la mattina, mentre De Nicolò sta facendo colazione. È una convocazione immediata. “Ho dovuto fare la borsa in mezz’ora. A Roma all’aeroporto c’era un autista ad aspettarmi. Con una Bmw nera. Lavorava per Tarantini, me lo ha detto lui. Mi ha portata in hotel, in via Margutta ma non ricordo il nome. Anche perché era in ristrutturazione. Un hotel dove tra l’altro ho anche dimenticato degli indumenti intimi”. Terry ha una camera “da sola”, “ma c’erano altre stanze prenotate”. Il tempo di fare un po’ di acquisti in centro e poi “l’autista mi ha portata da Tarantini che alloggiava all’hotel De Russie. È lì che mi disse, testuali parole: “Ma non hai capito perché ti ho fatto venire qui a Roma?”. Ed io candidamente dissi di no: “Perché?” – “Perché stasera si va a cena da Silvio Berlusconi”. Pensavo fosse uno scherzo, invece poi, quando mi ha raccontato i dettagli di come vestirmi, ho capito che non stava scherzando”. Le chiedono quali fossero i “dettagli”. “”Vestiti in maniera sexy!, Sii gentile!”, non mi ricordo, forse sul lavoro che dovevo dire che facevo, il nome d’arte, però ricordo che lui ci teneva, quindi io ho capito che era vero”.  La cena a Palazzo Grazioli. “Avevo portato diversi abiti – racconta la escort – come faccio comunque di solito, degli abiti eleganti. In una borsa tipo Vuitton avevo messo i vestiti, le scarpe, tutto il necessaire, che, anche se per un giorno, comunque, insomma, noi donne…”. Sotto il suo albergo ad attendere Terry ci sono due auto scure con autista. “La Bmw e un’altra macchina. Con dentro Tarantini, l’unico uomo, e cinque sei o sette ragazze. In due auto. Quando siamo arrivati al palazzo (Grazioli), abbiamo aspettato un po’ fuori, pensavo che ci perquisissero. Nella corte, si chiama così?, siamo entrati con le auto e poi ci siamo fermati un po’ di tempo, forse per avere l’ok per salire su. Però la cosa che mi ha colpito è stata la mancanza assoluta di controlli, che mi ha scioccato, che le devo dire del metal detector. Io abituata a vivere in America, dove veramente lì ti controllano anche al supermercato, mi ha stupita, e ci sono rimasta male”.  De Nicolò parla di una cena e di un dopo cena. A cui parteciparono una “quindicina” di ragazze provenienti da “varie parti d’Italia”. Finito di mangiare, dice, “ero un po’ in imbarazzo, nel senso, non conoscendo le persone lì, mi ero chiesta dove fossero finiti (Berlusconi e Tarantini), poi sono andata in un salottino e li ho visti parlare lì. Ho detto “cosa facciamo? È tardi!”. Lui (Tarantini) ha detto: “No, oh, io me ne vado, tu fai quello che vuoi!”. Un investigatore chiede a Terry: “”Fai quello che vuoi” o “sarebbe opportuno che tu rimanessi qua”? “. “No vabbè, l’ha detto in maniera diplomatica. Sì, era sottinteso che volesse che io rimanessi. Però non è stata una cosa obbligata. Lui ha detto: “Fai quello che senti”. Fino al mattino. “Sono rimasta a palazzo Grazioli fino alle undici, le dieci – dice Terry De Nicolò – . Il problema è che fuori c’erano tantissimi giornalisti, perché quel mattino io ricordo che lui aveva forse un discorso da fare, quindi era già tutto pienissimo di gente, il problema era poter uscire senza essere visti, si è dovuto aspettare fino a tardi, che magari i giornalisti andassero via, che però comunque non sono andati via, io li ho visti uscendo”. Terry lascia la dimora del premier con gli abiti da sera. “Purtroppo. Non sapevo di rimanere, è stata una cosa improvvisata. C’erano altre ragazze che lo sapevano e nella borsa avevano il cambio, altre ragazze che sono rimaste, che sono di Roma e che non conoscevo e che ho conosciuto durante quella cena, e di cui non ricordo i nomi, o avranno detto dei nomi falsi”. Il pm Scelsi domanda a Terry che cosa ha fatto dal momento in cui Tarantini è andato via al momento in cui lei ha lasciato il palazzo la mattina. “Ho dormito lì, in una stanza, in una delle tante stanze, poi al mattino ho fatto colazione insieme a queste altre ragazze e a Berlusconi. Poi lui si è allontanato, forse è arrivato qualcuno con cui doveva parlare, fatti loro. Poi dovevamo aspettare che fuori la situazione si calmasse per poter andare via io con queste altre ragazze. Quando sono uscita, questo autista mi ha accompagnato in hotel, dove c’era Tarantini con il suo autista, sono andata su in hotel, ho preso il bagaglio, tutto di corsa, la borsa, dimenticando quelle cose, e poi siamo ripartiti per Bari”.  Dopo qualche resistenza (“è la mia vita privata”) De Nicolò ricorda come ha trascorso la notte. “Delle ore ho dormito da sola e delle ore invece, alcune ore sono stata con queste ragazze, queste due di Roma, e Berlusconi”. I soldi e i regali. Per la cena e la notte a palazzo Grazioli Terry ha ricevuto denaro e regali. Denaro dal suo “agente”, Tarantini; regali dal presidente del Consiglio. “Gianpaolo ha pagato l’aereo, l’hotel e sì, mi ha dato dei soldi, 1000 euro. Per partecipare alla cena. Me li ha dati all’hotel De Russie, prima di andare a palazzo Grazioli”. E i regali del premier? “Degli anelli, delle collane. Bigiotteria. Ma li regalava a tutte le donne invitate. Quella sera – aggiunge – erano tante, non ricordo il numero esatto, forse quindici. Da Bari c’ero solo io. Erano nel salone, non so se le aveva portate Tarantini, non credo. Secondo me erano già direttamente amiche di Berlusconi e magari già si conoscevano” p. berizzi repubblica

Il romanzo carnale del berlusconismo

Martedì, 29 Giugno 2010

velina-10Cherchez la femme. Anzi: Cherchez la dame blanche. Chissà che cosa c’è in questa alchimia di forme, colori e materie: il bianco dei vestiti, il biondo dei capelli, la soffice morbidezza del silicone. Chissà che cosa succede a Silvio Berlusconi quando alcuni, o tutti questi ingredienti si combinano e la sua grazia di Stato si sposa con lo stato di grazia delle pulzelle che gli girano vorticosamente intorno, come api attratte dal miele. IL GIALLO DI FEDERICA. Adesso siamo tutti lì, a interrogarci sul ruolo dell’ultima arrivata: Federica Gagliardi, la fanciulla biancovestita di 28 anni che è apparsa al fianco del premier sulla scaletta del volo di Stato, a Toronto, impegnata – si presume – in una missione diplomatica collaterale al G8. Siamo tutti lì, a scandagliare le scarne linee della sua biografia: il ruolo di portavoce di un consigliere comunale del Pd (nel 2006) lo stesso che oggi – ingrato – la definisce “molto appariscente”, e le rimprovera l’ingenua vanteria di qualche tresca con un calciatore. Quattro anni fa ne faceva la sua più stretta collaboratrice, adesso, ingenerosamente, le si rimprovera “una predilezione, irrintracciabile in labbra e décolleté, per il chirurgo estetico”. Adesso siamo lì a chiederci chi fossero i 24 anonimi che la votarono alle elezioni comunali, candidata – nientemeno – nelle liste dell’odiata Italia dei Valori. E invece dovremmo interrogarci su questo eterno ritorno, su questo appassionante saggio sul decadentismo che è il romanzo carnale del berlusconismo nella sua fase senile. FRANCESCA ROMANA CHI? Il bello è che tutto iniziò per un equivoco, uno scambio di persona. Nella torrida estate del 2002 il mitico Sestini, fotografo dal teleobiettivo implacabile, immortalò una fanciulla bianca mano nella mano del premier nel giardino della Certosa. La foto era ingrandita, e dunque sgranata. Il volto non era perfettamente distinguibile. Il Corriere della Sera, sparò la foto in prima pagina, l’onorevole Beppe Giulietti gridò allo scandalo: “Cosa ci fa nel giardino del presidente Deborah Bergamini, responsabile Marketing della Rai, ma un tempo dipendente del premier a Mediaset?”. Giulietti voleva dire che si trattava di uno scandaloso “conflitto di interessi”. Solo che si trattava di conflitto di altra natura. Se non altro perché la Bergamini non c’entrava nulla. Furono gli stessi uomini di Palazzo Chigi a precisare che la fanciulla ritratta era una giovane 22enne, e che rispondeva al nome di Francesca Romana Impiglia. Ovviamente, subito dopo, tutti si chiesero: “E chi è Francesca Romana Impiglia?”. Gli storici del costume riuscirono a ricostruire, anche in questo caso, un rocambolesco romanzetto d’appendice: si trattava della figlia di un dirigente di Forza Italia, che era stata individuata dal Cavaliere allo sbarco dalla nave azzurra nel porto di Ancona, durante la memorabile campagna elettorale porto a porto. Francesca Romana, poi, era stata smistata presso il movimento giovanile sotto l’occhio vigile di un talent scout come Simone Baldelli. E mesi dopo, a Natale – galeotta la visita pastorale per gli auguri delle buone feste – in una giornata passata nella sede degli azzurrini, era tornata davanti agli occhi del Cavaliere. Miracolo. Dall’incontro all’epifania bianca nella villa della Certosa il passo era stato breve. E la reazione non meno intensa, visto che Veronica dalle Bermuda si rifiutò di tornare in villa, e che nacque allora la leggenda metropolitana del flirt vendicativo con Cacciari, con tanto di caso diplomatico tra Berlusconi e il premier Rasmussen. LA BIANCA “ROSSA”. E che dire di Angela Sozio, “la rossa” del Grande Fratello. Fino al 2009 era nota soltanto per le abluzioni in topless nella vasca della casa di Cinecittà. Poi, ancora una volta, entrarono in campo il fattore estate e lo scenario idilliaco della Certosa. Questa volta appollaiato sul ramo c’era l’implacabile Salvatore Zappadu. “Oggi” pubblicò una prima sequenza a metà fra il goliardico e il poetico. In due degli scatti si vedeva Berlusconi di spalle e di fronte, mano nella mano, con Angela nei vialetti fioriti del bel parco. In un’altra foto si vedeva il Cavaliere con quattro fanciulline, fra cui Angela, sedute sulle ginocchia. Noi non lo sapevamo ancora, ma era già nato il mito di “Papi”. Le stesse fanciulle, più tante altre, fra cui un’altra biondo-bianca – l’ex soubrette Barbara Matera oggi approdata al Parlamento di Bruxelles – ce le ritrovammo tutte nella scuola quadri del Pdl, pronte a diventare delle statiste. E poi – ancora una volta – fermate da un colpo di scena grandguignolesco: il proclamo infuocato di Veronica: “Ciarpame senza pudore”. Anche stavolta, a far detonare l’ira della moglie offesa, con tanto di epistolario consegnato a Repubblica, era stato un servizio fotografico di cui era protagonista una fanciulla bianco-vestita. Si trattava di Noemi Letizia, altra anonima assurta alla gloria mediatica, un personaggio che pareva fatto apposta per entrare nel catalogo Casanovista della letteratura di Marco Travaglio e del suo best-seller “Papi”. Le relazioni delle fanciulle bianche con Berlusconi sono sempre una turbinosa sliding door, un fuoco ustorio che innalza alla gloria, ma che può anche bruciare esistenze. Una di loro, Virginia Saint Just di Teulada, finì persino in un processo e in un libro della Kaos edizioni, per il cortocircuito che si era creato tra il marito e il premier. I settimanali rosa la rintracciarono per interviste-confessione in cui Virginia spiegava di essere stata bruciata dall’incontro con Papi. Innamorata, stravolta, passata vorticosamente da una sicura carriera in Rai a un lavoro di commessa e addirittura al desiderio della morte. Francesca Romana è diventata giornalista al Tg4, e moglie amorevole, dopo un matrimonio in cui Berlusconi era amorevole testimone di nozze.Noemi è entrata in una routine di semigloria: l’indimenticabile premio al “Talento che verrà” a Valva, i fotogossip sulle infiltrazioni di silicone e sulla mastoplastica addittiva regalata per il suo compleanno. Non sappiamo cosa augurare a Federica, che adesso finisce nell’occhio del ciclone, sulla lama a doppio taglio della celebrità indotta. Buona fortuna, di certo ne ha bisogno. Luca Telese per “Il Fatto Quotidiano

Dagospia: 10 anni – auguri!

Mercoledì, 28 Aprile 2010

cafonalDagospia, uno tra i più famosi e cliccati siti web in Italia, compie dieci anni e domani l’Università La Sapienza di Roma lo consacra con una celebrazione davvero particolare dal titolo «2000-2010. Un decennale in cattedra».

Come si sente Dago, cioè Roberto D’Agostino, a diventare materia accademica? «Non mi fa né caldo né freddo, a parte la vanità dell’uomo, ma visto quello che esce normalmente dalle università non mi stupisco, io che sono abusivo in tutto. Peraltro Internet ha spazzato via la vecchia scuola, nessuno di quelli che hanno cambiato il mondo è laureato o possiede un pezzo di carta. Peccato solo che non ci sia più Beniamino Placido, di cui seguivo i corsi senza essere iscritto».

Il celebre logo a forma di bomba compare in rete il 22 maggio 2000, dopo che al suo inventore tolgono una rubrica di gossip troppo piccanti su L’Espresso. Leggende romane vogliono sia stata Barbara Palombelli a suggerirgli di inventare uno spazio libero, senza censure, dove mettere le notizie rubate nei salotti, nei palazzi della politica, qualche volta sotto le lenzuola. Da allora Dagospia è diventato l’organo ufficiale di indiscrezioni, rivelazioni e pettegolezzi. Molti si arrabbiano se vengono trattati male, ma più che altro rosica chi non ci finisce dentro. «In realtà si incazzano tutti, perché il tasso di permalosità sorpassa il muro del suono. Almeno non vengo più invitato alle cene e alle feste, cose che scassano davvero i coglioni».
Dopo l’esordio come dj a Bandiera gialla, programma radiofonico di culto che dal 1965 promuove il beat italiano accanto al soul d’importazione, D’Agostino lega la prima parte della sua carriera a Renzo Arbore, inesausto talent scout di irregolari e pazzarielli, all’inizio degli anni ’80, quando si compie la vera rivoluzione televisiva. In Quelli della notte, esibendo completi giallo canarino, occhiali e accessori multicolori, si inventa esperto di look e fustigatore dei costumi, meglio se altrui. Con il suo motto «edonismo reaganiano» definisce lo stile di un’epoca che finalmente si libera dalla cupezza degli anni ’70 ed è corresponsabile della popolarità del romanzo di Milan Kundera L’insostenibile leggerezza dell’essere che cita a ogni pié sospinto dal piccolo schermo indicandolo come il manifesto della nuova era postmoderna. Nei suoi saggi illustrati – da Il peggio di Novella 2000 a Come vivere – e bene – senza i comunisti, da Libidine. Guida sintetica a una vera degenerazione fisica e morale a Sbucciando piselli, scritto insieme a Federico Zeri – ritroviamo un’ampia antologia dello stupidario contemporaneo, da cui Dago non prende le distanze, anzi ci si cala dentro con passione e senso di appartenenza. Se Balzac fosse stato attivo alla fine del XX secolo, avrebbe raccontato Splendori e miserie delle cortigiane con lo stesso stile del giornalista e showman romano.
Ma il mondo di Internet è diverso ed è solo il pubblico a decidere del successo, non ci sono reti di protezione né raccomandazioni di sorta. Dagospia cambia completamente il modo di parlare di politica perché alla gente non interessano più le diatribe ideologiche. «Soprattutto – puntualizza Roberto – Dagospia introduce i personaggi della finanza e dell’economia e i loro intrecci vertiginosi con il potere. L’importante, comunque, non sono le cose che scrivi, ma come le scrivi, la capacità di andare incontro a ciò che vuole la gente e al poco tempo disponibile. Il messaggio è condensato nei titoli sparati, succosi e mai banali o arrotondati come nella carta stampata».

Il pubblico di cui parla Dago è ghiotto di informazioni «riservate» su abitudini e vizietti sessuali, inciuci tra palazzo e banche; la cultura non è più appannaggio di un’élite, ma occasione per farsi vedere in società, mangiare a scrocco, essere paparazzati accanto al vip di turno. E, soprattutto, non ci sono regole, tutti giocano contro tutti, viene smascherata l’ipocrisia del politicamente corretto, in una corsa frenetica ad arrivare per primi sulla notizia, grazie a collaboratori sguinzagliati sempre nei posti giusti. La nuova estetica è dunque quella dello scoop, alcuni davvero storici come la liberazione degli ostaggi italiani in Irak, il valzer dei direttori dei quotidiani, l’addio di Bonolis a Mediaset e le nomine Rai.

Manipolatore del linguaggio, Dago ha inventato neologismi entrati nel vocabolario degli anni 2000, da «attovagliamento» a «cafonal», sinonimo di esibizionismo pacchiano. I suoi nomignoli e soprannomi non hanno risparmiato nessuno: Prodi, la mortadella dal volto umano, l’Arconte di Arcore, Marpionne, Pierfurby Casini, WalterEgo Veltroni, Aledanno, Emilio Fedele e i recenti Gian-Mipento Fini e Becchino. Autentico valore aggiunto è dato dalle immagini di Umberto Pizzi, lo scatenato fotoreporter capace di attualizzare lo stile «paparazzo» di Tazio Secchiaroli e dei fotografi della Dolce Vita coniugandolo con lo stile iperkitsch e impietoso dell’inglese Martin Parr, noto per aver immortalato le pessime abitudini alimentari dei turisti dell’era globale. Il duo Dago-Pizzi riesce sempre a cogliere l’effetto indesiderato, la risata a bocca piena, il décolleté cadente, l’effetto cellulite e l’occhio ebbro.

«Umberto Pizzi è il grande artista del realismo panico, maestro dell’attesa, a 73anni sta anche cinque ore ad aspettare che il soggetto si riveli per ciò che è, ovvero mostrare il suo peggio». Visioni terribili dell’apocalisse da salotto, che si avvicinano a quelle dell’arte contemporanea di cui Dago è esperto e attento collezionista. Ovviamente delle forme più strane e «avanti», che nulla concedono al gusto noioso della borghesia pseudo-illuminata per muoversi in direzione dell’eccesso: ultra barocco, pop surrealismo, digital paint, illustrazione psichedelica, ex voto del terzo millennio e così via. Meraviglie affastellate senza un ordine preciso nella sua casa sul Lungotevere, una delle più belle di Roma, dove il computer è sempre acceso, perché c’è sempre in giro qualcuno da sputtanare.

l. beatrice ilgiornale.it

Alfano coordinatore unico del PDL – voci da Montecitorio

Giovedì, 11 Marzo 2010

alfanoè sempre più insistente la voce che dopo le elezioni Alfano diventerà il coordinatore unico del PDL.