Dopo l’ingresso nel consiglio di amministrazione del Sole 24 Ore, per il presidente della Confindustria romana, Aurelio Regina, è entrata nel vivo la battaglia per l’aggiudicazione alla Città di Roma dei Giochi Olimpici del 2020.
Si è infatti appena conclusa la tre giorni in pompa magna a sostegno della candidatura della Capitale ad ospitare le Olimpiadi del 2020, candidatura che prima di arrivare sul tavolo del Comitato olimpico, dovrà confrontarsi con quella della rivale nazionale Venezia.
Una battaglia che secondo l’amministratore delegato di Alitalia, Rocco Sabelli, anche solo al primo passaggio, sarebbe in grado di attivare iniziative di sviluppo valutabili intorno ai 40-50 miliardi di euro.
LA SUCCESSIONE
Per gli industriali locali, che non hanno esitato ad affiancare il sindaco della Capitale Gianni Alemanno nella partita contro il nord-est, si tratta di una potenziale miniera d’oro. Il verdetto del Coni è atteso entro un mese e, se dovesse andare a favore di Roma, Regina incasserebbe un importante punto a suo favore nella partita che, secondo i più maliziosi, gli starebbe ben più a cuore. Quella, cioè, per la successione di Emma Marcegaglia al vertice della Confindustria.
Anche se la scadenza è per il 2012, le grandi manovre sembrano infatti già iniziate. E Regina, pur smentendo l’interesse per la prima poltrona di viale dell’Astronomia , sembra molto intento alla creazione del consenso di cui ha bisogno un potenziale leader degli industriali.
Dalla sua, oltre allo storico sostegno di personaggi politici di colori contrapposti, con Giuliano Amato in prima linea, ha quello di un Luca di Montezemolo che ha appena consumato l’attesa restituzione della presidenza Fiat alla famiglia Agnelli.
Del resto si conoscono da tempo e hanno avuto modo di approfondire la loro amicizia grazie alle Manifatture Sigaro Toscano di cui Regina è presidente e Montezemolo detiene il 20 per cento (la maggioranza appartiene al confindustriale bolognese Gaetano Maccaferri).
A favore del manager foggiano, che ai tempi dell’Università Luiss consacrò i propri studi alla Teoria della Guerra per poi diventare assistente del vice segretario generale dell’Onu per il Medio Oriente, gioca anche la lunga amicizia coltivata negli anni con il suo predecessore alla guida degli industriali romani, Luigi Abete.
Nonché un nutrito numero di conoscenze fatte nel corso degli anni trascorsi prima alla Procter&Gamble Italia come responsabile comunicazione e relazioni con le istituzioni, poi alla Philips Morris e, infine, all’interno del leader dei cacciatori di teste di alto livello, Egon Zehnder, dove è tuttora partner e di cui è stato consigliere con deleghe, tra l’altro, alle relazioni esterne e con la stampa.
Chi lo conosce dice di lui che è un vero esperto in strategie e tattiche, ricordandone i trascorsi giovanili alla cattedra di Strategia globale presso la Scuola di guerra dell’esercito. Per questo non appare casuale il suo recente intervento sulla necessità di rivoluzionare Confindustria per farne un’associazione sempre più a servizio delle imprese con un’importante missione di scambio con le Istituzioni. Uno strumento, insomma, attraverso il quale comunicare e quasi suggerire al governo le politiche economiche funzionali al sistema produttivo del Paese.
E, ancora meno casuale, sono il suo ingresso nel consiglio del quotidiano di Confindustria e le bacchettate alla direzione di Gianni Riotta (“Il futuro dovrà essere diverso”), uomo voluto da Emma Marcegaglia alla testa de Il Sole 24 Ore solo un anno fa.
RIVOLUZIONI
Non solo, quindi, volontà di fare sponda con l’amico Montezemolo, di cui Regina è ritenuto da molti l’ultimo baluardo in Viale dell’Astronomia, ma anche di convogliare su di sé le attese di rilancio e rinnovamento fortemente alimentate dalla crisi. E dal malcontento per l’andamento del gruppo editoriale, come nei giorni scorsi ha testimoniato l’insolita kermesse andata in scena durante l’assemblea dei soci del Sole, che ha visto i giornalisti del quotidiano mettere in luce impietosamente tutte le zone d’ombra della gestione dell’azienda.
Secondo i conoscitori dell’uomo, queste sono le prime chiare avvisaglie di una battaglia che sta prendendo lentamente corpo. Ma prima di arrivare al grande scontro finale sulla poltronissima di Confindustria, c’è un’altra partita da vincere: quella per l’espansione dell’Unione degli industriali di Roma che presto potrebbe arrivare a tallonare l’associazione territoriale lombarda sul fronte del numero degli associati.
In queste settimane, infatti, Regina ha mosso le acque per far entrare nel vivo, non senza frizioni, il progetto di fusione tra le associazioni provinciali di Confindustria Roma, Rieti, Viterbo e, forse, Latina, che entro il 2011 dovrebbe dar vita a un’entità che porterebbe la seconda cellula confindustriale da quota 2.500 iscritti a oltre 4.000.
Avvicinandola sempre più, quindi, ad Assolombarda che conta circa 6.000 iscritti. Se l’operazione dovesse andare a buon fine, il peso del presidente romano aumenterebbe notevolmente. E il prestigio raggiunto gli consentirebbe più facilmente di raggiungere mete più ambiziose. Come però ha ricordato lui stesso, il lavoro di numero uno di Viale dell’Astronomia richiede molto impegno.
Regina riunisce un folto numero di incarichi, oltre alla presidenza dell’Unione degli industriali romani ci sono quelle della Manifatture Sigaro Toscano e della Sistemi & Automazione. E ancora: il ruolo di consigliere delegato della British American Tobacco Italia, la vicepresidenza del Centro Studi Americani, i board dell’Aspen Institute Italia, del Comitato Consultivo per la Corporate Governance della Banca Mondiale a Washington e della Camera di Commercio Americana in Italia, nonché la vicepresidenza esecutiva dell’Opce, associazione che riunisce le organizzazioni imprenditoriali delle principali capitali europee . Quindi dovrà forse rinunciare a qualcosa. Forse.
Giovanna Lantini per “il Fatto Quotidiano“