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Ma la Madonna non è ecumenica

Giovedì, 18 Luglio 2013

Gaude Maria Virgo, cunctas hæreses sola interemisti in universo mundo. Rallegrati, Vergine Maria: tu solo hai distrutto tutte le eresie nel mondo intero. Questo si leggeva, sino al Concilio Vaticano II, nelBreviarium Romanum. La Madonna era celebrata come debellatrice di ogni errore dottrinale, come custode e garante indiscussa della Fede cattolica.

Poi certi termini sono caduti in disuso, ritenuti ormai superati e poco adatti al mondo contemporaneo. E negli ultimi decenni la Madonna è diventata semplicemente Maria, l’umile ragazza di Nazareth, più o meno illibata, servizievole, buona moglie e madre di famiglia e niente più. È il mito della “ferialità” della Vergine Santissima. Sia chiaro, la Madonna è stata anche tutto questo, ma non può assolutamente essere ridotta a ciò. Secoli e secoli di Teologia cristiana hanno fatto sì che davvero de Maria numquam satis, con buona pace dei modernisti. Di Maria Santissima non diremo mai abbastanza. Di qui i dogmi e i privilegi mariani riconosciuti dalla Chiesa nel corso della storia: la Verginità perpetua, la Maternità divina, l’Immacolata concezione, l’Assunzione, senza dimenticare la proclamazione della sua Regalità e in attesa del riconoscimento dogmatico di Maria come Mediatrice di tutte le grazie e Corredentrice.
La Madonna, già nel protovangelo (cf. Gen 3,15) ha visto delineata la missione affidatagli da Dio. Ipsa conteret caput tuum: è Maria Santissima che, cooperando all’opera della Redenzione in maniera tutta speciale, schiaccia il capo dell’infernale nemico. Proprio Lei assicura la vittoria sul demonio ad ogni singolo cristiano che le è devoto e alla Chiesa, di cui è Madre. La storia lo dimostra in modo inequivocabile. E testimonia pure come gli interventi della Madonna siano stati tutt’altro che feriali e dimessi. Anzi, potremmo dire, forse banalizzando un po’, che Nostra Signora è stata, è e sarà sempre tutt’altro che politicamente corretta. Basti prendere ad esempio alcuni episodi.
Chi ha assicurato la vittoria della Cristianità sul nemico islamico che minacciava di invadere l’Europa e persino la Basilica di San Pietro? A Lepanto (1571), così come a Vienna (1683), è stata proprio la Madonna a proteggere e guidare l’esercito cristiano. I Papi delle due battaglie hanno visto il suo materno intervento nelle vittorie conseguite. Infatti, dopo Lepanto san Pio V istituì la festa della Madonna del Rosario (la vittoria era stata ottenuta con questa potentissima ed efficacissima preghiera) e inserì nelle litanie lauretane l’invocazione Auxilium christianorum, ora pro nobis; dopo Vienna, invece, il beato Innocenzo XI riconobbe l’intervento della Madonna e istituì la festa del Santissimo Nome di Maria, che tanto era stato invocato dai buoni soldati cristiani. A quanto pare, dunque, la Vergine Maria non gradisce l’islamizzazione europea e non si è mai mostrata favorevole, ovviamente facendo la volontà del Figlio suo, verso il dialogo interreligioso così come lo si intende oggi. Che debba essere accusata di islamofobia e intolleranza?
Poi vi sono altri eventi. Forse non tutti conoscono uno splendido intervento mariano nella Guerra dei Trent’anni, che vide opporsi cattolici e protestanti. Nel 1620, l’esercito cattolico ottenne una vittoria epocale nella battaglia della Montagna Bianca. In questo modo, il dilagare della rivoluzione protestante venne frenato. Il successo si ebbe grazie ad una tavoletta raffigurante la Madonna e trovata in Boemia da un padre carmelitano scalzo. Dopo essere stata portata in trionfo in tutta Europa, oggi questa immaginetta si trova a Roma, nella chiesa di Santa Maria della Vittoria. Anche questo fatto, che i modernisti evitano di ricordare, sta con ogni evidenza a sottolineare che la Madonna non è ecumenica. E forse proprio per questo oggi verrebbe scomunicata. Così come verrebbe seriamente redarguita da certe autorità ecclesiastiche per quel che si è permessa di fare con Alfonso Ratisbonne, il 20 gennaio 1842. Mentre visitava la chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, a Roma, il Ratisbonne, che era ebreo, ebbe la visione della Madonna, che in pratica lo portò a convertirsi al Cattolicesimo e addirittura a farsi sacerdote. La Madre di Dio ha quindi confermato che solo in Cristo c’è Salvezza e che pertanto anche gli ebrei devono convertirsi a Lui. La comunità ebraica di oggi griderebbe allo scandalo, purtroppo insieme a molti cattolici, e sosterrebbe che la Vergine Maria è antigiudaica e, forse, persino un po’ antisemita.
Non bisogna poi dimenticare i miracoli mariani avvenuti durante l’invasione giacobina dell’Italia alla fine del Settecento. Numerosi dipinti della Madonna, anche davanti allo stesso Napoleone, girarono gli occhi e piansero. La Vergine dunque non era contenta della Rivoluzione francese, né degli ideali da essa scaturiti. Una Madonna rivelatasi antimoderna, quindi, e contro quei presunti “diritti” dell’uomo voluti dalla massoneria…
Prima di queste vicende, ce n’è anche un’altra che merita di essere menzionata: l’apparizione della Madonna di Guadalupe, in Messico, nel 1531, quindi nell’epoca dei conquistadores spagnoli. La Vergine apparve ad un azteco convertito al Cristianesimo, san Juan Diego. Anche qui non si può non intravedere la benedizione che la Madonna diede all’opera di evangelizzazione delle Americhe portata avanti soprattutto dalla Spagna. Eppure oggi c’è chi ancora parla di imposizione della Fede con la forza, di colonialismo becero e quant’altro. Come in tutte le opere umane, ci sono luci e ombre. Ma l’aver condotto a Cristo un intero Continente è stato davvero un capolavoro della grazia divina, confermato, per l’appunto, dall’apparizione mariana tanto cara ai messicani e non solo.
Infine, ma l’elenco sarebbe ancora molto lungo, non si può non parlare di Fatima. Innanzi tutto perché a Fatima, nel 1917, la Madonna ha messo in guardia l’umanità dal comunismo, con buona pace di quei tanti cattolici che, ieri come oggi, cercano un dialogo con le forze di sinistra. In secondo luogo perché proprio a Fatima la Vergine, oltre a esortare alla penitenza per la conversione dei peccatori (altro concetto risibile per i modernisti), ha profetizzato la crisi di fede che sarebbe avvenuta nella Chiesa e di cui siamo oggi testimoni diretti. Accanto a questo ha promesso il Trionfo del suo Cuore Immacolato. Un Trionfo che, si deve pensare, non sarà solo nei cuori dei suoi devoti, ma anche su tutta la società. Un Trionfo che porterà finalmente al cosiddetto Regno di Maria, un regno in cui la regalità sociale di Cristo sarà pienamente attuata, sempre con buona pace di chi ora straparla di laicità positiva e di libertà religiosa.
D’altronde, alcuni prodromi li si è visti, per un po’, nelle vicende politiche del Portogallo. Nel 1931, dopo un periodo di grande caos e anticlericalismo diffuso, l’episcopato portoghese, rispondendo all’invito della Vergine, consacrò la Nazione al suo Cuore Immacolato. E il Portogallo non solo fu preservato dalle guerre, ma nel 1933 vide diventare capo del governo il prof. Antonio de Oliveira Salazar, fervente cattolico e amico di suor Lucia, la veggente superstite di Fatima. Con Salazar si ebbe un ritorno all’ordine sociale cattolico, aumentò il numero di matrimoni in chiesa e crebbero le vocazioni religiose. Tra l’altro, fatto che farà storcere il naso a molti, la stessa suor Lucia ebbe da Dio l’incarico di esortare i vescovi portoghesi a sostenere Salazar alle elezioni del 1945. Pur rilevando alcuni limiti, la Veggente fece sapere che «Salazar è la persona che Dio ha scelto per continuare a governare la nostra patria, è a lui che saranno accordate la luce e la grazia per condurre il nostro popolo per le strade della pace e della prosperità». Dal che si evince l’approvazione dall’Alto, almeno relativa, di un governo di destra corporativa, certo non corrispondente ai canoni democratici prevalenti. E Salazar si recava a visitare suor Lucia, le telefonava e implorava le sue preghiere quando si trovava schiacciato da pesanti preoccupazioni.
Che aggiungere dopo questo breve excursus? Come scriveva Plinio Corrêa de Oliveira, Maria è «la patrona di quanti lottano contro la Rivoluzione. La mediazione universale e onnipotente della Madre di Dio è la più grande ragione di speranza dei contro-rivoluzionari. E a Fatima Ella ha già dato loro la certezza della vittoria». Dovremo passare attraverso i castighi, ma alla fine il Cuore Immacolato di Maria trionferà. E per diventare davvero i soldati e gli apostoli della guerra contro satana, affrettando così la preannunciata primavera, dobbiamo consacrarci alla Madonna, farci suoi schiavi, diventare suoi cavalieri. Cor Jesu, adveniat Regnum tuum! Adveniat per Mariam! f. catani

Fonte: Il Settimanale di Padre Pio via libertaepersona

La Madonna ha predetto il sisma in Giappone

Mercoledì, 23 Marzo 2011

logo2Da 23 anni, la Madonna appare ad Anguera (Bahia – Brasile) al veggente Pedro Régis, dettandogli messaggi per tutta l’umanità.  E’ stato predetto il sisma del Giappone e sventure per Napoli e la Spagna, l’olocausto atomico per il Medio Oriente, rivolte in Europa. http://www.messaggidianguera.net/cercanelleprofezie.html

 

 

 

 

Il sesso di Madonna vale 10.000 dollari – foto

Sabato, 17 Gennaio 2009

Il nudo di Madonna pubblicato su playboy (1985) va all’asta da christie’s e vale 10.000 dollari. Matthieu Humery, direttore del reparto fotografico di Christie’s, ha rivelato che nel 1979 Madonna rispose a un annuncio di una rivista che cercava modelle disposte a posare nude. la foto scattata nel 79 fu pubblicata solo 6 anni dopo

(continua…)

Lourdes dei miracoli tra fede e affari

Lunedì, 11 Febbraio 2008

Proprio oggi l’evento Lourdes celebra i 150 anni di vita. La storia del santuario cattolico più famoso del mondo, del luogo per eccellenza della devozione mariana, è infatti iniziata l’11 febbraio 1858, quando una ignara ragazza del popolo di un villaggio ai piedi dei Pirenei ha raccontato di aver avuto un incontro straordinario con una «bella Signora», in una grotta del luogo. S’è trattato di una notizia choc, che ha prodotto grande scompiglio anche in un’epoca propensa a veder dappertutto i segni della presenza di Dio.

A 150 anni di distanza il richiamo del sacro si manifesta ancora in tutta la sua potenza. La grotta di Massabielle, teatro delle apparizioni, è oggi il cuore di un centro devozionale che non ha eguali in altre parti del mondo. Lo spazio sacro di Lourdes si compone di quattro basiliche, tra cui spicca l’enorme chiesa sotterranea, che conta 25 mila posti, dove i fedeli sono costretti a seguire le liturgie sui grandi schermi. Sono parte integrante dell’ambiente anche le 16 piscine in cui si immergono gli ammalati, le grandi spianate per i raduni di massa, la tenda per l’adorazione eucaristica, l’edificio per le confessioni.

I numeri del fenomeno sono imponenti. Nell’arco di un secolo e mezzo Lourdes ha richiamato più di 700 milioni di pellegrini. Si tratta di un flusso che non si è attenuato nel corso degli anni, nemmeno con l’avvento di una società in cui si è ridotto il peso della religione nella vita quotidiana delle persone. Ancor oggi Lourdes attira più di 6 milioni di visitatori l’anno, tra cui spiccano gli 80.000 malati gravi alla ricerca di un segno di conforto e di benevolenza divina. Questo stuolo di infermi è accompagnato da oltre 80.000 volontari, tra cui molti giovani.

Tutto ciò ha contribuito a fare del piccolo centro di Lourdes (che conta meno di 20.000 abitanti) la seconda città della Francia, dopo Parigi, per capacità alberghiera, grazie ai 230 hotel e strutture di accoglienza di cui dispone. Ma questo ambiente non si distingue soltanto per la qualità dei servizi e per il flusso commerciale. Lourdes è anzitutto un centro religioso di prima grandezza. Ogni anno qui vengono consumate 2 milioni e mezzo di ostie, si accendono circa 700 tonnellate di candele e di ceri, le offerte religiose ammontano a 15 milioni di euro. Sono oltre 50 le messe che ogni giorno si celebrano in questo spazio sacro.

Nel corso della storia, il flusso a Lourdes ha cambiato provenienza. Nei primi decenni dalle apparizioni, la città sacra ha perlopiù attratto pellegrini da tutta la Francia, per poi richiamare sempre più gente dai paesi europei, mentre oggi il suo raggio di influenza si estende al mondo intero. Il multiculturalismo è attualmente di casa anche a Lourdes, con crescenti quote di africani e di asiatici che affollano uno spazio tipico della devozione dell’occidente cristiano.

Sono tre le icone che fanno di Lourdes un luogo sacro particolare. Anzitutto si celebra qui il continuo bisogno della pietà popolare di scoprire nella propria vita dei segni della presenza di Dio. Le apparizioni della Madonna rispondono a questa esigenza fondamentale, rivelando anche le condizioni base per entrare in contatto col sacro. Per gli uomini di chiesa quella di Bernadette è la storia di una creatura semplice e umile che si è lasciata lavorare da Dio; mentre la grotta di Massabielle indica a tutti il cammino privilegiato per aprirsi ai doni della grazia celeste. Lo slogan prevalente tra i fedeli è che occorre sempre più abbeverarsi alla fonte. Ed è per ricordare queste verità di fondo, che la pietà cattolica ha disseminato i simboli di Lourdes nel mondo. Non vi è luogo cattolico che non abbia una statua della madonna di Lourdes, col suo look inconfondibile di abito e velo bianco, di cintura blu ai fianchi, di rosa gialla sui piedi. Anche la grotta di Lourdes è stata esportata in molti angoli della terra, a ricordare che il sacro può manifestarsi nei luoghi più impensati, ma sceglie comunque le figure e gli ambienti più umili. La venerazione, infine, coinvolge anche l’acqua di Lourdes, quella che sgorga dalla grotta dell’apparizione, cui il sentimento popolare riconosce sia un richiamo salvifico che un qualche potere taumaturgico.

La seconda icona di Lourdes è poi quella dei malati e dell’attesa del miracolo. Nell’immaginario collettivo, è questo il luogo per eccellenza in cui può manifestarsi la potenza del sacro. A Lourdes il miracolo non è di per sé una necessità, ma una possibilità ravvicinata. La maggior parte dei malati non intraprende il pellegrinaggio con la convinzione di ricevere una grazia, anche se gli infermi più gravi sembrano non escludere questa eventualità remota. Il richiamo al miracolo rientra del resto a pieno titolo nella storia di questo luogo sacro. Secondo la tradizione, le prime guarigioni sono avvenute durante le stesse apparizioni della Madonna a Bernadette, per poi continuare nel tempo. La chiesa cattolica ha sin qui certificato 67 miracoli attribuibili a questo luogo sacro, anche se i casi di guarigione senza una spiegazione umana plausibile ammontano a più di 7.000. Al di là delle guarigioni fisiche, si parla anche molto a Lourdes dei miracoli spirituali. Il contatto con un’umanità sofferente o il clima di ricerca religiosa può spingere alcune persone a rimettere in discussione il proprio cammino di vita, a riscoprire valori fondamentali; fors’anche ad operare una conversione non soltanto del cuore ma anche dello spirito, nella riscoperta di un messaggio religioso sino al quel momento trascurato o osteggiato.

Tra le molte icone di Lourdes vi è anche quella di essere un luogo di contraddizione, capace di creare molte attese nel popolo ma anche di alimentare dispute e conflitti infiniti sulla validità di questa esperienza. Fin dalle origini Lourdes è stata oggetto di valutazioni contrastanti. L’idea che le apparizioni fossero una frode o una montatura o un fenomeno da baraccone ha sempre accompagnato la vicenda Lourdes, anche perché il dubbio e lo scetticismo si innesca naturalmente di fronte alla facile voglia di credulità delle masse.

Lourdes, dunque, non ha conosciuto soltanto la «verità» delle apparizioni, ma è stata oggetto di molte controverità. Bernadette è certamente stata venerata dalle folle dei credenti, ma anche considerata da molti non credenti (o miscredenti) come una «povera idiota», come l’incolpevole ingranaggio di un disegno clericale che tende a perpetuare nel tempo il suo potere nella società. Vari intellettuali ed esperti hanno derubricato i miracoli di Lourdes a semplici allucinazioni o a prodigi la cui validità era solo temporanea, ritenuti inspiegabili da una medicina ancora acerba o incompleta nelle sue conoscenze. Al di là di queste critiche, Lourdes attesta comunque il grande bisogno della gente comune di credere nello straordinario. Chi vive la fede in termini essenziali o critici può aver difficoltà ad attendersi che la potenza divina si manifesti nel mondo o anche nella propria personale esperienza. Ciò in quanto molti credenti cancellano dalle proprie aspettative la possibilità che un angelo loro appaia, che Dio si sveli loro in una visione, che il sacro si manifesti in qualche modo nell’esperienza umana. L’evento Lourdes ci dice, per contro, che questa attesa è ancora diffusa in ampie quote di popolazione, che sono alla ricerca di questi segni o perché vivono particolari condizioni di indigenza o perché hanno occhi più capaci di penetrare il mistero. Anche per i credenti, dunque, Lourdes può essere un segno di contraddizione.

(continua…)

Rutelli e la Madonna. Ma il velo islamico non è (solo) un simbolo religioso.

Martedì, 7 Novembre 2006


L’Islam rifiuta la separatezza tra religione e politica, per cui continuare a sostenere che il velo sia (solo) un simbolo religioso significa approcciare la questione secondo criteri prettamente occidentali. “Anche la Madonna aveva un velo che copriva i capelli”. Così Rutelli ha lanciato la sua proposta di vietare, per legge, il velo integrale. Che dire? Un ministro della Repubblica tira in ballo la iconografia tradizionale di una confessione religiosa per disciplinare i costumi di un’altra. Povero Machiavelli! e dire che lo stesso Gesù aveva detto: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Nessuno impone al Governo di prendere posizione sulla questione, ma se lo fa è nella Carta costituzionale che deve cercare i valori che la legittimino, anche al fine di accertare la legittimità dell’uso del velo da parte dei cristiani. Ciò detto, è però opportuno segnalare una radicale differenza tra il velo islamico e quello cattolico. Mentre quest’ultimo si connota esclusivamente in senso religioso, non altrettanto si può dire per il primo. Con tale considerazione, non si vuole certo negare che lo stesso costituisca un simbolo religioso, ma piuttosto rilevare che, per la concezione islamica, il velo è altresì simbolo sociale e politico.