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Marrazzo e Berlusconi, casi a confronto (by Travaglio)

Venerdì, 11 Febbraio 2011

sara_tommasiUn governatore sotto ricatto è politicamente dimezzato e azzoppato, impossibilitato a svolgere con serenità e responsabilità istituzionale le funzioni che vanno ben al di là delle sue privatissime vicende… Le istituzioni devono essere messe al riparo da ogni sospetto e interferenza… Marrazzo deve valutare se fare un passo indietro non sia l’unico gesto pieno di dignità…”. Così scriveva il 24 ottobre 2009 Pierluigi Battista nel suo editoriale sul “Corriere della sera”. Tre giorni prima erano finiti in carcere tre carabinieri che il 3 luglio erano entrati illegalmente nell’alloggio del trans Natalì, in via Gradoli 96, filmando l’allora governatore del Lazio in un festino di sesso e coca per poi ricattarlo. Marrazzo non era indagato, eppure giustamente il “Corriere” chiese le sue dimissioni. Anche Renato Farina alias Betulla, sul “Giornale” allora di Vittorio Feltri, intimò: “Dimissioni, sparire. Se ci saranno processi, si vedrà, ma intanto abbandonare auto blu e doppiopetto, cambiare itinerario”. E Maurizio Belpietro, su “Libero”, tuonò: “È evidente a chiunque che il governatore non può stare al suo posto un giorno di più… Le ragioni per rimuoverlo in fretta sono note: è stato colto in una situazione imbarazzante, ma in seguito il suo comportamento è stato tutt’altro che limpido… Ha cercato di confondere le acque fornendo versioni di comodo che non trovano riscontri e che ora gli inquirenti stanno cercando di verificare… È impresentabile. Il buon senso avrebbe suggerito di toglierlo di mezzo al più presto”.  Marrazzo si dimise nel giro di tre giorni. Era la vigilia delle primarie del Pd per il candidato governatore e Marrazzo, senza lo scandalo, le avrebbe vinte a mani basse. Invece uscì di scena e, grazie allo scandalo, il Pd perse il Lazio, conquistato da Renata Polverini. Eppure nessuno strillò alla “giustizia a orologeria”. Nessuno disse che Marrazzo doveva restare al suo posto in quanto “eletto dal popolo” (i governatori, diversamente dal premier, lo sono davvero). Nessuno accusò pm e giornalisti di “spiare” il pover’uomo “dal buco della serratura” violando la sua “privacy” (eppure, senza lo spionaggio dei tre carabinieri, nessuno avrebbe potuto ricattarlo).  Ora la domanda è semplice, quasi banale: perché ciò che valeva per Marrazzo, ricattato ma non indagato, non vale per Berlusconi, indagato e ricattato o ricattabile da decine di ragazze armate di foto e filmati sui festini in villa, molte delle quali hanno ricevuto soldi o promesse di denaro in cambio del loro silenzio? Che aspetta il “Giornale” a intimargli: “Dimissioni, sparire”? E Belpietro a spiegare che “è evidente a chiunque che ormai non può stare al suo posto un giorno di più”? E Battista a suggerire al Cavaliere “un passo indietro” giacché un premier “sotto ricatto è politicamente dimezzato e azzoppato”? Attendiamo fiduciosi: non vorremmo mai dover sospettare che il “Giornale”, Belpietro e Battista non siano imparziali. O, addirittura, che abbiano un debole per Berlusconi. M. travaglio espresso

In principio c’era Eva (Robbin’s)

Sabato, 7 Novembre 2009

Magari fosse possibile risolvere tutto col consolante e liquidatorio – però anche ambiguo… – "nessuno è perfetto" rivolto dal miliardario Boccuccia di rosa/Joe Brown a Jack Lemmon che si disvela uomo dai femminili panni di Daphne in A qualcuno piace caldo di Billy Wilder.Il caso Marrazzo ha scatenato un groviglio di interpretazioni e letture sulla capacità di fascinazione dei transessuali e, più in generale, sui mondi del transgender, del travestitismo, del sesso a pagamento a questi fenomeni legato. Un groviglio che tende poi a mescolarli e accomunarli, quando gli scarti sono profondi e le connessioni non obbligate.Per di più, trattandosi con tutta evidenza di identità doppie, sovrapposte, scisse, complementari si entra in un micidiale gioco di specchi, contaminazioni, ribaltamenti. Dove forse conviene muoversi cercando di individuare i poli dell’apertissimo dibattito.

RASSICURAZIONE O ESPLORAZIONE
In un saggio di qualche anno fa, Vested interest, scritto da Marjorie Garber per Penguin, il travestito è visto come sintomo e catalizzatore dell’ansia culturale e del cambiamento. Né maschio né femmina, è un termine terzo che sfida il pensiero binario, ovvero la tendenza comune a vedere le cose o bianche o nere. Così – in figure che uniscono categorie evidentemente opposte – nel corso dei secoli, le società hanno esplorato i propri confini.

(continua…)

Quel disperato bisogno di sesso della politica

Giovedì, 5 Novembre 2009

Si parla, si discute, si analizza. Ma il sentimento dominante – almeno il mio – rimane di inadeguatezza. Qualunque analisi, qualunque ricerca sugli scandali sessuali che hanno investito in questi mesi la politica e sugli uomini che ne sono stati al centro mi pare insufficiente. Ci si avvicina al problema, ma poi non lo si coglie a pieno. Qualcosa sfugge sempre e l’insieme appare inafferrabile.

Marrazzo ammettte uso di cocaina Nella foto Piero Marrazzo foto di repertorio Non convince chi dice che quanto avviene è inerente alla sfera personale, che con la politica non c’entra niente e che ciò a cui stiamo assistendo accade solo perché si è rotto quel benefico argine che c’era fra il personale e il politico. Certo la vita personale deve essere tutelata, ma siamo davvero così sicuri che non debba valere niente nel giudizio politico? Ci fideremmo senza esitazioni di un politico che appare impeccabile nelle sue attività e poi a casa picchia la moglie?

Ma è anche vero che l’attenzione alla persona ha portato a frequenti violazioni della sfera più intima di chi ha un ruolo pubblico, sfera che va rispettata e preservata come quella di qualunque cittadino e che non può essere messa alla berlina o sotto gli occhi dei riflettori in nome della funzione politica.

Non convince chi dice che quegli scandali sono la conseguenza normale e naturale di una liberalizzazione dei costumi che data agli anni Sessanta. Non convince perché in queste vicende c’è qualcosa di antico che non appartiene quindi solo alla modernità: il senso di onnipotenza del potere che impedisce i freni inibitori, la concezione della sessualità come merce.

Analisi parziali. Si può parlare, ad esempio, in queste ultime vicende dell’uso del corpo della donna contro cui tuonano femministe e intellettuali? Di quell’uso sono responsabili solo gli uomini di potere oppure esso è oggi consapevolmente praticato da molte donne che vedono nella loro bellezza, nel loro corpo uno strumento in più per arrivare e per affermarsi? Donne che approfittano della sessualità maschile, del desiderio di potere degli uomini per esercitare una loro idea di libertà? Libertà senza consapevolezza certo, ma pure sempre libertà, diversa dalla subalternità di chi si assoggettava al potere maschile perché non poteva fare diversamente.

Si possono ridurre tutti i complessi fenomeni a cui stiamo assistendo alla sfera della lotta politica, magari strumentalizzandoli da una parte o dall’altra, senza accorgerci che indicano sommovimenti più profondi, cambiamenti nelle coscienze, dei rapporti fra gli umani. Insomma riguardano prima che la sfera della politica quella della civiltà e della convivenza. Confusione, dunque, e inadeguatezza.

La mia parziale e personale conclusione è che è finito il tempo della sacralità della politica. Della politica intesa come sfera del meglio, come luogo in cui gli uomini davano la parte migliore di sé. Non certamente quella in cui c’erano gli uomini migliori. La selezione della rappresentanza anche quando è stata attenta, magari settaria e feroce non ha mai potuto evitare che uomini non integerrimi occupassero posti di potere. E tuttavia la politica era il luogo nel quale per convenzione e accettazione unanime si abbandonavano le inclinazioni, le passioni, i vizi e le tentazioni del privato. In questo modo si manteneva un’idea del bene e del meglio valida per tutta la società.

L’impressione è che gli scandali sessuali che riguardano i politici aprano una fase nuova nella quale non solo si è rotto l’argine fra pubblico e privato ma è crollata l’idea della politica come luogo sacro, tempio, in cui i sacerdoti, anche quando sono peccatori, si spogliano delle loro colpe e lavorano per il bene della collettività, in cui i rappresentanti del popolo mettono la parte migliore di sé e sono eletti perché di quella si tiene conto. L’altra parte, quella peggiore c’era, ma rimaneva fuori dalla porta del tempio, non lo contaminava.

Certo la sacralità della politica ha vacillato molte altre volte. È apparsa in pericolo con Tangentopoli, ma alla fine è stata salvata. Vent’anni fa si è constatata la debolezza della costruzione di un tempio che aveva i suoi pilastri nei poteri politico, economico e giudiziario. Il furto e la corruzione hanno evidenziato un rapporto malato fra politica ed economia e una fragilità dello Stato di diritto che non ha mantenuto né le sue garanzie né la sua autonomia. Il tempio ha subito una scossa, qua e là sono rimaste per terra alcune macerie, ma la sacralità del luogo è rimasta intatta. Si è dissolta la Prima Repubblica, ma è stata sostituita, piuttosto velocemente. Altri sacerdoti sono entrati al posto degli estromessi, per continuare a esercitare il culto, per rappresentare il meglio di chi li aveva eletti e il meglio di loro stessi nella pratica della politica. Oggi il meccanismo si è inceppato. Il tempio rimane in piedi, ma quel che i politici non riescono più a mantenere non è la loro integrità personale, ma la garanzia che le loro mancanze non entreranno nel tempio, non contamineranno il sacro. Il tempio è stato inquinato, la sacralità cancellata.

Non me ne dispero. Quella sacralità non mi apparteneva e non apparteneva alle donne. Era tutta maschile. Apparteneva agli uomini il potere esercitato attraverso quella ritualità e le forme di quelle celebrazioni. Tutto nel tempio era costruito da loro e per loro. La stessa democrazia è rimasta non del tutto, ma in gran parte, interna ai rapporti del sesso maschile. Forse è la migliore forma di organizzazione sociale possibile, ma convinti e convinte di questo, non abbiamo mai provato ad andare avanti, a superare i suoi limiti. L’alternativa è sempre stata fra il potere di un uomo (le forme dittatoriali) e quello di più uomini che hanno fatto un patto fra di loro e hanno salvaguardato le modalità e la trasmissione del potere. Certo all’interno del potere maschile c’è stato conflitto. Quello di classe è stato ed è il più importante. Ma oltre non siamo andati. Per questo non mi dispiace che quella sacralità sia crollata. Perché mi pare che da un po’ di tempo gli uomini abbiano anche esagerato. Hanno preteso di far credere che il tempio fosse sacro mentre al suo interno si commettevano le peggiori nefandezze. E hanno tentato di dirci che tutto andava bene solo perché i riti ufficiali erano più o meno rispettati.

Poi la separazione che garantiva quella sacralità è finita. Si è dissolta la frontiera certa fra privato e pubblico, fra personale e politico. Fra il mondo delle donne, governato e diretto da loro e quello degli uomini che gestivano la cosa pubblica. Ma quella separazione non è finita come molte donne si auguravano. Avevamo immaginato di arrivare al potere e di modificarlo in un conflitto anche feroce ma dai confini certi e governabili, nel quale gli sconvolgimenti sarebbero stati molti ma arricchenti e fecondi. Invece la differenza femminile non è arrivata nel tempio della politica nelle sue forme migliori aggiungendo sacralità a sacralità e rendendo la prima finalmente completa. Ha portato disordine, non armonia, rottura non ricchezza, ha messo in evidenza la falsità delle vecchie regole, ma non ne ha proposte di nuove.

Il privato è entrato nel pubblico con l’invadenza della sessualità maschile e con la prepotenza di una libertà femminile priva di consapevolezza e pronta a tutto per affermarsi. Con i volti delle veline e delle escort, con un rinnovato scambio fra sesso e potere che non si svolge più in appartamenti privati, ma nei palazzi del governo, con l’irruzione di sessualità segrete e negate perché condannate dal perbenismo sociale. Con i ricatti e le bugie. Con l’abuso del potere e con la vergogna. Con lo squallore e con l’ipocrisia. Con il moralismo e la lotta politica faziosa. Con la fine della vita privata, dice qualcuno con rimpianto. Qualcun altro, con altrettanto rimpianto, lamenta l’esaurimento di quella pubblica. Non sarebbe meglio – altri aggiungono – ridurre tutto a una "questione di pantaloni"? E mettere polvere e spazzatura sotto il tappeto? Non è più possibile. Il sistema si è rotto.

Il fatto grave è che della dimensione di quello che sta accadendo attorno a noi c’è un gran vociare, ma poca consapevolezza, anche da parte delle donne. Che non vedono il disperato bisogno che gli uomini hanno dell’altro sesso. Che li spinge a circondarsi dei corpi femminili, e anche dei loro travestimenti, a richiederli a pagamento, a cercarli continuamente come specchio rassicurante delle loro imprese. Tanto più falliscono nella vita pubblica, tanto più è manifesta l’incapacità di guidare il mondo, tanto più cercano rassicurazione nell’altro sesso. E non si accorgono che queste rassicurazioni vengono date per interesse, perché sono un modo più semplice di altri per andare avanti e affermarsi in un mondo che finora le ha escluse. Non più per convinzione o dedizione.

Si protesta contro il rapporto strumentale con l’immagine del corpo femminile, ma anche quel rapporto è cambiato. In un mondo in cui la nudità è mostrata, esibita e ostentata l’attrazione non è più la stessa, il disvelamento non ha lo stesso fascino, l’interesse non muove dalla stessa ragione. Appare motivato dal rimpianto più che da una vera pulsione, dalla ricerca di una riconferma più che da una sorpresa. Domina in quell’interesse la nostalgia per l’uomo che fu, che si turbava e sognava un possesso. E il desiderio di una conferma: il corpo femminile è ancora disponibile. Anche se solo su una copertina.

Non fanno pena questi uomini con il loro squallore e la loro vergogna e il loro arrampicarsi sugli specchi per difendere una sacralità del pubblico che hanno distrutto e un’intimità del privato al quale non hanno dato alcun valore, sicuri che altro era quello che contava e per altro loro valevano. Ma non sono neppure da sopravvalutare. Anche quando ostentano ferocia, spregiudicatezza, potere. Anche quando colpiscono è evidente ormai che quella sacralità che finora li aveva difesi si è dissolta.

Quanto alle donne è triste vederle divise in due categorie. Quelle che usano e fanno usare spregiudicatamente il loro corpo mostrando una libertà priva di consapevolezza e tesa solo ad ottenere dagli uomini un posto nel mondo. Le altre le rimproverano e si lamentano. E rimproverano gli uomini perché usano delle creature deboli e fragili per il loro piacere. In tutto questo c’è molta falsità e un pizzico di ipocrisia. È comodo guardare al mondo come se fosse quello di qualche decennio fa. In questo modo non ci si prende alcuna responsabilità. Una responsabilità che oggi è soprattutto delle donne. Gli uomini hanno già perso.

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Dove stanno i nuovi terroristi (by Pansa)

Martedì, 3 Novembre 2009

Sarebbe così se il protagonista della vicenda fosse un privato cittadino, un commerciante, un avvocato, un uomo d’affari. Ma non è il caso di Marrazzo. Lui era un uomo politico. Per di più elevato al rango di governatore della regione dove si trova la capitale d’Italia.

Qualche giornale, a cominciare dal Riformista, ha confrontato le somme consegnate ai trans e gli assegni firmati ai quattro carabinieri ricattatori con l’indennità percepita per l’incarico pubblico. L’indennità, così è stato scritto, ammontava a 13.600 euro al mese, al netto delle tasse. Una cifra molto alta per gli italiani che hanno stipendi normali. Ma molto bassa quando si pensa che ogni rapporto con i trans comportava una spesa consistente. In più c’erano gli aiuti in denaro concessi con regolarità al signore-signora preferito.

Può darsi che l’inchiesta della Procura di Roma scopra che Marrazzo aveva un altro reddito lecito, derivante da beni personali. Ma finora questa scoperta non è stata fatta. Anzi si è saputo che l’ex-presidente non godeva di una situazione finanziaria facile. Era gravato da mutui edilizi. E non si trovava sempre in regola con i pagamenti.

Ma allora è inevitabile chiedersi dove Marrazzo trovasse i soldi per soddisfare il lato debole del suo privato. Anche qui finora non c’è una risposta chiara. Nell’incertezza è dunque fatale che emerga il sospetto di introiti illegali, connessi all’incarico di governatore. Per dirla chiara, pur se in tono sommesso e aperto a ogni smentita, il numero uno del Lazio incassava tangenti? Questo interrogativo conduce a un altro: se così fosse, nella giunta regionale s’era insinuato il virus della corruzione?

La seconda domanda riguarda il comportamento di Marrazzo con i trans. Certo, non li frequentava allo scoperto. Ma andava spesso in via Gradoli con l’auto presidenziale, immagino con l’autista. E si faceva lasciare a poca distanza dal posto, con il pretesto di fare una passeggiata. Allora mi chiedo: è possibile che nessuno dei suoi collaboratori più stretti fosse all’oscuro di quelle frequentazioni? Se non erano occasionali, ma abituali, come facevano a non sapere? E come è possibile che i vertici politici della regione ignorassero il passatempo del presidente?

Chi ha vissuto in un collettivo professionale, la redazione di un giornale, uno studio legale importante, una giunta regionale, sa bene che tutti conoscono tutto del capo: vita, morte e miracoli, come dicevano le nostre nonne. Al nucleo di comando della Regione Lazio poteva sfuggire un aspetto così importante del privato di Marrazzo? Ma se qualcuno sapeva, perché non l’ha messo sull’avviso? Non tanto a proposito del rischio di essere scoperto. Bensì del pericolo di vivere in un modo inaccettabile per chi ha doveri pubblici molto stringenti, anche d’immagine. E della necessità di preservare il proprio onore.

Se la prima domanda ci porta a ipotizzare un sistema di corruzione fondato sulle tangenti, la seconda conduce a una certezza: nei piani alti della politica oggi domina un cinismo brutale. Lo stile di vita non conta più nulla. Puoi tenere di continuo comportamenti che non si addicono al tuo rango, ma nessuno ti richiama, né ti invita a correggerti. L’espressione "dare scandalo" è stata abolita. Sei ricattabile perché frequenti gente abituata a ricattare? E chi se ne importa.

Si sta affermando nella casta politica una nuova immoralità. Esistono molte eccezioni. Ma i due virus della corruzione tangentara e dell’indifferenza per gli stili di vita pericolosi dilagano. Non credo di esagerare. I cittadini considerano i politici dei ras incontrollabili. In più sanno bene che non ottieni nulla dal sistema pubblico se non paghi. E masticano amaro quando sentono parlare di lotta all’evasione fiscale. Chi dovrebbe imporla e condurla? Proprio i partiti, tutti, che poi chiudono gli occhi davanti ai loro errori e ai loro orrori. E ingrassano grazie ai milioni incassati in nero con le mazzette.

In queste settimane si è parlato più volte del clima di violenza che sta emergendo in Italia. Sono stato uno dei primi ad avvertire questo rischio nei miei Bestiari sul Riformista. Ogni giorno, purtroppo, la cronaca mi dà ragione. Ma oggi mi chiedo dove stiano i nuovi terroristi che possono aggredire la nostra repubblica. E ho paura della risposta che mi sento obbligato a dare. Non stanno in qualche rete clandestina, bensì alla luce del sole. Hanno prebende, onori e auto blu. È il partitismo cialtrone e mazzettaro il vero nemico della fragile democrazia italiana.

Vi ricordate che cosa avvenne a partire dal 1992? La Prima Repubblica cadde nel fango di Tangentopoli. E sotto i colpi dei magistrati di Mani Pulite. Ci furono degli eccessi, questo è vero. Ma il palazzo della politica era già minato nelle fondamenta dagli errori compiuti dai partiti.

Vogliamo rifare quell’esperienza? Mi auguro di no. Oggi le conseguenze potrebbero essere ben più drammatiche. Non c’è alle viste nessun nuovo Berlusconi, né a destra né a sinistra. Avremmo soltanto un grande vuoto. Che chiunque potrebbe riempire. Usando sistemi brutali. Imponendo un ordine di ferro. Un ordine, come si diceva un tempo, sorretto dalle baionette.

g.pansa ilriformista

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Marrazzo: i conti non tornano…

Mercoledì, 28 Ottobre 2009

Soldi, tanti soldi. In assegni ma soprattutto in contanti come quelli ripresi nel videotape e poi spariti dall’alcova. Fra strisce di cocaina, costose prestazioni sessuali, i 20mila euro offerti ai ricattatori e le migliaia promesse all’agenzia per riavere indietro il filmino (per non dire delle numerose mazzette da 500 euro viste dall’inviato di "Oggi" nella versione integrale del filmino hard, ndr), i conti in tasca ai protagonisti del ricatto a luci rosse rischiano di non tornare.

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12 VIP con trans – rumors giornalistici

Martedì, 27 Ottobre 2009

Marrazzo non sarebbe solo. sono 12 i vip ripresi in video con trans. a montecitori e nelle redazioni dei giornali non si parla d’altro.

Berlusconi stoppa il video di Marrazzo, ma nessuno grida allo scandalo!

Martedì, 27 Ottobre 2009

il video con il trans di marrazzo è una notizia giornalistica e una bomba politica. perchè berlusconi l’ha bloccato vietando ai suoi giornali di pubblicarlo? è una ingerenza illecita e dimostra come il gruppo mediaset risponsa ancora a silvioa da hard-core. un caso di conflitto di interessi da manuale. eppure nessuno grida allo scandalo….

Perchè scandalizzarsi per Marrazzo? (by Ferrara – mitico!)

Lunedì, 26 Ottobre 2009

Spiegatemi una cosa, parlando del caso Marrazzo. Non mi ci raccapezzo. Mi sono letteralmente perduto nei suoi dintorni. Forse è perché sono preso da intensa pietà per Giuseppe D’Avanzo, una prosa politica e civile costretta per l’eternità a inseguire lo scandalo privato in materia sessuale, un grande dell’informazione criminale indotto dal destino cinico e baro a occuparsi ormai soltanto di storie d’alcova, distribuendo torti e ragioni, e richieste di dimissioni per le diverse forme, come dice lui, di sexual addiction. Forse è per questo che non afferro il busillis. Ma insomma, spiegatemi.

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Marrazzo: l’atto della Procura (testo integrale)

Domenica, 25 Ottobre 2009

Visti gli atti del procedimento sopra indicato nei confronti tra gli altri di:
1) Simeone Luciano n. Napoli il 26.12.1979
Tagliente Carlo n. Ostuni (Br) il 14.12.1978;
Tamburrino Antonio n. Parete (Ce) il 26.2.1981;
Testini Nicola, n. Andria (Ba) il 25.4.1972;
in ordine:
Simeone, Tagliente, TestiniA) al delitto di cui agli articoli 110, 615 c.p., perché in concorso fra loro, il Simeone e il Tagliente quali Carabinieri Scelti in servizio presso la Compagnia Roma Trionfale, abusando dei poteri inerenti alle loro funzioni, s’introducevano e si trattenevano illegalmente nell’appartamento sito in Roma, in uso a persona non compiutamente identificata, individuata con il nome di Natalie, e ciò in concorso previo accordo con il Testini, Maresciallo capo in servizio presso lo stesso Comando; fatto commesso in Roma in data compresa fra i giorni 1 e 4 luglio 2009.B) al delitto di cui agli artt. 110, 317 c.p., perché, in concorso come sopra (Simeone e Tagliente realizzando la condotta materiale in concorso previo accordo con il Testini), presentandosi come Carabinieri e così abusando della loro qualità, con la minaccia di gravi conseguenze, costringevano Marrazzo Piero a consegnare loro tre assegni, dell’importo complessivo di 20.000 euro; fatto commesso nelle stesse circostanze sub A);IL PIANO SEGRETO DELLE MELE MARCE
C) al delitto di cui agli artt. 110, 61 n.9, 628 comma 3 n.1) e.p., perché, in concorso come sopra (Simeone e Tagliente realizzando la condotta materiale in concorso previo accordo con il Testini) con violazione dei doveri inerenti alla funzione da loro esercitata, agendo Simeone e Tagliente riuniti tra loro, con modalità intimidatorie, derivanti dalle circostanze e modalità di condotta descritte nei capi che precedono, si impossessavano della somma complessiva in contanti di 5.000 euro, di altrui proprietà; fatto commesso nelle stesse circostanze sub A);D) al delitto di cui agli artt. 110, 61n.9 c.p., 73 commi 1 e 6 D.P.R. 309/1990, perché, in concorso come sopra (Simeone e Tagliente realizzando la condotta materiale in concorso in previo accordo con il Testini), con violazione dei doveri inerenti alla funzione da loro esercitata, detenevano illegalmente un quantitativo non esattamente determinato di cocaina; fatto commesso nelle stesse circostanze sub A);

(continua…)