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Medici low cost

Martedì, 20 Marzo 2012

NON solo studi sconosciuti di periferia, medici di dubbia professionalità e dalla diagnosi facile che prelude a nuovi accertamenti e nuove spese. Il low cost in sanità è anche sicurezza e serietà. E non è legato soltanto al marketing via web. Il settore, in particolare nel campo delle attività ambulatoriali e dell’odontoiatria, è in grande crescita, complice la crisi. La crisi, da un lato rosicchia l’offerta del pubblico e, dall’altro, spinge chi già si rivolgeva al privato a cercare soluzioni che facciano spendere meno. La stima di Assolowcost riportata dal Censis è di un aumento di attività del 25-30 per cento all’anno per un giro d’affari di alcune centinaia di milioni. Si tratta di una piccola ma sempre più ampia fetta degli 11 miliardi spesi dagli italiani per la sanità privata ambulatoriale. Il professor Mario Del Vecchio insieme a Valeria Rappini ha realizzato per la Bocconi di Milano uno studio sulla sanità low cost, dove si stima che in certe strutture il cittadino spenda tra il 30 e il 50 per cento in meno rispetto agli standard. “Siamo rimasti sorpresi di trovare soprattutto imprese che vogliono essere integrative rispetto al sistema sanitario nazionale e non cercano il profitto. Alcune sono legate alla cooperazione o al mondo del no profit”. Lo studio conclude spiegando che “il low cost, trapiantato da contesti molto differenti sembra aver superato la fase critica ed essere avviato ad assumere un ruolo specifico nell’insieme delle risposte a una domanda pressante di servizi sanitari”.  Fare una visita presso uno specialista pubblico costa almeno una ventina di euro di ticket e spesso obbliga il paziente a lunghe attese. Nel privato “tradizionale” si superano facilmente i 100 euro. Da tempo associazioni di volontariato come Pubbliche Assistenze dell’Anpas e Misericordie, soprattutto in Regioni come la Toscana o l’Emilia, hanno ambulatori dove gli specialisti vedono il paziente nel giro di un paio di giorni a un prezzo anche inferiore al doppio del ticket. È sanità low cost questa? Secondo molti no, anche se si tratta di un sistema che fa risparmiare i cittadini. Luca Foresti è amministratore delegato del centro medico Sant’Agostino di Milano, una delle strutture iscritte ad Assolowcost, che coinvolge anche aziende come Decathlon e Ryanair e muove un fatturato da 10 miliardi. “L’attività low cost è diversa dal volontariato, deve avere volumi alti e processi produttivi pensati per risparmiare – spiega Foresti – noi ad esempio prendiamo prenotazioni online ma anche via sms, cosa che velocizza la risposta e abbatte i costi. Le visite costano 60 euro”. Sant’Agostino è una delle realtà studiate nella ricerca della Bocconi. “Può essere assimilata ad una impresa sociale – dice Del Vecchio – Tra le altre ci sono Amico dentista, Welfare Italia Servizi, che ha ambulatori in tutto il paese ed è un ente no profit, ma anche il Nuova città, vicino a Bari. L’odontoiatria è una attività con molte esperienze di low cost. Del resto l’offerta è basata su un sistema frammentato, di tantissimi studi di singoli professionisti e dunque si possono immediatamente ridurre i costi di produzione unendo più medici, cosa che in tanti stanno facendo”. Amedeo Bianco è il presidente della Federazione degli Ordini dei medici, che ha in piedi un contenzioso con Groupon, il sito di offerte, anche sanitarie. “Il low cost non è sinonimo di bassa qualità – dice – L’importante è che la concorrenza si faccia senza che vengano meno gli standard di sicurezza. Dobbiamo stare quindi attenti al rispetto delle regole, anche riguardanti gli ambienti e il trattamento del personale, quando troviamo dei prezzi che si scostano di molto dai costi standard. Per quanto riguarda il no profit puro lo considero come un affiancamento del sistema sanitario”. E Groupon? “Quello è un modo per utilizzare strumenti di marketing – dice Foresti – non è di low cost”.di MICHELE BOCCI repubblica

I medici anti-eutanasia rischieranno il posto

Martedì, 10 Marzo 2009

Tutti i medici che si opporranno ripetutamente alla volontà di morire espressa da malati terminali rischieranno la radiazione. E lo stesso vale per i pazienti in coma: in questo caso i desideri da rispettare sono quelli "dei loro cari" o dei rappresentanti legali. Questo mese il General Medical Council britannico indirizzerà a tutti i 150 mila medici del paese le nuove linee guida sul fine vita. Il documento fa riferimento a tutti gli stati – dal cancro ai danni cerebrali – in cui il paziente è in pericolo o a quelli di disabilità permanente, e riguarda tutti i casi in cui il dottore deve scegliere se rianimare un paziente, se interrompere le cure o l’alimentazione e l’idratazione, o ancora se staccare le macchine che lo tengono in vita.

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Il voyeurismo dell’Ordine dei Medici – a proposito del sesso tra Lina e Roberto Gf 8

Lunedì, 24 Marzo 2008

L’Ordine dei medici avrebbe aperto una istruttoria sulle nottate di sesso tra Lina e Roberto nella casa del Grande Fratello (vedi video). Lina è un medico e l’Ordine sta valutando se la sua vita sessuale sotto le telecamere possa aver violato il codice deontologico della professione che impone ai medici di mantenere il decoro anche nella vita personale. Ci auguriamo, per la credibilità dell’Ordine dei medici (già scossa dallo scandalo del falso documento sulla legge 194), che il procedimento venga immediatamente archiviato. Quale è la colpa che viene attribuita a Lina? di aver fatto sesso con Roberto. Ma perchè un medico non può avere esperienze sessuali? quello che ci lascia perplessi è che l’Ordine si sia attivato per l’attività sessuale di Lina e non per la sua partecipazione al Grande Fratello. E’ ovvio che se un medico partecipa al Grande Fratello, le telecamere registreranno la sua quotidianità in tutti i suoi aspetti, più o meno intimi. A Lina non può essere attribuita la responsabilità di aver amato Roberto perchè amare è proprio dell’uomo. A ben vedere, ciò che potrebbe offendere il decoro della professione è la partecipazione del medico al Gf, la sua partecipazione ad uno spettacolo fine a se stesso, nel quale non è richiesta alcuna abilità ma solo la disponibilità ed attitudine ad essere oggetto di voyeurismo. Il che di per sè è concesso a chiunque e quindi anche a Lina a condizione, però, di non rivendicare, cosa che invece la napoletana ha più volte e ostentatamente fatto, di essere un medico.  Perchè in quato caso è Lina il medico che agisce e le sue azioni sono destinate a ripercuotersi sull’intera categoria. Questo è stato l’errore di Lina. Ma ancora più grande è l’errore dell’Ordine dei medici, che ha tollerato che ciò accadesse. Il procedimento disciplinare doveva essere aperto non perchè Lina ha fatto sesso sotto le telecamere (inevitabile al Gf), ma perchè ha partecipato al Gf, ossia ha posto in  essere una condotta che, come è puntualmente accaduto, l’ha esposta a condotte censurabili quanto all’obbligo di decoro che ogni professionista è tenuto ad avere. Ciò detto, siamo fermamente convinti che l’Ordine dovrebbe lasciar cadere la questione e rimeditare se ha ancora senso che il medico sia chiamato a rispondere per pregiudizio del decoro per la sua vita personale.

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Lo scandalo dell’Ordine dei Medici

Martedì, 26 Febbraio 2008

Dopo l’attacco dell’Avvenire (vedi post) che aveva denunciato che il documento della federazione degli ordini dei medici sulla legge 194 non era mai stato approvato dai presidenti degli ordini professionali, è arrivata la notizia che il documento era stato predisposto da una commissione del consiglio nazionale (e quindi non può nemmeno essere attribuito al consiglio, l’organo politico dell’ente) e messo a disposizione degli ordini provinciali in una apposita cartella, che al riguardo non avrebbero sollevato obiezioni. Quella che è stata spacciata come la presa di posizione pubblica degli ordini dei medici è quindi legittimata dal silenzio-assenso. Scandaloso! scandaloso perchè la democrazia prevede che il governo sia una decisione; scandaloso perchè ghli ordini sono enti pubblici e non club della palllaccorda, dove le regole si possono fissare in famiglia; scandaloso perchè il silenzio assenso vale in casi eccezionali, solo nei rapporti con l’amministrazione e smpre a vantaggio del cittadino; scandaloso perchè gli ordini dovrebbero preservare la loro autonomia rispetto alla politica!

“Il testo dei Medici è falso: non è quello approvato dai 103 Ordini”

Domenica, 24 Febbraio 2008

Un documento «choc» che però non è quello votato dal consiglio dei 103 presidenti degli Ordini provinciali dei medici: è l’accusa lanciata dal quotidiano dei vescovi "Avvenire" contro la nota diffusa sabato – in nome dell’associazione dei camici bianchi – su aborto, pillola del giorno dopo, diagnosi pre-impianto nella fecondazione assistita e assistenza ai neonati estremamente prematuri. Si tratta «di un fantomatico documento», afferma il giornale cattolico: il consiglio nazionale della Fnomceo – spiega Avvenire – aveva in realtà approvato una riflessione in nove cartelle sul ruolo dei medici nella società. «Strane manovre – si legge nell’occhiello dell’articolo -: l’assemblea approva una relazione sulle politiche sanitarie in vista delle prossime elezioni. Invece alle agenzie di stampa ne viene inviata una su pillola abortiva e assistenza neo-natale».

CONTRO VERONESI- "Avvenire"attacca anche la candidatura dell’oncologo Umberto Veronesi nelle liste del Pd, come pure la presenza di radicali (il cui comitato nazionale ha dato nel frattempo il via libera all’unanimità alla mozione generale che prevede di dare "immediata attuazione" all’accordo elettorale e politico con il Partito democratico). «È impossibile ignorare quale sia l’antropologia di Umberto Veronesi», si legge in un editoriale firmato da Francesco D’Agostino. «È impossibile – aggiunge – ignorare la visione libertaria (e non liberale, come viene spesso arbitrariamente presentata) di chi ha sempre militato nel Partito Radicale».

REAZIONI – La presa di posizione del quotidiano dei vescovi suscita una serie di reazioni. Per Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato e candidata alla presidenza della Regione Sicilia, «è davvero strano che ci sia chi contesta la presa di posizione della Federazione degli Ordini dei medici sulla 194. Sarebbe ora di smettere di fare di questo argomento un tema di polemica politica». Pino Sgobio, capogruppo del PdCI alla camera dei Deputati, dice «no a chi vuole riportare indietro le lancette del tempo e no alla continua ingerenza della Chiesa su questo argomento. Le critiche dei fondamentalisti italiani al documento della Federazione dell’ordine dei medici mirano a mettere in discussione la 194, che è una legge che tutela la libertà e la dignità della donna». Secondo il presidente dei deputati dell’Udc, Luca Volontè, invece, «la pillola Ru486 è una kill-pill, ha ucciso 16 donne e quindi la sua introduzione in Italia è frutto di esclusivi interessi lobbistici non di oggettive ragioni curative. Il falso documento dell’ordine dei medici conferma le preoccupazioni sulla campagna ideologica ed economica che muove una certa ‘medicina’». E per il ministro della Salute, Livia Turco, «il documento siglato dai medici sia un monito, non soltanto per ciò che vi è contenuto, ma anche per la fonte da cui proviene». «È un documento molto importante – ha aggiunto la Turco – un documento senza precedenti, di grandissimo rilievo. Sono rimasta molto colpita. Se i medici, a partire dalla loro scienza e coscienza, dalla loro autonomia, in modo unitario all’interno del loro ordine professionale, hanno sentito il bisogno di dire cose così chiare sulla legge 194, sul modo di sostenere la maternità, sulla tutela della vita a partire dall’attenzione ai parti molto pre-termine, addirittura sulla Ru486, vuol dire che anche loro hanno avvertito un pericolo e hanno sentito il dovere di rassicurare il clima mettendoci la voce dell’esperienza clinica e del sapere medico».

USA: la grande depressione dei professionisti

Mercoledì, 9 Gennaio 2008

NEW YORK – L’avvocato? Il dottore? Professioni vecchie, polverose, per nulla seducenti, decisamente malviste dai giovani. Almeno negli Stati Uniti. Tempi duri soprattutto per gli avvocati. Ben pagati, stimati, coccolati e contesi (da studi legale e aspiranti mogli). Ma anche terribilmente depressi – una piaga che affligge almeno un professionista su cinque – e perciò profondamente infelici. Ecco perché, negli Stati Uniti, nessuno vuole più fare intraprendere la carriera.

CRISI DI VOCAZIONE – Gli aspiranti uomini di legge, si legge in un lungo articolo del New York Times, sono sempre più una rarità: nelle scuole americane di specializzazione gli iscritti nel 2006 sono scesi a 83.500 dai quasi centomila del 2004 (con un calo del 6,7% tra 2006 e 2005 e del 5,2% l’anno precedente). E anche negli istituti di medicina il calo di iscrizioni è palese, appena meno evidente.

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Perchè i medici malati di cancro rifiutano la chemioterapia?

Sabato, 1 Dicembre 2007

E’ l’angoscioso interrogativo che si pone Maurizio Blondet nel suo sito effedieffe.com

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Inghilterra: una donna su tre vuole abortire ma il 40 % dei medici è obiettore

Martedì, 24 Aprile 2007


L’Indipendent ha lanciato l’allarme. A fronte del crescente ricorso all’aborto – una donna su tre chiede, in Gran Bretagna, l’interruzione della gravidanza – si registra un aumento dei casi di obiezione di coscienza dei medici. Oggi il 40% dei sanitaria si rifiuta di praticare aborti. Il che comporta l’esigenza di rivolgersi alla sanità privata. L’interruzione dlela gravidenza in Gran Bretagna è gratuita ed allora, mancando i medici, le pazienti vengono dirottate sulle cliniche private, con costi a carico dello Stato. Dal 1970 in GB le richieste di aborto sono raddoppiate e raggiungono la cifra record di 190 mila interruzioni l’anno. (dati da Indipendent 16 aprile 2007.
C’è da chiedersi come mai a fronte dell’ascesa degli aborti aumenta il numero dei medici obiettori.

Inghilterra: presto vietati per legge i rapporti amorosi tra medici e pazienti

Giovedì, 12 Aprile 2007

Chi sa in quanti si rivolteranno nella tomba in Inghilterra, quella che un tempo era considerata la patria del liberalismo. A giugno dovrebbe essere approvata la proposta di legge che vieta i rapporti amorosi tra medici e pazienti. Il Telegraph lo dà per scontato. Capiamo l’esigenza di tutela sottesa alla proposta, ma la decisione di intervenire per legge nella vita privata è gravissima. Anche perchè tocca un aspetto della vita personale che, per definizione, è sottratto alla volontà e, quindi, come tale dovrebbe essere estraneo all’ambito operativo della legge. Peraltro il divieto già incombe sui medici, che deontologicamente sono tenuti ad astenersi dall’instaturare con i pazienti rapporti extra-professionali. Cosa aggiunge la legge?

Lo scandalo dei certificati medici smonta la riforma delle professioni

Mercoledì, 11 Aprile 2007

“Il consumatore è al centro della nostra riforma”: lo ha sostenuto Bersani, lo ha ripetuto Mastella e in Parlameno il dibattito sulla riforma delle professioni continua ad avere al centro del progetto il “consumatore”. Premesso che la parola “consumatore” è orribile e non dovrebbe essere adoperata con riferimento alle professioni – un avvocato non si può essere consumato, un dolce, sì! – lo scandalo dei certificati medici facili, sollevato da Pietro Ichino, dimostra che mettere a centro della riforma il “cliente” (questo è il termine giusto) è un grave errore perchè quella del professionista è una attività diretta a salvaguardare valori che vanno ben oltre l’interesse di chi lo consulta. Sotto la spinta dell’Antitrust, però, il legislatore italiano, tradendo anche gli orientamenti della Corte di giustizia europea – che opera importanti distinguo – continua a ragionare intorno ad un sistema competitivo in ragione del quale è la clientela il giudice ultimo della selezione tra professionisti. Ciò comporta che il professionista è naturalmente orientato a soddisfare i bisogni del cliente, pena la sua sostituzione e uscita dal mercato. Ciò comporta che il medico è tentato di assecondare il cliente e non di imporsi in nome di un interesse superiore. Ora, assecondare il cliente non vuol dire necessariamente violare la legge, tra applicare la legge e violare la legge c’è una zona grigia nella quale il professionista può abilmente navigare. Ma è questo l’interesse del Paese? TEMIS non ne è convinta, come non è convinta che il consumatore/cliente debba essere al centro della riforma delle professioni, quasi che queste ultime fossero delle attività di impresa. Si tratta di un grave errore che crea pensatissime storture, come quella denunciata da Ichino. E’ giusto che le professioni si aprino alla concorrenza, ma ciò non significa che debbano essere soggette alle regole della concorrenza delle imprese: è tempo di studiare un autonomo statuto per il professionista.