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I guai di Marino

Giovedì, 10 Ottobre 2013

Il sindaco ciclista cammina già in salita. Sono passati quattro mesi dall’elezione di Ignazio Marino, ma la «luna di miele» del chirurgo dem – che il 10 giugno sconfisse al ballottaggio Gianni Alemanno e riconquistò per il centrosinistra il Campidoglio – è finita. O meglio, non è mai cominciata. Problemi con la sua maggioranza, isolamento rispetto ai vertici del Pd, «gaffe» a ripetizione, immobilismo nell’azione politica, pasticci amministrativi, come quello sulla nomina del nuovo capo della Polizia Municipale. Vicenda «opaca», che espone sindaco e Comune ad una clamorosa figuraccia, tra selezioni poco chiare, titoli mancanti e dietrofront.

Marino, appena insediato, ha «silurato» il precedente comandante Carlo Buttarelli, lanciando poi un avviso pubblico per individuare il successore. Dopo oltre due mesi, la scelta di Oreste Liporace, colonnello dei carabinieri: presentazione ufficiale, foto di rito, stretta di mano. A distanza di poche ore, la marcia indietro: Liporace non ha i requisiti – cinque anni da dirigente – richiesti dal Comune. Nomina «congelata» e, di fatto, decaduta. Problema risolto? Nemmeno per sogno. Perché Marino vuole comunque nominare un comandante «esterno» al corpo, scatenando la rivolta dei vigili, pronti allo sciopero. Il sindaco tira dritto: «Vogliono la guerra? La avranno».

Ma non ci sono solo i vigili. Marino, in 120 giorni, un braccio di ferro dopo l’altro, è riuscito nell’impresa di mettersi tutti (o quasi) contro: il centrosinistra, i sindacati, commercianti, imprenditori. Prima la pedonalizzazione dei Fori Imperiali, l’unico progetto finora portato avanti dalla giunta capitolina, che ha scatenato le proteste di abitanti e negozianti delle zone limitrofe. Poi la nuova discarica a Falcognana, vicino al Divino Amore. E infine sui cantieri della metro C, ingaggiando una querelle con colossi del settore: Astaldi, Ansaldo di Finmeccanica, le coop ma, soprattutto, col «nemico» Francesco Gaetano Caltagirone, editore del Messaggero, proprietario della Vianini.

Estate complicata, e autunno «caldo». A settembre, con la ripresa dell’attività amministrativa, sono iniziati i problemi con la maggioranza. Il Pd, in questa fase, è decisamente «di traverso». Marino viene accusato di «non ascoltare nessuno», di essersi chiuso «nel suo cerchio magico», con uno staff che – in gran parte – non è di Roma e che conosce poco la città. La giunta non produce delibere, e il consiglio comunale – di conseguenza – è fermo.

Alcuni assessori (come Daniela Morgante, responsabile del Bilancio) sono già nel «mirino» dei partiti: possibile, già a gennaio, un rimpasto a tempi di record. Coi leader del partito, da diverse settimane, è calato «il gelo». Anche con chi – come Goffredo Bettini e Nicola Zingaretti – è stato il principale sponsor per la candidatura di Marino alle primarie del centrosinistra. Adesso, la definizione che circola con maggiore insistenza è «inaffidabile» e c’è chi ipotizza la necessità di una «musata» per il sindaco: «Prima la da, e prima corregge la rotta», il commento di un autorevole esponente pd.

Bettini, dopo averlo «guidato» e consigliato in campagna elettorale, lo ha mollato. Marino non lo cerca da mesi, e lo «stratega» si è messo alla finestra, dedicandosi al suo Campo democratico. Anche con Zingaretti, sotto traccia, ci sono state delle incomprensioni. Il governatore del Lazio, infatti, ha mal digerito la titubanza di Marino su Falcognana, un certo presenzialismo sulla Sanità (settore di competenza regionale) e la continua richiesti di fondi.

Ma la «goccia» è stato l’invito fatto da Marino a Matteo Renzi, per una «passeggiata» sui Fori Imperiali in bicicletta: la visita poi c’è stata, la pedalata no, a causa della ressa che si era creata. Tanto che lo stesso sindaco di Firenze è andato via infastidito e piuttosto perplesso. ?Come se non bastasse, ecco le grane col Bilancio, la vera montagna da scalare per il sindaco ciclista.

Per far quadrare i conti, entro il 30 novembre, mancano 867 milioni. Marino, per scongiurare il commissariamento e il default, ha chiesto aiuto al governo. E, alla fine, il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni ha dato la disponibilità ad una norma «salva Roma», per inserire parte di quei debiti nella gestione commissariale pre-2008. Ma nel 2014 i problemi si ripresentano, con un altro miliardo da recuperare. E, in questo senso, il no di ieri del Senato all’emendamento per il pre-pensionamento dei dipendenti comunali è solo l’ennesima tegola per un sindaco già col fiato corto.

Ernesto Menicucci per il “Corriere della Sera

2. LO SCIVOLONE DI MARINO SUL NUOVO CAPO DEI VIGILI
Francesco Merlo per “La Repubblica”

Aveva scelto come nuovo capo dei vigili di Roma un ufficiale dei carabinieri che ha tre lauree ed è dunque ideale per un ufficio studi ma, come ha stabilito l’Avvocatura costringendolo poi a dimettersi, non ha sufficienti titoli di comando. E con questo suo ultimo pasticcio Ignazio Marino ha esaurito il credito che gli era dovuto perché è di sinistra e perché ha sconfitto Alemanno.

In un solo colpo infatti il sindaco ha ridicolizzato l’arma dei carabinieri, il corpo dei vigili urbani, il diritto amministrativo, la sapienza giuridica del capo di gabinetto, e per finire anche la parola curriculum sulla quale pedala più che sulla sua stucchevole bicicletta.
Venerdì scorso Marino ha dunque presentato alla stampa il colonnello dei carabinieri Oreste Liporace, scelto «tra 99 curricula» per «la straordinaria preparazione scolastica».

E si capisce che a un amante dell’America come il sindaco ex chirurgo, che ha operato a Pittsburgh e a Filadelfia, un capo dei vigili urbani con tre lauree, un master, un diploma di consgliere giuridico e un’abilitazione come commercialista, deve essere sembrato una specie di Clint Eastwood colto, uno sceriffo di pensiero e un professore di azione.

Convinti dunque di avere trovato l’incrocio tra Norberto Bobbio e il generale Dalla Chiesa, il sindaco e i suoi uffici (tutti plurilaureati?) non si sono accorti che Liporace è colonnello dal gennaio scorso e dunque è dirigente solo da nove mesi e non dai cinque anni richiesti dal regolamento e specificati dallo stesso Marino nel suo avviso pubblico, nella sua richiesta di curricula, che sono l’ossessione sua e dei grillini.

Ebbene, nonostante tutto, il nostro primo pensiero è stato: non impicchiamo il sindaco ai dettagli e agli eccessi della burocrazia. Tanto più che un ufficiale dei carabinieri poteva davvero essere una buona scelta per mettere ordine nel corpo dei 6.300 pizzardoni romani che non sono solo la faccia bonaria di Roma, l’autorità comprensiva che non fa mai paura, ma sono anche considerati, e magari a torto, come i campioni della piccola corruzione e del ricatto al mondo del commercio e dell’edilizia, sicuramente inefficienti nella gestione del traffico, spesso sbracati…

E si capisce che c’è molto pregiudizio, ma certo è duro immaginare il pizzardone come il piccolo eroe urbano che calma le risse, come la divisa sempre amica, anche se tutto è possibile dopo averli visti arrancare in bicicletta dietro la bici del sindaco, fisicamente costretti nel ruolo ancillare di ciclo-moschettieri per la foto sui giornali. E vale la pena ricordare che la Panda rossa del sindaco, che abita in centro, è stata fotografata nel parcheggio del Senato, dove non doveva più stare.

Comunque è davvero bizzarro pensare a un carabiniere nella pelle di un vigile romano. E basta notare che nel cinema italiano, nonostante le barzellette, il carabiniere è stato reso famoso dall’eleganza di Vittorio De Sica mentre il vigile romano deve tutto alla goffaggine di Alberto Sordi.

E infatti nel film Pane amore e gelosia quando il sindaco di Sorrento annunzia alla cittadinanza che «il maresciallo dei carabinieri in congedo Carotenuto cavaliere Antonio è il nuovo comandante delle guardie municipali», Vittorio De Sica si tormenta per avere abbandonato la sua bella divisa carica di storia e avere indossato quella ben più modesta del vigile. E si vergogna al punto da farsi alla fine disegnare una uniforme tutta per lui. E quando la sua perpetua in armi Tina Pica, “carabiniera” per affinità elettiva, gli dà del «vigile! », si mette a caccia di eufemismi e la corregge: «Metropolitano, prego». Certo, Vittorio De Sica non passava, come legittimamente accadrebbe a Liporace, da un stipendio lordo annuo di circa 70mila euro a uno di 190mila.

Per la verità ci aspettavamo che il sindaco chiedesse scusa e ritirasse la candidatura di Liporace invece di sfidare i vigili urbani e legittimare le loro proteste sindacali, sino alla lettera giustamente indignata che gli hanno indirizzato ben 25 dirigenti. E certo l’Arma dei carabinieri non c’entra nulla, ma è sicuro che hanno fatto un richiamino ufficioso al colonnello che rimane un carabiniere, anche se aveva chiesto e non ancora ottenuto l’aspettativa dal ministero della difesa. E non si tratta qui di disciplina ma di opportunità e di eleganza militari. Si possono dare infatti le dimissioni anche da cariche non ancora ricoperte, basta dire «ringrazio, ma non mi presto».

E invece per troppo tempo Liporace si è intestardito: «Non mi ritiro, ognuno si prenda le sue responsabilità ». E mettendo a frutto i suoi blasonati diplomi si è applicato

nel distinguere tra avviso e bando, ha spiegato che nessuno è parte offesa perché non c’è un secondo classificato visto che non c’è graduatoria, e che non si sarebbe dimesso visto che non lo avevano ancora nominato, anche se per la verità aveva già ordinato la tinteggiatura dell’ufficio dove aveva fatto scaricare gli scatoloni del trasloco con le carte, le foto di famiglia e le sue cose più care. Solo ieri, alle nove e venti di sera, si è arreso all’evidenza: «Tolgo la mia disponibilità a ricoprire l’incarico».

Di sicuro hanno ragione i carabinieri che, a differenza di Marino, sanno leggere i curricula e pensano che l’abbondanza di dottrina, che è una rara magnificenza se la si sa impiegare, in genere corrisponda ad una mancanza operativa. Liporace ha comandato una compagnia impegnativa a Castellamare di Stabia e poi ha maturato i suoi meriti a Castelgandolfo e negli uffici del ministero della Difesa e del comando generale dell’arma. Marino, che davvero non lo conosceva prima, lo aveva scelto tra 99 candidati tra i quali comandanti ed ex comandanti dei vigili urbani di Firenze, Torino, Forlì, il vicequestore Raffaele Clemente, l’ex pubblico ministero Carlo Lasperanza…

È dunque tempo di mettere in fila tutti i pasticci di demagogia di Marino, comprese le 75 assunzioni nello staff e nell’ufficio stampa e proprio mentre Rosario Crocetta in Sicilia licenziava i suoi 86 giornalisti. Marino giri pure in bicicletta se gli piace, ma sia meno goffo nella battaglia contro la minaccia del fallimento economico, cominci a fare qualcosa contro la sporcizia e il degrado del centro storico sempre più pittoresco terzo mondo, contro i finti centurioni e la mafia della cartellonistica abusiva che di nuovo ha invaso Roma come dimostrano ogni giorno le immagini messe in rete da www.romafaschifo.it.

E si ricordi della manutenzione ordinaria e della povera gente che sempre più dorme per strada dentro i cartoni. L’inverno sta arrivando anche per lui: dopo aver svelato il sindaco macchietta sullo spalaneve potrebbe innevare di ridicolo anche il sindaco che pedala sui curricula.

 

 

Alemanno che delusione!

Mercoledì, 28 Aprile 2010

Due anni di Alemanno, oggi. Era il 28 aprile 2008, quando il centrodestra prese il Campidoglio. Adesso, 730 giorni dopo, è tempo di bilanci. All’ora di pranzo parlerà il sindaco. Intanto l’opposizione anticipa i giudizi: «Un voto ad Alemanno? Gli darei 3…», dice Umberto Marroni, capogruppo del Pd in Campidoglio.

I soldi che non ci sono
Per chi era partito denunciando il «buco di bilancio», è quasi un contrappasso: le casse comunali, adesso, sono vuote. Il bilancio preventivo non è stato ancora presentato, i servizi sociali saltano e i Municipi sono in sofferenza.

Le opere pubbliche e le infrastrutture
Secondo una ricerca del «Cresme», dal 2007 le gare di appalto per lavori pubblici sono drasticamente diminuite: da 500 milioni di euro, ai 177 del 2008 e 145 nel 2009. Le aziende, così, sono in crisi e l’economia fa fatica a ripartire. Alemanno, a febbraio, ha chiesto al prefetto Giuseppe Pecoraro di «riaprire il tavolo sulla crisi, per creare 100 mila posti di lavoro entro il 2011».
Sulle opere pubbliche Alemanno ha rispolverato il sottopassino di Castel Sant’Angelo e, il sottopasso dell’Ara Pacis: idee delle giunte precedenti.

Le metropolitane
L’ultimo intoppo è stato sulla linea C, da San Giovanni al Colosseo: il comitato dei lavori pubblici aveva espresso parere negativo sul progetto esecutivo. I lavori per la «B1», la linea che andrà da piazza Bologna a Conca d’Oro procedono, anche se a rilento. Sul prolungamento della B, da Rebibbia a Casal Monastero, e sulla linea D (Eur-Talenti) siamo ancora alla pubblicazione del bando.

L’emergenza nomadi
Uno dei temi sui quali la giunta Alemanno ha piazzato un punto: la chiusura del «Casilino 900», il più grande campo nomadi di Roma. Adesso, però, ci sono problemi su Tor de’ Cenci dove bosniaci e macedoni hanno rifiutato il trasferimento. Alemanno, in campagna elettorale, aveva anche promesso l’espulsione di 20 mila nomadi. Quante ne sono state fatte, fino ad ora?

La sicurezza
È stato il tema forte della campagna elettorale, ma non tutto ha funzionato a dovere. Il Comune, citando i dati delle forze dell’ordine, parla di reati in calo ma in questi due anni non sono mancati i problemi: dall’emergenza stupri, alle liti interne all’amministrazione che hanno portato il generale Mario Mori sull’orlo delle dimissioni. Il nodo era l’organizzazione della «Sala sistema Roma», affidata ora ai Vigili urbani. Alemanno ha varato diverse ordinanze: anti-prostituzione, anti-lavavetri, contro i writers e chi sporca, anti-borsoni. Alcune (come le prime due) hanno funzionate, altre meno.

Le municipalizzate
L’Acea, regina delle municipalizzate, per la prima volta non ha distribuito dividendi agli azionisti. «Risorse per Roma» è stata più volte ricapitalizzata e solo negli ultimi mesi ha cominciato a ricevere commesse comunali. E la vendita del ramo d’azienda di «Gemma» a Roma Entrate è ancora ferma.

Degrado e decoro
Roma è invasa dai maxi cartelloni, abusivi e non, grazie anche alla «liberalizzazione» voluta dall’assessore al Commercio Davide Bordoni. Sulle buche, c’è chi si lamenta e chi plaude al Comune. L’emergenza resta, nonostante la revoca del mega-appalto alla Romeo sulla manutenzione stradale. Alcuni interventi

Il traffico
Il sindaco, dopo i disagi durante il vertice Fao, si è scusato coi cittadini per i disagi. E nella conferenza per la mobilità sono studiate alcune soluzione: pedonalizzazione del centro, tram sul Moro Torto. Altra idea, mutuata da Rutelli, il prolungamento dell’8 fino a Termini. L’unico intervento rilevante, per il momento, è quello di via Flaminia dove verranno tolte le barriere del tram che dividono la strada.

La pulizia stradale
Nel nuovo contratto di servizio dell’Ama sono previsti anche l’acquisto di nuovi macchinari, la pulizia delle strade tutti i giorni, l’aumento della raccolta differenziata: quest’ultima, in particolare, procede con diverse difficoltà e con la protesta di residenti e commercianti.

Ernesto Menicucci per “Il Corriere della Sera – Roma”