Articolo taggato ‘mignotte’

Dialoghi su mignotte e infoiati

Giovedì, 23 Giugno 2011

In questa fetentissima Cloaca Massima portata alla luce da carte e cartuccelle della cosiddetta P4 è difficile dire se sia il costume a prevalere sulla politica o viceversa. Ma c’è anche una irresistibile dose di umorismo involontario; certo, la Prestigiacomo che lamenta «Silvio purtroppo non è intelligente» sfiora l’irresistibile; siamo sul pruriginoso con Bisignani medesimo che parla della ministra Brambilla: «Stronza, brutta, un mostro, la più mignotta di tutte» mentre con Masi voliamo sulle vette del sublime. «A Santoro gli stamo a spaccà il culo – ulula l’infoiato ex direttore generale della Rai – sono arrapato come una bestia…». Ora, se le disfunzioni erettili dell’attuale amministratore delegato della Consap sono affari suoi, è un problema di tutti invece giudicare in quali mani è stata affidata – con un atto di forza fortissimamente voluto da Palazzo Chigi – la più grande industria culturale del paese. Come diceva Ettore Petrolini a un tizio che lo fischiava dal loggione: «non ce l’ho con te ma con chi ti sta accanto e non ti butta di sotto». Ecco, da questa ragnatela di trame e raccomandazioni, inciuci e affarucci, appalti e spintarelle emerge un quadro di totale disprezzo per la “cosa pubblica” per le leggi, le regole, la trasparenza. Tutto viene ricondotto nella sfera delle “amicizie” e delle clientele, meglio se opportunamente oliate. Per fortuna gli anticorpi del paese sono ancora robusti; ma per imporre la glastnost a un traballante regime sovietico ci volle comunque un personaggio del calibro di Gorbaciov; da queste parti invece siamo ancora a Rasputin. m. del bosco il riformista

Povero Silvio ! – foto

Venerdì, 12 Giugno 2009

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prostitute: tutto è relativo

Domenica, 14 Settembre 2008

tutto è relativo

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Giallo prostitute a Palazzo Chigi

Giovedì, 10 Luglio 2008

Giallo a Palazzo Chigi. Annunciato da tre giorni su tutti i giornali con grande clamore (il "Corriere della Sera" di oggi gli ha dedicato mezza pagina e così il "Sole 24 Ore" di ieri) non è stato messo all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri di domani il disegno di legge sulla regolamentazione della prostituzione. Eppure tutto era pronto, con la firma in calce del ministro dell’interno Maroni e di quello delle Pari Opportunità Mara Carfagna. Motivo ufficiale, il bisogno di alcune "limature".

In realtà, dietro allo slittamento pare ci sia l’imbarazzo di far discutere i ministri in sala stampa di mignotte con il rischio di qualche domanda imbarazzante. Ma la Carfagna non ci sta e porrà il problema all’attenzione del presidente Berlusconi oggi pomeriggio e non si esclude che le limature vengano approntate nelle prossime ore e che il provvedimento diventi "fuori sacco" ed approvato domani. Per essere calendarizzato in tempi brevissimi, come ha assicurato il presidente del senato Renato Schifani.

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Prostitute: pagate le tasse! – la Finanza contro le squillo

Martedì, 24 Giugno 2008

La signora è una donna di mondo, diciamo così, una che fa la vita. Molto bella, sembra il disegno di una canzone. L’ha beccata la Finanza, e le ha presentato il conto, come si fa con gli evasori. «Anzi. Mi hanno detto che il mio caso è come quello di Valentino Rossi». Soldi all’estero e redditi misteriosi. Alle donne di mondo che fanno la vita, in genere non guardano mai in tasca: è una polemica che esiste da quando esiste il suo mestiere. A lei invece sono andati a spulciare i guadagni: 357mila euro in 4 anni. Per Valentino era un errore, e ha già pagato tutto. E lei vuole pagare? «Ma chi l’ha detto che non voglio pagare? Io sì che voglio pagarle, le tasse. Solo che voglio anche che sia riconosciuto il mio lavoro, che sia legittimato, e quindi tutelato, e che nessuno possa dirmi che sto svolgendo un’attività illecita». Cioè: non mi vergogno, pago tutto, ma lo Stato mi tratti come un lavoratore. Anche sulla carta d’identità? «Certo, anche lì. Nel mio Paese c’è scritto sul documento. Professione: meretrice».

In Italia c’è arrivata circa 5 anni fa, sapendo già quello che voleva fare. Dall’Uruguay a Bologna, via Germania. Una donna che fa la vita. Una squillo, ma di lusso. «I miei clienti sono manager, imprenditori, professionisti». Come la pagano? Quasi tutto in contanti, dice. Forse qualche assegno? Poca roba, i più fidati. Lei non ha nome. Le iniziali: C. Z., 32 anni, uruguaiana, minuta, raffinata nei tratti, pelle chiara, molto graziosa e molto dolce, sguardo penetrante, deciso, castana di capelli, pulita, curata, niente roba da squillo, quasi morigerata, un abitino sotto il ginocchio, tinta floreale, scarpa bassa, occhiali scuri, la chioma abbastanza corta raccolta sulla testa. Fa una vita normalissima, da brava signora. Si alza al mattino presto, fa colazione e va in palestra. Poi fa la spesa, va a casa, e si prepara da mangiare.

Prima di andare a lavorare, molto spesso va in libreria: le piace leggere. Dopo, comincia il lavoro. «Mai in casa. Mi dicono dove andare, io vado». Clientela del Nord, da Parma, a Bologna, a Milano, a Venezia. Può essere anche solo per una cena, per un incontro d’affari, queste robe qui. Come dire? La signora è una hostess dell’amore. Dall’Uruguay era venuta via perché suo marito la picchiava. «Una tortura». Il marito è l’unica persona di cui non vuole parlare. Prese sua figlia, che allora non aveva neanche tre anni, e tornò da sua madre. Il suo progetto era di andare il più lontano possibile, scappare via, fare un po’ di soldi per mantenere la bambina e i figli di sua cugina che è morta, e anche sua sorella, che adesso ha 15 anni, «che è una ragazza malata, che bisogna accudire di tutto». Ha fatto così. E’ andata in Germania, e poi ha preferito venire in Italia: forse da noi c’è più clientela. Dal 2005 è a Parma. I soldi, dice, li ha mandati sempre tutti a casa. E’ per quello che l’hanno beccata, come spiega il suo avvocato, Luca Berni, «perché i trasferimenti superavano certe soglie consentite dalla legge».

Sul suo conto in Italia, lei non ha mai avuto troppi soldi, al massimo duemila euro. Però, la Guardia di Finanza le ha contestato un guadagno di 357mila. Più o meno due mesi fa, l’ha chiamata e gliel’ha detto. Lei ha risposto: sì, è vero. E come ha fatto ad avere tutti quei soldi? «E’ il frutto della mia attività. Sono una prostituta», ha dichiarato la signora. La Guardia di Finanza ha aperto un fascicolo, imponendole di pagare 90mila euro, tanto per cominciare. E lei allora s’è cercato un buon avvocato. Può permetterselo. A Parma, Luca Berni è tra i più famosi. Così qualche giorno fa ha bussato al suo studio. Come ripete ancora adesso, «io intendo pagare. Ma prima desidero essere legittimata e riconosciuta, voglio essere inquadrata come una qualsiasi lavoratrice». Racconta che un po’ di tempo fa era andata dalla polizia perché aveva paura: «Gli albanesi mi hanno minacciata di morte, ho paura. Mi avevano risposto che non potevano farci niente. Possiamo intervenire solo se scorre il sangue. Che senso ha? Se sono invisibile quando chiedo aiuto, allora è giusto che sia invisibile anche quando c’è da pagare». Cos’è meglio? «Meglio esistere sempre. Per tutt’e due».

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Il capo della guardia islamica beccato in un bordello con 6 mignotte!

Giovedì, 17 Aprile 2008

  È noto agli asceti che più ci si avvicina al bene più la tentazione del male si fa potente, così come il moralista più incallito prima o poi finisce al bordello. L’ultima vittima di questo implacabile archetipo è il generale della guardia rivoluzionaria iraniana Reza Zarei, comandante delle squadre che a Teheran fanno rispettare i rigidi costumi kohmeinisti: i guardiani del pudore islamico che nell’era del presidente Ahmadinejad hanno ripreso a pattugliare con zelo le strade. E’ stato sorpreso in un lupanare con sei ragazze nude obbligate a pregare con il viso rivolto alla Mecca e le terga al generale. Un Max Mosley sciita, senza i paramenti del carnevale sadomaso.

La notizia in Iran è riecheggiata la settimana scorsa attraverso la galassia dei blog (già 700 mila nel 2005) ed è rimbalzata ai quatto angoli della rete. Ufficialmente, i particolari boccacceschi della storia non sono confermati ma il portavoce della magistratura Ali Reza Jamshidsi ammette che Zarei «è sotto inchiesta». Arrestato, è uscito di carcere su cauzione.

Secondo il tam-tam di internet, impossibile da verificare, l’ordine di cattura sarebbe arrivato dalla massima autorità giudiziaria, l’ayatollah Mahmoud Hashemi Shahroudi, un esule iracheno (è nato nella città santa sciita di Najaf) salito ai vertici del regime. Secondo Peyknet, il sito vicino al disciolto partito comunista iraniano Tudeh, l’ayatollah sarebbe intervenuto di persona per evitare che il generale facesse valere la sua amicizia con il procuratore di Teheran Said Mortazavi, noto negli ambienti del dissenso come «il macellaio della stampa» per la sua ossessione di chiudere i giornali critici. Mortazavi è considerato vicino all’ayatollah Ali Khamenei, il successore di Khomeini alla guida del Paese.

Persino nell’Occidente intontito da una overdose di scandali sessuali, un guardiano della moralità beccato al casino fa una certa impressione. Anche perché il generale Zarei non era uno dalla mano leggera: si vantava, l’anno scorso, di aver fatto 35 mila contravvenzioni e di aver mandato in prigione 400 persone, soprattutto ragazzi e ragazze. Solo pochi giorni fa la buoncostume islamica ha arrestato una cinquantina di giovani nella parte Nord di Teheran, sorpresi durante una festa privata con il capo scoperto e il bicchiere pieno.

«L’eccesso è sempre segno del contrario di ciò in cui si eccede», scriveva Elémire Zolla sei anni prima del ’68. Lo sapeva padre Sergio di Tolstoj, che si taglia l’indice pur di non cedere e redimere la grande seduttrice ma poi cadrà con una giovinetta qualsiasi, venuta a implorare il suo aiuto. E’ difficile immaginare la barbetta aguzza del generale Zarei tremolare in un conflitto tolstojano, anche perché l’accento sulla sessualità nel mondo sciita è diverso da quello cristiano. Spiega l’antropologa Paula Drew della Fairleight University di Madison, New Jersey: «La cultura iraniana non arrossisce a parlare degli aspetti fisici del sesso. C’è piuttosto un forte tabù quando si affronta l’aspetto emotivo di una relazione».

E’ una società dove vige, ripescato da Khomeini che aveva bisogno di ripopolare il Paese decimato dalla guerra con l’Iraq, il Mutah, il matrimonio temporaneo, considerato dai sunniti ortodossi una specie di meretricio.

Non c’è poi da stupirsi che nella puritana Teheran spunti un bordello: certo più riservata che a Rio de Janeiro, la prostituzione prospera anche all’ombra dei bazar. Una donna per strada, che non stia inequivocabilmente andando al mercato con la borsa della spesa, è facilmente considerata una prostituta, specialmente alla sera. Le pendolari che devono viaggiare da sole spesso indossano orribili scarpe da uomo per tarpare ulteriormente la propria femminilità e scansare ogni equivoco. La carne è debole, anche per i custodi della virtù.

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