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Alla ricerca di un’etica universale: nuovo sguardo sulla legge naturale

Mercoledì, 10 Ottobre 2012

1. Esistono valori morali oggettivi in grado di unire gli uomini e di procurare ad essi pace e felicità? Quali sono? Come riconoscerli? Come attuarli nella vita delle persone e delle comunità? Questi interrogativi di sempre intorno al bene e al male oggi sono più urgenti che mai, nella misura in cui gli uomini hanno preso maggiormente coscienza di formare una sola comunità mondiale. I grandi problemi che si pongono agli esseri umani hanno ormai una dimensione internazionale, planetaria, poiché lo sviluppo delle tecniche di comunicazione favorisce una crescente interazione tra le persone, le società e le culture. Un avvenimento locale può avere una risonanza planetaria quasi immediata. Emerge così la consapevolezza di una solidarietà globale, che trova il suo ultimo fondamento nell’unità del genere umano. Questa si traduce in una responsabilità planetaria. Così il problema dell’equilibrio ecologico, della protezione dell’ambiente, delle risorse e del clima è divenuta una preoccupazione pressante, che interpella tutta l’umanità e la cui soluzione va ampiamente oltre gli ambiti nazionali. Anche le minacce che il terrorismo, il crimine organizzato e le nuove forme di violenza e di oppressione fanno pesare sulle società hanno una dimensione planetaria. I rapidi sviluppi delle biotecnologie, che a volte minacciano la stessa identità dell’essere umano (manipolazioni genetiche, clonazioni…), reclamano urgentemente una riflessione etica e politica di ampiezza universale. In tale contesto, la ricerca di valori etici comuni conosce un ritorno di attualità (…)

La interessanti riflessione sulla legge naturale nel documento omonimo della Commissione teologica internazionale del Vaticano:

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/cti_documents/rc_con_cfaith_doc_20090520_legge-naturale_it.html

 

Il decalogo che sfata i miti verdi

Lunedì, 5 Ottobre 2009

E’ guerra all’eco-chic, l’ambientalismo da ricchi. La battaglia non viene sferrata dalla destra conservatrice ma da una nuova corrente di "pensiero sostenibile". È una generazione di guru verdi più in sintonia con la maggioranza della popolazione.

Parla ai colletti blu, al ceto medio impoverito dalla recessione, agli immigrati. Cioè quel 69% della popolazione Usa che fugge dai prodotti con l’etichetta "bio" perché troppo cari, un lusso per privilegiati. No, non è vero che fare la spesa eco-compatibile deve costare caro. Questa nuova tendenza ha il suo decalogo: dieci principi da seguire, capovolgendo i luoghi comuni dell’ambientalismo tradizionale.

Zaccai Free, 37 anni, autore di libri per bambini, è uno degli esponenti della nuova tendenza. "Adottare uno stile di vita meno distruttivo per il pianeta – dice – non significa andare in cerca di alimenti cari e prodotti per la casa che costano il doppio". Glenn Croston, autore di "Starting Green", è altrettanto severo con le mode che hanno trasformato il consumo sostenibile in un salasso per i bilanci familiari. "Basta con l’eco-lusso – dice Croston – ci sono scelte quotidiane che si possono fare per proteggere il pianeta e il futuro dei nostri figli, risparmiando".

Sotto tiro ci sono le élite progressiste, che hanno trasformato le scelte responsabili in una moda sofisticata. I venture capitalist di San Francisco con le ville coperte di pannelli solari e l’auto elettrica da 200.000 dollari in garage. Gli abitanti dell’Upper West a Manhattan che affollano Whole Foods, il supermercato tutto-bio che sembra una gioielleria. Uno snobismo dagli effetti dissuasivi sul resto della popolazione. "Secondo un’inchiesta di Grail Research – rivela il Washington Post – oltre i due terzi degli americani associano i prodotti "verdi" con un prezzo irraggiungibile per il loro potere d’acquisto".

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