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Confesso, sono il corvo

Lunedì, 28 Maggio 2012

Chi sono i “corvi” del Vaticano? “La mente dell’operazione non è una sola, ma sono più persone”. “Ci sono i cardinali, i loro segretari personali, i monsignori e i pesci piccoli. Donne e uomini, prelati e laici. Tra i “corvi” ci sono anche le Eminenze. Ma la Segreteria di Stato non può dirlo, e fa arrestare la manovalanza, “Paoletto” appunto, il maggiordomo del Papa. Che non c’entra nulla se non per aver recapitato delle lettere su richiesta”. Un quartiere alto di Roma nord, un tavolino di un bar, sempre un po’ di traffico intorno. All’ora di pranzo di una domenica mattina finalmente tersa uno dei “corvi”, gli autori della fuoriuscita di lettere segrete dalla Santa Sede, spiega i dettagli dell’operazione. “Chi lo fa – dice subito – agisce in favore del Papa”. Per il Papa? E perché?
“Perché lo scopo del “corvo”, o meglio dei “corvi”, perché qui si tratta di più persone, è quello di far emergere il marcio che c’è dentro la Chiesa in questi ultimi anni, a partire dal 2009-2010″.
Ma chi sono? Chi siete?
“Ci sono quelli che si oppongono al segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Quelli che pensano che Benedetto XVI sia troppo debole per guidare la Chiesa. Quelli che ritengono che sia il momento giusto per farsi avanti. Alla fine così è diventato un tutti contro tutti, in una guerra in cui non si sa più chi è con chi, e chi è contro”.
La persona è tormentata. Vuole parlare, ma allo stesso tempo ha paura, e ha forti dubbi. Niente nomi da pubblicare, ne andrebbe della sua sicurezza. Molti silenzi, molti sguardi. “Posso fidarmi di lei? Questa cosa è terribilmente delicata”. Proviamo.
Com’è nata la fuga dei documenti dal Vaticano?
“Nasce soprattutto dal timore che il potere accumulato dal Segretario di Stato possa non essere conciliabile con altre persone in Vaticano”.
Ma c’è anche una pista dei soldi?
Una mano nei capelli, gli occhi guardano intorno, le mani tormentano un anello.
“C’è sempre una pista dei soldi. Ci sono anche interessi economici nella Santa Sede. Nel 2009-2010 alcuni cardinali hanno cominciato a percepire una perdita di controllo centrale: un po’ dai tentativi di limitare la libertà delle indagini che monsignor Carlo Maria Viganò stava svolgendo contro episodi di corruzione, un po’ per il progressivo distacco del Pontefice dalle questioni interne”.
Le macchine intorno strombazzano. Due cani finiscono per azzannarsi. Cambiamo posto. Saliamo. Altro bar, giardino all’interno, un po’ di quiete. Il discorso prosegue più fluido.
“Che cosa è successo a quel punto? Viganò scrive al Papa denunciando episodi di corruzione. Chiede aiuto, ma il Papa non può far nulla. Non può opporsi perché questo significherebbe creare una frattura pubblica con il suo braccio destro. Pur di tenere unita la Chiesa sacrifica Viganò. O meglio, finge di sacrificarlo perché, come si sa, la nunziatura di Washington è quella più importante. Così i cardinali capiscono che il Papa è debole e vanno a cercare protezione da Bertone”.
Che cosa fa a questo punto il Pontefice?
“Il Papa capisce che deve proteggersi. E convoca cinque persone di sua fiducia, quattro uomini e una donna. Che sono i cosiddetti relatori. Gli agenti segreti di Benedetto. Il Papa cerca consiglio da queste persone affidando a ciascuno un ruolo, e alla donna quello di coordinare tutti e cinque”.
C’è una donna che aiuta il Papa in questo?
“Sì, è la stratega. Poi c’è chi materialmente raccoglie le prove. Un altro prepara il terreno, e gli altri due permettono che tutto ciò sia possibile. In questa vicenda il ruolo di queste persone è stato quello di informare il Papa su chi erano gli amici e i nemici, in modo da sapere contro chi combattere”.
E intanto la fuoriuscita dei documenti come va avanti?
“Cominciano a uscire. Sono individuati dei canali e dei giornalisti”.
Come escono?
“A mano. L’intelligence vaticana, che ha sistemi di sicurezza integrati nei sotterranei del Palazzo apostolico guidati da un giovane ex hacker di 35 anni, e sono addirittura più evoluti della Cia, con sistemi sofisticatissimi, non possono farci nulla. Perché i cardinali sono abituati a scrivere i loro messaggi a penna e a dettarli. Li fanno poi recapitare a chi vogliono brevi manu. E i documenti fuoriusciti sono lo strumento con cui si sta combattendo questa guerra. L’obiettivo primario era quello di colpire il Papa. Di fiaccarlo e convincerlo a mollare le questioni politiche ed economiche della Chiesa. Bisognava reagire”.
E il presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi, letteralmente cacciato?
“È accaduta la stessa cosa. Eppure era vicinissimo al Papa: hanno steso insieme l’enciclica Caritas in veritate. Gotti non rispondeva a nessuno, ma lo faceva direttamente al Papa, a cui mandava anche dei memorandum per descrivere la situazione interna allo Ior. E così anche le operazioni che fallivano, come la legge antiriciclaggio o la scalata per il San Raffaele. Bertone si ingelosisce, accusa Gotti, e decide di tagliargli la testa. Quando giovedì scorso il Papa ha saputo del licenziamento di Gotti, si è messo a piangere per “il mio amico Ettore”".
Il Papa che piange?
“Sì, ma poi si è arrabbiato moltissimo e ha reagito dicendo che la verità su questa vicenda sarebbe venuta fuori”.
Ma non si poteva opporre?
“Avrebbe potuto farlo, ma opporsi avrebbe significato una frattura clamorosa con il suo Segretario di Stato”.
E poi, il giorno dopo?
“E il giorno dopo il Papa è stato nuovamente colpito, e nel personale, quando è stato arrestato Paoletto. Ora il Papa è disperato. Ma Paoletto non è il corvo, i corvi sono tanti, tutt’al più è stato usato da qualcuno”.
Hanno detto di Gotti che è uno dei corvi.
“Gotti è una persona onesta, che tace, come ha fatto anche nel mezzo dell’indagine della magistratura sullo Ior. E come sta facendo adesso dopo la sua defenestrazione. Non si è prestato a nessun gioco, non è lui il corvo”.
Anche padre Georg, il segretario del papa, è nel mirino?
“Per una fazione è stato uno degli obiettivi da colpire: rappresenta oggi più che mai l’elemento di congiunzione fra tutti i dicasteri all’interno del Vaticano e il Papa, fa da filtro, decide e consiglia il Papa”.
Siamo ormai da tre ore a colloquio, in pieno pomeriggio, al terzo caffè. La persona è molto informata, conosce dettagli, meccanismi, persone interne alla Santa Sede come pochi.
Perché ha deciso di uscire allo scoperto?
“Per far emergere la verità. E quindi far cessare la gogna mediatica alla ricerca estrema di un colpevole nelle vesti di un corvo (il maggiordomo), di un prete (don Georg), o di un alto funzionario o di un cardinale (Gotti, il cardinale Piacenza o altri). Il ruolo fondamentale della Chiesa è di difendere il valore del Vangelo, non quelli di accumulare potere e denaro. E quello che faccio è fatto in nome di Dio, io non ho paura”.di MARCO ANSALDO repubblica.it

La D’addario e gli 007

Venerdì, 27 Agosto 2010

Allora, Maurizio Sorge, da paparazzo di vip e gossip a stupratore di Patrizia D’Addario?  «Ma quale stupro non c’è stato nemmeno un bacio. La verità è che la D’Addario non ha perso il vizio di registrare ogni giorno video e audio per finalità che rimangono ancora tutte da scoprire. Eravamo da giorni ospiti nella villa salentina dell’imprenditore Salvatore de Lorentis per un servizio fotografico e delle serate della escort e di alcune ragazze. Entriamo in confidenza. Patrizia ci parlava anche del futuro, di video con immagini inedite di Berlusconi a palazzo Grazioli che avrebbe presto diffuso. D’improvviso abbiamo scoperto che registrava le nostre conversazioni, ci filmava con i cellulari. Perché? Mistero. Abbiamo preso paura, che intenzioni avrà? E così è stata allontanata da casa con il risultato che ci ha denunciati tutti per abusi sessuali. Prendano pure il mio dna, sono pulito. Non temo nulla». Partiamo dall’inizio che è meglio. «Sono arrivato alla villa lunedì sera 16 agosto. Avevo ricevuto un ingaggio da Fabrizio Citterio, che mi aveva telefonato per mandarmi in Puglia per un servizio fotografico a de Lorentis in risposta a un articolo uscito su DivaDonna della sua ex Carolina Marconi. Citterio mi dice che ci sarà anche la D’Addario per delle foto…». Quando conosce la D’Addario?  «Subito, appena arrivato. Entriamo in simpatia, parliamo di lavori, dei progetti. Eravamo tutti insieme, c’era lei, c’erano anche altre ragazze, come Giorgia Nicole Basciano e Arianna Gaia Necchi di Uomini e Donne, c’era Fabrizio Citterio con la fidanzata Nadia. La D’Addario dice che è pronta con un nuovo libro, svela particolari mai raccontati finora su quella notte. Il libro è già scritto, ci dice, e uscirà con un dvd con un paio di filmati inediti girati a palazzo Grazioli, immagini che riprendono Berlusconi a sua insaputa in momenti particolari». Quali?  «Non l’ho detto nemmeno ai magistrati che mi hanno interrogato ». Potrebbe dirlo a noi. «La mattina nel suo bagno. Il premier non ne sapeva niente». Bel rispetto della privacy sempre stando a quello che vi racconta… magari era una balla per farsi bella.  «Era convinta, determinata. Ci confida che c’è anche il progetto per un film con Alain Delon con il ruolo di Berlusconi». Boom.«Beh per dimostrarlo ci ha mostrato sul telefonino una fotografia ».  E chi ritraeva?  «Lei a cena con Delon. Io non avevo capito ma Citterio l’ha riconosciuto subito, era lui. Ci ha raccontato che una professionista di fiducia le aveva detto che una persona importante voleva incontrarla. Così lei andò a questa cena trovando al tavolo Delon ». Addirittura? Torniamo a palazzo Grazioli.  «A me e Citterio questi progetti comunque interessano. Un dvd della D’Addario su palazzo Grazioli venderebbe centinaia di migliaia di copie. Le propongo di farle da agente, di trovare qualcuno che acquisti i diritti. Suggerisco una divisione quasi a metà: il 60% lo incassa lei, il rimanente io. L’accordo verbale è quasi fatto tanto che quando la chiama Giorgio Tosi de L’Espresso per un servizio di foto lei risponde che da quel momento “Sorgi è il mio fotografo” tanto che Tosi rinuncia agli scatti». Vivevate nella stessa villa?  «Sì, de Lorentis è un imprenditore generoso. Mi aveva proposto di trattenermi sino a domenica prossima, suggerendomi le spiagge dove avrei trovato vip come Biagio Antoniacci, Morandi, Rutelli per delle foto da vendere… L’altra sera ha pure ospitato tre giocatori della sua squadra di calcio nella foresteria dove dormivo io. Così lunedì sera ci porta tutti a cena. Paga lui il conto a Gallipoli, al ristorante Marechiaro dove andiamo in una dozzina di persone, D’Addario compresa, per poi passare al bar Torresuda dove Patrizia aveva fatto una serata qualche giorno prima. Dopo andiamo in discoteca a La Praia dove Nicole e Arianna facevano una serata». E siete tornati in villa… «Alle 4 di mattina, la D’Addario, Lerry, un collaboratore di de Lorentis ed io rimaniamo nel patio della casa a parlare sino alle 7 di mattina. Lei torna sui video di palazzo Grazioli, su Berlusconi, sul libro che ha scritto, il primo, per il quale si lamenta di aver incassato solo 8 mila euro. Dice che da un anno non fa sesso, che ha vissuto segregata a casa. Si lamenta di non aver mai visto un euro dei soldi ricevuti per le interviste rilasciate a tv e giornali. Insomma, una lagna. L’indomani dopopranzo la D’Addario chiede alle ragazze dei tampax perché aveva il ciclo tanto che dobbiamo andare in una boutique a Gallipoli per comprare un pareo e dei costumi per realizzare meglio e “coperto” il servizio fotografico. E lì capita il primo incidente…».Cioè?  «Con Nadia, la compagna di Citterio, andiamo in negozio. La D’Addario prova costumi, camice, vestiti. Insomma per farla breve acquista abiti per un conto salatissimo: 2.400 euro e chiede a Nadia di pagare come spese di produzione del servizio fotografico. Lei non ci sta, ricorda che per le foto serve solo pareo e costumi, le due litigano e alla fine la D’Addario sborsa 730 euro mentre 250 li paga Nadia. Patrizia si era presa persino un vestito di Armani che certo non serviva per il servizio fotografico».E arriviamo alla vigilia delle violenze denunciate dalla D’Addario.
«Ma quali violenze? La sera corre via un po’ fredda, cena fuori poi tutti a casa. La accompagno fino alla camera dove mi fa altre confidenze sulla figlia, il marito, una vita incasinata. Cercavo di carpire più notizie possibili per capire se diceva balle anche perché gli affari si moltiplicavano. La D’Addario, ad esempio, chiedeva 6 mila euro per delle foto glamour che Fabrizio Citterio aveva concordato con Barbieri da scattare all’hotel Principe di Savoia di Milano ».Girava droga in villa?  «L’unica tirata di spinello l’ho fatta nel 1976 da ragazzo. Anche qui sono pronto a tutti gli esami, bulbo del capello compreso. Comunque, l’incidente capita il giorno dopo, mercoledì. Siamo a pranzo in casa quando la cuoca avvisa de Lorentis che la D’Addario videofilma tutto con i telefonini, con l’I-phone. Le chiediamo perché e lei scoppia a piangere, io guardo sul cellulare e vedo catalogati almeno venti filmati. Ne apro uno a caso, era stato girato in cucina – filmato innocuo ma ci preoccupiamo ugualmente, ricordando i filmati fatti al premier. Che intenzioni reali ha la D’Addario? Così l’accompagniamo in camera per fare le valigie. Lei piange, abbiamo affari insieme dice, “ma quali affari, non se ne fa più niente e basta”. In camera poi dalla borsa salta fuori un altro registratore. Solo audio. Chiedo di potere ascoltare il nastro per sapere se ci aveva registrato. Schiaccio “start” e sento gracchiare registrazioni di conversazioni. A decine. È una donna che registra ogni cosa. Ecco registrati colloqui anche illuminanti come quelli della D’Addario con un giornalista di un importante quotidiano nazionale in cui gli annuncia delle cose contro Berlusconi, della voglia di metterlo di nuovo in quel posto al premier in autunno e che dovevano fare insieme qualcosa il 20 del mese. C’erano telefonate di lei che manda la figlia contro il padre, poi tra lei e l’avvocato Antonio Cattaneo e anche con Citterio e il sottoscritto in conferenza». E poi che succede?  «La D’Addario se ne va e noi, che avremmo consumato violenze carnali e chissà cos’altro siamo talmente preoccupati che andiamo prima a cena fuori al ristorante “Le tre caravelle” e poi in discoteca. L’indomani arriva la polizia, quindici uomini e fanno la perquisizione. Ma la violenza non c’è stata. Sto preparando una querela per calunnia». È preoccupato? «Sì ma sa di cosa? Non delle accuse ma di questa donna. Se la sinistra si affida a lei per battere Berlusconi siamo proprio alla frutta. E lo dico certo non da berlusconiano. È da quarant’anni che voto a sinistra».IL SOSPETTO: I SERVIZI SEGRETI DIETRO AL PATRIZIA-GATE La D’Addario è stato strumento dei servizi segreti? La novità arriva da Carlo Vulpio, inviato del Corriere della Sera e soprattutto già candidato dell’Italia dei Valori. Insomma, un ex amico di Marco Travaglio, fine conoscitore del D’Addario gate e che aveva seguito passo dopo passo Luigi De Magistris quando da pubblico ministero a Catanzaro con le sue inchieste voleva mettere sotto scacco mezza Italia. Oggi Vulpio imbuca su Dagospia, il sito di Roberto d’Agostino che tutti consultano ma nessuno ammette di amare, una lettera che svela retroscena inquietanti attribuiti proprio alla escort: «La D’Addario – escort per sua scelta, nessuno le ha imposto nulla – si è comportata da ricattatrice pur di raggiungere i suoi obiettivi (per giunta di molto dubbia legittimità, come il cambio di destinazione di un edificio già condonato in un’area vincolata)». E poi l’affondo: «Continuare a pensare, o fingere di pensare, come fa Travaglio, che la visita della D’Addario a palazzo Grazioli sia stata una zingarata di un’allegra combriccola di cocainomani e non anche una “missione teleguidata” da una parte dei servizi segreti coinvolti nella stessa “guerra sporca” che oggi viene vede protagonista, suo malgrado, Elisabetta Tulliani, significa offendere l’intelligenza propria e l’altrui». Una “missione teleguidata”dagli 007. Urge saperne di più. Speriamo che intervenga qualche procura a fare chiarezza e non ci debba pensare il solito D’Agostino. (g. nuzzi libero)

I prestiti milionari di Berlusconi – Inchieste annunciate

Mercoledì, 12 Maggio 2010

Milioni di euro. Sui bonifici c’è scritto “prestito” e sono soldi che dai conti personali di Silvio Berlusconi finiscono con regolari bonifici ad amici, ex collaboratori e persino qualche parente. Dai conti personali accesi al Montepaschi il premier da anni regala o presta somme di una certa consistenza a una cerchia di persone a lui vicine.E’ da questo dato, da questo manipolo di bonifici che sta per partire l’ennesimo tour della procura di Milano sugli affari del premier. Tutto è iniziato quando gli investigatori hanno scoperto che il presidente del Consiglio effettua operazioni bancarie, eroga dei “prestiti” a un gruppo di amici, stando alla causale dei bonifici. La cosa è assolutamente normale per i comuni mortali.

Può capitare a tutti nella vita di ricevere o effettuare dei prestiti, regalare delle somme a chi si trova in difficoltà o che deve affrontare qualche iniziativa rilevante. Berlusconi è uomo ricco quindi tutto è proporzionato al suo livello economico. Ecco che i “prestiti” non sono di qualche migliaia di euro, ma di qualche milione. Ecco che chi indaga incomincia ad incuriosirsi mettendo le premesse a quella che potrebbe essere la nuova inchiesta sul Cavaliere. Indagine che non promette nulla di buono.

 

Quando la normalità viene letta come indizio di colpevolezza significa che l’abulimia è incontrastabile. La liturgia giudiziaria ambrosiana non può essere celebrata senza che Silvio Berlusconi compaia nella veste di imputato. È ormai una catena che monta in automatico gli indizi che riportano sul premier le aspettative investigative di certi magistrati. Non si potrebbe spiegare altrimenti perché è dal 1994 che Silvio Berlusconi, senza interruzione di sorta, è un cliente fisso della procura di Milano.

 

Un abbonato fedele che può permettere a certi magistrati di monitorare a tempo pieno ogni sua iniziativa, ogni sua firma, ogni suo movimento bancario. Da diciassette-diciottanni si è quindi costituita una posizione privilegiata di verifica dell’agire del premier mutando però in modo significativo lo spettro investigativo. Prima si scandagliavano le attività a ritroso: dalla nascita della Fininvest alla costruzione di Milano 2, dal piano frequenze alle tangenti alla Guardia di Finanza, da Edilnord al possibile commissariamento di Publitalia.

 

Oggi il controllo è quasi quotidiano, lo scarto temporale tra investigazioni e attività ordinaria è ridotto a pochi mesi. La prova è arrivata solo qualche giorno fa quando sui giornali è emersa la movimentazione dei soldi che Berlusconi ha utilizzato per acquistare una villa ad Antigua. Anche questo, ovviamente, è stato oggetto di indagine. Sembrava che dovesse aprirsi il finimondo con accostamenti al cianuro tra il premier e qualche altro correntista di questa banca.

 

La storia è priva di rilevanza penale, almeno per il presidente del Consiglio, ma è suonato l’allarme generale perché riguarda l’abbonato numero uno della Procura. Come perdersi la trecentesima inchiesta su di lui? E così tutto è stato passato al setaccio, cent dopo cent, cercando l’inghippo, la frode, l’evasione fiscale, insomma il reato.

 

Tutto ciò non sembra essersi verificato ma ormai l’indagine ha indotto un ulteriore dubbio sull’affezionato abbonato. Anche perché ovviamente tutti gli accertamenti sono stati compiuti on line con i media che indicavano operazioni sospette e affari opachi “vicini” a Berlusconi. Così con questi “prestiti”. Nelle prossime settimane è facile prevedere una qualche strumentalizzazione: ma saranno prestiti o qualcosa d’altro? E perché a tizio e non a caio? Come mai un anno sì e l’altro no?

Se poi sempronio l’indomani con quei soldi magari ha comprato chissà cosa apriti cielo Berlusconi non poteva non sapere, anzi è complice, anzi è l’istigatore, il grande burattinaio. E via discettando, alludendo, intuendo, buttandola là per farla breve perché quando la bulimia colpisce non concede tregua.

È una forma giudiziaria che, per fortuna, si esprime raramente ma della quale ancora oggi non si conosce l’antidoto. Solo quando ci si nutrirà di un altro scandalo o presunto tale, potrà chiudersi quello precedente senza un nulla di fatto. Ma state tranquilli, non se ne accorgerà nessuno. E guai a prestare soldi in giro.

Gianluigi Nuzzi per “Libero”