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Si va verso il trans-umano

Venerdì, 12 Aprile 2013

«Quello che sta succedendo in Francia in questo momento è una grazia». Tenendo conto che il filosofo francese Fabrice Hadjadj sta parlando dell’approvazione da parte del governo socialista in Francia del matrimonio gay e della quasi totale censura di un milione di persone che scendono in piazza per protestare, si potrebbe pensare che è impazzito. Ma il direttore dell’Istituto europeo di studi antropologici Philanthropos di Friburgo (Svizzera), che ha rilasciato un’intervista a tempi.it a margine del convegno che si è tenuto ieri all’Università Cattolica di Milano dal titolo “È ancora tempo di credere”, ha buone ragioni per usare la parola “grazia”, pur affermando che la Francia è nel bel mezzo di una «crisi antropologica» dominata da una «tecnocrazia che vuole trasformare l’umano».

Professore Hadjadj, partiamo dal principio. Il governo socialista di Francois Hollande vuole legalizzare matrimonio e adozione gay. E, a meno di svolte imprevedibili, ce la farà.
In Francia c’è un governo di sinistra che non può condurre una politica di sinistra, perché la crisi economica gli impedisce di mantenere le promesse di ordine sociale fatte in campagna elettorale. Quindi la sola cosa che gli resta è cambiare la legge. Ma legalizzando il matrimonio gay questo governo di sinistra tradisce la sua natura. Il vero socialismo infatti non tocca la famiglia, che è il pilastro della società, ma cerca di provvedere a una migliore distribuzione delle ricchezze. Questo è un grosso problema e il governo di Hollande cerca di nascondere la sua impotenza dietro questa legge.

Come si è arrivati in Francia a proporre la legalizzazione del matrimonio gay?
Malgrado tutto, e indipendentemente da questa circostanza, in Francia c’è una crisi antropologica. Questa crisi antropologica fa sì che noi non crediamo più davvero all’umano e stiamo andando verso qualcosa che rientra nell’ordine del transumano. Tutto questo grazie al regno della tecnica. Infatti, quello che non si dice normalmente è che affinché ci sia uguaglianza tra un matrimonio fra un uomo e una donna e uno fra due uomini o due donne ci vuole la tecnica. Una coppia dello stesso sesso per procreare deve ricorrere a qualcosa che riguarda più la fabbricazione che la nascita. Dietro a tutto ciò c’è una tecnocrazia che vuole trasformare l’umano.

 

La manifestazione parigina contro il matrimonio gay
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Le immagini della manifestazione che si è svolta ieri a Parigi contro il matrimonio e l'adozione gay sono tratte dal sito de La Manif Pour Tous.

 

 

Sembra che la Francia abbia anche reagito. Per due volte, contro questo progetto di legge, sono scese in piazza un milione di persone.
Sì, c’è stata una grande manifestazione contro il matrimonio gay ma i media francesi non ne hanno quasi parlato. Questo fa capire quanto sia grande la censura su quello che sta succedendo. È noto il caso dell’uomo arrestato perché indossava la maglia della Manif Pour Tous, una cosa che in Francia non si era mai vista prima. Ma resta il fatto che quello che sta avvenendo in questo momento è una grazia.

Una grazia?
Sì, perché non si era mai presa una coscienza tale del mistero dell’Incarnazione. Siamo in una situazione in cui sono la Chiesa e i cristiani che si trovano a difendere la carne e il sesso. Siamo completamente usciti dal puritanesimo per prendere coscienza che la sessualità così come ci è donata viene da Dio ed è spirituale. E questo è un passo avanti straordinario che è stato fortemente preparato da Giovanni Paolo II. La difesa del corpo e della carne, infatti, è una peculiarità del cristianesimo. Durante la Manif Pour Tous, dei cristiani portavano cartelli con questo slogan: “Vogliamo il sesso, non il genere”. È una grande novità questa affermazione del sesso, contro l’ideologia del gender, e quelle persone lo dicevano in quanto cristiani.

Dal punto di vista politico non si può dire che la manifestazione sia stata un successo.
Non era una manifestazione politica ma antropologica. I cristiani si sono resi conto che la posta in gioco non è dominare in un rapporto di forza, non è ristabilire la cristianità ma testimoniare la verità. Ed è per questo che sulla strada c’erano anche grandi filosofi come Rémi Brague, che non aveva mai partecipato a una manifestazione. È una bella novità che i cristiani si mobilitino non tanto per la difesa della cristianità ma perché bisogna testimoniare la verità. Grazie a questa situazione inedita si avrà una ricomposizione totale dell’azione dei cristiani nella società.

manifestazione-per-tutti-parigiIntanto però la legge sul matrimonio gay sarà approvata dal Senato.
Il matrimonio civile era già un falso matrimonio, lo definirei un divorzio rimandato. Non a caso i gay stanno già chiedendo il divorzio, ancora prima di avere il matrimonio. Se lo scopo fosse stato salvare il matrimonio civile, allora non sarebbe valsa la pena di fare manifestazioni. Siamo allo stadio ultimo di una distruzione che risale al 19esimo secolo. La posta in gioco non è impedire la legge ma dire: ecco la verità del matrimonio. In questi giorni si è visto che i cristiani non hanno bisogno dello Stato, dei giornali, della televisione per comunicarlo. La via da percorrere non è più conquistare un potere che sta affondando ma rifondare la dimensione politica dal basso, attraverso l’evangelizzazione.

La sconfitta nasconde una vittoria?
Sì, è l’inizio di qualcosa di nuovo: i cristiani si sono ritrovati e tutti hanno sentito di esistere davvero come comunità. Il cristianesimo francese era segnato dall’individualismo e improvvisamente, in questa situazione, si è visto che non solo si esisteva insieme ma che la piazza era nostra. Le manifestazioni dei cristiani e delle comunità ebraiche contro il matrimonio gay sono state molto più numerose delle altre. Hanno sempre detto che la piazza era della sinistra, degli artisti e anche degli omofili, ma non è così. E mi raccomando di scrivere omofili, non omosessuali, perché il termine omosessualità costituisce il rifiuto della sessualità, quindi non è giusto usare questa parola, non descrive bene la natura della questione. Insisto: questa è una situazione molto gioiosa, molto bella.

Eppure i cristiani non sono mai stati così poco ascoltati.
Se uno ha la nostalgia della cristianità, del tempo in cui lo Stato era cristiano e le leggi erano cristiane, allora può considerare tutto un disastro già da diverso tempo. Se invece uno ha il desiderio non della cristianità ma del cristianesimo, allora questo momento è molto interessante e molto bello. l. grotti tempi.it

Sono gay e non voglio il matrimonio omosessuale

Sabato, 12 Gennaio 2013

Sono francesi, sono omosessuali, «la maggioranza degli omosessuali», e non vogliono né il matrimonio né l’adozione per le coppie gay, soprattutto non vogliono essere trattati allo stesso modo delle coppie eterosessuali «perché siamo diversi: non vogliamo uguaglianza, ma giustizia». Parliamo dei cittadini francesi gay rappresentati da Homovox, che non chiede il “matrimonio per tutti” – nome delprogetto di legge di François Hollande che legalizzerà il matrimonio gay e l’adozione per le coppie omosessuali – ma “la parola per tutti!”. «In Francia ci censurano, si ascoltano sempre le lobby LGBT, parlano sempre loro nei media, ma la maggior parte degli omosessuali sono amareggiati dal fatto che questa lobby parli a loro nome, perché non abbiamo votato per loro e non ci rappresenta», spiega a tempi.it Nathalie de Williencourt, portavoce di Homovox. Ecco perché l’associazione parteciperà domenica alla grande “Manifestazione per tutti”, che vedrà sfilare dai cattolici agli ebrei ai musulmani ai socialisti ai radicali agli omosessuali contro il progetto di legge di Hollande, che comincerà ad essere discusso all’Assemblea nazionale il 29 gennaio.

Chi rappresenta Homovox in Francia?

Homovox è un collettivo di cittadini francesi che porta la voce degli omosessuali francesi che si oppongono al progetto di legge Taubira. Sul nostro sito Homovox.com si possono trovare le testimonianze delle persone omosessuali che spiegano perché si oppongono al progetto di legge.

Perché avete firmato l’appello della “manifestazione per tutti”?
In Francia si ascoltano sempre le lobby LGBT, parlano sempre loro nei media, ma molti omosessuali non fanno parte di questo movimento. La maggior parte degli omosessuali sono amareggiati dal fatto che questa lobby parli a loro nome, perché non abbiamo votato per loro. Noi vogliamo dare la parola alla maggioranza degli omosessuali in Francia e sosteniamo la “Manifestazione per tutti” perché noi gay non vogliamo il matrimonio.

Perché?
Perché la coppia omosessuale è diversa da quella eterosessuale. Ed è diversa per un semplice dettaglio: non può dare origine alla vita, per cui ha bisogno di una forma di unione specifica che non sia il matrimonio. Ha bisogno di un’altra cosa perché la realtà delle coppie omosessuali è diversa da quella delle coppie eterosessuali.

Nel vostro comunicato accusate la comunità LGBT di essersi autoproclamata portavoce della comunità omosessuale.
È proprio così. Le comunità LGBT sono composte molto spesso da persone omosessuali che sono state rigettate dalla famiglia, sono venute a Parigi e hanno trovato ospitalità nella comunità Lgbt, sorta nel quartiere del Marais. Queste persone hanno una ferita in rapporto alla loro omosessualità: poiché non la accettano, rivendicano di essere come gli eterosessuali. Il nostro movimento rivendica invece che gli omosessuali siano trattati diversamente dagli eterosessuali, perché siamo differenti. Non possiamo chiedere l’uguaglianza per situazioni che sono differenti. Non è l’uguaglianza ad essere importante, ma la giustizia. C’è un’uguaglianza giusta e un’uguaglianza ingiusta.

E per quanto riguarda l’adozione di bambini da parte di coppie gay?
È importante capire che in Francia nella legge non ci sono distinzioni tra il matrimonio e l’adozione: tutte le coppie sposate hanno il diritto di adottare. Quando si propone il matrimonio per gli omosessuali, esso comprende automaticamente l’adozione. Non c’è divisione come in altri paesi europei. Noi crediamo che i bambini abbiano il diritto ad avere un padre e una madre, possibilmente biologici, che possibilmente si amino. Un figlio nasce dal frutto dell’amore di suo padre e di sua madre e ha il diritto di conoscerli. Se le coppie omosessuali adottano dei bambini che sono già privati dei loro genitori biologici, allora li si priva di un padre e di una madre una seconda volta. Questa legge in Francia è stata fatta nel dopoguerra, quando c’erano molti bambini da adottare e si voleva dare loro dei genitori. L’adozione però non è un diritto degli adulti, serve a donare dei genitori ai bambini che non ne hanno, ma oggi non è più così.

Cioè?
Le coppie che fanno domanda attendono anni prima di potere adottare un bambino, perché non ce ne sono più. Inoltre molti paesi del mondo non concederanno più adozioni alla Francia se questa legge sarà approvata, dal momento che paesi come la Cina e altri in Asia hanno procedure nelle quali chiedono che le coppie omosessuali siano escluse. Tutto ciò significa rendere l’adozione per le coppie uomo-donna ancora più difficile.

Chi espone gli stessi vostri argomenti, di solito, viene chiamato omofobo.
È da due mesi che in Francia sono usciti allo scoperto gli oppositori al “matrimonio per tutti”. Prima chi si opponeva al matrimonio gay veniva subito chiamato omofobo da quasi tutti i grandi media ed era impossibile opporsi senza essere immediatamente tacciati di omofobia. Io e i miei amici omosessuali, che non possiamo certo essere accusati di omofobia, chiediamo che ci sia un dibattito per permettere le unioni omosessuali, ma creando un’istituzione diversa dal matrimonio.

Ad esempio?
Che ci sia un allargamento dei Pacs, che si rifletta sui Pacs. Ma noi non vogliamo il matrimonio, che è riservato all’uomo e alla donna in quanto possono procreare. È così da secoli.

Che cosa chiedete quindi al presidente Hollande?
Noi domandiamo gli Stati generali del matrimonio, cioè domandiamo un dialogo fra François Hollande e il popolo. Perché il presidente aveva promesso che non avrebbe fatto passare una legge con la forza se il popolo francese non fosse stato d’accordo. Ha detto che voleva dialogare col popolo francese. Speriamo che aprirà il dialogo con degli Stati generali sul matrimonio e con un referendum per interrogare tutti i cittadini su questo argomento.

Hollande ha una grande maggioranza all’Assemblea nazionale. Secondo voi la manifestazione può andare a buon fine, la legge potrebbe non passare?
Dipenderà dalla mobilitazione della manifestazione di domenica e del modo in cui il governo ascolterà il popolo francese. La risposta dipende da François Hollande e domenica il popolo francese si rivolgerà a lui, non contro di lui ma per chiedergli di avere tutti insieme il tempo per riflettere su cosa sia meglio per la società francese perché le persone possano vivere in pace.

In che modo?
La pace si costruisce dentro la famiglia e per avere pace nella famiglia bisogna donare ai bambini il quadro più naturale e che più infonde sicurezza per crescere e diventare grandi. Cioè la composizione classica uomo-donna.

l. grotti tempi.it

Sono ladri di parole (by Langone)

Lunedì, 7 Gennaio 2013

Sono dei ladri. Dei ladri di parole e quindi, essendo le parole cose, sono ladri e basta. Nella clinica universitaria di Padova hanno rubato la parola “padre”. Al suo posto, nei braccialetti consegnati ai genitori in visita nel reparto di ostetricia, hanno messo un surrogato: la parola “partner”. “Abbiamo preso questa decisione per non offendere la sensibilità di nessuno”, dice il direttore della clinica che invece ha offeso la sensibilità di tutti gli uomini. Io sono un uomo e se faccio un figlio esigo di essere chiamato padre. Non voglio essere definito, io che sono italiano, con una parola inglese. E nemmeno con la sua traduzione: non sono socio di nessuna donna, “socio” è parola del mondo dell’economia e io distinguo l’amore, che è dono, dall’economia, che è scambio di un bene o servizio in cambio di moneta. Io, tanto per cominciare, non compro i figli nelle banche del seme e non noleggio corpi di donne povere come fanno gli omosessuali bramosi di riprodursi contronatura. Io non sono né partner né socio, e loro sono dei ladri. Hanno rubato ai padri e hanno rubato ai bambini. Che Dio non li perdoni. E nemmeno i bambini, quando saranno grandi. c. langone foglio 4.1.2013

 

Matrimonio gay? ecco cosa è accaduto in Canada

Giovedì, 22 Novembre 2012

Cosa vuoi che cambi?»; «vogliono vivere così? Sia pure, non mi tocca». Sono alcune delle risposte, più o meno istintive, di fronte alla possibile introduzione del matrimonio omosessuale nelle democrazie occidentali. A spiegare perché, prima di giungere a conclusioni affrettate, sarebbe meglio approfondire l’argomento è Bradley Miller, professore alla Princeton University e alla Western University dell’Ontario.

DISCRIMINAZIONE AL CONTRARIO. Con un articolo pubblicato sul sito dell’istituto di ricerca Witherspoon di Princeton, il professore prende ad esempio il Canada, dove il matrimonio omosessuale è stato accettato dieci anni fa, per descrivere l’impatto che ha sui diritti umani, sulla libertà di educazione, sulla libertà religiosa, sull’opinione pubblica e sul matrimonio tra uomo e donna. Fatte salve le differenze fra i paesi, «l’esperienza canadese rende evidente l’impatto di breve periodo del matrimonio omosessuale in una società simile a quella americana», afferma Miller. Il professore, spiegando che in Canada il matrimonio omosessuale è considerato dalla legge alla pari di quello naturale, racconta che ora «chiunque si discosta dalla nuova ortodossia è considerato persona animata da fanatismo e ostilità nei confronti di chi ha tendenze omosessuali». Insomma, in nome dell’uguaglianza si è giunti all’opposto: «Chi pensa che una cosa vale l’altra è accettato, chi solo crede diversamente è discriminato».

MULTE E PROCESSI. Miller esemplifica parlando dei ministri civili e di quando alcune istituzioni provinciali hanno negato il diritto all’obiezione di coscienza a molti di loro, chiedendone le dimissioni perché non volevano celebrare matrimoni omosessuali. Violando la loro libertà di coscienza il governo ha multato anche i Cavalieri di Colombo, la più grande organizzazione cattolica di volontariato, quando non ha affittato la propria struttura per il ricevimento di nozze di due omosessuali. Violando sia la libertà religiosa sia quella di espressione, la commissione dei diritti umani ha poi indagato e processato diverse persone, inclusi i sacerdoti, solo per aver spiegato come mai il matrimonio eterosessuale fosse da loro ritenuto alla base dello sviluppo della società. «Alcuni – continua Miller – hanno dovuto pagare multe profumate, hanno dovuto scusarsi e promettere di non parlare più di questo tema». Oltre ai cittadini normali, «perseguiti anche solo per aver espresso perplessità inviando lettere ai giornali, sono stati presi di mira anche i ministri di piccole congregazioni cristiane». Mentre «un vescovo cattolico è stato denunciato due volte per alcune opinioni espresse in una lettera pastorale sulla famiglia».
Il professore fa notare i costi finanziari di chi ha potuto rispondere alle querele. Si tratta di «centinaia di migliaia di dollari di spese legali non rimborsabili, in casi che richiedono anni per essere risolti. Mentre una persona con poche risorse economiche, che ha destato l’attenzione della commissione dei diritti umani, non ha speranze di difendersi: questa non può fare altro che accettare il richiamo della commissione, pagare la multa e poi osservare la direttiva per rimanere per sempre in silenzio».

CONTRO INSEGNANTI E GENITORI. Ad essere particolarmente a rischio di provvedimenti disciplinari sono gli insegnanti, «i quali se solo pronunciano una frase sul matrimonio omosessuale, anche fuori dalle ore di lezione, sono accusati di contribuire a formare un ambiente ostile agli alunni con tendenze omosessuali». Peggiore la situazione dei genitori: «La riforma dei curriculum nega ai genitori di esercitare il loro storico diritto di veto su processi educativi discutibili. I nuovi curriculum sono permeati da riferimenti positivi al matrimonio omosessuale, non solo in una disciplina ma in tutte. Di fronte a questa strategia di diffusione, l’unica difesa dei genitori è quella di rimuovere i propri bambini dal sistema della scuola pubblica», perché «i tribunali sono ostili alle obiezioni delle famiglie».
Il professore sottolinea come tutto sia partito da misure anti-bullismo e anti-discriminatorie, per sfociare «in una lesione delle famiglie che non ha nulla di diverso dall’indottrinamento dei bambini, dando un significato al matrimonio che è fondamentalmente diverso da quello che i genitori pensano sia il migliore per il bene dei loro figli (…) sin da piccoli si insegna loro che la logica fondamentale del matrimonio non è altro che la soddisfazione del desiderio mutevole di compagnia di un adulto».

LO STATO ENTRA IN CASA. Peggio, perché lo Stato è arrivato a dettare legge anche in casa altrui, negando di fatto uno spazio di libertà anche fuori dalla scuola pubblica. Miller prende ad esempio quel tipo di leggi che usano due pesi e due misure, obbligando le scuole cattoliche ad accettare al loro interno club per i diritti omosessuali, «mentre proibisce alle scuole pubbliche di affittare spazi a organizzazioni che non concordano sul codice di comportamento richiesto dalla nuova ortodossia».
Ora, poi, i sostenitori della poligamia in Canada esultano, perché con l’introduzione del matrimonio omosessuale «non ci sono più le basi giuridiche per negare la poligamia», che «non è ancora legale, ma è tollerata senza che siano stati avanzati impedimenti legali ad essa». Infine, i dati sui matrimoni in calo dicono che quello omosessuale, al contrario di quanto si argomentava per introdurlo, non ha rinforzato la cultura matrimoniale.
Miller conclude quindi che, anche se non ci sono dati sui divorzi, si «è allargata l’accettazione di un modello di unione instabile, basata sul desiderio mutevole di compagnia». Se questi sono gli effetti di breve periodo della legalizzazione del matrimonio omosessuale, si può solo immaginare quali siano i costi antropologici di più lungo raggio purtroppo solo in parte visibili. (di B.frigerio tempi.it)

L’ideologia gay fa più danni del marxismo

Giovedì, 26 Luglio 2012

L’ideologia del “gender” «farà sicuramente più danni del marxismo». Lo ha messo nero su bianco monsignor Tony Anatrella, psicanalista di fama internazionale, specialista in psichiatria sociale, docente alle libere Facoltà di filosofia e psicologia di Parigi e al Collège des Bernardins, oltre che consultore del Pontificio consiglio per la famiglia e del Pontificio consiglio per la salute. Il suo ultimo libro, La teoria del “gender” e l’origine dell’omosessualità, appena pubblicato da San Paolo, Anatrella lo ha scritto proprio per mettere in guardia dalle conseguenze – esistenziali e sociali – della teoria che nega la differenza sessuale fra l’uomo e la donna.
MONSIGNORE, COSA PUÒ ACCADERE A UOMINI CHE CRESCONO INCERTI DELLE DIFFERENZE CHE VEDONO?
Ora non si vedono ancora le conseguenze della negazione della differenza sessuale, ma tra una ventina d’anni sarà chiaro: se si va avanti così assisteremo a crisi identitarie gravi, al diffondersi di problemi mentali. La realtà sarà confusa con l’immaginazione e niente verrà più percepito come stabile. Un’incertezza cronica è poi la madre di comportamenti violenti. Il bambino cresce sano e sicuro quando interiorizza la differenza sessuale. Ma è un conflitto accettarla. Se la mentalità lo spinge a non accettare la differenza è più facile che, come accade all’omosessuale, questo cresca depresso, insicuro e incapace di accettare la diversità. I gravi danni psicologici provocati dai divorzi che oggi constatiamo non sono nulla rispetto a quelli che può causare l’ideologia del gender sulle generazioni future.
LEI PARLA DI UNA CRESCENTE DIFFUSIONE DI COMPORTAMENTI OMOSESSUALI. È DOVUTA SOLO ALL’ACCETTAZIONE DI QUESTO MODELLO COME NORMALE O ANCHE ALLA PREVALENZA DI UNA MENTALITÀ NARCISISTICA?
Diciamo che la mentalità narcisistica, che rifiuta l’alterità come elemento necessario al compimento dell’uomo, favorisce l’omosessualità. Aumentano i comportamenti omosessuali perché la società, anziché favorire l’accettazione umana del proprio sesso prima e di quello opposto poi, favorisce la regressione alla fase infantile della sessualità in cui non si riconosce l’alterità come positiva. Ma se il bambino non è aiutato a uscire da se stesso e a superare le fasi infantili, come quella anale ad esempio, può incorrere in problemi molto seri: oltre a quello dell’omosessualità ci sono l’alcol, la droga, la bulimia e molti altri.
L’OMOSESSUALITÀ DUNQUE NON HA UN’ORIGINE FISIOLOGICA, NEUROLOGICA O GENETICA?
Ormai tutti gli studi concordano nell’affermare che è un disturbo della psiche, come già sosteneva Sigmund Freud. L’uomo e la donna sviluppano la propria psicologia interiorizzando il proprio corpo sessuato durante l’infanzia e l’adolescenza. Quando questo non accade, i soggetti non accettano il proprio corpo reale rappresentandone uno che non corrisponde alla loro realtà personale: il corpo immaginato è diverso dal corpo reale.
L’OMOSESSUALE, SI LEGGE NEL SUO LIBRO, È POSSESSIVO, NEL RAPPORTO CON L’ALTRO CERCA DI RIEMPIRE UNA MANCANZA ED È INCAPACE DI DONARSI. COME PUÒ ALLORA LA CHIESA CHIEDERGLI DI VIVERE NELLA CASTITÀ?
La Chiesa afferma che le pratiche sessuali tra persone dello stesso sesso sono atti intrinsecamente disordinati perché l’omosessuale non riesce ad arginare la frustrazione che vive unendosi a chi è uguale a lui. Tanto che, pur vivendo queste relazioni, resta insoddisfatto. Perciò la Chiesa propone alle persone veramente omosessuali (altre possono invece intraprendere un percorso terapeutico che le porti all’eterosessualità) di astenersi dal praticare e di cercare di guardarsi dentro per fondare le loro relazioni su un altro amore che può colmare la ferita, quello di Cristo nella Chiesa. È un cammino difficile, ma è l’unico che permette di vivere in questa condizione serenamente. Ci sono cristiani che hanno questa tendenza e la assumono senza cercare di esprimerla o di praticarla. Alcuni possono avere esperienze, dispiacersene e avere voglia di cambiare, trovando nella fede in Cristo la risorsa per fare il proprio cammino di felicità: all’interno dell’amore della Chiesa ogni uomo può trovare il proprio posto.
CHE RAPPORTO C’È TRA LE LOBBY LGBT E LA POPOLAZIONE CHE DICONO DI RAPPRESENTARE? QUESTI GRUPPI DI PRESSIONE RAPPRESENTANO DAVVERO TUTTI GLI OMOSESSUALI?
Le lobby omosessuali fanno molto rumore. Lo si vede chiaramente quando organizzano manifestazioni come i Gay Pride, aperti anche agli eterosessuali per fare numero. Resta il fatto che gli omosessuali rappresentano una percentuale molto bassa della popolazione totale. In Francia un’inchiesta ha dimostrato che nel 2008 solo l’1,1 per cento degli uomini e lo 0,3 per cento delle donne hanno avuto contatti sessuali con persone dello stesso sesso, il che non vuol dire necessariamente che questi siano tutti realmente omosessuali. Parliamo quindi di un’esigua minoranza, con un grande potere nel settore politico e mediatico, che vuole imporre il proprio stile di vita alla maggioranza della popolazione ignara di quello che sta accadendo davvero: i media hanno un potere d’influenza psicologica tale da far passare per cattivo chi solo domanda di capire. Abituano ad accettare come normale anche quello che da sempre l’uomo percepisce come evidentemente problematico. Sono bandite dal dibattito perfino le domande circa l’origine dell’omosessualità.
INSOMMA UN PROBLEMA CHE TOCCA POCHE PERSONE VIENE TRASFORMATO IN UNA QUESTIONE EPOCALE. COME È POSSIBILE CHE UNA LOBBY CHE RAPPRESENTA UNA PARTE MINIMA DELLA POPOLAZIONE ABBIA TANTO POTERE?
Per comprendere questo fenomeno bisogna inserirlo in un quadro storico che si evolve a partire dagli anni Cinquanta, quando iniziò a svilupparsi l’ideologia della liberazione sessuale che voleva ridurre la sessualità al suo aspetto infantile e ludico. In seguito, all’inizio degli anni Settanta, si cominciò ad affermare che il piacere sessuale era un diritto primario della persona, quindi anche del bambino. Di qui la diffusione della pederastia e la legittimazione dell’omosessualità. Oggi siamo al punto in cui l’omosessualità viene considerata un’identità grazie al lavoro incessante degli attivisti gay all’interno di tutte le istituzioni più importanti. Come l’Onu e l’Unione Europea, che ora hanno ridefinito l’omosessualità. All’inizio degli anni Settanta gli attivisti gay per imporsi sono arrivati a usare la violenza verbale e fisica: le associazioni omosessuali intervenivano in tutti i congressi medici con metodi anche brutali, strappando il microfono a chi osava sollevare dubbi. E attraverso l’occupazione di posti strategici si sono infiltrati anche nel consiglio di amministrazione dell’Associazione degli psichiatri americani. Così hanno potuto imporre la cancellazione dell’omosessualità dal manuale delle malattie, una risoluzione raggiunta per alzata di mano dopo che a tutti i membri erano state inviate lettere personali: non era mai successo che si prendesse una decisione scientifica per alzata di mano. Da allora è diventato quasi impossibile per i medici affrontare l’omosessualità anche da un punto di vista scientifico. E dopo l’Organizzazione mondiale della sanità, le legislazioni statali hanno cominciato a negare l’esistenza della diversità sessuale, prima accettando l’omosessualità come normale, poi permettendo i matrimoni fra persone dello stesso sesso e infine aprendo all’adozione.
LEI SOSTIENE CHE GLI OMOSESSUALI VIVONO UNA SOFFERENZA. SE È COSÌ, PERCHÉ NESSUNO SI RIBELLA E CHIEDE DI ESSERE AIUTATO?
Chi ammette il disagio e capisce che non è dovuto dalla società su cui proietta le proprie manie di persecuzione e da cui cerca una conferma che non ha trovato nel genitore, spesso cerca di farsi aiutare. Ma gli attivisti evidentemente o non se ne rendono conto o non vogliono uscirne: dicono di non soffrire, anche se c’è sempre un problema depressivo, di isolamento e di instabilità nei rapporti che si riversa all’esterno con rabbia. Perciò chi si fa aiutare ha spesso paura di dire le cose come stanno: siamo alla follia per cui se un eterosessuale diventa omosessuale gli si fanno congratulazioni, nel caso contrario c’è il disprezzo.
COME GIUDICA LA RITRATTAZIONE DI ROBERT SPITZER, LO PSICHIATRA PIÙ INFLUENTE DELLO SCORSO SECOLO, CHE RECENTEMENTE SI È SCUSATO CON GLI OMOSESSUALI PER AVER CONSTATATO L’EFFICACIA DELLA TERAPIA RIPARATIVA DEL DOTTOR NICOLOSI?
Ci sono forme di omosessualità che non possono cambiare, altre che possono evolvere e incamminarsi verso l’eterosessualità. Ma se bisogna sempre evitare le terapie repressive, si può anche aiutare a superare la fase infantile della sessualità per correggere l’orientamento di chi intimamente lo desidera e sia quindi disposto a collaborare. Chi afferma questo, però, è perseguitato, compreso Spitzer.
HA MAI RICEVUTO MINACCE?
Mi capita di continuo, come a tutti quelli che sostengono quanto argomento io. Per ora non mi hanno ancora denunciato, sebbene in Francia una legge contro l’omofobia ci sia già: un deputato che si è permesso di dire che la famiglia ha un valore superiore a tutte le altre unioni è stato condannato in primo e secondo appello. La Cassazione si è pronunciata per la libertà di pensiero, ma mi domando: quanto durerà questa tregua? C’è una polizia delle idee che si sta sviluppando. E quando un’ideologia ha bisogno del potere della polizia e dei giudici per imporsi, significa che stiamo andando verso uno Stato totalitario. Il problema è che i cittadini non si stanno davvero accorgendo della gravità della situazione, anche perché i problemi che riguardano l’omosessualità sono sconosciuti e trattati come tabù.
QUALE PUÒ ESSERE LA VIA PER CONTRASTARE QUESTA IDEOLOGIA E FERMARNE LA DERIVA TOTALITARIA?
Bisogna dire la verità. La Chiesa è rimasta l’unica istituzione a difendere la salute dell’uomo. Ma occorre un maggiore impegno per educare la gente: molti sono complici e giustificano questa ideologia per ignoranza. Spesso anche i preti parlano senza conoscere il vissuto reale degli omosessuali. Bisogna leggere la Bibbia e poi san Paolo che descrive le conseguenze orribili di una società che valorizza l’omosessualità. Sopratutto bisogna coltivare il rapporto con Dio. Infatti, il narcisismo in cui ci troviamo è frutto del rifiuto di Dio. E quindi dell’alterità che sola ci può compiere. Non a caso, in questo mondo che ha dimenticato l’alterità e non conosce il Suo amore, l’uomo non sa più chi è e non ha più un volto, se non quello uniforme della massa che lo plasma. Da qui l’importanza della nuova evangelizzazione di cui parla il Papa, che passa dall’annuncio dell’amore di Cristo all’uomo, sperimentabile nella Chiesa e nella famiglia. E l’importanza dell’educazione a uscire da se stessi per compiersi. Non a caso il Papa continua a parlare della famiglia naturale nonostante gli attacchi. E l’allora cardinal Ratzinger, con cui ho lavorato per anni come membro della Congregazione per l’educazione cattolica, chiese di produrre un documento molto importante in merito all’educazione e all’omosessualità e alla necessaria collaborazione fra uomo e donna. È poi fondamentale l’azione pastorale in sostegno delle famiglie e un impegno maggiore dei cattolici nella difesa delle istanze familiari ed educative anche in politica. b. frigerio Fonte: Tempi, 10/06/2012

Genitori di gay, no alle coppie di fatto

Giovedì, 19 Luglio 2012

Lunedì il consiglio comuna­le affronterà il dibattito e il voto sulla proposta di delibe­ra per l’istituzione del regi­stro per le coppie di fatto, un provvedimento fortemente voluto dal sindaco. Sono atte­si per oggi i pareri dei 9 consi­gli di zona, passaggio fonda­me­ntale perché il documen­to approdi in aula. Sull’argo­mento pubblichiamo il pare­re di un’associazione di pa­renti e amici di gay contrari all’iniziativa comunale.

Egregio Sindaco, memori della sua genti­le visita al nostro stand in occasione dei Giorni del Volontariato al Palazzo delle Stelline, desideriamo, come geni­tori di figli omosessuali, esprime­re il nostro apprezzamento per la sua Amministrazione che intende adoperarsi a favore di una maggio­re inclusione delle persone omo­sessuali nella società civile e per la rimozione di ogni forma di loro di­scriminazione.In particolare ap­prezziamo il progetto di istituire un osservatorio delle discrimina­zioni che dovrebbe monitorare gli atti ostili nei confronti delle perso­ne omosessuali, così come i casi di mancato rispetto dei diritti dei conviventi già oggi previsti dalla legge, tra cui la visita al convivente all’ospedale,la successione al con­tratto di locazione, la co-intesta­zione delle polizze vita e altri. Tut­tavia restiamo molto perplessi di fronte all’intenzione della sua am­ministrazione di applicare, in tema di politiche sociali e a livello simbolico, un trattamento uniforme a realtà sociali profondamente diverse tra di loro, sia sotto il profilo della rilevanza so­ciale ed economica sia per la natura della re­lazione stessa. Non crediamo cioè che una politica di equi­parazione della famiglia comune, aperta ai figli, definita negli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione italiana, alle convivenze omo­se­ssuali sia di aiuto per i nostri figli omoses­suali. Il messaggio che ne deriva infatti è quello secondo cui «la relazione tra due uguali è uguale a quella tra due differenti», vale come a dire che A + A = A + B. Ciò non è veritiero e ciò che non è vero non può esse­re buono. Equiparare due realtà relazionali differenti tra di loro significa negare la rile­vanza della differenza sessuale tra uomo e donna ma, come dice L. Irigary, filosofa, grande rappresentante del femminismo europeo, «la natura è due: uomo e donna». La differenza dei sessi non è soltanto un va­lore per la società, ma anche elemento fon­damentale per la vita di coppia. Far credere che questa differenza sia irrilevante crea confusione e rischia di spingere i nostri figli verso grandi delusioni e comportamenti spesso autolesionisti. Crediamo che non si ot­terrà il superamento del­l’omofobia attraverso gli omissis o la banalizza­zione della stessa omo­sessualità all’insegna del «tutto uguale». Infat­ti, in nessuna delle socie­tà del mondo occidenta­le che ha promosso unioni civili e matrimo­ni gay, la condizione di vita degli omoses­suali è divenuta migliore. Questo lo si può facilmente appurare sul campo o leggen­do, ad esempio, i dati sanitari disponibili. L’omosessualità non è certamente da con­siderarsi una patologia, tuttavia in nessuna fase della storia e in nessuna civiltà, è mai esistita la famiglia gay, neanche in epoche in cui la pratica omosessuale godeva di alto prestigio sociale, come quella tardo romana. Equiparare ora la relazio­ne omosessuale alla fa­miglia comune rischia di far apparire l’intera storia umana come gran­de complotto contro l’omosessualità e, peg­gio, contro le persone omosessuali stesse, creando con questa distorsione della realtà ulteriore disagio nei nostri figli.I 10 – 15 an­ni di esperienza con i registri delle unioni ci­vili in 80 Comuni italiani, là dove sono stati istituti, hanno dimostrato che questi non ri­spondono a nessun reale bisogno sociale. Di fatto il numero delle convivenze iscritte nei relativi registri è irrisorio. Sarebbe paradossale se ora il Comune di Milano intendesse operare una scelta basa­ta su un concetto di Equality, di uguaglian­za che confonde la giustizia sociale con la negazione della valenza della differenza sessuale – negazione che trae in inganno e penalizza, ancora una volta, in particolare i nostri figli omosessuali.

La presente lettera è stata condivisa nel­l’ambito dell’ultima assemblea generale del Forum Milanese delle Associazioni Fa­miliare, di cui AGAPO fa parte. giornale.it

Il matrimonio gay mette in pericolo la salute mentale della società

Lunedì, 19 Marzo 2012

La corte di Cassazione ha stabilito che le coppie omosessuali devono avere «diritto a un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata». Ma l’affermazione più rischiosa, non riportata a mezzo stampa, è quella per cui è «stata radicalmente superata la concezione secondo cui la diversità di sesso dei nubendi è presupposto indispensabile, per così dire naturalistico, della stessa esistenza del matrimonio». «Questo è l’aspetto più grave di tutta la vicenda - spiega a tempi.it Italo Carta, rinomato psichiatra, già ordinario di psichiatria all’Università di Milano. «Ho curato e curo molti omosessuali e ritengo che, se proprio vogliono mantenersi in questa condizione di coppia, possano ricevere certe tutele. Ma che il matrimonio naturale sia così minacciato è una violenza distruttiva per la mentale della società intera». Cosa può accadere se la legge, come fa la sentenza della Cassazione, va contro il diritto naturale praticamente annullandolo? Succede il caos. Se si tolgono le evidenze che accomunano qualsiasi uomo, a prescindere dal contesto e dalla tradizione da cui proviene, si cade nell’arbitrarietà: significa che prevale il diritto del più forte, di chi urla di più. In questo caso quello dei promotori di questi diritti. Siamo in un momento storico in cui la volontà è così tracotante da voler prendere il sopravvento sulla conoscenza delle cose e così le violenta: io voglio fare una famiglia con una persona del mio stesso sesso, non solo chiedo di non essere discriminato ma pretendo di generare, con tecniche violente e artificiali, e poi pure di allevare, un innocente in un contesto che non gli farà sicuramente del bene. Se si salta il fondamento del diritto che è nella legge naturale, e nella ragione umana che la riconosce, la giustizia muore. Non possiamo neppure parlare più di diritti universali. Cosa si perdono la società e la persona in quanto tali se va in crisi l’istituzione del matrimonio basata sulla natura eterosessuale dei coniugi? La generatività e l’educazione sana delle persone. Non basta l’amore per crescere dei bambini, servono due personalità differenti dal punto di vista psichico. I promotori dei diritti gay sostengono che questa condizione è naturale e che la differenza tra sessi è una costruzione sociale.
Nei miei 50 anni di lavoro ho seguito tanti omosessuali. Sono aumentati moltissimo negli ultimi anni. La scienza e l’esperienza dicono che non c’è alcun difetto di natura in loro. Non esiste l’omosessualità naturale, non è iscritta nel Dna. L’omosessualità è un’elaborazione della psiche di modelli affettivi diversi da quelli verso cui la natura normalmente orienta. Questa tendenza è del tutto reversibile. Io mi sono scervellato per anni, ho letto molto su come si può correggere questa tendenza, il problema è che spesso, pur vivendo un disagio, molti di loro non vogliono correggersi.  Secondo lei non dovrebbero avere dei diritti come le coppie eterosessuali? Bisogna fare dei distinguo: ci sono moltissimi soggetti promiscui e con vite sessuali instabili. Ma ci sono anche alcuni di loro che vivono in coppia per molto tempo. Non mi darebbe fastidio se il legislatore desse loro qualche diritto, come già di fatto avviene, con la possibilità di succedere nel contratto di locazione, di ricevere prestazioni assistenziali dai consultori familiari, di astenersi dal testimoniare in processi che vedono coinvolto il partner etc. Ma non si può andare oltre a concessioni di questo tipo. Pena la salute mentale di terzi. Si riferisce ai figli? Anche alla stabilità della società intera. Questa sentenza abolisce l’evidenza e quando si abolisce il principio di evidenza naturale la mente compensa con squilibri psicotici gravissimi. Per questo pensare di introdurre l’uguaglianza dei sessi come normale significa attentare alla psiche di tutti. Penso poi ai più deboli: i bambini. Se gli si insegna sin da piccoli che quel che vedono non è come appare, li si rovina. Ripeto, pur non essendo solito fare affermazioni dure, dato che gli omosessuali sono persone spesso duramente discriminate, non posso non dire che introdurre l’idea che la differenza sessuale non esiste, e che quindi non ha rilevanza, è da criminali. Ha parlato dei bambini. Che conseguenze può avere dare a queste coppie la possibilità di educarli?
La natura ha fatto l’uomo maschio e femmina e la differenza non è solo fisica ma psicologica. La psiche dell’uomo è diversa da quella della donna: la donna protegge, dà la vita per il figlio, si sobbarca le sue fatiche. Il padre è quello che recide questo legame affinché il bambino cresca e cammini con le sue gambe. Il bambino da quando è nato il mondo per crescere forte e sano, per affrontare la vita e i problemi, ha bisogno di entrambe queste figure. Senza di esse salta in aria tutto il dispositivo edipico su cui si fonda da sempre ogni società. Non mi parlino dei genitori morti perché la loro presenza evocata è utile comunque a questo processo. E comunque la morte non crea disordini affettivi come la sostituzione di un genitore con una figura di un altro sesso. Non conosciamo ancora gli scenari di un mondo disposto a stravolgere la normalità ma li prevedo terribili: l’uomo che obbedisce alla sua volontà e non alla norma si distrugge. E questo non dobbiamo permetterlo per il bene di tutti. L’uomo per sua natura è un essere giuridico che per crescere ha bisogno di seguire delle norme date a lui come pilasti di suporto per camminare certo nella vita. Ma perché gli omosessuali non si accontentano dei diritti che già hanno e nutrono tanto livore nei confronti di chi asseconda le norme naturali? Il loro livore è reale. Sono arrabbiati e frustrati. Spesso proprio per delle ferite che si portano addosso scaricano la sofferenza su un punto che individuano come la causa di essa. Anche se di fatto non lo è. Così, però, loro continuano a soffrire e fanno soffrire anche altri imponendo loro la menzogna pur di ottenere quello che pensano gli risolverà la vita. Io lavoro per attenuare il loro disagio che è reale, ma non posso in alcun modo giustificare la violenza distruttiva dell’ideologia che nega l’evidenza e violenta i più deboli. b. frigerio tempi.it

 

Stesso sesso, nè coppia nè famiglia

Venerdì, 14 Ottobre 2011

«Da un punto di vista sociale due persone dello stesso sesso non costituiscono né una coppia, né una famiglia. La società ha bisogno della coppia uomo/donna perché essa è alla base del senso stesso dell’unione, nonchè dell’apertura verso l’avvenire». Sono le parole di monsignor Tony Anatrella (nella foto), accademico francese, psicanalista e specialista di fama internazionale in psichiatria sociale. Docente delle Libere facoltà di filosofia e psicologia di Parigi e del Collège des Bernardins, già consulente del Pontificio Consiglio per la famiglia e del Pontificio consiglio per la salute, domani sarà a Brescia in qualità di relatore al convegno dal titolo Famiglia= maschio+femmina?Ideologia di gender e natura umana. L’incontro si svolge a partire dalle 9.00 presso il Centro Pastorale Paolo VI ed è promosso dagli uffici Famiglia e pastorale della salute della Diocesi di Brescia insieme al Gruppo Lot, Alleanza cattolica, gruppo AGAPO, Obiettivo Chaire e Scienza e Vita Brescia. Il convegno si propone di riflettere sulla negazione della differenza tra uomo e donna, sul diritto a tutti i costi di scegliere il proprio orientamento sessuale, il tipo di coppia e i ruoli genitoriali ai quali ciascuno può aspirare.Monsignor Anatrella, ha ancora senso oggi considerare la coppia nucleo originario della famiglia, come composta da un maschio e una femmina? Oppure questa non è altro che una delle possibili opzioni tra diversi tipi di “coppia”?
«Nel momento in cui riflettiamo sulla coppia e la famiglia, dobbiamo tener conto della realtà delle cose. Gli uomini e le donne esistono e, di fatto, la loro presenza e la loro relazione hanno già un senso: sono i soli che formano una coppia dal momento che sono diversamente sessuati. Non ci sono che due identità: quella dell’uomo e quella della donna, non ne esistono altre a meno di non confondere l’identità sessuale, di fatto maschile e femminile, con degli « orientamenti sessuali», ossia dei desideri. Chi è attratto da persone dello stesso sesso ha adottato un’attitudine che è la conseguenza della storia che ha vissuto, dell’organizzazione della sua vita affettiva che manifesta come alcune fasi dello sviluppo psicologico non siano state affrontate. Si tratta di casi particolari che sono sempre esistiti e che dobbiamo approcciare con attenzione, stima e intelligenza. Tuttavia la questione che si pone oggi è quella di sapere se la vita coniugale e familiare può definirsi in rapporto all’omosessualità, in altre parole: possiamo approcciare l’omosessualità sul piano sociale nello stesso modo in cui l’approcciamo sul piano individuale? La risposta è: no.Viviamo in un momento storico di grande confusione di pensieri, sentimenti e relazioni, in cui tutto risulta ingarbugliato, senza le distinzioni razionali che invece sono necessarie. Da un punto di vista sociale due persone dello stesso sesso sono in una relazione speculare e dentro il diniego dell’alterità sessuale, esse non costituiscono né una coppia, né una famiglia. La società ha bisogno della coppia uomo/donna perché essa è alla base del senso stesso dell’unione, nonchè dell’apertura verso il futuro. In quanto tali, maschio e femmina aprono all’avvenire indipendentemente e aldilà dell’ essere procreatori, sono all’origine della storia. Un uomo e una donna che si sposano e formano una famiglia portano gioia e buonumore alle proprie famiglie d’origine, agli amici e alla società. Con loro e grazie a loro la vita continua, mentre intorno ci vengono proposte alternative che sono fuori dalla logica dell’alleanza, della generazione e della trasmissione, quest’ultime sono delle soluzioni narcisistiche che portano ad un vicolo cieco».Il pensiero dominante cerca di convincerci che i concetti di «madre» e «padre» siano di fatto soltanto delle convenzioni culturali e che gran parte dei problemi delle famiglie possa essere risolto suddividendo i compiti tra i genitori. La maternità e la paternità sono davvero funzioni sociali intercambiabili?«Si tratta di una visione semplicistica. Siccome non sappiamo più fare la distinzione tra uomini e donne, non siamo più in grado di dire cosa siano davvero maternità e paternità. Viviamo in una società matriarcale in cui il modello dominante è quello della donna e della mamma, gli uomini sono invitati ad allinearsi a questo archetipo recitando la parte della «mamma bis», come ho scritto nel mio libro La differenza vietata, edito da Flammarion, il padre deve confondersi con la madre e riproporre la sua immagine. Ora, il padre non è materno, nemmeno quando si occupa del nutrimento del figlio, è paterno. Per questo è più indicato che il bimbo venga nutrito dalla mamma ed sia tenuto in braccio da lei, soprattutto nei primi mesi di vita, periodo in cui il bimbo acquista fiducia staccandosi progressivamente da chi lo ha tenuto nove mesi in grembo. Intendiamoci, il padre può certamente occuparsi di lui e fornire tutte le cure necessarie, ma siccome il bambino è stato nel grembo della madre, quando nasce sviluppa un contatto corporale unico con lei, ha ancora bisogno della mamma per sentirsi al sicuro e svilupparsi a sua immagine. Poi, progressivamente, imparerà a differenziarsi grazie alla presenza del padre. Il papà e la mamma non hanno le stesse funzioni : la mamma protegge, stimola il bambino attraverso il linguaggio e lo risveglia affettivamente, mentre il padre, che è di sesso differente rispetto alla mamma, differenzia il bambino, gli svela la sua identità e il significato delle leggi del mondo, per questa ragione l’uno e l’altra sono complementari. Il discorso sulla divisione dei compiti è molto ambiguo e rischia di sfociare in conflitti, che nel contesto della famiglia ognuno possa portare il proprio contributo è senz’altro una cosa vera e buona, ma l’idea che i ruoli possano essere intercambiabili non è realista».Le teorie di genere affermano che  non esistono una natura femminile e una maschile, ma semplicemente un corpo che non è determinante per l’identità sessuale…«Siamo in pieno idealismo. Queste teorie sviluppano una falsa nozione di natura che non vuole riconoscere che c’è una struttura femminile o maschile dalla quale uomini e donne dipendono. I teorici del gender sono nella negazione del corpo quando Judith Bulter afferma che «il corpo è una materia neutra», non nel senso che esso risulta flessibile alla volontà, che gli riconosce dei limiti, ma nel senso che diventa possibile collocarlo dentro identità diverse e varie: quella dell’uomo, quella della donna, dell’omosessuale, del transessuale e altri. La psicanalisi freudiana lo ha dimostrato ma anche l’esperienza di ciascuno di noi lo prova: l’uomo e la donna sviluppano la propria psicologia in estensione all’interiorizzazione del proprio corpo sessuato. Si tratta di un riflesso fisico che opera durante l’infanzia e l’adolescenza mentre il soggetto si scopre e si accetta.Tuttavia ci sono dei casi individuali in cui dei soggetti non accettano il proprio corpo mentre alcuni altri sono convinti che la natura abbia sbagliato. Il loro corpo autentico è rappresentato dall’idea che si fanno, che non corrisponde alla loro realtà personale: il corpo immaginato è quindi estraneo al corpo reale. Ora, l’uomo e la donna dipendono da un’identità sessuale di fatto, essa è un’eredità che ognuno è chiamato a integrare nella propria vita psichica. La società attuale non favorisce questo lavoro perchè a tratti esalta e a tratti disprezza il corpo. Le mode ne sono il riflesso: tatuaggi e piercing danno l’illusione di avere un corpo diverso, questo è il sintomo della difficoltà ad accettare e accogliere il proprio corpo. In un mondo che presenta il corpo attraverso orrori e mostri, noi invece rimarchiamo la bellezza e l’importanza del corpo umano è che la persona stessa».Nel contesto attuale la tendenza è quella di lasciarci intendere che ciascuno ha il diritto di scegliere il proprio orientamento sessuale, ci sono dei rischi in questo ?«Questa concezione che si innesta sulla teoria di genere è frutto delle associazioni omosessuali. Appare piuttosto significativo osservare che la maggior parte delle nozioni che definiscono l’organizzazione della psicologia sessuale si trovano ad essere invertite, per esempio si parla di «orientamento sessuale» dove fino a poco tempo fa si parlava di desideri. Questo cambio lessicale è una manipolazone del linguaggio volta ad attribuire un carattere ontologico agli orientamenti sessuali, si cerca un’origine genetica, neurologia e ormonale per affermare che l’omosessualità e la transessualità sono del tutto naturali. Questi orientamenti hanno invece un’origine più complessa. Curiosamente, per tornare alla domanda precedente, si accetta il concetto di natura esteso in senso biologico ma si rifiuta il concetto di natura nel senso filosofico o psicologico del termine. Semplicemente, un «orientamento sessuale» non si sceglie, esso si impone perchè la sua origine è incosciente. Detto altrimenti nel momento in cui l’«orientamento sessuale» viene cercato come fine a se stesso, indipendentemente dall’identità sessuale, esso è sintomo di un problema psichico».Si parla molto di matrimonio in crisi. Oggi la maggior parte delle persone di fronte ad una crisi di coppia pensa al modo indolore per separarsi o divorziare invece di interrogarsi sul modo giusto per affrontare le difficoltà e superarle, perchè?«Molti, soprattutto fra i più giovani, non sanno fare coppia. Sono in grado di provarci, di avere esperienze sentimentali precarie, avere avventure sessuali, ma non sempre sanno come portare avanti una relazione. L’erotizzazione rapida dei rapporti costituisce spesso un serio handicap per avere une visione globale della propria persona, dell’altro e dell’avvenire. Di fronte a numerosi fallimenti, la tendenza è quella di smettere di credere all’amore anche se, in realtà, molti non l’hanno mai vissuto. Hanno vissuto esperienze sentimentali e sessuali, ma un esperienza dell’amore implica caratteristiche particolari e differenti.Questo è così vero che la generazione attuale non è in grado di affrontare le crisi, i conflitti e le incomprensioni relazionali, la maggior parte delle volte i giovani non sanno scegliere il partner e dunque la relazione non dura. Anche la convivenza, simbolo apparente di una relazione adulta, si gioca in terreno equivoco: siamo insieme ma senza impegnarsi. Le relazioni dunque restano superficiali e si organizzano principalmente attorno alla vita domestica e all’impiego del tempo senza progetti a lungo termine, per questo può finire in qualunque momento. Una volta sposati sono in molti a incontrare le stesse difficoltà perchè la cultura non ci insegna a fare coppia tra uomo e donna, essa ci propone piuttosto come riferimento il modello di coppia adolescente in cui rapidamente si arriva al punto di lasciarsi, senza riflettere, ecco perchè spesso ho parlato di società adolescentrica. Il divorzio è un autentico flagello che crea insicurezza nella società, che si infantilizza sempre di più. Agevolandolo, la società perde il senso del fidanzamento, dell’affrontare le tappe della vita di coppia e dell’affrontare e risolvere le crisi. Non è che un modo di prolungare l’infanzia, in cui gli adulti sembrano compiacenti perché essi stessi non sembrano in grado di diventare maturi».Quali sono le condizioni per una relazione autentica e duratura ?«Una relazione autentica implica che l’uomo e la donna abbiano riflettuto e siano preparati a vivere all’interno di un quadro sociale di grandi contraddizioni. I giovani s’abituano a vivere da soli, organizzano la loro vita affettiva nell’autosufficienza della psicologia del celibato, e poi sperimentano la difficoltà di fare poso all’altro, vanno supportati. Ultimamente ha preso piede una moda che vuole che  le giovani spose, una volta la settimana, escano tra amiche come ai bei tempi dell’adolescenza, ma questa abitudine certamente non favorisce lo sviluppo della coppia.Il discorso sociale che confonde il maschile e il femminile fa in modo che l’uomo e la donna non sappiano tener conto della psicologia differente del coniuge. I due proiettano semplicemente sull’altro  le proprie categorie e i propri modelli di pensiero. L’uomo immagina che la donna funzioni psicologicamente come lui e viceversa, questo è l’origine di tutti i malintesi.Affinchè il matrimonio duri, sono necessarie alcune condizioni psicologiche e spirituali: bisogna avere il desiderio di impegnarsi in un progetto comune, in funzione di questo impegno liberamente assunto verranno trattati i problemi relazionali. Il mito della trasparenza in cui ci si dice tutto è un’illusione, una falsa verità, non si tratta di mentire o ingannare l’altro, ma di mantenere la distanza necessaria per favorire una relazione in autentica verità. Inoltre il senso della fedeltà è un’altra componente indispensabile nel matrimonio, perchè niente di duraturo può vedere l’atto sessuale dissociato dall’impegno amoroso. Infine, in una prospettiva cristiana, la relazione coniugale radicata nell’amore è più strutturata rispetto a quella che si basa unicamente sui sentimenti o sull’attrazione sessuale dal momento che essa si deve nutrire nell’amore per rinforzare la relazione. La fonte dell’amore è in Dio che ne fa una ricchezza inesauribile per chi si impegna in nome Suo. Le coppie formate da un uomo e una donna sono l’avvenire della società».di Raffaella Frullone (brani dell’intervista di R. Frullone labussolaquotidiana

La UE e il diritto gay alla famiglia

Martedì, 4 Ottobre 2011

Benedetto XVI, nel suo discorso tenuto a Ratisbona nel settembre del 2006, ha tessuto uno splendido elogio della ragione, quella ragione che fonda la civiltà occidentale. O forse dovrei dire “fondava”, viste le reazioni che questo chiaro discorso ha suscitato non solo in oriente, ma anche in occidente, basandosi su una citazione e trascurando completamente il senso del discorso.Dovrei dire “fondava” anche perché ho l’impressione che ciò che permette di confrontarsi sul terreno della ragione, la logica di fondamento aristotelico e il metodo scientifico, stanno diventando sempre più due ospiti ingombranti ed indesiderati proprio in quel mondo occidentale che su di essi è stato costruito.Un esempio recente? Il 28 settembre scorso il Parlamento Europeo ha approvato una “risoluzione” (nientepopòdimenoche) “sui diritti umani, l’orientamento sessuale e l’identità di genere nel quadro delle Nazioni Unite”.E cosa ha “risolto” il Parlamento europeo? Ad esempio “si rammarica che nell’Unione europea i diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender, ivi inclusi il diritto all’integrità fisica, alla vita privata e alla famiglia” eccetera eccetera “non siano ancora sempre pienamente rispettati”. Dunque esisterebbe un “diritto di lesbiche, gay, bisessuali e transgender” alla famiglia. Per accettare il quale bisogna necessariamente tacitare la ragione, che ha individuato delle condizioni fondanti la famiglia che le coppie “lesbiche, gay, bisessuali e transessuali” non soddisfano.Non solo. La stessa “risoluzione” “chiede [...] la depsichiatrizzazione del percorso transessuale, transgenere, la libera scelta del personale di cura, la semplificazione del cambiamento d’identità e una copertura da parte della previdenza sociale”. Siamo arrivati a questo: le decisioni “scientifiche” vengono prese dal parlamento a votazione. Il processo plurisecolare di stabilizzazione di un metodo scientifico come valido per descrivere (e misurare) la realtà può tranquillamente andare in pensione: basta un voto parlamentare e voilà: la terra diventa piatta, il ciclo dell’acqua è abolito (e l’acqua diventa un “bene limitato”), il genere e il sesso non c’entrano nulla l’uno con l’altro. Non contento, il Parlamento europeo “invita la Commissione e l’Organizzazione mondiale della sanità a depennare i disturbi dell’identità di genere dall’elenco dei disturbi mentali e comportamentali e a garantire una riclassificazione non patologizzante in sede di negoziati relativi all’11a versione della classificazione internazionale delle malattie (ICD-11)”. Cioè si stabilisce il completo asservimento del mondo scientifico al potere politico dominante.Infine “ribadisce la sua richiesta che la Commissione elabori una tabella di marcia globale contro l’omofobia, la transfobia e le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere”, ossia la mobilitazione della polizia contro il pensiero dissimile. E chi pensa che la ragione si afferma e si rafforza con il confronto e il dialogo è bell’e servito.La ragione non abita più in Europa. Speriamo abbia traslocato altrove, altrimenti è un dramma, altro che riscaldamento globale.Tanto per restare in argomento, segnaliamo che il filosofo polacco Tomasz Terlikowski è stato denunciato dal candidato Ann Grodzk per averlo chiamato “uomo”.  Ann Grodzk è transessuale, ossia un uomo che si è volontariamente evirato e si è fatto impiantare due masse siliconiche. Ora: ogni persona dotata di ragione può rendersi conto del fatto che queste due operazioni non bastano per cambiare sesso: il sesso resta lo stesso, anche se si aggiunge o si toglie qualcosa dal proprio corpo. Eppure queste operazioni vengono chiamate “cambiamento di sesso”. Così il signor (pardon: signora) Grodzk è convinto di aver cambiato sesso, e vuole essere chiamato “donna”. E già questo è un bello schiaffo alla ragione. Ma il signor (signora) Grodzk ha pure denunciato il filosofo perché l’essere stato definito “uomo” l’avrebbe “offesa”. Qualche anno fa la questione sarebbe stata rubricata come un semplice caso di permalosità, e avrebbe fatto dubitare parecchio sull’equilibrio mentale del signore (ops…). Ma adesso, se qualcuno, utilizzando la ragione, dice cose sgradevoli per qualcuno, viene denunciato. Con l’approvazione del Parlamento europeo.A questa ultima assurdità dell’Europarlamento si sommano altre sciocchezze che laasciano sconcertati. Viene da chiedersi ad esempio: ma con la crisi che, dicono, ci minaccia, è proprio necessario che il parlamento europeo dichiari (oltre al diritto GLBTQ alla famiglia) come diritto umano il “diritto alla vacanza”? Che l’Unione Europea spenda tre milioni di euro (3.000.000) per convincerci a nutrirci di insetti (Guardate questo video: http://www.tvn24.pl/-1,1717786,0,1,karaluchy-w-zupie–swierszcze-w-masle-unia-zacheca,wiadomosc.html)? Con la crisi, in atto o prossima che sia, è ragionevole che l’Europa spenda ogni anno più di 800.000.000 (questo è l’ammontare delle spese “amministrative”: in realtà il costo annuo dell’UE è di 133,8 miliardi di euro) per permettere a questi burocrati di imporre ad un intero continente ogni fesseria che viene loro in mente?Qualcuno potrebbe scandalizzarsi per queste parole. Per molti, un cattolico dovrebbe essere euroentusiasta: i padri dell’Unione Europea non sono forse tre cattolici (De Gasperi, Schumann e Adenauer)? Anche questa è una convinzione da rivedere, forse diffusa per convincere i cattolici a digerire matrimoni GLBTQ e insetti fritti. Se consideriamo infatti il Trattato di Roma (25 marzo 1957) e la nascita della Comunità Economica Europea (1° gennaio 1958), l’atto fondativo della futura Unione Europea, non possiamo fare a meno di osservare che a quell’epoca De Gasperi era già morto (19 agosto 1954). Inoltre  i rapporti tra De Gasperi e Adenauer risultano da un punto di vista archivistico poco consistenti, e nelle Memorie di Adenauer i riferimenti a De Gasperi e all’Italia sono praticamente nulli. In ogni caso non si possono confondere gli ideali iniziali con certe realizzazioni. E comunque se si deve scegliere tra l’Unione Europea e la ragione, è bene scegliere per quest’ultima. Non importa se è fuori moda: si può sempre sperare in un revival… r.marchesini labussolaquotidiana

La gaia Italietta

Venerdì, 23 Settembre 2011

agenzie di stampa, quotidiani e blog (tra cui Temis) dedicano da giorni ampio spazio alla lista di vip gay ed omofobi che un sito corsaro da oggi pubblica, scatenando commenti di tutti i tipi. è la solita Italietta, nella quale la possibile omosessualità dei vip viene considerara una notizia. temis