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Paolo VI invocò la morte affinché un altro Papa salvasse la Chiesa

Sabato, 9 Marzo 2013

http://www.formiche.net/2013/03/09/quando-paolo-vi-invoco-la-morte-affinche-la-provvidenza-tragga-la-chiesa-a-sorti-migliori/

Borse chiuse per una settimana

Giovedì, 9 Ottobre 2008

È tempo di decisioni forti e immediate. La crescente crisi dei mercati finanziari con i suoi effetti devastanti sul risparmio e sull’economia reale è di tale portata da richiedere risposte senza precedenti. Bene ha fatto il congresso americano ad approvare il piano di salvataggio per 700 miliardi di dollari e bene hanno fatto Nicolas Sarkozy, Silvio Berlusconi, Angela Merkel e Gordon Brown nel riaffermare la concertazione dei governi europei in tutte le iniziative necessarie per fronteggiare lo tsunami finanziario. Passi positivi ma ancora insufficienti per dare stabilità ai mercati avvelenati da 15 anni di speculazioni e spesso di intrecci illeciti tra i vari protagonisti del neo-capitalismo finanziario. Avremo tempo e modo per ragionare di responsabilità.

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Il libro eretico di Carol Wojtyla: “la religione è frutto dell’immaginazione umana”

Martedì, 25 Marzo 2008

Riproduciamo, a pagina seguente, il documento apparso sul foglio cattolico statunitense

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La Chiesa conosceva i segreti delle BR

Giovedì, 13 Marzo 2008

Il vescovo Luigi Bettazzi voleva offrirsi in ostaggio ai brigatisti, in cambio di Aldo Moro. Ma la Segreteria di Stato di Paolo VI lo invitò a lasciar perdere: «Ha già fatto tanto il Papa, non occorre esporsi di più». Emergono nuovi retroscena sul ruolo avuto delle autorità ecclesiastiche nei terribili giorni del sequestro Moro. Li ha descritti la giornalista Annachiara Valle nel libro Parole, opere e omissioni. La Chiesa nell’Italia degli anni di piombo (Rizzoli, pp. 268, 17 euro), in libreria dal 19 marzo, del quale anticipa oggi un capitolo il settimanale Famiglia Cristiana.

La mattina del 3 maggio 1978, sei giorni prima che Moro fosse assassinato dai terroristi che lo avevano sequestrato massacrando gli uomini della scorta, il vescovo di Ivrea Luigi Bettazzi, presidente di Pax Christi, aveva varcato il Portone di bronzo per recarsi in Segreteria di Stato. Stava per incontrare Giuseppe Caprio, Sostituto della Segreteria di Stato, per presentargli una proposta concordata con altri due presuli italiani, Alberto Ablondi, vescovo di Livorno, e Clemente Riva, vescovo ausiliare di Roma. Bettazzi disse a Caprio: «Ci muoveremo noi, in prima persona. Ma vorremmo che il Vaticano ci desse il via libera». Sulla proposta di offrirsi ostaggio, però, la Segreteria di Stato fu irremovibile. Secondo quanto riferito da Bettazzi, Caprio rispose: «Non vede che stiamo finendo in braccio ai comunisti? Ha già fatto troppo il Papa, non occorre fare di più. Non c’è nulla da fare. È meglio che muoia un uomo solo piuttosto che tutta la nazione perisca… Ora che è venuto e che ha chiesto il nostro parere, le proibiamo di offrirsi in ostaggio». «Posso dire, oggi – spiega lo stesso Bettazzi – che il modo in cui è stato trattato il sequestro di Moro, può essere interpretato come una "lezione" che si voleva dare a chi voleva inserire le "sinistre" nei gangli del potere. L’onorevole Moro anticipava troppo i tempi e per questo bisognava lasciarlo morire».

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Papi massoni: Giovanni XIII e Paolo VI

Sabato, 8 Dicembre 2007

Nell’interessantissimo libro di F.Pinotti "Fratelli d’Italia" si accredita la voce – che gira da qualche decennio – che vuole Giovanni XXIII e Paolo VI massoni. Su Giovanni XXIII vengono citate espresse dichiarazioni del gran maestro Virglio Gaito e del giornalista massone Pier Carpi (p. 638): Roncalli sarebbe entrato nellla massoneria negli anni in cui fu diplomatico. Il sacerdote bresciano don Luigi Villa sul punto non fa sconti. Per Paolo VI cita le dichiarazioni dell’ex presidente della corte di appello di Brescia, Salvatore Macca, (p. 641 e fornisce altre "prove", tra cui la pietra tombale della madre di Paolo VI, disegnata dallo stesso papa: "sul tombale in pietra vi sono i simboli massonici: la squadra e il compasso, sovrastati dal triangolo". In ogni caso e diversamente da quanto accade per altri illustri esponenti della finanza non sono indicati nè numeri di tessera nè altri elementi storici (anche se capiamo che trattandosi di papi procurarsi questi dati non debba essere agevole)

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Parla la suora che deviò la pallottola di Alì Agca

Sabato, 17 Novembre 2007

Karol Wojtyla ne era certo: il 13 maggio 1981 a piazza San Pietro una mano celeste deviò la pallottola di Ali Agca, passata inspiegabilmente a zigzag tra l’aorta centrale, gli organi vitali, la spina dorsale. A fornire per la prima volta la «prova mistica» dell’intervento soprannaturale e a ricollegarlo a Padre Pio è una clamorosa testimonianza contenuta nella causa di beatificazione di Giovanni Paolo II.

Parole pronunciate sotto giuramento e messe per iscritto dal passionista padre Franco D’Anastasio, ex rettore del Santuario di San Gabriele dell’Addolorata, biblista di fama e confessore di suor Rita, la celebre «bambina» del santo stigmatizzato. Le carte segrete che danno ragione a Karol Wojtyla, secondo cui «una mano ha sparato, un’altra mano ha deviato la pallottola», sono rivelate da «Il segreto di Padre Pio» (Rizzoli, da oggi in libreria), l’indagine dello scrittore cattolico Antonio Socci sui prodigi del frate di Pietrelcina. Suor Rita, al secolo Cristina Montella, protagonista di numerose «missioni congiunte» documentate da superiori francescani e di bilocazioni con il suo padre spirituale, lega l’attentato alla figura di Padre Pio e alla sua presenza mistica. La monaca, morta nel ‘92 in fama di santità nel monastero toscano di Santa Croce sull’Arno, fu la discepola di Padre Pio con cui condivideva una vita di preghiera e di carismi come la bilocazione, cioè la presenza contemporanea in due luoghi anche distanti.

Subito dopo il fallito omicidio, suor Rita confidò a padre Franco (facendogli promettere di tenere il segreto fino alla morte di lei) di essere stata presente in bilocazione, grazie alla spiritualità appresa da Padre Pio, in piazza San Pietro il 13 maggio 1981. Ma c’è di più. «Assieme alla Madonna deviai il colpo dell’attentatore del Papa», sono le sue parole. E ancora: «Quanto ho dovuto faticare perché non avvenisse di peggio». Attraverso i «doni prodigiosi» fatti sbocciare da padre Pio, la sua «bambina» ha impedito che il Pontificato di Wojtyla fosse soffocato agli albori.

Se il killer turco avesse portato a termine la sua missione, la storia della Chiesa sarebbe stata diversa, ma soprattutto lo sarebbe stata la storia mondiale, per il ruolo decisivo che il Papa polacco ebbe nel crollo incruento del comunismo. «I talenti soprannaturali di suor Rita sono stati certificati da testimoni diretti, come il superiore dei Cappuccini di Foggia, padre Teofilo dal Pozzo, e dallo stesso Padre Pio, che con lei ha compiuto molte delle sue imprese straordinarie e fenomeni prodigiosi», spiega Socci.

Il miracolo di piazza San Pietro nasce dall’«espiazione vicaria» con cui Padre Pio aveva insegnato a suor Rita a strappare al cielo le grazia per la Chiesa e i sofferenti. Un prodigio fatto di preghiere e di penitenze con cui prendere su di sé il dolore altrui.

La testimonianza di padre Franco D’Anastasio è contenuta in un fascicolo finora inedito, la «biografia pro manuscripto», conservato in Vaticano. Pochi mesi fa il cardinale Stanislao Dziwisz, arcivescovo di Cracovia e segretario di Wojtyla, ha convocato il religioso e ha inserito la sua testimonianza sull’attentato e le parole ascoltate da suor Rita negli atti del processo di beatificazione di Giovanni Paolo II. «Wojtyla intuì subito il legame profondo che Dio aveva stabilito tra lui e Padre Pio – osserva Socci -.Nel 1948 si recò a San Giovanni Rotondo e gli fu profetizzato il suo futuro ruolo. Nel 1972 intervenne su Paolo VI a favore della beatificazione del frate stigmatizzato. Perciò diventa parte di un grande disegno la presenza propiziatoria della figlia spirituale di Padre Pio nell’attentato».

Boicottata la messa in latino. «Siamo di fronte ad una crisi di obbedienza verso il Papa – denuncia l’arcivescovo Malcolm Ranjith, segretario della Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti -. Ci sono diocesi e nazioni, e perfino alti ecclesiastici, che hanno disobbedito al Papa in merito all’applicazione del "Motu Proprio" che liberalizzava la messa in latino, secondo il rito di San Pio V nella versione riveduta da Giovanni XXIII». Un allarme rilanciato dall’agenzia «Fides»: «Non è possibile ignorare le voci di protesta contro la messa in latino da parte di alcuni»

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San Paolo: l’impossibilità di vivere senza cartelloni pubblicitari

Venerdì, 13 Luglio 2007

Marcia indietro del sindaco di San Paolo. A settembre aveva deciso la politica tolleranza zero contro l’inquinamento visivo ed aveva vietato le pubblicità per strad, comprese le insegne dei negozi oltre i 10 metri. Le pressioni dei cittadini e delle lobby hanno costratto il sindaco ad autorizzare i cartelloni di grossi inserzionisti, come gli sponsor del carnevale. La pubblicità serviva anche ai cittadini poveri che ricevevano denaro per ricoprire le loro case di pubblicità abusive. Il gossip politico voleva che dietro la scelta del sindaco non ci fossero solo ragioni estetiche, ma la volontà di mettere in difficoltà il suo maggiore antagonista nella giunta, Dalton Silvano, che guarda caso era proprietario di una nota agenzia pubblicitaria (da Il Foglio del 12 luglio a firma di Michele Baroni)

Dopo le intercettazioni il vero potere in Italia è Paolo Mieli e il Corriere

Martedì, 26 Giugno 2007

“Dal diluvio di intercettazioni e i mozziconi di interrogatori pubblicati in questi giorni sulle scalate bancarie e finanziarie del 2005, emerge una semplice verità. Che nemmeno mettendo insieme un’armata che comprendeva Francesco Gaetano Caltagirone, Giampiero Fiorani, gli immobiliaristi alla Stefano Ricucci, imprenditori-politici come Vito Bonsignore, le Coop e l’Unipol, Silvio Berlusconi premier, Gianni Letta gran ciambellano, Angelo Rovati consigliere di Romano Prodi, Massimo D’Alema, Francesco Cossiga, Piero Fassino, è stato possibile sconfiggere il Corriere della Sera di Paolo Mieli. Perché al di là della polemica politica di queste ore, quei verbali sono la testimonianza di una disfatta.
Certo, i potenti della politica hanno fatto un tifo da stadio. Fa impressione oggi leggere le telefonate di allora, intuire un appoggio bipartisan agli scalatori, leggere addirittura un colloquio fra il segretario Ds Fassino e il manager di Unipol Consorte in cui si minacciano successivi regolamenti di conto con esponenti della Confindustria. Fa impressione perché quella era euforia da generale Custer, alla vigilia di una disfatta che ha lasciato solo morti e feriti in giro.
Se con diversi motivi e sfumature guardavano con simpatia quegli scalatori e talvolta sventolavano striscioni da vero tifoso niente meno che il capo del governo e quello dell’opposizione politica e non era contrario il governatore della Banca d’Italia, quello che stupisce è proprio una sconfitta di proporzioni inaudite. Solo sfiorando per qualche settimana il Corriere si sono bruciati tutti i polpastrelli.
Le fallite scalate del 2005 grazie ai particolari emersi in queste settimane sono la vera cartina al tornasole della debolezza della classe politico e istituzionale. Mieli, che quell’armata potente solo sulla carta ha sbaragliato, lo sapeva da tempo. Per questo gli è sembrato di vivere momenti simili alla caduta della Prima repubblica nel 1992. Intendiamoci, Mieli è un ottimo giornalista e conosce il potere molto da vicino. Quel Corriere che ha sconfitto mezza Italia, quella che al momento sembrava contare, rappresenta ben altro che un sia pure abile giornalista.
Ma è quel sistema, dotato di spalle robuste, su cui poggiano alcune delle prime banche e imprese del paese, che con Mieli è diventato l’unico vero potere forte in Italia. Più della magistratura. Più delle istituzioni. E naturalmente più della politica. Tanto da guidarne ancora i passi, talvolta togliendo di torno chi non piace, altre volte preparando la strada a nuove epoche. Come riuscì a spegnere la prima avventura politica di Berlusconi, così ancora oggi il Corriere licenzia capi del governo e impalma nuovi leader. Ha dato l’abbraccio a Prodi liberandolo sull’orlo del precipizio non appena è stato necessario. Ha sposato il Partito democratico, disegnando giorno dopo giorno la figura dell’unico leader gradito: Walter Veltroni…”
(Franco Bechis ?Italia Oggi? 25 giugno 2007)

La stazione Temini diventa Giovanni Paolo II. Veltroni neopagano o ipocrita?

Mercoledì, 27 Dicembre 2006


Dal 22 dicembre la stazione Termini non esiste più. Il sindaco di Roma ha deciso di cambiarne il nome in “Stazione Giovanni Paolo II”. Con questa decisione il neopaganesimo di Veltroni è conclamato. TEMIS non ha la paternità dell’appellativo. Lo stesso si deve a Mario Baccini, ex ministro e leader della Udc capitolina. Ne avevamo parlato nel post del 21 dicembre, con qualche scetticismo. Ma ora non possiamo più trattenerci. Non perchè siamo scandalizzati – come taluni – del fatto che la più importante stazione italiana sia dedicata ad un papa: i meriti storici (e quindi laici) di Giovanni Paolo II sono conclamati. Veltroni è neopagano – ossia governa all’insegna del motto “panem et circenses” – in quanto a ottobre quando si era proposto di intitolare la via dell’ambasciata russa alla giornalista russa Anna Politkovskaja, assassinata a Mosca, il sindaco aveva negato l’autorizzazione: “per non arrecare problemi ai residenti” di una strada (via Gaeta!) “con una denonimazione consolidata nel tempo” (vedi post 30 ottobre). A quanto pare, per Veltroni, via Gaeta è più nota della Stazione Termini! Quanta ipocrisia, caro Veltroni, e pensare che c’è chi lo considera (ancora) una riserva della sinistra.

Evviva: in Brasile nasce la città senza insegne. San Paolo vieta le pubblicità!

Mercoledì, 13 Dicembre 2006


Dal 2007 la città di San Paolo, in Brasile, vieta le insegne pubblicitarie. E’ finalmente iniziata la lotta a quello che viene definito “inquinamento visivo”. Si tratta di una scelta coraggiosa, che speriamo venga quanto prima seguita da altre città, magari europee. Una scelta coraggiosa e dolorosa perchè c’è indubbiamente il rischio che crolli l’economia legata alla pubblicità per strada. La legge stabilisce le dimensioni delle insegne dei negozi e vieta le pubblicità sugli autobus e taxi, insomma tutto il contrario di quello che si sta affermando nelle città italiane, oramai ridotte a un immenso spot.