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Il nepotismo del premier Monti – il caso Tarantola

Domenica, 10 Giugno 2012

La Tarantola di RAI non ne capisce nulla. E’ una banchiera. Fa parte del direttorio di BankItalia. Eppure il premier Monti la non ha esitato a nominarla presidente dalla RAI. Oggi, sul Corsera, Aldo Grasso critica la partitocrazia e il nepotismo, accusando i partiti per le nomine nelle varie Autorità dei giorni scorsi. Nemmeno una parola è dedicata alla nomina della Tarantola alla RAI. Perchè la nomina di non tecnico fatta da un partito è partitocrazia e quella fatta dal premier no? cosa è nepotismo? lobbysmo? conflitto di interessi? TEMIS

il mio nome è Simeon, Marco Simeon

Domenica, 26 Febbraio 2012

Il segreto è un potere: “In Vaticano insegnano: chi sa non dice, chi dice non sa. E io non dico mai troppo”. Il 33 enne Marco Simeon è un equilibrista fra fede e denaro, banche e chiese, chiaro e scuro: ossequioso direttore di Rai Vaticano e responsabile relazioni istituzionali e internazionali di viale Mazzini, discepolo di maestri diversi e controversi fra il cardinale Tarcisio Bertone e il faccendiere Luigi Bisignani, fra il cardinale Mauro Piacenza e il banchiere Cesare Geronzi. Non appare mai. Non parla mai. Non commenta mai: “Questa è la mia prima intervista”. Dove c’è scandalo, c’è il nome di Simeon.Inchiesta appalti e cricche che frantuma la Protezione Civile di Guido Bertolaso: viene beccato al telefono con Fabio De Santis, l’ex provveditore alle Opere pubbliche in Toscana. Veleni e tensioni in Vaticano, monsignor Carlo Maria Viganò denuncia al cardinale Bertone malaffare e corruzione e accusa Simeon di calunnia. Ultimi documenti che circolano dietro le mura leonine: è lui il referente per la P 4 di Bisignani dentro la Santa Sede.
Chi è Simeon?Un ragazzo di Sanremo, figlio di un benzinaio.Questa è una favola. Nessuno ci crede. Lei è un protetto del cardinale Bertone, il segretario di Stato.Il cardinale è un maestro. Mi ha sempre consigliato le strade migliori. Ognuno gioca la sua carta: Bertone per me non è una carta, ma una relazione importante. L’ho conosciuto nel 2003, appena nominato arcivescovo di Genova. Anzi, prima incontrai il precedente Segretario di Stato, il cardinale Angelo Sodano, tramite il vescovo di Ventimiglia, Giacomo Barabino.Che faceva a Sanremo?Collaboravo con la Chiesa, fu una mia scelta universitaria per la tesi che scrissi sul ruolo del Segretario di Stato.All’improvviso arriva a Roma, neanche laureato, ambasciatore in Vaticano prima per Capitalia e poi per Mediobanca.Il mio esordio in Santa Sede è merito dell’ex ministro Giuliano Urbani, che mi offrì di gestire i rapporti istituzionali, prima che io diventassi consulente per Banca Intesa.Come ha conosciuto Urbani?Grazie a un comune amico, l’ingegnere Giuseppe Corigliano, allora portavoce dell’Opus Dei.Lei è soprannumerario dell’Opus Dei?No, non ho mai aderito. Ho frequentato l’Opera durante l’università a Milano e conosco tante persone dell’Opus Dei. Ho sempre vissuto un rapporto istituzionale con la Chiesa, il mio unico capo è il Santo Padre.A 26 anni già gestiva gli affari di Capitalia in Vaticano. Com’è possibile?Mi presentarono a Cesare Geronzi, il banchiere istituzionale per eccellenza.Chi la presentò?Un amico in comune.Benedetti amici in comune.Io ho la passione per le pubbliche relazioni.Come Luigi Bisignani. Questa qualità mi accomuna a lui.E dunque chi le presentò il faccendiere? Non era difficile incontrare Gigi a Roma.Neppure semplice.Tante persone parlavano con lui. Provo sentimenti di profonda stima e affetto per Gigi, non ha mai avuto interessi economici con me. E non l’ho dimenticato neanche nei momenti più difficili.Cos’è la P 4?Non l’ho capito.Bisignani ha patteggiato una condanna di 1 anno e 7 mesi.É una persona valida e perbene. Per interloquire con il Vaticano non aveva bisogno di me.Che fa Bisignani?Il lobbista. É un occhio informato su tutto ciò che avviene in Italia e io lo ascoltavo per capire il nostro Paese.Lei è un massone? No. Posso solo dire che la massoneria è una componente fondamentale del potere in Italia.Ecco emergere un Bisignani in sedicesimo.Divertente: il nuovo B 16. Di Gigi ce n’è uno solo, basta e avanza.
Lei disse al suo amico Bisignani: “Quello di Lirio Abbate sull’Espresso è un articolo di merda e nessuno lo ha accorciato”.Era uno sfogo. Fui avvisato che sarebbero uscite due pagine su di me a firma di Lirio Abbate.Da chi fu avvisato?Non da qualcuno del settimanale. Mi lamentavo perché l’articolo non era stato corretto.Sarà la sua abitudine a diffondere notizie sul Vaticano, a direzionare l’informazione, come scrive mons. Viganò.Completamente falso. Non sono io il vaticanista occulto del Giornale.Viganò dice il contrario.Perché prese sul serio un pettegolezzo del vaticanista Andrea Tornielli, che poi mi ha chiamato per scusarsi. Non ho rancore per lui. Viganò ha ricevuto notizie sbagliate. Agiva in buona fede, però.Lei conosce sia Bertone sia Bagnasco. Cos’è la guerra in Vaticano?Non vedo guerre. E smentisco qualsiasi rottura fra il Papa e Bertone oppure fra Bertone e Angelo Bagnasco (presidente della Conferenza episcopale italiana)Chi sono i corvi? Bertone ha dichiarato che si nascondono nella boscaglia. Il potere non si esprime con lettere anonime. I corvi sono quelli che, seppure all’interno, sentono una forte avversione per la Chiesa.Vogliono spodestare Benedetto XVI?Fra i dodici apostoli c’è anche Giuda.Chi sarà il successore di Papa Ratzinger?Lunga vita al Papa. Non confondiamo la preoccupazione per la salute del Papa con la voglia di una successione.Una voglia che coinvolge anche Bertone?É un argomento lontano.Perché ha suggerito a Bertone la nomina di Lorenza Lei a direttore generale della Rai?Ho semplicemente sostenuto Lorenza negli ambienti che conosco e che frequento perché la considero una dirigente straordinaria. Anche l’ex direttore generale Agostino Saccà è stato di aiuto, essendo un dirigente bravissimo e un uomo di Chiesa.Ma su Lorenza Lei ha cambiato idea. Non è vero. Ci sentiamo quasi tutti i giorni. Non solo perché è cattolica. E non come dite voi perché siamo insieme nell’Opus Dei.Lorenza Lei appartiene all’Opus Dei?Non saprei.Chi ha raccomandato Marco Simeon a Mauro Masi per diventare direttore istituzionale di viale Mazzini?Non certo Bisignani.E chi?A quel tempo lavoravo per Geronzi.Aveva appena chiuso un affare stratosferico per una par-cella di 1, 3 milioni di euro: la vendita di un complesso in viale Romania, di proprietà del Vaticano, al gruppo Lamaro di Toti. Ho svolto il mio compito di consulente del gruppo, ricevendo una parcella leggermente inferiore.Malelingue insinuano che lei sia il figlio di Bertone.Assomiglio troppo a mio padre.Presto tornerà a lavorare per una grande banca italiana?Non lo escludo. c. tecce Il Fatto quotidiano, 26 febbraio 2012

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Il Festival del buco

Lunedì, 20 Febbraio 2012

omunque sia andata ieri sera, il Festival di Sanremo è stato un insuccesso. Le cinque serate provocheranno alla Rai un buco economico di circa 4 milioni di euro, che come sempre dovrà essere pagato dalle tasche dei contribuenti italiani. Perché l’evento più celebrato della Rai, quello che viene messo come fiore all’occhiello perché fa impennare gli share, anche in questo 2012 è in perdita secca. Contrariamente a quel che molti pensano, non è per nulla un affare. Per un motivo molto semplice: costa troppo.La prima ipotesi portata in consiglio di amministrazione prevedeva spese da 20 milioni di euro circa. Con qualche sforbiciata il costo è stato ridotto a qualcosa più di 18 milioni di euro: ribassato il costo della convenzione con il Comune di Sanremo, ridotte le spese per la classica invasione in loco di dirigenti Rai e dei loro cari. Gli incassi totali lordi sono stati però di 16 milioni di euro, che diventano meno di 15 milioni al netto delle commissioni. Lo sbilancio sarebbe dunque superiore ai 3 milioni di euro. A questo si aggiunge l’incidente capitato la prima serata dominata dall’esibizione di Adriano Celentano: si è perso un treno di spot all’ora concordata, e secondo le prime stime si è provocato un danno da circa 700 mila euro. Il buco del Festival grazie a questo incidente ammonterebbe dunque a 4 milioni di euro. Ed è proprio tutta colpa delle spese faraoniche sostenute dall’azienda per i cachet pagati non a quelli che dovrebbero essere i protagonisti (i cantanti), ma a conduttori, assistenti ed ospiti della trasmissione. Celentano è apparso due serate e da contratto avrà 700 mila euro dalla Rai. Adriano ha assicurato che li darà in beneficenza un po’ ad Emergency un po’ ad indigenti suggeriti dai sindaci di 7 città italiane. Sono affari suoi. Il costo per l’azienda e quindi per i contribuenti poi chiamati a pagarne le perdite commerciali attraverso il canone, è immutato.Sul fronte delle entrate – incidente a parte – non si poteva invece fare molto di più: l’evento Festival (quest’anno preparato con grande ritardo), è uno dei pochi che non pone problemi agli agenti della Sipra, concessionaria di pubblicità della Rai. Ogni spot a disposizione viene venduto molto tempo prima. Quest’anno la crisi si è fatta sentire, e quindi i prezzi si sono dovuti ribassare (senza vendite sottocosto, ma non molto in più). L’affollamento massimo concesso dalla legge (12% orario) era garantito prima ancora che la trasmissione andasse in onda. Il tetto pubblicitario ha creato problemi proprio per quel treno di post non andati in onda: non si è potuto riassorbire in altro orario o nelle serate successive, perché era già tutto pieno. Alle aziende così beffate verranno ovviamente offerti altri spazi a compensazione, ma non ci sarà modo di mitigare il danno economico ormai patito dalla Rai. E dai contribuenti, in questa edizione già beffati dalla stangata sul televoto. Senza tanti complimenti Rai e compagnie telefoniche hanno infatti stangato di circa 1 milione di euro i telespettatori che hanno votato i loro cantanti preferiti, aumentando di un terzo il costo di telefonate e sms portati fino alla cifra record di 1,1 euro a televoto (con il risultato grottesco che costa di meno acquistare la singola canzone on line che votarla).Se l’evento più squisitamente commerciale della tv di Stato, quello che dovrebbe essere la gallina dalle uova d’oro, è in perdita, ben si capisce come sia amministrata la tv di Stato. Lorenza Lei come i top manager della Rai la risolvono nel modo più semplice possibile: il Festival di Sanremo può permettersi di perdere soldi perché è una trasmissione da servizio pubblico. Nell’allegato A del contratto di servizio che elenca gli obblighi della Rai a fronte del canone pagato dai cittadini c’è anche quello della promozione della musica classica e della musica leggera italiana. È evidente che se questo fosse il compito, a Sanremo dovremmo vedere solo canzonette e poco più. Non avrebbero senso i superospiti stranieri (che semmai fanno concorrenza alla musica leggera italiana), e tanto meno eventi super pagati che monopolizzano il Festival come il costosissimo e rovinoso Celentano show di questa edizione.Siccome la Rai deve presentare per legge due bilanci separati, uno per le attività da servizio pubblico e uno per le attività pagate dal canone, si è resa conto che il terreno dopo l’edizione 2012 del Festival rischia di essere quanto mai scivoloso. Così l’azienda in extremis è corsa ai ripari, riportando direzione artistica e organizzazione del Festival all’interno dell’azienda, e affidandole a un manager di comprovata esperienza e di particolare sensibilità per il servizio pubblico come Giancarlo Leone. La macchina organizzativa del Festival 2013 si è già messa in moto, e punta a presentare con largo anticipo la prossima edizione già per la convention Sipra del giugno prossimo. Con una scelta obbligata: abbattere i costi e dimenticare Celentano. f. bechis libero

Canone RAI e repliche – ci vuole una class action

Sabato, 6 Agosto 2011

Paghiamo il canone Rai per tutto l’anno, ma da fine giugno siamo inondati di repliche! a quando una class action? temis

Rai, giornalisti liberi? allora siate responsabili e pagate!

Martedì, 19 Luglio 2011

delle due, l’una: se come santoro si pretende di essere assolutamente liberi e di non sottoporre preventivamente la propria scaletta alla direzione generale, allora bisogna anche essere pronti a rispondere personalmente e, se condannati, a pagare in proprio; se invece si sottopone il programma ad autorizzazione, e questa arriva, allora è giusto che, in caso di azioni legali, il giornalista sia coperto dall’azienda. tutto questo in un paese normale. temis

La demagogia di Report (by Temis)

Lunedì, 28 Marzo 2011

Report scimmiotta Striscia La Notizia. Ieri (molti) momenti di ottimo giornalismo sono stati rovinati da (alcuni) eccessi di demagogia dei giornalisti di Report. Non è corretto trasmettere le dichiarazioni di Elkan che aveva espressamente chiesto di non diffondere le sue parole. E’ pura demagogia chiedere in prima serata che Marchionne trasferisca la sua sede in Italia o in America (dalla Svizzera) per pagare più tasse. E’ pura demagogia denunciare che i lavori nella casa svizzera di Marchionne sono stati fatti da una società italiana che pagava (regolarmente) meno i giardinieri (quando dopo l’intervento dei sindacati svizzeri la società ha immediatamente pagato il surpuls richiesto dalla normativa svizzera). Queste cadute non fanno onore a Report, che rimane una delle migliori trasmissioni investigative italiane. Temis

Colpo di spugna per salvare gli amministratori Rai e Finmeccanica

Venerdì, 25 Marzo 2011

Colpo di spugna. A sorpresa, in commissione Unione europea della Camera, il relatore leghista, Gianluca Pini, crea il caos. Passa un suo emendamento alla legge comunitaria 2010 che salva gli amministratori delle società partecipate dallo Stato per oltre il 50 per cento da responsabilità civile legate a danno erariale comminato attraverso ammende o sanzioni dalla Corte dei conti.Un emendamento che sembra scritto apposta per gli ex amministratori di centrodestra del Cda Rai (Marco Staderini, Gennaro Malgeri, Giuliano Urbani, Angelo Maria Petroni e Giovanna Bianchi Clerici) chiamati a risarcire il Tesoro per circa 11,5 milioni di euro per la nomina incompatibile di Alfredo Meocci alla direzione generale della tv pubblica. Ma non solo. Il medesimo emendamento calza anche a pennello per gli attuali vertici di Finmeccanica, a partire da Pierfrancesco Guarguaglini, attualmente indagato, con la moglie Marina Grossi, per corruzione. L’emendamento leghista sarebbe stato scritto anche con l’intenzione di rendere gli attuali vertici delle società pubbliche così impermeabili al lavoro ispettivo e sanzionatorio della Corte dei conti da menomare la magistratura contabile della sua principale prerogativa costituzionale.L’emendamento, infatti, prevede due fattispecie di violazioni in cui può incorrere l’amministratore pubblico. La prima riguarda un danno erariale conseguente a un’azione che un certo consiglio d’amministrazione ha fatto in violazione di norme vigenti. É il caso che calza a pennello al cda Rai. Nel 2005, in virtù delle pressioni di Silvio Berlusconi, Meocci fu nominato direttore generale della Rai. Ma non poteva ricoprire quell’incarico perché proveniva da un incarico di “controllore” (all’Agcom) della Rai. La stessa Agcom inflisse una multa alla Rai da 11,5 milioni e subito dopo la Corte dei Conti chiese a ciascuno dei consiglieri che votarono a favore della nomina 1,8 milioni di euro a testa. Una cifra che questo emendamento cancella con un colpo di spugna; non solo è retroattivo, ma dispone la necessità della dimostrare il danno reale subito dall’azienda per via della nomina sbagliata.Diversa la conseguenza che l’emendamento Pini avrà sulla questione Finmeccanica. Ai vertici dell’azienda controllata dal Tesoro la magistratura ha contestato la creazione di fondi neri attraverso delle “sopraffatturazioni” compiute nell’ambito di una serie di appalti affidati all’Enav. “In questo caso – spiega il vice presidente del gruppo Idv in commissione, Antonio Borghesi – la norma stabilisce che se si è pagata una tangente pari a cento euro, ma grazie a questa si è ottenuta una commessa pari a cinquecento euro, non si può parlare di danno erariale perché la commessa supera di gran lunga l’esborso della tangente. Dunque agli amministratori non può essere contestato in alcun modo il danno erariale: è una norma vergognosa che danneggia lo Stato e i cittadini”.E a peggiorare le cose anche in questo caso l’effetto sarà retroattivo, anche per le sentenze già emesse e si applicherà anche alle società di servizio pubblico locale (che sono circa 7 mila). L’unica cosa che viene fatta salva è la responsabilità personale “per colpa grave o dolo”, ma cambiare anche il codice penale sarebbe stato forse un po’ troppo. Che possibilità ci sono che la norma venga approvata definitivamente sia dalla Camera [dove arriva lunedì] che dal Senato? Molte. “La maggioranza su questo fronte è granitica – spiega Borghesi – quindi passerà senz’altro”. Poi, però, il capo dello Stato Giorgio Napolitano potrà sempre alzare la penna e respingere la legge per vizi di costituzionalità. Forse lo farà. Forse. s. nicoli dal Fatto Quotidiano del 25 Marzo 2011

Tagliamo il cachet alla RAI

Sabato, 8 Gennaio 2011

Perchè la TV di Stato non taglia i cachet come è accaduto per i dipendenti pubblici? la RAI è una azienda di Stato e come tale dovrebbe parrecipare con i suoi dipendenti e collaboratori ai sacrifici a cui sono stati chiamati tutti coloro che percepiscono denaro pubblico. Star e starlett scapperebbero? forse. Ma dove andrebbero? a Mediaset? certo. Ma Mediaset vista la abbandonante offerta di transfughi ridurrebbe immediatamente gli ingaggi. E poi per una star che fugge che ne sono altre dieci che sperano di rientrare nel gioco e altre mille che avrebbero la loro chance. temis

Talk-show senza leader, a che servono?

Martedì, 21 Dicembre 2010

L’ultima inutile frontiera del giornalismo televisivo: programmi con esponenti di secondo e terzo piano della politica che privi di qualsiasi autonomia decisionale non possono fare altro che litigare. con l’eccezione di alcune serate, quando finiscono le trasmissioni di vespa, floris, santoro non rimane altro che un cumulo di parole e qualche lite. non una notizia, non una informazione. eppure nessuno si pone la domanda cruciale: a cosa servono queste trasmissioni di cui sono ingolfati i palinsesti? fanno comodo all’editore e al giornalista: nessun reportage, che bisogna saper fare e costa. fanno comodo ai politici: che devono solo litigare per avere visibilià. ma allo spettatore? solo il gusto di assistere ai siparietti degli ospiti di turno che recitano a soggetto come un qualsiasi grande fratello. una melassa utile a stordire il telespettatore votante. un’altra pagina scadente del gionalismo italiano, dalla quale si salvano solo report e striscia la notizia (incredibile a dirsi). temis

E Maroni leggera’… il suo elenco

Sabato, 20 Novembre 2010

Poveri noi, il ministro con la coppola (ricordate la foto di Panorama? vedi blog) finità in tv a leggere l’elenco dei successi del ministero/lega contro la mafia. per otttenere questo risultato si sono mossi politici e  alti burocrati della televisione, sono state minacciate cause e ricorsi alle autorità di vigilanza (regalando share a un progranna, quello di saviano e fazio, salvo qualche picco, alquanto mortaccino). leggere l’elenco serve, secondo maroni, a risarcire la dignità e l’immagine della legge pregiudicata dallo sproloquio di saviano. secondo maroni, le parole di saviano sono più forti dell’arresto dei 28 su 30 dei latitanti più pericolosi d’italia (incredibile la copertura mediatica dell’evento. Maroni, questa volta, dovrebbe ringraziare Saviano). mah! dopo fini e bersani, più di fini e bersani, maroni non si rende conto che, andando a leggere un elenco (un elencoooo!!!)  sta sopravvalutanto la televisione e umilando la politica. ma, d’altra, cosa ci si poteva attendere da un ministro che si è fatto fotografare con la coppola?!? temis