Articolo taggato ‘repubblicani’

Grillo manovrato dalla Destra americana (by De Michelis)

Venerdì, 15 Giugno 2012

«Mentre ai tempi della guerra fredda c’era uno schema preciso ed era prevalente la contrapposizione col blocco comunista, adesso questo non c’è più e ha reso generali gli scontri di interessi. Grillo potrebbe essere utilmente utilizzato ai fini di indebolire la situazione dell’Europa e dell’Italia. Lo ha detto alla Zanzara su Radio 24 in diretta su www.radio24.it, l’ex ministro socialista Gianni De Michelis. «Casaleggio non lo avevo mai sentito nominare, – continua il politico – ho scoperto dopo le elezioni amministrative che conta molto di più di quello che sembra. Mi hanno detto – continua De Michelis – che ha una società e degli interessi in America, dunque potrebbe essere un elemento di questa teoria. In questo momento Obama è quello che ha più interesse a tenere la situazione sotto controllo. I repubblicani credo siano disponibili a correre il rischio di indebolire la situazione americana, non solo quella mondiale, pur di vincere le elezioni» Il Sole 24 Ore

Putin: la guerra in Georgia serve a far vincere McCain in America

Domenica, 31 Agosto 2008

Alla CNN Putin ha detto: «C’erano cittadini americani nell’area del conflitto durante le ostilità in Georgia. Bisogna ammettere che possono essere stati lì solo su ordine diretto dei loro capi. Qualcuno in USA ha confezionato questo conflitto per creare un vantaggio per un candidato presidenziale».  [Qui l'articolo originale della CNN e il video-intervista]

(continua…)

USA: 144 giornalisti finanziatori di candidati democratici e repubblicani

Venerdì, 22 Giugno 2007

“Non mi interessa se vai a letto con gli elefanti, a patto che non scrivi di circo. La massima di Abe Rosenthal, ex direttore del New York Times, riassume l?etica di un giornalismo bipartisan smentita dal fatto che 144 cronisti, caporedattori, inviati, producer tv hanno donato denaro a candidati democratici e repubblicani negli ultimi quattro anni. A svelarlo è stata un?inchiesta della tv Msnbc, arrivando alla conclusione che la maggioranza dei giornalisti coinvolti è liberal: ben 125 hanno versato dollari a candidati e gruppi democratici mentre appena 17 hanno premiato i repubblicani, con soli 2 donatori bipartisan.
Nomi e testate coinvolte fanno riflettere su quanto avvenuto negli ultimi anni. Mark Singer, che nel 2004 firmò per il magazine New Yorker un ritratto del candidato democratico Howard Dean, versò 250 dollari a un gruppo liberal di volontari anti-Bush. Guy Raz, corrispondente della Cnn da Gerusalemme, nel giugno 2004 era in Iraq al seguito delle truppe quando fece arrivare 500 dollari al candidato presidenziale democratico John Kerry.
A Baghdad c?era anche Margot Patterson, del National Catholic Reporter, e diede un totale di 4150 dollari a candidati e gruppi democratici, oltre a firmare una petizione anti-guerra. Fra i liberal più convinti c?è Randy Cohen, la cui rubrica sul New York Times si intitola «The Ethicist» ma che nel 2004 regalò 585 dollari a «MoveOn.org», i militanti finanziati da George Soros per una campagna contro Bush.
Sul fronte repubblicano i giornalisti sono meno di numero ma donano cifre più consistenti. Ann Stewart Banker, producer del popolare talk show di Bill O?Reilly su Fox News, ha versato 5000 dollari nelle casse del partito di Bush mentre Liz Peek, che sul New York Sun scrive editoriali di finanza, è arrivata a firmare un assegno da 90 mila dollari. Identico il colore della scelta di Jean Briggs, vicedirettore del magazine Forbes, che ha contribuito con 2000 dollari alla rielezione di Bush nel 2004.
Sfogliando l?elenco dei giornalisti che hanno finanziato la politica ci si accorge che si tratta di un fenomeno diffuso. Vi sono nomi delle tv Abc, Cbc, Cnn, Fox, Mtv, Nbc e della stessa Msnbc autrice dell?inchiesta; dei siti Salon.com e Msnbc.com; delle agenzie Reuters, Dow Jones e Bloomberg; dei magazine Atlantic Montly, Business Week, Economist, Fornes, New Yorker, Newsweek, Rolling Stone, Time, Us News & World Report, Vanity Fair; delle radio Cbs e Npr; dei giornali Wall Street Journal, New Tork Times, Los Angeles Times, Washigton Post, Chicago Tribune, San Francisco Chronicle, Boston Globe, e altre testate locali.
Dopo aver trovato i nomi sui registri delle donazioni elettorali – negli Usa sono pubbliche – la Msnbc è andata a chiedere ai giornalisti coinvolti perché abbiano violato il dogma dell?imparzialità. «Se un giornalista avesse ucciso Hitler durante un?intervista il mondo sarebbe stato un posto migliore», ha risposto Mark Singer per spiegare perché «come cittadino mi sento meglio se contribuisco a cacciare Bush». George Parker, inviato del New Yorker in Iraq, si è invece limitato a ribattere: «I miei lettori sanno come la penso». Resta da vedere ora quali saranno le conseguenze delle rivelazioni perché la maggioranza dei media coinvolti nei loro statuti non consentono di fare donazioni politiche”.
(Maurizio Molinari ?La Stampa?)