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Le Tod’s indossano Alemanno e il Colosseo

Lunedì, 4 Aprile 2011

Il principe Antonio De Curtis ci aveva provato con la Fontana di Trevi nel celebre Tototruffa.Cinquanta anni dopo, il Governo Berlusconi è riuscito nell’opera con il Colosseo. Il monumento italiano più famoso al mondo è stato ceduto alla Tod’s, nel senso che l’Anfiteatro Flavio e la sua immagine non sono più liberamente utilizzabili dal ministero dei Beni Culturali. Se, per esempio, lo Stato volesse affittare il Colosseo a una società cinematografica o a una casa automobilistica per usarlo come location di uno spot o come sfondo per una campagna dovrebbe chiedere il permesso alla Tod’s e a un’associazione ancora da costituire da parte della società calzaturiera che rivestirà in essa un ruolo predominante.L’accordo stipulato il 27 gennaio scorso dal Commissario straordinario all’area archeologica di Roma, l’architetto Roberto Cecchi, e da Diego Della Valle prevede l’impegno da parte della società di pagare i lavori di restauro del Colosseo per complessivi 25 milioni di euro e in cambio riserva alla Tod’s il diritto esclusivo sull’utilizzazione commerciale dell’immagine del Colosseo e permette allo sponsor dei lavori di costruire un centro servizi nell’area archeologica più vincolata del mondo.Oltre a una serie di diritti correlati come quello di apporre il marchio Tod’s sui cantieri del Colosseo e sui biglietti acquistati dai visitatori.L’accordo, descritto dall stampa come un atto di puro mecenatismo del valore di 25 milioni di euro “presenta molti lati oscuri”, secondo il segretario generale della Uil Beni Culturali, Gianfranco Cerasoli. Il sindacalista ha presentato un esposto alla Procura di Roma e alla Procura della Corte dei Conti, per chiedere di accertare eventuali profili di illegittimità. Nell’esposto Cerasoli cita un primo effetto dell’accordo: la richiesta presentata al Ministero (e sospesa a causa dell’accordo con la Tod’s) della Volkswagen di usare il Colosseo per il lancio di un nuovo modello. “Il problema sta”, scrive Cerasoli nell’esposto, “nella errata è grave sottovalutazione fatta dal Commissario nella valutazione economica di un accordo che qualsiasi economista valuta superiore ad oltre 200 milioni di euro considerando l’esclusività concessa e la durata superiore ai 15 anni con un piano di comunicazione e di commercializzazione spendibile in tutto il mondo”.Nell’articolo 4 dell’accordo si prevede che i “diritti concessi all’Associazione e allo Sponsor sono concessi senza limitazione territoriali e, pertanto sono esercitabili sia in Italia che all’estero”. La durata dei diritti in capo all’associazione è di 15 anni eventualmente prorogabili mentre i diritti dello sponsor Tod’s decorrono “dalla data di sottoscrizione dell’accordo e si protraggono per tutta la durata degli interventi di restauro e per i successivi due anni”. Il permesso per il lancio del nuovo modello della Volkswagen, insomma, potrebbe essere solo il primo di una lunga serie, come lo stesso Mario Resca, direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale del ministero, ha confermato nell’intervista che pubblichiamo sotto. Il Fatto ha contattato il Commissario straordinario Roberto Cecchi ma non ha avuto alcuna risposta.Fonti vicine alla Tod’s, invece, spiegano: “Ci stupiamo dello stupore. Una società quotata in borsa che investe 25 milioni di euro nel restauro di un monumento deve motivare agli azionisti il suo comportamento. Sarebbe assurdo non prevedere un’esclusiva in favore di Tod’s nel periodo dei lavori”. Secondo le fonti vicine alla Tod’s “l’accordo è un esempio da seguire perché porta un vantaggio al paese, che restaura il suo patromonio senza spendere un euro, e alla società sponsor. Ma non si può pretendere di realizzare una simile operazione senza concedere l’esclusiva”. La posizione di Tod’s è legittima.Quello che lascia perplessi sono le modalità della stipula dell’accordo e la sua comunicazione. Il Commissario straordinario Roberto Cecchi aveva indetto una gara con scadenza il 30 ottobre del 2010 che effettivamente è andata deserta. Subito dopo però ha avviato le trattative solo con Tod’s, chiuse velocemente senza coinvolgere l’ufficio legislativo e il gabinetto del ministro né l’avvocatura. Anche la comunicazione dei contenuti dell’accordo è stata poco trasparente. L’allora ministro Sandro Bondi aveva parlato di “accordo storico”. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno aveva detto: “Della Valle fa un grande regalo all’Italia”. Mentre per il sottosegretario alla presidenza Gianni Letta “Della Valle non è uno sponsor, ma un mecenate moderno”.Tutto vero. L’accordo sottoscritto dal patron della Tod’s prevede effettivamente un onere importante per la sua azienda. Ma accanto al do esiste un importante des rimasto finora sotto traccia. di Marco Lillo e Vito Laudadio il fatto quotidiano

L’asse Roma – Mosca – Ankara

Venerdì, 25 Marzo 2011

Un caccia francese ha distrutto un jet della famiglia Gheddafi che tentava di violare la “no fly zone” in vigore sui cieli della Libia. Il raid è avvenuto ieri su Misurata ed è stato confermato da fonti americane. Non è l’unico attacco portato a termine dalla coalizione: gli aerei europei hanno sorvolato Tripoli e si sono spinti sino a Sabha, che si trova a 750 chilometri dalla costa. La maggior parte degli obiettivi militari risulta distrutta dopo una settimana di bombardamenti. La flotta aerea di Gheddafi non esiste più, le strade intorno a Bengasi sono pulite e le strutture difensive del regime hanno ormai ceduto. Ma gli scontri tra l’esercito e i ribelli proseguono da Ajdabiya a Misurata, e i caccia alleati non possono fare molto per fermarli. Questo punto è ben chiaro agli ambasciatori che si muovono da giorni nei corridoi della Nato così come al governo francese, che rimane l’unico, vero sostenitore della guerra contro Gheddafi. Il ministro degli Esteri di Parigi, Alain Juppé, ha domandato pazienza ai partner europei e ha aggiunto che la campagna potrebbe durare “giorni o settimane”. Il numero dei paesi entusiasti cala giorno dopo giorno.Cresce, al contrario, quello dei governi che si preparano a mediare con Gheddafi – o che hanno già cominciato a farlo. Gli impegni assunti con la Nato non impediscono a Roma di cercare una soluzione diplomatica alla crisi: il capo della Farnesina, Franco Frattini, ha avuto ieri un colloquio con il leader dei ribelli e ha rinnovato il sostegno al cessate il fuoco in Libia.Sulla stessa linea è la Turchia, che fa parte della Nato e ha un ruolo di leadership nel medio oriente. Pochi giorni fa, il premier Recep Tayyip Erdogan diceva che non avrebbe mai appoggiato un intervento militare, ma l’attivismo di Nicolas Sarkozy lo ha convinto a cambiare opinione. Erdogan ha compreso che l’unico modo per ridurre il peso dei francesi è trasferire il comando delle operazioni al Patto atlantico.Il governo di Ankara ha garantito quattro navi e un sommergibile alla causa, e il ministro degli Esteri, Ahmet Davutoglu, ha annunciato che la guida delle operazioni passerà alla Nato “nel giro di due giorni” – si studia l’ipotesi di un comando formato dai paesi che contribuiscono alla missione, sul modello Isaf. La Turchia ha ancora diplomatici a Tripoli: i quattro giornalisti del New York Times liberati in settimana dall’esercito sono stati consegnati proprio all’ambasciatore turco, segno che i contatti fra i due governi sono costanti.Con Italia e Turchia si muove la Russia, uno dei paesi del Consiglio di sicurezza che si sono astenuti al momento di votare la “no fly zone”. Il presidente, Dmitri Medvedev, ha accolto tutte le decisioni della comunità internazionale, ma ha un canale aperto per la mediazione. Mosca ha appena nominato un nuovo inviato nell’Africa del nord, Mikhail Margelov, lo stesso uomo che ha gestito il dossier Sudan. “Non sappiamo se le trattative porteranno risultati – dice oggi Margelov – Quello di cui siamo certi è che la Russia ci può provare”. l. de biase ilfoglio

11 maggio 2011: la distruzione di Roma

Mercoledì, 23 Marzo 2011

Niente altro che una leggenda metropolitana: la paura di un terremoto devastante che potrebbe colpire Roma l’11 maggio 2011 sta montando su Internet in un tam tam di voci, ma non ha alcun fondamento scientifico. ”Non c’è alcun elemento scientifico che ci permette di azzardare una simile previsione: è una pura e semplice leggenda metropolitana che sta montando nel web e, purtroppo, anche nelle scuole”, rileva il direttore del dipartimento di Scienze della Terra dell’università di Roma La Sapienza, Gabriele Scarascia Mugnozza.”Il territorio del Comune di Roma – osserva – non è un’area ad elevata pericolosità sismica” e ”terremoti devastanti con epicentro a Roma non si sono mai verificati in epoca storica, nè si possono verificare”. Come risulta dalla ”Classificazione Sismica del Lazio” messa a punto dalla Regione, a Roma si possono risentire gli effetti di terremoti che avvengono in due aree: quella dei Colli Albani (a circa 20 km dalla città) dove i terremoti possono raggiungere la magnitudo massima di 4-5 gradi, e quella dell’Appennino abruzzese (a circa 100 chilometri dalla città), dove i terremoti possono raggiungere la magnitudo 7.Inoltre, mentre i terremoti che si originano nell’area dei Colli Albani hanno tempi di ritorno brevi (mesi o anni), i più forti hanno cadenze molto più lunghe, almeno di secoli. Alla luce delle attuali conoscenze in fatto di terremoti, la convinzione di poterli prevedere ”è una chimera”, osserva Scarascia Mugnozza. A preoccupare, aggiunge, ”è un quadro fatto di superstizione, creduloneria, poca conoscenza e, soprattutto, scarsissima ‘cultura geologica’ in un Paese in cui terremoti, frane, alluvioni ed eruzioni vulcaniche sono presenti nelle cronache quotidiane”. Anzi, conclude, ”paradossalmente e scriteriatamente, l’insegnamento delle geoscienze e della geografia è sempre più ridotto ed è ormai quasi scomparso dai programmi scolastici”. blitzquotidiano.it

Gli affari della Polverini

Venerdì, 18 Marzo 2011

Renata Polverini ci è andata giù pesante. Lo scandalo Affittopoli e delle case di proprietà di enti locali svendute a quattro soldi ai soliti potenti l’ha davvero scandalizzata. «L’era dei privilegi è giunta al capolinea», ha detto in un’intervista pochi giorni fa: «Sono contratti assolutamente fuori dai valori di mercato». Una vera indecenza. Sotto il fuoco di fila del Popolo della Libertà sono finite le giunte di centrosinistra, da quella di Francesco Rutelli a Walter Veltroni. Accusate di aver girato appartamenti a sindacalisti e politici amici per pochi spicci, per non parlare degli immobili di lusso svenduti a prezzi di favore in aste pubbliche.L’indignazione del presidente della Regione Lazio ha contagiato anche il suo assessore alla Casa, l’ex fascista Teodoro Buontempo, che ha ordinato di bloccare all’istante la vendita dei gioiellini dell’Ater, l’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale pubblica. «Non ci saranno sconti per chi ha violato la legge. Ecco perché ho voluto una commissione straordinaria che faccia chiarezza». Gianni Alemanno s’è subito accodato allo sconcerto generale, varando un’altra commissione ad hoc. Stavolta al Campidoglio: «Non voglio fare né allarmismo né dossieraggio, solo appurare la verità».Chissà se per far luce sull’Affittopoli romana il sindaco farà un salto anche a via Bramante, nel cuore di San Saba. Uno dei quartieri più belli della capitale, a pochi passi dall’Aventino, dove chi vuole acquistare una casa ai valori correnti può sborsare anche 10 mila euro al metro quadrato. Al numero civico 3 e 5 ci sono i due ingressi di un condominio degli inizi del Novecento, sei palazzine di proprietà dell’Ater con giardinetto interno annesso.In tutto una novantina di alloggi, destinati per legge a quei cittadini indigenti che non possono permettersi i canoni d’affitto imposti dal mercato. Entrando nel vialetto, nascosto da felci e alberelli, in fondo a sinistra c’è l’edificio B. Scorrendo i cognomi perfino Alemanno strabuzzerebbe gli occhi leggendo sul citofono, accanto al pulsante in alto a destra, “Cavicchioli-Polverini-Berardi”.Massimo Cavicchioli lui lo conosce bene: è infatti il marito del governatore Polverini. Un uomo schivo, ex sindacalista della Cgil, oggi esperto informatico da sempre lontano dalle luci della ribalta. Berardi è il cognome di sua madre Pierina, morta anni fa. «Un errore, forse un omonimo, non possono essere loro, lei guadagna oltre 10 mila euro al mese», penserebbe il sindaco di Roma passando dal portoncino, dove è attaccato un avviso del Comitato Inquilini Ater San Saba che annuncia l’apertura di un nuovo sportello di zona.Eppure sulla buca delle lettere al piano terra ci sono anche le iniziali degli inquilini: “Cavicchioli M.-Polverini R.”. Due indizi non fanno una prova. Ma tre? La targhetta accanto alla porta dell’abitazione, al quarto piano, riporta gli stessi cognomi. Una chiacchierata con i vicini fuga altri dubbi: «Mi ricordo della signora Clementina, la nonna del signor Cavicchioli. Lei non c’è più, anche i genitori di lui sono morti, e da sempre vedo entrare solo il figlio e i suoi amici. Quanto si paga qui? Dipende dalla metratura, ma la mia bolletta è di 130 euro al mese».A “l’Espresso” risulta che nell’appartamento (quattro vani più bagno e cucina) risieda proprio il marito della Polverini. Ma non è tutto: i documenti dell’Anagrafe dimostrano che la governatrice ha vissuto per ben 15 anni nella casa popolare di via Bramante. Per la precisione, dal giorno del matrimonio (celebrato il 21 giugno del 1989) al settembre del 2004. Periodo in cui Renata ha fatto carriera, diventando prima responsabile delle relazioni internazionali e comunitarie dell’Ugl, poi – dal 1999 – vice segretario della Confederazione sindacale di destra.Non si sa quanto la famiglia Cavicchioli-Polverini guadagnasse al tempo (da leader dell’Ugl Polverini prendeva 3.500 euro al mese; nel 2008, secondo la dichiarazione dei redditi, sfiorava i 140 mila euro annui), ma i maligni sospettano che i due non avessero i requisiti per vivere negli appartamenti dell’ex Istituto autonomo case popolari. «Se il reddito del nucleo familiare supera il limite stabilito, ora fissato a 38 mila euro lordi annui, l’assegnazione decade automaticamente.Chi ci resta diventa un occupante abusivo non sanabile», ragionano dall’Ater. Forse le entrate dichiarate erano più basse, ma la coppia presidenziale non doveva passarsela male, visto che la Polverini – restando ferma a San Saba – chiedeva mutui e comprava altri immobili. Per centinaia di migliaia di euro.Già. Il governatore sembra avere una vera passione per il mattone, e grande fiuto per gli affari. Mentre risiedeva nella casa popolare, si dava da fare per acquistare appartamenti a Roma, e non solo.Andiamo con ordine. Nel marzo del 2001 la Polverini compra un pied-à-terre nel piccolo borgo di Torgiano, tre vani più box in provincia di Perugia. Città a lei cara, visto che sua madre è nata lì. Firma l’atto di compravendita il giorno 21 dal suo notaio di fiducia, da cui torna dopo meno di una settimana per formalizzare l’acquisto di un’altra casa romana, quartiere Monteverde. Cinque stanze, bagni e cucina a due passi da Villa Doria Pamphilj. La casa forse non le piace (in effetti San Saba è molto più trendy), di certo un anno dopo la gira alla madre Giovanna. L’atto di donazione è del 19 marzo 2002.Dieci giorni dopo, il 28 marzo, un nuovo colpo da maestra: la Polverini compra un altro appartamento, stavolta al Torrino. La zona è semicentrale, vicino all’Eur, ma l’abitazione è molto grande, sette vani più box. Soprattutto, è un immobile ex Inpdap, e il prezzo è da record: come ha scritto Marco Lillo su “Il Fatto”, la Polverini se lo prende sborsando appena 148 mila euro. E’ la cifra chiesta a tutti gli inquilini del palazzo dalla società di cartolarizzazione di Stato (Scip) che vendeva con forti sconti.Sui documenti dell’Anagrafe consultati da “l’Espresso” risulta però che la Polverini al Torrino non abbia mai avuto residenza: chissà come ha fatto a condurre in porto l’operazione. Anche stavolta l’appartamento non deve essere di suo gusto, tanto che nel 2007 lo vende a prezzo ben più alto (234 mila euro dichiarati) a un suo collega sindacalista, Rolando Vicari dell’Ugl.Lo slalom tra gli acquisti di Renata non è finito. Perché sette mesi dopo, a dicembre del 2002, quando ancora risiede nella casa Ater, compra dallo Ior una bella casa con nove stanze, due box e tre balconi sull’Aventino. Un posto da sogno, che la Banca Vaticana dà via per 272 mila euro.Dopo due anni, il 20 settembre del 2004, l’ex leader dell’Ugl si allarga comprando l’appartamento gemello confinante con terzo box annesso. Stavolta dalla Marine Investimenti Sud, una società immobiliare da sempre in affari con la Santa Sede, un tempo partecipata al 90 per cento dalla Finnat di Giampiero Nattino, ma oggi controllata da società off-shore che rimandano fino a Montevideo, in Uruguay.Renata spende altri 666 mila euro ed è finalmente soddisfatta. Una settimana dopo il rogito dal notaio Giancarlo Mazza (finito sulle cronache dei giornali come recordman dell’evasione nazionale) cambia finalmente la sua residenza e dà l’addio alla casa dell’Ater, a soli 850 metri di distanza, dove lascia la sua residenza il marito Massimo (seppure sulle Pagine Bianche anche lui risulti all’indirizzo della moglie). L’ultimo acquisto sull’Aventino la Polverini lo fa lo scorso agosto, quando compra un quarto box (ma di quanti posti auto ha bisogno la presidente?) nel condominio in cui abita da sola.Nel palazzo di mattoncini rossi a via Bramante la vita scorre tranquilla. Dei business immobiliari di Renata nessuno sa nulla. Non sanno che per le valutazioni del Cerved su dati dell’Agenzia del Territorio solo la maison può valere 1,8 milioni di euro. «Massimo e Renata sono persone gentilissime», dice un’anziana che s’appresta a portare a spasso il cane. Anche il barista che conosce la coppia da vent’anni ha parole affettuose, e racconta – senza mai esserci andato – delle feste che Renata organizza nella casa dell’Aventino. «Una donna forte e onesta, una che si è fatta da sola», chiosa un altro avventore.«Ecco lì Cavicchioli, vede, è quello con le buste della spesa», dice un’inquilina del condominio Ater mentre appende i panni fuori dalla finestra. «Scrivete che qui il giardiniere non viene mai, e che le aiuole sono incolte. E soprattutto che a lor signori, quelli che comandano, non venisse mai in mente di aumentarci l’affitto». Emiliano Fittipaldi per “L’Espresso

Violentata? Alemanno illumina il Colosseo! (by Temis)

Venerdì, 18 Febbraio 2011

alemanno non deve illuminare il colosseo, ma fare in modo che le violenze, come quella dell’altro, non avvengano. il gesto di “solidarietà” del sindaco di roma è un modo come un altro per distogliere l’attenzione dalle sue responsabilità. testimoniando solidarietà si dichiara sostanzialmente estraneo al fatto. ma l’ordine e i vigili sono di competenza comunale. strano destino quello di roma. con veltroni girava questo sms: sei bloccato nel traffico? nessun problema: veltroni ti organizza un concerto. ora con alemanno possiamo aggiornarlo: temi una violenza? nessun problema, alemanno ti illumina il colosseo- temis

L’harem romano delle Papy girls

Martedì, 15 Febbraio 2011

Dopo aver piantonato e “radiografato” per giorni a Milano il residence Olgettina, dove vivono a spese di Silvio Berlusconi, secondo gli inquirenti, le cosiddette Papi Girl, assidue ospiti delle sue feste ad Arcore, siamo andati nella capitale. Esiste un’Olgettina romana, e cioè una palazzina che alloggi le ragazze dei Bunga Bunga a palazzo Grazioli o delle feste nel Castello di Tor Crescenza? È una domanda che anche gli inquirenti della procura si stanno ponendo, visto che, nelle intercettazioni, le ragazze parlano spesso di “giri romani”. Per esempio, nella registrazione della telefonata tra Miriam Loddo e Barbara Guerra, la prima, in merito alle ragazze presenti a una festa, racconta: «Sì… quelle tante ragazze che vengono da Roma…». E ancora, nella stessa conversazione: «Ma c’erano tutte quelle di Roma, comunque». In un’altra intercettazione, Elisa Toti confida a Nicole Minetti: «Frequentavo il giro di Roma, tra virgolette… Poi, ogni tanto, hai visto, venivamo su a Milano. Perché se c’era qualcosa…». A ulteriore conferma che il copione di Milano si ripete nella capitale, ancora Barbara Guerra, che accenna ai “giri di Roma” dove le cene si organizzano anche tre volte alla settimana. LA FRENESIA DELLE AUTO BLU Rispetto al capoluogo lombardo, però, nella capitale la sensazione è che si viva in clima diverso. Sarà il continuo sfrecciare di auto blu dai vetri schermati, un via vai indisturbato ma impossibile da ignorare. Sembra che qui nessuno voglia farsi vedere in faccia, al contrario di Milano dove il premier frequenta tranquillamente il ristorante Giannino senza privarsi di codazzi femminili. Eppure, anche a Roma Berlusconi non resisterebbe a organizzare feste su feste, invitando decine di ragazze che, come le “colleghe” milanesi, abitano in appartamenti riconducibili alle immobiliari di sua proprietà. Qui, però, non esiste un corrispettivo di via Olgettina, uno stabile che “raduni” le ragazze. Qui, a raccogliere le indiscrezioni, sembrerebbero sistemate in alloggi sparsi per tutta la città in stile “albergo diffuso”. Un esempio diventato un caso ormai storico è quello dell’appartamento di via Filippo Nicolai, di proprietà dell’immobiliare Idra di Berlusconi, dove risulta abitare Sonia Grey, l’ex infermiera di Striscia oggi conduttrice di Domenica in… amori all’interno del programma di Raiuno. Si tratta di un superattico su due piani composto da megasalone, quattro bagni, cinque camere e terrazza con tripla esposizione. Berlusconi l’ha acquistato per 900 mila euro salvando l’inquilina Grey dallo sfratto. Come spiegato anche nel libro Papi, uno scandalo politico di Peter Gomez, Marco Lillo e Marco Travaglio (editore Chiarelettere). LE NOVIZIE AI MARGINI  In zona Trionfale, in via Girolamo Niso, l’immobiliare Dueville (riconducibile alla Dolcedrago del Cavaliere), ha investito 570mila euro in un appartamento situato in una splendida dimora con tanto di parco e piscina abitato da Francesca Pascale, l’ex velina di Telecafone fondatrice del comitato “Silvio ci manchi”, poi consigliera provinciale del Pdl a Napoli. Per intenderci, una delle tre ragazze immortalate mentre scendevano dall’aereo privato del Cavaliere, a Olbia, in Sardegna, per recarsi a Villa Certosa. Nonchè fra le “papabili” fidanzate di Berlusconi. Alla stessa società appartiene anche un appartamento-attico acquistato per 380mila euro all’interno del Villino Rosso, una piccola palazzina in zona Cassia, in via Tomba di Nerone, che risulterebbe abitato da Adriana Verdirosi. Di lei si ricorda una partecipazione televisiva a Tetris di Luca Telese dove faceva la valletta raccomandata da un politico che chiamava “Cicci”. Poi, nel 2009, anche lei è apparsa nella lista delle papabili candidate Pdl alle elezioni europee, il famoso “ciarpame senza pudore” come da definizione della sua ex moglie Veronica Lario LE PREFERITE IN CENTRO Ma le Papi Girl preferite, invece, non si acconterebbero dell’appartamento o dell’attico in zona periferica. Loro lo vogliono in centro, vuoi perché di maggior prestigio e valore, vuoi perché più vicino a Palazzo Grazioli. In Campo dei Fiori risulta abitino sia Virginia Sanjust di Teulada sia Sabina Began. La prima, ex annunciatrice Rai, vivrebbe in un lussuoso immobile costato due milioni di euro e acquistato dal premier tramite Salvatore Sciascia, geometra fidato ed ex responsabile fiscale della Fininvest. Sempre in Campo dei Fiori, in un attico, pare risieda un’altra “preferita” dell’harem, l’”Ape regina” Sabina Began, considerata, almeno per un periodo, il perno dell’organizzazione delle cene a palazzo Grazioli. È facile incontrarla mentre passeggia da quelle parti. LE VICINE DEL MINISTRO Soltanto in via Ciro Menotti si trova qualcosa che somiglia alla residenza Olgettina. Si tratta di una piccola palazzina elegante, con palme all’ingresso e un variegato stuolo di inquilini. Infatti, oltre a Letizia Cioffi, una delle signorine che nel 2009 erano date in odore di candidatura alle europee, lì abitano altre due ragazze che si accompagnano spesso a imprenditori e politici. Nello stesso numero civico, poi, abiterebbe un ministro del Governo. Ecco spiegata la presenza di agenti di sicurezza, piantonati sul marciapiede giorno e notte vicino al portone. Lo stesso portone da cui le tre belle figliole entrano ed escono con minigonne e tacchi vertiginosi. Come a dire che, lì dentro, la convivenza sembra delle più serene.  Carlo Mondonico per “Novella 2000″

Pulisce Roma per vivere – facciamolo fare agli zingari!

Giovedì, 10 Febbraio 2011

Mario è un napoletano che ogni giorno pulisce sponte sua le strade di Roma. Non si può rubare, ha detto, Roma é sporca e io voglio pulirla. Il suo lavoro è apprezzato e Mario riceve monete da commercianti e cittadini: quanto basta per consentirgli di vivere e sentirsi utile. Ieri il Corriere della sera ha dedicato a Mario un bell’articolo. Il suo è un esempio che potrebbe risultare molto utile al sindaco di Roma che potrebbe promuovere organizzazioni di volontariato tra Rom, zingari e altri emarginati per reinserirli nella vita civile. E’ quanto prevede l’art. 118 Cost. che affida (anche) ai comuni la funzione di promuvere le iniziative di interesse generale dei cittadini. Basta con la beneficenza per Rom ed emarginati. Non serve a niente. Stimoliamoli a trovare un impegno che venga apprezzato da cittadini. Pulire i fanali delle auto è una presa in giro. Pulire le strade di Roma, una necessità. Temis

Alemanno, l’inadatto (by Caldarola)

Mercoledì, 9 Febbraio 2011

È ancora in edicola il numero di Panorama in cui Gianni Alemanno, verso la fine dell’intervista, indica fra le cose più riuscite della sua amministrazione la soluzione dei problemi dei rom. Dopo la terribile morte dei quattro ragazzini nel Campo di Tor Fiscale ha dichiarato lo stato d’emergenza indicando fra i responsabili della sciagura le amministrazioni precedenti e la burocrazia.
Ad agosto dello scorso anno un bimbo rom di tre anni era morto fra le fiamme della sua baracca alla Muratella. Dal dicembre 2008 al settembre 2010 i micro-campi abusivi della capitale sono passati da 60 a 209. Il prefetto è già commissario straordinario per l’emergenza rom. Alemanno ha avuto a disposizione 30 milioni di euro per affrontare la condizione dei nomadi. C’è un rapporto della polizia municipale del novembre del 2010 che indica «pericoli di igiene, salute e sicurezza per le persone e le cose» nel campo di Tor Fiscale. Fra il 2000 e il 2007 sono stati creati 7 villaggi attrezzati per circa 4500 persone. Dal 2008 ad oggi non si è fatto niente. Tuttavia Alemanno, dopo le commosse parole di partecipazione al dolore dei familiari dei bimbi bruciati, si è immediatamente preoccupato di polemizzare con chi ha chiesto case per i rom perché «se noi diffondiamo l’idea che basta arrivare a Roma per avere una casa popolare o tutta l’assistenza possibile – ha detto su Rai1 – rischieremmo di attrarre non qualche migliaio di nomadi ma centinaia di migliaia da tutta Europa». Quindi, par di capire, è meglio lasciarli così come sono, oppure nelle tendopoli, per dare il buon esempio. Vi abbiamo presentato il sindaco di Roma. Gianni Alemanno tre anni fa vinse inaspettatamente la gara con Rutelli. Il suo successo, che precedette di poco quello di Renata Polverini, segnò il definitivo ingresso nei centri di comando di una generazione che era stata fascista. Non ci interessa il loro passato. Vissuto nelle caserme al seguito del padre militare, non era difficile immaginare per il giovane pugliese, nato a Bari da genitori salentini e infine trapiantato a Roma, un percorso nella destra fatto di tanti episodi oscuri, di qualche arresto, dell’ascesa nell’organigramma a fianco di Gianfranco Fini e spesso in sintonia con il suocero Pino Rauti. Aderì alla svolta di Fiuggi con qualche mal di pancia e ben presto dette vita, accompagnandosi per un lungo tratto con Francesco Storace, che oggi lo contesta vivacemente, alla corrente della Destra sociale impregnata di cultura corporativa. Non guadagnò immediatamente né i galloni né la prima scena. C’erano Fini ad occupare tutti gli spazi e l’ingombrante presenza di un neo-moderato come Pinuccio Tatarella. Dietro di loro fremevano La Russa e Gasparri che, dopo un breve passaggio agli Interni, si guadagnò alla Comunicazione la gratitudine di Berlusconi per una legge scritta sotto dettatura. Alemanno aspettò il 2001 per diventare ministro e gli toccò l’Agricoltura e l’Ambiente. Qualche critico occhiuto scoprì dopo che aveva mantenuto rapporti strani con Callisto Tanzi ma fece il ministro con grande energia e abilità di comunicazione guadagnandosi gli elogi della sinistra. Il nuovo Alemanno sembrava un giocatore solitario, fuori dalla squadra dei colonnelli. Alpinista, linguaggio prefettizio, abiti scuri e passo militare, Alemanno varcò la soglia dei salotti del campo avverso. Amicizia con Carlin Petrini di Slow food, interviste con Fabio Fazio, Sabelli Fioretti e con la perfida Daria Bignardi che nelle Invasioni barbariche gli fece tirar fuori la collanina con la croce celtica che porta al collo in ricordo di un amico-camerata morto, Alemanno segue un suo personale cursus honorum. Frequenta i salotti buoni, la famiglia Cisnetto lo invita a Cortina-incontra, sfida Veltroni rimediando una provvidenziale sconfitta che lo segnala come uomo generoso in grado di far battaglie difficili, si guadagna la seconda nomination per la sfida con Rutelli che, dopo una campagna elettorale giocata interamente sul tema della sicurezza, vince fra le urla di gioia dei camerati che festeggiano con il braccio teso e dei tassisti ribelli alle regole che lo incoronano come re di Roma. Dopo più niente. La cronaca di questi primi tre anni dell’amministrazione romana è un libro bianco. Alemanno partecipa a tutte le cene del “generone”, non si perde una sfilata di moda, ma lascia andare la città al suo destino. Un mese fa il Sole 24 ore ha pubblicato la classifica dei sindaci più amati e quello di Roma si classifica al settantatreesimo posto. Appena pochi giorni prima Alemanno aveva subito una dura sconfitta sull’unica idea che aveva avuto, dopo quella di insediare a Roma un Casinò, quella cioè del circuito di Formula 1 che avrebbe dovuto svolgersi all’Eur, quartiere che i suoi critici dicono sia troppo nelle attenzioni del primo cittadino. Alemanno la stessa sera della ferale notizia del giornale con industriale sciolse la giunta, si riunì con Gasparri e Cicchitto consegnandosi allo stato maggiore berlusconiano e fece fuori l’unico assessore decente, il finiano Croppi che forse lo sfiderà da destra al prossimo turno. La classifica del Sole non è uno scherzo crudele di un’opinione pubblica volubile ma viene dopo una serie di scandali che hanno travolto l’amministrazione. La “parentopoli” romana porta alla luce centinaia di assunzioni discrezionali che premiano gli ambienti vicini al sindaco fino allo scandalo della guida dell’Ama-Ambiente assegnata a un personaggio della destra più radicale, ex nazista dicono lo cronache e la scoperta che un consigliere comunale a lui vicino, tale Orsi, è impigliato in faccende oscure e notti arcoriane. Intanto molte aree della città sembrano percorse da aggressive bande giovanili al punto che il figlio di Alemanno viene malmenato da una di queste e si fa sentire la presa della malavita. In risposta il sindaco propone la chiusura della serie tv Romanzo criminale, tratta dal libro di Giancarlo De Cataldo, perché la storia banda della Magliana può creare effetti imitativi. Correndo a vuoto ad Alemanno ormai manca il fiato. Un alpinista come lui sa che è un problema grave quando si è di fronte all’ultima scalata. Pensava di essere pronto per fare il vice-premier con Berlusconi o addirittura per prenderne il posto, ora viene considerato dai suoi stessi amici di partito un personaggio imbarazzante. La sua rapida ascesa e la sua odierna caduta non sono solo il simbolo di un fallimento personale. C’è qualcosa che riguarda una intera generazione. Non c’è nessuno dei personaggi che hanno fatto parte della generazione dei colonnelli che si sta salvando. Gasparri non l’hanno più voluto al governo, La Russa è diventato più silenzioso dopo aver delegittimato i comandi delle Forze Armate con l’intemerata afgana, Matteoli corre da una procura ad un’altra. Perduti gli ideali di una volta, si sono messi, spesso controvoglia, sulla scia di Fini fino all’approdo berlusconiano diventandone i laudatores più sfrenati fra l’irritazione dei vecchi di Forza Italia. La debacle del sindaco è la biografia di una classe dirigente che sa stare al seguito dei leader ma che lasciata sola non sa dove andare. A Roma toccano altri due anni e più di cura Alemanno. Sopravviverà? p.caldarola il riformista

Il fallimento della destra riformista (by Campi)

Mercoledì, 12 Gennaio 2011

Come giudicare la decisione di Gianni Alemanno di azzerare la giunta romana? Chi gli vuole bene e lo apprezza, magari in ragione della comune e pregressa militanza nella destra missina, l’ha considerata coraggiosa e responsabile, degna di un vero capo. Chi lo detesta e ne diffida, magari proprio in ragione dei suoi trascorsi politici, l’ha invece ritenuta avventata e dettata dalla disperazione, un puro escamotage. Per evitare di schierarci in modo troppo netto e pregiudiziale, diciamo che si è trattato di una scelta azzardata ma inevitabile, di un gesto che denota al tempo stesso lucidità (dunque la consapevolezza di aver toccato il fondo del discredito agli occhi dei cittadini) e preoccupazione (per uno scontro elettorale, nel 2013, che sondaggi alla mano potrebbe vedere il centrodestra soccombente dopo appena cinque anni alla guida della Capitale) . Di un cambio di passo nella gestione della città, assai carente soprattutto sul piano dell’ordinaria amministrazione, si parlava in effetti da tempo. Ma lo scandalo detto di Parentopoli, i feroci contrasti interni al centrodestra (sempre più diviso sul territorio in correnti e potentati) e, infine, la perdita crescente di consenso del primo cittadino, certificata dall’annuale rilevazione del Sole 24 Ore, hanno fatto precipitare la situazione, rendendo inutili i piccoli aggiustamenti di poltrone ai quali si stava pensando. Al maquillage estetico s’è dunque preferito, almeno sulla carta, un intervento radicale. Resta da capire se alle buone intenzione seguiranno i fatti. Un’idea, da alcuni ventilata in queste ore, potrebbe essere quella di allargare l’attuale maggioranza al Campidoglio, modificandone gli equilibri interni: ma l’Udc si è già chiamata fuori, mentre l’eventuale ingresso in giunta della Destra di Storace, pur con tutta la buona volontà, difficilmente potrebbe essere considerato un fattore politicamente qualificante o innovativo. Molto rumore ha fatto la notizia – lanciata da Repubblica – di un probabile ingresso in giunta, con l’incarico di vicesindaco, di Guido Bertolaso. Alemanno l’ha ampiamente smentita, considerandola una pura fantasia giornalistica. L’arrivo dell’uomo della Protezione civile, specialista in calamità e situazioni d’emergenza, sarebbe in effetti la certificazione, simbolica prima ancora che politica, di un colossale fallimento. Più che un’operazione d’affiancamento all’insegna della berlusconiana “cultura del fare”, che potrebbe peraltro preludere a un cambio di staffetta alla guida del Campidoglio quando i romani andranno nuovamente alle urne, si tratterebbe, nella percezione dell’opinione pubblica, di un commissariamento vero e proprio: imposto dai vertici nazionali del Pdl con la promessa per Alemanno di un suo ritorno da protagonista nel grande gioco della politica nazionale. Ed è proprio questo il problema: quali sono le reali intenzioni e ambizioni dell’attuale sindaco? Vuole davvero continuare nel suo prestigioso ma difficile incarico o ha la segreta intenzione di gettare la spugna alla prima occasione utile? Alcuni sostengono che la vittoria del 2008 lo abbia colto quasi di sorpresa: cercava una vetrina che ne accrescesse la popolarità e il prestigio agli occhi degli italiani, si è ritrovato suo malgrado a fare l’amministratore della città più difficile e cinica al mondo. Non aveva un programma per Roma o un’idea di governo da realizzare, salvo le parole d’ordine sulla sicurezza utilizzate durante la campagna elettorale, tantomeno avevano uomini d’esperienza e di qualità che potessero affiancarlo in un’impresa tanto complicata. E i risultati si sono visti in questi tre anni, nel corso dei quali – va detto per onestà – si è trovato ad affrontare una situazione finanziaria in effetti assai difficile, che ha negativamente condizionato molte delle sue scelte. Il suo timore – vera questa ipotesi – è di restare escluso da incarichi di governo e ruoli politici nazionali nel caso, quest’anno o il prossimo, si dovesse andare al voto anticipato. Inoltre, dopo la traumatica fuoriuscita di Fini dal Pdl chi se non Alemanno può ambire a rappresentare, con una qualche solidità culturale e una qualche capacità progettuale, la destra del centrodestra, sino a proporsi come vice o addirittura successore di Berlusconi? Ma come si possono coltivare sogni da leader politico o da capo del governo se tutti i giorni ci si deve occupare del traffico, delle periferie e delle buche per terra? In realtà, se non fosse impaziente o mal consigliato, Alemanno dovrebbe convincersi che il suo futuro politico è legato non agli accordi sottobanco firmati con qualche maggiorente del Pdl o alle lusinghe e promesse che Berlusconi privatamente gli ha fatto (a lui come a decine di altri aspiranti capi del centrodestra), bensì proprio al buongoverno – se ne sarà capace – della Capitale: che non è una prigione politica dorata, come forse egli teme, ma un trampolino di lancio per lui unica nonché un’occasione storica imperdibile per la componente politica che egli rappresenta. A oggi, come sostengono tutti gli osservatori, i risultati ottenuti alla guida della città non sono granché incoraggianti. Ma la risolutezza con cui ha aperto la crisi gli offre l’occasione per una reale inversione di rotta: per liberarsi dai troppi condizionamenti che ha dovuto sin qui subire dai suoi stessi alleati, per ritrovare un’intesa e un dialogo con i cittadini romani delusi dalle troppe promesse mancate, per scegliersi – non solo tra gli assessori, ma anche tra i dirigenti e gli amministratori alla guida delle municipalizzate – uomini migliori di quelli ai quali sin qui si è affidato, per imporre nuove regole di condotta nel governo della cosa pubblica e per stroncare così il malcostume, per elaborare infine un progetto organico di governo che sia all’altezza di una città come Roma e che vada oltre trovate ad effetto come l’abbattimento di Tor Bella Monaca o del muro di Meyer all’Ara Pacis. Saprà e vorrà farlo, puntando così a governare Roma per due mandati, o tirerà a campare per un paio di anni ancora dopo essersi messo d’accordo alla meglio con tutti i maggiorenti, nazionali e locali, del Pdl? Giovedì verrà presentata la nuova giunta capitolina e verrà anche illustrato il “cronoprogramma” (che orribile termine!) al quale essa si atterrà per l’immediato futuro. E sarà facile capire, già in quest’occasione, se sta per iniziare una nuova fase, finalmente all’altezza delle aspettative che l’elezione di Alemanno aveva suscitato anche al di là della sua area politica di provenienza, o se si sta soltanto consumando la fine di un’avventura nata per caso. a. campi il riformista

Niente pubblicità in centro – consigli ad Alemanno

Mercoledì, 5 Gennaio 2011

Londra è la capitale del consumismo. Eppure nessuna pubblicità deturpa le vie del centro. niente cartelloni sui muri, niente cartelloni sui marcepiadi. se la volete, la trovate negli appositi spazi nella metropolitana. non ci sembra che il commercio subisca alcun pregiudizio. anzi. Perchè, illustre sindaco Alemanno, non trascorre un w.e. di studio a Londra?