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Adesso processate tutte le mantenute (by Sgarbi)

Martedì, 25 Giugno 2013

Dunque, fra i tanti reati contro la persona e contro il patrimonio, oggi ufficialmente si aggiungono il reato di telefonata e il reato di cena.

Cosi ha stabilito il tribunale di Milano. Difficile immaginare una concussione per interposta persona in cui il concusso non trae alcun beneficio o utilità ricevendo soldi o ottenendo un avanzamento di carriera. E anzi a fare il favore è una persona con la quale il concussore non ha parlato. Il reato si fa più sottile: concussione per lettura nel pensiero, senza contropartita. Addiritura per costrizioone insistente.

Passiamo al vantaggio ottenuto per la «raccomandata»: tornare a casa alle due di notte invece che alle sette del mattino. Qualcuno ha sofferto danno? La società ha patito? La pena sanziona una violazione grave. È evidente che la condanna non è a un cittadino ma tecnicamente ad personam. Il reato di telefonata si applica solo al presidente del Consiglio, e solo se si chiama Silvio Berlusconi. Quale violazione sì intende punire e perché il «costretto» non si dichiara tale, perché si usano concetti astratti, il «costretto» altro non è che lusingato. E per questo agisce. E non ha agito.

Quanto al reato di prostituzione minorile manifestatosi in cene neanche nei casi delle escort più sofisticate, si verifica una frequentazione assidua con incontri, cene e ospitalità nella casa del cliente nei luoghi in cui si è configurato il reato. Né risulta che la minore avesse soggezione o fosse forzata ad atti contro la sua volontà. Come nel caso del concusso, la parte lesa non si dichiara tale anzi si manifesta lesa per l’azione dei magistrati che la schiacciano sul tipo di autore della prostituta. Ma la prostituzione e un mestiere, e non occasionale. Ruby ambisce a un ruolo più strutturato: è, e vuole essere, come altre, letteralmente una mantenuta. Non offre prestazione in cambio di denaro, ma ottiene denaro richiedendolo per prospettive di lavoro e vede il suo «inesistente» cliente ripetutamente. Ne ha anche il telefono.

I rapporti con le prostitute non presuppongono relazioni, intrattenimento continuativo rapporti amicali. La prostituta da una cosa, e prende soldi. Ruby prende soldi e non da la cosa. Non si configura, in quanto minorenne, come «parte lesa» perché è interessata a un ruolo che non si esaurisce nell’eventuale atto sessuale. Non ci sarebbe stato reato senza passaggio di danaro, ma certamente Ruby si sarebbe sentita lesa se non ne avesse avuto. Cosi ha ottenuto senza dare per la pur discutibile liberalità di un uomo di cui non si può contestare il diritto al piacere di dare. Molte amanti, molte mogli sono «mantenute». E non per questo sono puttane. Anche l’entita della cifra esonda dalla tariffa di una prostituta. E la misura di un regalo non si può configurare come un reato? Ruby non accetta di essere prostituta.

Deve esserlo per forza? E chiunque maschio o femmina riceva danaro si prostituisce? Ma il paradosso è che Ruby e doppiamente lesa dai magistrati: nella reputazione e nel vedersi sottrarre, in via cautelativa, i denari che Berlusconi le ha dato. Eccola diventare parte lesa, ma dei magistrati non di Berlusconi. I due reati inventati restano indimostrabili se non come astrazioni, per un astratta tutela della condizione di minorenne. ma il «reato di telefonata» circoscrive la concussione almeno nel caso di un altra alta autorità istituzionale: presidente della Repubblica.

Dopo aver posto la condizione, per accettare il secondo mandato di un governo di alte intese, Napolitano esercita la sua pressione su una figura più debole, il presidente del Consiglio Letta imponendogli di nominare il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, già insoddisfacente ministro degli Interni. Non ha un sostegno politico, non ha un merito reale, ma diventa ministro per la seconda volta, e Letta, non può dire di no. La vera Ruby è lei, sostenuta da Napolitano, e con un utilità evidente che si manifesta in potere subalterno e in indennità ministeriali. Di fronte l’evidenza, perché non si apre un inchiesta per concussione relativa alla telefonata o alle pressioni di Napolitano sul presidente del Consiglio? Di questi tempi, dopo il caso delle telefonate di Mancino potremmo aspettarcelo. Ma, vista l’età della Cancellieri ci salveremo dal reato di prostituzione minorile.
Alias di cene. v. sgarbi ilgiornale

“Striscia vuole farmi tacere”

Venerdì, 22 Aprile 2011

Vive in Italia da quindici anni, e dice che lo considera “il posto migliore dove far crescere i figli”. Aggiunge pure che la nostra società “è difficile da capire, ci sono così tante variabili” e che per uno straniero questa complessità è una sfida stimolante. Barbie Latza Nadeau è americana e scrive per ‘Newsweek‘, uno dei magazine americani più prestigiosi, per la sua costola online ‘The Daily Beast‘ e collabora con la CNN.  Ha seguito il caso dell’omicidio di Meredith Kirker e ha scritto un libro sul processo all’accusata Amanda Knox, dal titolo ‘Angel Face: The True Story of Student Killer Amanda Knox’. E’ una giornalista esperta, abituata più alla chiarezza delle testate anglosassoni che a bizantinismi dei nostri media. Eppure, per la prima volta da quando lavora, ha paura di quel che scrive. Questo perché, come ha raccontato ieri online e oggi anche sul nuovo numero di Newsweek, una sera dello scorso febbraio un poliziotto ha bussato alla porta della sua casa romana. “Ero a casa da sola con i bambini” racconta “e sono rimasta sconcertata quando ho visto l’agente. Mi ha detto che dovevo andare alla stazione di polizia per qualcosa che aveva a che fare con ciò che avevo scritto per Newsweek su Mediaset e Silvio Berlusconi”. Il giorno dopo Barbie Nadeau si è recata alla polizia e ha scoperto di essere stata denunciata da ‘Striscia la notizia’ per diffamazione, a seguito di un suo articolo apparso a novembre 2010 su Newsweek dal titolo ‘Italy’s Women Problem‘. Nella sua documentata inchiesta sulla sconfortante situazione delle donne italiane, lontane dalla parità in tutti gli ambiti, Nadeu notava che persino nel programma più visto del prime time italiano, ‘Striscia la notizia’, la rappresentazione femminile era affidata alle Veline. Signorine “con addosso un abito ornato di lustrini fornito di tanga e profondo scollo a V che arriva oltre l’ombelico” a cui i conduttori possono dire “Vai, girati, fatti dare un’occhiata” toccando loro il didietro. Dopo la denuncia, in accordo con ‘Newsweek’, la giornalista si è presa un avvocato che la difenderà. Ma qui ci spiega perché l’azione legale di Striscia non è, secondo lei, “una mera coincidenza Signora Nadeau, nel suo articolo esprimeva una critica al modo in cui le tv di Berlusconi e in particolare ‘Striscia la notizia’, rappresentano la donna. Un argomento che la stampa cavalca da anni. Come mai, secondo lei, da Mediaset è partita una denuncia?
A dire il vero nemmeno io me lo spiego fino in fondo. Posso solo fare delle supposizioni, e dirle che non credo nelle coincidenze. L”idea di avere una denuncia sulla testa mi mette profondamente a disagio. Considero ‘Striscia’ un programma intelligente e nel mio pezzo mi limitavo a mettere in luce una contraddizione. Ovvero che persino Striscia propaganda un’immagine che ritengo lesiva per la donna. La mia copertina di Newsweek ha ispirato a marzo un ‘panel’ di un convegno sulle donne a New York; hanno partecipato anche Emma Bonino e Violante Placido. Avevo appena avuto la notifica della denuncia e non ho voluto fare il nome di Striscia. Quindi, come vede, ha già funzionato su di me come una forma di intimidazione. Anche se ovviamente il mio giornale mi chiede di continuare a scrivere e seguire la questione.Non pensa che denunciarla per diffamazione possa essere per Mediaset una ‘misura preventiva’ in vista dell’aprirsi del processo sul caso Ruby? Insomma un modo per alzare il tiro, mandando un messaggio ai corrispondenti stranieri in Italia in un momento particolarmente delicato per Berlusconi?Parlare di Arcore, delle escort e di Ruby è dal punto di vista giornalistico ovviamente una miniera d’oro. Ma è una strada fin troppo facile, che in accordo con ‘Newsweek’ non ho mai seguito. Quel che mi interessa mostrare a un pubblico di lettori internazionali sono le contraddizioni della condizione femminile in questo paese. E come l’immagine femminile veicolata dai media e dalla pubblicità non possa che danneggiare la ricerca della parità lavorativa e sociale. Tutte queste cosce nude, questa esibizione di corpi manda un messaggio subliminale continuo all’uomo italiano: che le donne hanno a che fare con il sesso, che non sono una controparte seria e affidabile in politica o sul lavoro Nei suoi articoli, in passato, lei ha fatto notare una certa apatia delle donne italiane, incapaci di arrabbiarsi, di combattere contro questo stereotipo…Si, è vero, mi pareva che la reazione non fosse abbastanza forte. Ma negli ultimi mesi la situazione è cambiata, c’è stata una grande mobilitazione.
Crede che stiamo entrando in una nuova fase politica, un tramonto del berlusconismo che dà le sue ultime zampate?Sappiamo che l’era Berlusconi finirà. E il primo test sono le amministrative che si svolgono tra poco. Che sia ora o a fine legislatura, prima o poi lascerà il potere. E questo cambia la prospettiva di un’intera generazione che è cresciuta con lui. Le donne fanno parte di questo cambiamento, e credo che questo faccia molta paura.  l. crinò espresso

Ruby, la storia vera

Sabato, 26 Marzo 2011

Ruby-rubacuori2Io non voglio che viva in comunità, non voglio che viva con gli italiani. Voglio che viva con la sua famiglia e che rispetti le tradizioni della nostra religione”. Zahra El Mahroug parla ai magistrati. � la madre di Karima, che non vuole essere chiamata Karima ma Ruby. Che frequenta un uomo di 74 anni detto Papi e codificato sui cellulari delle ragazze di Arcore con il nome “Monica”. Che è finita in un’inchiesta contro Lucarini Paolo, Bucci Silvia e Gennari Mario, generalità di fantasia assegnate, rispettivamente, a Dario Mora detto Lele, Nicole Minetti ed Emilio Fede, imputati nel Rubygate con Silvio Berlusconi. Tre pseudonimi impiegati dai magistrati per coprire l’inchiesta il più a lungo possibile, come si fa con le indagini di mafia. Come è abituata a fare Ilda Boccassini, pm insieme a Pietro Forno e Antonio Sangermano. Le analogie investigative con i processi contro il crimine organizzato non sono poche. Sono di metodo, in primo luogo. Karima ha parlato con i giudici il 2, 6, 22 luglio e il 3 agosto. Lo schema degli accertamenti giudiziari ha seguito quello in uso con i pentiti: se la dichiarazione ha un riscontro, si tiene. Se no, si butta via. Ogni parola è stata verificata. Ogni svolta nella vita della ragazza è stata controllata e puntellata con le 20 mila pagine di documentazione, che “l’Espresso” ha potuto consultare.I magistrati sanno che la loro teste principale, Karima El Mahroug, sarà attaccata dalla difesa o, più probabilmente, ritratterà al processo che incomincia il 6 aprile. Negherà di avere fatto sesso col premier. Negherà di essere una escort. Dirà di avere guadagnato i soldi, i tantissimi soldi, che ha ricevuto. Racconterà una nuova puntata del Berlusconian Dream. Si godrà la fama e le telecamere dopo essere cresciuta in una famiglia che faticava a comprare il latte. Lo ricorda Zahra El Mahroug, donna delle pulizie sposata a Mohammed, venditore ambulante di abbigliamento in Calabria e Sicilia. Non è contenta la signora El Mahroug. Oggi sua figlia, la maggiore di quattro, si è allontanata dalla famiglia e dalla religione per entrare in un giro di denaro e di italiani. Non tutti. raccomandabili Giovanni Calabrò, per esempio. Nato a Reggio Calabria, risiede nel Regno Unito, neppure la polizia sa dove. � stato arrestato per bancarotta fraudolenta, truffa, estorsione, fatture false. Secondo fonti confidenziali della Questura di Milano, Calabrò avrebbe “contatti lavorativi con esponenti politici dell’attuale governo e lavorerebbe per l’Eni”. Di certo, il businessman ha sufficiente salute economica da concedersi nella primavera 2010 notti folli all’Exedra Boscolo di Milano, un cinque stelle in corso Matteotti. Con lui c’è la sua guardia del corpo Bruno Minghetti, indagato in Calabria per inosservanza delle norme sul soggiorno. Secondo la Questura, all’Exedra e al vicino Four Seasons, lavoravano un gruppo di escort di lusso, tutte facenti capo alla soubrette Raffaella Zardo. La polizia elenca le serbe Andrea Stojanovic e Slavica Knezevic, residente a casa di Lory Del Santo, l’australiana Christina Gabbay, l’italiana Roberta Bregolin. E la marocchina Karima El Mahroug che in tv fornirà una versione parecchio più edulcorata della sua esperienza, raccontando ad Alfonso Signorini di avere tentato una sola volta di prostituirsi ma di essersi ritratta.Ruby, minorenne all’epoca delle notti in hotel, è già frequentatrice assidua di Arcore con 13 presenze dal febbraio al maggio 2010. Tanto che a uno dei suoi frequentatori, incredulo, la ragazza ha fatto sentire al telefono la voce di Papi Silvio. Nello stesso modo vantava i gioielli ricevuti in regalo per le serate a villa San Martino. Alcuni di questi preziosi, 98 collanine per le Papi-girls dal valore complessivo di 240 mila euro, sono stati fatturati a Digitalia 08, società Mediaset i cui piccoli azionisti hanno potuto contribuire pro quota alla generosità di Berlusconi verso la gioventù disagiata.Ruby è stata molte volte nei due alberghi di lusso. Le celle telefoniche lo confermano. Eppure alle 4,15 di mattina del primo maggio trovava il tempo per chiamare a Catania Grazia Randazzo, madre di Sergio Corsaro. � il ragazzo che lei voleva per fidanzato e con il quale progettava di aprire un centro estetico in via della Spiga, grazie ai 187 mila euro ricevuti dalla ragioneria di Papi. Ma la ragazza comprata non è riuscita a comprarsi la normalità. Lo ha dichiarato con orgoglio siculo lo stesso Sergio pur ammettendo che, poco siculamente, era Ruby a pagare i conti e a riempire di regali costosi la famiglia. Anche Sergio è un amante di pseudonimi, visto che di cognome vero fa Pennuto, molto meno glamour di Corsaro.La notte dopo il primo maggio è una di quelle che Ruby ha trascorso ad Arcore. Una della tante passate fuori casa fin da ragazzina, per la disperazione del padre. Mohammed El Mahroug è descritto come un tradizionalista con il quale la figlia maggiore ha incominciato presto a scontrarsi.Karima arriva in Italia con la madre nel 2001, a nove anni. Vive per due anni a Badolato, un paese dello Ionio catanzarese. Nel 2003 la famiglia si trasferisce a Letojanni, a nord di Taormina, e la ragazzina si iscrive alle medie. Un anno dopo cominciano i contrasti. A 13 anni la famiglia vorrebbe fidanzarla a un connazionale. Lei vuole vivere come gli altri. Pensa di farsi battezzare. Nel 2006, a meno di 15 anni, sostiene di lavorare e di mantenersi da sola. A febbraio del 2007, a scuola, ruba un telefonino. A settembre, furto numero due, a casa di Monica Lo Cicero. Il padre di Karima sembra intenzionato a tornare in Marocco. Lei non ne vuole sapere e scompare di nuovo. Quando la trovano, la mandano per la prima volta in una comunità di suore, la Casa di Nazaret nei pressi di Giarre dove conosce il suo primo fidanzato, il catanese Nico Rizza, che ha 15 anni più di lei e fa consegne per il catering della comunità. Dalle suore ci sta poco e torna a Badolato, ospite di conoscenti. Un verbale tragicomico dei carabinieri del luogo ne sintetizza le abitudini. “Risultava a quest’ufficio che la El Mahroug Karima era solita trascorrere buona parte della notte in locali della zona frequentati esclusivamente da avventori maschi. Dalle ore 12,30 del 4.1.2008 veniva condotta e accolta presso la comunità terapeutica Mondo X di Badolato Superiore”.Là Karima passa un periodo lungo, sei mesi. Viene sottoposta a test psicoattitudinali. Ecco i risultati: “Nel rispondere ai test il soggetto si è mostrato sincero e disponibile. Mostra scarsa aderenza alle norme e alle convenzioni sociali. Tende a sopravvalutare acriticamente le proprie possibilità. Sono presenti accentuate tendenze alla fantasticheria autistica con la possibile perdita dei confini tra realtà esterna e interna”. A luglio torna a Letojanni ma la famiglia la vede per poco. Il 7 luglio, la Stradale di Catania la ferma in compagnia di due uomini. Uno, Benito Currò, ha subito da pochi giorni una perquisizione per un’indagine sulla pornografia minorile. Il 10 agosto la madre denuncia l’allontanamento della figlia. Viene ritrovata a Ferragosto, ma un mese dopo sparisce di nuovo. Segue nuova denuncia, del padre stavolta. A fine settembre Karima finisce nella comunità Penelope a Giardini Naxos. Resiste sei giorni e torna a Letojanni. Lì, nuovo furto, ai danni dell’amica parrucchiera Simona Fleri. A novembre, altra comunità, altra fuga. Il copione si ripete a gennaio del 2009, con un episodio più grave. Il Tribunale dei minori riporta che la giovane si è allontanata dalla comunità Il Grillo Parlante di Messina “dopo avere creato dinamiche destabilizzanti nei confronti di altre ospiti più piccole; la comunità ha riferito che aveva simulato un rapporto orale davanti a due bambine di 5 e 9 anni”. A fine gennaio l’autorità giudiziaria decide l’affidamento ai Servizi sociali. Arriva l’ennesimo ricovero, nella comunità Il Glicine, e l’ennesima denuncia di scomparsa alla Questura di Messina il 23 maggio 2009. Karima è già diventata Ruby ed è già quello che si vede oggi in foto: una ragazza alta 1,80 che non passa inosservata. Ai primi di luglio, Sant’Alessio Siculo ospita il concorso “Una ragazza per il cinema”. Fra i giurati c’è il direttore del Tg4 Emilio Fede, nato a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) nel 1931. Il giornalista confiderà di avere provato simpatia per la ragazza perché lei gli avrebbe confessato il sogno di entrare nei carabinieri. La cosa avrebbe favorevolmente impressionato Fede, figlio di un brigadiere dell’Arma. Da questo momento in poi, il racconto si intorbidisce. A novembre del 2009, 17 anni appena compiuti, Ruby arriva a Milano. Per un mese e mezzo va a vivere da Nico Rizza, che nel frattempo ha fatto strada nel mondo delle agenzie fotografiche e abita a Peschiera Borromeo, nell’hinterland di Milano.Il 14 febbraio 2010, Ruby pianta Rizza che, forse, l’ha messa incinta e, forse, si è fatto beccare a letto con un’altra. Il rapporto si chiude con una telefonata, agli atti dell’inchiesta, di insulti atroci da parte dell’uomo. Il 14 febbraio è anche il giorno del debutto ad Arcore. Ruby è riuscita a presentarsi a Lele Mora, gran ciambellano delle notti del Cavaliere, e d’incanto incomincia a trovarsi in tasca biglietti da 500 euro. A sua detta, li guadagna con la danza del ventre nei locali alla moda di Milano, dall’Hollywood al ristorante marocchino Yacut in via Cadore. A marzo va in Sicilia dalla madre presentandosi con il velo islamico. Un mese dopo è in fiera al Cosmoprof di Bologna con Sergio Corsaro a scegliere i macchinari in leasing per il centro estetico. Dopo Rizza, Ruby vive da Katia Pasquino che lavora appunto a un centro estetico, il Mani Nuel di corso Buenos Aires. E’ lì che il 27 maggio Karima viene arrestata per il furto a casa della Pasquino e portata in Questura dove, grazie alla telefonata liberatrice di Papi, scoprirà di essere nipote di Mubarak. Ed è lì che sarà presa in consegna da Nicole Minetti e da Michele De Oliveira, sua nuova coinquilina. La convivenza con la brasiliana finisce dopo dieci giorni, a botte. Karima viene ricoverata alla clinica pediatrica De Marchi. Mostra ai medici una cicatrice al cuoio capelluto che, in passato, ha già attribuito alle percosse del padre e che, secondo la madre, è frutto di una scottatura di quando Karima aveva un anno e viveva in Marocco.Il 15 giugno c’è un nuovo ricovero in una comunità di suore in corso Garibaldi. Non dura più degli altri. Gli orari delle religiose sono incompatibili con quelli dei festini di Papi e suor Caterina Margini decreta l’espulsione. Ma Lele non abbandona la ragazza. Il 23 giugno manda il suo avvocato Gianluca Giuliante, che si presenta come emissario della Minetti “mossa da spirito di affezione”, nelle parole del legale Luglio passa fra interrogatori in Procura, festini con Lele e un nuovo ricovero al Kinderheim Sant’Ilario di Genova. Mora manda Ruby da Luca Risso, proprietario dei locali Albikokka e Fellini. Il 22 settembre, in piazza Caricamento, la ragazza viene fermata in auto con 5.070 euro in borsa appena incassati dal ragioniere di Silvio, Giuseppe Spinelli. La circostanza non turba la prediletta di Papi che in ottobre si esibirà in serate “Pervert” al Fellini, riprodotte su YouTube. Quattro giorni dopo l’ultima esibizione, il 26 ottobre, “il Fatto” scrive di una minorenne che potrebbe procurare guai al premier. � Karima-Ruby o, come l’ha descritta Emilio Fede in un colloquio con Barbara Faggioli, “come si chiama lì, la fatidica ragazzetta rompicazzo, quella turca, quella greca, quella lì, quella che ci ha creato i problemi?”. E’ uno dei tanti modi di vedere la signorina El Mahroug. Citiamo l’ultimo nell’ordine cronologico di questa storia senza allegria. � un fax mandato pochi giorni fa ai giudici milanesi dagli uffici del Sant’Ilario di Genova. “Si comunica che in data 6 marzo 2011 alle ore 23,40 si presenta in Kinderheim la ragazza in oggetto. E’ venuta per salutare e fare le condoglianze per il decesso del marito della responsabile, Gigliola Trentini. E’ molto affettuosa. Comunica che presto si sposa e chiede di farmi conoscere il fidanzato, Luca (Risso, ndr.), che si presenta educatamente. Ruby dice che è in grossa difficoltà perché è da tutti definita escort. Ha sempre cercato di avere delle amicizie femminili e non trovandole ha richiesto quelle maschili. Usa parole dure nei confronti dei pm che hanno indagato, in quanto le hanno fatto dire cose non vere. Restituisce 200 euro che erano stati imprestati dalla Comunità per le sue spese (sigarette, parrucchiere)”. G. turano espresso

Tra lesbo-chic e “Drive in”

Mercoledì, 23 Marzo 2011

angelina_sensualeDopo l’Unità, anche il Fatto insinua ma non rileva granché, quando pubblica una manciata di foto scattate ad Arcore o in qualche discoteca, e ritenute utili quanto basta alla trasformazione mediatica di una festa in un’orgetta softcore. Polemizzare una volta in più contro gli spacciatori di documenti giudiziari e gossipari suonerebbe vano, come gettare acqua vergine in un pozzo sperando di ripulirlo dalla melma.Più interessante è forse indagare con spirito non serioso ma un po’ semiologico il significato degli scatti in questione e il loro uso puritanamente censorio. Tolta un’istantanea goliardica di Lele Mora, restano due bacini saffici, un paio di gambe nude con piedi dalle unghie smaltate, una fanciulla (Barbara Guerra, scrivono) abbigliata come la migliore poliziotta statunitense di un immaginario da anni Ottanta (manette in mano e scollatura felice).Ebbene? Gli antipatizzanti che eccepiscono in fatto di morale ora ripiegano sulla scarsa eleganza dei dopocena berlusconiani. Ma lo fanno come se il lesbo-chic l’avesse inventato il Cav. e non l’ideologia sessualmente corretta e libertaria che incorona tutti i giorni i baci saffici di Madonna e delle sue conturbanti imitatrici (ultime Belen e Canalis a Sanremo); come se la moda e la fantasia pubblicitaria di Oliviero Toscani non avessero dilatato ben oltre il confine della legittimazione erotica. E come se la cinematografia o alcuni spettacoli in prima serata (anche sulla tivù di Stato) non avessero reso dolcemente obsoleto, e in così poco tempo, lo stile del “Drive In” di cui la sexy poliziotta non è che il pallido lascito per una serata vintage, né peccaminosa né innocente. Privata. ilfoglio.it

Facciamo come la Carfagna

Lunedì, 28 Febbraio 2011

nicole-minetti1La Carfagna è stata la prima. Il Riformista ha gustosamente recensito in un post titolato “Facciamo come la Carfagna” tutte cariche e le foto delle papi-girls (rappresentanti del partito “Forza Gnocca”) :  http://www.ilriformista.it/media/images/ilriformista/carfagna.pdf

L’aids del presidente (by Temis)

Sabato, 26 Febbraio 2011

berlusconi-trucco1a letto con Berlusconi e poi subito a farsi il test anti-aids. la chicca è su Repubblica di oggi. dalla intercettazioni risulta una coversazione tra due pai-girls: “tutto a posto?” “globuli bianchi a posto, non abbiamo nessun aids” “se avevo dubbi? mah, sai quando uno va a letto con 80 donne non si sa mai” (p. 15). crediamo che sia la prima volta nella storia che a farsi il test anti-aids sia la escort e non il cliente! temis

Ruby smentisce Berlusconi che ha ingannato la Camera (by Temis)

Mercoledì, 16 Febbraio 2011

E’ stato Berlusconi a dire a Ruby: dì che sei la nipote di Murabak (in modo da giustificare la montante ricchezza dovuta ai “regali”). lo dichiara, secondo la Tepubblica, Ruby alla procura di milano. se così è, Ruby smentisce Berlusconi e invalida la sua tesi difensiva secondo la quale il premier quando telefonò alla questura di Milano era convinto che quella fosse effettivamente la nipote del rais egiziano. ma ciò che è più grave e politicamente rilevante è che la smentita di Ruby dimostra che il presidente del consiglio ha ingannato la Camera dei deputati che si è pronunciata a suo favore proprio sull’assunto che il premier fosse convinto della parentela. Il che prova che siamo dinanzi ad una vicenda tutt’altro che privata! temis

L’harem romano delle Papy girls

Martedì, 15 Febbraio 2011

Dopo aver piantonato e “radiografato” per giorni a Milano il residence Olgettina, dove vivono a spese di Silvio Berlusconi, secondo gli inquirenti, le cosiddette Papi Girl, assidue ospiti delle sue feste ad Arcore, siamo andati nella capitale. Esiste un’Olgettina romana, e cioè una palazzina che alloggi le ragazze dei Bunga Bunga a palazzo Grazioli o delle feste nel Castello di Tor Crescenza? È una domanda che anche gli inquirenti della procura si stanno ponendo, visto che, nelle intercettazioni, le ragazze parlano spesso di “giri romani”. Per esempio, nella registrazione della telefonata tra Miriam Loddo e Barbara Guerra, la prima, in merito alle ragazze presenti a una festa, racconta: «Sì… quelle tante ragazze che vengono da Roma…». E ancora, nella stessa conversazione: «Ma c’erano tutte quelle di Roma, comunque». In un’altra intercettazione, Elisa Toti confida a Nicole Minetti: «Frequentavo il giro di Roma, tra virgolette… Poi, ogni tanto, hai visto, venivamo su a Milano. Perché se c’era qualcosa…». A ulteriore conferma che il copione di Milano si ripete nella capitale, ancora Barbara Guerra, che accenna ai “giri di Roma” dove le cene si organizzano anche tre volte alla settimana. LA FRENESIA DELLE AUTO BLU Rispetto al capoluogo lombardo, però, nella capitale la sensazione è che si viva in clima diverso. Sarà il continuo sfrecciare di auto blu dai vetri schermati, un via vai indisturbato ma impossibile da ignorare. Sembra che qui nessuno voglia farsi vedere in faccia, al contrario di Milano dove il premier frequenta tranquillamente il ristorante Giannino senza privarsi di codazzi femminili. Eppure, anche a Roma Berlusconi non resisterebbe a organizzare feste su feste, invitando decine di ragazze che, come le “colleghe” milanesi, abitano in appartamenti riconducibili alle immobiliari di sua proprietà. Qui, però, non esiste un corrispettivo di via Olgettina, uno stabile che “raduni” le ragazze. Qui, a raccogliere le indiscrezioni, sembrerebbero sistemate in alloggi sparsi per tutta la città in stile “albergo diffuso”. Un esempio diventato un caso ormai storico è quello dell’appartamento di via Filippo Nicolai, di proprietà dell’immobiliare Idra di Berlusconi, dove risulta abitare Sonia Grey, l’ex infermiera di Striscia oggi conduttrice di Domenica in… amori all’interno del programma di Raiuno. Si tratta di un superattico su due piani composto da megasalone, quattro bagni, cinque camere e terrazza con tripla esposizione. Berlusconi l’ha acquistato per 900 mila euro salvando l’inquilina Grey dallo sfratto. Come spiegato anche nel libro Papi, uno scandalo politico di Peter Gomez, Marco Lillo e Marco Travaglio (editore Chiarelettere). LE NOVIZIE AI MARGINI  In zona Trionfale, in via Girolamo Niso, l’immobiliare Dueville (riconducibile alla Dolcedrago del Cavaliere), ha investito 570mila euro in un appartamento situato in una splendida dimora con tanto di parco e piscina abitato da Francesca Pascale, l’ex velina di Telecafone fondatrice del comitato “Silvio ci manchi”, poi consigliera provinciale del Pdl a Napoli. Per intenderci, una delle tre ragazze immortalate mentre scendevano dall’aereo privato del Cavaliere, a Olbia, in Sardegna, per recarsi a Villa Certosa. Nonchè fra le “papabili” fidanzate di Berlusconi. Alla stessa società appartiene anche un appartamento-attico acquistato per 380mila euro all’interno del Villino Rosso, una piccola palazzina in zona Cassia, in via Tomba di Nerone, che risulterebbe abitato da Adriana Verdirosi. Di lei si ricorda una partecipazione televisiva a Tetris di Luca Telese dove faceva la valletta raccomandata da un politico che chiamava “Cicci”. Poi, nel 2009, anche lei è apparsa nella lista delle papabili candidate Pdl alle elezioni europee, il famoso “ciarpame senza pudore” come da definizione della sua ex moglie Veronica Lario LE PREFERITE IN CENTRO Ma le Papi Girl preferite, invece, non si acconterebbero dell’appartamento o dell’attico in zona periferica. Loro lo vogliono in centro, vuoi perché di maggior prestigio e valore, vuoi perché più vicino a Palazzo Grazioli. In Campo dei Fiori risulta abitino sia Virginia Sanjust di Teulada sia Sabina Began. La prima, ex annunciatrice Rai, vivrebbe in un lussuoso immobile costato due milioni di euro e acquistato dal premier tramite Salvatore Sciascia, geometra fidato ed ex responsabile fiscale della Fininvest. Sempre in Campo dei Fiori, in un attico, pare risieda un’altra “preferita” dell’harem, l’”Ape regina” Sabina Began, considerata, almeno per un periodo, il perno dell’organizzazione delle cene a palazzo Grazioli. È facile incontrarla mentre passeggia da quelle parti. LE VICINE DEL MINISTRO Soltanto in via Ciro Menotti si trova qualcosa che somiglia alla residenza Olgettina. Si tratta di una piccola palazzina elegante, con palme all’ingresso e un variegato stuolo di inquilini. Infatti, oltre a Letizia Cioffi, una delle signorine che nel 2009 erano date in odore di candidatura alle europee, lì abitano altre due ragazze che si accompagnano spesso a imprenditori e politici. Nello stesso numero civico, poi, abiterebbe un ministro del Governo. Ecco spiegata la presenza di agenti di sicurezza, piantonati sul marciapiede giorno e notte vicino al portone. Lo stesso portone da cui le tre belle figliole entrano ed escono con minigonne e tacchi vertiginosi. Come a dire che, lì dentro, la convivenza sembra delle più serene.  Carlo Mondonico per “Novella 2000″

Ministre e amanti di Silvio in piazza! (by Sgarbi)

Domenica, 13 Febbraio 2011

“Propongo alle ministre di rispondere con una manifestazione di orgoglio dell’amore, della sua libertà, anche delle sue perversioni. Occorre chiamare in piazza in tutte le città le donne amanti sotto lo slogan ‘donne e amanti di Silvio’. Senza vergogna senza ipocrisia: quante sono le donne che vorrebbero andare ad Arcore? Proviamo a verificarlo”. Lo dichiara in una nota Vittorio Sgarbi (repubblica.it)

Marrazzo e Berlusconi, casi a confronto (by Travaglio)

Venerdì, 11 Febbraio 2011

sara_tommasiUn governatore sotto ricatto è politicamente dimezzato e azzoppato, impossibilitato a svolgere con serenità e responsabilità istituzionale le funzioni che vanno ben al di là delle sue privatissime vicende… Le istituzioni devono essere messe al riparo da ogni sospetto e interferenza… Marrazzo deve valutare se fare un passo indietro non sia l’unico gesto pieno di dignità…”. Così scriveva il 24 ottobre 2009 Pierluigi Battista nel suo editoriale sul “Corriere della sera”. Tre giorni prima erano finiti in carcere tre carabinieri che il 3 luglio erano entrati illegalmente nell’alloggio del trans Natalì, in via Gradoli 96, filmando l’allora governatore del Lazio in un festino di sesso e coca per poi ricattarlo. Marrazzo non era indagato, eppure giustamente il “Corriere” chiese le sue dimissioni. Anche Renato Farina alias Betulla, sul “Giornale” allora di Vittorio Feltri, intimò: “Dimissioni, sparire. Se ci saranno processi, si vedrà, ma intanto abbandonare auto blu e doppiopetto, cambiare itinerario”. E Maurizio Belpietro, su “Libero”, tuonò: “È evidente a chiunque che il governatore non può stare al suo posto un giorno di più… Le ragioni per rimuoverlo in fretta sono note: è stato colto in una situazione imbarazzante, ma in seguito il suo comportamento è stato tutt’altro che limpido… Ha cercato di confondere le acque fornendo versioni di comodo che non trovano riscontri e che ora gli inquirenti stanno cercando di verificare… È impresentabile. Il buon senso avrebbe suggerito di toglierlo di mezzo al più presto”.  Marrazzo si dimise nel giro di tre giorni. Era la vigilia delle primarie del Pd per il candidato governatore e Marrazzo, senza lo scandalo, le avrebbe vinte a mani basse. Invece uscì di scena e, grazie allo scandalo, il Pd perse il Lazio, conquistato da Renata Polverini. Eppure nessuno strillò alla “giustizia a orologeria”. Nessuno disse che Marrazzo doveva restare al suo posto in quanto “eletto dal popolo” (i governatori, diversamente dal premier, lo sono davvero). Nessuno accusò pm e giornalisti di “spiare” il pover’uomo “dal buco della serratura” violando la sua “privacy” (eppure, senza lo spionaggio dei tre carabinieri, nessuno avrebbe potuto ricattarlo).  Ora la domanda è semplice, quasi banale: perché ciò che valeva per Marrazzo, ricattato ma non indagato, non vale per Berlusconi, indagato e ricattato o ricattabile da decine di ragazze armate di foto e filmati sui festini in villa, molte delle quali hanno ricevuto soldi o promesse di denaro in cambio del loro silenzio? Che aspetta il “Giornale” a intimargli: “Dimissioni, sparire”? E Belpietro a spiegare che “è evidente a chiunque che ormai non può stare al suo posto un giorno di più”? E Battista a suggerire al Cavaliere “un passo indietro” giacché un premier “sotto ricatto è politicamente dimezzato e azzoppato”? Attendiamo fiduciosi: non vorremmo mai dover sospettare che il “Giornale”, Belpietro e Battista non siano imparziali. O, addirittura, che abbiano un debole per Berlusconi. M. travaglio espresso