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Putin e il Papa (by Buttafuoco)

Lunedì, 9 Dicembre 2013

La scena di Vladimir Putin che consegna l’icona santissima al vescovo di Roma racconta al meglio cosa è diventata la religione nelle mani degli occidentali, pure quelli venuti dalla fine del mondo. Il leader russo – un vero patriota, un fervente credente, formatosi nello stalinismo – consegna il Beato Volto della Vergine al pontefice. Ne mira dunque la perfezione, ne scruta i riflessi, ne avverte tutta la potente vibrazione celeste e perciò non si capacita di come quell’uomo accanto a sé – il capo della chiesa di Roma – passi quasi in cavalleria cotanta consegna e così, come in un istinto di salvaguardia dell’icona, prima di staccarsene, Putin – che, quasi incredulo domanda: “Ma l’è piaciuta?” – s’inabissa in un solenne inchino segnandosi col triplice segno ortodosso e il momento diventa così concitato (per dirla diplomaticamente) che il Papa torna indietro di un passo e ripete inchino e segno di croce. Quell’icona, infine, è la copia di quella che Giuseppe Stalin, al tempo del conflitto con la Germania, fece trasportare in volo sulla città di Mosca per poi restituirla all’altare affinché col suo manto di grazia e misericordia la Madonna potesse confortare i soldati, la popolazione radunata in baracche dai grossi catenacci e la Santa Madre Russia nel momento terribile della guerra patriottica. In quell’icona, accarezzata da raffiche di mitragliatrice, si specchiano i sacrifici, i fuochi, le tragedie e la Resurrezione di una schiatta resa forte dalla millenaria fedeltà al proprio speciale spirito, quello dell’eroica misericordia forgiata nella pietas. Certo, ci vuole un’aquila bicipite sulla bandiera per attraversare l’inferno del materialismo e svegliare così il bianco delle nevi alla vita rinnovata nella luce. Ci vuole lo spirito russo. E ci vuole un comunista – non uno di sinistra ma un co-mu-ni-sta! – per insegnare al Papa che cosa deve fare un Papa.

Pietrangelo Buttafuoco ilfoglio

Son tornate le spie bone…

Mercoledì, 30 Giugno 2010

anna_chapman-e1277895184689-300x284Bentornati fra noi, Mikhail, Natasha, Igor, Vladimir, o qualunque sia il vostro nome dietro le identità false di spie della porta accanto. Grazie per averci riportato a un mondo più comprensibile e in fondo più sicuro, buoni e cattivi, indiani e cowboy, Cia e Kgb, noi qui voi là e Le Carrè in mezzo a raccontarci il gioco. Vi avevamo un po’ persi di vista, nel bordello angoscioso e amorfo del terrorismo sanguinario senza stati o bandiere e degli “affari bagnati” alla Litvinenko che puzzano più di mafie che di funerali a Berlino, ma voi non eravate mai scomparsi. Eravate sempre lì, nostri vicini di casa. Anche se forse lo avreste voluto, travestiti da ordinarie famigliole di suburbanites americani sparsi nei sobborghi della Virginia e del New Jersey, per vent’anni assegnati a vivere la vita dell’erba da tagliare, del barbecue per il Quattro di Luglio, delle lezioni di nuoto e di soccer per i bambini, i vostri burattinai e i vostri cani da guardia non vi avevano mai dimenticato. “Ricordatevi perché siete lì” li aveva rimbrottati un cazziatone dello “Sluzhba Vneshney Razvedki”, che era il Primo Direttorato del vecchio, caro Kgb, nel 2009: “Dovete raccogliere informazioni riservate politiche e militare e trasmetterle al C”, alla Centrale. Sveglia, ragazzi, non siete lì per divertirvi. Ma quando la processione di auto senza contrassegni dello Fbi e della polizia di Montclair, il sobborgo di New York sui monti Watchung dai quale nei giorni limpidi si vede benissimo lo skyline di Manhattan sdentato per sempre delle due torri, ha portato via i Murphys, Cynthia e il falso marito (un alias) dalla casetta bianca fra altre casette bianche, le due bambine (vere) sono uscite abbracciando spaventate il cuscino sul quale dormivano. Si credevano americane, come i loro compagni di scuola. Non sapevano di essere cucciole di spie. Da anni lo Fbi, il Federal Bureau of Investigation – non la Cia – che ha il compito del controspionaggio, vi teneva d’occhio, vi seguiva nei condomini di lusso di Capitol Hill, all’ombra della cupola del Parlamento a Washington, dove Mike Zottoli, la spia alle vongole, faceva la parte dell’italoamericano piacione con la finta moglie Patricia Mills, naturalmente “gli inquilini più simpatici del palazzo” secondo l’amministratore. Vi tallonava nei caffè da yuppies e da Sex and the City, tra cappuccini e wi-fi nei quali Anna la Rossa, la bellona genere classico da “honey trap”, da trappola al miele, cadde miseramente lei, nella trappola, quando un agente Fbi le chiese un passaporto falso e lei rispose “shit yes”, da disinvolta di mondo, “merda e come no?”. Vi osservavano, poveri travet dell’intelligence, sui treni del commuting, la ferrovia per pendolari assonnati del New Jersey che vi portava verso i vostri finti lavori, di agente immobiliare (Anna era arrivata a due milioni di dollari in commissioni legittime vendendo appartamenti ai milionari russi con soldi da nascondere), di consulente, di impiegati di banca, di giornalista. Vi avevano intercettato le e-mail, ripreso mentre nell’intervallo per la colazione a Central Park, sbocconcellando felafel bisunti o hot dog grondanti di senape, facevate il giochetto del “tocca e passa”, scambiando foglietti con apparenti sconosciuti urtati per caso. O spedivate i “radiogrammi”, che fanno tanto Guglielmo Marconi sulle colline di Bologna, ma sono invece bursts, sofisticatissime e brevissime esplosioni di segnali radio supercompressi e illeggibili, dagli apparecchi nella cantina delle vostre case, alla sera, mentre la finta moglie svuotava la lavastoviglie e i bambini veri, figli loro, si lavavano i denti prima di addormentarsi abbracciando il cuscino. Tutto come una volta, come negli anni nel quali sapevamo che russi e americani giocavano al “grande gioco” e non c’erano davvero segreti, dietro le paratie stagne che perdevano come colabrodi e le borse con i soldi per finanziare partiti, sindacati, politicanti astuti. E appena gli Usa e la Nato sfornavano un aereo nuovo, sei mesi più tardi un clone con la stella rossa già volava e andava bene così. Perché era sulla mancanza di veri segreti militari che riposava la certezza che né gli Stranamore del Pentagono pre, post o neo falchi, né i vecchi cardinali del Cremlino avrebbero mai osato pigiare il bottone del “Mad”, del reciproco annientamento garantito. Questi undici spioni della porta accanto e della scala B interno 4, o forse più perché il procuratore della repubblica di New York, Mike Farbiarz fa capire che il gomitolo non è stato del tutto dipanato, non avevano ombrelli letali, pillole radioattive, puntali di ferro avvelenati nelle scarpe. James Bond non prenderebbe il treno delle cinque del mattino con il blackberry in una mano e la tinozza del caffè nell’altra mano, né parteciperebbe a riunioni condominiali. Non c’era licenza di uccidere per queste talpe innocue e profondissime, spedite alcune nei primi anni ’90, quando i fessi pensavano che la storia fosse finita e i cari Boris, George, Bill, Ronald, Vladimir fossero divenuti soci di una bocciofila internazionale. Dimenticando il monito di Lord Palmerston, che le grandi nazioni non hanno amici permanenti, ma soltanto interessi permanenti. Dovevano semplicemente diventare americani, usare quell’inglese magari con accento italiano imparato nelle leggendarie scuole del Kgb, le stesse dove si è formato per sempre “il mio amico Putin con gli occhi sinceri”, come disse Giorgino Bush di lui. I Murphy del New Jersey avevano imparato tutte le statistiche di baseball, per essere come il vecchio Joe del cortile accanto. Facevano il tifo per i New York Jets, la squadra che va in ritiro proprio dove loro vivevano. Non c’erano fra di loro afroamericani, ma finti ispanici, come Vicky Pelaez. Si era fatto un piccolo nome, Viky, nel giornalismo e aveva una rubrica di opinioni su El Diario, uno dei massimi quotidiani in spagnolo del nord est. Quando li hanno visti portare via in manette con il solito sfoggio di agenti, furgoni, luci roteanti, non si capiva chi fosse più sbalordito, se i conoscenti o le spie. Non sappiamo ancora quali informazioni terribili avessero passato, ora che in qualunque Internet Cafè di Rawalpindi è possibile studiare e copiare i diagrammi di ogni arma, atomica o convenzionale, ma non dovevano essere gran cosa se nel 2009 la “Centrale” li cazziava per scarso rendimento. L’Fbi sospetta che i russi fossero interessati agli “schianta bunker”, a quelle nuove mini atomiche capaci sbriciolare anche le fortificazioni sotterranee più robuste. I messaggi e le istruzioni dal “C”, dalla Centrale, chiedevano di infiltrare i circoli politici di Washington, di fare quello che ogni secondo segretario di ambasciata fa abitualmente, sciroppandosi strazianti cocktail party a Georgetown per mandare rapportini al ministero che nessuno leggerà, di frequentare personalità dell’alta finanza che comunque non prevedono mai Borse o mercati. E poiché la nuova Russia dell’amico Vladimir tiene al soldo, fra le imputazioni agli undici c’è anche, guarda caso, quella di “riciclaggio di danaro sporco”, profumo di mafie e di paradisi fiscali. Se le accuse saranno provate, 20 anni di carcere attendono Anna la Rossa, Mike il Paisà, Kathy la Mamma. La sedia elettrica dei Rosenberg non funziona più. Ma le bambine dovranno aspettare a lungo per la prossima lezione di nuoto.

Stalin era gay represso

Venerdì, 26 Settembre 2008

Il primo a insinuare dubbi che tra Stalin e il suo segretario particolare, l’ungherese di origini ebraiche Karl Pauker, ci fosse qualcosa al di là del rapporto di lavoro fu l’ambasciatore americano a Mosca, William Bullit. Il diplomatico statunitense, in un rapporto confidenziale inviato al governo Usa nel 1934, parlò di relazione «inconsueta».

Ovvio che all’epoca la tesi potesse apparire alimentata da un’ostilità politica più che da un reale fondamento. Tuttavia, con il passare del tempo, le voci crebbero al punto che, in piena guerra fredda, l’ex spia russa Alexandr Orlov si permise di scrivere nel libro "La storia segreta dei delitti di Stalin" che anche alcuni membri del Kgb sapevano del legame particolare, definendo Pauker «più che un amico, più che un fratello per Stalin».
E forse, continua Orlov, la diffusione di certe voci portò all’uccisione dello stesso Pauker durante la grande purga del 1938.

Decenni dopo anche lo psicologo americano Daniel Rancour-Laferriere approfondì la tesi nel testo "The Mind of Stalin: a psychoanalitic study": l’omosessualità di Stalin era latente fin dall’età giovanile e i rapporti con Pauker non erano da lui ritenuti inappropriati ricoprendo il dittatore, come imponeva il ruolo di comando, una parte attiva nella dinamica di coppia.

Ora anche in Russia divampa il dibattito. Se il settimanale "Secret", a fine luglio 2008, ha sostenuto che il patto di non aggressione Molotov-Ribbentrop del 1939 altro non fu che un segnale dell’infatuazione del dittatore russo per Adolf Hitler, il bisettimanale moscovita "Chastnaja Zhisn’" ha definito la paranoia di cui era vittima Stalin un segnale tipico nelle persone che occultano la loro omosessualità.

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Georgia-Russia: il bacio sul podio

Domenica, 10 Agosto 2008

L’abbraccio sul podio della pistola da 10 metri tra la russa Natalia Paderina (a sinistra) e la georgiana Nino Salukvadze. La Paderina ha vinto l’argento e la georgiana il bronzo. Nella notte, la squadra georgiana ha deciso di non ritirarsi nonostante il gravissimo conflitto in corso con Mosca. Dopo la decisione, la Salukvadze è andata a gareggiare ed è risalita dal quarto al terzo posto nella competizione vinta dalla cinese Guo. Poi l’abbraccio sul podio con la "nemica": "’E’ stato molto bello da parte sua venire da me dopo la finale per stringermi la mano"

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Bravo Prodi! ha rifiutato l’offerta di Putin di presiedere il gasdotto Russia-ENI

Giovedì, 1 Maggio 2008

Ci associamo ai complimenti del Wall Street Journal che ha esaltato la scelta di Prodi di non accettare la presidenza del gasdotto, offertagli da Putin, che la Russia sta costruendo con l’ENI per poterare il metano ai paesi del su europa. Bravo, una scelta di grande coerenza e dignità.

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Banca inglese compra banca russa e scopre un calebdario sexy delle dirigenti per i clienti

Domenica, 24 Febbraio 2008

Quando Barclays Bank, la terza più grande banca britannica, ha fatto un’offerta per rilevare la Expobank, una piccola ma promettente banca di Mosca, non sapeva che stava per acquistare, insieme a conti correnti, titoli e investimenti, anche un calendario di belle ragazze seminude in atteggiamenti maliziosi. Sono tante le aziende che, a ogni inizio di anno nuovo, regalano ai propri clienti un calendario un po’ sexy, ma quello della banca russa ha una caratteristica particolare: tutte le fanciulle ritratte sono dipendenti della Expobank, e per la maggior parte nemmeno semplici impiegate addette agli sportelli, ma dirigenti e funzionari con grosse responsabilità. "Volevamo far sapere alla nostra clientela che a lavorare per loro non ci sono soltanto delle serissime professioniste, ma anche delle gran belle ragazze", ha dichiarato un portavoce della banca moscovita al "Daily Mail", che è venuto a sapere della faccenda e ha pubblicato stamane qualche pagina del calendario. Domandosi se nella City, le cui tradizioni sono leggermente più austere, la scoperta delle immagini erotiche non farà inarcare qualche sopracciglio, o addirittura non potrà compromettere la scalata da 200 milioni di sterline, circa 300 milioni di euro, della Barclays alla Expobank.

Ogni mondo, si sa, è paese, e in Russia nessuno ci trova niente di male. L’idea originale, fanno notare alla Expobank, dopotutto viene proprio dall’Inghilterra, dal film "Calendar Girl, ispirato a un fatto realmente accaduto: la storia di un gruppo di dame di carità dai sessant’anni in su che nel 200, per raccogliere fondi di beneficenza per la cura della leucemia, decisero di spogliarsi e posare nude, o seminude, per un calendario. Da allora di impiegati e impiegate che si spogliano in un calendario aziendale, per beneficenza o per puro divertimento, ce ne sono stati tanti, nel Regno Unito e altrove. A pensare che la trovata si poteva copiare anche in Russia è stato Kirill Yakubovskij, il presidente della Expobank, e a scattare le foto è stata sua moglie Elena Boksa, una fotografa professionista. Le dirigenti e impiegate riprese nel calendario hanno tutte accettato la proposta con entusiasmo, e senza essere retribuite. Le immagini sono accompagnate da un linguaggio allusivo, come nel caso di Miss Febbraio, Yevgeniya Trusilova, il cui ritratto senza veli contiene in un angolo la frase: "Facciamo un servizio personalizzato a richiesta".

Le modelle hanno dai 21 ai 33 anni e includono Anna Pogodina, capo economista per la clientela Vip della Expobank (Miss Marzo) e la senior manager Maria Guterman, che si copra il seno soltanto con un vassoio di frutta. "I nostri clienti sono compiaciuti e ci fanno un sacco di complimenti", dice Miss Pogodina. Gessato, bombetta ed ombrello, del resto, non è più l’abbigliamento di rigore nemmeno nella City: chissà se la moda del calendario sexy prenderà piede anche tra le banche di Londra.
repubblica.it

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Strage nella scuola di Beslan: il video che smentisce la versione del Cremlino

Mercoledì, 1 Agosto 2007

Un video smentisce la versione ufficiale del Cremlino sulla strage dei bimbi a Beslan – vedi il video nella colonna a destra del blog

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Anna Politkovskaya, la giornalista russa uccisa, era sul libro paga dell’Occidente

Mercoledì, 18 Luglio 2007

Anna Politkovskaya, la giornalista russa uccisa a Mosca – si pensa su imput del Cremlino -, era lautamente finanziata dalle organizzazioni non governative occidentali interessate a destabilizzare Putin. Nel libro "Stare con Putin?" Maurizio Blondet (Effedieffe) enumera la lista dei premi (in denaro) che tra il 2001 e il 2005 la giornalista ha ricevuto da organizzazioni occidentali: nell’insieme ha ricevuto 117.000 euro, 85.000 dollari e 15.000 setrline. "In Russia farebbero 7 milioni di rubli: una bella somma, in un Paese dove la paga minima è di 1.100 rubli mensili (32 euro)" scrive Blondet: "siamo sicuri che la giornalistra era in perfetta buona fede, non un omologo dell’agente Betulla. Ma l’elenco dimostra che essa era manipolata, e spiega ancor meglio il giro di vite che Putin ha stretto contro le considdette "organizzazioni non governtative" che in Russia operano per "la democrazia", "i diritti umani" e il "libero mercato" (p. 265).  

Non gli USA ma Russia, Francia e Cina hanno armato Saddam – L’AltraStoria

Giovedì, 8 Marzo 2007

Il rapporto sull’invio di armi in Iraq realizzato dallo Stockholm International Peace Research Institute-Sipri scardina uno degli slogan con cui si è alimentato in questi anni l’anti-americanesimo in Italia e nel mondo.
Non sono stati gli Stati uniti ad armare Saddam Hussein.
Il rapporto diffonde tabelle sul valore in milioni di dollari degli armamenti forniti all’Iraq a partire dal 1975 e sino al 2005.
Ora, dal 1975 al 2003 in Iraq sono state importate armi per 39.716 milioni di dollari. Di questi:
- gli Stati Uniti ne hanno fornite per 200 mln (0,5% del totale);
- l’Unione Sovietica: 21.945 mln (55%);
- la Francia: 5.474 mn (14%).
- la Cina: 4.939 mln (12%).
- la Cecoslovacchia: 2.703 (7%).
- la Polonia: 1.681 mln $ (4%).

Saddam risulta quindi finanziato principalmente dal blocco comunista (Unione sovietica, Cina, Cecoslovacchia, Polonia). E’ forse un caso che questi Paesi insieme alla Francia sono stati tra i più strenuti oppositori della politica americana nel medio oriente!