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Scandalo Visco: il “Secolo XIX” non smentisce

Mercoledì, 7 Novembre 2007

Il Visco-pensiero, filtrato attraverso le parole dell’avvocato Luca Petrucci, dimostra soprattutto una cosa: totale mancanza di considerazione per il lavoro del giornalista e, di riflesso, per il diritto di informazione dell’opinione pubblica. Una sensazione confermata dal fatto che di fronte al macroscopico conflitto di interessi documentato dai cronisti il viceministro ha adottato la tattica a lui purtroppo abituale: il silenzio. Il muro di gomma.

Come quando mesi fa, invece di spiegare come intendesse affrontare il buco di 98 miliardi dello scandalo slot machine, Visco si limitò a replicare: «Con voi non parlo perché mi siete antipatici». Visco parla soltanto per carte bollate, ma un viceministro questo non può permetterselo.

Nella sostanza della lettera che Visco e il suo segretario factotum Giovanni Sernicola lasciano scrivere all’avvocato si possono rilevare soprattutto le offese rivolte ai cronisti cui sono attribuite intenzioni disoneste e le larvate minacce al Secolo XIX («stiamo pertanto valutando se rimettere anche il contenuto di questo articolo al vaglio della magistratura»). Per il resto della smentita rimane soltanto il nome, perché la lettera conferma punto per punto la ricostruzione del nostro giornale. E non poteva essere diversamente, perché la nostra inchiesta si basa su documenti e su testimonianze verificati fino alle virgole.

Gli unici punti messi in discussione sembrano tre: la sede della Gpsc non è più in viale Angelico 163. Ebbene, sui registri della Camera di Commercio e sul sito internet della stessa Gpsc (almeno fino a ieri sera alle 19,07) risulta come sede viale Angelico 163. Di più: i cronisti, prima di scrivere l’articolo, hanno telefonato. Ha risposto un’addetta della società. Che avrà pure cambiato la "sede operativa", come scrive l’avvocato, ma che mantiene personale e, soprattutto, indirizzo legale nella sua sede "storica": quella di viale Angelico, quartiere Prati.

Secondo: l’avvocato nega che Giovanni Sernicola, capo della segreteria di Visco, sia il direttore della Nens. Esatto, ma lo è stato fino a pochi mesi fa. Ciò conferma pienamente la ricostruzione del Secolo XIX e cioè l’esistenza di un legame tra l’associazione privata di Visco e la società Gpsc che ha vinto gare europee indette da enti e agenzie controllati dal ministero dell’Economia (dove, è bene ricordarlo, Visco è viceministro).

Terzo: l’avvocato precisa che Gerardo Chiaromonte non è stato maestro di Visco. Di sicuro è stato una figura guida per il viceministro, come per altri noti economisti. Tutto qui. Per il resto l’avvocato non smentisce proprio niente, basta confrontare il testo del nostro articolo con la "smentita" che, può sembrare assurdo, quasi ci delude. Speravamo, noi cronisti, ma prima di tutto cittadini, che l’intreccio di rapporti descritto nel nostro articolo non fosse del tutto vero.

Davvero, signor viceministro, davvero segretario Sernicola, in fondo speravamo che ci smentiste, con fatti, con documenti, non con le solite offensive e trite allusioni a complotti. Lo speravamo per riuscire a mantenere un minimo di fiducia in chi ci governa. E invece niente.

Non abbiamo attribuito a Visco e ai suoi amici nessun reato, abbiamo soltanto messo in fila una serie di fatti, di contratti di appalto, di consulenze (tutto documentato, come il lettore può vedere) che dimostrano un conflitto di interessi, una questione di opportunità (espressione che ormai suona tanto antiquata…). In pratica: il Demanio dello Stato e la Sogei, enti controllati dal ministero dell’Economia, hanno affidato appalti per milioni di euro a una società di cui fino a pochi mesi fa era socio Giovanni Sernicola, capo della segreteria dello stesso viceministro dell’Economia, Vincenzo Visco.

Tra i soci della Gpsc srl (Government procurement services consulting srl) siedono anche l’ex vice-segretario dell’allora ministro delle Finanze e il cugino dell’attuale segretario. La Gpsc ha sede nello stesso immobile in cui si trovano gli uffici della Nens (Nuova economia nuova società), associazione privata fondata dal viceministro Visco insieme con il suo collega Pierluigi Bersani. Coincidenze?

Una fonte sicura, che ha accesso a tutti i documenti del condominio, conferma al Secolo XIX: «I due appartamenti, quello che ospita la Nens e quello della Gpsc, sono contigui e fanno capo alla stessa proprietà (la famiglia Spitz, cui appartiene il direttore del demanio, architetto Elisabetta Spitz, nominata pochi mesi fa dallo stesso Visco, ndr). Anzi, dal punto di vista amministrativo gli appartamenti risultano come un’unica unità».

Ora Visco e Sernicola non parlano. L’avvocato scrive: «Il dottor Bucarelli è professionalmente noto per la propria attività e non si vede perché il dottor Sernicola, da libero cittadino, non avrebbe dovuto dare vita a una nuova società con il dottor Bucarelli soltanto per motivi di parentela».

In parole povere vi sembra normale che il capo segreteria del ministero dell’Economia insieme con il cugino dia vita a una società che prende appalti proprio da enti e associazioni controllati dallo stesso ministero. Ma il problema è questo: se vi sembra normale, allora non ci intendiamo. E non vi intendono, probabilmente, buona parte dei cittadini italiani.

In un paese normale di fronte a questa ricostruzione dei fatti un ministro avrebbe convocato una conferenza stampa ribattendo punto su punto. O si sarebbe dimesso. Visco invece di fatto non risponde, minaccia querele e resta al suo posto. Anche noi restiamo al nostro posto e continuiamo il lavoro. Ringraziando il ministro Visco per il materiale che quotidianamente ci offre.

(continua…)

XXI secolo: il ritorno dei sacrifici umani

Venerdì, 20 Aprile 2007

“Il ritorno del sacrifico umano”: è il titolo di una lettera di Carlo Panella a “Il Foglio”. Lo sgomento aumenta leggendo le prime righe: “Guardate l’orrida liturgia degli assassini di Malataya: i cristiani incaprettati, le teste rivolte alla Mecca, le gole squarciate… Non è solo una strage: è un sacrifico umano. Riguardare le immagini dello stazio del povero interprete di Mastrogiacomno, prima la lettura del Corano, poi la fatwa, poi lo stesso identico gesto dello sgozzamento del montone della festa del mese del peggrinaggio alla Mecca”. Continua Panella: “Alla millesima im magine, al millesimo sgozzamento, dobbiamo prenderne atto: questo islam ripropone nella modernità il sacrificio umano”.
Sgomento, si diceva, ma anche timore: non solo per quanto può accadere ad ognuno di noi, ma per l’impossibilità di un dialogo. E’ questa la cosa più terribile e sconvolgente: prendere atto che per quanto sforzi si possano fare è impossibile dialogare con chi non ti uccide perchè sei un nemico – se così fosse, sarebbe possibile trattare e, prima o poi, pacificarsi – ma perché sei un infedele, ossia un essere al quale non può essere riconosciuta dignità alcuna, nemmeno quella di nemico!

La preghiera nel XXI secolo – Foto che valgono un editoriale 3

Domenica, 11 Marzo 2007


La preghiera nel XXI secolo