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Si va verso il trans-umano

Venerdì, 12 Aprile 2013

«Quello che sta succedendo in Francia in questo momento è una grazia». Tenendo conto che il filosofo francese Fabrice Hadjadj sta parlando dell’approvazione da parte del governo socialista in Francia del matrimonio gay e della quasi totale censura di un milione di persone che scendono in piazza per protestare, si potrebbe pensare che è impazzito. Ma il direttore dell’Istituto europeo di studi antropologici Philanthropos di Friburgo (Svizzera), che ha rilasciato un’intervista a tempi.it a margine del convegno che si è tenuto ieri all’Università Cattolica di Milano dal titolo “È ancora tempo di credere”, ha buone ragioni per usare la parola “grazia”, pur affermando che la Francia è nel bel mezzo di una «crisi antropologica» dominata da una «tecnocrazia che vuole trasformare l’umano».

Professore Hadjadj, partiamo dal principio. Il governo socialista di Francois Hollande vuole legalizzare matrimonio e adozione gay. E, a meno di svolte imprevedibili, ce la farà.
In Francia c’è un governo di sinistra che non può condurre una politica di sinistra, perché la crisi economica gli impedisce di mantenere le promesse di ordine sociale fatte in campagna elettorale. Quindi la sola cosa che gli resta è cambiare la legge. Ma legalizzando il matrimonio gay questo governo di sinistra tradisce la sua natura. Il vero socialismo infatti non tocca la famiglia, che è il pilastro della società, ma cerca di provvedere a una migliore distribuzione delle ricchezze. Questo è un grosso problema e il governo di Hollande cerca di nascondere la sua impotenza dietro questa legge.

Come si è arrivati in Francia a proporre la legalizzazione del matrimonio gay?
Malgrado tutto, e indipendentemente da questa circostanza, in Francia c’è una crisi antropologica. Questa crisi antropologica fa sì che noi non crediamo più davvero all’umano e stiamo andando verso qualcosa che rientra nell’ordine del transumano. Tutto questo grazie al regno della tecnica. Infatti, quello che non si dice normalmente è che affinché ci sia uguaglianza tra un matrimonio fra un uomo e una donna e uno fra due uomini o due donne ci vuole la tecnica. Una coppia dello stesso sesso per procreare deve ricorrere a qualcosa che riguarda più la fabbricazione che la nascita. Dietro a tutto ciò c’è una tecnocrazia che vuole trasformare l’umano.

 

La manifestazione parigina contro il matrimonio gay
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Le immagini della manifestazione che si è svolta ieri a Parigi contro il matrimonio e l'adozione gay sono tratte dal sito de La Manif Pour Tous.

 

 

Sembra che la Francia abbia anche reagito. Per due volte, contro questo progetto di legge, sono scese in piazza un milione di persone.
Sì, c’è stata una grande manifestazione contro il matrimonio gay ma i media francesi non ne hanno quasi parlato. Questo fa capire quanto sia grande la censura su quello che sta succedendo. È noto il caso dell’uomo arrestato perché indossava la maglia della Manif Pour Tous, una cosa che in Francia non si era mai vista prima. Ma resta il fatto che quello che sta avvenendo in questo momento è una grazia.

Una grazia?
Sì, perché non si era mai presa una coscienza tale del mistero dell’Incarnazione. Siamo in una situazione in cui sono la Chiesa e i cristiani che si trovano a difendere la carne e il sesso. Siamo completamente usciti dal puritanesimo per prendere coscienza che la sessualità così come ci è donata viene da Dio ed è spirituale. E questo è un passo avanti straordinario che è stato fortemente preparato da Giovanni Paolo II. La difesa del corpo e della carne, infatti, è una peculiarità del cristianesimo. Durante la Manif Pour Tous, dei cristiani portavano cartelli con questo slogan: “Vogliamo il sesso, non il genere”. È una grande novità questa affermazione del sesso, contro l’ideologia del gender, e quelle persone lo dicevano in quanto cristiani.

Dal punto di vista politico non si può dire che la manifestazione sia stata un successo.
Non era una manifestazione politica ma antropologica. I cristiani si sono resi conto che la posta in gioco non è dominare in un rapporto di forza, non è ristabilire la cristianità ma testimoniare la verità. Ed è per questo che sulla strada c’erano anche grandi filosofi come Rémi Brague, che non aveva mai partecipato a una manifestazione. È una bella novità che i cristiani si mobilitino non tanto per la difesa della cristianità ma perché bisogna testimoniare la verità. Grazie a questa situazione inedita si avrà una ricomposizione totale dell’azione dei cristiani nella società.

manifestazione-per-tutti-parigiIntanto però la legge sul matrimonio gay sarà approvata dal Senato.
Il matrimonio civile era già un falso matrimonio, lo definirei un divorzio rimandato. Non a caso i gay stanno già chiedendo il divorzio, ancora prima di avere il matrimonio. Se lo scopo fosse stato salvare il matrimonio civile, allora non sarebbe valsa la pena di fare manifestazioni. Siamo allo stadio ultimo di una distruzione che risale al 19esimo secolo. La posta in gioco non è impedire la legge ma dire: ecco la verità del matrimonio. In questi giorni si è visto che i cristiani non hanno bisogno dello Stato, dei giornali, della televisione per comunicarlo. La via da percorrere non è più conquistare un potere che sta affondando ma rifondare la dimensione politica dal basso, attraverso l’evangelizzazione.

La sconfitta nasconde una vittoria?
Sì, è l’inizio di qualcosa di nuovo: i cristiani si sono ritrovati e tutti hanno sentito di esistere davvero come comunità. Il cristianesimo francese era segnato dall’individualismo e improvvisamente, in questa situazione, si è visto che non solo si esisteva insieme ma che la piazza era nostra. Le manifestazioni dei cristiani e delle comunità ebraiche contro il matrimonio gay sono state molto più numerose delle altre. Hanno sempre detto che la piazza era della sinistra, degli artisti e anche degli omofili, ma non è così. E mi raccomando di scrivere omofili, non omosessuali, perché il termine omosessualità costituisce il rifiuto della sessualità, quindi non è giusto usare questa parola, non descrive bene la natura della questione. Insisto: questa è una situazione molto gioiosa, molto bella.

Eppure i cristiani non sono mai stati così poco ascoltati.
Se uno ha la nostalgia della cristianità, del tempo in cui lo Stato era cristiano e le leggi erano cristiane, allora può considerare tutto un disastro già da diverso tempo. Se invece uno ha il desiderio non della cristianità ma del cristianesimo, allora questo momento è molto interessante e molto bello. l. grotti tempi.it

Gheddafi, a letto con le donne dei capi di stato

Martedì, 9 Aprile 2013

Sesso con le first lady per tenere in pugno i mariti. Impossibilitato a diventare “re dei re d’Africa”, come avrebbe desiderato, il predatore Muammar Gheddaficercava con ogni mezzo di possederne le consorti. Un modo per schiacciare gli avversari, attirando i potenti in una rete sordida di ricatti e umiliazioni. Il Colonnello “governava, umiliava, asserviva e puniva attraverso il sesso”, racconta un suo stretto collaboratore nel libro-inchiesta Le Prede, della reporter di Le MondeAnnick Cojean.

Il potere del sesso - Nell’harem passavano ogni giorno ragazzine del popolo, trasformate in vere e proprie schiave sessuali. Ma la vera sfida di Gheddafi era possedere i “bocconi di prima qualità“: moglie e figlie di leader politici da esibire come “meravigliosi trofei”. “Più che nel sedurre la donna, la posta in gioco consisteva nell’umiliare attraverso di lei l’uomo che ne era responsabile – in Libia non c’è offesa peggiore -, nel calpestarlo, annientarlo o, nel caso in cui il segreto non venisse rivelato, esercitare un ascendente su di lui, risucchiare la sua forza e dominarlo, almeno psicologicamente”. E, per ottenere questo, poteva mandare aerei in capo al mondo, o ricoprirle d’oro dalla testa ai piedi: tentazioni che certe rampolle di leader africani non esitavano a cogliere, chiedendo a “papà Muammar” di finanziare le loro vacanze, i loro studi o i loro progetti d’impresa.

Qualche esempio - La figlia di un ex presidente del Niger, ad esempio, secondo la Cojean, “è stata a lungo una delle sue intime e l’ha accompagnato in numerosi viaggi ufficiali”. Ma al Colonnello “piaceva anche l’idea di sedurre le mogli sotto il naso dei mariti”. E, per far questo, gli incontri internazionali erano l’occasione più ghiotta. Come il summit del 2010 a Tripoli tra Africa e Unione Europea, quando – racconta una donna che ha lavorato per anni al servizio di protocollo – la “terribile” Mabruka Sherif, responsabile del “servizio speciale“, esaminò le foto delle first lady presenti (per ognuna era stato preparato un dossier) e ne scelse una, dotata di “una capigliatura formidabile”. “Mi faccia una fotocopia della scheda. E’ per la Guida”, disse. La signora fu inondata di regali, fra cui una parure di diamanti da mozzare il fiato. E quando Gheddafi decise che avrebbe voluto incontrarla a Bab al-Azizia alle nove dell’indomani, non fece alcuna obiezione. “Alle dieci – si legge nel volume – il marito aspettava la moglie in una sala dell’aeroporto. Alle undici lei non era ancora arrivata. Nè a mezzogiorno. L’imbarazzo degli addetti al protocollo e della delegazione era evidente”. La first lady giunse infine all’una e mezza, “disinvolta e sorridente, con la cerniera lampo del completo aderente strappata sul fianco”.

La beffa - Secondo la reporter, Gheddafi spaziava anche al di là dello stretto recinto delle first lady, fra ministre di Paesi stranieri, ambasciatrici, presidentesse di delegazioni. E persino su una delle figlie di Abdullah, il re dell’Arabia Saudita, di cui si invaghì pazzamente senza successo. Finché la mezzana incaricata dell’abbocco, disperata per i continui dinieghi, assunse una marocchina che si spacciò per la bella principessa. Uno stratagemma che si rivelò vincente: accecato dall’orgoglio, per una volta, il Colonnello si fece abbindolare.  libero.it

Ora vogliono sdoganare la pedofilia

Martedì, 5 Febbraio 2013

Finalmente ci siamo. Parliamo dell’uscita della nuova edizione del DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) il manuale diagnostico più famoso del mondo, prevista per il maggio 2013.

La “bibbia” della psichiatria mondiale, considerata ecumenicamente un libro sacro anche per gli psicologi. Una “bibbia” che, a differenza di quella con la lettera maiuscola, non può essere soggetta al metodo storico-critico ma va interpretata letteralmente. Una “bibbia” che ha il potere di creare la realtà: un disturbo psichiatrico non esiste se non c’è nel DSM (“Non c’è nel DSM, quindi non è una malattia!”). Non importa se c’è il sospetto che alla base delle sue categorie diagnostiche ci sia l’industria farmaceutica statunitense (fate una ricerca su internet usando come parole chiave “big pharma” e “DSM”…) e non un serio lavoro scientifico. Non importa nemmeno se un manuale scientifico rinuncia all’oggettività per rifugiarsi nella “politicamente corretta” soggettività: fin dalla terza edizione, infatti, il DSM utilizza il termine “disease” (disturbo) al posto di “illness” (malattia).

Ciò che importa è solo ciò che dice questa “bibbia”, non il perché o su che basi: se è scritto nel DSM è vero, punto e basta. Credo quindi che i lettori della Bussola saranno costretti a rivedere le loro opinioni sulla pedofilia, perché la nuova edizione del manuale diagnostico dell’American Psychiatric Association avrà trai suoi principali cambiamenti quello riguardante la pedofilia.

Proprio così. Per ora si sa solo che la pedofilia sarà ribattezzata in “disturbo pedofilo” (“Pedophilic Disorder”), ma sarebbe molto strano annunciare un cambiamento su un tema così scottante se questo cambiamento riguardasse solo il nome. I precedenti fanno purtroppo temere il peggio.
Già nel DSM IV (pubblicato nel 1994) la voce “pedofilia” fu modificata: rispetto alla definizione precedente, la pedofilia poteva essere diagnosticata solo se “Le fantasia, gli impulsi sessuali o i comportamenti causano disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa, o di altre importanti aree del funzionamento” (ovviamente del pedofilo, non del bambino). Insomma, la pedofilia (come l’omosessualità nel DSM III) veniva considerata un disturbo se egodistonica (cioè causa disagio al pedofilo); se invece è egosintonica (cioè il pedofilo non ha nessun problema con la sua pedofilia) era considerata clinicamente normale.

Questi criteri diagnostici suscitarono le veementi proteste di numerose associazioni di genitori,così nel DSM IV-TR (la versione attualmente in uso) questo criterio fu modificato come segue: “La persona ha agito sulla base di questi impulsi sessuali o gli impulsi o le fantasia sessuali causano considerevole disagio o difficoltà interpersonali”. Insomma: gli atti pedofili sono un criterio diagnostico rilevante quanto la pedofilia egodistonica. Non è il massimo, ma è comunque qualcosa.
Comunque sia, è da molto tempo che, da Kinsey a Money in avanti, parecchi professionisti della salute mentale tentano disperatamente di cambiare la percezione della pedofilia nella società occidentale.

Nel 2011 alcuni perlamentari canadesi hanno proposto di modificare le leggi contro la pedofilia. Durante il dibattito sono stati chiamati due esperti: il dottor Vernon Quinsey, professore emerito di psicologia presso la Queen’s University e il dottor Hubert Van Gijseghem, ex professore di psicologia presso l’Università di Montreal. Il dottor Van Gijseghem ha sostenuto che “la pedofilia è un orientamento sessuale” paragonabile all’eterosessualità e all’omosessualità. Tutto corretto. Peccato che ormai, con la locuzione “orientamento sessuale” si intende “variante naturale della sessualità umana”. Infatti il dottor Van Gijseghem ha aggiunto che non è possibile modificare questo orientamento e il solo tentativo è una pazzia, come il tentativo di cambiare qualunque altro orientamento sessuale
Prepariamoci a già visti contorsionismi mentali per giustificare la decisione dell’APA: “Anche gli animali lo fanno, quindi è naturale”; “Lo facevano anche gli antichi Greci”; “Kinsey ha dimostrato che è normale”. r.marchesini labussolaquotidiana

 

Veleno nella vagina per uccidere il marito litigioso…

Giovedì, 31 Gennaio 2013

A Rio Preto, in Brasile, pare che le mogli dopo animate discussioni non scherzino affatto e siano piuttosto vendicative. Un uomo di 43 anni, infatti, ha denunciato sua moglie dopo che lei ha tentato di assassinarlo mettendosi del veleno nella vagina e obbligandolo ad avere un rapporto orale con lei. I due poco prima avevano litigato pesantemente; e il cambiamento d’umore repentino di lei, ha fatto salire i sospetti al marito che prima di praticare sesso orale (che ricordiamo dicono provochi il cancro alla gola) ha avvertito un forte odore intorno all’organo sessuale della moglie, ma non l’ha scampata perché ha comunque inalato i fumi del veleno, sentendosi male quasi subito. L’uomo, successivamente, si è recato in ospedale per capire che cosa fosse successo e le analisi del sangue hanno svelato che erano presenti sostanze tossiche nel suo organismo. L’uomo se l’è cavata con una lavanda gastrica, mentre la moglie è scappata senza lasciare traccia. La donna, adesso, è ricercata per tentato omicidio e in attesa di processo. Occhio uomini (e donne) che il sesso dopo la lite non sempre è riparatore… libero

 

Massoneria e corruzione dei costumi

Martedì, 3 Aprile 2012

Collen Hammond, ex modella e attrice diventata cattolica, in un libro autobiografico di recente pubblicazione racconta come la totale perdita di pudore nell’abbigliamento femminile sia stato uno degli obiettivi tatticamente perseguiti dalla massoneria nell’intento di sradicare la religione. La signora, madre di quattro figli, cita fra l’altro un numero della International Review on Freemasonry pubblicato nel 1928 in cui si legge: “La religione non teme i colpi di spada; ma può estinguersi sotto i colpi della corruzione. Non stanchiamoci mai della corruzione: usiamo un pretesto come lo sport, l’igiene, la cura della salute. E’ necessario corrompere: che i nostri giovani pratichino il nudismo.
Per scongiurare una reazione eccessiva, bisogna procedere metodicamente: bisogna cominciare con lo scoprire il gomito; poi passare alle ginocchia; quindi a gambe e braccia completamente scoperte; poi la parte superiore del torace, le spalle, ecc. ecc.” (Dressing with dignity, Rockford 2005, p. 53).Un secolo prima della rivista citata dalla Hammond la strategia delle sette era la stessa. Regnante Gregorio XVI (1831-46) la polizia pontificia scopre documenti e corrispondenza fra carbonari in cui si teorizza che, per ottenere il potere, bisogna passare per la corruzione dei costumi. Qualche saggio dei documenti resi pubblici per volontà del papa: “Abbiamo deciso che non vogliamo più cristiani; evitiamo dunque di fare martiri: pubblicizziamo piuttosto il vizio presso il popolo”; “L’essenziale è isolare l’uomo dalla famiglia, è fargliene perdere le abitudini”; “L’uomo ama le lunghe chiacchiere al caffè e assistere ozioso agli spettacoli. Intrattenetelo, lavoratelo con destrezza, fategli credere di essere importante; insegnategli poco a poco ad avere disgusto delle occupazioni quotidiane, e così, dopo averlo separato da moglie e figli e dopo avergli mostrato quanto è faticoso vivere adempiendo ai propri doveri, inculcategli il desiderio di una vita diversa”.
Perché la massoneria promuove la corruzione morale della società? Vale la pena di analizzare due risposte, la prima della Civiltà Cattolica, la seconda di Leone XIII, perché entrambe interessanti. A parere della rivista dei gesuiti, che ne parla in un articolo del 1852, lo scopo delle sette “è generalmente antireligioso e antisociale. Esse agognano lo sperperamento e il taglio d’ogni vincolo più sacro, che lega uomo con uomo, nella Chiesa, nella società, nella famiglia, per ricostruire l’umanità sotto una nuova forma di totale servaggio, in cui lo Stato sia tutto, e i capi della setta siano lo Stato”. Nell’enciclica Humanum genus composta nel 1884 per chiarire ai cattolici la natura della massoneria (che, detto fra parentesi, all’epoca dominava la vita politica e culturale italiana), Leone XIII individua nella promozione del vizio l’arma principale delle sette massoniche: a giudizio del papa solo così, e cioè fiaccando la volontà delle persone col renderle schiave delle passioni, uomini “scaltriti e astuti” avrebbero potuto imporsi e dominare incontrastati. Queste le parole del pontefice: “poiché quasi nessuno è disposto a servire tanto passivamente uomini scaltriti e astuti come coloro il cui animo è stato fiaccato e distrutto dal dominio delle passioni, sono state individuate nella setta dei Massoni persone che dichiarano e propongono di usare ogni accorgimento e artificio per soddisfare la moltitudine di sfrenata licenza; fatto ciò, esse l’avrebbero poi soggiogata al proprio potere arbitrario, e resa facilmente incline all’ascolto”. Che questi echi lontani di polemiche otto-novecentesche abbiano qualcosa a che fare con la forsennata campagna a favore del matrimonio omosessuale, in un tempo, per di più, in cui l’istituzione matrimoniale giace in stato comatoso? a.pellicciari labussolaquotidiana

Il matrimonio gay mette in pericolo la salute mentale della società

Lunedì, 19 Marzo 2012

La corte di Cassazione ha stabilito che le coppie omosessuali devono avere «diritto a un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata». Ma l’affermazione più rischiosa, non riportata a mezzo stampa, è quella per cui è «stata radicalmente superata la concezione secondo cui la diversità di sesso dei nubendi è presupposto indispensabile, per così dire naturalistico, della stessa esistenza del matrimonio». «Questo è l’aspetto più grave di tutta la vicenda - spiega a tempi.it Italo Carta, rinomato psichiatra, già ordinario di psichiatria all’Università di Milano. «Ho curato e curo molti omosessuali e ritengo che, se proprio vogliono mantenersi in questa condizione di coppia, possano ricevere certe tutele. Ma che il matrimonio naturale sia così minacciato è una violenza distruttiva per la mentale della società intera». Cosa può accadere se la legge, come fa la sentenza della Cassazione, va contro il diritto naturale praticamente annullandolo? Succede il caos. Se si tolgono le evidenze che accomunano qualsiasi uomo, a prescindere dal contesto e dalla tradizione da cui proviene, si cade nell’arbitrarietà: significa che prevale il diritto del più forte, di chi urla di più. In questo caso quello dei promotori di questi diritti. Siamo in un momento storico in cui la volontà è così tracotante da voler prendere il sopravvento sulla conoscenza delle cose e così le violenta: io voglio fare una famiglia con una persona del mio stesso sesso, non solo chiedo di non essere discriminato ma pretendo di generare, con tecniche violente e artificiali, e poi pure di allevare, un innocente in un contesto che non gli farà sicuramente del bene. Se si salta il fondamento del diritto che è nella legge naturale, e nella ragione umana che la riconosce, la giustizia muore. Non possiamo neppure parlare più di diritti universali. Cosa si perdono la società e la persona in quanto tali se va in crisi l’istituzione del matrimonio basata sulla natura eterosessuale dei coniugi? La generatività e l’educazione sana delle persone. Non basta l’amore per crescere dei bambini, servono due personalità differenti dal punto di vista psichico. I promotori dei diritti gay sostengono che questa condizione è naturale e che la differenza tra sessi è una costruzione sociale.
Nei miei 50 anni di lavoro ho seguito tanti omosessuali. Sono aumentati moltissimo negli ultimi anni. La scienza e l’esperienza dicono che non c’è alcun difetto di natura in loro. Non esiste l’omosessualità naturale, non è iscritta nel Dna. L’omosessualità è un’elaborazione della psiche di modelli affettivi diversi da quelli verso cui la natura normalmente orienta. Questa tendenza è del tutto reversibile. Io mi sono scervellato per anni, ho letto molto su come si può correggere questa tendenza, il problema è che spesso, pur vivendo un disagio, molti di loro non vogliono correggersi.  Secondo lei non dovrebbero avere dei diritti come le coppie eterosessuali? Bisogna fare dei distinguo: ci sono moltissimi soggetti promiscui e con vite sessuali instabili. Ma ci sono anche alcuni di loro che vivono in coppia per molto tempo. Non mi darebbe fastidio se il legislatore desse loro qualche diritto, come già di fatto avviene, con la possibilità di succedere nel contratto di locazione, di ricevere prestazioni assistenziali dai consultori familiari, di astenersi dal testimoniare in processi che vedono coinvolto il partner etc. Ma non si può andare oltre a concessioni di questo tipo. Pena la salute mentale di terzi. Si riferisce ai figli? Anche alla stabilità della società intera. Questa sentenza abolisce l’evidenza e quando si abolisce il principio di evidenza naturale la mente compensa con squilibri psicotici gravissimi. Per questo pensare di introdurre l’uguaglianza dei sessi come normale significa attentare alla psiche di tutti. Penso poi ai più deboli: i bambini. Se gli si insegna sin da piccoli che quel che vedono non è come appare, li si rovina. Ripeto, pur non essendo solito fare affermazioni dure, dato che gli omosessuali sono persone spesso duramente discriminate, non posso non dire che introdurre l’idea che la differenza sessuale non esiste, e che quindi non ha rilevanza, è da criminali. Ha parlato dei bambini. Che conseguenze può avere dare a queste coppie la possibilità di educarli?
La natura ha fatto l’uomo maschio e femmina e la differenza non è solo fisica ma psicologica. La psiche dell’uomo è diversa da quella della donna: la donna protegge, dà la vita per il figlio, si sobbarca le sue fatiche. Il padre è quello che recide questo legame affinché il bambino cresca e cammini con le sue gambe. Il bambino da quando è nato il mondo per crescere forte e sano, per affrontare la vita e i problemi, ha bisogno di entrambe queste figure. Senza di esse salta in aria tutto il dispositivo edipico su cui si fonda da sempre ogni società. Non mi parlino dei genitori morti perché la loro presenza evocata è utile comunque a questo processo. E comunque la morte non crea disordini affettivi come la sostituzione di un genitore con una figura di un altro sesso. Non conosciamo ancora gli scenari di un mondo disposto a stravolgere la normalità ma li prevedo terribili: l’uomo che obbedisce alla sua volontà e non alla norma si distrugge. E questo non dobbiamo permetterlo per il bene di tutti. L’uomo per sua natura è un essere giuridico che per crescere ha bisogno di seguire delle norme date a lui come pilasti di suporto per camminare certo nella vita. Ma perché gli omosessuali non si accontentano dei diritti che già hanno e nutrono tanto livore nei confronti di chi asseconda le norme naturali? Il loro livore è reale. Sono arrabbiati e frustrati. Spesso proprio per delle ferite che si portano addosso scaricano la sofferenza su un punto che individuano come la causa di essa. Anche se di fatto non lo è. Così, però, loro continuano a soffrire e fanno soffrire anche altri imponendo loro la menzogna pur di ottenere quello che pensano gli risolverà la vita. Io lavoro per attenuare il loro disagio che è reale, ma non posso in alcun modo giustificare la violenza distruttiva dell’ideologia che nega l’evidenza e violenta i più deboli. b. frigerio tempi.it

 

La contraddizione della donna moderna

Venerdì, 9 Marzo 2012

La donna moderna, e con l’aggettivo “moderna” intendiamo “liberata” ed “emancipata” nel senso che la cultura femminista ha attribuito a queste parole, si dibatte, con se stessa e con gli uomini, in una contraddizione fondamentale, dalla quale non sa come uscire.Come vi sia giunta, attraverso quali mutamenti socioculturali e per quali meccanismi psicologici, sarebbe cosa lunga da esaminare; del resto, abbiamo cercato di farlo in una numerosa serie di articoli, per cui daremo come sufficientemente lumeggiato questo punto; vediamo, invece, quale sia lo stato attuale delle cose e come, eventualmente, se ne possa uscire.Semplificando al massimo i termini  della questione, potremmo dire che la donna moderna, sempre meno interessata ai figli e alla famiglia e tutta protesa, invece, a fare carriera o, comunque, ad affermarsi a livello sociale, in concorrenza col maschio e, possibilmente, trionfando su di lui, vorrebbe essere apprezzata per le sue doti decisionali, per la sua forza di carattere, per la sua determinazione e la sua grinta, per la sua intelligenza, per la sua cultura: insomma, per tutte le qualità che, secondo lei, dovrebbero portarla ad eccellere e a mostrare quanto fosse ingiusto ed esecrabile il vecchio ordine sociale che, a suo dire, la discriminava gravemente a vantaggi del maschio, anche se di lei meno dotato e meno meritevole.
Al tempo stesso, però, essa vuol mostrare che l’ambizione di affermarsi socialmente e culturalmente non esclude affatto la femminilità, intendendo quest’ultima quasi esclusivamente nel senso della dimensione erotica e sensuale; pertanto, ella sui è posta il duplice obiettivo di mostrare al maschio che è professionalmente più brava di lui e, contemporaneamente, che è una superdonna e non una brutta copia di lui e, pertanto, che può essere desiderabile e seducente quanto e più della donna di due o tre generazioni fa, la quale si limitava a cercar di piacere al marito.La superdonna moderna, invece, vuole stravincere la sfida col maschio e, quindi, vuole far impazzire di desiderio tutti i maschi, giovani e vecchi, restando però sempre padrona della situazione: il che significa che non è disposta a concedersi mai, limitandosi a godere (anche sessualmente) della loro eccitazione o, tutt’al più, concedendosi con sussiego a qualche maschio che non la metta troppo in ombra e che non ponga in discussione la sua superiorità.
Lo sceglie, dunque, più giovane, a volte molto più giovane di lei, diciamo dell’età del proprio figlio; bello e palestrato, per goderne come di un giocattolo sessuale (magari dopo averne ammirato le grazie in qualche locale di spogliarello maschile); non troppo intelligente e decisamente ignorante, perché non vuol correre il rischio che la situazione le sfugga di mano.In breve, lo sceglie – se pure lo sceglie – puntando al massimo del piacere fugace (esattamente come facevano e fanno i maschi stupidi ed egoisti) e, d’altro canto, al minimo del coinvolgimento emotivo e sentimentale, in modo da avere il controllo totale del gioco e da potere usare e gettare lo sprovveduto maschietto in qualsiasi momento, a proprio talento.
Bisogna aggiungere che molte donne che seguono questo indirizzo nei rapporti con l’altro sesso sono già talmente bramose di successo e di potere che, per esse, il fatto sentimentale in se stesso e, sovente, anche il fatto sessuale, passano decisamente in secondo o terzo piano; si tratta di donne sostanzialmente anaffettive, che considerano i legami come una forma deprecabile di debolezza e che, nella loro marcia verso l’affermazione sociale, disdegnano qualunque possibile intralcio e sono pronte a disfarsi di qualsiasi cosa possa somigliare a una zavorra, capace di ostacolare e ritardare i loro disegni.
Molte di queste donne hanno sostituito il rapporto sentimentale con l’uomo con un rapporto “freddo”, cameratesco, asessuato, con colleghi ed amici maschi, più spesso con dipendenti e sottoposti, dai quali sanno di non aver nulla da temere (o da sperare) quanto a intraprendenza e spirito d’iniziativa.
Con siffatti uomini esse intrattengono anche rapporti scherzosi, si scambiano consigli di carattere estetico, mostrano loro senza imbarazzo parti intime del proprio corpo, per far vedere quanto si sono abbronzate durante le vacanze  o come si sono depilate audacemente: tanto, sanno di poter mantenere la confidenza entro limiti assai precisi, più o meno come se avessero a che fare con delle amiche: ciò che, sia detto fra parentesi, getta una luce abbastanza significativa sul grado effettivo di virilità di questi loro simpatici amichetti.Al tempo stesso, la loro ambizione indirizza tali donne, irresistibilmente, verso uomini che, ai loro occhi, rappresentano il successo, vuoi sul piano economico, vuoi su quello politico, vuoi, infime, su quello culturale: di costoro cercano la compagnia, puntano ad attrarre l’interesse, si propongono come ammiratrici o come amiche disinteressate verso le cose banali delle persone comuni e tutte protese, invece, verso le regioni “alte” degli affari, del potere o del pensiero.
Non c’è cosa che le lusinghi di più che riuscire a richiamare l’attenzione e conquistarsi la stima e la fiducia di tali uomini; però, non potendo soffocare del tutto la loro natura femminile, ecco quest’ultima rientrare dalla finestra, dopo essere stata cacciata dalla porta. E così, come per caso, ecco uno spacco generoso della gonna che si apre sul più bello di una dotta conversazione, oppure un movimento casuale del busto in avanti (ma certo, casuale, bisogna essere ben maliziosi per pensare altrimenti!), che fa abbassare la maglietta ed offre un colpo d’occhio a dir poco conturbante sulle meraviglie del décolleté.
È quasi inutile aggiungere che, quando l’uomo mostra di accorgersi di tali panorami corporei e di provarne un evidente compiacimento, la donna si sente profondamente inorgoglita; un po’ meno semplice da spiegare, dal punto di vista della psicologia maschile, è come tale orgoglio tenda a mutarsi bruscamente in fastidio e persino offesa, se agli sguardi ammirati fanno seguito parole o gesti espliciti, dai quali traspaia un robusto desiderio sessuale, che non si accontenta della contemplazione platonica.
E questa è la contraddizione.La donna moderna e neo-femminista, infatti, senza rendersene conto, desidera, nello stesso tempo, due cose che non sono conciliabili, se non in certi film di Hollywood, che trasudano finzione dal principio alla fine: farsi ammirare e, se possibile, invidiare dall’uomo sia per le doti dell’intelligenza e della cultura, sia per quelle del corpo, sottolineando queste ultime con espedienti vistosi e senza disdegnare il ricorso al repertorio più classico della seduzione; però, poi, si sdegna e si risente se, nell’uomo, questo secondo aspetto, che ella ritiene puramente sussidiario, viene alla fine apprezzato più di quell’altro e suscita un desiderio esplicitamente sessuale.
Se ciò accade, lei vede la conferma del teorema femminista secondo il quale ogni uomo è un energumeno senza alcuna sensibilità, una bestiaccia perennemente in calore, incapace di pensare ad altro che a quella cosa lì; e non si rende conto, più o meno in buona fede, di aver fatto molto perché le cose prendessero quella tale piega, proprio con il suo contegno, con il suo linguaggio, con il suo abbigliamento, con gli sguardi assassini e le parole allusive.Di fatto, moltissime donne, a causa dei postumi dell’ubriacatura femminista, sono piombate in un  autentico stato confusionale e non si rendono conto di mandare dei segnali che significano tutt’altro da quello che esse pensano: non si vedono ogni giorno, ad esempio, delle vergini studentesse e delle timorate signorine di buonissima famiglia, andarsene fuori, la sera, vestite in una maniera che potrebbe fare invidia alle ragazze di vita, in attesa di abbordare i loro clienti sui viali di periferia e sulle circonvallazioni extraurbane?In pratica, esse non si rendono conto che esiste un divario enorme, incolmabile, tra l’immagine che vorrebbero dare di se stesse e l’immagine che realmente danno; e questo significa che hanno perduto il rapporto con il loro corpo, con la loro naturalezza, per rinchiudersi in un mondo di fantasie deliranti e di  aspettative allucinatorie, nel quale sono vittime e tiranne di se stesse.
A questa prima contraddizione se ne aggiunge una seconda: perché vorrebbero, sì, essere apprezzate dagli uomini soprattutto per le loro doti intellettuali, ma senza rinunciare a farsi apprezzare anche per quelle fisiche; e loro stesse, in realtà, non sanno bene in quale dei due ambiti vorrebbero riportare i maggiori successi: perché se ciò accade nel primo, allora si sentono mortificate nella loro fisicità; se nel secondo, si sentono disistimate nella loro intelligenza.C’è, infine, una terza contraddizione, che è la conseguenza diretta e inevitabile delle prime due: se la loro bellezza non viene notata o se, comunque, non suscita reazioni di palese interessamento da parte dell’uomo, si ritengono offese e ferite nella loro stessa femminilità; ma se quelle reazioni essa le suscita, magari con l’aiuto di un abbigliamento e di un trucco decisamente provocanti, allora si risentono, perché l’uomo non sa stare nei “giusti limiti” di un rapporto di amicizia o di lavoro e, abituate come sono alla frequentazione con degli efebi dalla scarsa o nulla sessualità, che le complimentano senza desiderarle, reagiscono davanti alle più normali “avances” press’a poco come se improvvisamente venissero aggredite da un maniaco sessuale.Come se ne viene fuori?La donna dovrebbe tornare a se stessa, alla propria autentica natura, liberandosi – questa volta sì, è il caso di adoperare un tale vocabolo – dalle assurde e irrealistiche aspettative ingenerate in lei dalla cultura femminista.
Non si può avere tutto; non si può desiderare tutto; non ci si può proporre di essere sempre i primi della classe, in ogni ambito della vita.
O si punta sull’intelligenza e sulle doti dell’anima, oppure sulla bellezza fisica e sul proprio potenziale seduttivo: non si può incantare il prossimo con entrambe le cose; e, soprattutto, bisogna chiarire a se stessi quale sia la propria parte più vera, quella in cui si ripone la propria giusta fierezza e da cui ci si aspetta di ricavare riconoscimenti e gratificazioni.
Inoltre, se si punta sull’intelligenza, non ci si può dare un aiutino con le proprie doti fisiche, e poi stupirsi e magari offendersi se queste ultime attirano l’attenzione più di quell’altra; e non si può far consistere l’aiutino in strategie di vera e propria provocazione sessuale, a scapito della naturalezza e della semplicità, salvo poi sentirsi umiliate se ciò induce l’uomo a interpretare il tutto come un invito sessuale più o meno esplicito.
Qui vi sono delle contraddizioni fortissime, che trovano la loro radice in una incapacità, da parte della donna moderna, di guardarsi dentro lealmente e di decidere che cosa desidera essere e su che cosa intende concentrare il proprio progetto di vita, adeguando le proprie aspettative al tipo di scelte che lei stessa decide di fare.Non si può giocare contemporaneamente su due tavoli e poi decidere opportunisticamente, di volta in volta, su quale dei due si vuole vincere; né si possono cambiare le regole del gioco in corso d’opera, secondo la propria convenienza.Al fondo di simili comportamenti vi è la solita, vecchia tendenza a voler manipolare gli altri e le situazioni, a voler esercitare un controllo e, possibilmente, un dominio; insomma, a voler fare sì che gli altri pensino, dicano e facciano esattamente quel che la donna desidera, quando lo ha deciso lei e nei termini che a lei sono graditi.Ma questo è un giochetto che può riuscire, appunto, con gli efebi, non con gli uomini veri; un uomo vero non accetterà mai di essere manipolato e, al contrario, farà vedere ben presto che la donna, battendo queste vie traverse, non riesce ad esercitare alcun potere sui di lui, semmai a perdere tutto il proprio fascino e la propria desiderabilità.Bisogna essere chiari, sempre: e questo vale per tutti, donne e uomini indifferentemente.Il nascondimento, la dissimulazione, le astute strategie per far cadere l’altro in nostro potere, non sono indice di chiarezza, né di lealtà; chi li adotta come normali strategie nei rapporti con l’altro, non potrà che ricevere in proporzione: vale a dire che farà colpo sulle persone di poco valore, ma si squalificherà automaticamente davanti a quelle che possiedono fierezza e personalità.È sempre meglio essere se stessi e mostrarsi apertamente per quel che si è: anche se si andrà incontro a qualche delusione, prima o poi si faranno gli incontri giusti e si troverà il proprio equilibrio; e quest’ultima è la premessa per vivere una vita serena, autentica, piena. f. lamendola arianna editrice

L’aborto selettivo su base sessuale, indagine choc in GB

Lunedì, 27 Febbraio 2012

L’aborto selettivo su base sessuale è illegale nel Regno Unito. Eppure, secondo un’inchiesta pubblicata ieri dal Daily Telegraph, la pratica è presente e ben radicata. Un reporter in incognito, munito di microfono e microspia, accompagna una giovane donna incinta in nove cliniche della Gran Bretagna. I risultati sono inquietanti. In tre casi, i medici si sono detti disposti a far abortire la donna perché il figlio non era del sesso desiderato. Immediata la reazione del ministro della Sanità britannica Andrew Lansley: «La selezione del sesso è illegale e immorale».Il dottor Raj Mohan, della Calthorpe Clinic, si dimostra decisamente compiacente nei confronti della donna che, spiega, non vuole avere una bambina. «È un infanticidio femminile – spiega il medico–. Bisogna trovare un’altra ragione. Scrivo che lei è troppo giovane per tenere un bambino. E comunque l’infanticidio femminile è una pratica comune nel terzo mondo». Prabha Silvaraman, che lavora per alcune cliniche private e per il Pall Mall Medical Center, di fronte alla stessa richiesta fa spallucce: «Non faccio domande. Se lei vuole interrompere la gravidanza, la interrompiamo». Il centro, in seguito, ha dichiarato di aver interrotto i contatti con la ginecologa.«Non c’è da stupirsi – dice ad Avvenire Anthony Ozimic, della Società per la protezione del bambino non nato – l’indagine conferma che l’eugenetica è una realtà nella moderna medicina britannica e che alcuni innocenti esseri umani sono considerati sconvenienti. La selezione sessuale dei feti è l’inevitabile conseguenza di un accesso troppo facile all’aborto». La legge dull’aborto, in Gran Bretagna, lascia spazio ad ambiguità interpretabili a seconda della necessità. Il sesso del nascituro è selezionabile in caso di gravi malattie ereditarie. In Galles, Scozia ed Inghilterra si può abortire fino alla ventiquattresima settimana. Dalla venticinquesima in poi solo se il bambino mostra malformazioni evidenti. d. ciacci tempi.it

A Carnevale, ci spogliamo tutte, perchè?

Domenica, 26 Febbraio 2012

Su Twitter seguo con divertimento quello che scrive una ragazza con una grande ironia. Qualche giorno fa ha pubblicato una cosa che, nel momento in cui l’ho letta, mi sono accorta di pensare anche io. «Ma perché le ragazze con la scusa del Carnevale si spogliano tutte nude?». Carnevale è finito (tranne a Milano, dove quello ambrosiano «prolunga» i festeggiamenti fino a sabato), e molte cose mi fanno pensare che la mia «amica» virtuale abbia ragione.C’è una ragione «dotta» prima di tutto: l’ha ben spiegato qualche giorno fa Armando Torno sul Corriere, quando ha raccontato la scomparsa delle maschere tradizionali. Nessuna delle mie amiche, a Carnevale, ha pensato per un solo minuto di vestirsi da Colombina, con quel castigato vestitone da servetta veneziana, reso ancora più severo dal grembiule e dalla cuffietta in testa. Per par condicio devo riconoscere che nessun uomo ha manifestato l’intenzione di agghindarsi da Arlecchino o da Balanzone: quello del 2012 è stato il grottesco Carnevale del comandante Schettino. Ma c’è qualcosa di più.Nella rincorsa all’abito giusto per la festa di Carnevale, nessuna cerca più l’abito da strega, ma quello da strega sexy. La gonna di Biancaneve si accorcia, il vestito da Morticia Addams diventa fasciantissimo, in un crescendo di sensualità.Sulla rete proliferano siti che vendono o noleggiano abiti dove il Carnevale è solo il pretesto per osare quello che nella vita di tutti i giorni appare sconveniente e nessuno potrà scambiarmi per moralista se vi confesso che io stessa ho acquistato un abito che alla fine non ho mai indossato, ma che ho rivenduto a un’amica entusiasta di poterlo riciclare. «Ogni uomo mente, ma dategli una maschera e sarà sincero», diceva Oscar Wilde e allora mi chiedo se noi ragazze impegnate, evolute, demoralizzate davanti a una Belén quasi nuda sul palco di Sanremo (una delusione generazionale: se sei bella non puoi che tendere al velinismo e se sei solo carina al proto velinismo?), ecco proprio noi approfittiamo di una situazione fuori dalla norma per vestire un abito che tutto sommato non ci dispiace.La questione, in fondo, è la stessa di Belén: è vero che non è stata costretta dagli autori a far svolazzare la gonna, è vero che lei gioca consapevole e fa la donna oggetto perché così le piace, ma il rischio è che alla fine non si fa che aderire a un codice precostituito e sinceramente un po’noioso se adottato in tempi di libertà.Non saremmo forse addirittura più consapevoli del nostro potere di seduzione se riuscissimo ad esercitarlo (ben) vestite, senza ammiccamenti en-travesti ? Il prossimo Carnevale vestiamoci da Colombine, che ne dite? Anche perché alla fine, con il suo vestitone, teneva in pugno sia Pantalone che Arlecchino. m. proeitti 27esimaoracorriere.it

Il regno di Narciso (by de Benoist)

Giovedì, 2 Febbraio 2012

“La società ha integralmente adottato, senza il minimo limite e senza il minimo contropotere, i valori femminili”: in questi termini ha espresso di recente il suo parere il pediatra Aldo Naouri. Di questa femminilizzazione sono già testimonianze il primato dell’economia sulla politica, il primato del consumo sulla produzione, il primato della discussione sulla decisione, il declino dell’autorità a profitto del “dialogo”, ma anche l’ossessione della protezione del bambino (e la sopravvalutazione della parola del bambino), la messa sulla piazza pubblica della vita privata e le confessioni intimi della “tele-realtà”, la moda dell’“umanitario” e della carità massmediale, l’accento posto costantemente sui problemi della sessualità, della procreazione e della salute, l’ossessione dell’apparire, del voler piacere e della cura di sé (ma anche l’assimilazione della seduzione maschile alla manipolazione e alla “molestia”), la femminilizzazione di talune professioni (scuola, magistratura, psicologi, operatori sociali), l’importanza dei mestieri della comunicazione e dei servizi, la diffusione delle forme rotonde nell’industria, la sacralizzazione del matrimonio d’amore (un ossimoro), la moda dell’ideologia vittimistica, la moltiplicazione delle “cellule di sostegno psicologico”, lo sviluppo del mercato dell’emotività e della compassione, la nuova concezione della giustizia che fa di essa un mezzo non per giudicare in assoluta equità ma per far pesare il dolore delle vittime (per consentire loro di “elaborare il lutto” e “ricostruirsi”), la moda dell’ecologia e delle “medicine dolci”, la generalizzazione dei valori del mercato, la deificazione della “coppia” e dei “problemi di coppia”, il gusto della “trasparenza” e della “commistione”, senza dimenticare il telefono portatile come sostituto del cordone ombelicale, la progressiva scomparsa dell’imperativo dal linguaggio corrente ed infine la stessa globalizzazione, che tende ad instaurare un mondo di flussi e riflussi, senza frontiere né punti di riferimento stabili, un mondo liquido e amniotico (la logica del Mare è anche quella della Madre).

Dopo la penosa “cultura rigida” degli anni Trenta, non tutto è stato negativo in questa femminilizzazione, certo; ma essa è ormai scaduta nell’eccesso inverso. Al di là dell’essere sinonimo di svirilizzazione, il suo sbocco è la cancellazione simbolica del ruolo del Padre e l’indistinzione tra i ruoli sociali maschile e femminile.

La generalizzazione della condizione salariale e l’evoluzione della società industriale fanno sì che oggi gli uomini non abbiano semplicemente più tempo da dedicare ai figli. Il padre è stato a poco a poco ridotto ad un ruolo economico e amministrativo. Trasformato in “papà”, tende a diventare un semplice sostegno affettivo e sentimentale, fornitore di beni di consumo ed esecutore delle volontà materne, e nel contempo un assistente social-familiare, un aiuto-marmittone, destinato a cambiare pannolini e spingere passeggini.

Ma il padre simboleggia la Legge, referente oggettivo che si innalza al di sopra delle soggettività familiari. Mentre la madre esprime prima di tutto il mondo degli affetti e dei bisogni, il padre ha la funzione di tagliare il legame di fusione fra il bambino e la madre. Fungendo da istanza terza che fa uscire il bambino dall’onnipotenza narcisistica, egli consente l’incontro di costui con il suo contesto socio-storico e lo aiuta a collocarsi all’interno di un mondo e di un periodo di durata. Assicura “la trasmissione dell’origine, del nome, dell’identità, dell’eredità culturale e del compito da svolgere”, come ha scritto Philippe Forget. Facendo da ponte fra la sfera familiare privata e la sfera pubblica, limitando il desiderio attraverso la Legge, egli si rivela indispensabile alla costruzione di se stessi. Ma nel nostro tempo i padri tendono a diventare “madri come le altre”. Per usare le parole di Éric Zemmour, “anch’essi vogliono essere portatori dell’Amore e non più solamente della Legge”. Orbene: il bambino senza padre fa un’enorme fatica ad accedere al mondo simbolico. In cerca di un benessere immediato che non è costretto ad affrontare la Legge, la dipendenza dalla merce diventa del tutto naturalmente il suo modo di essere.

Un’altra caratteristica della modernità tardiva è l’indistinzione tra le funzioni maschile e femminile, che fa dei genitori dei soggetti vaganti, smarriti nella confusione dei ruoli e nell’offuscarsi dei punti di riferimento. I sessi sono dei complementari antagonistici, il che vuol dire che si attirano e nel contempo si combattono. L’indifferenziazione sessuale, ricercata nella speranza di pacificare le relazioni fra i sessi, finisce col far scomparire quelle relazioni. Confondendo identità sessuali (non ce ne sono che due) e orientamenti sessuali (ce ne può essere una moltitudine), la rivendicazione di omoparentalità (che toglie al bambino i mezzi per nominare la sua parentela e nega l’importanza della filiazione nella sua costruzione psichica) si riduce a chiedere allo Stato di fabbricare leggi per convalidare abitudini, legalizzare una pulsione o dare una garanzia istituzionale al desiderio, tutte funzioni che non gli spettano.

Paradossalmente, la privatizzazione della famiglia è andata di pari passo con la sua invasione da parte dell’“apparato terapeutico” dei tecnici e degli esperti, consiglieri e psicologi. Questa “colonizzazione del mondo vissuto” operata con il pretesto di razionalizzare la vita quotidiana ha rafforzato insieme la medicalizzazione dell’esistenza, la deresponsabilizzazione dei genitori e le capacità di sorveglianza e di controllo disciplinare dello Stato. In una società considerata in debito perpetuo nei confronti degli individui, in una repubblica oscillante fra commemorazione e compassione, lo Stato assistenziale, indaffarato nella gestione lacrimosa delle miserie sociali per il tramite della sua clericatura sanitaria e previdenziale, si è trasformato in Stato materno e maternizzante, igienista, distributore di messaggi di “sostegno” a una società rinchiusa in una serra. È questa società dominata dal matriarcato mercantile che si indigna oggi del virilismo “arcaico” delle periferie metropolitane e si stupisce di vedersene disprezzata.

Tutto ciò però altro evidentemente non è se non la forma esteriore del fatto sociale, dietro la quale si dissimula la realtà delle disuguaglianze salariali e delle donne picchiate. La durezza, evacuata dal discorso pubblico, ritorna con tanta più forza dietro le quinte, e la violenza sociale si scatena sotto l’orizzonte dell’impero del Bene. La femminilizzazione delle élites e il ruolo acquisito dalle donne nel mondo del lavoro non ha reso quest’ultimo più affettuoso, più tollerante, più attento all’altro, ma soltanto più ipocrita. La sfera del lavoro salariato obbedisce più che mai alle sole leggi del mercato, il cui obiettivo è accumulare all’infinito lucrativi ritorni sugli investimenti fatti. Il capitalismo, si sa, ha costantemente incoraggiato le donne a lavorare al fine di esercitare una pressione al ribasso sul salario degli uomini.

Ogni società tende a manifestare dinamiche psicologiche che si possono osservare anche a livello personale. Alla fine del XIX secolo regnava frequentemente l’isteria, all’inizio del XX secolo la paranoia. Nei paesi occidentali, la patologia più corrente oggi sembra essere un narcisismo di civiltà, che si esprime in particolare nell’infantilizzazione degli agenti, in un’esistenza immatura, in un’ansia che porta spesso alla depressione. Ogni individuo si prende per l’oggetto e la fine di tutto, la ricerca del Medesimo prende il sopravvento sul senso della differenza sessuale, il rapporto con il tempo si limita all’immediato. Il narcisismo produce un’ossessione di auto-generazione, in un mondo senza ricordi né promesse, in cui passato e futuro sono egualmente ripiegati su un eterno presente e in cui ciascuno assume se stesso come oggetto del proprio desiderio, pretendendo di sfuggire alle conseguenze dei propri atti. Società senza padri, società senza punti di riferimento! a. de benoist  (da “Éléments” n. 121, estate 2006) via diorama.it