La signora è una donna di mondo, diciamo così, una che fa la vita. Molto bella, sembra il disegno di una canzone. L’ha beccata la Finanza, e le ha presentato il conto, come si fa con gli evasori. «Anzi. Mi hanno detto che il mio caso è come quello di Valentino Rossi». Soldi all’estero e redditi misteriosi. Alle donne di mondo che fanno la vita, in genere non guardano mai in tasca: è una polemica che esiste da quando esiste il suo mestiere. A lei invece sono andati a spulciare i guadagni: 357mila euro in 4 anni. Per Valentino era un errore, e ha già pagato tutto. E lei vuole pagare? «Ma chi l’ha detto che non voglio pagare? Io sì che voglio pagarle, le tasse. Solo che voglio anche che sia riconosciuto il mio lavoro, che sia legittimato, e quindi tutelato, e che nessuno possa dirmi che sto svolgendo un’attività illecita». Cioè: non mi vergogno, pago tutto, ma lo Stato mi tratti come un lavoratore. Anche sulla carta d’identità? «Certo, anche lì. Nel mio Paese c’è scritto sul documento. Professione: meretrice».
In Italia c’è arrivata circa 5 anni fa, sapendo già quello che voleva fare. Dall’Uruguay a Bologna, via Germania. Una donna che fa la vita. Una squillo, ma di lusso. «I miei clienti sono manager, imprenditori, professionisti». Come la pagano? Quasi tutto in contanti, dice. Forse qualche assegno? Poca roba, i più fidati. Lei non ha nome. Le iniziali: C. Z., 32 anni, uruguaiana, minuta, raffinata nei tratti, pelle chiara, molto graziosa e molto dolce, sguardo penetrante, deciso, castana di capelli, pulita, curata, niente roba da squillo, quasi morigerata, un abitino sotto il ginocchio, tinta floreale, scarpa bassa, occhiali scuri, la chioma abbastanza corta raccolta sulla testa. Fa una vita normalissima, da brava signora. Si alza al mattino presto, fa colazione e va in palestra. Poi fa la spesa, va a casa, e si prepara da mangiare.
Prima di andare a lavorare, molto spesso va in libreria: le piace leggere. Dopo, comincia il lavoro. «Mai in casa. Mi dicono dove andare, io vado». Clientela del Nord, da Parma, a Bologna, a Milano, a Venezia. Può essere anche solo per una cena, per un incontro d’affari, queste robe qui. Come dire? La signora è una hostess dell’amore. Dall’Uruguay era venuta via perché suo marito la picchiava. «Una tortura». Il marito è l’unica persona di cui non vuole parlare. Prese sua figlia, che allora non aveva neanche tre anni, e tornò da sua madre. Il suo progetto era di andare il più lontano possibile, scappare via, fare un po’ di soldi per mantenere la bambina e i figli di sua cugina che è morta, e anche sua sorella, che adesso ha 15 anni, «che è una ragazza malata, che bisogna accudire di tutto». Ha fatto così. E’ andata in Germania, e poi ha preferito venire in Italia: forse da noi c’è più clientela. Dal 2005 è a Parma. I soldi, dice, li ha mandati sempre tutti a casa. E’ per quello che l’hanno beccata, come spiega il suo avvocato, Luca Berni, «perché i trasferimenti superavano certe soglie consentite dalla legge».
Sul suo conto in Italia, lei non ha mai avuto troppi soldi, al massimo duemila euro. Però, la Guardia di Finanza le ha contestato un guadagno di 357mila. Più o meno due mesi fa, l’ha chiamata e gliel’ha detto. Lei ha risposto: sì, è vero. E come ha fatto ad avere tutti quei soldi? «E’ il frutto della mia attività. Sono una prostituta», ha dichiarato la signora. La Guardia di Finanza ha aperto un fascicolo, imponendole di pagare 90mila euro, tanto per cominciare. E lei allora s’è cercato un buon avvocato. Può permetterselo. A Parma, Luca Berni è tra i più famosi. Così qualche giorno fa ha bussato al suo studio. Come ripete ancora adesso, «io intendo pagare. Ma prima desidero essere legittimata e riconosciuta, voglio essere inquadrata come una qualsiasi lavoratrice». Racconta che un po’ di tempo fa era andata dalla polizia perché aveva paura: «Gli albanesi mi hanno minacciata di morte, ho paura. Mi avevano risposto che non potevano farci niente. Possiamo intervenire solo se scorre il sangue. Che senso ha? Se sono invisibile quando chiedo aiuto, allora è giusto che sia invisibile anche quando c’è da pagare». Cos’è meglio? «Meglio esistere sempre. Per tutt’e due».
(continua…)