Articolo taggato ‘squillo’

Tutte all’Università per fare le squillo

Martedì, 2 Dicembre 2008

Alessandro Calderoni è giornalista e ha pubblicato recentemente "Il mestiere più antico del mondo". Nato da un’indagine per conto di un settimanale, il libro è stato (parole di Calderoni) una scoperta sconvolgente. Ecco qualche ritratto: poco più di vent’anni, tra un esame e l’altro all’Accademia di Belle Arti,Virginia ha seguito la sua passione per il denaro in un tunnel di sesso e incontri sbagliati. Gabriele è un gigolo gentile, che di mattina frequenta i corsi di Lingue. Laura vendeva il suo corpo; ora, con una laurea in tasca,vende immagini del suo corpo online. Dalia gestisce un sito hard a pagamento con uno dei suoi docenti universitari. Sa, violinista e futuro farmacista, si esibisce sul web con il suo fidanzato. Debora, terzo anno di Architettura, fa la camgirl per pagarsi l’affitto a Venezia. Punti in comune: tutti usano internet per guadagnare vendendo se stessi, o un personaggio che hanno creato; tutti sono – anche – studenti. Attraverso decine di messaggi pescati dal magma infinito della rete e le storie dei protagonisti che hanno accettato di raccontarsi, l’autore si fa strada nei labirinti di un fenomeno tutto nuovo, in bilico tra reale e virtuale, corpo e immagine, carne e pixel, ipocrisia e trasgressione, fantasie e vita. E nel linguaggio di acquirenti e compratori scopre i bisogni, le esigenze, le risorse e le difficoltà inedite di un’epoca che con i new media si esprime ma, soprattutto, si trasforma.

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Prostitute: pagate le tasse! – la Finanza contro le squillo

Martedì, 24 Giugno 2008

La signora è una donna di mondo, diciamo così, una che fa la vita. Molto bella, sembra il disegno di una canzone. L’ha beccata la Finanza, e le ha presentato il conto, come si fa con gli evasori. «Anzi. Mi hanno detto che il mio caso è come quello di Valentino Rossi». Soldi all’estero e redditi misteriosi. Alle donne di mondo che fanno la vita, in genere non guardano mai in tasca: è una polemica che esiste da quando esiste il suo mestiere. A lei invece sono andati a spulciare i guadagni: 357mila euro in 4 anni. Per Valentino era un errore, e ha già pagato tutto. E lei vuole pagare? «Ma chi l’ha detto che non voglio pagare? Io sì che voglio pagarle, le tasse. Solo che voglio anche che sia riconosciuto il mio lavoro, che sia legittimato, e quindi tutelato, e che nessuno possa dirmi che sto svolgendo un’attività illecita». Cioè: non mi vergogno, pago tutto, ma lo Stato mi tratti come un lavoratore. Anche sulla carta d’identità? «Certo, anche lì. Nel mio Paese c’è scritto sul documento. Professione: meretrice».

In Italia c’è arrivata circa 5 anni fa, sapendo già quello che voleva fare. Dall’Uruguay a Bologna, via Germania. Una donna che fa la vita. Una squillo, ma di lusso. «I miei clienti sono manager, imprenditori, professionisti». Come la pagano? Quasi tutto in contanti, dice. Forse qualche assegno? Poca roba, i più fidati. Lei non ha nome. Le iniziali: C. Z., 32 anni, uruguaiana, minuta, raffinata nei tratti, pelle chiara, molto graziosa e molto dolce, sguardo penetrante, deciso, castana di capelli, pulita, curata, niente roba da squillo, quasi morigerata, un abitino sotto il ginocchio, tinta floreale, scarpa bassa, occhiali scuri, la chioma abbastanza corta raccolta sulla testa. Fa una vita normalissima, da brava signora. Si alza al mattino presto, fa colazione e va in palestra. Poi fa la spesa, va a casa, e si prepara da mangiare.

Prima di andare a lavorare, molto spesso va in libreria: le piace leggere. Dopo, comincia il lavoro. «Mai in casa. Mi dicono dove andare, io vado». Clientela del Nord, da Parma, a Bologna, a Milano, a Venezia. Può essere anche solo per una cena, per un incontro d’affari, queste robe qui. Come dire? La signora è una hostess dell’amore. Dall’Uruguay era venuta via perché suo marito la picchiava. «Una tortura». Il marito è l’unica persona di cui non vuole parlare. Prese sua figlia, che allora non aveva neanche tre anni, e tornò da sua madre. Il suo progetto era di andare il più lontano possibile, scappare via, fare un po’ di soldi per mantenere la bambina e i figli di sua cugina che è morta, e anche sua sorella, che adesso ha 15 anni, «che è una ragazza malata, che bisogna accudire di tutto». Ha fatto così. E’ andata in Germania, e poi ha preferito venire in Italia: forse da noi c’è più clientela. Dal 2005 è a Parma. I soldi, dice, li ha mandati sempre tutti a casa. E’ per quello che l’hanno beccata, come spiega il suo avvocato, Luca Berni, «perché i trasferimenti superavano certe soglie consentite dalla legge».

Sul suo conto in Italia, lei non ha mai avuto troppi soldi, al massimo duemila euro. Però, la Guardia di Finanza le ha contestato un guadagno di 357mila. Più o meno due mesi fa, l’ha chiamata e gliel’ha detto. Lei ha risposto: sì, è vero. E come ha fatto ad avere tutti quei soldi? «E’ il frutto della mia attività. Sono una prostituta», ha dichiarato la signora. La Guardia di Finanza ha aperto un fascicolo, imponendole di pagare 90mila euro, tanto per cominciare. E lei allora s’è cercato un buon avvocato. Può permetterselo. A Parma, Luca Berni è tra i più famosi. Così qualche giorno fa ha bussato al suo studio. Come ripete ancora adesso, «io intendo pagare. Ma prima desidero essere legittimata e riconosciuta, voglio essere inquadrata come una qualsiasi lavoratrice». Racconta che un po’ di tempo fa era andata dalla polizia perché aveva paura: «Gli albanesi mi hanno minacciata di morte, ho paura. Mi avevano risposto che non potevano farci niente. Possiamo intervenire solo se scorre il sangue. Che senso ha? Se sono invisibile quando chiedo aiuto, allora è giusto che sia invisibile anche quando c’è da pagare». Cos’è meglio? «Meglio esistere sempre. Per tutt’e due».

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Meglio la squillo dell’amante

Giovedì, 13 Marzo 2008

Nessun altro scrittore americano della sua generazione ha avuto tante mogli (quattro) ed amanti (centinaia) da tenere occupati a tempo pieno i gossip columnist. «In questo posso dichiararmi un intenditore», scherza Jay McInerney, il 53enne autore di "Le mille luci di New York". «Per quanto mi riguarda, è meglio farsi beccare a letto con l’amante che con la puttana. Sono romantico».

Eliot Spitzer non deve pensarla come lei.
«Un’amante sarebbe stata un impegno finanziario e un tradimento sentimentale che con la prostituta non c’è».

Per questo la moglie continua ad apparire al suo fianco?
«Certo. La prostituta non è una minaccia alla stabilità istituzionale ed emotiva del matrimonio che, storicamente, ha al contrario sempre rafforzato».

E il ruolo delle amanti?
«Destabilizzante e contro l’ordine sociale: le uniche temute da mogli e madri. Nessuno ha pensato che Spitzer potesse lasciare la famiglia per la squillo. La base finanziaria del suo rapporto con Kristen l’ha reso molto pulito, semplice e chiaro».

Nessuno l’obbligava a far sesso non protetto.
«Il pericolo è un afrodisiaco irresistibile; pensi alla droga o al gioco d’azzardo. La vita di Spitzer è talmente robotizzata che aveva bisogno di ritagliarsi uno spazio completamente caotico, pazzo, rischioso».

Il «gioco» gli è costato caro.
«Per la sua stupidità nell’usare un’agenzia web. Le metropoli offrono network discreti ed esclusivi che eludono l’attenzione delle autorità. Negli ultimi 10 anni il settore è diventato di superlusso. Oggi puoi affittare una squillo che parla cinque lingue, recita Shakespeare e conosce il vino come un sommelier».

Oggi va più l’amante o la prostituta di lusso?
«La seconda. Anche i potenti non vogliono saperne di acquistare l’appartamento per l’amante e spedirle i fiori a San Valentino perché lo fanno già con la moglie».

Perché Spitzer ha speso 80mila dollari per qualcosa che avrebbe potuto avere gratis?
«Perché è più affascinato dalla cultura tabù della prostituzione che non dal sesso consenziente tra adulti: è il suo feticcio. Il sesso a pagamento imperversa anche a Hollywood. Conosco attori famosissimi che potrebbero andare con chiunque ma scelgono le callgirl».

Il loro motivo?
«Non possono permettersi di andare a letto con la ragazza incontrata al bar, perché il giorno dopo tutto il mondo lo verrebbe a sapere, giornali inclusi. Se pagano una professionista il rischio non esiste e si sentono sicuri».

Storicamente, hanno «ucciso» più le amanti o le prostitute?
«Nel caso del crociato Spitzer le prostitute, ma solo perché due mesi fa ha varato una legge anti-prostituzione per inasprire le pene contro i clienti. In tutti gli altri casi le amanti».

Nel suo?
«Dagli scrittori si esige o quasi l’infedeltà plurima. Da Hemingway a Norman Mailer, è difficile pensare a uno scrittore fedele ad una sola donna».

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