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Suore, le prime donne emancipate (by Camilleri)

Mercoledì, 20 Aprile 2011

Elisabetta-Canalis-sexy-suoraFurono le suore i battistrada dell’emancipazione femminile. In Italia, nell’Ottocento. Paradossalmente, proprio a causa della politica laicista risorgimentale. L’abolizione degli ordini religiosi contemplativi e la privazione della personalità giuridica per quelli «socialmente utili» cagionò – altro paradosso – l’aumento esponenziale delle vocazioni femminili: ben 185 nuove famiglie religiose. Le nuove superiore generali erano costrette a intestarsi e gestire un patrimonio (cosa che alle donne laiche italiane fu concessa solo nel 1919) e a viaggiare continuamente per dirigere le varie case.A quest’ultimo punto ostavano le disposizioni ecclesiastiche, ferme al Concilio di Trento (che per le comunità femminili prescriveva la clausura). Ma la brutale separazione tra Chiesa e Stato aveva praticamente distrutto il vecchio modello, che prevedeva un patrimonio di fondazione e la dote per le aspiranti suore. Adesso le suore dovevano mantenersi col loro lavoro. Da qui la necessità di farle studiare. Da infermiere, da maestre. Addirittura laurearle mandandole a Genova, l’unica università che accettasse donne. A Genova infatti andavano a studiare le milanesi «marcelline», e in abito civile: le marcelline furono le prime a creare scuole superiori per donne, licei femminili.L’apripista fu la nobile bergamasca Teresa Eustochio Verzeri (1801-1852), che fu poi beatificata. Nel 1830 fondò le Figlie del Sacro Cuore di Gesù e nel 1847 andò a chiedere al papa, il b. Pio IX, l’inaudito permesso di amministrare personalmente e direttamente, quale superiora generale, i beni della sua opera. «Le suore furono fra le prime donne a prepararsi con studi professionali», scrive Lucetta Scaraffia nel saggio Il contributo dei cattolici all’unificazione (in I cattolici che hanno fatto l’Italia, a cura di Lucetta Scaraffia, Lindau). «Anche le prime scuole per infermiere sono state istituite da suore per altre suore». Le suore «si trovavano a dirigere orfanotrofi, scuole, ospedali, e quindi a viaggiare spesso, conducendo una vita molto più emancipata e impegnativa di quella offerta alle donne laiche loro contemporanee». Per tutto il XIX secolo «le fondatrici delle congregazioni religiose hanno amministrato patrimoni ingenti, in forte anticipo sul mondo laico». Questa emancipazione femminile «si è imposta a causa dell’espropriazione dei beni ecclesiastici, un provvedimento che, secondo molti, avrebbe distrutto la Chiesa, ma che in realtà ha aperto alle donne nuove possibilità di realizzazione».Di più: «Per una donna di bassa condizione entrare in una congregazione significava un vero e proprio investimento culturale e sociale», cosa negata nel mondo laico. Si pensi, per esempio, a Maria Domenica Mazzarello, un’analfabeta che parlava solo il dialetto. «Scoperta» da don Bosco, divenne la fondatrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice, ramo femminile dei salesiani. O alla patrona degli emigranti, Francesca Cabrini, che prese il diploma di maestra proprio in una delle scuole della Verzeri. r.camilleri giornale.it

Se la prof è suora il velo non piace più

Venerdì, 11 Dicembre 2009

Vogliono mandare al confino le suore, estrometterle dalla vita pubblica, chiuderle in monastero. Sta accadendo a Roma in questi giorni, scuola elementare Jean Piaget, via Suvereto. Un gruppo di zelanti genitrici, guidate da una «cassintegrata dell’Alitalia» ha chiesto la testa di una maestra colpevole di essere suora. Costei è un tipo minuto. Non ha fatto propaganda di Gesù, quando mai. Insegna italiano, ha il curriculum giusto, i titoli di studio, sta in graduatoria. Ma per il fatto di essere suora, secondo la cassintegrata dell’Alitalia (un nome, un programma), non può essere una dipendente dello Stato laico. Deve sparire.
Scrive Fabrizio Caccia sul Corriere della Sera: «Un gruppo di mamme ieri mattina ha incontrato la preside, Maria Matilde Filippini. Il motivo? La nuova maestra d’italiano della II C, da venerdì scorso, è una suora. Suor Annalisa Falasco, padovana, 61 anni, della congregazione di Maria Consolatrice, è stata mandata dal provveditorato di Roma a sostituire l’insegnante di ruolo, che ha appena vinto una borsa di studio e se ne è andata altrove. Dice ora Patrizia Angari, trentasei anni, cassintegrata Alitalia, a nome pure delle altre mamme: «La nostra è una scuola pubblica, una scuola statale, perciò se serve faremo ricorso al Tar. Qui non è in discussione la persona, la suora sarà pure bravissima ma io contesto l’istituzione che rappresenta. Cioè la Chiesa. Voglio vedere cosa dirà la maestra a mio figlio quando Valerio le chiederà come è nato l’universo. Sono atea e credo che la scuola pubblica debba essere quantomeno laica. O no?».
Che Paese stiamo diventando? Dov’è che si era vista una scena così? La madre lavoratrice che organizza un comitato di mamme democratiche e smaschera il traditore che corrompe i fanciulli? Va be’, c’è stato il caso di Socrate, ma non esageriamo. Più vicino a noi: Unione Sovietica, ventesimo secolo. Arcipelago Gulag di Solgenitsin racconta vicende di questo genere. Sbugiardare il finto compagno, rivelare che è un prete, consegnarlo alla vergogna popolare. Sulla Pravda apparivano le lettere delle mungitrici di renne, da noi le più rappresentative sono le hostess Alitalia, ad alcune delle quali i privilegi devono aver dato alla testa. Anche da cassintegrate è più alto il loro mensile di quello complessivo di un esercito di suorine che puliscono il sedere a bambini e a vecchi.
C’è bisogno di spiegare perché tutto questo è razzismo, convinto per di più di essere progressista? I razzisti sono quelli che dividono gli esseri umani in due categorie: le persone degne di godere dei diritti umani, e quelle meno, molto meno. Qui si nega a una persona il diritto di meritarsi un posto di lavoro sulla base dell’appartenenza a una religione. Se ci fosse una magistratura seria interverrebbe aprendo un fascicolo sulla vicenda intestandolo alla Legge Mancino, là dove si punisce «… con la reclusione sino a tre anni chi (…) incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi» (art. 1).
Una bella idea di laicità esprime la mamma citata. È in linea di navigazione con una deriva tutta occidentale. L’Europa si vuole annullare, si odia. Detesta le sue origini. In nome dell’illuminismo giacobino fa fuori l’illuminismo ragionevole, e con esso si uccide, lasciando spazio a una tranquilla invasione islamica.

(continua…)

(ex) suore incatenate a piazza San Pietro

Lunedì, 9 Giugno 2008

(continua…)