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Caos da tariffe (by Leozappa)

Martedì, 14 Febbraio 2012

L’abrogazione delle tariffe professionali sta avendo un impatto dirompente sulla amministrazione della giustizia. Il Tribunale di Cosenza ha già sollevato la questione di legittimità avanti la corte Costituzionale ritenendo che i compensi – nell’attesa dei decreti ministeriali che dovranno definire i parametri per le liquidazioni da parte degli organi giudiziari – non possano essere decisi secondo equità (ordinanza 1 febbraio 2012).Il Presidente del Tribunale di Roma ha, invece, raccomandato di continuare a fare riferimento ai valori ricavabili dalla (abrogate) tariffe forensi (comunicazione del 9 febbraio 2012). Il Presidente del Tribunale di Verona, in attesa dei decreti ministeriali, ha prospettato la sospensione della liquidazione delle parcelle relative all’assistenza con patrocinio a carico dello Stato, sia nei giudizi penali che in quelli civili, nonché quelle relative ai difensori d’ufficio ex art. 32 att. C.p.c. (comunicazione del 1 febbraio 2012).“Prassi operative” sono state definite tra l’Ordine degli avvocati di Brescia e il presidente del relativo Tribunale. Invero, è difficile comprendere le ragioni della abrogazione delle tariffe se si tiene presente che, quest’ultima, nulla ha a che fare con il dichiarato risultato di liberalizzare i compensi professionali. La inderogabilità delle tariffe era già stata soppressa dal governo Prodi, con le c.d. Lenzuolate del ministro Bersani.Dal 2006 la definizione dei compensi era rimessa all’accordo tra cliente e professionista (mi riferisco a minimi e fissi, i massimi essendo stati mantenuti a tutela del consumatore). La abrogazione delle tariffe, disposta dal decreto Monti, non poteva liberalizzate, quindi, quanto già risultava (da anni) libero.Ha piuttosto determinato la cancellazione dall’ordinamento dei parametri a cui il codice civile imponeva di fare riferimento nell’ipotesi di mancato preventivo accordo tra le parti. Ma l’utilità e l’esigenza di un riferimento oggettivo è dimostrata, ictu oculi, dal fatto che lo stesso decreto Monti, nell’abrogare le tariffe vigenti, demanda ai ministeri competenti la definizione di nuovi parametri.Perché, allora, non è stato definito un regime transitorio? Forse, si è trattato di una svista, di un errore. O, forse, si è ritenuto di testare gli effetti della abrogazione in modo da poter valutare (se o) in che termini dare attuazione al disposto legislativo sui parametri.Nell’una e nell’altra ipotesi, quella di abrogare le tariffe, ormai da anni divenute meramente orientative, appare una decisione dall’alto, che ha preteso di imporsi sulla società civile, le cui intrinseche dinamiche sono state del tutto ignorate. Il risultato perverso è non solo la fallacia dell’intervento ma l’erosione della fiducia in misure che, rispondendo a concezioni economiche ancora estranee alla cultura del cittadino carnale, richiederebbero un consenso ben altrimenti coltivato. a.m.leozappa nuvola.corriere.it

Le tariffe son tornate…! (by Leozappa)

Martedì, 15 Novembre 2011

E se il maxi-emendamento alla legge di stabilità avesse reintrodotto le tariffe professionali? Ben lungi dall’essere una boutade, una lettura incrociata del maxi-emendamento, della legge n. 148/2011 (manovra-bis) e del codice civile evidenzia che la misura appena varata dal Governo porta ad un risultato opposto rispetto a quello che ha meritato i titoli dei giornali.Più che abolire le tariffe (minime) le rilancia nella loro funzione di regolazione di supplenza. Occorre, anzitutto, una precisazione. Il carattere vincolante delle tariffe minime era già stato abolito dalle c.d. Lenzuolate del ministro Bersani (legge n. 248/2006). In altri termini, da cinque anni le tariffe esistono ma non sono vincolanti.Ciò detto, né la manovra-bis né il maxi-emendamento hanno abolito le tariffe in quanto tali. Sia la manovra-bis che il maxi-emendamento (ancora un volta) si sono occupate degli effetti delle tariffe esistenti, ossia della loro capacità di regolare la determinazione del compenso.Più precisamente, il maxi-emendamento ha abrogato la disposizione della manovra-bis che prevedeva che la pattuizione dei compensi andasse fatta “prendendo come riferimento le tariffe professionali” e quella che ammetteva “la pattuizione  dei  compensi  anche  in   deroga   alle   tariffe”. A tutta evidenza, le disposizioni della manovra-bis (ora abrogate dal maxi-emendamento) nulla aggiungevano a quanto già disposto dalla legge Bersani: la piena derogabilità delle tariffe professionali!La vera novità della manovra-bis è, piuttosto, la previsione dell’obbligo di pattuire per iscritto i compensi professionali, sopravvissuto al maxi-emendamento. In altri termini, attualmente la disciplina dei compensi professionali è la seguente: “il compenso spettante al professionista e’ pattuito per iscritto all’atto del conferimento dell’incarico professionale. Il professionista  e’  tenuto, nel rispetto del principio di trasparenza, a rendere noto al  cliente il  livello  della  complessità  dell’incarico,  fornendo  tutte  le informazioni utili circa  gli  oneri  ipotizzabili  dal  momento  del conferimento alla  conclusione  dell’incarico. In  caso  di  mancata determinazione consensuale del compenso, quando il committente e’  un ente pubblico, in  caso  di  liquidazione  giudiziale  dei  compensi, ovvero  nei  casi  in  cui  la  prestazione  professionale  e’   resa nell’interesse  dei  terzi  si  applicano  le  tariffe  professionali stabilite con decreto dal Ministro della Giustizia”.Questa disciplina andrebbe, però, letta alla luce del codice civile. All’art. 2233 si prevede che se il compenso “non è convenuto dalle parti e non può essere determinato secondo le tariffe o gli usi, è determinato dal giudice, sentito il parere dell’associazione professionale [l’Ordine, Ndr] a cui il professionista appartiene” (1° comma).Questa disposizione non è mai stata abrogata e, a ben vedere, risulta ripresa, nella sua ratio, dalla manovra-bis che ha esteso l’applicazione delle tariffe, in caso di mancata pattuizione del compenso, ai rapporti tra professionista ed enti pubblici e alle prestazioni rese “nell’interesse dei terzi”.Parimenti, continua a trovare applicazione il 2° comma dell’art. 2233 c.c. che prevede che “in ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all’importanza dell’opera e al decoro della professione”. La norma è stata, ripetutamente, censurata dall’Antitrust per il criterio del decoro della professione, ma le c.d. liberalizzazioni la hanno del tutto ignorata.Infine, è sempre vigente il 3° comma dell’art. 2233 c.c. che prevede che “sono nulli, se non redatti in forma scritta” i patti sui compensi tra avvocati e clienti. Questa disposizione consente di evidenziare come l’obbligo di pattuire per iscritto i compensi previsto dalla manovra-bis per tutte le categorie professionali non sia sanzionato dalla nullità, per cui per valutare, compiutamente, le conseguenze del mancato accordo occorrerà attendere l’esito dei primi (inevitabili) contenziosi.In definitiva, i nuovi interventi legislativi, ben lungi dall’aver liberalizzato il settore, rendono con la loro disorganicità oltremodo complicata la interpretazione della disciplina vigente (con il rischio di implementare il contenzioso in un settore nel quale è già alto) e le tariffe sembrano continuare a trovare applicazione in caso di mancato accordo tra le parti. Insomma, tanto rumore per nulla… a.m.leozappa generazionepropro.corriere.it

Tariffe professionali a go go (by Leozappa)

Domenica, 6 Marzo 2011

Il Foglio ha dato conto del rapporto dell’Antitrust sui vantaggi economici connessi alla abolizione delle tariffe professionali. L’Autorità ha invocato per anni l’abolizione delle tariffe minime sino a quando la ha ottenuta, nel 2006, con il decreto Bersani (le c.d. Lenzuolate). E’ stato sostenuto che le tariffe minime sarebbero un ostacolo alla concorrenza e un danno per i clienti, per cui la loro abolizione sarebbe una soluzione tecnica e un vincolo derivante dalla adesione al Trattato Ue.  Nel sopprimere le tariffe minime e fisse, la legge n. 248/2006 ha stabilito che “Sono fatte salve (…) le eventuali tariffe massime prefissate in via generale a tutela degli utenti”. In definitiva, quindi, le tariffe “minime” sarebbero illegittime in quanto danneggiano i clienti/consumatori, le “massime”, invece, legittime in quanto li proteggono dalle pretese dei professionisti.
Vero è, però, che la Corte di giustizia europea, chiamata a pronunciarsi proprio sul regime degli avvocati italiani, ha riconosciuto la compatibilità – almeno in via di principio – delle tariffe minime con l’ordinamento comunitario (sentenza 5 dicembre 2006, cause riunite c 94/04 e c 202/04); mentre la Commissione europea, nel marzo 2007, ha aperto una procedura di infrazione contro la Repubblica Italiana per il mantenimento delle tariffe massime obbligatorie (cfr. l’articolo “Avvocati, la UE avvia la procedura di infrazione sulle tariffe massime pubblicato” ne Il Sole 24 ore del 23 marzo 2007).  Indubbiamente quello delle tariffe è un tema complesso e articolato e sarebbe quantomeno semplicistico risolverlo esaltando il contrasto tra la visione pro-concorrenziale della Corte di giustizia europea e quella dell’Antitrust e della Commissione europea (che, a seguito del decreto Bersani, ha archiviato la procedura di infrazione a carico dello Stato Italiano per le tariffe minime inderogabili di architetti e ingegneri n. 2005/4216). Il contrasto, però, svela il dogmatismo della visione dell’Antitrust e dimostra come la sua posizione sulle tariffe non possa essere considerata una soluzione strettamente “tecnica”. D’altro canto, l’articolo 53 della direttiva 2004/18/CE sugli appalti pubblici consente espressamente agli Stati membri di regolare la remunerazione di specifici servizi e la reintroduzione delle tariffe è stata pubblicamente invocata dal Presidente della Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi  forniture (cfr. l’intervento di L. Gianpaolino, “Oltre le tariffe – come rendere meritocratica e aperta a tutti la partecipazione alle gare delle stazioni appaltanti pubbliche” al Convegno “Oltre le tariffe” del 9 dicembre 2009, consultabile sul sito www.oice.it). Le tariffe minime continuano ad essere una rivendicazione degli Ordini professionali. A loro dire – ma anche di L. Giampaolino – le tariffe minime garantirebbero la qualità della prestazione. Il fatto che le associazioni dei consumatori non si uniscano alla rivendicazione degli Ordini porta, però, alla mente quanto scriveva Milton Friedman in Capitalismo e Libertà: “Nelle argomentazioni di solito addotte per promuovere, da parte degli organi competenti, la regolamentazione legislativa delle diverse professioni, la giustificazione fondamentale è sempre quella della necessità di salvaguardare l’interesse pubblico. Tuttavia, la pressione su tali organi affinché promuovano codeste regolamentazioni è raramente esercitata da cittadini che siano stati truffati o in qualche modo danneggiati dai membri delle diverse professioni. Al contrario, la pressione è sempre esercitata proprio dai membri delle categorie professionali interessate”. Sempre più maliziosamente, Friedman così concludeva: “Naturalmente, essi sanno meglio degli altri in che misura sfruttano il cliente e perciò forse possono avanzare diritti di competenza specialistica”. Sono, però, i risultati di uno studio predisposto da due economisti delle Università di Bologna e del Salento ad avvertire che la questione va considerata anche sotto il profilo sociale (C. Benassi – A. Chirco, “Minimi tariffari e concorrenza nel settore delle libere professioni. Un’indagine preliminare”, consultabile sul sito: www.cnpi.it). Lo studio rivela che l’abolizione delle tariffe minime dà vita ad una radicale trasformazione della pratica professionale, che è destinata a segnare e alterare il genere di cooperazione e di affidamento che è implicito nel suo esercizio. Per fronteggiare la dinamica concorrenziale, il passaggio obbligato dalla dimensione individuale a quella aggregata comporta, infatti, il trasferimento delle risorse umane dai piccoli ai grandi studi con due effetti di sicura rilevanza sociale. Il primo è tutto interno alle professioni: l’espulsione dei piccoli studi dal mercato. Si dirà: nulla di cui sorprendersi in una logica di mercato. Vero. Ma l’esigenza di procedere ad economie di scala è destinata a depauperare l’offerta sul territorio perché i professionisti tenderanno ad aggregarsi presso i capoluoghi e le grandi città, quando oggi anche il più piccolo insediamento urbano conta sulla presenza di professionisti, pre-condizione – questa – perché la clientela possa instaurare e mantenere un rapporto diretto con il professionista. Rapporto che, molto probabilmente, non potrà più sussistere – e, con ciò, vengo al secondo effetto: la spersonalizzazione della pratica professionale – in quanto la prevalenza della formula organizzativa dello studio di grandi dimensioni comporta una standardizzazione delle prestazioni che non consentirà di tener conto dei bisogni singolari, come è invece nella tradizione italiana della pratica professionale. Lo studio affronta anche le ricadute più strettamente economiche della abolizione delle tariffe. E’ stato osservato come in un mercato con forti asimmetrie informative, come quello professionale, l’assenza di prezzi minimi favorisca una gara al ribasso, che se da un canto sembra avvantaggiare i consumatori, dall’altro favorisce l’uscita dal mercato dei professionisti più qualificati, i quali ritengono non più remunerativa l’offerta di determinati servizi. Con l’inevitabile conseguenza dello scadimento della qualità dell’”offerente”. Se è vero che la selezione dell’accesso assicura il possesso dei requisiti minimi di professionalità per il singolo, è però altrettanto vero che il mercato professionale è fortemente dinamico e richiede un continuo investimento, di tempo e denaro, nella formazione. Il che comporta significative differenziazioni tra prestatore e prestatore e la presenza di corrispettivi minimi adeguati sembra garantire la permanenza sul mercato dei professionisti più qualificati e, quindi, l’effettiva possibilità di scelta del cliente. Dinanzi a queste considerazioni, la presa di posizione sulle tariffe dell’Antitrust – che la dissonanza rispetto a quella della Corte di Giustizia europea ha già scoperto fragile nel suo fondamento tecnico – rischia di apparire oltremodo dogmatica, se non arbitraria, posto che l’abrogazione delle tariffe non solo non ha avuto, anche sotto il profilo economico, i professati effetti propulsivi ma – e a sostenerlo è il presidente dell’Autorità di settore – ha inciso in senso negativo almeno in un mercato di primaria importanza quale è quello della progettazione. Soprattutto in momento di crisi come quello che stiamo vivendo, un tema così impegnativo merita, quindi, di essere affrontato senza pregiudizi ideologici e in attesa della frustata liberalizzatrice che il Governo sta studiando per rilanciare l’economia, non rimane che ricordare il monito di Luigi Einaudi: “conoscere per deliberare”. a.m.leozappa ilfoglio 2+2 oikonomia

Ben fatto !

Sabato, 26 Luglio 2008

Il bluff di Veltroni sui taxi: le tariffe + 18% da gennaio, le licenze da fine 2008 e 2009

Lunedì, 24 Dicembre 2007

Due incarichi, due profili. A livello nazionale è giusto rivendicare il pugno duro. A livello locale poi si scoprono gli altarini. E’ il ma-anchismo d’assalto di Veltroni, sindaco ma anche segretario del Pd, primo cittadino di tutti (pure dei tassisti…), ma anche leader riformista. E allora sarà anche che il Corriere è un quotidiano milanese, e forse nella capitale del Nord non sanno molto bene cosa succede a Roma. Ma titolare l’intervista del Corriere Magazine a Walter Veltroni "Non ho ceduto ai tassisti, da sindaco posso farlo", per chi vive all’ombra del Campidoglio è apparso la beffa delle beffe. Taxi che restano introvabili, supplemento per chi sale alla stazione Termini, prezzi che tra poco schizzeranno ancora più in alto, nuove licenze per le auto bianche rimandate a fine 2008 e fine 2009 (sempre che i tassisti non blocchino di nuovo piazza Venezia ottenendo come al solito che le loro richieste vengano esaudite).

E allora sul Corriere di domenica era sufficiente andare oltre il pezzo nelle pagine nazionali che anticipava l’intervista di Vittorio Zincone a Veltroni, arrivare fino alle pagine della cronaca di Roma per conoscere con certezza i "veri" termini dell’accordo con i tassinari. Come scrive la "bestia nera" delle auto bianche, Paolo Foschi, gli aumenti del 18% scattano subito, dal primo gennaio, mentre per le nuove licenze, già dilazionate in due tranche, bisognerà attendere "entro il 2008" per le prime 250, che significa alla fine del 2008, e "entro il 2009" per le restanti 250, che significa a fine 2009. Sempre che nel frattempo non vengano indette nuove elezioni comunali… Ecco le due facce del Corriere veltronico.

1 – IL SINDACO SCERIFFO: HO VINTO IL BRACCIO DI FERRO COI TASSISTI…
Francesca Basso per il "Corriere della sera"
Il braccio di ferro con i taxi come dimostrazione della necessità di un presidenzialismo alla francese. Il sindaco di Roma e leader del Pd Walter Veltroni spiega a Vittorio Zincone, in un’ampia intervista sul Magazine del Corriere della Sera in edicola giovedì, che «chi è eletto direttamente, con un sistema istituzionale adeguato, ha il potere di vincere un braccio di ferro. Se invece si sa che prima di decidere qualsiasi cosa devi fare mille passaggi in Parlamento… Insomma, è quando un’istituzione è debole che certe categorie si permettono di scorrazzare…». «Da sindaco – spiega Veltroni- non ho ceduto ai tassisti». Il paragone a distanza è con la protesta dei Tir, che ha paralizzato l’Italia.

Il problema per il leader del Pd sta tutto nella debolezza delle istituzioni che «sono costrette a non decidere» perché «il sistema politico italiano ha sempre funzionato in modo che ci fossero i veti e non le assunzioni di responsabilità». Un sistema che Veltroni vuole cambiare: «Dico basta – spiega – ai "veto player". Una società come la nostra o ha un potere unitario forte o rischia di sbriciolarsi». E di fronte a una «veto player» come Paola Binetti, il leader del Pd ribadisce che «qualsiasi punto di sintesi, su qualsiasi tema, deve partire dalla laicità dello Stato» anche se ritiene «legittimo che un cattolico porti le sue idee in politica», ma sottolinea con energia di essere «per il pragmatismo» poiché «spesso le lotte ideologiche sfociano nell’integralismo».

Veltroni non ha esitazioni a invocare «una riforma istituzionale che abbia una configurazione francese», i tempi sono ormai maturi: «L’idea che l’assunzione di responsabilità configuri un rischio di regime è radicata soprattutto nella generazione dei figli di chi ha combattuto il fascismo. Non è una stupidaggine.
Dopodiché sono passati sessant’anni». Serve un cambio di passo. «Sarkozy può andare oltre i suoi confini politici – insiste il leader del Pd- perché è il presidente eletto dai francesi. Non è il presidente del Consiglio che deve tenere insieme una maggioranza che sguscia da tutte le parti».

2 – LA VERITÀ SULL’ACCORDO BLUFF…
Paolo Foschi per il "Corriere della sera – cronaca di Roma"
Forse è davvero la parola fine alla telenovela cominciata un anno e mezzo fa. Ieri la giunta comunale ha approvato due delibere con l’obiettivo di chiudere la lunghissima vertenza taxi. Uno dei due provvedimenti dà il via libera al rilascio di 500 nuovo licenze (250 entro il 2008, 250 nel 2009). L’altro invece stabilisce l’aumento medio delle tariffe del 18%, che entra in vigore subito, ma non per tutti: i tassametri saranno adattati dalle quattro officine autorizzate nel giro di due mesi (a un ritmo di circa 150 auto al giorno).

I clienti più fortunati ancora per qualche settimana potranno girare con i vecchi prezzi.
Le due delibere applicano l’ultimo accordo – il terzo in 14 mesi – siglato l’11 dicembre dal Campidoglio con le organizzazioni di categoria, esclusi però i «duri» del 3570 (ma gli aumenti valgono ovviamente per tutte le vetture). L’intesa era stata raggiunta dopo i due giorni di sciopero selvaggio e di blocchi del traffico per i quali la procura di Roma sta indagando per interruzione di pubblico servizio. Nel dettaglio, l’adeguamento delle tariffe, che erano ferme dal 2001, prevede l’aumento del 18% delle corse, con una serie di norme accessorie: lo scatto iniziale passa da 2,33 a 2,80 euro (4 euro nei festivi, 5,80 la notte); viene introdotto un tetto massimo al costo della pre-corsa per chiamate radio (2 euro se arriva entro 5 minuti, 4 entro i 10 minuti, 6 euro dopo i 10 minuti); per le corse da Termini ci sarà un supplemento di 2 euro; viene abolito il supplemento di un euro sul primo bagaglio (scatta dal secondo).

Restano in vigore le due tariffe (corse urbane e extra-Raccordo), anche se per evitare le truffe è prevista l’installazione a bordo delle vetture di una lampada che indica al viaggiatore il tragitto. E – novità assoluta vengono istituiti sconti del 10% nelle corse per gli ospedali e per le donne sole dopo le 9 di sera.
«Abbiamo confermato l’impegno con la città per potenziare e migliorare la qualità e l’efficienza del trasporto pubblico di Roma», ha commentato Walter Veltroni. L’assessore alla Mobilità, Mauro Calamante, ha invece aggiunto che, nel rispetto dell’accordo preso con i sindacati, «sarà intensificata la lotta agli abusivi e agli Ncc senza titolo per operare in città» e saranno realizzate «nuove corsie preferenziali».

(continua…)

Caro Bersani, ecco perchè le tariffe professionali garantiscono i cittadini

Sabato, 3 Marzo 2007

Le tariffe minime garantiscono la qualità della prestazione. Quando i liberisti (di destra e di sinistra) sostengono che sono un freno alla concorrenza (che danneggerebbe soprattutto i giovani) non tengono conto che la concorrenza è un mezzo e non un fine, per cui – sia dal punto di vista economico che giuridico – ben vengano le tariffe laddove migliorino la qualità del servizio. Ecco i tre motivi per cui, in via di principio, le tariffe minime possono servire a migliorare la qualità del servizio. Uno: le tariffe minime favoriscono la permanenza sul mercato (della singola prestazione) dei professionisti più qualificati, che potrebbero essere disincentivati ad erogarla ove il prezzo di mercato fosse troppo basso. Due: per abbassare i prezzi ed essere competitivi sono necessarie economie di scala che, a loro volta, sono favorite dalle concentrazioni. Le concentrazioni però sono incompatibili con l’esigenza di assicurare la diffusione sul territorio dell’offerta di servizi professionali, che tenderebbero a concentrasi nelle città più ricche (vedi quello che accade con le società di revisione!). Tre: concentrazioni ed economie di scala implicano la standardizzazione delle prestazioni erogate che, a loro volta, sono incompatibili con il diritto del cliente di poter contare sui servizi professionali funzionali alla tutela del suo interesse.
Riferimenti: La liberalizzazione serve a statalizzare la previdenza

SCOOP l’Europa contro Bersani. Le tariffe professionali sono legittime!

Martedì, 5 Dicembre 2006


Pubblichiamo la decisione della Corte di Giustizia europea che ha dichiarato, in via di principio, la legittimità delle tariffe professionali minime degli avvocati italiani. La sentenza smentisce clamorosamente il decreto Bersani che si era richiamato all’Europa per giustificare l’abolizione delle tariffe.

SENTENZA DELLA CORTE (Grande Sezione)
5 dicembre 2006 *
«Regole comunitarie in materia di concorrenza ? Regimi nazionali relativi alla tariffa degli onorari di avvocato ? Determinazione di tariffe professionali ? Libera prestazione dei servizi»
Nei procedimenti riuniti C 94/04 e C 202/04,
aventi ad oggetto alcune domande di pronuncia pregiudiziale proposte alla Corte, ai sensi dell?art. 234 CE, dalla Corte d?appello di Torino e dal Tribunale di Roma con decisioni 4 febbraio 2004 e 5 maggio 2004, da un lato, e 7 aprile 2004, dall?altro, pervenute in cancelleria, rispettivamente, il 25 febbraio 2004 e il 18 maggio 2004, nonché il 6 maggio 2004, nelle cause
Federico Cipolla (C 94/04)
contro
Rosaria Portolese in Fazari,
e
Stefano Macrino,
Claudia Capodarte (C 202/04)
contro
Roberto Meloni,
LA CORTE (Grande Sezione),
composta dal sig. V. Skouris, presidente, dai sigg. P. Jann, C.W.A. Timmermans, A. Rosas, R. Schintgen, J. Kluka, presidenti di sezione, dai sigg. J. Malenovský, U. Lhmus (relatore) ed E. Levits, giudici,
avvocato generale: sig. M. Poiares Maduro
cancelliere: sig.ra L. Hewlett, amministratore principale
vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 25 ottobre 2005,
considerate le osservazioni presentate:
? per il sig. Cipolla, dall?avv. G. Cipolla;
? per l?avv. Meloni, dagli avv.ti S. Sabbatini, D. Condello, G. Scassellati Sforzolini e G. Rizza;
? per il governo italiano, dal sig. I.M. Braguglia, in qualità di agente, assistito dal sig. P. Gentili, avvocato dello Stato;
? per il governo tedesco, dai sigg. A. Dittrich, C. D. Quassowski e M. Lumma, in qualità di agenti;
? per il governo austriaco, dal sig. E. Riedl, in qualità di agente;
? per la Commissione delle Comunità europee, dai sigg. E. Traversa, R. Wainwright e F. Amato, nonché dalla sig.ra K. Mojzesowicz, in qualità di agenti,
sentite le conclusioni dell?avvocato generale, presentate all?udienza del 1° febbraio 2006,
ha pronunciato la seguente
Sentenza
1 Le domande di pronuncia pregiudiziale riguardano l?interpretazione degli artt. 10 CE, 49 CE, 81 CE e 82 CE.
2 Tali domande sono state proposte nell?ambito di controversie tra due avvocati e i relativi clienti per il pagamento degli onorari.
Contesto normativo
3 Ai sensi del regio decreto legge 27 novembre 1933, n. 1578 (GURI n. 281 del 5 dicembre 1933), convertito in legge 22 gennaio 1934, n. 36 (GURI n. 24 del 30 gennaio 1934), come successivamente modificato (in prosieguo: il «regio decreto legge»), il Consiglio nazionale forense (in prosieguo: il «CNF»), istituito presso il Ministero della Giustizia, è composto di avvocati eletti dai loro colleghi, in numero di uno per ciascun distretto di Corte d?appello.
4 L?art. 57 del regio decreto legge prevede che i criteri per la determinazione degli onorari e delle indennità dovuti agli avvocati ed ai procuratori in materia civile, penale e stragiudiziale sono stabiliti ogni due anni con deliberazione del CNF. Dopo essere stata deliberata dal CNF, la tariffa forense (in prosieguo: la «tariffa») deve, ai sensi della normativa italiana, essere approvata dal Ministro della Giustizia, sentiti il Comitato interministeriale dei prezzi (in prosieguo: il «CIP») e il Consiglio di Stato.
5 Ai sensi dell?art. 58 del regio decreto legge, tali criteri sono stabiliti con riferimento al valore delle controversie e al grado dell?autorità chiamata a conoscerne, nonché, per i giudizi penali, alla durata degli stessi. Per ogni atto o serie di atti la tariffa fissa un limite massimo ed un limite minimo degli onorari.
6 L?art. 60 del regio decreto legge stabilisce che la liquidazione degli onorari è fatta dall?autorità giudiziaria sulla base dei citati criteri, tenendo conto della gravità e del numero delle questioni trattate. Tale liquidazione deve mantenersi all?interno dei limiti massimi e minimi previamente fissati. Tuttavia, nei casi di eccezionale importanza, tenuto conto della specialità delle controversie e qualora il pregio intrinseco dell?opera lo giustifichi, il giudice può oltrepassare il limite massimo determinato dalla tariffa. Viceversa egli può, quando la causa risulta di facile trattazione, fissare onorari in misura inferiore al limite minimo. In entrambi i casi la decisione del giudice dev?essere motivata.
7 Ai sensi dell?art. 2233 del codice civile italiano, in via generale, il compenso nell?ambito di un contratto per la prestazione di servizi, se non è convenuto dalle parti e non può essere determinato secondo le tariffe o gli usi, è fissato dal giudice, sentito il parere dell?associazione professionale a cui il professionista appartiene. Tuttavia, relativamente alla professione di avvocato, l?art. 24 della legge 13 giugno 1942, n. 794 (GURI n. 172 del 23 luglio 1942) stabilisce, a pena di nullità di ogni accordo contrario, che non sono derogabili gli onorari minimi stabiliti dalla tariffa per le prestazioni di avvocato. Secondo la giurisprudenza della Corte suprema di cassazione, tale norma si applica anche alle prestazioni stragiudiziali degli avvocati.
8 La tariffa in esame nella causa C 202/04 è stata fissata con delibera del CNF del 12 giugno 1993, come modificata il 29 settembre 1994, ed è stata approvata con decreto ministeriale 5 ottobre 1994, n. 585 (GURI n. 247 del 21 ottobre 1994). L?art. 2 di tale decreto stabilisce che «gli aumenti di cui alle allegate tabelle decorrono dal 1° ottobre 1994, per il 50 %, e, per il restante 50%, dal 1° aprile 1995». Tale aumento scaglionato nel tempo trova la sua origine nelle osservazioni formulate dal CIP, fondate in particolare sull?aumento dell?inflazione. Prima di approvare la tariffa il Ministro della Giustizia aveva nuovamente consultato il CNF che, nella seduta del 29 settembre 1994, aveva accettato la proposta di differimento dell?applicazione della tariffa.
9 La tariffa comprende tre categorie di compensi, vale a dire gli onorari, i diritti e le indennità per prestazioni giudiziali in materia civile e amministrativa, gli onorari per prestazioni giudiziali in materia penale e gli onorari e le indennità per prestazioni stragiudiziali.
Cause principali e questioni pregiudiziali
Causa C 94/04
10 La sig.ra Portolese in Fazari e altri due proprietari di terreni confinanti situati nel Comune di Moncalieri si sono rivolti all?avv. Cipolla per avviare un procedimento contro tale Comune al fine di ottenere il pagamento di un?indennità per l?occupazione d?urgenza di tali terreni, disposta con provvedimento unico del sindaco di Moncalieri e non seguita da provvedimento di espropriazione. L?avv. Cipolla ha predisposto tre atti di citazione distinti, iscrivendo al ruolo del Tribunale di Torino tre procedimenti contro tale Comune.
11 La controversia è stata in seguito risolta con una transazione, a cui si è giunti grazie all?iniziativa diretta di uno dei proprietari interessati, senza però l?intervento dell?avv. Cipolla.
12 Quest?ultimo, il quale aveva ottenuto, prima della redazione e della notificazione dei tre atti di citazione, una somma di 1 850 000 lire italiane (ITL) da parte di ciascuno dei tre attori della causa principale, apparentemente a titolo di pagamento anticipato per le sue prestazioni professionali, ha emesso nei confronti della sig.ra Portolese una parcella per ITL 4 125 000, a copertura dei propri onorari e di spese diverse. La sig.ra Portolese ha rifiutato di pagare tale somma. Investito della conseguente controversia, il Tribunale di Torino, con sentenza 12 giugno 2003, ha dato atto del pagamento della somma di ITL 1 850 000, respingendo la domanda dell?avv. Cipolla per il pagamento della somma di ITL 4 125 000. L?avv. Cipolla ha proposto appello contro tale sentenza dinanzi alla Corte d?appello di Torino, chiedendo, in particolare, l?applicazione della tariffa.
13 Dal provvedimento del giudice del rinvio risulta che, nell?ambito della controversia ad esso sottoposta, si pone il problema di determinare se, qualora sia dimostrata l?esistenza di un accordo tra le parti relativamente alla remunerazione forfettaria dell?avvocato, tale presunto accordo, concluso per la somma complessiva di ITL 1 850 000, possa essere, nonostante la normativa italiana, ritenuto valido, in quanto una sua sostituzione d?ufficio con un compenso per l?avvocato calcolato sulla base della tariffa non sarebbe conforme alle norme comunitarie in materia di concorrenza.
14 Il giudice del rinvio osserva inoltre che, nel caso in cui un professionista non residente in Italia fornisse una prestazione di servizi legali ad un destinatario residente in tale Stato membro sulla base di un contratto soggetto alla legge italiana, la prestazione di servizi legali sarebbe soggetta al divieto assoluto di derogare ai compensi determinati dalla tariffa. Pertanto, in tal caso, dovrebbe essere applicato l?importo minimo obbligatorio. Tale divieto avrebbe dunque l?effetto di ostacolare l?accesso di altri avvocati al mercato dei servizi italiano.
15 Alla luce di quanto sopra, la Corte d?appello di Torino ha deciso di sospendere il procedimento dinanzi ad esso pendente e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
«1) Se il principio della concorrenza del diritto comunitario, di cui agli artt. 10 [CE], 81 [CE] e 82 (?) CE si applichi anche all?offerta dei servizi legali.
2) Se detto principio comporti, o meno, la possibilità di convenire fra le parti la remunerazione dell?avvocato, con effetto vincolante.
3) Se comunque detto principio impedisca, o meno, l?inderogabilità assoluta dei compensi forensi.
4) Se il principio di libera circolazione dei servizi, di cui agli artt. 10 [CE] e 49 (?) CE si applichi anche all?offerta dei servizi legali.
5) In caso positivo, se detto principio sia, o meno, compatibile con la inderogabilità assoluta dei compensi forensi».
Causa C 202/04
16 Sulla base di un parere dell?ordine degli avvocati e in applicazione della tariffa, l?avv. Meloni ha chiesto e ottenuto, nei confronti della sig.ra Capodarte e del sig. Macrino, un decreto ingiuntivo per il pagamento degli onorari relativi a talune prestazioni stragiudiziali che egli aveva effettuato a loro favore in materia di diritto d?autore, tra le quali rientravano, in particolare, alcuni pareri espressi oralmente e alcune lettere inviate all?avvocato della controparte.
17 La sig.ra Capodarte e il sig. Macrino hanno proposto opposizione a tale decreto ingiuntivo dinanzi al Tribunale di Roma sostenendo, in particolare, il carattere sproporzionato degli onorari chiesti dall?avv. Meloni in relazione all?importanza dell?affare trattato e alle prestazioni effettivamente svolte da quest?ultimo.
18 Al fine di determinare l?importo degli onorari dovuti all?avv. Meloni per tali prestazioni, il Tribunale di Roma ritiene che si debba verificare se la tariffa, in quanto applicabile agli avvocati in materia stragiudiziale, sia compatibile con le norme del Trattato CE, tenuto conto, in particolare, del fatto che gli interessati, per ottenere le prestazioni di assistenza stragiudiziale in questione, non erano tenuti a rivolgersi ad un avvocato.
19 Di conseguenza, il Tribunale di Roma ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte la seguente questione pregiudiziale:
«Se gli artt. 5 e 85 del Trattato CE (divenuti artt. 10 [CE] e 81 CE) ostino all?adozione da parte di uno Stato membro di una misura legislativa o regolamentare che approvi, sulla base di un progetto stabilito da un ordine professionale forense, una tariffa che fissa dei minimi e dei massimi per gli onorari dei membri dell?ordine con riferimento a prestazioni aventi ad oggetto attività (c.d. stragiudiziali) non riservate agli appartenenti all?ordine professionale forense ma che possono essere espletate da chiunque».
20 Alla luce della connessione delle due cause principali, le stesse, ai sensi dell?art. 43 del regolamento di procedura, in combinato disposto con l?art. 103 del medesimo, devono essere riunite ai fini della sentenza.
Sulle questioni pregiudiziali
Sulla ricevibilità
Causa C 94/04
? Osservazioni presentate alla Corte
21 Secondo l?avv. Cipolla, le questioni proposte dal giudice del rinvio sono irricevibili in quanto, da un lato, non sono rilevanti per la risoluzione della causa principale e, dall?altro, hanno carattere ipotetico.
22 Quanto alla prima eccezione di irricevibilità, l?avv. Cipolla sostiene che il diritto nazionale applicabile non richiede che il giudice nazionale valuti l?esistenza e la legittimità di un accordo tra l?avvocato e la sua cliente, contrariamente a quanto sostenuto nell?ordinanza di rinvio. Infatti, l?assenza di accordo fra questi ultimi e la qualificazione come «acconto» della somma versata dalla cliente a titolo di pagamento delle prestazioni avrebbero autorità di giudicato, non essendo state contestate in appello.
23 Quanto alla seconda eccezione di irricevibilità, l?avv. Cipolla sostiene che la validità dell?accordo concluso tra l?avvocato e la sua cliente dovrebbe essere valutata solo qualora fosse dimostrata l?esistenza di tale accordo. Orbene, ciò non risulterebbe nella fattispecie. Pertanto le questioni proposte dalla Corte d?appello di Torino sarebbero assimilabili a una domanda di parere consultivo.
24 Il governo tedesco ritiene che l?art. 49 CE non sia applicabile poiché la situazione di fatto oggetto della causa principale non contiene elementi di internazionalità. La Commissione, da parte sua, fondandosi sulla più recente giurisprudenza della Corte, ritiene che la domanda di pronuncia pregiudiziale, in quanto relativa all?interpretazione dell?art. 49 CE, sia ricevibile.
? Giudizio della Corte
25 Per quanto riguarda le eccezioni di irricevibilità sollevate dall?avv. Cipolla, si deve ricordare che le questioni relative all?interpretazione del diritto comunitario proposte dal giudice nazionale nell?ambito del contesto di diritto e di fatto che egli individua sotto la propria responsabilità, del quale non spetta alla Corte verificare l?esattezza, godono di una presunzione di rilevanza (v. sentenza 15 maggio 2003, causa C 300/01, Salzmann, Racc. pag. I 4899, punti 29 e 31). Il rigetto, da parte della Corte, di una domanda proposta da un giudice nazionale è possibile soltanto qualora appaia in modo manifesto che l?interpretazione del diritto comunitario richiesta non ha alcun rapporto con l?effettività o l?oggetto della causa principale, qualora la questione sia di tipo ipotetico o, ancora, qualora la Corte non disponga degli elementi di fatto e di diritto necessari per rispondere in modo utile alle questioni che le sono sottoposte (v., in particolare, sentenze 13 marzo 2001, causa C 379/98, PreussenElektra, Racc. pag. I 2099, punto 39, e 15 giugno 2006, causa C 466/04, Acereda Herrera, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 48).
26 Ebbene, tale presunzione di rilevanza non può essere messa in discussione dalla semplice circostanza che una delle parti nella causa principale contesti taluni fatti, come quelli rilevati al punto 22 della presente sentenza, di cui non spetta alla Corte verificare l?esattezza e dai quali dipende la definizione dell?oggetto della controversia.
27 Si deve pertanto rilevare che, come risulta dalla decisione di rinvio, la causa principale riguarda la necessità di determinare se l?accordo concluso tra una cliente e il suo avvocato, relativamente al compenso forfettario di quest?ultimo, esista e debba essere ritenuto valido, in quanto la sua sostituzione d?ufficio con un calcolo del compenso dell?avvocato sulla base della tariffa vigente nello Stato membro interessato non sarebbe conforme alle norme comunitarie in materia di concorrenza.
28 Si deve a tale proposito rilevare che non appare manifesto che l?interpretazione delle regole comunitarie richiesta dal giudice del rinvio sia priva di ogni rapporto con l?effettività o l?oggetto della causa principale, né che le questioni relative all?interpretazione di tali regole siano ipotetiche.
29 Pertanto, anche qualora si ritenesse non dimostrata l?esistenza dell?accordo di cui trattasi nella causa principale, non si può escludere che l?interpretazione del diritto comunitario richiesta dal giudice del rinvio, che può consentire a quest?ultimo di valutare la compatibilità della tariffa con le norme sulla concorrenza fissate dal Trattato, possa essere utile a tale giudice per decidere la controversia ad esso sottoposta. Essa, infatti, riguarda essenzialmente la liquidazione degli onorari di avvocato che, come rilevato al punto 5 della presente sentenza, è compiuta dall?autorità giudiziaria mantenendosi, salvo eccezioni, nei limiti massimo e minimo previamente fissati dal Ministro della Giustizia.
30 Per quanto infine riguarda più specificamente le questioni relative all?interpretazione dell?art. 49 CE, sebbene sia pacifico che tutti gli elementi della controversia sottoposta al giudice del rinvio sono limitati all?interno di un unico Stato membro, una risposta può tuttavia essere utile al giudice del rinvio, in particolare nel caso in cui il diritto nazionale imponga, in un procedimento come quello in esame, di riconoscere ad un cittadino italiano gli stessi diritti di cui godrebbe nella medesima situazione, in base al diritto comunitario, un cittadino di uno Stato diverso dalla Repubblica italiana (v., in particolare, sentenza 30 marzo 2006, causa C 451/03, Servizi Ausiliari Dottori Commercialisti, Racc. pag. I 2941, punto 29).
31 Si deve dunque verificare se le disposizioni del Trattato in materia di libera prestazione dei servizi, la cui interpretazione è richiesta dal summenzionato giudice, ostino all?applicazione di una normativa nazionale come quella in esame nella causa principale, nella misura in cui essa sia applicabile a soggetti residenti in Stati membri diversi dalla Repubblica italiana.
32 Alla luce di quanto sopra, si deve rilevare che la domanda di pronuncia pregiudiziale è ricevibile.
Causa C 202/04
? Osservazioni proposte alla Corte
33 L?avv. Meloni eccepisce l?irricevibilità della questione sollevata dal Tribunale di Roma poiché non vi sarebbe alcun legame fra tale questione e la soluzione della controversia sottoposta a tale giudice, controversia che ha ad oggetto l?applicazione della tariffa ad una prestazione di servizi stragiudiziali svolta da un avvocato iscritto all?albo.
34 Inoltre, il giudice del rinvio non avrebbe indicato le ragioni precise che l?hanno indotto a interrogarsi sull?interpretazione del diritto comunitario.
35 Il governo italiano sostiene che, qualora le parti non abbiano fissato per contratto gli onorari, e il cliente contesti quelli fatturati unilateralmente dal professionista, come nella causa principale, spetta al giudice investito della controversia in base al diritto italiano determinarli liberamente. Pertanto, il problema della compatibilità della tariffa per le prestazioni di servizi stragiudiziali degli avvocati con gli artt. 10 CE e 81 CE sarebbe irrilevante ai fini della soluzione della causa principale.
36 Tale governo contesta anche la pertinenza della questione posta dal giudice del rinvio, poiché nella causa principale non si è in presenza di alcuna pratica anticoncorrenziale, né al momento dell?elaborazione della tariffa né a causa del comportamento degli operatori.
? Giudizio della Corte
37 Per quanto riguarda la prima eccezione di irricevibilità sollevata dall?avv. Meloni, si deve ricordare che la controversia riguarda l?applicazione della tariffa ad una prestazione di servizi stragiudiziali effettuata da un avvocato iscritto all?albo. Con la propria questione il giudice nazionale chiede se le norme sulla concorrenza ostino a tale applicazione, dal momento che la tariffa stessa non sarebbe applicabile ad una prestazione di servizi stragiudiziali effettuata da un soggetto non iscritto all?albo. Pertanto, la presunzione di rilevanza di cui godono le questioni relative all?interpretazione del diritto comunitario sollevate dal giudice nazionale non può essere messa in discussione.
38 Non può essere accolta neppure l?eccezione di irricevibilità basata sul fatto che il giudice del rinvio non avrebbe indicato le ragioni precise che l?hanno indotto ad interrogarsi sull?interpretazione del diritto comunitario. Secondo la giurisprudenza della Corte, è indispensabile che il giudice nazionale fornisca un minimo di spiegazioni sulle ragioni della scelta delle norme comunitarie di cui chiede l?interpretazione e sul rapporto che egli ritiene esista fra tali disposizioni e il diritto nazionale applicabile alla controversia (v., in particolare, ordinanza 28 giugno 2000, causa C 116/00, Laguillaumie, Racc. pag. I 4979, punto 16). Ora, il provvedimento di rinvio soddisfa pienamente tale esigenza, come ha del resto osservato l?avvocato generale al paragrafo 24 delle sue conclusioni.
39 Per quanto riguarda la prima eccezione di irricevibilità fatta valere dal governo italiano, è necessario osservare che il giudice del rinvio muove dalla premessa secondo cui, nell?ambito della controversia ad esso sottoposta, tale giudice ha il dovere, in base al diritto italiano, di determinare gli onorari dovuti all?avvocato riferendosi alla tariffa applicabile agli avvocati in materia stragiudiziale.
40 Ebbene, come è stato ricordato al punto 25 della presente sentenza, non spetta alla Corte verificare l?esattezza del quadro normativo e fattuale definito dal giudice nazionale, in cui si inseriscono le questioni relative all?interpretazione del diritto comunitario che tale giudice sottopone alla Corte.
41 Pertanto, la presunzione di rilevanza di cui gode la questione sottoposta alla Corte non può essere vinta.
42 Per quanto riguarda la seconda eccezione di irricevibilità sollevata dal governo italiano, si deve ricordare, come è stato osservato al punto 37 della presente sentenza, che il giudice del rinvio chiede, con la propria questione, se le norme sulla concorrenza fissate dal Trattato ostino all?applicazione della tariffa nella controversia sottoposta a tale giudice. Pertanto, la verifica dell?esistenza di una pratica anticoncorrenziale nella causa principale rientra nell?oggetto stesso della questione interpretativa proposta dal giudice del rinvio e non può, nella specie, essere considerata irrilevante.
43 Ne consegue che la domanda di pronuncia pregiudiziale del Tribunale di Roma è ricevibile.
Nel merito
Sulle prime tre questioni sollevate nella causa C 94/04 e sulla questione sollevata nella causa C 202/04
44 Con tali questioni, che devono essere esaminate congiuntamente, riformulandole in modo da tenere conto degli elementi rilevanti delle due cause, in particolare del fatto che, nell?ambito delle cause principali, si discute degli onorari minimi, i giudici del rinvio chiedono, in sostanza, se gli artt. 10 CE, 81 CE e 82 CE ostino all?adozione, da parte di uno Stato membro, di un provvedimento normativo che approvi, sulla base di un progetto elaborato da un ordine professionale forense come il CNF, una tariffa che fissi un limite minimo per gli onorari degli avvocati e a cui, in linea di principio, non sia possibile derogare né per le prestazioni riservate agli avvocati, né per quelle, come le prestazioni di servizi stragiudiziali, che possono essere svolte anche da altri operatori economici non vincolati da tale tariffa.
45 Si deve preliminarmente osservare che, interessando l?intero territorio di uno Stato membro, tale tariffa è in grado di pregiudicare il commercio tra gli Stati membri ai sensi degli artt. 81, n. 1, CE e 82 CE (v., in tal senso, sentenze 17 ottobre 1972, causa 8/72, Vereniging van Cementhandelaren/Commissione, Racc. pag. 977, punto 29; 10 dicembre 1991, causa C 179/90, Merci convenzionali porto di Genova, Racc. pag. I 5889, punti 14 e 15, e 19 febbraio 2002, causa C 35/99, Arduino, Racc. pag. I 1529, punto 33).
46 Secondo costante giurisprudenza, sebbene di per sé gli artt. 81 CE e 82 CE riguardino esclusivamente la condotta delle imprese e non le disposizioni legislative o regolamentari emanate dagli Stati membri, è pur vero che tali articoli, in combinato disposto con l?art. 10 CE, che instaura un dovere di collaborazione, obbligano gli Stati membri a non adottare o mantenere in vigore provvedimenti, anche di natura legislativa o regolamentare, idonei ad eliminare l?effetto utile delle regole di concorrenza applicabili alle imprese (v., in particolare, ordinanza 17 febbraio 2005, causa C 250/03, Mauri, Racc. pag. I 1267, punto 29, e giurisprudenza ivi citata).
47 La Corte ha in particolare dichiarato che si è in presenza di una violazione degli artt. 10 CE e 81 CE qualora uno Stato membro imponga o agevoli la conclusione di accordi in contrasto con l?art. 81 CE, o rafforzi gli effetti di tali accordi, o revochi alla propria normativa il suo carattere pubblico delegando ad operatori privati la responsabilità di adottare decisioni di intervento in materia economica (ordinanza Mauri, cit., punto 30, e giurisprudenza ivi citata).
48 A tale proposito, la circostanza che uno Stato membro affidi ad un?organizzazione professionale composta di avvocati, come il CNF, l?elaborazione di un progetto di tariffa per gli onorari non appare, nelle circostanze della causa principale, tale da poter affermare che tale Stato abbia revocato alla tariffa infine adottata il suo carattere statale, delegando ad avvocati la responsabilità di assumere decisioni in materia.
49 Infatti, sebbene la normativa nazionale in discussione nella causa principale non contenga modalità procedurali, né prescrizioni di merito idonee a garantire, con una probabilità ragionevole, che il CNF si comporti, in sede di elaborazione del progetto di tariffa, come un?articolazione del potere pubblico che agisce per obiettivi di interesse generale, non risulta che lo Stato italiano abbia rinunciato ad esercitare il suo potere di decisione in ultima istanza o a controllare l?applicazione di tale tariffa (v. sentenza Arduino, cit., punti 39 e 40).
50 Da un lato, il CNF è incaricato soltanto di approntare un progetto di tariffa privo, in quanto tale, di forza vincolante. In mancanza di approvazione da parte del Ministro della Giustizia, il progetto di tariffa non entra in vigore, e resta in vigore la tariffa precedentemente approvata. Per questo motivo, tale Ministro ha il potere di far emendare il progetto da parte del CNF. Inoltre, il Ministro è assistito da due organi pubblici, il Consiglio di Stato ed il CIP, dai quali deve ottenere il parere prima di qualsiasi approvazione della tariffa (v. sentenza Arduino, cit., punto 41).
51 Dall?altro, l?art. 60 del regio decreto legge dispone che la liquidazione degli onorari è effettuata dagli organi giudiziari in base ai criteri stabiliti dall?art. 57 del medesimo regio decreto legge, tenuto conto della gravità e del numero di questioni trattate. Inoltre, in talune circostanze eccezionali, il giudice può, con una decisione debitamente motivata, derogare ai limiti minimi fissati in applicazione dell?art. 58 del citato regio decreto legge (v., in tal senso, sentenza Arduino, cit., punto 42).
52 Pertanto, non si può ritenere che lo Stato italiano abbia rinunciato ad esercitare il proprio potere delegando ad operatori privati la responsabilità di prendere decisioni di intervento nel settore economico, il che avrebbe portato a privare del suo carattere pubblico la normativa di cui trattasi nella causa principale (v. sentenza Arduino, cit., punto 43, e ordinanza Mauri, cit., punto 36).
53 Per le ragioni indicate ai punti 50 e 51 della presente sentenza, non può essere nemmeno contestato allo Stato in questione di imporre o di favorire la conclusione, da parte del CNF, di intese in contrasto con l?art. 81 CE, o di rinforzarne gli effetti, né di imporre o di favorire abusi di posizione dominante in contrasto con l?art. 82 CE o di rafforzarne gli effetti (v., in tal senso, sentenza Arduino, cit., punto 43, e ordinanza Mauri, cit., punto 37).
54 Le prime tre questioni sollevate nell?ambito della causa C 94/04 e la questione sollevata nell?ambito della causa C 202/04 devono dunque essere risolte dichiarando che gli artt. 10 CE, 81 CE e 82 CE non ostano all?adozione, da parte di uno Stato membro, di un provvedimento normativo che approvi, sulla base di un progetto elaborato da un ordine professionale forense quale il CNF, una tariffa che fissi un limite minimo per gli onorari degli avvocati e a cui, in linea di principio, non sia possibile derogare né per le prestazioni riservate agli avvocati né per quelle, come le prestazioni di servizi stragiudiziali, che possono essere svolte anche da qualsiasi altro operatore economico non vincolato da tale tariffa.
Sulla quarta e sulla quinta questione sollevate nell?ambito della causa C 94/04
55 Con tali due questioni, la Corte d?appello di Torino chiede in sostanza se l?art. 49 CE osti ad una disciplina che vieta in maniera assoluta di derogare convenzionalmente agli onorari minimi determinati da una tariffa, come quella di cui trattasi nella causa principale, per prestazioni che sono al tempo stesso di natura giudiziale e riservate agli avvocati.
56 Si deve ricordare che l?art. 49 CE impone non solo l?eliminazione di qualsiasi discriminazione nei confronti del prestatore di servizi stabilito in un altro Stato membro in base alla sua cittadinanza, ma anche la soppressione di qualsiasi restrizione, anche qualora tale restrizione si applichi indistintamente ai prestatori nazionali e a quelli di altri Stati membri, quando sia tale da vietare o rendere più difficili le attività del prestatore stabilito in un altro Stato membro, ove fornisce legittimamente servizi analoghi (v., in particolare, sentenze 29 novembre 2001, causa C 17/00, De Coster, Racc. pag. I 9445, punto 29, nonché 8 settembre 2005, cause riunite C 544/03 e C 545/03, Mobistar e Belgacom Mobile, Racc. pag. I 7723, punto 29).
57 Inoltre, la Corte ha già affermato che l?art. 49 CE osta all?applicazione di qualsiasi normativa nazionale che abbia l?effetto di rendere la prestazione di servizi tra Stati membri più difficile della prestazione di servizi puramente interna ad uno Stato membro (v. citate sentenze De Coster, punto 30, e giurisprudenza ivi citata, nonché Mobistar e Belgacom Mobile, punto 30).
58 Ora, il divieto di derogare convenzionalmente ai minimi tariffari, come previsto dalla legislazione italiana, può rendere più difficile l?accesso degli avvocati stabiliti in uno Stato membro diverso dalla Repubblica italiana al mercato italiano dei servizi legali, ed è in grado quindi di ostacolare l?esercizio delle loro attività di prestazione di servizi in quest?ultimo Stato membro. Tale divieto si rivela pertanto una restrizione ai sensi dell?art. 49 CE.
59 Il detto divieto, infatti, priva gli avvocati stabiliti in uno Stato membro diverso dalla Repubblica italiana della possibilità di fornire, chiedendo onorari inferiori a quelli tariffari, una concorrenza più efficace nei confronti degli avvocati stabiliti permanentemente nello Stato membro in questione, i quali dispongono, per tale ragione, di una maggiore facilità di crearsi una clientela rispetto agli avvocati stabiliti all?estero (v., per analogia, sentenza 5 ottobre 2004, causa C 442/02, CaixaBank France, Racc. pag. I 8961, punto 13).
60 Allo stesso modo, il divieto citato limita la scelta dei destinatari di servizi in Italia, poiché questi ultimi non possono ricorrere ai servizi di avvocati stabiliti in altri Stati membri che potrebbero offrire in Italia le loro prestazioni ad un prezzo inferiore ai minimi tariffari.
61 Tuttavia, un simile divieto può essere giustificato qualora risponda a ragioni imperative di interesse pubblico, purché sia idoneo a garantire il conseguimento dello scopo perseguito e non vada oltre quanto necessario per il raggiungimento di questo (v., in particolare, sentenze 5 giugno 1997, causa C 398/95, SETTG, Racc. pag. I 3091, punto 21, e Servizi Ausiliari Dottori Commercialisti, cit., punto 37).
62 Per giustificare la restrizione della libera prestazione dei servizi derivante dal divieto in questione, il governo italiano sostiene che un?eccessiva competizione tra avvocati rischierebbe di condurre ad una concorrenza sui prezzi che comporterebbe un peggioramento della qualità dei servizi forniti, e ciò a danno dei consumatori, in particolare in quanto soggetti di diritto aventi necessità di un?assistenza di qualità dinanzi alla giustizia.
63 Secondo la Commissione, non è dimostrato alcun nesso di causalità tra la determinazione di onorari minimi e un livello elevato di qualità dei servizi professionali forniti dagli avvocati. In realtà, una relazione diretta di causa-effetto con la tutela dei clienti degli avvocati ed il buon funzionamento dell?amministrazione della giustizia varrebbe per provvedimenti statali alternativi come, in particolare, le norme di accesso alla professione forense, le regole disciplinari in grado di far rispettare la deontologia professionale e la disciplina in materia di responsabilità civile, grazie al mantenimento, assicurato da tali provvedimenti, di un livello elevato di qualità dei servizi forniti da tali professionisti.
64 A tal riguardo si deve osservare che la tutela, da un lato, dei consumatori, in particolare dei destinatari dei servizi giudiziali forniti da professionisti operanti nel settore della giustizia e, dall?altro, della buona amministrazione della giustizia sono obiettivi che rientrano tra quelli che possono essere ritenuti motivi imperativi di interesse pubblico in grado di giustificare una restrizione della libera prestazione dei servizi (v., in tal senso, sentenze 12 dicembre 1996, causa C 3/95, Reisebüro Broede, Racc. pag. I 6511, punto 31 e giurisprudenza ivi citata, nonché 21 settembre 1999, causa C 124/97, Läärä e a., Racc. pag. I 6067, punto 33), alla duplice condizione che il provvedimento nazionale di cui si discute nella causa principale sia idoneo a garantire la realizzazione dell?obiettivo perseguito e non vada oltre quanto necessario per raggiungere l?obiettivo medesimo.
65 Spetta al giudice del rinvio determinare se, nella causa principale, la restrizione della libera prestazione dei servizi creata dalla normativa nazionale rispetti tali condizioni. A tal fine, detto giudice dovrà tenere conto degli elementi indicati nei punti seguenti.
66 Egli dovrà pertanto verificare, in particolare, se vi sia una relazione tra il livello degli onorari e la qualità delle prestazioni fornite dagli avvocati e se, in particolare, la determinazione di tali onorari minimi costituisca un provvedimento adeguato per il raggiungimento degli obiettivi perseguiti, vale a dire la tutela dei consumatori e la buona amministrazione della giustizia.
67 Se è vero che una tariffa che fissi onorari minimi non può impedire ai membri della professione di fornire servizi di qualità mediocre, non si può escludere a priori che tale tariffa consenta di evitare che gli avvocati siano indotti, in un contesto come quello del mercato italiano, il quale, come risulta dal provvedimento di rinvio, è caratterizzato dalla presenza di un numero estremamente elevato di avvocati iscritti ed in attività, a svolgere una concorrenza che possa tradursi nell?offerta di prestazioni al ribasso, con il rischio di un peggioramento della qualità dei servizi forniti.
68 Dovrà anche essere tenuto conto delle peculiarità sia del mercato in questione, le quali sono state ricordate al punto precedente, che dei servizi in esame e, in particolare, del fatto che, in materia di prestazioni di avvocati, vi è in genere un?asimmetria informativa tra i «clienti-consumatori» e gli avvocati. Infatti, gli avvocati dispongono di un elevato livello di competenze tecniche che i consumatori non necessariamente possiedono, cosicché questi ultimi incontrano difficoltà per valutare la qualità dei servizi loro forniti [v., in particolare, la Relazione sulla concorrenza nei servizi professionali, contenuta nella comunicazione della Commissione 9 febbraio 2004, COM(2004) 83 def., pag. 10].
69 Il giudice del rinvio dovrà tuttavia verificare se alcune norme professionali relative agli avvocati, in particolare norme di organizzazione, di qualificazione, di deontologia, di controllo e di responsabilità siano di per sé sufficienti per raggiungere gli obiettivi della tutela dei consumatori e della buona amministrazione della giustizia.
70 Alla luce di quanto precede, la quarta e la quinta questione sollevate nella causa C 94/04 si devono risolvere dichiarando che una normativa che vieti in maniera assoluta di derogare convenzionalmente agli onorari minimi determinati da una tariffa forense, come quella di cui trattasi nella causa principale, per prestazioni che sono al tempo stesso di natura giudiziale e riservate agli avvocati costituisce una restrizione della libera prestazione dei servizi prevista dall?art. 49 CE. Spetta al giudice del rinvio verificare se tale normativa, alla luce delle sue concrete modalità di applicazione, risponda realmente agli obiettivi della tutela dei consumatori e della buona amministrazione della giustizia, che possono giustificarla, e se le restrizioni che essa impone non appaiano sproporzionate rispetto a tali obiettivi.
Sulle spese
71 Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi ai giudici nazionali, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte non possono dar luogo a rifusione.
Per questi motivi, la Corte (Grande Sezione) dichiara:
1) Gli artt. 10 CE, 81 CE e 82 CE non ostano all?adozione, da parte di uno Stato membro, di un provvedimento normativo che approvi, sulla base di un progetto elaborato da un ordine professionale forense quale il Consiglio nazionale forense, una tariffa che fissi un limite minimo per gli onorari degli avvocati e a cui, in linea di principio, non sia possibile derogare né per le prestazioni riservate agli avvocati né per quelle, come le prestazioni di servizi stragiudiziali, che possono essere svolte anche da qualsiasi altro operatore economico non vincolato da tale tariffa.
2) Una normativa che vieti in maniera assoluta di derogare convenzionalmente agli onorari minimi determinati da una tariffa forense, come quella di cui trattasi nella causa principale, per prestazioni che sono al tempo stesso di natura giudiziale e riservate agli avvocati costituisce una restrizione della libera prestazione dei servizi prevista dall?art. 49 CE. Spetta al giudice del rinvio verificare se tale normativa, alla luce delle sue concrete modalità di applicazione, risponda realmente agli obiettivi della tutela dei consumatori e della buona amministrazione della giustizia, che possono giustificarla, e se le restrizioni che essa impone non appaiano sproporzionate rispetto a tali obiettivi.
Firme

Lavori pubblici e tariffe. Effetto boomerang sul decreto Bersani.

Giovedì, 26 Ottobre 2006


Le tariffe dei lavori pubblici sono state abrogate dal decreto Bersani? A luglio sembrava di sì. In questi giorni l’Autorità di vigilanza si sta confrontando con gli operatori del settore perché l’abrogazione non è più così scontata. I primi a dubitare sono stati gli Architetti, che con il loro Consiglio Nazionale hanno sollevato il problema. La legge approvata dal Parlamento parla di prestazioni “libero-professionali” e “intellettuali”, ma quelle dei lavori pubblici possono essere rese anche dalle imprese e, quindi, per definizione non possono essere tali. La legge Bersani giustifica il vento liberista chiamando in causa l’Europa (vedi art.2), ma proprio l’Europa nella Direttiva sugli appalti consente le tariffe (vedi 47 Considerando e l’art. 53). In definitiva, un altro caso di Mala-Legislazione. Il Governo ha tutto il diritto di abrogare le tariffe dei lavori pubblici. Ma i cittadini hanno, a loro volta, il diritto ad una determinazione puntuale e trasparente. Puntuale: in modo da ridurre i dubbi interpretativi. Basta poco: la tecnica per scrivere le leggi si chiama drafting e gli uffici legislativi la conoscono. Poichè le leggi continuano ad essere scritte male, il dubbio è che lo siano perchè poco chiari sono gli obiettivi che, attraverso la legge, i politici intendono perseguire. La decisione deve anche essere trasparente, in modo da consentire ai cittadini di applicarla e di esprimere un giudizio politico su chi quella legge ha voluto. E a questo proposito, Temis, dea degli oracoli, si pone un interrogativo: tra le cause della disaffezione che gli Italiani nutrono nei confronti dell’Europa non ci sarà, forse, il fatto che i politici continuano a nascondersi dietro di essa quando devono prendere delle decisioni di cui non vogliono assumersi la responsabilità?

Tre ragioni per mantenere le tariffe minime dei professionisti

Lunedì, 23 Ottobre 2006

Per gli Ordini professionali le tariffe minime garantiscono la qualità della prestazione. Ma non ne hanno mai spiegato il perché. Per i liberisti (di destra e di sinistra) sono un freno alla concorrenza, che danneggerebbe soprattutto i giovani. Vero è però che la concorrenza è un mezzo e non un fine, per cui che le tariffe siano un freno alla concorrenza poco importa purché, ovviamente, tale freno migliori la qualità del servizio. Ius.column prende posizione. Ecco tre motivi che possono giustificare, in via di principio, le tariffe minime. Uno: le tariffe minime favoriscono la permanenza sul mercato (della singola prestazione) dei professionisti più qualificati, che potrebbero essere disincentivati ad erogarla ove il prezzo di mercato fosse troppo basso. Due: per abbassare i prezzi ed essere competitivi sono necessarie economie di scala che, a loro volta, sono favorite dalle concentrazioni. Le concentrazioni però sono incompatibili con l’esigenza di assicurare la diffusione sul territorio dell’offerta di servizi professionali. Tre: concentrazioni ed economie di scala implicano la standardizzazione delle prestazioni erogate che, a loro volta, sono incompatibili con il diritto del cliente di poter contare sui servizi professionali funzionali alla tutela del suo interesse.