Articolo taggato ‘terrorismo’

Cosa è esploso veramente a Brindisi?

Martedì, 29 Maggio 2012

un video che mette in dubbio la ricostruzione ufficiale dell’attentato di Brindisi

http://www.youtube.com/watch?v=LDrIrfAeSGE

via decorazionisegrete

Adesso c’è un complice e si dubita delle bombole

Sabato, 26 Maggio 2012

I media adesso parlano di un complice nella strage di Brindisi. Lo dicono in sordina, quasi fosse scontato. Ma sino a ieri si parlava di un gesto isolato, di follia o emotivo. Anche la versione delle bombole a gas inizia a franare. Si stanno approfondendo i segni sulla scuola e i periti si lamentano che le schegge siano stato rimosse. Tutta la ns stima e incoraggiamento alle forze dell’ordine. Meno per i magistrati che hanno parlato troppo e troppo presto. Staremo a vedere, qualcosa ci dice che su Brindisi ne vedremo delle belle (nebbie). TEMIS

Italia, un Governo delle Corporazioni o di Polizia

Lunedì, 21 Maggio 2012

Un ammiraglio è ministro della difesa; un prefetto è ministro dell’interno; un ex capo della polizia e responsabile dei servizi segreti è il sottosegretario con la delega ai servizi segreti. C’è da chiedersi se quello di Monti sia il primo governo delle corporazioni dopo il ventennio fascista o il primo governo di polizia della storia italiana. Per garantire la democrazia, un tempo il capo della Guardia di Finanza doveva essere sceltro tra i generali dell’esercito, così per i Carabinieri. Impensabile che il governo – che istituzionalmente controlla militari e poliziotti – fosse non solo costituito da militari e poliziotti, ma che a questi ultimi fosse affidata la repsonsabilità di controllare gli apparati da cui provengono. Si insegna nelle università questo è il discrimen rispetto ai regimi dittatoriali. Non ci si venga a dire che un governo dei tecnici non può essere altrimenti composto che da tecnici. Oltre ai militari non esistono altri esperti di difesa, o di intelligence, o di ordine pubblico? se così fosse, licenziamo professori, ricercatori di think tank etc. Forse ci sarà chi pensa che sia una benedizione che a fronteggiare il terrorismo sia un governo di polizia. Ma non lo pensa TEMIS…

Nebbie sulle indagini a Brindisi

Lunedì, 21 Maggio 2012

Perchè si parla di “un gesto isolato”? solo perchè a Brindisi è stato fotografato un uomo e non un gruppo di uomini? perchè si parla di follia e di movente passionale? capiamo che gli investigatori stiano prendendo in considerazione tutte le ipotesi, ma a che serve enunciarle? se non si è preso l’attentatore, se non ci sono rivendicazioni, se si brancola nel buoi perchè si parla di moventi non terroristici? come mai è già sui giornali la foto del possibile attentatore? Può essere che così operando gli investigatori brindisini non si rendano conto che il complottismo (a ragione) dilagherà? la vox populi è divisa: c’è chi ipotizza il movente individuale e chi ritiene che si tratta di una strage di stato con utile idiota a seguito. Temis

I governi tecnici chiamano le bombe (ieri Ciampi, oggi Monti)

Sabato, 19 Maggio 2012

Una scuola: Falcone e Morvillo. Una città: il porto verso la Grecia. Una regione: che non ha la mafia della Sicilia sulla quale indagava Falcone, che non ha fatto stragi tra i servitori dello Stato. Un tempo, avrebbero detto che questa bomba è stata progettata da “menti raffinatissime”. Evoca tutto e il contrario di tutto. L’alleanza mafia – anarchici sarebbe una prima assoluta. Non abbiamo indizi per commentare e fare ipotesi. Ma solo una constatazione: in Italia, i governi tecnici chiamano le bombe. Ieri  il governo Ciampi con le bombe a Roma e Firenze; oggi quello di Monti. Una strana coincidenza. Temis

Oslo, la democrazia che tenta il linciaggio dello stragista

Martedì, 26 Luglio 2011

i norvegesi hanno tentato di linciare il giovane estremista che ha fatto la duplice strage dello scorso w.e. ancora innamorata del modello scandinavo, la stampa non ha messo in evidenza come questa, invero naturale, reazione della folla sia quanto di più incompatibile con la vocazione democratica professata ancora dopo la strage dal premier e quando di più vicino alle follie del pluriomicida. temis

I doveri del mondo (e dell’Islam)

Giovedì, 11 Novembre 2010

Finora avevano un unico modo per cercare di sfuggire alle violenze, ai sequestri e alle uccisioni che da sette anni rappresentano lo stillicidio quotidiano della barbarie di cui sono fatti oggetto i cristiani in Iraq: stare chiusi nella propria abitazione e uscire il meno possibile. Ma adesso “ci stanno dando la caccia casa per casa, quartiere per quartiere” è la disperata denuncia dell’anziano Patriarca caldeo di Baghdad. A dieci giorni dalla strage di fedeli in una chiesa siro-cattolica, assistiamo costernati a un ulteriore drammatico salto di qualità degli attacchi contro la minoranza cristiana, colpita con mortai e ordigni esplosivi tra le mura domestiche. Dopo aver violato con gesto infame i luoghi di preghiera, dopo aver steso mese dopo mese una lunga catena di morte a Mosul, i fondamentalisti islamici che si sono inventati un Dio crudele non s’arrestano neppure davanti ai luoghi da sempre sinonimo di tranquillità e intimità familiare. Secondo molti analisti l’ultima recente ondata di attentati che ha investito la capitale irachena non è altro che il tentativo delle frange estremiste di destabilizzare il Paese nel bel mezzo di una cruciale trattativa tra le diverse fazioni etnico-religiose in vista di un governo d’unità nazionale, dopo un vuoto politico–istituzionale che dura da oltre sette mesi. Ma quando il terrore bussa alle porte di casa anche le più raffinate spiegazioni risultano insufficienti. Le bande irachene legate ad al-Qaeda puntano indubbiamente al caos politico ma fanno leva sull’odio anti-cristiano. L’hanno ripetuto nell’ultimo comunicato emesso dal cosiddetto “Ministero della Guerra dello Stato islamico d’Iraq” secondo cui tutti i cittadini di fede cristiana verranno considerati d’ora in avanti “obiettivi legittimi” da colpire a morte. Fin dentro le loro case. Probabilmente questi fanatici sono talmente ignoranti da non sapere che esattamente settantadue anni fa, il 10 novembre del 1938, l’Europa visse l’orrore e la vergogna della “Notte dei cristalli”, l’assalto ai negozi degli ebrei, il pogrom scatenato dai nazisti del Terzo Reich che segnò l’inizio dell’Olocausto. Oggi in Medio Oriente non c’è un regime che pianifica lo sterminio, ma i cristiani sono presi di mira, fatti segno di attentati dinamitardi nelle chiese e nelle case. Siamo di fronte a un martirio collettivo che si configura come una vera e propria “pulizia confessionale”. In Iraq è in atto una strategia di svuotamento di un’antica tradizione religiosa che esisteva fra il Tigri e l’Eufrate ben prima che arrivasse il Corano di Maometto. E’ in corso il progressivo e micidiale annientamento di un’intera comunità che un intellettuale laico, il francese Regis Débray, ha paragonato addirittura all’anti-semitismo.  Per vegliare sui rigurgiti di quel disumano e intollerabile fenomeno, duro a sparire, è stato giustamente creato un Osservatorio internazionale. Ma chi si preoccupa della cristianofobia che dilaga in molte parti del mondo e che in Medio Oriente sta raggiungendo livelli inquietanti? Chi difende i cristiani perseguitati in Iraq? Quali misure a loro protezione intende adottare il vecchio-nuovo premier al-Maliki? Quanto tempo dovremo ancora aspettare prima che le Nazioni Unite puntino a iniziative concrete contro quest’emergenza, che non è solo politica ma coinvolge un’enorme questione civile e religiosa e rappresenta uno sfregio a tutta l’umanità? E perché la “umma” islamica continua a tacere e a non fare, salvo pochi casi isolati d’intellettuali musulmani che hanno espresso il loro sdegno? Tante, troppe domande senza risposte. Il mondo si svegli, prima che sia troppo tardi. Prima che una notte ancora senza nome ci faccia ripiombare nel buio e nella vergogna. l. geninazzi avvenire

Nostra Signora di al Qaida

Martedì, 2 Novembre 2010

Anche l’assalto di domenica contro la cattedrale di Baghdad, come ogni colpo dei terroristi in Iraq, segue la regola inesorabile di al Qaida: la scelta del bersaglio è il messaggio, ogni strage è anche una dichiarazione politica e di programma. Uccidiamo cristiani perché vogliamo che il nostro messaggio arrivi a loro e a chi li protegge. Che si può dire in questo caso? Una squadra suicida dello Stato islamico dell’Iraq – l’edizione irachena del gruppo fondato da Bin Laden – ha lanciato un’operazione di sterminio contro i fedeli di Sayidat al Nejat, Nostra Signora della Provvidenza, pianificata con estrema cura. E’ evidente dalle uniformi militari dei sette terroristi per passare i posti di blocco in quell’area di solito protetta da buone misure di sicurezza, dall’autobomba fatta esplodere subito all’ingresso della chiesa, dai corpetti esplosivi con biglie d’acciaio indossati per trasformare qualsiasi tentativo di liberazione degli ostaggi in una strage – e così è stato, i morti alla fine sono stati 57, compresi due sacerdoti – e soprattutto dalle richieste fatte ai negoziatori prima del massacro finale. I qaidisti hanno chiesto che fossero liberati alcuni loro prigionieri in Iraq, ma anche che fossero liberate “dai monasteri copti dove sono tenute prigioniere” due donne egiziane, che loro sostengono essere “musulmane minacciate affinché si convertano a forza al cristianesimo”. L’ultimatum di 48 ore dato alla chiesa egiziana e la strage di fedeli parlano chiaro: al Qaida ha individuato nei cristiani del medio oriente un gruppo debole e vulnerabile da aggredire e uccidere per portare avanti la propria agenda rivoluzionaria. La scelta, purtroppo, appare azzeccata. La questione dei copti in Egitto – dieci milioni che vivono la fede con discrezione quasi clandestina tra settanta milioni di islamici – era già fonte di continue tensioni. Figuriamoci se adesso ci si mette pure al Qaida. E i cristiani in Iraq sono una comunità che da tempo si sente presa in ostaggio. C’è già materiale per un nuovo sinodo sul medio oriente. ilfoglio

Aereo e terroristi, una attrazione fatale

Domenica, 31 Ottobre 2010

NAVI, TRENI, METROPOLITANE, AUTOBUS. NIENTE, PER I TERRORISTI UN ATTENTATO SENZA AEREO NON E’ UN ATTENTATO. E POCO IMPORTA SE SOLO PER GLI AEREI CI SONO CONTROLLI PER UOMINI E BAGAGLI…TEMIS

Piccoli preti grandi eroi (by Tornabuoni)

Lunedì, 25 Ottobre 2010

I religiosi si dividono nel cinema in due gruppi ben definiti: macchiette e sublimi. I preti da commedia sono i soliti, bonari o buffi, con difetti troppo umani (avarizia, golosità, tendenza al sonno, bile). Assai peggiori i sacerdoti drammatici. I registi che pure li hanno scelti come protagonisti, magari in una ricerca di originalità o di spiritualità, ne sono intimditi e li conoscono poco: finiscono per proporre personaggi rigidi, extraterrestri, privi di ogni umanità. Ci sono eccezioni, naturalmente; ma risultano rare la santa letizia o la bontà naturale dei religiosi di Roberto Rossellini in “Paisà”, in “Roma città aperta”, in “Francesco giullare di Dio”.  “Uomini di Dio” di Xavier Beauvois, premiato dalla giuria dell’ultimo festival di Cannes, appartiene al genere sublime. L’ispirazione è a un episodio autentico degli anni Novanta nel conflitto algerino. Sull’altopiano di Tibhirine un piccolo gruppo di trappisti francesi vive rispettato, in pace con la popolazione musulmana, finché l’integralismo non conquista la politica e non arriva sino a loro. Si trovano a dover decidere: lasciare il convento in cerca d’un posto più sicuro, restare affrontando anche il rischio estremo. Per rimanere fedeli a se stessi e ai propri doveri, per una strana specie d’inerzia, non fuggono: e vengono uccisi in un massacro che il film non mostra.  La materia del racconto è piuttosto la vita quotidiana dei frati, il loro legame con la popolazione in mezzo alla quale vivono: ed è qui che si esercita il sublime, insieme con la singolare convinzione che quell’integralismo che domina tanta parte del mondo sia qualcosa di imposto e sovrapposto, comunque di innaturale e disumano. l. tornabuoni espresso