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Incompetenti o in malafede? il fallimento del governo Monti

Lunedì, 30 Luglio 2012

Non prendiamoci in giro e parliamoci chiaro: il governo Monti è un disastro totale. E lo dico sulla base dei dati, come si dovrebbe cercare di fare. Solo La 7 di Mentana lo difende a spada tratta, come Fede faceva con Berlusconi, con buona pace dell’obiettività giornalistica. Ci sono dati che non si possono nascondere e di questo parlerò. Il resto è mera propaganda e faziosità giornalistica, quel male incurabile che ha tenuto in piedi B. per quasi 20 anni.

Per valutare il governo Monti, dopo quasi 9 mesi di mandato, mi si consenta una metafora: se chiamo un tecnico per ripararmi un tubo che perde acqua e dopo il suo costosissimo intervento il tubo non solo continua a perdere, ma il buco si è trasformato in una voragine, devo prendere atto che il tecnico è un incompetente. ovvero incapace, a causa dell’impreparazione o dell’inesperienza, a svolgere bene la propria attività. A meno che, mi si consenta il dubbio malizioso, la voragine non sia stata volutamente creata per spillarmi un altro po’ di quattrini ed allora in questo caso il tecnico è in malafede: valutate voi. Fuor di metafora: a Novembre 2011, il governo tecnico di Mario Monti è stato “chiamato” con un mandato preciso: ridurre lo spread, ridurre il debito pubblico e generare crescita. Ora possiamo tirare le somme.

A Novembre 2011 lo spread era sui 550 punti, ora si aggira sui 520, ma l’obiettivo era farlo scendere sotto i 200 punti. A fine 2011 il debito pubblico era al 120,1% e nel primo trimestre del 2012 ha raggiunto il 123,3%, secondo solo alla Grecia (132,4%). Insomma si è passati da 1.897 miliardi di euro nel dicembre 2011, a 1.966 miliardi di euro di debito pubblico di oggi. Infine, il paese non cresce ed è in piena recessione, con un PIL in picchiata libera e che scenderà del 2% nel 2012. Insomma il buco si è trasformato in voragine nonostante l’intervento, pagato da tutti noi, sia stato costosissimo. Dunque posso affermare, senza paura di essere smentito, che il governo tecnico ha chiaramente fallito dimostrandosi incompetente. Oppure è in malafede: ovvero ha creato appositamente la voragine per imporre un costo ancora più salato, cosa che porterà la svendita dell’Italia alle banche e alle multinazionali, ridurrà ancora di più lo stato sociale, privatizzerà la sanità e l’istruzione e aprirà la via ai licenziamenti di massa. Insomma valutate voi.

Ma vediamolo il costo che sinora abbiamo pagato. È stata reintrodotta l’Ici (pardon l’Imu, più cara ed iniqua che mai); la disoccupazione giovanile è ai massimi storici (mentre quella tedesca è ai minimi storici); le pensioni d’oro (circa 100mila in Italia) non sono state nemmeno sfiorate; i corrotti, malfattori e delinquenti potranno continuare ad essere eletti in parlamento sino al 2018 (e lo chiamano decreto anti-corruzione. Non è solo un problema morale, si badi bene, ma la corruzione costa all’Italia, secondo la Corte dei Conti, circa 60 miliardi di euro l’anno); le accise sulla benzina, la più facile ed ingiusta delle tasse, sono aumentate; si va in pensione qualche anno dopo, ritardando così l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani e obbligando le aziende a tenersi operai di più 65 anni, stanchi e demotivati.

Ma non solo. È stato modificato lo statuto dei lavoratori, dando così maggiore libertà di licenziare alle aziende, con l’idea che aumentando le possibilità di licenziare si aumenti la possibilità di assumere. Ma ancora. Ci si sarebbe aspettato da questo governo di professori un forte piano di investimenti su scuola ed Università pubblica (come hanno fatto la Francia e la Germania), ed invece concorsi bloccati e scippo di 200 milioni di euro che dalla scuola pubblica sono stati dirottati sulla scuola privata. Poi c’è il dramma degli esodati: centinaia di migliaia di famiglie senza stipendio e pensione, senza diritti e senza futuro. Un disastro umano e sociale, creato dalla Fornero e da Monti.

Il governo dei tecnici, per ridurre le spese dello Stato, ha varato la spending review, una vera e propria finanziaria: la terza in 9 mesi. In nome dei risparmi quel poco che restava della sanità pubblica sarà smantellato, creando uno Stato ancora più disuguale ed ingiusto che esaspera le differenze sociali ed economiche indebolendo, ancor di più, il diritto alla salute. Spariranno quasi 18 mila posti letto e nuove misure per introdurre ticket sono al vaglio. In nome della spending review lo Stato licenzierà decina di migliaia di impiegati e chiuderà migliaia di piccole scuole elementari e medie. Si deve risparmiare: va bene, ci sta. Però nel frattempo le spese militari non sono state ridotte, il nuovo direttore generale della Rai (solo per citare il caso più recente) percepirà uno stipendio di quasi 54mila euro al mese (quasi 2000 euro al giorno), il numero dei parlamentari non è diminuito e la tassazione dei grandi patrimoni non è stata manco ipotizzata.

Inoltre gli scudati, ovvero coloro che hanno riportato i soldi in Italia pagando una irrisoria tassa del 5%, non verranno tassati e i grossi capitali esportati in Svizzera per sfuggire al fisco non vengono toccati (diversamente da quanto fatto da altri paesi europei). Vengono però tassati, oltre ai pensionati e agli operai, le piccole imprese e i piccoli commercianti, costretti così a chiudere bottega: sono circa 35 le imprese che ogni giorno chiudono, ovvero mille al mese, per un totale di 6.321 fallimenti da gennaio a giugno di quest’anno. In tempi di crisi il governo Monti si ostina a voler fare la TAV, un’opera inutile e dannosa che dirotterà i soldi pubblici (miliardi di euro) nella mani di pochi, i soliti noti. Nessuna tassa sulle speculazioni finanziarie e sugli immensi patrimoni dei super ricchi. Questo più o meno il quadro della situazione dopo 9 mesi di mandato: per Mentana è un successo, per me un disastro. Giudicate voi. Ma soprattutto chiediamoci: il governo Monti è incapace o in malafede? m. ragnedda notizie.tiscali via ariannaeditrice

 

Le donne nell’era del Bunga Bunga

Venerdì, 5 Novembre 2010

tumblr_l8tsudRhtk1qblhu9o1_500Che disastro. Che vergogna. Che fatica aprire i giornali, seguire i talk, ascoltare le vicissitudini di politica ed escort… Una storia infinita che non arriva mai ai titoli di coda. E come si fa a uscirne fuori, a dire che non ci riguarda? Chi fischierà l’ultimo tempo supplementare, i rigori, chi farà uscire dal campo di gioco chi non merita di giocare la partita? Giuro, non ce l’ho con i Berlusconi, i Mora, i Fede, i Marrazzo e le persone che – ormai a milioni – considerano l’acquisto di carni come la migliore attività possibile per vivere la sessualità. Ce l’ho con noi, con le donne che vivono in Italia in questo 2010. Dove abbiamo sbagliato? Perché costì tante femmine, o creature con fattezze femminili, trovano e realizzano se stesse in quella che una volta – con ragionevole schifo – chiamavamo la mercificazione del corpo? Tanti interrogativi, per ora. Risposte scarse. Ci si rifugia nel passato remoto, fra i Trimalcioni, per connettere un modello culturale imperial-schiavista con il presente ipertecnologico, in realtà terribilmente monotono nel privato… Così fan tutti, ok. Ma che tutte, o quasi, desiderino un padrone, mi fa stare male. Vincono politici, calciatori, agenti, fotografi, tronisti, malviventi dichiarati, mezzani, intermediari. Perdono le persone semplici: nessuna donna si realizzerà, almeno in sogno, con un impiegato. Non solo: perde l’autosufficienza femminile, quell’energia pazzesca che ci fece letteralmente esplodere contro i padri, i fratelli, i fidanzati. La gestione della propria vita, della propria formazione intellettuale e sociale: mai avremmo dato ad altri la possibilità di influire neppure per un soffio. La rivoluzione rosa, in questi giorni, mi sembra di averla sognata. Chiedo a voi, sorelle, compagne, amiche di allora e di oggi, un aiuto. Una testimonianza, un conforto. Dove è finita la nostra forza? Le figlie, le ragazzine, comprano capelli finti, ciglia finte, unghie finte, sognano seni e culi finti, pur di assomigliare alla donna ideale di Fabrizio Corona e non sognano di essere, da grandi, delle Persone Vere. Si celebra, in questi giorni, il fallimento di un’idea di società che ha vissuto – nel mio e nel cuore di migliaia di donne italiane – per 35 anni e più. A metà dei Settanta, sulle ceneri di un Sessantotto che piegava verso la violenza, i collettivi femminili e femministi dettero forza anche alle donne sconosciute, quelle che non abitavano fra il Pantheon e piazza Navona, dalle parti della casa di via del Governo Vecchio (che era un luogo meraviglioso, sicuro, affettuoso, salivi lì e in un attimo trovavi le altre come te). L’idea era semplice: farcela non contro i maschi e la loro società, ma senza il loro aiuto, senza le loro pretese, senza “condizionamenti”. Farcela con le nostre differenze, farcela da sole. Fa ridere ora, forse, ma è stata la benzina di vite dure, faticose, col portafoglio sempre stretto in mano – dovevamo pagare, e abbiamo pagato tutto sempre, fino all’ultima lira – con l’orgoglio intatto: da single, da gay ma anche quando sceglievamo di creare famiglie normali. Mai schiave. Mai vittime. Mai mantenute. Mai in vendita. Erano tanti i nostri mai, ci siamo scagliate contro le violenze morali e materiali, pubbliche e private. Certo, non dobbiamo giudicare o emarginare chi si prostituisce, fatti suoi. Non le demonizzavamo neppure allora, anzi. Ma se un intero universo femminile pensa soltanto a mettersi in vetrina, in mostra per il miglior offerente, accidenti se è una catastrofe. Non vi pare? b. palombelli ilfoglio 

“LA STOLTEZZA NON HA SESSO. CI SONO LE SUBLIMI E LE NEFANDE”…
Barbara Alberti intervistata da Mariano Sabatini per “Tiscali-Donna” 
Non ti pare che spesso le donne approfittino della bestialità maschile per facile scorciatoia, facendosi usare, bruciando le altre sul tempo?
“Sì certo. La domanda crea l’offerta”. Non mi piace Vespa, penso che i tempi siano maturi per un premier donna, a casa divido le incombenze con mia moglie… non sono insomma il maschio tipico, penso però con la faccenda dello scollo notevole della Avallone al Campiello abbiano esagerato. La tua opinione? “La Avallone è pop, ingenua, anche un po’ ‘bora’. E’ andata al Campiello come va di solito, non credo abbia pensato che fosse inappropriato. Solo che lei ha 26 anni e poca esperienza, ma Vespa ne ha 60 ed è un uomo di spettacolo. Stava a lui non rilevarlo. Non credo che quando riceve le signore della politica nelle merende affaristico-ecclesiali si abbandoni a quelle chiassate cafonal appena vede un decolleté. Via, le ha mancato di rispetto nel modo più grossolano. Con una donna di potere se ne sarebbe guardato bene. Anche la Mussolini quando va a Porta a porta sfodera due tettone ben più aggressive di quelle della Avallone, che sono virginali e sommesse, e ancora meno di buon gusto per una politica, ma non mi risulta che Vespa abbia mai azzardato un commento”. Se è vero che non si sarebbe mai inquadrato il ”pacco” di uno scrittore, è anche vero che uno scrittore è difficile che si presenti al Campiello in calzamaglia con gli ammennicoli virili in evidenza. Gli uomini lì erano tutti in smoking… forse la Avallone avrebbe potuto presentarsi in tailleur per non trasformare un premio letterario nei Nastri d’argento… o no? “L’ho letto in un articolo di Michela Murgia sul Fatto quotidiano, uscito due giorni dopo il Campiello, e l’ho trovato illuminante. E’ vero, i maschi non vanno in calzamaglia: a un maschio non è richiesto di mostrare la sua virilità per esistere, come si fa con le donne. La Avallone in tailleur? Ma non sa nemmeno che esiste, e se lo sa lo trova di sicuro più adatto a sua nonna, e forse ha ragione”. Forse sarebbe ora di aggiornare il registro delle rivendicazioni femministe. Mi spiego: Belen sta da mesi in tv con le chiappe al vento per degli spot telefonici, è responsabile quanto gli uomini che hanno ideato quella campagna, ma come mai nessuna delle femministe la infilza?  “Non lo so. A me lei fa allegria, ha qualcosa di infantile, di ridevole. Ho sentito dire che nella vita è una stronza e se la tira, la sua immagine però comunica qualcosa di innocente, di ilare. Ho sempre in mente la geniale battuta di Marilyn Monroe, ‘vorrei essere all’altezza del mio culo’”. E Milly Carlucci, tanto potente da occupare da anni il sabato in prima serata con il suo Ballando con le stelle, non si sarebbe potuta esimere dall’avallare il carnaio di Miss Italia con la sua popolarità?  “Miss Italia non è la cosa peggiore che ha presentato Milly. Mi angoscia la sua immutevolezza. E’ identica a 30 anni fa. Possibile che la vita non le abbia lasciato un segno? Va bene le plastiche, ma che so, un mutamento di sguardo, di gesti? C’entra padre Amort? O l’hanno fabbricata nei sotterranei di Viale Mazzini, sopravvivrà a noi e ai nostri figli, e condurrà il capodanno del 2100? In lei c’è qualcosa che trascende la Tv e i nostri giudizi, qualcosa di arcano, poco rassicurante”. Ma le donne in politica, per le quali si discute tanto di quote rosa, sono davvero così diverse dagli uomini? La Finocchiaro, la Bonino, lo sono, ma le altre? “Le donne sono esseri umani, la stoltezza non ha sesso. Ci sono le sublimi e le nefande. Come tendenza generale non si può negare che siamo più generose, più lavoratrici, più pratiche, e quindi sognatrici, più vere, più affidabili, più sobrie, più spiritose e quindi meno cattive, appena uscite dalla galera secolare, con un dono di entusiasmo che i maschi se lo sognano. Poi ci sono le Condoleeza Rice, le Moratti, le Sarah Palin, le Santanché… l’elenco sarebbe lungo”. via dagospia

Siamo di nuovo raccomandati!

Venerdì, 11 Giugno 2010

Tiscali ci ha resinserito tra i blog raccomandati. Grazie!

Siamo di nuovo “raccomandati” (by Tiscali)

Sabato, 24 Aprile 2010

grazie!

Tiscali, dipendenti assunti in Regione

Venerdì, 23 Gennaio 2009

Tiscali che lascia a casa 250 persone (su 850 dipendenti in Italia) vale soltanto un piccolo titolo di prima pagina sui quotidiani della Sardegna. Il governatore Renato Soru, fondatore e primo azionista dell’azienda di telefonia, che un mese fa annuncia in tv da Fabio Fazio che «per l’azienda i lavoratori vengono al primo posto» e ora non spende una sola parola di solidarietà verso chi perderà il posto, non è una grande notizia. Tuttavia lo scarso risalto dato ai licenziamenti non è una svista: in Sardegna le difficoltà dell’azienda telefonica sono note, tant’è che già un centinaio di dipendenti di Tiscali hanno approfittato degli incentivi offerti e se ne sono andati. C’è tempo fino alla fine del mese per sfruttare gli scivoli. Poi si vedrà: per il 3 febbraio è fissato un incontro tra l’azienda e i sindacati per decidere come smaltire il personale ritenuto eccedente. Intanto, ieri il titolo della società sarda in Borsa ha perso il 17,8 per cento.

Ma non sembrano fare più notizia nemmeno le sparate di Soru. Su Raitre aveva detto «non lasceremo a casa nessuno» benché 4 giorni prima della trasmissione, il 3 dicembre, Tiscali avesse concordato gli esuberi in un vertice nella sede dell’Associazione industriali di Cagliari. Per lui i licenziamenti non sono un grosso problema: da quando è governatore della Sardegna ha assunto in regione parecchia gente che proveniva proprio dalla sua azienda. Manager come Sergio Benoni, direttore editoriale messo a capo della Sardinia Media Factory, o Chicco Porcu, pubblicitario con seggio in consiglio regionale. Ma anche parecchia gente normale.

(continua…)

Perché Tiscali continua a ignorare le richieste dei blogger?

Lunedì, 21 Maggio 2007

Tiscali continua a ignorare le richieste dei blogger di aggiornare il portale per cui TEMIS rilancia il Manifesto dei Blogger
Riferimenti: Il manifesto dei Blogger

Tiscali continua a snobbare i blog, ma noi non ci arrendiamo e rilanciamo!

Martedì, 8 Maggio 2007

Tiscali continua a snobbare i blogger. Aveva promesso di potenziare per i primi del 2007 il sistema, ma a maggio nulla è accaduto. Noi non ci arrendiamo e rilanciamo il Manifesto dei Bloggers!
Riferimenti: Il manifesto dei Blogger di Tiscali

Tiscali continua a snobbare i blog, ma noi non ci arrendiamo e rilanciamo!

Martedì, 8 Maggio 2007

Tiscali continua a snobbare i blogg e non mantiene la sua parola di potenziare il sistema. Noi però non ci arrendiamo e continuiamo a rilanciare l’Appello!
Riferimenti: Appello dei Blogger a Tiscali

Tiscali continua a snobbare i blog: rilanciamo il manifesto dei Bloggers

Giovedì, 26 Aprile 2007

Il tempo passa e nulla accade. Diciamolo: il portale Tiscali è uno dei meno aggiornati ed è dura averci un blog. Ecco perchè riteniamo di dover rilanciare il Manifesto dei Blogger e sollecitare Tiscali a mantenere i suoi impegni!

Riferimenti: Il manifesto dei Bloggers

Tiscali continua a snobbare i blog: rilanciamo il Manifesto dei Bloggers

Giovedì, 26 Aprile 2007

Il tempo passa e nulla accade. Diciamolo: il portale Tiscali è uno dei meno aggiornati ed è dura averci un blog. Ecco perchè riteniamo di dover rilanciare il Manifesto dei Blogger e sollecitare Tiscali a mantenere i suoi impegni!

Riferimenti: Il Manifesto dei Bloggers