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Putin e il Papa (by Buttafuoco)

Lunedì, 9 Dicembre 2013

La scena di Vladimir Putin che consegna l’icona santissima al vescovo di Roma racconta al meglio cosa è diventata la religione nelle mani degli occidentali, pure quelli venuti dalla fine del mondo. Il leader russo – un vero patriota, un fervente credente, formatosi nello stalinismo – consegna il Beato Volto della Vergine al pontefice. Ne mira dunque la perfezione, ne scruta i riflessi, ne avverte tutta la potente vibrazione celeste e perciò non si capacita di come quell’uomo accanto a sé – il capo della chiesa di Roma – passi quasi in cavalleria cotanta consegna e così, come in un istinto di salvaguardia dell’icona, prima di staccarsene, Putin – che, quasi incredulo domanda: “Ma l’è piaciuta?” – s’inabissa in un solenne inchino segnandosi col triplice segno ortodosso e il momento diventa così concitato (per dirla diplomaticamente) che il Papa torna indietro di un passo e ripete inchino e segno di croce. Quell’icona, infine, è la copia di quella che Giuseppe Stalin, al tempo del conflitto con la Germania, fece trasportare in volo sulla città di Mosca per poi restituirla all’altare affinché col suo manto di grazia e misericordia la Madonna potesse confortare i soldati, la popolazione radunata in baracche dai grossi catenacci e la Santa Madre Russia nel momento terribile della guerra patriottica. In quell’icona, accarezzata da raffiche di mitragliatrice, si specchiano i sacrifici, i fuochi, le tragedie e la Resurrezione di una schiatta resa forte dalla millenaria fedeltà al proprio speciale spirito, quello dell’eroica misericordia forgiata nella pietas. Certo, ci vuole un’aquila bicipite sulla bandiera per attraversare l’inferno del materialismo e svegliare così il bianco delle nevi alla vita rinnovata nella luce. Ci vuole lo spirito russo. E ci vuole un comunista – non uno di sinistra ma un co-mu-ni-sta! – per insegnare al Papa che cosa deve fare un Papa.

Pietrangelo Buttafuoco ilfoglio

Una praticante in Vaticano, ecco la miracolata del Papa

Martedì, 23 Luglio 2013

d3a3be448d02075eef98065dcbd01848Il Papa sarà sicuramente contento. Perché tutto si può dire di Francesca Immacolata Chaouqui, tranne che non sia una praticante a 360 gradi. La nuova consulente del Pontefice, 32 anni, inserita pochi giorni fa nella Commissione d’inchiesta sulle finanze vaticane, ha un curriculum dove spiccano tante esperienze in studi legali. C’è il periodo passato in Pavia e Ansaldo dal 2005 al 2010. C’è una piccola parentesi trascorsa aiutando l’avvio dello studio legale Crisci e Associati, gestito da quel Stefano Crisci che è figlio di Giorgio, ex presidente del Consiglio di stato e delle Ferrovie. Infine l’esperienza presso lo studio legale internazionale Orrick, Herrington & Sutcliffe. Approdi per certi aspetti “logici”, visto che la Chaouqui si è laureata in giurisprudenza alla Sapienza di Roma. Nonostante il trascorso quasi decennale negli ambienti legali, però, la nuova consulente del Papa non risulta aver mai ottenuto il titolo di avvocato.

Praticante in tutto

Dall’archivio on line del Consiglio nazionale forense, infatti, si apprende che  la Chaouqui è iscritta dal 12 marzo del 2009 nel registro dei praticanti abilitati. La Notizia ha avuto modo di verificare che questa informazione è tutt’ora corretta: per il momento la consulente papale non è ancora diventata avvocato. Insomma, si tratta di una praticante a tutto tondo, nel campo della religione e in quello professionale. Ma l’assenza di titolo non è stato certo un ostacolo alla sua nomina nella prestigiosa Commissione che avrà l’arduo compito di mettere ordine nelle finanze vaticane. Nel chirografo firmato la settimana scorsa da Papa Bergoglio, infatti, si legge che l’organo dovrà raccogliere informazioni “offrendo il supporto tecnico della consulenza specialistica ed elaborando soluzioni strategiche di miglioramento, atte a evitare dispendi di risorse economiche, a favorire la trasparenza nei processi di acquisizione di beni e servizi, a perfezionare l’amministrazione del patrimonio mobiliare e immobiliare, a operare con sempre maggiore prudenza in ambito finanziario, ad assicurare una corretta applicazione dei principi contabili e a garantire assistenza sanitaria e previdenza sociale a tutti gli aventi diritto”.

La domanda

Inutile dire che la domanda che circola con maggiore insistenza in questi giorni è principalmente una: ma quali competenze la Chaouqui può mettere a disposizione della Commissione e degli altri sette membri? Anche perché dalle informazioni disponibili viene fuori che la consulente vaticana si è più che altro occupata di “external relations, communication, public affairs”. Settori che sicuramente possono far comodo anche in questa nuova esperienza, ma non sembrerebbero così cruciali quando si parla di acquisizione di beni e servizi, di patrimonio mobiliare e immobiliare o di applicazione dei principi contabili. Chi conosce bene la Chaouqui, però, giura che le competenze ci sono tutte. Ricorda che ha lavorato in Orrick con Patrizio Messina, superesperto di finanza strutturata. Che davanti ai modelli organizzativi d’impresa sa perfettamente dire la sua. s. sansonetti lanotizia.it

Paolo VI invocò la morte affinché un altro Papa salvasse la Chiesa

Sabato, 9 Marzo 2013

http://www.formiche.net/2013/03/09/quando-paolo-vi-invoco-la-morte-affinche-la-provvidenza-tragga-la-chiesa-a-sorti-migliori/

Principi non negoziabili, Roccella replica a Riccardi

Domenica, 6 Gennaio 2013

In una nota la deputata del Pdl Eugenia Roccella ha scritto che «l’amico Andrea Riccardi ribadisce che i principi non negoziabili, benché importanti, non sono un’urgenza, e ritiene che prendere posizione su questi temi comporti il rischio di “ideologizzare” l’agenda Monti. Ma rendere espliciti i concetti di vita, di persona, di famiglia su cui si baseranno le proprie politiche è solo un indispensabile elemento di chiarezza e onestà nei confronti dei cittadini chiamati a votare. Inoltre ritenere “non urgenti” le questioni di biopolitica vuol dire non aver capito di cosa si tratta».

«Lo stesso governo Monti – prosegue rocella – ha dovuto affrontare, nel proprio brevissimo arco di vita, alcuni problemi, e non ha potuto schivarli tutti, pur essendo un governo tecnico, nato con una missione limitata. Penso per esempio alla sentenza europea sulla legge 40, una legge che Monti ha scelto di difendere: avrebbe potuto fare lo stesso in un’alleanza con Bersani? Le scelte antropologiche si intrecciano quotidianamente, nell’azione di governo, con quelle economiche e sociali, e evitare di prendere posizione vuol dire solo mantenere la vecchia politica delle mani libere, impedendo agli elettori di scegliere con consapevolezza».

La stessa parlamentare, commentando una lettera di Renato Schifani ad Avvenire ha detto che il del presidente del Senato ha fatto bene a ricordare «come la nostra maggioranza abbia tradotto i valori non negoziabili in concreta azione politica. Alla vicenda di Eluana Englaro, riportata dal presidente del Senato in tutta la drammaticità di quei giorni, vorrei aggiungere almeno alcuni altri risultati».

E qui, Roccella inizia l’elenco: «In primo luogo la legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, che si è bloccata a un passo dalla conclusione parlamentare, con l’insediamento del governo tecnico, sostenuto da una nuova maggioranza; la battaglia sulla pillola abortiva RU486, che ha impedito la diffusione dell’aborto a domicilio nel nostro paese; l’applicazione delle normative europee alla procreazione assistita, che impedirà altri incidenti come quello in cui sono andati distrutti embrioni umani in un ospedale romano; la modifica delle normative sulle biobanche del precedente governo Prodi, che ha evitato la commercializzazione di parti del corpo umano, confermando invece la tradizione italiana del dono solidale; la circolare di tre ministri (Maroni, Sacconi, Fazio) che ha ribadito la non validità dei registri comunali dei testamenti biologici; il sostegno del nostro governo all’Austria, in sede europea, per difendere il divieto di quel paese alla fecondazione eterologa: un atto non dovuto, ma voluto, per sostenere anche in sede europea una precisa concezione di famiglia; il no alla legge sull’omofobia, perché il no alle discriminazioni deve essere per tutti. Sono solo alcuni dei fatti, concreti, che ricordiamo a testa alta». tempi.it

Prima di dire che la Chiesa è in crisi, vediamo i numeri

Sabato, 5 Gennaio 2013

Nonostante la crisi demografica e di vocazioni che colpisce l’Europa, la Chiesa cattolica cresce in tutto il mondo con avanzamenti significativi in Asia e Africa. E’ quanto emerge da un rapporto statistico elaborato dall’agenzia Fides che riprende i dati pubblicati dall’ultimo «Annuario Statistico della Chiesa» (aggiornato al 31 dicembre 2010) e riguardano i membri della Chiesa, le sue strutture pastorali, le attività nel campo sanitario, assistenziale ed educativo.

Cattolici nel mondo
Su una popolazione mondiale calcolata in 6.848.550.000 persone, alla data del 31 dicembre 2010 il numero dei cattolici era pari a 1.195.671.000 unità con un aumento complessivo di 15.006.000 persone rispetto all’anno precedente.
L’incremento del numero dei cattolici interessa tutti i continenti, ed è più deciso in Africa (+6.140.000), America (+3.986.000) e Asia (+3.801.000); seguono Europa (+894.000) e Oceania (+185.000).
I cattolici sono il 17,46%. della popolazione mondiale. Ad eccezione dell’Europa dove la percentuale di cattolici rispetto alla popolazione cala dello 0,01%, in tutti gli altri continenti è in crescita: Africa (+0,21); America (+0,07); Asia (+ 0,06); Oceania (+0,03).

Sacerdoti
Il numero totale dei sacerdoti nel mondo è aumentato di 1.643 unità rispetto al 2009, raggiungendo quota 412.236. Mentre l’Europa vede un regresso di (- 905) sacerdoti, in Africa crescono (+761), America (+40), Asia (+1.695) e Oceania (+52).
Cresce il numero dei seminaristi maggiori, diocesani e religiosi, sono 1.012 in più i candidati al sacerdozio, che hanno così raggiunto il numero di 118.990. Gli aumenti si registrano in Africa (+752) e in Asia (+513), l’America (+ 29), mentre diminuiscono in Europa (-282). L’Oceania non registra variazioni.
In termini generali diminuisce di 1.683 unità il numero dei seminaristi minori, diocesani e religiosi, raggiungendo il numero di 102.308. Crescono in Africa (+213) e Asia (+400), mentre sono diminuiti in America (-1.033), Europa (- 1.206) ed Oceania (-57).

Vescovi
Il numero totale dei Vescovi nel mondo è aumentato di 39 unità, raggiungendo quota 5.104. Complessivamente aumentano i Vescovi diocesani e diminuiscono quelli religiosi. I Vescovi diocesani sono 3.871 (43 in più rispetto all’anno precedente), mentre i Vescovi religiosi sono 1.233 (4 in meno).

Religiosi e religiose
Crescono i religiosi non sacerdoti +436 unità arrivando al numero di 54.665. con l’Africa (+254), l’Asia (+411), l’Europa (+17) ed l’Oceania (+15). Diminuiscono solo in America (-261).
Rilevante la diminuzione delle religiose (–7.436) che sono complessivamente 721.935, con un fenomeno di grande crescita in  Africa (+1.395) e Asia (+3.047), ed un crollo in America (–3.178), Europa (-8.461) e Oceania (–239).

Diaconi permanenti
I diaconi permanenti nel mondo sono aumentati di 1.409 unità, raggiungendo il numero di 39.564. L’aumento più consistente in America (+859) e in Europa (+496), seguite da Asia (+58) ed Oceania (+1). Unica diminuzione, in Africa (-5).

Missionari laici e Catechisti
Sono 335.502 i Missionari laici nel mondo, con un aumento globale di 15.276 unità, così suddivisi Africa (+1.135), America (+14.655), Europa (+1.243) ed Oceania (+62); unica diminuzione in Asia (-1.819).
I Catechisti nel mondo sono aumentati complessivamente di 9.551 unità raggiungendo quota 3.160.628. Gli aumenti si registrano in America (+43.619), Europa (+5.077) e Oceania (+393). Diminuzioni in Africa (-29.405) e Asia (-10.133).

Scuole cattoliche
Nel campo dell’istruzione e dell’educazione, la Chiesa dispone di un patrimonio enorme, educa e forma più di 61 milioni di studenti.
Sono 70.544 le scuole materne frequentate da 6.478.627 alunni; le scuole primarie sono 92.847 per 31.151.170 alunni; gli istituti secondari sono 43.591 per 17.793.559 alunni. Inoltre segue 2.304.171 alunni delle scuole superiori e 3.338.455 studenti universitari.

Istituti sanitari, di beneficenza e assistenza
Gigantesca l’opera di assistenza, beneficenza e cura svolta dagli istituti cattolici nel mondo: 5.305 sono gli ospedali con le presenze maggiori in America (1.694) ed Africa (1.150); 18.179 i dispensari, per la maggior parte in America (5.762), Africa (5.312) e Asia (3.884); 547 lebbrosari distribuiti principalmente in Asia (285) ed Africa (198); 17.223 case per anziani, malati cronici ed handicappati, per la maggior parte in Europa (8.021) ed America (5.650); 9.882 gli orfanotrofi per circa un terzo in Asia (3.606); 11.379 giardini d’infanzia; 15.327 consultori matrimoniali distribuiti per gran parte in America (6.472); 34.331 centri di educazione o rieducazione sociale e 9.391 istituzioni di altro tipo, per la maggior parte in America (3.564) ed Europa (3.159).Di Antonio Gaspari, tratto da Zenit.org -

I grandi comunicatori del Vaticano che non difendono il Papa

Venerdì, 21 Dicembre 2012
Se la stessa attenzione, lo stesso presenzialismo narcisistico, se lo stesso profluvio di vacuo opinionismo versato sull’altare di Twitter, fosse stato impiegato per difendere il Santo Padre dalle infamanti accuse di cui è stato fatto oggetto oggi, probabilmente i vari comunicatori vaticani si sarebbero riabilitati dalle figuracce maturate fino ai nostri giorni.
E invece nonostante Greg Burke, nonostante l’account su Twitter, nonostante i vari guru mediatici vaticani la sparino ogni giorno più grossa, si continuano a maturare figuracce, si continua a tollerare, sazi del proprio intatto narcisismo, che il Papa possa essere offeso, calunniato. Che le sue parole possano essere copiate e incollate, ritagliate in fantasiosi collages, utili alla diffamazione della Santa Chiesa di Cristo.
Prendiamo l’esempio di oggi. Viene fatta una conferenza stampa per spiegare ilMessaggio del Papa in occasione della Giornata mondiale per la Pace.Evidentemente la conferenza stampa è inutile. I comunicatori sono degli inetti. Perché non solo sui giornali appaiono titoli che stravolgono la verità e le parole del Papa, ma nessuno si sente in dovere di precisare alcunché, di chiarire il vero senso di quelle parole.
C’è di più. A partire dal nuovo giornale di Luca Telese “Pubblico”, viene divulgata una strana pseudo-notizia: il Papa avrebbe benedetto la promotrice ugandese di una legge che prevederebbe la pena di morte per gli omosessuali. Chiaramente i titoli sono volti ad associare il Papa all’accettazione della pena di morte per gli omosessuali. Come se la Chiesa appoggiasse al fondo questo genere di iniziative disumane.
Dal profilo Facebook di Nichi Vendola
Da “Il Fatto Quotidiano”

Nessuno però sa che tale proposta di legge – non ancora approvata – non solo non è stata promossa dalla Speaker del Parlamento Ugandese, Rebecca Kadaga, non solo non prevede più la pena di morte (originariamente prevista per pedofili e stupratori affetti da AIDS), ma è stata avversata dalla Chiesa Cattolica – ai massimi livelli – sin dal 2009.

Allora, all’apparire di questa proposta di legge, il legal attaché della Santa Sede presso le Nazioni Unite, Padre Philip J. Bene, condannò apertamente tale proposta di legge affermando nel corso di una pubblica riunione: “The Holy See continues to oppose all grave violations of human rights against homosexual persons, such as the use of the death penalty, torture and other cruel, inhuman and degrading punishment. The Holy See also opposes all forms of violence and unjust discrimination against homosexual persons, including discriminatory penal legislation which undermines the inherent dignity of the human person.”

Parole inequivocabili! Ma non basta. Anche il vescovo cattolico di Kampala,Mons. Cyprian Lwanga, condannò in quell’occasione la legge ritenuta “non necessaria” e “contraria ai nostri valori fondamentali“.

Torniamo però per un attimo alle parole del Papa. Cosa afferma nel suo Messaggio? Ebbene, dice il Papa:

Anche la struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale.”

Anche” congiunge questo periodo ai precedenti che parlano di aborto ed eutanasia. I quotidiani italiani – tutti, perché come pecore belanti copiano tutti gli stessi lanci di agenzia – hanno operato una illegittima unione di questo periodo con alcuni estratti del successivo:

Questi principi non sono verità di fede, né sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa. Essi sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità. L’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa. Tale azione è tanto più necessaria quanto più questi principi vengono negati o mal compresi, perché ciò costituisce un’offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace.”

Si è creato quindi una pensiero che non è del Papa, giustapponendo due pezzi del discorso. Ad esempio come fanno il Corriere o Repubblica:

Dal sito del Corriere della Sera
Titolone di Repubblica
Ciò che per il Papa è invece una offesa contro la verità e una ferita alla giustizia e alla pace è il fatto che non si comprendano i principi fondamentali (diritto alla vita dal concepimento alla morte, struttura naturale del matrimonio quale unione di uomo e donna) o – peggio – si finisca per negarli (legislazioni abortiste ed eutanasiche).

Sugli omosessuali giova invece ricordare le parole del Papa espresse in “Luce del mondo“, il suo famoso libro-intervista:

Gli omosessuali sono persone con i loro problemi e le loro gioie, e alle quali, in quanto persone, è dovuto rispetto, persone che non devono essere discriminate perché presentano quelle tendenze. Il rispetto per la persona è assolutamente fondamentale e decisivo.”

Ora i grandi geni della comunicazione vaticana si mettano all’opera perché il vero pensiero del Papa venga difeso, diffuso e compreso. Grazie.

F.Colafemmina fidesetforma.blogspot.com

Ricciardi, il ministro porporato (i ritratti al vetriolo di Perna)

Lunedì, 5 Novembre 2012

Mai governo ebbe nel suo seno tanti uomini di chiesa come questo di Mario Monti. Se il ministro della Salute, Renato Balduzzi, è portavoce d’Oltretevere, e quello dei Beni culturali, Lorenzo Ornaghi, è fiduciario di potenti cardinali, il ministro per l’Integrazione, Andrea Riccardi, parla direttamente con Dio. Di lui ci occupiamo oggi.

Il sessantaduenne Riccardi è il fondatore di Sant’Egidio, la benemerita comunità trasteverina che accudisce i poveri e si batte per pacificare le popolazioni bellicose del vasto mondo. Suo capolavoro fu la soluzione del conflitto in Mozambico nel 1992. I fan lo considerano «profeta» e «santo» cosicché Monti ha pensato di cooptarlo per dare una nota di spiritualità al suo ragionieristico governo. Riccardi avrebbe desiderato il ministero degli Esteri – chi migliore di me, si è detto, che ho negoziato nei punti caldi del globo? -, ma essendo troppo di chiesa per mandarlo in giro in nome dello stato laico gli è stato confezionato su misura un ministero inventato di sana pianta.

Da questa postazione, il pio ministro si è occupato di immigrati proponendo alloggi, ricongiungimenti, visti e la solita tiritera che, al dunque, resta lettera morta come l’eliminazione del sovraffollamento carcerario. Dopo un anno di tavole rotonde, l’integrazione sta infatti a zero come quando non c’era il ministero ad hoc: gli africani, una volta ambulanti, fanno oggi gli accattoni, specie a Roma, città natale e operativa di Riccardi, dove sbucano da ogni strada, berretto in mano e cellulare all’orecchio, anche se sono tutti vispi ventenni; la percentuale dei clandestini che campa di reati cresce; chi ha aperto un’attività e stava dando un contributo, fa invece fagotto scoraggiato da tasse e crisi. Per concludere: neanche Andrea, che è uno di loro, sa a che santo votarsi. Perciò non vede l’ora di lasciare l’attuale poltrona per un’altra. Pareva aspirasse a un seggio in Parlamento. Poi, le sue mire si sono spostate sul Campidoglio. Nel 2013, scade Gianni Alemanno che, per essere stato un sindachetto, la riconferma se la sogna. Di Riccardi si cominciò a parlare in autunno, creando subbuglio. Per alcuni era il Vaticano a volerlo, per altri l’Udc, per altri il Pd. Fatto sta che quando il 21 settembre si svolse la festa della comunità di Sant’Egidio, la Roma che conta era tutta lì a omaggiare il nostro Andrea, sindaco in pectore. Madrina, Maita Bulgari, della nota famiglia gioielliera, che svolazzava qua e là per accogliere gli ospiti e portarli da Riccardi.

Quel giorno, al posto dei barboni assistiti dalla confraternita, pullulavano i Gianni Letta, Luigi Gubitosi (ad Rai), Bruno Vespa, gli Alemanno in auto blu. Il successo del ricevimento confermò che la macchina elettorale di Andrea era avviata. Poi venne la prova del nove: il pd Nicola Zingaretti abbandonava la corsa al Campidoglio per puntare alla Regione. Poiché Zingaretti era il rivale più forte di Alemanno, si pensò subito che fosse stato dirottato per fare posto a Riccardi che, frattanto, si diceva lusingato. «Fare il sindaco di Roma è cosa bellissima. Se me lo chiedesse un segretario di partito, ne discuterei con lui e gli risponderei sì o no», disse da perfetto pesce in barile, sollecitando l’offerta ma evitando di sbilanciarsi finché non la riceveva. Questo il 3 ottobre. Il giorno successivo, improvvisa retromarcia. «Non ritengo di potere accogliere l’offerta (di chi?, ndr)», disse. «Significherebbe interrompere il mio mandato ministeriale e l’impegno nazionale cui sono stato chiamato», aggiunse mostrandosi curiosamente patriottico dopo avere alimentato chiacchiere e ipotesi. Al momento, siamo fermi lì. In realtà, si sa che punta tuttora al Campidoglio ma aspetta che Udc e Pd perfezionino l’alleanza – già sperimentata in Sicilia – per esserne il candidato congiunto, con la benedizione di preti altolocati.

È nel suo stile dire una cosa e farne un’altra. Anni fa, il suo amicone Walter Veltroni gli propose di impegnarsi nel Pd. Andrea, carezzandosi la barbetta da apostolo, replicò: «Sono abbastanza vecchio per decidere di non cominciare nuove avventure». Invece, diventato ancora più vecchio, si è agilmente imbarcato con Monti. Dunque, ce lo ritroveremo tra le gambe.

Romano di ascendenze romagnole, Riccardi ebbe un papà banchiere, laico, liberale e lettore del Mondo di Pannunzio e, tra gli avi, un monaco, poi beatificato, che fu padre spirituale del cardinale Schuster, arcivescovo di Milano durante la guerra. Più che del babbo, Andrea subì l’influsso del monaco e al liceo Virgilio, centro di Roma, cominciò a militare nella Gioventù studentesca, prima creatura di don Giussani. Con lui, c’era anche Buttiglione.

Poi, Rocco proseguì con Giussani che aveva fondato Cl, mentre Andrea e gli altri della cellula Gs formarono il primo nucleo di Sant’Egidio nel 1968. La comunità decollò però nel 1973 con l’acquisizione di un ex convento abbandonato dalle Carmelitane in piazza San’Egidio, cuore di Trastevere. L’edificio fu ceduto per quattro soldi dal ministero dell’Interno, che ne aveva la proprietà e si accollò la ristrutturazione. Dietro tanta munificenza c’era lo zampino del cardinale Poletti, vicario di Roma e primo protettore di Riccardi, porta d’ingresso della comunità in Vaticano e patrocinatore delle sue istanze presso Wojtyla.

All’inizio, Andrea e seguaci volevano trasferirsi nelle periferie per stare tra i poveri. Il loro slogan, da figli di papà, era: «Dalla parte dei figli delle donne di servizio». Poi, trovando scomodi i tuguri suburbani, si sistemarono nel loro convento, vivendo in comunità e celebrando riti, come monaci. Negli anni, il gruppo si è impossessato di metà quartiere, spazi, negozi, palazzi, diventando una potenza. Nelle pause delle sue attività ecclesiali, Riccardi si laureò in legge per riciclarsi subito in storico della Chiesa. Oggi insegna Storia contemporanea all’ateneo di Roma Tre. È sposato e ha due figli.

La vita comunitaria degli adepti riccardiani ha suscitato interrogativi. Anni fa, l’ottimo vaticanista dell’Espresso, Sandro Magister, ne fece una descrizione sconvolgente. Sant’Egidio sarebbe una setta in cui Andrea, capo indiscusso, e i suoi amici della prima ora, uomini e donne, avrebbero sui sopravvenuti un potere simile a quello degli sciamani su esseri tribali. Imporrebbero i matrimoni tra membri della comunità, decidendo la nascita dei figli. Nessuna disobbedienza è tollerata, mentre le tensioni avrebbero causato suicidi. Clou della vita comunitaria, è la messa del sabato sera, vietata agli estranei. L’atmosfera è da racconto gotico. I capi sono disposti in ordine gerarchico, con Riccardi al centro dell’altare che comanda gli effetti di luce e tiene l’omelia al posto del prete, contro le regole ecclesiastiche. Gli sguardi estatici di tutti convergono su di lui che fissa ieratico il gregge ai suoi piedi. Che Dio ci salvi da questo despota di Dio. g. perna il giornale

 

Quando Siri divenne Papa Gregorio XVII (nel 1958)

Mercoledì, 31 Ottobre 2012

Il cardinale Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova, nel conclave del 26 Ottobre 1958 venne eletto papa con il nome di Gregorio XVII ma due giorni dopo, su pressione dei cardinali francesi, fu costretto a dare le dimissioni in quanto, secondo i servizi di sicurezza del Vaticano, la sua elezione avrebbe determinato l’assassinio di diversi vescovi dietro la Cortina di Ferro comunista. La notizia, ampiamente documentata, fa parte del dossier segreto “Cardinal Siri” compilato dal Federal Bureau of Investigation (Fbi) in data 10 aprile 1961 per il Dipartimento di Stato americano.

Il dossier è rimasto secretato fino al 28 Febbraio 1994 quando, scaduti i termini della classificazione grazie alla legge Freedom of Information Act, è stato possibile accedere al documento. Il primo a leggere quel dossier segreto fu Paul L. Williams, consulente dell’Fbi e giornalista investigativo, che nel 2003 diede alle stampe il libro “The Vatican Exposed: Money, Murder, and the Mafia”, pubblicato negli Stati Uniti dalla Prometheus Books.

Secondo il resoconto di Wililams, tutto cominciò nel 1954 quando il conte Della Torre, editore dell’ “Osservatore Romano”, informò l’allora pontefice Pio XII delle simpatie che il cardinale Angelo Roncalli (che più tardi diventerà Papa Giovanni XXIII) nutriva per i comunisti. A quanto pare anche altri esponenti della cosiddetta «Nobiltà Nera’, cioè l’aristocrazia vaticana, espressero Io stesso tipo di timori al Papa.

La notizia giunse ben presto nell’ambasciata americana di via Veneto dove agenti della Cia e dell’Fbi vennero immediatamente attivati per scoprire le eventuali simpatie del cardinale Roncalli. Le indagini, inoltre, vennero estese anche a Monsignor Giovanni Battista Montini, che più tardi salirà al trono di Pietro col nome di Papa Paolo VI.

Williams a questo punto racconta che Papa Pio XII, proprio per evitare che la Chiesa potesse uscire dai suoi canoni tradizionali, indicò il cardinale Giuseppe Siri come suo successore. Siri, come ben sanno i genovesi, era fortemente anticomunista e un intransigente tradizionalista in materia di dottrina della Chiesa. Inoltre era conosciuto anche come un ottimo organizzatore.

Dopo la morte di Pio XII venne dunque il giorno del conclave. Era il 26 Ottobre del 1958 e i cardinali si riunirono in assise nella Cappella Sistina per eleggere il nuovo Papa. Ciò che avvenne in quelle ore è rimasto nella più assoluta riservatezza e lo stesso Siri preferirà tacere per tutta la vita sul suo segreto piuttosto di rivelare quanto accadde.

Secondo gli agenti dell’Fbi, che quindi in qualche modo raccolsero le informazioni riservate di alcuni cardinali presenti nel conclave, al terzo ballottaggio Siri raggiunse i voti necessari e venne eletto Papa col nome di Gregorio XVII. La notizia venne subito ufficializzata con la tradizionale fumata bianca che annunciò al mondo l’ “Habemus Papam”. Non solo. Quello stesso giorno alle 18 la notizia venne annunciata con gioia dalla Radio Vaticana. L’annunciatore disse: “Il fumo è bianco…non c’è alcun dubbio. Un Papa è stato eletto”.

Ma il nuovo Papa non fece alcuna uscita in pubblico. La gente in piazza San Pietro aspettava trepidante, ma la finestra non si apriva. Ad un certo punto a qualcuno vennero dei dubbi. Vuoi vedere che quel fumo non era poi così bianco? Forse era un po’ grigio… A quel punto, per dissipare qualsiasi dubbio, Monsignor Santaro, segretario del conclave dei cardinali, annunciò che il fumo in effetti era bianco e che un nuovo Papa era stato eletto.

Ma l’attesa continuava senza alcun esito. Quella sera la Radio Vaticana annunciò che il risultato era incerto. L’indomani, il 27 Ottobre 1958, un quotidiano del Texas, “The Houston Post” pubblicò un articolo il cui titolo diceva “I cardinali hanno fallito a eleggere il Papa in 4 ballottaggi: confusione nei segnali di fumo ha causato un falso responso”.

Ma, a quanto pare, quel responso era stato invece valido. Anche al quarto ballottaggio, secondo le fonti dell’Fbi, Siri ottenne i voti necessari per essere eletto pontefice. Ma i cardinali francesi, mostrando i rapporti confidenziali dei servizi di sicurezza del Vaticano, chiesero a Siri di rinunciare al papato in quanto la sua elezione “avrebbe causato disordini e l’assassinio di diversi vescovi dietro la Cortina di Ferro”.

I cardinali proposero quindi di eleggere un “Papa di transizione” nella persona del cardinale Federico Tedeschini, ma l’interessato era in condizioni di salute troppo precarie per poter accettare. Infine il terzo giorno, l’assemblea si mise d’accordo per eleggere il cardinale Roncalli, Papa Giovanni XXIII.

Fin qui il racconto di Paul L. Wililams. Secondo un altro giornalista e scrittore francese, Louis Hubert Remy, nel conclave del 21 giugno 1963 un’altra volta Giuseppe Siri stava per essere “rieletto” Papa. Ma ancora una volta qualcuno fece osservare che la Chiesa sarebbe stata perseguitata se un personaggio come il cardinale genovese fosse mai stato eletto Pontefice. E ancora una volta Siri calò il capo lasciando il posto a Paolo VI.

Il 18 maggio 1985 Louis Hubert Remy, l’amico Francois Dallas e il Marchese de la Franquerie, personaggio molto conosciuto nella Curia romana, vennero ricevuti dal cardinale Siri nel suo studio di via San Lorenzo, a Genova. Ad un certo punto Remy domandò a Siri se era vero quanto si diceva circa la sua elezione a Papa. “Egli stette per lunghi attimi in silenzio, quindì alzò gli occhi al cielo con un senso di sofferenza e dolore, unì le mani e, pesando le parole con gravità, disse: ‘Sono legato dal segreto’ – racconta Remy – Quindi, dopo un lungo silenzio, pesante per tutti noi, disse ancora: ‘Sono legato dal segreto. Questo segreto è orribile. Potrei scrivere libri sui diversi conclavi. Cose molto serie sono accadute in quelle occasioni. Ma non posso dire nulla”. E il suo segreto, sempre che siano vere le fonti che rivelarono quelle indiscrezioni, se lo portò nella tomba.

Il suo modello: Papa Gregorio XVI

Ma perché il cardinale Siri avrebbe deciso di chiamarsi Gregorio XVII, riferendosi così al pontefice Gregorio XVI? Basta dare un’occhiata alla biografia di quest’ultimo per capire la vicinanza che Siri doveva sentire nei riguardi di Bartolomeo Alberto, diventato sacerdote con il nome di fra Mauro Cappellari e quindi papa Gregorio XVI dal 2 Febbraio 1831 all’1 Giugno 1846. Gregorio XVI passò infatti alla storia come uno dei pontefici più conservatori e antiliberali che la Chiesa abbia mai avuto. E Siri, come chi lo conosceva sapeva bene, era assolutamente conservatore e ostile ad ogni innovazione nell’ambito della dottrina cattolica. Sua, tra l’altro, è la frase che “l’Aids è un castigo di Dio”.

Ma vediamo di sapere qualcosa di più intorno a Gregorio XVI. Bartolomeo Alberto nacque a Belluno nel 1765 e nel 1783 entrò nel convento dei Camaldolesi di San Michele di Murano dove fu ordinato sacerdote nel 1787 col nome di fra Mauro Cappellari. Già nel 1799 si fece un certo nome pubblicando un volume nel quale esaltava il trionfo della Santa Sede e della Chiesa contro gli assalti degli innovatori, a difesa del potere temporale e dell’infallibilità papale, attaccando le tesi dei febroniani e dei giansenisti.

Fu proprio per questo che nel 1814 venne chiamato a Roma dove nel 1823 divenne vicario generale dei camaldolesi. Fu Leone XII nel 1826 a nominarlo cardinale con il titolo di San Callisto e prefetto di Propaganda Fide. Nel 1829 fu quindi candidato al conclave e, subito dopo la morte di Pio VIII, uno dei più lunghi conclave della storia vaticana (14 Dicembre 1830-2 Febbraio 1831) lo elesse papa col nome di Gregorio XVI.

Erano tempi molto caldi. Nel luglio di quello stesso anno scoppiò una rivoluzione in Francia le cui idee immediatamente si propagarono in Italia provocando le insurrezioni di Bologna, Pesaro, Urbino, Fano, Fossombrone, Sinigaglia e Osimo che decretarono la fine del potere temporale dei papi e proclamarono, a Bologna, lo Statuto costituzionale provvisorio delle province italiane.

La risposta di Gregorio XVI non si fece attendere. Il papa si rivolse all’imperatore austriaco che immediatamente inviò un esercito in Italia per sedare la ribellione. Per cui gli austriaci, aiutati dalle truppe dei Sanfedisti, i militari fedeli al papa, ristabilirono in poco tempo il potere pontificio.

Culturalmente parlando Gregorio XVI era quello che si dice un uomo colto, visto che era un noto orientalista e un fine teologo. Tuttavia la sua intransigenza e ostilità verso qualunque riammodernamento dello stato pontificio, le cui strutture accusavano il segno degli anni e dei tempi, provocarono una serie di ribellioni che ogni volta finivano in un bagno di sangue. Un esempio sono i moti di Romagna del 1843 e 1845.

Come si può leggere su “Riassunti di Storia d’Italia”, “il suo pontificato fu caratterizzato dalla condanna del cattolicesimo liberale del Lamennais (enciclica Mirari vos, 1832) e delle dottrine del tedesco G. Hermes, sostenitore di un indirizzo teologico a base razionalista (breve del 26 Settembre 1835) e da aspri contrasti con alcuni Paesi europei (rottura delle relazioni diplomatiche con Spagna e Portogallo per la legislazione anticlericale dei governi di Maria Cristina e Maria da Gloria, 1835-1840; frizione con la Prussia per la questione dei matrimoni misti; scontro con il governo russo, che mirava a riportare all’ortodossia la chiesa rutena greco-uniate)”.

Per quanto riguarda i pochi aspetti positivi di questo pontefice, di lui si può dire che incentivò l’azione dei missionari cattolici in particolare in Inghilterra e nell’America del Nord. A Roma, invece, ricostruì la basilica di S. Paolo fuori le Mura, fondò l’Orto botanico, il Museo Etrusco e una Scuola di Agricoltura. Morì infine a Roma il primo Giugno del 1846, assai poco rimpianto. Il suo successore Pio IX, salito al soglio pontificio lo stesso mese, il 20 Settembre del 1870 vedrà i bersaglieri di La Marmora entrare in Roma dalla breccia di Porta Pia. Rino Di Stefano.com

Alla ricerca di un’etica universale: nuovo sguardo sulla legge naturale

Mercoledì, 10 Ottobre 2012

1. Esistono valori morali oggettivi in grado di unire gli uomini e di procurare ad essi pace e felicità? Quali sono? Come riconoscerli? Come attuarli nella vita delle persone e delle comunità? Questi interrogativi di sempre intorno al bene e al male oggi sono più urgenti che mai, nella misura in cui gli uomini hanno preso maggiormente coscienza di formare una sola comunità mondiale. I grandi problemi che si pongono agli esseri umani hanno ormai una dimensione internazionale, planetaria, poiché lo sviluppo delle tecniche di comunicazione favorisce una crescente interazione tra le persone, le società e le culture. Un avvenimento locale può avere una risonanza planetaria quasi immediata. Emerge così la consapevolezza di una solidarietà globale, che trova il suo ultimo fondamento nell’unità del genere umano. Questa si traduce in una responsabilità planetaria. Così il problema dell’equilibrio ecologico, della protezione dell’ambiente, delle risorse e del clima è divenuta una preoccupazione pressante, che interpella tutta l’umanità e la cui soluzione va ampiamente oltre gli ambiti nazionali. Anche le minacce che il terrorismo, il crimine organizzato e le nuove forme di violenza e di oppressione fanno pesare sulle società hanno una dimensione planetaria. I rapidi sviluppi delle biotecnologie, che a volte minacciano la stessa identità dell’essere umano (manipolazioni genetiche, clonazioni…), reclamano urgentemente una riflessione etica e politica di ampiezza universale. In tale contesto, la ricerca di valori etici comuni conosce un ritorno di attualità (…)

La interessanti riflessione sulla legge naturale nel documento omonimo della Commissione teologica internazionale del Vaticano:

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/cti_documents/rc_con_cfaith_doc_20090520_legge-naturale_it.html

 

La Chiesa non può non fare politica (by Nitoglia)

Domenica, 23 Settembre 2012

«È tutto un mondo che occorre rifare, sin dalle fondamenta, trasformandolo da selvatico in umano e da umano in divino, cioè secondo il Cuore di Dio» (Pio XII, 10 febbraio 1952). «Se Dio non esiste, tutto è permesso. Nulla è più proibito, non c’è più limite, non c’è nulla che non si possa tentare, che non si debba tentare perché se tutto ciò che è stato vero un tempo lo è stato partendo dall’ipotesi che Dio esisteva, ora che Dio non esiste, nulla di ciò che era vero allora è adesso vero, nulla di ciò che era bene è bene; dobbiamo ricreare tutto. Ma, prima di ricreare, bisogna cominciare col distruggere (…), il migliore augurio che si possa fare all’uomo moderno è di rientrare nell’ordine naturale che è quello della creazione divina» (E. Gilson).

Luomo è un «animale politico»«La legge, per essere vera e buona, non solo deve essere promulgata dall’autorità (‘Auctoritas facit legem’), ma deve essere conforme alla ragionevolezza e al bene (‘Veritas facit legem’)» (R. Pizzorni).

Introduzione- Il libretto «Sovversione & Restaurazione» (Milano, Edizioni Centro Studio Jeanne d’Arc, 2012) è un manuale di base per la formazione del militante, che oggi si trova a dover combattere contro la Sovversione e per la Restaurazione.

- La «Sovversione» è il ribaltamento, il rovesciamento e lo sconvolgimento dell’ordine individuale, familiare e sociale. La «Restaurazione» è il riportare l’ordine perduto e quindi consiste nel ripristinare l’ordine individuale, familiare e sociale. Per poter restaurare l’ordine nella Società civile occorre prima averlo in sé («nessuno dà quel che non ha»), poi nella famiglia e infine lo si può portare nello Stato, che è un insieme di famiglie unite al fine di conseguire il benessere comune temporale subordinatamente a quello spirituale. L’ordine è la sottomissione dell’anima a Dio e la padronanza dell’anima sul corpo ed i suoi istinti. La «Sovversione» è lo scardinamento di quest’ordine. La vita spirituale consiste nel ristabilire quest’ordine nell’animo del singolo uomo; la vita politica consiste nel riportarlo nella Società civile. Per cui l’uomo non deve e non può fermarsi alla sola vita spirituale individuale, non può non fare politica, essendo per natura e quindi per volontà di Dio un animale sociale e politico. Il liberalismo e il cattolicesimo-liberale vorrebbero rinchiudere la religione in sagrestia e farne una questione puramente individuale e così anche alcuni sacerdoti falsi mistici o pseudo-spiritualisti, disincarnati e modernizzanti. La dottrina cattolica, invece, parla di Regno sociale di Gesù Cristo e non di solo Regno individuale.

- La «Sovversione» è nata col peccato di Adamo, ma, a partire dalla Cristianità, ossia dall’epoca in cui lo spirito del Vangelo informava le leggi della Società, essa ha conosciuto varie tappe: l’Umanesimo e il Rinascimento (1400-1500), che hanno cercato di rimpiazzare il Vangelo con la Cabala o l’esoterismo ebraico a livello delle élite intellettuali o Accademie culturali; poi è venuto il Protestantesimo (1517), che ha immesso il soggettivismo e il relativismo nella Religione rendendola una pura esperienza soggettiva e sentimentale, essenzialmente antigerarchica e sovvertitrice dell’ordine voluto da Gesù quando ha fondato la Sua Chiesa su una persona che è il Papa, il quale è in terra il Re del Corpo Mistico; infine è venuta la Rivoluzione francese (1789), che ha portato il disordine nella Società, nella scienza e nell’azione Politica. Il Comunismo (1917) ha peggiorato il disordine della Rivoluzione francese – cercando di distruggere la proprietà privata, la famiglia e la religione – ed ha conosciuto il suo vertice con il 1968 sposando il freudismo, che ha portato il disordine in interiore homine eccitando al parossismo il fomite del peccato con le tre Concupiscenze e i sette Vizi capitali, rendendo così l’uomo un animale selvaggio ed impulsivo. Oggi ci troviamo nell’ultima fase della Sovversione, il Mondialismo, che a partire dall’11 settembre 2011 cerca di impadronirsi del mondo intero e di edificare un unico Tempio e una sola Repubblica universale per rendere schiava la quasi totalità dell’umanità sotto il giogo di Israele e dell’America, i due Stati dominati dai principali agenti della Sovversione: il giudaismo e la massoneria.

- Come non è corretto ridurre alla sola massoneria l’agente principale della «Sovversione» tralasciando il giudaismo post-biblico, che ha perseguitato Gesù, gli Apostoli e i primi cristiani, è del pari inesatto ridurre i motori della Sovversione personale a due soltanto: «orgoglio e sensualità», mentre la Sacra Scrittura ci parla anche di un terzo motore: l’avarizia e la vana curiosità, che è l’attaccamento disordinato ai beni terreni e il frivolo desiderio di sapere ciò che avviene nel mondo («Concupiscenza degli occhi»). «L’a-Giudaismo» e «l’a-Avarizia» (alfa privativo) sono le due deficienze del libro «Rivoluzione e Controrivoluzione» di Plinio Correa D’oliveira (San Paolo del Brasile, 1949) cui ho cercato di porre rimedio in «Sovversione & Restaurazione».

- Secondo la dottrina cattolica (definita «di Fede divina» ed infallibilmente dal Concilio di Trento, sessione 5, DB 788, 792 e 815 ss.) il Peccato originale di Adamo ha lasciato nell’uomo la privazione della Grazia santificante, l’offuscamento dello spirito e lo sconvolgimento dell’armonia del suo essere, facendogli sperimentare la ribellione dei sensi allo spirito e l’insubordinazione dello spirito a Dio (confronta S. Th., II-II, qq. 164-165). Il Fomite del peccato o l’inclinazione disordinata al male non è invincibile e peccaminosa in sé; lo diviene solo se la libera volontà umana la fa passare dalla potenza all’atto del peccato. In breve la concupiscenza non è peccato, ma inclina ad esso (confronta Concilio di Trento, DB 792; S. Th., I-II, q. 82, a. 2). Le Concupiscenze sono tre secondo la Rivelazione (1a Jo., II, 16): «Tutto ciò che è nel mondo, la Concupiscenza della carne, la Concupiscenza degli occhi e la Superbia della vita, non viene dal Padre».

- La «Concupiscenza degli occhi» tende a fare delle ricchezze e delle vanità di questa vita il Fine ultimo. La triplice Concupiscenza è la fonte del male e della sovversione personale; da essa hanno origine i sette Vizi capitali, cattive tendenze che ci spingono al peccato attuale e sono «capo» o fonte di innumerevoli disordini. Se dalla Concupiscenza della Superbia nascono tre Vizi capitali (orgoglio, invidia e collera) e dalla Concupiscenza della Sensualità nascono altri tre Vizi capitali (lussuria, golosità e pigrizia), non bisogna dimenticare che dalla Concupiscenza degli Occhi (avarizia e curiosità) nasce l’attaccamento disordinato a questa vita come se fosse quella eterna (S. Th., I-II, q. 84, aa. 3-4; De Malo, q. 8, a. 1): essa tende a farci scambiare il mezzo per il fine (S. Th., II-II, q. 118; De Malo, q. 113), è una specie d’idolatria, è «il culto del vitello d’oro; non si vive più che per il denaro. Non si dà nulla o quasi nulla ai poveri e alle opere buone: capitalizzare, ecco lo scopo supremo a cui incessantemente si mira. (…). La civiltà moderna ha sviluppato una forma parossistica dell’amore insaziabile delle ricchezze, la plutocrazia, per acquistare quell’autorità dominatrice che viene dalle ricchezze, onde comanda ai Sovrani, ai Governi e ai popoli. Questa signoria dell’oro degenera spesso in intollerabile tirannia» (A. Tanquerey, Compendio di Teologia Ascetica e Mistica, Roma-Parigi, Desclée, 1924, pagine 556-557).

- L’errore, che mutila la fonte della «Sovversione personale», lo si ritrova, come ho anticipato sopra, in Plinio Correa D’oliveira (Rivoluzione e Controrivoluzione, San Paolo del Brasile, 1949, traduzione italiana Piacenza, Cristianità, 1977) assieme alla mutilazione del motore della «Sovversione sociale» in quanto salta a pié pari il Giudaismo talmudico per parlare solo en passant di Massoneria. Non a caso i teoconservatori italo-americani si rifanno a quest’opera del pensatore brasiliano succitato per spostare la «Restaurazione» dell’ordine personale, familiare e sociale dal piano filosofico, spirituale e politico a quello crematistico o affaristico e latifondistico.

- La «Sovversione» è il disordine che l’uomo sperimenta in sé dopo il peccato originale, dietro la spinta delle tre Concupiscenze (orgoglio, avarizia e lussuria); la «Restaurazione» è il cercare di ritornare all’ordine turbato dalle tre Concupiscenze nell’individuo, nella famiglia e nella Società civile.

- La Restaurazione comporta la Gerarchia. Non bisogna cadere nel vizio del fariseismo calvinista e liberista, il quale scambia gerarchia per prepotenza, sfruttamento ed oppressione del debole. Gerarchia significa che vi è una differenza accidentale tra gli uomini (chi è più buono chi meno, chi più intelligente chi meno, chi più lavoratore chi meno), la quale fa sì che il migliore sia più in alto e comandi, senza disprezzare e maltrattare chi si trova più in basso ed obbedisce. San Paolo a sua volta insegna: «Molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Né l’occhio può dire alla mano: ‘Non ho bisogno di te’; né la testa ai piedi (…). Anzi quelle membra che sembrano più umili sono le più necessarie (…). Dio ha composto il corpo affinché non vi fosse disunione in esso, ma anzi le varie membra avessero cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro sta bene, tutte le altre gioiscono con lui» (1 Cor., XII, 4-20).

- È importante che il militante si abitui a vivere bene, rispettando la Legge divina e naturale, poiché «bisogna vivere come si pensa, altrimenti si finisce per pensare male se si vive male». Non si può restaurare la Società se abbiamo il disordine o la Sovversione in noi (‘si agisce come si è, il modo di agire segue il modo di essere’). I consigli pratici per restaurare se stessi, la famiglia e la Società civile sono i seguenti:

1°) riforma te stesso (monastica), poi la tua famiglia (economia) e quindi la Società (politica);

2°) ritorna al buon senso, al realismo che conforma il pensare alla realtà e possibilmente studia la filosofia perenne di San Tommaso che ha elevato a scienza il senso comune e la retta ragione che ogni uomo normale possiede;

3°) vinci l’ozio, che è il «padre dei vizi», e incoraggia lo sforzo fisico, intellettuale e morale;

4°) ricorri a Dio onnipotente, che solo può debellare il Leviatano mondialista che attualmente schiaccia gli uomini come schiavi.

- Tuttavia, nel presente articolo «Consegne ai militanti», occorre completare il discorso fatto in «Sovversione & Restaurazione», con alcune considerazioni per i militanti, che si trovano a far «politica» (cioè a vivere la Virtù di Prudenza nella Società civile) direttamente, applicando alla vita quotidiana e concreta i princìpi studiati nel primo libro. Tale integrazione ad uso soprattutto, ma non esclusivo, del militante laico riguarda:

1°) la teoria e specialmente la pratica della Restaurazione del Regno sociale di Cristo, evitando i due errori per eccesso e per difetto dell’Angelismo super-spiritualista e del Liberalismo laicista. Come l’uomo è un composto di anima e corpo e non è solo spirito o sola materia così egli non è ordinato solo allo stato laicale (laicismo liberale) o iper-clericale (super-spiritualismo angelista), ma le due sfere si integrano nella cooperazione subordinata di corpo ad anima e di laicato a sacerdozio. 2°) Il non mischiare il piano della verità e dei princìpi perenni ed immutabili con i casi pratici (piano del mutevole agire umano) per annacquare i primi abbassandoli dal livello immutabile della verità teoretica alla contingenza della vita pratica.

3°) La verità che l’uomo è una creatura, la quale dice rapporto al Creatore; inoltre l’uomo è un animale sociale, non un «Individuo assoluto» (idealismo) né un animale sacerdotale per natura (si confonderebbe la natura e la grazia), evitando così i due errori dell’individualismo liberale e idealistico, che porta all’anarchia e l’errore dell’angelismo iper-spiritualista, che renderebbe il mondo un convento (pan-vocazionismo), confondendo i Precetti con i Consigli.

4°) In politica la verità e i princìpi non vanno confusi col campo dell’azione prudenziale, ma bisogna applicare i princìpi immutabili ai casi pratici diversi e mutevoli. Per principio lo Stato deve essere subordinato alla Chiesa, questo principio è immutabile anche se va applicato alle varie epoche con discrezione, buon senso e prudenza soprannaturale, tenendo conto delle circostanze in cui ci si trova a vivere.

Prologo- San Pio X nell’enciclica Jucunda sane (1904) ci ricorda che:

1°) Non bisogna confondere e mischiare i princìpi con la pratica, la verità con le esigenze della vita, altrimenti si cade nella evoluzione perpetua della verità, come voleva Maurice Blondel «veritas est adaequatio intellectus et vitae», infatti siccome le esigenze della vita umana sono contingenti, concrete e storiche, l’intelletto si deve adeguare ad esse che mutano costantemente. La verità non è più ancorata nella stabilità e immutabilità dell’essere, ma nella fluttuazione e nel moto perpetuo del divenire. Equivale ad ancorare la nave sui flutti mobili delle onde e non sul fondale stabile del mare.

2°) Il catto-liberalismo o il social-modernismo, invece, confondono volutamente e scientificamente principì e pratica, così formulano delle «mezze verità» che sono più pericolose dell’errore manifesto, poiché esse sono nascoste e segrete, come il modernismo qualificato come «foedus clandestinum» o «setta segreta» da San Pio X (Sacrorum Antistitum, 1° settembre 1910). Tali mezze verità vengono applicate non solo alla filosofia, al dogma e alla morale, ma anche alla dottrina sociale e politica della Chiesa e soprattutto alla collaborazione gerarchizzata tra Stato e Chiesa.

3°) Certamente bisogna calare il principio nella pratica con Prudenza, ma la Prudenza non è la Fede, il dogma, la verità o l’essere; essa è la recta ratio agibilium, ci dice come dobbiamo fare per agire hic et nunc virtuosamente alla luce dei princìpi immutabili, senza confondere essere e agire, verità e prudenzialità. Invece per il catto-liberalismo o il social-modernismo a-dogmatico il Principio o il Valore massimo, assoluto e universale è: «Non bisogna esagerare nella affermazione della verità, occorre sfumarla e renderla accettabile all’uomo moderno». Ora, è vero che non si deve cadere nel rigorismo disumano e fanatico di chi annulla i casi pratici e vede solo i princìpi, ma, se la vita è fatta da casi pratici e contingenti, questi vanno risolti alla luce dei princìpi immutabili e perenni.

- Mons. Antonio De Castro Mayer nella sua «Lettera pastorale sul Regno sociale di Gesù Cristo» (1978) ci ricorda che:

1°) L’uomo è un’unione di anima, corpo e socievolezza, contro l’angelismo super-spiritualista e contro il materialismo laicista di destra (liberalismo) e di sinistra (socialismo).

2°) L’Autorità viene da Dio e non dall’uomo o dal popolo, che usurperebbe, così, il posto del Creatore.

3°) Aderire al falso e fare il male non è vera libertà, ma è un difetto contro-natura di essa, poiché l’anima umana è naturalmente fornita di intelletto per conoscere il vero e rifiutare il falso, e, di volontà per amare il bene e fuggire il male.

4°) Siccome Dio è la Perfezione stessa sussistente, non può fare il male, che sarebbe un’imperfezione. Quindi neppure Dio può concedere la libertà alle false religioni, il diritto alla libertà di errore, che sono contro natura e intrinsecamente perversi.

5°) L’ordine cronologico da seguire per «instaurare tutto in Cristo» è innanzitutto la conversione personale («nemo dat quod non habet»), poi quella della famiglia, quindi del villaggio ed infine dello Stato. Se s’inverte l’ordine, come ha fatto Charles Maurras («politique d’abord»), e si parte dallo Stato, senza prima aver formato veri cristiani, famiglie e villaggi sinceramente cristiani, si ha un tetto senza casa e senza fondamenta; un mobile roso dai tarli, un braccio ingessato, ma ammalato internamente di cancrena, che prima o poi esploderà e farà disintegrare l’ingessatura; un’ossatura giuridica di Stato che ha un’apparenza cristiana, ma senza anima e senza sostanza. Leone XIII (Immoratle Dei, 1885) e San Pio X (Notre charge apostolique, 1910) ci ricordano che «la Cristianità è esistita, non bisogna inventarne una nuova, ma instaurarla e restaurarla incessantemente contro gli assalti dell’empietà» (San Pio X) e che il Vangelo «prima ha penetrato gli animi dei cittadini, delle famiglie e dell’esercito romano sino ad arrivare, infine, anche al Palazzo imperiale» (Leone XIII).

- Sant’Agostino ha affrontato per primo, meglio di tutti ed in maniera sistematica il problema dei rapporti tra Stato e Chiesa, che poi sarà ripreso da tutti gli altri Padri e dagli Scolastici.

1°) Lo Stato deve essere subordinato alla Chiesa come il corpo all’anima, la materia alla forma, la potenza all’atto, il divenire all’essere. In breve Sant’Agostino, assieme a tutti i Padri ecclesiastici, ha insegnato la dottrina sistematica e quasi totalmente definitivamente ultimata della cooperazione gerarchica tra Stato e Chiesa.

2°) La Chiesa «non può non fare politica» (San Pio X), che non è partitica ma è la virtù di Prudenza applicata alla Società civile, essendo l’uomo un «animale sociale per natura» (Aristotele e San Tommaso).

Il Liberalismo-laicista e l’Angelismo-iperclericalista

- Il liberalismo laicista vuole dissacrare e dissolvere la Società, poiché non ammette la dimensione creaturale (che rimanda al Creatore) e socievole (che riporta alla Polis e quindi alla «Politica») dell’uomo. Per cui l’uomo e la Società non dipenderebbero da Dio (secolarizzazione e desacralizzazione) e l’uomo non sarebbe un animale sociale e politico (individualismo anarco-liberale).

- L’angelismo iper-spiritualista vuol rendere la religione un fatto eminentemente individuale e «pan-vocazionista» («o vocati o quasi dannati»), negando implicitamente la natura come Dio l’ha creata: uomo animale razionale, composto di anima e corpo, e naturalmente sociale e non «naturalmente sacerdotale», il che equivarrebbe confondere l’ordine naturale con quello soprannaturale, i Comandamenti con i Consigli, come fanno le sette e i regimi assolutistici.

Attualità del problema San Pio X nell’enciclica Jucunda sane (12 marzo 1904) spiega che il mezzo con cui gli eterodossi s’infiltrano nella Chiesa consiste nell’applicare una regola d’azione prudenziale ai princìpi o al dogma, confondendo il piano teoretico o della verità con quello pratico o dell’agire umano. Ora, continua Papa Sarto, la Prudenza è una virtù morale, che aiuta ad applicare i princìpi al caso pratico e a risolvere quest’ultimo alla luce del principio, senza svilire il principio rendendolo valido solo se praticamente utile. Quindi trasporre confondendoli la Prudenza o la pratica al livello dei princìpi ed abbassare il principio dal livello teorico a quello pratico ha conseguenze disastrose: dal punto di vista teoretico, annacqua il principio ed erode il dogma; dal punto di vista pratico, può degenerare sia in lassismo che in rigorismo come vedremo oltre.

- Il cattolicesimo liberale fa proprio ciò riguardo alla dottrina sui rapporti tra Stato e Chiesa. Con la scusa di maggior prudenza e discrezione esso obietta che la dottrina dell’unione gerarchizzata tra potere temporale e spirituale non è «prudenziale» o «pastorale» al tempo presente. Il liberalismo cattolico o modernismo sociale non nega teoreticamente ed esplicitamente il principio della collaborazione tra Stato e Chiesa, ma dice che praticamente o prudenzialmente oggi esso non è più opportuno e utile, ma dannoso e indiscreto.

- Per confutare tale errore bisogna ben distinguere la teoria o il principio, che non muta (2+2=4), dalla pratica (ho 4 mele, le posso mangiare tutte assieme o è più prudente mangiarne 1 il mattino, 1 a pranzo, 1 la sera e l’altra metterla da parte in caso di necessità?). Attenzione! Distinguere per unire e non per contrapporre. Infatti la pratica segue la teoria ed è l’applicazione al caso concreto e contingente del principio universale ed immutabile. Se confondo pratica o prudenza (mangiare 4 mele assieme potrebbe essere indigesto) con il principio (2+2=4), vanifico l’immutabilità di quest’ultimo (e do luogo all’evoluzione della verità, del dogma, alla «Tradizione vivente» …).

- Occorre altresì evitare l’errore per eccesso di chi non riesce a calare in pratica il principio e diventa un ideologo settario, fanatico, spietato, senza misericordia. Il modernismo politico, al contrario, pecca per difetto di buon senso naturale, di Fede e di Speranza soprannaturali e di fronte al mondo moderno, che è capace di capire, ma si oppone alla verità rinuncia per principio ai princìpi.

- Quanto alla dottrina sociale cattolica sulla collaborazione gerarchizzata tra Stato e Chiesa, il principio è sempre valido, bisogna saperlo applicare in pratica, ma non mischiare e confondere teoria e pratica per giungere a vanificare o edulcorare il principio. Si cadrebbe nell’utilitarismo liberale o «comodismo» americanista, condannati da Leone XIII nella lettera Testem benevolentiae del 1889 (primato dell’utile sul vero e amore smodato della comodità). Quindi, pur senza rinnegare esplicitamente il principio, il modernismo politico lo ritiene teoricamente e praticamente inattuabile, non più possibile, neppure a lungo termine e vi rinunzia se non de jure almeno de facto. Per cui l’unica strada percorribile è quella delle concessioni, del dialogo con la modernità, cedendo ai suoi falsi princìpi, i quali stranamente e incoerentemente vengono ritenuti come princìpi moderni, mentre quelli della filosofia perenne, della teologia scolastica, del Magistero tradizionale sono reputati, storicamente e non teoreticamente, reperti archeologici sorpassati, grazie alla mentalità storicistica, che calando il principio nella sua epoca storica e rendendolo un fatto cronologico e contingente e non più un principio immutabile, relativizza tutto.

- Anche nel campo sociale la verità o i princìpi non rientrano nel campo dell’azione e dell’agire prudenziale. Bisogna applicare con prudenza il principio immutabile di verità teoretica al caso pratico non solo individuale ma comune, sociale e politico. Tuttavia non bisogna mischiare teoria e pratica, principio ed azione, dogma e prudenza. La verità appartiene all’ordine dell’essere e la prudenza a quello dell’agire. Ora «agere sequitur esse, modus agendi sequitur modum essendi, sed agere non est esse» (l’agire segue l’essere, il modo di agire segue il modo di essere, ma l’azione non è l’essere). Il modo di agire o l’atto umano pratico può essere incompleto, imperfetto ed anche cattivo ossia falso, ma una verità teoretica non può essere, per definizione, incompleta, imperfetta e falsa, perché sarebbe la contraddizione stessa sussistente come «il cerchio quadrato» per il principio di identità e non-contraddizione (vero = vero, falso = falso, vero ? falso). La verità è la conformità dell’intelletto alla realtà («adaequatio rei et intellectus»), l’idea è vera se corrisponde all’essere non all’azione, è falsa se non vi corrisponde, in quest’ultimo caso non ho un concetto imperfetto, ma semplicemente falso o erroneo; invece l’atto umano può essere «meno perfetto di ciò che dovrebbe essere» (imperfezione o «actus remissus») o cattivo leggermente (peccato veniale) oppure cattivo gravemente (peccato mortale). Bisogna comprendere e compatire la fragilità pratica dell’uomo, senza giustificarla ed approvarla, ma, se si traspone la prudenza dell’agire nell’ordine dell’essere o della verità mediante mezze-verità o termini equivoci, ambigui, sfumati, imprecisi, i quali volutamente non sono esplicitamente erronei, è ancora più pericoloso per la sana ragione e la purezza della Fede. Coloro che di fronte all’errore, invece di condannarlo, smascherarlo o disapprovarlo apertamente, cercano un accomodamento, un compromesso teoretico tra verità e falsità, negano implicitamente il principio per sé noto di identità e non-contraddizione, sotto apparenza di apostolato, discrezionalità, pastoralità, prudenzialità e sono più pericolosi di chi professa apertamente l’errore, come insegna Sant’Ignazio da Loyola nelle Regole sul discernimento degli spiriti dei suoi Esercizi spirituali. Infatti il diavolo quando tenta apertamente al male in quanto male è meno pericoloso di quando si presenta sotto apparenza di angelo di luce e cerca di «spingere al male sub specie boni», insinuando al tentato di pensare che forse sta facendo il bene. Le mezze-verità, la vaghezza, l’imprecisione, l’indecisione, il pressappochismo o l’indefinibilità dottrinale sono la «quinta colonna» o il nemico che si presenta da amico, il cavallo di Troia, il lupo vestito da agnello che penetra – grazie al suo camuffamento – nel cuore della Chiesa e la vuole cambiare dal di dentro, come dice il «Programma dei Modernisti» (1906) attribuito ad Antonio Fogazzaro ed Ernesto Buonaiuti.

Mons. Antonio De Castro Mayer- Nella sua Lettera pastorale sulla Regalità sociale di Cristo del 1978, il vescovo brasiliano († 25 aprile 1991) distingue benissimo la verità dall’azione pratica, e scrive che «il liberalismo ossia l’indifferentismo relativistico in materia religiosa e il separatismo sociale dall’elemento soprannaturale è la causa dell’apostasia delle Nazioni». Il Liberalismo laicista, infatti, propugna per principio la separazione tra religione e politica, Chiesa e Stato, poiché conformemente alla sua filosofia soggettivistico-relativistica una religione vale l’altra e conseguentemente lo Stato deve essere indifferente verso la vera religione. Inoltre concepisce idealisticamente l’Individuo come un Assoluto, un Fine e nega la dimensione sociale e creaturale dell’uomo, che invece è in relazione orizzontale con gli altri e verticale con Dio. Da questi principi «teoretici» (indifferentismo, soggettivismo, individualismo) e «pratici» (immanentismo e separatismo) segue necessariamente la separazione dello Stato dalla Chiesa o l’apostasia politica, sociale e nazionale, che è più grave di quella individuale, come uccidere 1.000 persone è più grave che ucciderne una sola. In breve è il contro-regno di Cristo, la contro-chiesa o la «sinagoga di Satana» (Apocalisse, II, 9). La dottrina cattolica insegna la cooperazione gerarchizzata tra Stato e Chiesa, per santificare non solo l’individuo, che per natura è socievole e relativo alla sua Causa, ma anche per sacralizzare la Società civile, unione di più famiglie, composte da vari uomini, socievoli, creati e dipendenti da Dio. Invece il liberalismo laicista vuole dissacrare la Società, poiché non ammette la dimensione creaturale e socievole dell’uomo, e l’angelismo iper-clericalista vuol rendere la religione un fatto eminentemente individuale e «pan-vocazionista», negando implicitamente la natura come Dio l’ha creata: uomo animale razionale, composto di anima e corpo, e naturalmente sociale e non «naturalmente sacerdotale», il che sarebbe confondere l’ordine naturale con quello soprannaturale poiché la vocazione al sacerdozio è essenzialmente soprannaturale: «Non siete voi che avete scelto Me, ma sono Io che ho scelto voi», insegna Gesù nel Vangelo. Mentre il modernismo erra a scapito del soprannaturale o per difetto, l’iper-clericalismo angelista sbaglia per eccesso a scapito della natura, «sed Gratia non tollit natura, supponit et perficit eam», insegna San Tommaso (S. Th., I, q. 1, a. 8 ad 2) . Ecco la causa dell’apostasia dell’ora presente: il laicismo-liberale e l’angelismo iper-spiritualista, il naturalismo (Razionalismo, Illuminismo, Materialismo, Immanentismo) e lo spiritualismo esagerato (Platonismo/Cartesianismo/Idealismo/Ontologismo da Malebranche a Rosmini).

- «In principio erat Auctoritas et Auctoritas erat a Deo», recita l’adagio scolastico. Infatti per la Rivelazione «non c’è Autorità se non derivante da Dio». Invece per il liberalismo l’autorità deriva dall’Uomo che è Fine ultimo di se stesso («non est auctoritas nisi ab homine et a populo»). Il liberalismo è l’incarnazione della «città di satana» descritta da Sant’Agostino nel De civitate Dei: «La città di Dio composta da coloro che per amore del Creatore riconoscono se stessi quali creature finite e la città di satana, composta da coloro che per amor disordinato di sé, disprezzano Dio». La Rivoluzione moderna, il laicismo liberale, contrappone Dio e uomo, come due persone non solo distinte ma contrarie, una autonoma dall’altra. L’uomo moderno e contemporaneo grida come Lucifero «Non serviam!» e come il serpente dell’Eden insinua: «Eritis sicut Deus». La Chiesa, che è l’ordine o il contrario della Rivoluzione, la quale è il «disordine stesso sussistente per partecipazione», armonizza Dio («l’Ordine stesso sussistente») e l’uomo come Padre e figlio, distinti, non contrari né contrapposti, ma in relazione di conoscenza amorosa altruistica, reciproca e in convivenza pacifica mediante la Grazia santificante. Per la Chiesa lo Stato, il quale naturalmente è un insieme di uomini e di famiglie, deve dare a Dio il culto ufficiale e pubblico, poiché lo Stato è per natura creatura di Dio. Invece il Laicismo o la modernità antropocentrica e rivoluzionaria nega che Dio è Creatore dell’uomo e a fortiori della Società civile, polis o civitas. Quindi mentre la Chiesa ha una concezione eminentemente politica o sociale, data la natura socievole dell’uomo, creato da Dio; il laicismo rivoltoso e sovversivo odia la dimensione sociale e creaturale dell’uomo, che lo mette in relazione con gli altri nello Stato e in relazione con Dio nella Chiesa, la quale è una Società perfetta giuridica e soprannaturale, un «Corpo mistico». Ma la dottrina a-sociale e liberale – come insegna Pio XII – «è contro natura» poiché vuole «obbligare lo spirito e la volontà dell’uomo ad aderire all’errore e al male o a considerarli indifferenti», mentre l’intelletto è fatto per aderire al vero e confutare il falso e la volontà per amare il bene e ripudiare il male. Nell’adesione all’errore o al male non solo non vi è nessuna perfezione o arricchimento della natura umana, ma solo degradazione dell’intelligenza e della volontà, le quali sono le due facoltà nobili dell’anima razionale e spirituale dell’uomo». Lo Stato, che è un insieme di famiglie, le quali si uniscono per ottenere più facilmente il proprio fine prossimo (benessere materiale) ed ultimo (vivere virtuosamente per unirsi a Dio), non ha il diritto di deformare l’intelligenza e la volontà dell’anima umana, ma al contrario deve aiutare l’uomo a conoscere la verità e a praticare la virtù. Tutto ciò lo si consegue tramite la cooperazione tra politica e religione, Stato e Chiesa. Chi li vuol separare pecca o per difetto (laicismo liberale: individualismo a-sociale) o per eccesso (super-spiritualismo angelistico: l’uomo è solo anima, il corpo è malvagio e così la società o la polis sono un male da evitare per ottenere il proprio Fine che è il Cielo solamente tramite la religione, la quale non ha nessuna valenza sociale). Ma l’uomo non è un angelo, è composto di anima e corpo, è fatto per vivere in Società civile (Stato) e religiosa (Chiesa), le quali non devono prescindere l’una dall’altra (errore per eccesso: angelismo platonico/cartesiano) o combattersi (errore per difetto: laicismo liberal-rivoluzionario), ma cooperare subordinatamente come il corpo e l’anima.

- Siccome per natura l’uomo è animale razionale e libero, (fatto per conoscere il vero e amare il bene) e socievole (fatto per vivere in Società civile o politica), neppure Dio potrebbe concedere allo Stato e all’individuo, che sono una sua creatura naturale, il potere di contraddire la loro ragion d’essere o finalità (conoscere il vero, amare il bene, vivere in Società politica-naturale e religiosa-soprannaturale) e dar loro il diritto di essere indifferenti o neutrali in materia di retta ragione individuale, sociale e religiosa. La libertà filosofica o religiosa è contro-natura, la tolleranza filosofica o religiosa è sempre un male che si può permettere de facto, per evitare un male maggiore, mai volere per principio. Ciò insegna la sana ragione, la vera teologia, la Tradizione apostolica e il Magistero della Chiesa. L’ignoranza invincibile scusa l’individuo dal peccato formale, ma non gli dà il diritto di fare pubblicamente il male e propagare in foro esterno e pubblicamente l’errore, poiché oggettivamente egli si trova nell’errore e nel male, i quali non hanno nessun diritto all’esistenza, alla propaganda e all’azione pubblica.

- Una delle finalità della Chiesa oltre la conversione delle singole anime è la dilatazione del Regno di Dio su tutta la terra. Questo Regno è «principalmente spirituale, ma secondariamente anche di ordine politico o temporale» (Pio XI, Quas primas, 1925). Quindi la libertà religiosa è contro la finalità della Chiesa come Cristo l’ha voluta, non solo è contro-natura ma anche contro la Rivelazione. L’apostasia delle Nazioni da Dio, che era stata propugnata dai laicisti e dagli anti-cristiani, purtroppo oggi ha invaso le menti anche degli uomini di Chiesa e perfino di alcuni «pseudo-tradizionalisti» (vedi Dignitatis humanae personae, 7 dicembre 1965). L’ideale o la meta apostolica alla quale tutti (laici e chierici) siamo chiamati è la instaurazione del regno di Dio già sulla terra, pur se imperfettamente, per ottenerlo perfettamente in Paradiso. Quindi prima dobbiamo convertirci veramente e vivere abitualmente in Grazia di Dio e poi potremo portare Cristo nella famiglia, nell’ambiente di lavoro e nella Società civile. Questo è l’ordine da seguire per «instaurare omnia in Christo» (San Pio X) «nemo dat quod non habet», se non si è cristiani interiormente e veramente non si può restaurare la Cristianità; «politique d’abord» (Charles Maurras) significa iniziare a costruire una casa dal tetto e non dalle fondamenta: se si conquista il potere del Governo e si fanno leggi cristiane, ma il Governante non lo è e neppure i cittadini, la «restaurazione» è solo esteriore e superficiale e quindi dura come un fuoco di paglia. La Polis è un insieme di famiglie e di uomini; prima viene l’individuo che unito ad altri forma una famiglia, la quale assieme ad altre famiglie formano un villaggio e più villaggi uno Stato. La Civitas o Polis sarà cristiana e ordinata nella misura in cui coloro che ne fanno parte sono ordinati e cristiani. Solo poi lo Stato ha il dovere di mantenere l’ordine e proteggere la vita virtuosa. Ma non si può cominciare con la fine, sarebbe una contradictio in terminis o un «contro-senso»: «il principio = il principio, la fine = la fine, il principio ? la fine». Aristotele (Politica) e San Tommaso (De regimine principum) insegnano che «la politica è la virtù di prudenza applicata alla Società», mentre la «prudenza individuale» si chiama «monastica» e quella «familiare» si dice «economia». Leone XIII insegna che i primi e veri cristiani «prima fecero in pochissimo tempo penetrare il Cristianesimo nelle loro famiglie, poi nell’esercito, nel senato ed infine perfino nel palazzo dell’Imperatore». Non si è cominciato dal Palazzo imperiale, ma dal singolo cristiano.

SantAgostino  Secondo Sant’Agostino il governante o Principe deve amministrare la res publica come un’attività volta al bene comune, ossia a far conseguire ai cittadini il bene morale ed a far loro evitare il male. L’origine – come rivela San Paolo (Rom., XIII, 1) – del potere è divina. Il governo, quindi, è buono se rispetta la sua natura, ossia: la Causa efficiente da cui trae l’Autorità, che è Dio, e la sua causa finale, che è il bene comune temporale subordinato a quello morale o spirituale. Altrimenti se non riconosce Dio come sua Causa efficiente e non ha di mira il vivere virtuosamente (naturale e soprannaturale) il governo è cattivo, anzi è paragonabile ad «una banda di ladroni». Il buon governante deve, secondo Sant’Agostino e tutti i Padri greci e latini, mettersi al servizio del bene e deve promuovere socialmente o assieme alla Società civile o Stato la Religione divina. L’obbedienza all’Autorità civile, tuttavia, è condizionata a mantenersi nella finalità morale (vivere virtuoso) e nella dipendenza da Dio (causalità efficiente). Altrimenti, l’Autorità diventa tirannia ed è lecito resisterle a certe determinate condizioni (specialmente di non rendere la situazione posteriore peggiore di quella anteriore). Secondo l’Ipponate il governante cristiano non solo deve provvedere alla pace interna ed esterna della Società civile, ma anche di quella spirituale, cioè lo Stato deve favorire la Chiesa nella sua missione di espandere il Regno di Dio in tutto il mondo. Certamente la Chiesa e lo Stato non possono costringere a fare il bene, che non sarebbe più libero e meritorio, ma debbono proibire di fare il male. Anzi, per difendere la Fede si può chiedere anche l’intervento di chi porta la spada. Infatti, se il Principe deve punire i crimini civili, perché mai gli si dovrebbe impedire di reprimere anche i crimini spirituali (l’eresia e lo scisma)? Siccome l’eresia e lo scisma sono un male, anzi il massimo dei mali, chi porta la spada non può non servirsene per reprimerli. Sant’Agostino confuta con 1.000 anni di anticipo l’obiezione dei catto-liberali secondo i quali l’uomo come singolo individuo è religioso, ma come cittadino facente parte di uno Stato deve essere neutrale in materia religiosa. L’Ipponate infatti afferma che il Principe serve Dio in due modi: come uomo, vivendo la Fede informata dalla Carità e come Governante facendo leggi conformi a quella divina-naturale, facendole rispettare e punendo i loro trasgressori.

Conclusione

La Chiesa non può non fare «politica»

- L’Uomo È Un Animale naturalmente Socievole. Da ciò la necessità di insegnare, oggi più che mai, la dottrina sociale della Chiesa e di non rinchiudersi nelle sacrestie, come volevano i cattolici liberali, mascherando tale cedimento al cattolicesimo liberale sotto un eccessivo spiritualismo o angelismo disincarnato, il cui motto è «non bisogna fare politica!». Invece la realtà, e quindi la verità, è che l’uomo è composto di anima e di corpo, che è un animale razionale e anche sociale ossia politico, fatto per vivere in Societas o in Polis, e non è un angelo, un ente disincarnato o un monaco, che vive isolato. I monaci sono casi «eccezionali» ed «eroici» che confermano la regola.

- Il Pericolo Dell’Angelismo O Dello Spiritualismo Esagerato.

L’errore dei conservatori e di alcuni «pseudo-tradizionalisti» cattolici attuali è quello di eliminare l’elemento sociale dalla natura umana, che invece è stata creata da Dio naturalmente socievole (Aristotele, Politica, VI; San Tommaso D’Aquino, De regimine principum, lib. I, cap. 14) e di voler rendere l’uomo un singolo individuo (come il liberalismo individualista) senza spazio sociale e politico, per indirizzarlo, con una spinta puramente naturale (anche se viene dal prete, che resta sempre un uomo anche se consacrato e non è Dio, ma solo uno strumento di Dio per aiutare i fedeli a fare la Volontà di Dio, che non necessariamente è quella del sacerdote) verso una vita consacrata alla quale invece chiama solo Dio e nella quale si persevera solo con l’aiuto di Dio: «Non siete voi che avete scelto Me, ma sono Io che ho scelto voi», ci ha detto Gesù nel Vangelo. La vocazione è un consiglio e non un precetto e non si può obbligare a seguire un consiglio sotto pena di peccato.

- Occorre contestare, confutare e contrastare il laicismo, in teoria e in pratica, rovesciare tale modo di vita sovversivo e rivoluzionario, fare la storia piuttosto che subirla passivamente e tentare di creare le condizioni di un vivere sociale, che faciliti quello spirituale. «La Grazia presuppone la natura, la perfeziona e non la distrugge» (San Tommaso), così la Fede presuppone l’umanità civilizzata, la perfeziona, la mantiene in vita e non la deve distruggere; parimenti la vocazione sacra presuppone la vita familiare, sociale e politica, la perfeziona e non la deve annientare. Se non vi fosse una società familiare non vi potrebbe essere un «chiamato» e se la Società civile invece di aiutare l’individuo e la famiglia a cogliere il proprio Fine li ostacolasse, i «vocati» sarebbero molto di meno. È per questo che occorre «dare a Cesare quel che è di Cesare (obbedienza alle leggi temporali conformi a quella naturale) e a Dio quel che è di Dio (l’adorazione)».Don Curzio Nitoglia doncurzionitoglia.com