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La moglie di Gesù? solo demagogia

Domenica, 23 Settembre 2012

Karen L. King, affermata docente ad Harvard, ha svelato appena ieri a Roma l’esito delle sue ricerche su un anonimo papiro che – udite udite – parlerebbe di un Gesù ammogliato. La King è una grande esperta di gnosticismo, ha in passato commentato il vangelo-bufala gnostico di Giuda. Oggi si cimenta in un’impresa fenomenale: ribaltare la visione comune della figura di Gesù, applicando le sue personali  convinzioni all’ermeneutica di un brandello di papiro di provenienza sconosciuta. Ed è da queste convinzioni della King, già autrice di opere discutibili e danbrowniane come “Il Vangelo di Maria Maddalena: Gesù e la prima donna apostolo“, che bisogna partire. Vediamo infatti cosa dice la professoressa King in qualche modo off-the-records, nel reportage esclusivo scritto da Ariel Sabar per lo Smithsonian Magazine:

Come mai solo la letteratura che afferma che [Gesù] era celibe è sopravvissuta? E tutti i testi che mostrano che aveva una relazione intima con la Maddalena o che era sposato non sono sopravvissuti? E’ una casualità? O è per via del fatto che il celibato è divenuto un ideale per la Cristianità? [...] Il papiro mette in grande questione l’assunzione secondo cui Gesù non era sposato, che egualmente non ha alcuna evidenza.”
E aggiunge:

Mette in dubbio l’intera affermazione cattolica che il celibato sacerdotale sia basato sul celibato di Gesù. Loro dicono sempre ‘questa è la tradizione, questa è la tradizione’. Ora vediamo che questa tradizione alternativa è stata messa sotto silenzio. Ciò che mostra [questo testo] è che ci sono stati dei primi cristiani per i quali le cose non stavano così, che potevano comprendere invero che l’unione sessuale nel matrimonio poteva essere una imitazione della creatività e della generatività di Dio e poteva essere spiritualmente giusta e appropriata“.

Ecco chiarito il senso della scoperta. Ecco chiarita l’ideologia che muove certo mondo accademico. La King nel suo studio sul papiro si mostra cauta e nega che la sua volontà sia quella di attestare l’esistenza di un legame maritale fra Gesù e la Maddalena, mentre nel reportage organizzato con lo Smithsonian Magazine (perché organizzare un reportage se ci si predica schivi e riservati?) manifesta i suoi veri obiettivi. Ma veniamo al dunque. Il papiro è scritto in dialetto copto-saidico e risale, secondo la datazione della King, al IV secolo d.C. Di che parla? Impossibile chiarirlo, dato il testo mutilo, ma ecco la traduzione datane dalla King, riga per riga (con tanto di congetture):

1. “no [a] me. Mia madre mi ha dato la vi[ta…” 
2 ] I discepoli dissero a Gesù, “.[ 
3 ] negare.  Maria è degna di
4 ]……” Gesù disse loro, “mia moglie . .[  
5 ]… sarà capace di essere mia discepola . . [ 
6 ] Che i malvagi si corrompano … [ 
7] Per me, io abito con lei per… [ 
8] una immagine [
Va precisato che allo stato attuale il testo è considerato spurio o falso da almeno uno dei tre reviewers nominati dall’Università di Harvard per valutarne l’autenticità. In particolare a colpire è l’uso dell’inchiostro che – guardacaso – è più marcato nei pressi della parola “ta hime” (mia moglie). 

E poi c’è da dire che il papiro proviene da un anonimo collezionista che lo avrebbe acquistato nel 1997 da un altro collezionista che lo acquistò negli anni ’60 nella Germania dell’Est. Ce n’è per un bel romanzo…

Ora, il centro del testo è appunto quell’espressione “mia moglie”, in copto saidico “ta hime”. “Shime” e “hime” sono usati in questo dialetto per tradurre sia donna che moglie (guné), ma non è questo il punto. Anzitutto va precisato che questo testo rientra necessariamente nella serie infinita di testi gnostici redatti a cavallo fra il II e il IV secolo dopo Cristo. Nella gnosi infatti il legame fra Gesù e Maria Maddalena giustifica l’unione divina fra il Cristo e la Sofia, emanazioni dirette della divinità che si oppone al Demiurgo, ossia al creatore del mondo come noi lo conosciamo. 
E visto che con tutta probabilità questo papiro proviene sempre dallo stesso contesto in cui furono redatti i codici di Nag Hammadi, è interessante notare come la parola “hime” diventi sinonimo della parola “hotre” o “koinonos” che sempre identificano il ruolo della Maddalena quale “convivente” di Gesù nel cosiddetto Vangelo di Filippo. Va però compreso perché – come nota il famoso ricercatore finlandese dei testi di Nag Hammadi, Antti Marjanen – nello pseudo-Vangelo di Filippo la parola “hime” non ricorra mai per definire il rapporto fra Gesù e la Maddalena. Dunque è il Vangelo di Filippo a sbagliarsi su questa relazione o è il papiro anonimo a tradurre malamente (i testi in copto sono traduzioni dal greco) un termine proprio della “teologia” gnostica  (come ad esempio il greco syzygos)?
In ogni caso siamo dinanzi ad una palese mistificazione della storia. Far passare il messaggio che la Chiesa Cattolica – a questa restringe il suo campo di accuse la King – avrebbe manipolato la storia della tradizione dei testi evangelici al fine di imprimere la propria ideologia sessista fondata sul maschilismo e il celibato sacerdotale è oltre che antistorico, palesemente infondato. Perché chi si intenda minimamente di storia della tradizione saprà che nell’antichità era l’autorevolezza delle fonti e la loro antichità a decretare l’accoglimento o meno di un testo. Insomma, non c’era internet dove chiunque può pubblicare una propria versione fantasiosa di un fatto storico e raggiungere potenzialmente lo stesso pubblico di una fonte autentica.
Sappiamo d’altra parte che la gnosi non deriva dal Cristianesimo, ma si è appropriata di alcuni aspetti del Cristianesimo e li ha rielaborati a suo uso e consumo. Purtroppo però questa visione “settaria” della Gnosi non è condivisa dalla professoressa King, che nel suo volume What is Gnosticism? (del cui acquisto mi pentii quattro anni fa solo dopo aver letto le prime pagine), invece di indagare la storia e la dottrina gnostica, si profonde in dotte elucubrazioni metodologiche che lasciano passare questa idea di fondo: la Gnosi in quanto dottrina separata dal Cristianesimo e dall’identità propria non esiste. E’ stato piuttosto il Cristianesimo del II e III secolo a mettere ciò che non gli andava a genio nel bidone dei rifiuti chiamato poi Gnosi. 
Questo spiega il clamore che la “scoperta” sta suscitando ovunque nel mondo. Decontestualizzando un pezzo di papiro venuto fuori dalla spazzatura dell’antichità si finisce per operare non certo a favore della ricerca e del progresso degli studi storici, ma si dà solo sfogo alle proprie ideologie anticattoliche, a quell’ansia incontenibile di intaccare attraverso un lacerto di storia la solidità di secoli di tradizione, nella convinzione che la Chiesa Cattolica continui ad essere una sorta di onnipotente e malvagia setta intenta a coprire la verità del Gesù storico. E così anche un eminente accademico scade al livello meschino di un Dan Brown. 
f.colafemmina fidesetforma.blogspot.com

Il Papa, grandezza di un Pontefice (by Magister)

Martedì, 10 Luglio 2012

Il punto critico di questo pontificato non è la contestazione, anche aspra, che lo martella ininterrottamente su vari terreni. Ma è l’avvenuta rottura di quel patto di lealtà interno alla Chiesa che si manifesta nella fuga di documenti riservati, dai suoi uffici più alti. Dalla contestazione, papa Joseph Ratzinger non si lascia intimidire. Non la subisce, anzi, sui casi cruciali la provoca, volutamente. La memorabile lezione di Ratisbona ne è stata la prima dimostrazione.Benedetto XVI mise a nudo la carica di violenza presente nell’Islam con una nettezza che stupì il mondo e scandalizzò nella Chiesa gli amanti dell’abbraccio tra le religioni. Invocò per i musulmani la rivoluzione illuminista che il cristianesimo ha già vissuto. Anni dopo, la primavera di libertà sbocciata e subito deperita nelle piazze arabe ha confermato che aveva visto giusto, che il futuro dell’Islam si gioca davvero lì.Gli abusi sessuali commessi da preti su bambini e ragazzi sono un altro terreno sul quale Benedetto XVI si è mosso controcorrente, già prima d’essere eletto papa. Ha introdotto nell’ordinamento della Chiesa procedure da stato di eccezione. Per suo volere, da una decina d’anni tre cause su quattro sono affrontate e risolte non per le vie del diritto canonico, ma per quelle più dirette del decreto extragiudiziario spiccato da un’autorità di maggior grado.Marcial Maciel, il diabolico fondatore dei Legionari di Cristo, fu sanzionato così, quando ancora era universalmente riverito e osannato. Un’intera Chiesa nazionale, l’irlandese, è stata messa dal papa in stato di penitenza. Vari vescovi inetti sono stati destituiti. Sta di fatto che oggi al mondo non c’è alcun governo o istituzione o religione che sia più avanti della Chiesa di papa Benedetto nel contrastare questo scandalo e nel proteggere i minori dagli abusi.E’ un errore confondere la mitezza di questo papa con la sua remissività. O col suo estraniarsi dalle decisioni di governo. Anche la burrasca che sconvolge l’Istituto per le Opere di Religione, la “banca” vaticana, ha la sua prima origine proprio da lui, dal suo ordine di assicurare la massima trasparenza finanziaria. Non c’è governo al mondo le cui decisioni non siano discusse e contrastate, prima e dopo che siano diventate legge, in pubblico o in via riservata. Anche per la Chiesa di papa Benedetto è così. I conflitti interni documentati dalle carte fuoriuscite dal Vaticano fanno parte della fisiologia di ogni istituzione chiamata a prendere decisioni.Non il contenuto dei documenti, quindi, ma la loro fuga è la vera spina di questo pontificato. E’ tradimento di quel patto di lealtà che tiene insieme chi è parte di un’istituzione, a maggior ragione della Chiesa, dove l’inviolabilità del “foro interno” e ancor più del segreto della confessione ispira una generale riservatezza nelle procedure.Gli ammutinati sostengono, anonimi, di farlo per il bene della Chiesa stessa. E’ una giustificazione ricorrente nella storia. Dallo scandalo dicono di voler ricavare una rigenerazione del cristianesimo. Ma a tanti loro sostenitori “laici” interessa che la Chiesa collassi. Non che sia rigenerata, ma umiliata. I conflitti entro le istituzioni si governano. Ma il tradimento molto meno.Esso è il segnale, piuttosto, di un governo che non c’è, che ha lasciato crescere nella curia romana la ribellione occulta di alcuni suoi “civil servant” e non ha saputo fare nulla per neutralizzarla. La segreteria di Stato vaticana, che da Paolo VI in poi è il primo attore del governo centrale della Chiesa, è inevitabilmente anche la prima responsabile di questa deriva.Benedetto XVI ne è così consapevole che, per rimettere ordine nei Sacri Palazzi, non ha incaricato il suo primo ministro, il cardinale Tarcisio Bertone, ma ha chiamato a consulto un collegio di saggi tra i più lontani da lui: per cominciare, i cardinali Ruini, Ouellet, Tomko, Pell, Tauran. Per un cambio di governo nella curia vaticana le pratiche sono già avviate. s. magiste l’espresso

Orlandi, delitto a sfondo sessuale (by padre Amorth)

Martedì, 22 Maggio 2012

«E’ un delitto a sfondo sessuale», sostiene il capo mondiale degli esorcisti, padre Gabriele Amorth. L’anziano sacerdote, molto stimato da Benedetto XVI, rivela a La Stampa una pista interna per la scomparsa nel 1983 della cittadina vaticana davanti alla chiesa di Sant’Apollinare, da poco riferita riservatamente ai familiari della ragazza.«Come dichiarato anche da monsignor Simeone Duca, archivista vaticano, venivano organizzati festini nei quali era coinvolto come “reclutatore di ragazze” anche un gendarme della Santa Sede. Ritengo che Emanuela sia finita vittima di quel giro – spiega padre Amorth – Non ho mai creduto alla pista internazionale, ho motivo di credere che si sia trattato di un caso di sfruttamento sessuale con conseguente omicidio poco dopo la scomparsa e occultamento del cadavere». E ancora: «Nel giro era coinvolto anche personale diplomatico di un’ambasciata straniera presso la Santa Sede».Una testimonianza che padre Amorth ha reso pubblica ora nel suo libro «L’ultimo esorcista» e che presenta tratti in comune con la lettera anonima arrivata alla madre di Emanuela Orlandi nella quale si riferisce di una trappola nella quale fu attirata la quindicenne nella sacrestia di Sant’Apollinare.Monsignor Pietro Vergari, parroco della basilica negli Anni 80, continua a protestare la sua estraneità ai fatti («Sono tranquillo, non ho nulla da nascondere»), ma è considerato dagli inquirenti un elemento centrale nella sparizione.«Nell’ispezione nella cripta non hanno trovato nulla se non appunto il corpo di De Pedis – afferma don Vergari -. Tutte quelle ossa ritrovate non sono altro che ossa antichissime, risalenti a secoli fa quando anche i laici venivano sepolti nelle chiese. Ora dicono che faranno indagini approfondite ma non vedo proprio che cosa possano trovare».Il prelato è finito nel registro degli indagati della procura di Roma, per concorso nel sequestro della ragazza, in concomitanza di una perquisizione presso il suo domicilio nel corso della quale è stato sequestrato un computer.Vergari, già sentito nel 2009 come testimone a proposito del seppellimento del capo della banda della Magliana, De Pedis nella cripta di Sant’Apollinare, sarà presto convocato in procura per essere interrogato, questa volta nella veste di indagato, dai pm Capaldo Maisto. Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, ricorda che suor Dolores, la direttrice della scuola di musica frequentata dalla sorella nel palazzo di Sant’Apollinare, raccomandava alle studentesse di stare alla larga dal rettore della basilica.Nell’inchiesta sulla scomparsa della figlia di un commesso pontificio, un gendarme vaticano è stato sentito in procura come persona informata dei fatti, mentre su una decina di ossa ritrovate a Sant’Apollinare sarà effettuato il test del Dna per compararlo con quelli della Orlandi e di Mirella Gregori, l’altra ragazza scomparsa 29 anni fa a Roma.I resti saranno analizzati a Milano dagli esperti del Labanof, il Laboratorio di antropologia e odontologia forense. Il coinvolgimento di don Vergari apre scenari inquietanti. Osserva Pietro Orlandi: «Emanuela scomparve alla sette di sera. Mai sarebbe salita su una macchina con un sconosciuto. Se l’avessero presa con la forza, a quell’ora in pieno centro qualcuno se ne sarebbe accorto. L’ipotesi della basilica ha un senso. Se a Emanuela qualcuno avesse detto di seguirlo a Sant’Apollinare non si sarebbe insospettita. Un luogo sacro non dovrebbe spaventare nessuno».Dunque potrebbe essere caduta in un tranello teso da qualcuno che era in rapporti con l’allora rettore della basilica. «Che a Sant’Apollinare ci fossero giri strani e gravitasse un pezzo di malavita romana, non solo De Pedis con cui don Vergari era in confidenza, è purtroppo qualcosa di risaputo», precisa Pietro Orlandi: «Le amiche della scuola di musica di Emanuela mi dissero che suor Dolores, la direttrice, non le faceva andare a messa o cantare nel coro a Sant’Apollinare ma preferiva che andassero in altre chiese proprio perché diffidava, aveva una brutta opinione di monsignor Vergari». Per il momento gli indagati restano cinque: don Vergari, Angelo Cassani, Gianfranco Cerboni, Sergio Virtù e Sabrina Minardi

Giacomo Galeazzi per “La Stampa

il mio nome è Simeon, Marco Simeon

Domenica, 26 Febbraio 2012

Il segreto è un potere: “In Vaticano insegnano: chi sa non dice, chi dice non sa. E io non dico mai troppo”. Il 33 enne Marco Simeon è un equilibrista fra fede e denaro, banche e chiese, chiaro e scuro: ossequioso direttore di Rai Vaticano e responsabile relazioni istituzionali e internazionali di viale Mazzini, discepolo di maestri diversi e controversi fra il cardinale Tarcisio Bertone e il faccendiere Luigi Bisignani, fra il cardinale Mauro Piacenza e il banchiere Cesare Geronzi. Non appare mai. Non parla mai. Non commenta mai: “Questa è la mia prima intervista”. Dove c’è scandalo, c’è il nome di Simeon.Inchiesta appalti e cricche che frantuma la Protezione Civile di Guido Bertolaso: viene beccato al telefono con Fabio De Santis, l’ex provveditore alle Opere pubbliche in Toscana. Veleni e tensioni in Vaticano, monsignor Carlo Maria Viganò denuncia al cardinale Bertone malaffare e corruzione e accusa Simeon di calunnia. Ultimi documenti che circolano dietro le mura leonine: è lui il referente per la P 4 di Bisignani dentro la Santa Sede.
Chi è Simeon?Un ragazzo di Sanremo, figlio di un benzinaio.Questa è una favola. Nessuno ci crede. Lei è un protetto del cardinale Bertone, il segretario di Stato.Il cardinale è un maestro. Mi ha sempre consigliato le strade migliori. Ognuno gioca la sua carta: Bertone per me non è una carta, ma una relazione importante. L’ho conosciuto nel 2003, appena nominato arcivescovo di Genova. Anzi, prima incontrai il precedente Segretario di Stato, il cardinale Angelo Sodano, tramite il vescovo di Ventimiglia, Giacomo Barabino.Che faceva a Sanremo?Collaboravo con la Chiesa, fu una mia scelta universitaria per la tesi che scrissi sul ruolo del Segretario di Stato.All’improvviso arriva a Roma, neanche laureato, ambasciatore in Vaticano prima per Capitalia e poi per Mediobanca.Il mio esordio in Santa Sede è merito dell’ex ministro Giuliano Urbani, che mi offrì di gestire i rapporti istituzionali, prima che io diventassi consulente per Banca Intesa.Come ha conosciuto Urbani?Grazie a un comune amico, l’ingegnere Giuseppe Corigliano, allora portavoce dell’Opus Dei.Lei è soprannumerario dell’Opus Dei?No, non ho mai aderito. Ho frequentato l’Opera durante l’università a Milano e conosco tante persone dell’Opus Dei. Ho sempre vissuto un rapporto istituzionale con la Chiesa, il mio unico capo è il Santo Padre.A 26 anni già gestiva gli affari di Capitalia in Vaticano. Com’è possibile?Mi presentarono a Cesare Geronzi, il banchiere istituzionale per eccellenza.Chi la presentò?Un amico in comune.Benedetti amici in comune.Io ho la passione per le pubbliche relazioni.Come Luigi Bisignani. Questa qualità mi accomuna a lui.E dunque chi le presentò il faccendiere? Non era difficile incontrare Gigi a Roma.Neppure semplice.Tante persone parlavano con lui. Provo sentimenti di profonda stima e affetto per Gigi, non ha mai avuto interessi economici con me. E non l’ho dimenticato neanche nei momenti più difficili.Cos’è la P 4?Non l’ho capito.Bisignani ha patteggiato una condanna di 1 anno e 7 mesi.É una persona valida e perbene. Per interloquire con il Vaticano non aveva bisogno di me.Che fa Bisignani?Il lobbista. É un occhio informato su tutto ciò che avviene in Italia e io lo ascoltavo per capire il nostro Paese.Lei è un massone? No. Posso solo dire che la massoneria è una componente fondamentale del potere in Italia.Ecco emergere un Bisignani in sedicesimo.Divertente: il nuovo B 16. Di Gigi ce n’è uno solo, basta e avanza.
Lei disse al suo amico Bisignani: “Quello di Lirio Abbate sull’Espresso è un articolo di merda e nessuno lo ha accorciato”.Era uno sfogo. Fui avvisato che sarebbero uscite due pagine su di me a firma di Lirio Abbate.Da chi fu avvisato?Non da qualcuno del settimanale. Mi lamentavo perché l’articolo non era stato corretto.Sarà la sua abitudine a diffondere notizie sul Vaticano, a direzionare l’informazione, come scrive mons. Viganò.Completamente falso. Non sono io il vaticanista occulto del Giornale.Viganò dice il contrario.Perché prese sul serio un pettegolezzo del vaticanista Andrea Tornielli, che poi mi ha chiamato per scusarsi. Non ho rancore per lui. Viganò ha ricevuto notizie sbagliate. Agiva in buona fede, però.Lei conosce sia Bertone sia Bagnasco. Cos’è la guerra in Vaticano?Non vedo guerre. E smentisco qualsiasi rottura fra il Papa e Bertone oppure fra Bertone e Angelo Bagnasco (presidente della Conferenza episcopale italiana)Chi sono i corvi? Bertone ha dichiarato che si nascondono nella boscaglia. Il potere non si esprime con lettere anonime. I corvi sono quelli che, seppure all’interno, sentono una forte avversione per la Chiesa.Vogliono spodestare Benedetto XVI?Fra i dodici apostoli c’è anche Giuda.Chi sarà il successore di Papa Ratzinger?Lunga vita al Papa. Non confondiamo la preoccupazione per la salute del Papa con la voglia di una successione.Una voglia che coinvolge anche Bertone?É un argomento lontano.Perché ha suggerito a Bertone la nomina di Lorenza Lei a direttore generale della Rai?Ho semplicemente sostenuto Lorenza negli ambienti che conosco e che frequento perché la considero una dirigente straordinaria. Anche l’ex direttore generale Agostino Saccà è stato di aiuto, essendo un dirigente bravissimo e un uomo di Chiesa.Ma su Lorenza Lei ha cambiato idea. Non è vero. Ci sentiamo quasi tutti i giorni. Non solo perché è cattolica. E non come dite voi perché siamo insieme nell’Opus Dei.Lorenza Lei appartiene all’Opus Dei?Non saprei.Chi ha raccomandato Marco Simeon a Mauro Masi per diventare direttore istituzionale di viale Mazzini?Non certo Bisignani.E chi?A quel tempo lavoravo per Geronzi.Aveva appena chiuso un affare stratosferico per una par-cella di 1, 3 milioni di euro: la vendita di un complesso in viale Romania, di proprietà del Vaticano, al gruppo Lamaro di Toti. Ho svolto il mio compito di consulente del gruppo, ricevendo una parcella leggermente inferiore.Malelingue insinuano che lei sia il figlio di Bertone.Assomiglio troppo a mio padre.Presto tornerà a lavorare per una grande banca italiana?Non lo escludo. c. tecce Il Fatto quotidiano, 26 febbraio 2012

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Il Papa si dimetterà

Martedì, 14 Febbraio 2012
Papa Ratzinger pensa alle dimissioni. Se ne dichiara convinto monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, e lo fa durante la sua partecipazione al programma di Radio2 Un Giorno da Pecora. Il prelato non crede che esista un complotto per uccidere Papa Ratzinger, come hanno ipotizzato alcuni giornali nei giorni scorsi: «No, non credo. Fosse stato il Papa precedente lo capirei, ma questo Papa qui mi sembra cosi? mite, religioso. Non troverei i motivi per pensare di farne oggetto di un attentato».Bettazzi ha una teoria diversa, ma sempre in qualche modo collegata alla notizia, perche? crede che «sia un sistema per preparare l’eventualita? delle dimissioni. Per preparare questo choc, perche? le dimissioni di un Papa sarebbero un choc e allora cominciano a buttare li? la storia del complotto».Ma papa Ratzinger ha davvero intenzione di dimettersi? «Io credo di si?», dice il porporato, «anche se l’hanno smentito. Un vecchio cardinale, pero?, mi diceva sempre: se il Vaticano smentisce vuol dire che e? vero…» E i motivi delle dimissioni del Papa sarebbero da rintracciare soprattutto nella sua profonda stanchezza. «Sono persuaso che lui si senta molto stanco, basta vederlo, e? un uno abituato agli studi», spiega Bettazzi. «E di fronte ai problemi che ci sono, forse anche di fronte alle tensioni che ci sono all’interno della Curia, potrebbe pensare che di queste cose se ne occupera? il nuovo Pontefice».
Dunque, un nuovo capitolo della penosa vicenda che vede la Curia e molti alti prelati impegnati a parlare in ogni luogo e circostanza, a far trapelare documenti privati e dossier confidenziali, in una lotta senza quartiere – in vista del prossimo Conclave – e intenti a dare del Papa e del Vaticano un’immagine in declino, tra divisioni, contrasti e solitudine. E proprio in riferimento agli “spifferi”, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha definito «sleale» chi fa uscire documenti riservati dalla Santa Sede: «C’è qualcosa di triste nel fatto che vengano passati slealmente documenti dall’interno all’esterno in modo da creare confusione. La responsabilità c’è dall’una e dall’altra parte».D’altra parte è senz’altro vero che le ipotesi di dimissioni del Pontefice circolano con insistenza da più parti e bisogna ricordare che Libero fu tra i primi a parlarne. Il 25 settembre 2009 Antonio Socci scriveva, proprio su Libero, che «quando un Papa giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado fisicamente, psicologicamente e mentalmente di svolgere l’incarico affidatogli, allora ha il diritto ed in alcune circostanze anche il dovere di dimettersi». Monsignor Bettazzi è sicuramente figura di spicco nel panorama della Chiesa italiana e qualche stupore lo provoca il fatto che un vescovo di tale levatura abbia scelto una trasmissione radiofonica satirica, dal tono spesso scanzonato, per parlare di un simile argomento. Bettazzi, nato a Treviso il 26 novembre del 1923, è presto diventato una delle figure di riferimento per il movimento pacifista di ispirazione cristiana.Nel 1968 è nominato presidente nazionale di Pax Christi, movimento cattolico internazionale per la pace e nel 1978 ne diventa presidente internazionale, fino al 1985. Sempre nel ’78, insieme al vescovo Clemente Riva e al vescovo Alberto Ablondi, chiede di potersi offrire prigioniero in cambio del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, rapito e poi ucciso dalle Brigate Rosse, proposta non accettata.Nel 1992 partecipa alla marcia pacifista organizzata da Pax Christi insieme a monsignor Antonio Bello nel mezzo della guerra civile in Bosnia Erzegovina. Nel 2007 dichiara pubblicamente che la sua coscienza gli impone di disobbedire alle direttive vaticane e che è del tutto favorevole al riconoscimento delle unioni civili, sostenendo le iniziative del governo Prodi e riconoscendo alle coppie omosessuali un fondamento d’amore equiparato a quelle eterosessuali. Caterina Maniaci per “Libero
2 – «VELENI E FUGHE DI NOTIZIE NON FERMERANNO IL PAPA» IL PORTAVOCE VATICANO: VOGLIONO IMPEDIRE IL RINNOVAMENTO
Gian Guido Vecchi per il “Corriere della Sera
CARLO MARIA VIGANOCARLO MARIA VIGANO «In certo senso – è un’antica osservazione della saggezza umana e spirituale – il verificarsi di attacchi più forti è segno che è in gioco qualche cosa di importante». Arriva in serata, la nota di padre Federico Lombardi «sulla circolazione di documenti che tendono a screditare il Vaticano e la Chiesa».Ed è una risposta meditata e molto dura. Che ricorda la lotta alla pedofilia, l’impegno per la trasparenza finanziaria e quindi la linea e le «indicazioni» di Benedetto XVI per il rinnovamento della Chiesa. Un rinnovamento che evidentemente non è indolore né privo di resistenze interne e esterne. Tanto che padre Lombardi avverte: «Chi pensa di scoraggiare il Papa e i suoi collaboratori in questo impegno si sbaglia e si illude».E certo fa impressione, riguardo alle «pretese lotte di potere in vista del prossimo conclave», leggere la risposta a chi ne parla dentro e fuori il Vaticano: «La lettura in chiave di lotte di potere interne dipende in gran parte dalla rozzezza morale di chi la provoca e di chi la fa, che spesso non è capace di vedere altro».Le «riflessioni» del portavoce della Santa Sede, per la prima volta, elencano e distinguono le lettere riservate sul Governatorato e sullo Ior, l’appunto sul «complotto» insistente contro il Papa («memoriali farneticanti che nessuna persona con la testa sul collo ha considerato seri»), insomma tutti i «documenti di natura e peso diversi, nati in tempi e situazioni diverse» che sono stati «messi insieme» perché «giova a far confusione».Il tono è sferzante: «L’amministrazione americana ha avuto Wikileaks, il Vaticano ha ora i suoi leaks, le sue fughe di documenti che tendono a creare confusione e sconcerto» per «mettere in cattiva luce il Vaticano, il governo della Chiesa e più ampiamente la Chiesa stessa». Quindi «calma e sangue freddo e molto uso della ragione», scrive Lombardi: «È ovvio che le attività economiche del Governatorato devono essere gestite saggiamente e con rigore; è chiaro che lo Ior e le attività finanziarie devono inserirsi correttamente nelle norme internazionali contro il riciclaggio. Queste sono le indicazioni del Papa. Mentre è evidente che la storia del complotto contro la vita del Papa è una farneticazione, una follia, e non merita di essere presa sul serio».Il testo è rivolto sia alle «talpe» che hanno pilotato le fughe di notizie – la Gendarmeria sta indagando, il Tribunale si prepara ad aprire un fascicolo – sia a chi nei media ha alimentato la «Vatileaks»: «Certo c’è qualcosa di triste nel fatto che vengano passati slealmente documenti dall’interno all’esterno in modo da creare confusione. La responsabilità c’è dall’una e dall’altra parte. Anzitutto da parte di chi fornisce questo tipo di documenti, ma anche di chi si dà da fare per usarli per scopi che non sono certo l’amore puro della verità». Perciò «dobbiamo resistere e non lasciarci inghiottire dal gorgo della confusione, che è quello che i malintenzionati desiderano»Ed è qui che il portavoce della Santa Sede ricorda la «risposta di purificazione e rinnovamento» sui crimini pedofili, l’«impegno serio» di «trasparenza» finanziaria con l’approvazione delle nuove norme verso l’ingresso nella white list. Oltretevere si attendono altre imminenti fughe di documenti per «screditare questo impegno». E Lombardi ribatte: «Paradossalmente ciò costituisce una ragione di più per perseguirlo con decisione senza lasciarsi impressionare».Ma è sulle «pretese lotte di potere» intorno al conclave che il tono si fa più amaro. Verso quelli che all’interno o all’esterno, per «carrierismo» o mancanza di fede, non sanno vedere altro nell’elezione di un Papa: «Chi crede in Gesù Cristo per fortuna sa che – checché se ne dica o se ne scriva oggi sui giornali – le vere preoccupazioni di chi porta responsabilità nella Chiesa sono i problemi gravi dell’umanità di oggi e di domani».

3- CURIA NEL CAOS LA MADONNA LO AVEVA PREVISTO
Da “Libero” – «Cardinali contro cardinali, il Papa che appare isolato, il governo della Chiesa che sembra allo sbando: tutto questo fa parte delle profezie che la Madonna ha rivelato a Fatima. I suoi messaggi annunciano tutto questo e molto altro di più, annunciano castighi che colpiranno molto violentemente l’umanità, se non sarà ascoltata la sua voce e soprattutto la consacrazione della Russia al Suo cuore».Padre Nicholas Gruner ha dedicato l’intera vita allo studio e alla ricerca del Terzo Segreto di Fatima, sostenendo che in realtà non ne sia stato realmente svelato l’intero contenuto . Lo studioso si trova a Roma per presentare FatimaTV, di cui è il direttore editoriale, canale 213 del digitale terrestre a Roma e nel Lazio e Fatima TV World Wide (FTV-WW), disponibile sulla piattaforma Twww.streamit e visibile sul sito Internet www.fatimatv.it.Perché creare una televisione ad hoc per parlare di Fatima? Padre Gruner spiega che, sia tra i comuni fedeli, ma anche nella stessa Chiesa, a cominciare dai sacerdoti per finire ai cardinali, esiste una diffusa non conoscenza di quello che è il senso delle profezie trasmesse ai tre pastorelli di Fatima». VIA DAGOSPIA

Dimissioni del Papa?

Domenica, 12 Febbraio 2012

vaticanoL’esplodere dei veleni in Vaticano è segno dello sfacelo. La guerra delle fotocopie testimonia l’autunno di un regno, caratterizzato da un monarca che si sente psicologicamente sicuro solo con il suo braccio destro eppure è consapevole della sua incapacità a guidare con pugno di ferro la macchina curiale.Intorno sta la pletora dei curiali irritati e insoddisfatti, che mandano all’esterno documenti segreti come segnali di fumo per manifestare che così non si può andare avanti. Non si può leggere l’ultimo rapporto sulla “fine di papa Ratzinger” senza intrecciarlo alla penosa vicenda della cacciata di Viganò – colpevole di aver denunciato corruzione – e senza tornare con la mente ad un’altra minaccia di morte: quella del “corvo” contro Bertone.È sempre il Segretario di Stato nell’occhio del ciclone. L’ “appunto” segreto sul viaggio del cardinale Romeo in Cina, che come una bomba a grappolo semina astio e cattiverie contro figure chiave del pontificato ratzingeriano, porta brutalmente alla luce la crisi profonda che travaglia il governo di Benedetto XVI.Una prima notazione: la missione del cardinal Romeo in Cina, i suoi commenti in una cerchia riservata, le sue possibili valutazioni sul disinteresse del pontefice per il governo quotidiano della macchina vaticana, le sue speculazioni sulla durata del regno di Benedetto XVI – intrecciati a elementi grandguignoleschi come una cospirazione assassina contro il romano pontefice – sono il pretesto per colpire due pezzi da novanta cari al Papa.Romeo non è l’obiettivo: i missili sono diretti contro Bertone e il papabile numero 1, Scola. Dire che papa Ratzinger “odia letteralmente” Bertone è falso. Ma è il mezzo per ricordare che Benedetto XVI a più riprese si è sentito a disagio per la gestione del suo Segretario di Stato anche se a causa dell’età il pontefice si sente “sicuro” soltanto con il fidato Bertone, con cui stabilì un legame ultradecennale di totale sintonia psicologica quando era segretario della Congregazione per la Dottrina della fede.Così la lettera, fatta uscire dal Vaticano, serve per rammentare che già nel 2009 i bene informati della Curia e della diplomazia internazionale erano al corrente (documenti Wikileaks) del mare di critiche rivolte a Bertone per la “debolezza di leadership” in Vaticano.È nell’aprile 2009 che si tiene a Castelgandolfo una riunione tra il Papa e i cardinali Scola, Schoenborn, Bagnasco e Ruini in cui i porporati – assente Bertone – pongono esplicitamente il problema della funzionamento della Segreteria di Stato. Ma il Papa non vuole né sa come sostituirlo – l’ “appunto” lo sottolinea bene – e così la macchina vaticana continua la sua marcia tra una panne e l’altra.L’arcivescovo in carriera Scola è il secondo obiettivo da colpire. Una sferzata calcolatissima. Il suo spostamento da una sede patriarcale alla guida della diocesi di Milano è stato talmente contro le tradizioni e l’ansia di Ratzinger di presentarlo come suo delfino dottrinale è così evidente che l’anonimo estensore del documento comincia a chiamare a raccolta tutti i risentimenti contro un futuro papa già “annunciato” e contro la riconquista italiana del trono papale. Sarà farneticante lo stile del documento, come dichiara il portavoce papale Lombardi (che peraltro deve riconoscere l’esistenza del testo), ma gli avversari da danneggiare sono scelti con cura.Egualmente i “dodici mesi” attribuiti al regno di Ratzinger sono un accenno obliquo alle difficoltà causate al pontefice dalla sua cardiopatia e da uno stress persistente curato con farmaci. Tale da farlo apparire un giorno in ottima forma e un giorno esausto. Un’altra annotazione: il tedesco del documento è eccellente, difficile che sia di Castrillón Hoyos, mentre l’italiano delle istruzioni sulle indagini da fare è zoppicante. Castrillón però sa il tedesco e ha buoni legami con ambienti cattolici ultraconservatori in Germania. Grazie a questi contatti ha già avvertito una volta Benedetto XVI di materiale calunnioso antiratzingeriano, che circolava in Germania.L’ “appunto” – che può avere trovato una sua prima ispirazione in ambienti lefebvriani – permette a Castrillón di rendersi di nuovo utile al Papa. Al Fatto risulta che il documento è stato “consegnato” (fisicamente) dal cardinale colombiano. “Castrillón-pasticcion”, come l’ha chiamato il cardinale Re per il disastro combinato con la revoca della scomunica al vescovo negazionista lefebvriano Williamson, ha perso dopo la vicenda la guida della commissione Ecclesia Dei incaricata di negoziare con i seguaci di Lefebvre ed è uscito dal giro degli intimi ratzingeriani. Così ha sperato di rientrare nel gioco.La cosa che colpisce di più in questa situazione è la frenetica attività di comunicazione all’esterno di varie gole profonde monsignorili. Sintomo di una voglia di mandare all’aria – in una guerra di tutti contro tutti – la gestione bertonesca considerata al tempo stesso poco efficiente e avventurista (vedi l’utopia del Polo sanitario incentrato sul San Raffaele). Ma c’è anche chi teme che, allontanato lui, si faccia avanti un uomo forte, molto conservatore, per ora quieto nell’ombra: il cardinale Mauro Piacenza, 67 anni. Capo molto potente della Congregazione per il Clero. m. politi il fatto quotidiano

 

Vaticano corrotto

Venerdì, 27 Gennaio 2012

Furti nelle ville pontificie coperti dal direttore dei Musei Vaticani, monsignor Paolo Nicolini. E poi fatture contraffatte all’Università Lateranense a conoscenza addirittura dell’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per l’evangelizzazione. E ancora: interessi del monsignore in una società che fa affari con il Vaticano ed è inadempiente per 2,2 milioni di euro.Ammanchi per centinaia di migliaia di euro all’Apsa – rivelati dal suo stesso presidente – e frodi all’Osservatore, rivelate da don Elio Torregiani, ex direttore generale del giornale. C’è tutto questo nella lettera che Il Fatto pubblica oggi. I toni e i contenuti sono sconvolgenti per i credenti che hanno apprezzato gli appelli del Papa. “Maria ci dia il coraggio di dire no alla corruzione, ai guadagni disonesti e all’egoismo” aveva detto nel giorno dell’Immacolata del 2006 Ratzinger.Eppure il Papa non ha esitato a sacrificare l’uomo che aveva preso alla lettera quelle parole: Carlo Maria Viganò, l’arcivescovo ingenuo ma onesto, approdato alla guida dell’ente che controlla le gare e gli appalti del Vaticano. La lettera di Viganò è diretta a “Sua Eminenza Reverendissima il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato della Città del Vaticano”, praticamente al primo ministro del Vaticano. Quando scrive a Bertone l’8 maggio del 2011, Viganò è ancora il segretario generale del Governatorato.Ed è proprio dopo questa lettera inedita, e non dopo quella del 27 marzo già mostrata in tv da ‘’Gli intoccabili”, che Viganò viene fatto fuori. La7 si è occupata mercoledì scorso della lotta di potere che ha portato alla promozione-rimozione di Viganò a Nunzio apostolico negli Usa. L’arcivescovo-rinnovatore aveva trovato nel 2009 una perdita di 8 milioni di euro e aveva lasciato al Governatorato nel 2010 un guadagno di 22 milioni (34 milioni secondo altri calcoli).Nonostante ciò è stato fatto fuori da Bertone grazie all’appoggio del Papa e del Giornale di Berlusconi. A questa faida vaticana è stata dedicata buona parte della trasmissione condotta da Gianluigi Nuzzi che, nonostante lo scoop, si è fermata al 3,4% di ascolto. In due ore sono sfilati anche il direttore del Giornale Alessandro Sallusti, un uomo del Vaticano in Rai, Marco Simeon e il vice di Viganò al Governatorato, monsignor Corbellini. Sono state poste molte domande sulle lettere scritte prima e dopo ma non su quella dell’8 maggio che è sfuggita agli Intoccabili.Peccato perché proprio in questa lettera si trovano storie inedite che coinvolgono nella parte di testimoni o vittime di accuse anche diffamanti, gli ospiti di Nuzzi.E peccato anche perché nella lettera ci sono molte risposte (di Viganò ovviamente) ai quesiti posti da Nuzzi. Tipo: chi è la fonte del Giornale che ha scatenato la polemica tra Viganò e i suoi detrattori? Oppure: perché Viganò è stato cacciato? Probabilmente dopo la lettera che pubblichiamo sotto era impossibile per il Papa mantenere Viganò al suo posto.Il segretario del Governatorato non scriveva solo di false fatture e ammanchi milionari. Non lanciava solo accuse diffamatorie sulle tendenze sessuali dei suoi nemici ma soprattutto metteva nero su bianco i risultati di una vera e propria inchiesta di controspionaggio dentro le mura leonine. E non solo spiattellava i risultati, (tipo: la fonte del Giornale è monsignore Nicolini che vuole prendere il mio posto. O peggio: Monsignor Nicolini ha contraffatto fatture e defraudato il Vaticano) ma sosteneva che le sue fonti erano personaggi di primissimo livello come don Torregiani, monsignor Fisichella e monsignor Calcagno.Infine minacciava: “I comportamenti di Nicolini oltre a rappresentare una grave violazione della giustizia e della carità sono perseguibili come reati, sia nell’ordinamento canonico che civile, qualora nei suoi confronti non si dovesse procedere per via amministrativa, riterrò mio dovere procedere per via giudiziale”. Una minaccia ancora valida nonostante l’oceano separi l’arcivescovo dalla Procura. Anche perché il telefonino di Viganò continua a squillare a vuoto. m.lillo fattoquotidiao

CARTE DI CREDITO FATTURE FALSE TRAFFICI E COMPLOTTI
Da “il Fatto quotidiano”

Domenica, 8 maggio 2011 Sua Eminenza Reverendissima Il Sig. Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato Città del Vaticano.

Nella lettera riservata che Le avevo indirizzato il 27 marzo 2011, che affidai personalmente al Santo Padre attesa la delicatezza del suo contenuto, affermavo di ritenere che il cambiamento cosi radicale di giudizio sulla mia persona che Vostra Eminenza mi aveva mostrato nell’Udienza del 22 marzo scorso non poteva essere frutto se non di gravi calunnie contro di me ed il mio operato (….)ed ora, dopo le informazioni di cui sono venuto in possesso, anche in sincero e fedele sostegno all’opera di Vostra Eminenza, a Cui è affidato un incarico così oneroso ed esposto a pressioni di persone non necessariamente ben intenzionate (….) con tale spirito di lealtà e fedeltà che reputo mio dovere riferire a Vostra Eminenza fatti e iniziative di cui sono totalmente certo, emerse in queste ultime settimane, ordite espressamente al fine di indurre Vostra Eminenza a cambiare radicalmente giudizio sul mio conto, con l’intento di impedire che il sottoscritto subentrasse al Card. Lajolo come Presidente del Governatorato, cosa in Curia da tempo a tutti ben nota. Persone degne di fede hanno infatti spontaneamente offerto a me e S.E. Mons. Corbellini, Vice Segretario Generale del Governatorato, prove e testimonianze dei fatti seguenti:

1 - Con l’avvicinarsi della scadenza di detto passaggio di incarichi al Governatorato, nella strategia messa in atto per distruggermi agli occhi di Vostra Eminenza, vi è stata anche la pubblicazione di alcuni articoli, pubblicati su Il Giornale, contenenti calunniosi giudizi e malevole insinuazioni contro di me. Già nel marzo scorso, fonti indipendenti , tutte particolarmente qualificate – il Dott. Giani (Domenico Giani, ex finanziere ed ex agente dei servizi segreti italiani nel Sisde poi nominato direttore dei servizi di sicurezza e Ispettore Capo della Gendarmeria del Vaticano Ndr) il Prof. Gotti Tedeschi (Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello IOR, l’istituto finanziario del Vaticano, Ndr) il Prof. Vian (Gian Maria Vian, direttore dell’Osservatore Romano Ndr) e il Dott. Andrea Tornielli, all’epoca Vaticanista di Il Giornale, – avevano accertato con evidenza uno stretto rapporto della pubblicazione di detti articoli con il Dott. Marco Simeon, almeno come tramite di veline provenienti dall’interno del Vaticano.A conferma, ma soprattutto a complemento di tale notizia, è giunta a S.E. Mons. Corbellini e a me la testimonianza, verbale e scritta, del Dott. Egidio Maggioni (ex presidente della società pubblicitaria SRI, Socially Responsible Italia Spa in rapporti di affari con il Vaticano Ndr), persona ben introdotta nel mondo dei media, ben conosciuta e stimata in Curia, fra gli altri, dal Dott. Gasbarri (direttore amministrativo di Radio Vaticana, Ndr), da S.E. Mons. Corbellini e da Mons. Zagnoli, già responsabile del Museo Etnologico-Missionario dei Musei Vaticani.Il Dott. Maggioni ha testimoniato che autore delle veline provenienti dall’interno del Vaticano è Mons. Paolo Nicolini, Delegato per i Settori amministrativo-gestionali dei Musei Vaticani. La testimonianza del Dott. Maggioni assume un valore determinante in quanto egli ha ricevuto detta informazione dallo stesso Direttore de Il Giornale, Sig. Alessandro Sallusti, con il quale il Maggioni ha una stretta amicizia da lunga data.

2 - L’implicazione di Mons. Nicolini, particolarmente deplorevole in quanto sacerdote e dipendente dei Musei Vaticani, è confermata dal fatto che il medesimo Monsignore, il 31 marzo scorso, in occasione di un pranzo, ha confidato al Dott. Sabatino Napolitano, Direttore dei Servizi Economici del Governatorato, nel contesto di una conversazione fra appassionati di calcio, che prossimamente oltre che per la vittoria del campionato da parte dell’lnter (previsione errata purtroppo, Ndr), si sarebbe festeggiata una cosa ben più importante, cioè la mia rimozione dal Governatorato. (…)

3 - Sul medesimo Mons. Nicolini sono poi emersi comportamenti gravemente riprovevoli per quanto si riferisce alla correttezza della sua amministrazione, a partire dal periodo presso la Pontificia Università Lateranense, dove, a testimonianza di S.E. Mons. Rino Fisichella (presidente del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione Ndr) furono riscontrate a suo carico: contraffazioni di fatture e un ammanco di almeno settantamila euro.Cosi pure risulta una partecipazione di interessi del medesimo Monsignore nella Società SRI Group, del Dott. Giulio Gallazzi, società questa attualmente inadempiente verso il Governatorato per almeno due milioni duecentomila euro e che, antecedentemente aveva già defraudato L’Osservatore Romano, come confermatomi da Don Elio Torreggiani (direttore generale della Tipografia Vaticana Ndr) per oltre novantasettemila Euro e I’A.P.S.A., per altri ottantacinquemila, come assicuratomi da S.E. Mons. Calcagno (presidente dell’Apsa, l’Amministrazione del Patrimonio della Santa Sede, Ndr). Tabulati e documenti in mio possesso dimostrano tali affermazioni e il fatto che Mons. Nicolini è risultato titolare di una carta di credito a carico della suddetta SRI Group, per un massimale di duemila e cinquecento euro al mese.

4 - Altro capitolo che riguarderebbe sempre Mons. Nicolini concerne la sua gestione ai Musei Vaticani. (…) volgarità di comportamenti e di linguaggio, arroganza e prepotenza nei confronti dei collaboratori che non mostrano servilismo assoluto nei suoi confronti, preferenze, promozioni e assunzioni arbitrarie fatte a fini personali; innumerevoli sono le lamentele pervenute ai Superiori del Governatorato da parte dei dipendenti dei Musei (…).

5 - Poiché i comportamenti sopra descritti di Mons. Nicolini, oltre a rappresentare una grave violazione della giustizia e della carità, sono perseguibili come reati, sia nell’ordinamento canonico che civile, qualora nei suoi confronti non si dovesse procedere per via amministrativa, riterrò mio dovere procedere per via giudiziale.

6 - Per quanto riguarda il Dott. Simeon, pur essendo per me più delicato parlarne atteso che dai media risulta essere persona particolarmente vicina a Vostra Eminenza, non posso tuttavia esimermi dal testimoniare che, da quanto personalmente sono venuto a conoscenza in qualità di Delegato per le Rappresentanze Pontificie, il Dott. Simeon risulta essere un calunniatore (nel caso a mia precisa conoscenza, di un sacerdote) e che lui stesso è OMISSIS Ndr. Tale sua OMISSIS, Ndr mi è stata confermata da Prelati di Curia e del Servizio Diplomatico. Su questa grave affermazione che faccio nei confronti del Dott. Simeon sono in grado di fornire i nomi di chi è a conoscenza di questo fatto, compresi Vescovi e sacerdoti.

7 - A tale azione di denigrazione e di calunnie nei miei confronti ha contribuito anche il Dott. Saverio Petrillo, che si è sentito ferito nel suo orgoglio per un’inchiesta condotta dalla Gendarmeria Pontificia – atto questo dovuto a seguito di un furto avvenuto l’anno scorso nelle Ville Pontificie di cui il medesimo Dott. Petrillo non aveva informato né i Superiori del Governatorato né la Gendarmeria.

A provocare poi una sua ulteriore reazione contro di me, è stata la decisione presa dal Presidente Cardinale Lajolo (e non da me), di affidare la gestione delle serre delle Ville al Sig. Luciano Cecchetti, Responsabile dei Giardini Vaticani, con l’intento di creare una sinergia fra le esigenze di questi ultimi e le risorse disponibili nelle Ville Pontificie, il cui debito di gestione annuale raggiunge i 3 milioni e mezzo di euro.

8 - Non stupirebbe poi nessuno se anche qualche altro Direttore del Governatorato avesse voluto formulare delle critiche nei miei confronti, attesa l’azione incisiva di ristrutturazione, di contenimento degli sprechi e delle spese, da me operata secondo i criteri di una buona amministrazione, le indicazioni datemi dal Cardinale Presidente e i consigli gestionali della società consulente McKinsey.

Non ho tuttavia prove in tale senso (…) Ritengo quanto sopra esposto sufficiente per dissipare le menzogne di quanti hanno inteso capovolgere il giudizio di Vostra Eminenza sulla mia persona, sull’idoneità a che abbia a continuare la mia opera al Governatorato (….) Ho ritenuto mio dovere farlo, animato dallo stesso sentimento di fedeltà che nutro verso il Santo Padre.

 

Il Crocifisso al centro dell’altare

Giovedì, 19 Gennaio 2012

Il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, al n. 218, pone la domanda: «Che cos’è la liturgia?»; e risponde:«La liturgia è la celebrazione del Mistero di Cristo e in particolare del suo Mistero pasquale. In essa, mediante l’esercizio dell’ufficio sacerdotale di Gesù Cristo, con segni si manifesta e si realizza la santificazione degli uomini e viene esercitato dal Corpo mistico di Cristo, cioè dal Capo e dalle membra, il culto pubblico dovuto a Dio».Da questa definizione, si comprende che al centro dell’azione liturgica della Chiesa c’è Cristo, Sommo ed Eterno Sacerdote, ed il suo Mistero pasquale di Passione, Morte e Risurrezione. La celebrazione liturgica deve essere trasparenza celebrativa di questa verità teologica. Da molti secoli, il segno scelto dalla Chiesa per l’orientamento del cuore e del corpo durante la liturgia è la raffigurazione di Gesù crocifisso.La centralità del crocifisso nella celebrazione del culto divino risaltava maggiormente in passato, quando vigeva la consuetudine che sia il sacerdote che i fedeli si rivolgessero durante la celebrazione eucaristica verso il crocifisso, posto al centro, al di sopra dell’altare, che di norma era addossato alla parete. Per l’attuale consuetudine di celebrare «verso il popolo», spesso il crocifisso viene oggi collocato al lato dell’altare, perdendo così la posizione centrale.L’allora teologo e cardinale Joseph Ratzinger aveva più volte sottolineato che, anche durante la celebrazione «verso il popolo», il crocifisso dovrebbe mantenere la sua posizione centrale, essendo peraltro impossibile pensare che la raffigurazione del Signore crocifisso – che esprime il suo sacrificio e quindi il significato più importante dell’Eucaristia – possa in qualche maniera essere di disturbo. Divenuto Papa, Benedetto XVI, nella prefazione al primo volume delle sue Gesammelte Schriften, si è detto felice del fatto che si stia facendo sempre più strada la proposta che egli aveva avanzato nel suo celebre saggio “Introduzione allo spirito della liturgia”. Tale proposta consisteva nel suggerimento di «non procedere a nuove trasformazioni, ma porre semplicemente la croce al centro dell’altare, verso la quale possano guardare insieme sacerdote e fedeli, per lasciarsi guidare in tal modo verso il Signore, che tutti insieme preghiamo».Il crocifisso al centro dell’altare richiama tanti splendidi significati della sacra liturgia, che si possono riassumere riportando il n. 618 del Catechismo della Chiesa Cattolica, un brano che si conclude con una bella citazione di santa Rosa da Lima: «La croce è l’unico sacrificio di Cristo, che è il solo “mediatore tra Dio e gli uomini” (1 Tm 2,5). Ma, poiché nella sua Persona divina incarnata, “si è unito in certo modo ad ogni uomo” (Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 22) egli offre “a tutti la possibilità di venire in contatto, nel modo che Dio conosce, con il mistero pasquale” (ibid.). Egli chiama i suoi discepoli a prendere la loro croce e a seguirlo (cf. Mt 16,24), poiché patì per noi, lasciandoci un esempio, perché ne seguiamo le orme (cf. 1 Pt 2,21). Infatti egli vuole associare al suo sacrificio redentore quelli stessi che ne sono i primi beneficiari (cf. Mc 10,39; Gv 21,18-19; Col 1,24). Ciò si compie in maniera eminente per sua Madre, associata più intimamente di qualsiasi altro al mistero della sua sofferenza redentrice (cf. Lc 2,35). “Al di fuori della croce non vi è altra scala per salire al cielo” (santa Rosa da Lima; cf. P. Hansen, Vita mirabilis, Louvain 1668)».Fonte: Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del PapaPubblicato su BASTABUGIE n.228

I principi non negoziabili contro la scelta religiosa

Mercoledì, 26 Ottobre 2011

Bisogna risalire al Convegno della Chiesa italiana a Loreto, nel 1985, per comprendere qualcosa di quanto sta avvenendo all’interno del mondo cattolico italiano in margine all’incontro di Todi, dove lunedì 17 ottobre si sono riunite diverse associazioni convocate dalla sigla del Forum delle persone e associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro.In quel Convegno, che avveniva sette anni dopo l’elezione al soglio di Pietro di Giovanni Paolo II, venne abbandonata la prospettiva della “scelta religiosa” che aveva caratterizzato l’operato della Chiesa italiana nel decennio precedente, successivamente al Convegno ecclesiale di Roma del 1975 su Evangelizzazione e promozione umana. La “scelta religiosa” era una prospettiva che veniva da lontano, dalle forti polemiche contro Luigi Gedda (1902-2000), il Presidente dell’Azione Cattolica dal 1952 al 1959 e fondatore dei Comitati Civici, che contribuirono in modo significativo alla vittoria elettorale del mondo cattolico nelle elezioni del 18 aprile 1948. Durante la sua presidenza, gli si rivoltarono contro i due responsabili dei giovani di Aci, Carlo Carretto (1910-1988) e Mario Rossi (1925-1976), il primo sostenitore di un disimpegno dei cattolici dall’apostolato civile e politico di quel tempo, perché considerato funzionale alla destra, il secondo anticipatore della teologia della liberazione, in questo supportato dall’assistente ecclesiastico don Arturo Paoli.  Le due crisi degli anni Cinquanta rientrarono ma furono l’espressione di un profondo disagio del mondo cattolico, come si capì parecchi anni dopo quando si scoprì che la maggioranza di quei dirigenti che se ne andarono con Carretto e Rossi (fra i quali c’era Umberto Eco) erano confluiti in movimenti e partiti della sinistra. Così, negli anni Sessanta, in particolare dopo il famoso luglio 1960, quando a Genova venne impedita la celebrazione del Congresso del Msi con la violenza della piazza e quindi fatto cadere il governo guidato dal democristiano Fernando Tambroni (1901-1963), che si reggeva grazie ai voti missini, cominciò a prendere corpo il fatto che la polemica contro l’attivismo di Gedda nella conduzione dell’Aci da parte della cosiddetta “scelta religiosa” di fatto favoriva anche l’apertura ai partiti della sinistra, che si consumò con i governi di centro-sinistra, a partire dal 1961. Forse per questo Vittorio Bachelet (1926-1980), che sarà Presidente dell’Aci dal 1964 al 1973, preferiva parlare di una “scelta più religiosa” proprio per non generare equivoci, che invece ci furono.Fu in questi anni, l’epoca successiva al Concilio Vaticano II (1962-1965), che scoppiò in tutto il mondo occidentale la rivoluzione culturale del 1968. La “scelta religiosa” dei movimenti cattolici si rivelò incapace di contrastare l’ondata della contestazione che infatti investì e devastò le associazioni del mondo cattolico, anche se proprio in questi anni vennero gettate le basi dei nuovi movimenti che caratterizzeranno il post Concilio e che di fatto cominceranno a dar vita alla nuova evangelizzazione. Si aprì così un periodo devastante che segnò gli ultimi dieci anni del pontificato di Paolo VI (1968-1978), segnati in particolare dalla contestazione del Magistero dopo la pubblicazione dell’enciclica Humanae vitae.Ora, questo periodo, in cui i cattolici erano come scomparsi dalla scena pubblica, soprattutto a livello giovanile, cominciò a venire superato appunto a Loreto nel 1985, anche se fin dal primo discorso nel 1978, col suo celebre invito a “non aver paura di Cristo”, Giovanni Paolo II aveva cominciato a restituire l’orgoglio e la fierezza dell’essere cattolici e di appartenere alla Chiesa a una generazione timida e sbandata.Dopo Loreto, nel 1986, cominciò con l’elezione del card. Camillo Ruini alla segreteria della Cei il cosiddetto “ruinismo”, cioè il periodo segnato dalla figura del card. Ruini, che diventerà anche Presidente della Cei e Vicario del Papa a Roma. A Loreto, papa Giovanni Paolo II disse che i cattolici non potevano essere subalterni e dovevano agire da protagonisti, cercando di animare cristianamente l’ordine temporale, come scrive il documento del Concilio sull’apostolato dei laici, Apostolicam actuositatem. Questa linea portò dapprima a un tentativo di cambiare la Dc, il partito d’ispirazione cristiana al governo del Paese con socialisti e partiti laici, poi, negli anni Novanta, dopo la caduta del Muro di Berlino e la fine del Pci e della Dc in seguito a Tangentopoli, al disegno di dare vita a un movimento cattolico impegnato soprattutto in un’azione culturale, decisa in particolare dal Convegno ecclesiale di Palermo, nel 1995.L’azione culturale dei cattolici italiani mirava e mira a rifare cristiano il tessuto della società e contemporaneamente a garantire l’Italia dall’introduzione di leggi aberranti in tema di bioetica che invece erano state approvate da quasi tutti i governi europei. La Nota dottrinale della Congregazione per la dottrina della fede del 2002, il famoso discorso di Benedetto XVI a parlamentari del Partito popolare europeo il 30 marzo 2006, coniarono il termine “principi non negoziabili”, che peraltro era già entrato nella mentalità dei cattolici, almeno in una certa misura.Esso costituì anche un approccio alla politica, diverso certamente dalla stagione della Democrazia cristiana.Una delle critiche che vennero portate ai principi non negoziabili fu quella di ridurre l’impegno politico dei cattolici alla difesa di alcuni valori, per quanto importanti, invece di promuovere una cultura politica “generale”. E’ la stessa accusa lanciata contro il cosiddetto Patto Gentiloni del 1912, che prevedeva un accordo politico in vista delle elezioni del 1913 in base al quale i cattolici avrebbero votato quei candidati che avessero sottoscritto un eptalogo, cioè sette punti irrinunciabili per la dottrina sociale della Chiesa. Anche allora i democratici cristiani criticarono questo tipo di accordo perchè ritenuto espressione di una cultura subalterna verso il liberalismo.Ma il problema principale non riguarda la collocazione politica bensì il fatto che i principi non negoziabili sono sorgivi e fondativi, come ha detto a Todi il card. Bagnasco. Essi stanno all’inizio e sostengono un progetto politico per il bene di una comunitá; senza di essi non si può parlare veramente di bene comune.Appare così veramente singolare che qualcuno possa pensare di fondare l’unità fra i cattolici, senza partire dai principi non negoziabili, perché soltanto questi ultimi sono veramente indiscutibili, mentre sul resto i cattolici possono avere opinioni diverse. Oltretutto, appare veramente singolare sostenere che la promozione dei principi non negoziabili non abbia conseguenze politiche. Pensate soltanto a come è cambiato il clima culturale quando cattolici e laici non cattolici hanno trovato un accordo nel Paese e in Parlamento per proporre la legge 40 che, pur non essendo rispettosa del diritto naturale in molti suoi aspetti, poneva dei limiti alla procreazione assistita, oppure quando hanno bocciato per due volte una legge sull’omofobia, oppure quando hanno affossato i Dico con la imponente manifestazione del family day. E si potrebbe continuare … m. invernizzi labussolaquotidiana

Il femminino cristiano

Venerdì, 7 Ottobre 2011

Ad un’analisi comparata il Cristianesimo si presenta, insieme alle altre “Religioni del Libro”, come il sistema spirituale più fortemente improntato alla “mascolinizzazione della Divinità”: le sue basi si fondano su un rigido monoteismo maschile (derivato dall’Ebraismo), la Rivelazione avviene per mezzo di un Messia uomo e la presenza divina nel contingente si esplica attraverso un “pneuma”, lo Spirito Santo, che ha anch’esso, pur nella sua indifferenziazione sessuale, connotazioni prettamente maschili sia all’interno della sfera grammatico-semantica sia nell’immaginario popolare.Insomma, lungo tutto l’arco storico dello sviluppo cristiano il femminino sacro appare, dal punto di vista prettamente teologico, completamente assente.Né c’è da stupirsene: in fondo il Cristianesimo deriva dalla religione di un popolo come quello ebraico la cui cultura sociale si connota come assolutamente androcentrica, con una rigida separazione tra uomo e donna e, soprattutto, con una forte gerarchizzazione dei ruoli, tale per cui la sfera del Sacro viene vissuta come rigorosamente limitata, dal punto di vista della funzione cultuale, alla parte maschile, sia in ambito sacerdotale prima della distruzione del Tempio (il levitismo risulta propriamente destinato alla sfera solare-mascolina), sia, dopo la diaspora, in ambito di studio e insegnamento (il rabbinato è esclusivamente maschile sia nell’Israelitismo tradizionale che in quello classico, mentre l’Israelitismo riformato che, in alcune sue accezioni accoglie la componente femminile  sia nelle Bar Sheva che nella struttura rabbinica non è, in fondo, che una costruzione moderna, databile al XIX secolo, in cui l’inserzione delle donne nella funziona sacrale risulta, più che altro, una concessione alle mutate condizioni sociali).Come se questo non bastasse, la riflessione proto-teologica e la propagazione della fede cristiana avvengono, inizialmente, ad opera di Paolo di Tarso, proveniente dalla tradizione farisaica e quindi evidentemente legato ad un’ottica di separazione delle funzioni tale per cui giunge a ricordare alle donne che nell’assemblea liturgica devono tenere il velo e “devono tacere” (1 Corinti 14:34), rimanendo sottomesse al marito (pur in un’ottica di sostanziale pari dignità)[1]. C’è addirittura chi è arrivato ad accusare Paolo di evidente misogenia, in particolare per la sua volontaria scelta celibataria, in netta contrapposizione con la consuetudine rabbinica[2].In realtà, tratti di misogenia (o, comunque, di esclusione femminile) sono rinvenibili lungo tutto l’arco storico cristiano, indipendentemente dalla suddivisione in diverse Denominazioni.Così, pur essendo le donne, fin dall’inizio della Chiesa paleocristiana, membri importanti del movimento, gran parte delle informazioni sul loro lavoro viene trascurato all’interno del Nuovo Testamento, evidentemente scritto e interpretato da uomini. In età patristica, gli uffici di insegnante e ministro sacramentale sono riservati agli uomini nella maggior parte delle Chiese d’Oriente e Occidente: Tertulliano, il grande padre latino del II secolo, scrive che “Non è permesso ad una donna parlare in chiesa. Né può insegnare, battezzare, fare offerte, né rivendicare per sé alcuna funzione propria di un uomo, meno di tutti l’ufficio sacerdotale[3], mentre Origene (185-254 d.C.), dichiara che “anche se è concesso alla donna di mostrare il segno della profezia, tuttavia non le è permesso di parlare in un’assemblea[4].Come naturale sviluppo di questa concezione, sia nella Chiesa cattolica che in quella ortodossa orientale, il sacerdozio e i ministeri ad esso legati (Vescovo, Patriarca, Papa) vengono limitati agli uomini: il primo Consiglio di Orange (441) arrivò, infine, a proibire in toto anche l’ordinazione delle donne al diaconato.E’ vero che con l’istituzione del monachesimo cristiano altri ruoli influenti si resero disponibili per le donne (a partire dal V secolo, i conventi cristiani fornirono l’opportunità ad alcune di sfuggire dalla vita strettamente matrimoniale, acquisendo alfabetizzazione e cultura e giocando un ruolo religiosamente più attivo), ma la posizione femminile, nonostante gli apporti teologici di figure come Santa Caterina da Siena e Santa Teresa d’Avila (in seguito dichiarate Dottori della Chiesa Cattolica Romana), rimase comunque defilata e, in fin dei conti, sempre sottomessa.Le cose non cambiarono con la Riforma, anzi, con l’abolizione luterana dei conventi femminili, visti come “luoghi di schiavitù”, si tolse alle donne anche l’unica possibilità di partecipazione attiva alla vita ecclesiastica, mentre la posizione tradizionale di supremazia maschile e di ambito sacrale riservato unicamente alle componente virile (almeno fino al XX secolo e con eccezioni all’interno di alcuni gruppi come i Quaccheri e i Movimenti pentecostali), rimase inalterata: John Knox (1510-1572)  giunse a negare alle donne il diritto di governare anche in ambito civile[5], il teologo battista John Gill (1690-1771) commentò 1 Corinzi affermando che, sulla base di Genesi 3:16. “la ragione per cui le donne non devono parlare in chiesa, o predicare e insegnare pubblicamente, o essere interessate nella funzione ministeriale è perché questo è un atto di potere e autorità, di regola e di governo e quindi contrario a quella soggezione che Dio nella sua legge impone alle donne rispetto agli uomini[6] e John Wesley (1703-1791), fondatore del Metodismo, pure permettendo che le donne potessero parlare pubblicamente nelle riunioni della Chiesa se “sotto uno straordinario impulso dello Spirito[7], sostanzialmente confermò la leadership maschile.Dopo questa brevissima disamina (che, per altro, tace i numerosissimi commenti di autorevoli guide di tutte le Chiese cristiane sulla “diabolicità” femminile, causa prima di cacce alle streghe protrattesi fino al XVIII secolo), potrebbe sembrare impossibile che, in nuce, nascoste da innumerevoli tentativi di negazione, esistano, alla base del Cristianesimo, parallele all’idea di una divinità mascolina, anche consistenti tracce di culto del femminino sacro.Se, però, sgombriamo la mente da ogni sovrastruttura, non risulta difficile vedere come vi siano diverse divinità femminili che possono vantare il titolo di “dea cristiana”: Maria, la madre di Gesù, è la prima figura che viene in mente, ma c’è anche Maria Maddalena, la “Dea dei Vangeli” che la Chiesa ha rifiutato di riconoscere come moglie di Cristo e, probabilmente, co-Messia (e va notato che vi sono addirittura teorie, in realtà poco provate, riguardo al fatto che, “Maria”, cioè in ebraico “Miriam”, potrebbe non essere un nome, ma un titolo delle sacerdotesse della Dea a Siloe[8]) e sussiste il fatto, quantomeno strano, che il termine ebraico per “Spirito Santo”, “Ruah”, sia femminile…È così impossibile pensare allo Spirito Santo come una dea cristiana e non un membro di una misteriosa invisibile Trinità tutta maschile? O, più provocatoriamente, non è possibile ipotizzare, parallelamente alla Trinità maschile, una Trinità femminile di Dio-madre (simboleggiata da Maria), Dio-figlia (Maria Maddalena) e Dio-spirito (Ruah)?In fondo, lo Spirito Santo compare al battesimo di Gesù in forma di colomba, cioè dell’animale che è stato a lungo un simbolo della Dea nel Vicino Oriente antico e che mai prima di quel momento viene utilizzato per simboleggiare un Essere divino maschio.Altrove, d’altra pare, si è già analizzato come l’idea di una divinità femminile non fosse, in realtà, così aliena alla cultura ebraica il cui il Cristianesimo si forma. Possiamo aggiungere che nel Vecchio Testamento, una “dea Sophia” è più volte menzionata nei Proverbi, nel Cantico dei Cantici e nel Siracide e se anche nel Cristianesimo greco-romano, probabilmente a causa dei pericoli dello gnosticismo, le immagini bibliche di un Dio al femminile vennero presto soppresse, nelle parti in cui si parla di Ruah troviamo che è proprio questo “spirito” che all’inizio della creazione crea vita abbondante nelle acque, che in seguito rende il grembo di Maria fecondo e che, in tutta la Bibbia ha il compito di prendersi cura dei fedeli, di consolarli e di guarirli, incarnando tutti gli aspetti che, atavicamente, sono propri della Dea Madre.È, dunque, possibile ipotizzare che la tradizione patriarcale dominante abbia solamente prevalso su altre tradizioni, portando ad una visione della donna come destinatario passivo della creazione di Dio e di Maria come prototipo dell’umanità redenta, in una totale eclisse della concezione di Dio come madre.Così i Cristiani di tutto il mondo si sono abituati a pensare il “Padre Nostro” come preghiera per eccellenza, non rendendosi conto che essa affronta solo il lato maschile della Divinità e rifiutando di ammettere la possibilità che il Signore avesse una moglie, come apparirebbe logico pensare, ad esempio leggendo nella Genesi che Dio Padre, in alcuni passi, si rivolge chiaramente a qualche compagno, ad esempio con espressioni quali “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza[9]“. In un numero notevole di tradizioni religiose il pensare (come, comunque, hanno fatto alcuni mistici ebraici) ad una sessualizzazione della creazione non comporterebbe alcun problema, ma se davvero dobbiamo ritenere, proprio sulla base del versetto della Genesi citato, che esista una similitudine profonda tra Divinità e esseri umani, è proprio sulla base della sessualizzazione umana che non risulterebbe poi così scandaloso interpretare l’atto creativo come un atto sessuale tra una divinità maschile fecondante e una divinità femminile fecondata, che, conseguentemente, formerebbero una prima coppia divina.Ma torniamo al testo evangelico propriamente detto. Nel tentativo di svelare il mistero delle “Marie” del Nuovo Testamento, è importante notare, anzitutto, che i Vangeli sono nati in un secondo tempo, come registrazione di una storia orale: anche senza addentrarci nello specifico cronologico, è un fatto che gli studi più recenti[10] confermino quanto sia improbabile che qualcuno degli scrittori del Nuovo Testamento in realtà conoscesse il Gesù storico dal momento che le prime testimonianze evangeliche, le Epistole di Paolo, furono scritte intorno al 51-57 d.C. e gli altri libri vennero probabilmente redatti alla fine del I secolo. Molti dei racconti biblici su Maria madre di Dio e Maria Maddalena furono, dunque, scritti 50 anni o più dopo la morte di Gesù e se a ciò si aggiunge che tutti gli studiosi concordano sul fatto che evidentemente l’attuale Bibbia ha subito aggiunte, eliminazioni e modifiche di traduzione nel corso dei secoli e che, in realtà, i suoi testi come li conosciamo oggi non possono dirsi interamente compilati fino al IV secolo d.C., non è difficile comprendere come si possa essere ingenerato un passaggio tra piano simbolico e piano letterale, con una modifica anche sostanziale dei significati. Diventa, allora, fondamentale cercare di re-inserire i racconti evangelici nel loro contesto storico-culturale per formulare ipotesi sulla visione protocristiana.Proprio sulla base di documenti storici altri, non legati direttamente al dato religioso, veniamo a scoprire che Erode Antipa divenne signore del Paese attraverso l’antico rito dello “Sposalizio Sacro” con l’Alto Regina Marianna, una sacerdotessa della Triplice Dea Mari-Anna-Ishtar, che era popolarmente adorata al tempo di Cristo e che aveva come santuario le tre torri del tempio o “Magdala”[11]. Non è forse una informazione che ci mette una “pulce nell’orecchio”? Non viene forse naturale riflettere su ciò che sappiamo realmente (o su quanto poco sappiamo) delle “Marie” del Nuovo Testamento?È nel tentativo di riempire i numerosi “buchi” delle nostre conoscenze in materia che, nel tempo, sono state sviluppate una serie teorie, seppur non sempre basate su prove circostanziali, riguardo a queste enigmatiche figure.Una delle più ardite (e inquietanti) tra esse riguarda la possibilità che Maria madre di Dio e Maria Maddalena fossero la stessa persona[12]. La presenza, piuttosto insistita, di una visione della divinità come madre e sposa allo stesso tempo all’interno della teologia delle religioni precristiane mediorientali può, teoricamente, permettere una indagine in questo senso né osta l’apparente contraddizione nella visione teologica più strettamente dogmatica tra verginità della madre di Dio e concezione popolare della Maddalena come peccatrice redenta, nel momento in cui, negli stessi corpi teologici, troviamo più volte il titolo di “vergine” conferito a dee sessualmente attive o a loro rappresentanti simboliche (ad esempio, a Babilonia, le prostitute sacre del Tempio sono spesso chiamate “vergini” con chiaro riferimento ad una verginità morale sebbene non fisica)[13]. Va, inoltre, notato come l’unione rituale di una sacerdotessa del tempio e di un re “disposto a morire per il suo popolo”, abbia come risultato, all’interno del mondo mesopotamico (da cui, è il caso di ricordarlo, gli Ebrei derivano) i cosiddetti “nati da vergine” o “figli divini”[14], esattamente con gli stessi termini con cui Cristo viene identificato. Su queste basi, è ipotizzabile, quantomeno a livello di possibilità e sulla scorta di risultanze storico-sociali coeve (ad esempio il matrimonio con Giuseppe, che negli apocrifi viene indicato come un vecchio che sposa una bambina, così come d’uso proprio per le bambine dedicate nei templi per preservarne la purezza fino all’età adulta), che Maria madre di Dio fosse stata dedicata a un tempio della Dea quando era piccola, divenendo una sacerdotessa atta al matrimonio ierogamico. Nel momento in cui un numero piuttosto notevole di prove indica, come vedremo, la possibilità che la Maddalena fosse una sacerdotessa del Tempio, potremmo anche arrivare a pensare ad una identità tra le due figure, identità che, comunque, rimane non provabile storicamente.Molto più provabile è, invece, appunto, la qualifica sacerdotale della Maddalena. Quattro elementi evangelici possono essere interpretatiti senza forzature in questo senso.Il primo è proprio il suo titolo di “Maddalena”, quasi identico a “Magdala”, che si è osservato in precedenza essere il nome della triplice torre del tempio della dea Mari-Anna-Ishtar, cosicché letteralmente, “Maria di Magdala” significherebbe “Maria del Tempio della Dea”, cosa che, di per sé, non contrasta neppure con la tradizione cristiana che vuole Maria come originaria della città di “Migdal”, nota come “il villaggio di colombe”, perché Migdal era il luogo in cui venivano allevate le colombe sacre proprio per il tempio della dea[15].In secondo luogo, Maria viene popolarmente conosciuta come una prostituta, così come le sacerdotesse della dea erano definite “prostitute sacre”, o, in forma più alta, “hierodulae”. Queste prostitute erano considerate malvagie dai leader ebraici del tempo (non tanto su base sessuofobica ma come rappresentanti di una divinità altra ed eretica rispetto a Geova) e numerosi commentari rabbinici le additano al disprezzo pubblico[16], il che spiegherebbe perché l’associarsi di Gesù ad una donna di questo tipo provocherebbe il biasimo dei suoi discepoli.In terzo luogo, Maria Maddalena è identificata in Marco e Luca come la donna posseduta da sette demoni che Gesù scaccia da lei. Ebbene, i “sette demoni” erano da sempre parte di un rituale simbolico del tempio della dea conosciuto come “la discesa di Inanna”, una delle cerimonie più antiche a noi note, registrata anche nell’Epopea di Gilgamesh e spesso praticata nel tempio di Gerusalemme di Mari-Anna-Ishtar[17].Infine, forse l’elemento più interessante in questo senso è l’unzione di Gesù con olio sacro da parte della Maddalena, un evento che (stranamente) viene registrato in tutti e quattro i Vangeli del Nuovo Testamento a indicarne la sua pregnanza di significato: l’unzione della testa del Gesù con olio (come descritta in Marco 14:3-4) è un simbolo inconfondibile delle “Nozze Sacre”, la più importante cerimonia eseguita dalle sacerdotesse del tempio della dea madre.L’immagine più comune, al di fuori del dogma cattolico, relativa alla Maddalena, è comunque quella di “sposa di Cristo” e non vi è di che stupirsi: molti dei Vangeli gnostici (venerati, in fase iniziale, dalla Chiesa cristiana e poi estromessi dal cannone) ritraggono Maria Maddalena come “discepolo più amato di Cristo“, riferendo che Gesù spesso la baciava sulla bocca e che arrivò a chiamarla “donna che sa tutto“, tanto che alcuni discepoli andarono da lei per conoscere gli insegnamenti di Cristo dopo la morte di quest’ultimo[18]. Nei Vangeli, la Maddalena è raffigurata seduta ai piedi di Gesù ad ascoltare i suoi insegnamenti (Luca 10:38-42) e come colei che unge con olio i piedi del Cristo asciugandoli con i suoi capelli (Giovanni 11:2, 12:3) e se tre dei Vangeli riportano che era ai piedi della croce, tutti e quattro i Vangeli affermano che era presente alla tomba di Gesù e il Vangelo di Giovanni sottolinea che dopo la risurrezione Cristo apparve a Maria Maddalena per prima: statisticamente Maria Maddalena è menzionata nel Nuovo Testamento di gran lunga più spesso che Maria madre di Dio.Margaret Starbird[19] ha dimostrato con numerose prove che, sulla base di questi dati, Maria Maddalena fosse a lungo (almeno fino al XIV o XV secolo) percepita da molti Cristiani come sposa di Cristo e madre di suo figlio e, soprattutto, come essa fosse una principessa di Betania, della linea genealogica di Beniamino (e la nobiltà di sangue era una dei requisiti essenziali per divenire sacerdotessa del tempio).Ciò fa sì che anche dal punto di vista politico una “ierogamia” tra una principessa-sacerdotessa della dea e un discendente della linea davidica avrebbe avuto senso. Da tempo molti studiosi hanno ampiamente documentato[20] il fatto che Gesù fosse sostenuto dai gruppi nazionalisti che volevano rovesciare i Romani e mettere un “figlio di Davide” sul trono di Gerusalemme (e, infatti, vi sono consistenti elementi per ritenere che Egli fu crocifisso non per bestemmia, cosa che sarebbe stata assurda da parte dei Romani, ma per sedizione, come dimostrano sia il tipo di punizione comminata, tipica per gli insorti, sia il “titulus crucis”) e se davvero una fazione forte di zeloti avesse voluto Gesù sul trono, di certo avrebbe visto di buon occhio che fosse sposato con una moglie “adatta”. In quest’ottica la Starbird suggerisce che le nozze di Cana fossero, in realtà, la storia simbolica del matrimonio ierogamico di Gesù con Maria di Betania: potrebbe non essere casuale che “Cana” sia la radice di “zelota” in ebraico (“Cananaios”)  e la trasformazione dell’acqua in vino potrebbe rappresentare la nuova alleanza per il popolo di Gerusalemme tra stirpe di David e seguaci del culto della dea[21]. D’altra parte, la ierogamia, una cerimonia per rinnovare la terra, era, a volte, seguita dalla morte simbolica del Redentore/re/sposo, chiamato a sacrificare il proprio sangue per il popolo e ciò era particolarmente presente proprio nel culto di Ishtar, in cui lo sposo della dea, veniva unto (una pratica pre-ierogamica già attestata nell’Epopea di Gilgamesh), sacrificato simbolicamente, scendeva agli inferi, riceveva le lamentazioni della sposa (vicariamente la sacerdotessa di Ishtar) e risorgeva a nuova vita per la salvezza dei fedeli. In questo quadro, avrebbe un forte significato anche il fatto che il Cristo preconizzi il proprio sacrificio proprio nel momento nell’unzione da parte di Maria (Marco 14:8-9)[22].Di fatto, vi sono forti evidenze di un culto congiunto di Maria Maddalena e della Madonna (e non è senza significato il fatto che la Maddalena fosse sempre dipinta a destra della Madonna, segnalandone, così una importanza maggiore) almeno fino alla campagne contro gli Albigesi e vi è addirittura chi pensa che Notre Dame fosse dedicata a lei e non alla Madre di Dio[23].Che senso avrebbe avuto un culto così diffuso e prolungato nel tempo (l’ultimo tempio dedicato alla Maddalena, nel sud della Francia, fu distrutto solo nel 1781) se Maria di Magdala fosse stata “solo” una santa come altre, una seguace di Cristo come moltissime presenti nella schiera di discepoli che accompagnava Gesù?  Non possiamo, piuttosto, pensare ad una tradizione sotterranea, combattuta dalla Chiesa ufficiale, che vedeva nella Maddalena una co-redentrice, il lato femminino della redenzione e la sposa ierogamica di Cristo?Una ulteriore traccia di questo culto, costretto dalla Chiesa alla clandestinità, è presente nella devozione alla Madonna Nera, che ha prosperato in numerose aree d’Europa. Perché una Madonna nera? Molte speculazioni sono state fatte a tale proposito ma quelle che appaiono più verosimili hanno base scritturale: la sposa del Cantico dei Cantici dice: “Sono nera ma bella, o figlie di Gerusalemme” (Cantico dei Cantici 1:5), mentre, riguardo ai principi caduti di Gerusalemme, troviamo “Ora il loro aspetto è più nero di fuliggine, sono riconosciuti per le strade” (Lamentazioni 4:8): insomma, ancora una volta abbiamo a che fare con uno sposalizio e con la nobiltà davidica… Se poi teniamo conto che numerosi studi[24] hanno teso a collegare le “Vergini nere” al culto di Iside (spesso rappresentata come “nera” perché in lutto per la morte del dio Osiride), molto popolare al tempo di Cristo, di nuovo ci troviamo a fare i conti con aspetti del culto della dea e del “femminino sacro” che, scacciati dalla “porta” del Cristianesimo, sembrano essere rientrati dalla “finestra”, attraverso allusioni, dissimulazioni, tracce rimaste nonostante gli sforzi censori della Chiesa ufficiale.Intendiamoci, sempre e solo di tracce si parla (e spesso tracce diversamente interpretabili) e, conseguentemente, di possibilità, ipotesi di ricerca, labili indizi.Eppure, tali indizi esistono e apparirebbe assurdo non tenerne conto solo in virtù di una forzata “mascolinizzazione del Divino” che sembra contrastare con la visione religiosa di tutti gli altri popoli antichi, inclusi quelli dai quali proprio il Cristianesimo ha avuto origine.Note[1] Ef. 2, 25-33[2] K.M. Rogers, The Troublesome Helpmate, University of Washington Press 1966, pp. 48 ss.[3] Tertuliano, De Virginibus Velandis, Cap.91.[4] Origene,  Fragmenta ex Commentariis in Epistulam I ad Corinthios, II.16.[5] J. Knox, Il Primo Squillo di Tromba Contro il Mostruoso Governo delle Donne, Unicopli 2003, passim.[6] J. Gill, An Exposition of the New Testament, Vol.II, Cap.6.[7] J. Wesley, Notes on the New Testament, Vol.2.[8] R.E. Friedman, The Hidden Face of God, HarperOne, 1996, pp. 63 ss.[9] Gen. 1:26.[10] Da Loisy a Kirby a Kirsop Lake, etc.[11] K. Hassel, The Formation of the Christian Gospel, Michigan State University Press 1999, pp. 119 s[12] Come si ipotizza, ad esempio, in R. Klunbach, The Virgin Prostitute, Elman Publisher 1994, passim.[13] J. Bronson, The Roots of the Mystery, Routger Press 1997, passim[14] Ivi.[15] A.C. Williman, Mary of Magdala, BSSB Publishing 1990, passim.[16] G. Davis, Ishtar, Benson&Bridget 1993, pp. 71-72.[17] Ivi, pp. 83 ss.[18] L. Picknett, Maria Maddalena. La Dea Occulta del Cristianesimo, L’età dell’Acquario 2005, passim.[19] M. Starbird, The Woman with the Alabaster Jar, Inner Tradition 2001, passim.[20] Fin dai tempi di S.G.F. Brandon, Jesus and the Zealots, Manchester University Press 1967, passim.[21] B. Underwierd, The Christian Goddess, Eerdeman 2006, pp. 119 ss.[22] M. Starbird, Citato, pp. 94 ss.[23] G. Coubiard, Notre Dame, Maupass 1994, passim.[24] Barnes, Mitula, Prozniewski , etc.  centrostudilarune