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La “moglie” di Gesù

Mercoledì, 19 Settembre 2012

“E Gesù disse loro: ‘mia moglie…’”. Sono le inaspettate parole scritte in lingua copta su un frammento di papiro del IV secolo d. C. reso pubblico per la prima volta ieri a Roma al decimo Congresso internazionale di studi copti (ancora in corso) da Karen King, studiosa del primo Cristianesimo e docente presso la Harvard Divinity School. È la prima (e unica) volta, come sottolinea lo Smithsonian Magazine, che si viene a conoscenza di un testo antico in cui si accenna a una moglie di Gesù, identificabile con Maria Maddalena.Il frammento, vergato con inchiostro su papiro, è molto piccolo, appena 4×8 centimetri, circa le dimensioni di una carta di credito, e quasi completamente illeggibile: otto frasi sono intellegibili su uno dei due lati e appena poche parole sull’altro nel quale l’inchiostro è quasi completamente sbiadito. Trentatré parole in tutto.Il testo è un dialogo tra Gesù e i suoi discepoli e apparterrebbe a quello che King ha battezzato Gospel of Jesus’ wife, ovverosia il Vangelo della moglie di Gesù, scritto originariamente in greco. A causa della sua somiglianza con altri testi come il Vangelo di Tommaso e il Vangelo di Filippo, viene fatto risalire alla seconda metà del II secolo d.C.”Non è certo una prova del fatto che Gesù avesse una moglie”, specifica subito Karen King: “quanto di quello che nel II secolo d.C. qualcuno aveva la certezza che fosse sposato. Del resto – continua la storica statunitense – non vi sono neanche prove certe del fatto che Gesù non fosse sposato anche se la tradizione cristiana ha sostenuto questa posizione”.È interessante, fa notare la studiosa, che è sempre nel II secolo d.C. che compaiono i primi testi che raffigurano Gesù come uomo celibe. Un periodo troppo lontano da quello in cui Gesù ha vissuto perché qualunque testo possa essere come una definitiva prova storica, in un senso o nell’altro. ” Tuttavia, questa è la prova che l’intera questione sullo stato civile di Gesù è nata in quel periodo, più di un secolo dopo la sua morte, come parte del dibattito tra i primi cristiani sulla condotta più idonea in termini di sessualità e matrimonio”.Ma come fare a dire che questo frammento, che getta acqua su un fuoco antico quasi 2.000 anni, non è un falso? La stessa King era molto scettica riguardo l’originalità del frammento quando per la prima volta, nel 2010, venne contattata dal suo proprietario, un collezionista rimasto anonimo, perché lo studiasse: ” Non credevo che si trattasse di un pezzo autentico e ho detto che non ero interessata a vederlo”. Il proprietario però insistette e ottenne un colloquio nel marzo di quest’anno, durante il quale lasciò alla storica di Harvard il prezioso frammento.Vederlo non bastò alla ricercatrice per convincerla a occuparsene sul serio, tuttavia fu sufficiente per chiedere l’intervento di due esperti. I primi a essere contattati, come racconta il New York Times, sono stati Roger Bagnall, papirologo e direttore dell’ Institute for the Study of the Ancient World della New York University e AnneMarie Luijendijk docente di un corso sul Nuovo testamento e il primo Cristianesimo alla Princeton University.I due hanno esaminato attentamente il frammento non trovando nessun buon motivo per metterne in dubbio l’autenticità. Al contrario ne trovarono diversi a favore come l’assorbimento dell’inchiostro da parte delle fibre di papiro, tale da rendere il testo quasi illeggibile. ” Sarebbe stato impossibile da falsificare”, ha dichiarato Luijendijk. Anche l’analisi grammaticale e ortografica condotto da Ariel Shisha-Halevy, docente di linguistica ed esperto di lingua copta della Hebrew University di Gerusalemme, ha ottenuto lo stesso verdetto. ” Sono convinto – sulla base dello studio del linguaggio e della grammatica adoperati – che il testo sia autentico”.Ovviamente queste analisi non sono sufficienti per dichiarare con certezza che si tratti di un pezzo autentico, e ne saranno necessarie altre, come quelle sulla composizione chimica dell’inchiostro. Tuttavia hanno dato a Karen King un buon motivo per cominciare a lavorare sul serio alla traduzione e interpretazione del testo. Un lavoro di mesi che ha portato alla scoperta della testimonianza di un possibile matrimonio di Gesù e Maria Maddalena e alla scrittura di un paper che sarà pubblicato il prossimo gennaio sulla Harvard Technological Review.Quale sarà l’effetto di questa scoperta sull’infinito dibattito cristiano a proposito di matrimonio e sessualità non si può ancora prevedere, tuttavia il testo del frammento solleva questioni che non possono rimanere irrisolte, come sottolinea la storica di Harvard: ” Come mai sono sopravvissuti fino a oggi solo testi scritti a favore del celibato di Gesù? E come mai tutti quelli che mostravano una relazione intima con Maddalena o un eventuale matrimonio sono andati perduti? È stato solo un caso? O è stato perché quella del celibato era divenuta l’opzione più conveniente per il Cristianesimo?”. E, aggiungiamo noi: che Dan Brown ci avesse azzeccato col Codice da Vinci? Caterina Visco per “Wired.it”

Bankitalia, che sprechi!

Lunedì, 17 Settembre 2012
Gli oltre 7mila dipendenti sono pagati mediamente 109mila euro l’anno. I dirigenti costano agli italiani  3,1 milioni di euro l’anno. Visco si mette in tasca 757mila euro.  Si continuano a chiedere sacrifici agli italiani, ma c’è chi spende e spande senza problemi. Un caso su tutti: la Banca d’Italia che disperde ogni anno cifre mostruose sotto gli occhi distratti del governo. Nonostante il suo ruolo sia sempre più ridotto in favore della Bce, il carrozzone di via Nazionale, mantiene un esercito di dipendenti, 7 mila, che costano 819 milioni, e spende per la sua amministrazione qualcosa come 420 milioni di euro.  Il Fatto quotidiano è andato a spulciare le voci del Bilancio di palazzo Koch e sul sito ha pubblicato le cifre degli sprechi, che gridanno davvero vendetta. Un plotone di giardinieri armati di semi, piante ornamentali e annaffiatoi pronti a sparare sul mercato una micidiale raffica di fiori. Fiori per sette milioni di euro. Tanto costa la manutenzione delle piante e dei giardini nelle sedi di rappresentanza e nel parco sportivo del Tuscolano a Frascati, quartier generale dell’istituto con campi da tennis, calcio e piscina. Non mancano progetti per l’orto didattico e la raccolta delle olive made in Bankitalia. Poi ci sono i videocitofoni e campanelli nuovi di zecca da 15 milioni di euro appena acquistati.  Senza contare le poltrone d’oro. A cominciare da quella su cui è seduto il direttorio di nomina governativa che controlla l’autorità bancaria che costa in organi collegiali e periferici 3,1 milioni di euro l’anno in compensi. Ma non si tratta di centinaia di persone ma poche decine: i 13 consiglieri superiori prendono 371mila euro, i cinque componenti del collegio sindacale 137mila. Ed ecco la punta: al governatore Ignazio Visco vanno 757.714 euro, al direttore generale Fabrizio Saccomanni vanno 593mila euro, i quattro vice-direttori (oggi tre, perché il 12 luglio Anna Maria Tarantola ha lasciato l’incarico per assumere la presidenza della Rai) hanno emolumenti da 441mila euro. Non stanno meno male i 7.315 dipendenti con 2mila tra funzionari e dirigenti che costa mediante agli italiani 109.300 euro ciascuno. Non solo. Prima che Draghi lasciasse via Nazionale per andare in Europa, racconta Thomas Mackinson sul sito del Fatto, ha preferito esser certo a Roma, capissero bene quando dall’Eurotower parla di spread e fiscal compact. Così la Banca d’Italia ha affidato a un’agenzia un programma di formazione di inglese da 620mila euro, che per dei corsi di lingua non sono noccioline, soprattutto perché i bandi di assunzione dell’ente richiedono espressamente una conoscenza avanzata dell’inglese. Prima dell’assunzione, non dopo. Senza contare che da anni sette consulenti-traduttori sono a libro paga dell’ente al costo di mezzo milione di euro. E qui si apre il capitolo consulenze, un dossier sempre corposo e soprattutto costoso visto che al 30 agosto i consulenti esterni a libro paga di Bankitalia sono già 112 e totalizzano incarichi per due milioni e mezzo di euro. Ma a gravare sui conti dell’istituto, fa notare il Fatto, sono anche i costi legati alla manutenzione di un patrimonio immobiliare sterminato che la Banca d’Italia ha collezionato dai tempi della sua nascita a oggi: il patrimonio per fini istituzionali ha raggiunto una consistenza pari 4,2 miliardi. Poi ci sono 20 filiali regionali e provinciali, 25 sportelli e 18 centri per la vigilanza, trattamento del contante, tesoreria dello Stato. Più tre sedi distaccate a New York, Londra e Tokyo. Il budget per la manutenzione di questo patrimonio, stando agli affidamenti in corso, ha un budget 30 milioni di euro. Gli edifici del centro storico della Capitale ne impegneranno altri 14,6. Solo per mettere telecamere e citofoni al complesso di via Nazionale 91, Tuscolana e del Centro Donato Menichella a Frascati si stanno per spendere in progettazione, installazione e mantenimento 15 milioni (oltre Iva). Poi c’è l’area di via Tuscolano 417, quartier generale dell’istituto, che ha in corso affidamenti per 21 milioni. Per gli edifici romani e per il “Centro Donato Menichella” di Frascati, che ospita buona parte delle strutture di elaborazione dati, è in arrivo una green revolution: è in corso di affidamento una gara per la manutenzione del verde e il noleggio di piante ornamentali, fioriere, composizioni di fiori recisi e aiuole per sette milioni di euro. Solo gli interventi di manutenzione dell’ex Cinema Quirinale, portone di rappresentanza della Banca, costano 3 milioni di euro. La settimana scorsa al Senato è passato un emendamento per avviare una spendin review anche in Bankitalia: si taglieranno le auto blu, le ferie, i buoni pasto e le consulenze. Ma a guardere le cifre pubblicate dal Fatto sembra veramente una goccia nell’oceano. Libero

Manovra Monti, il governo dei professori bocciato dalla Corte dei Conti

Venerdì, 9 Dicembre 2011

La manovra varata dal governo e ora al vaglio del Parlamento comincia a generare interrogativi e critiche. E dalle istituzioni di vigilanza arrivano diversi segnali d’allarme sui potenziali effetti per la nostra economia. Mentre dal capo dello Stato arriva un nuovo invito alle banche a fare la loro parte per dare sostegno all’economia. CORTE DEI CONTI - La manovra varata dal governo avrà «un forte impatto sociale, ancorché necessitata dagli impegni richiesti dall’Unione Europea» ha aggiunto poi il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, sempre davanti alle commissioni Bilancio e Finanze di Camera e Senato «L’aumento delle aliquote Iva e delle accise sui carburanti si trasmetterà, pur in un contesto di stagnazione della domanda, sulla dinamica dei prezzi al consumo, con un effetto di maggiore inflazione che, prudenzialmente, può essere stimato di almeno un punto percentuale», quindi la nuova stima del governo, che fissa il tasso al 2% medio, è «sottostimata» ha spiegato ancora Giampaolino. Non si può sottovalutare «il rischio che il ricorso prevalente a manovre che impiegano lo strumento fiscale concorrano a determinare una spirale negativa, nella quale dosi sempre maggiori di restrizione sono imposti proprio dagli impulsi recessivi che vengono trasmessi all’economia» ha sottolineato il presidente della Corte dei Conti. CAPITALI SCUDATI – Le informazioni sulla distribuzione dei capitali scudati «potrebbero indurre a nutrire non poche perplessità sulla possibilità di conseguire il livello di gettito atteso» speiga poi Giampaolino, che esprime così i suoi dubbi sulla copertura che l’imposta straordinaria dell’1,5% sui capitali scudati possa effettivamente fornire la copertura prevista nella manovra per la limitazione della deindicizzazione delle pensioni. La motivazione, per Giampaolino, risiede nella considerazione secondo la quale «le operazioni di rimpatrio e di regolarizzazione per lo più sono avvenute avvalendosi di società di comodo o, comunque, interposte». «Dopo le dismissioni – ha aggiunto il presidente dei magistrati contabili – hanno avuto tutto il tempo di scomparire senza lasciare traccia». Il rischio sarebbe quindi che «a restare nella rete di imposta straordinaria siano prevalentemente i soggetti persone fisiche e, in particolare, quelli che hanno approfittato dello scudo per sanare anche violazioni di carattere formale, o comunque minori». VISCO – «Per la necessità di ridurre l’indebitamento netto in tempi brevi, la correzione è per la maggior parte affidata a maggiori entrate. Ne conseguirà un ulteriore aumento della pressione fiscale, fino a circa il 45% del Pil» aveva detto in precedenza il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, durante l’audizione davanti alla commissione Bilancio della Camera sulla manovra. Per Visco si tratta di un «valore molto elevato sia in prospettiva storica sia nel confronto internazionale». GLI EFFETTI- «Le misure di bilancio contenute nel decreto hanno effetti restrittivi sul Pil stimabili in mezzo punto percentuale nel prossimo biennio. L’impatto potrebbe essere in larga parte compensato se il calo dei rendimenti sui nostri titoli decennali osservato nei giorni immediatamente successivi all’emanazione del decreto si confermasse e si estendesse all’intero arco della curva per scadenza», ha quindi aggiunto il numero uno di Palazzo Koch. IL PAREGGIO - «Le manovre varate a luglio, agosto e dicembre dimostrano la determinazione dell’Italia a riequilibrare durevolmente i conti pubblici, rendono possibile conseguire gli obiettivi annunciati: il pareggio dei conti nel 2013 resta il punto di riferimento della politica di bilancio» Visco ha spiegato poi che a causa dell’aumento del differenziale tra i titoli decennali italiani e quelli tedeschi, «che nella seconda settimana di novembre raggiungeva il valore massimo di 575 punti base, divenivano estremamente urgenti interventi aggiuntivi di consolidamento del bilancio pubblico e un’azione ancor più risoluta volta ad affrontare i problemi strutturali dell’economia italiana». LOTTA ALL’EVASIONE - La lotta all’evasione «rimane prioritaria». Per Visco «l’evasione rappresenta il maggiore ostacolo» a una revisione del sistema fiscale. Inoltre «una riduzione dell’area di evasione facilita la definizione di interventi a favore dei cittadini con redditi modesti e può consentire una diminuzione in prospettiva della concentrazione del carico fiscale».NAPOLITANO – Per allentare la pressione fiscale è necessario rilanciare l’economia. E anche le banche devono fare la loro parte. «Il sistema creditizio può e deve svolgere un ruolo fondamentale nel sostenere la ripresa economica di tutto il Paese, ispirata ai principi della coesione sociale e territoriale» dice il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel messaggio al Presidente di Federcasse in occasione del Congresso del Credito Cooperativo. ansa

Bankitalia, quante responsabilità!

Lunedì, 24 Ottobre 2011

La nomina del nuovo Governatore è l’occasione per celebrare la Banca d’Italia ed i suoi esponenti. Eppure qualcosa ci sarebbe da dire. Poche istituzioni in Italia godono del prestigio di cui gode la Banca d’Italia o così almeno si dice.Poche istituzioni godono anche dell’autonomia di cui gode la Banca d’Italia: qualcuno potrebbe dire che poche istituzioni in Italia sono tanto autoreferenziali quanto la Banca d’Italia. Non solo non vi è modo di condizionarne l’azione ma è anche assai difficile comprenderne le dinamiche decisionali. Una comunicazione misurata avvolta in forme rituali, persino nel confezionamento grafico degli atti, gestisce e conserva l’immagine dell’Istituto. Si sa soltanto quel che viene fatto conoscere. Persino il diritto di accesso agli atti, così ampiamente utilizzato nella dialettica tra cittadino ed istituzioni, è mezzo spuntato quando si tratta della Banca d’Italia. I suoi dipendenti non riferiscono i reati di cui vengano a conoscenza al Pubblico Ministero come un qualsiasi altro pubblico ufficiale ma soltanto al Governatore. Per decenni il sindacato di merito sui provvedimenti sanzionatori è stato, anomalia assoluta, ridotto ad un unico grado davanti ad un unico giudice buono per tutta Italia. Il potere che la Banca d’Italia gestisce è in compenso immenso e connotato da una discrezionalità amplissima e per i vigilati è più simile a quello di un Dio che atterra e suscita che a quello di una normale amministrazione dello Stato. La dialettica può ritornare ordinaria quando un pubblico ministero si imbatta in intercettazioni che paiono rivelare abusi piuttosto che esercizio di discrezionalità: in quel caso paga il singolo anche se fino a quel momento il singolo era osannato non solo come Governatore ma anche come teologo e filosofo. Il sistema di regole rimane però identico e la critica estranea.Il grande merito che viene attribuito alla Banca d’Italia è di avere dagli anni Trenta ad oggi impedito di perdere un solo centesimo anche ad un solo depositante. E’ certamente vero anche però che dal Banco di Napoli, alla casse di risparmio meridionali, a qualche banca di credito cooperativo dei giorni nostri i soldi qualcuno ce li ha messi e non sempre volentieri. I prossimi mesi potrebbero essere gravidi di novità: ancorchè oggi si discetti di Tier 1 e di Tier 2, per il passato la garanzia per i depositanti è stata, il più delle volte, data dal valore dell’azienda bancaria. Se l’intermediario era in difficoltà un altro più forte ne raccoglieva le spoglie a ciò indotto dal valore dell’avviamento che così gli veniva trasferito. Oggi non vi è banca italiana delle maggiori che non quoti in borsa una frazione del patrimonio netto e a cui il mercato non attribuisca quindi un avviamento negativo. Il Monte dei Paschi che acquistò la Banca Antonveneta, quando le prime avvisaglie della crisi erano già chiare all’orizzonte, pagando per essa sola nove miliardi oggi ne capitalizza quattro dopo avere aumentato il capitale di due. In Spagna ancora ci ringraziano per quell’operazione che evidentemente non contrastava con la sana e prudente gestione e che è valsa anche all’avv.Mussari la presidenza dell’ABI a confermarne il valore ed il senso nel sistema. Il Banco Popolare, che ha salvato Banca Italease, capitalizza meno di due miliardi dopo che ha aumentato il proprio capitale solo pochi mesi fa di altrettanto. I titoli subordinati tier 1 del Banco rendono oggi più del 25%: un numero che da un’idea. La Banca d’Italia ha consentito che si pagassero avviamenti elevatissimi da parte di banche italiane, Banca Italease è cresciuta per anni con numeri strepitosi senza che nessuno si chiedesse se più che prodigio non fosse inganno. Mai nella storia d’Italia il rapporto tra rischi e valore delle aziende è stato così basso.A fronte di una sistema che ha raggiunto una condizione di debolezza che quindi non è evidentemente conseguenza solo della crisi, vi è da ricordare che la pretesa forza delle banche italiane nella crisi del 2008 (in realtà soltanto una diversa incubazione della malattia) era conseguenza di utili ottenuti in forme alquanto discutibili e rivelatrici di una cultura del sistema in cui ciò che conta è la stabilità dell’intermediario e non la tutela del risparmio. In realtà era solo miopia: i danni reputazionali sono stati enormi, le cause infinite. I bond argentini sono stati venduti a piene mani come in nessun altro paese del mondo e spesso per effetto di redditizie negoziazioni fuori mercato. I derivati, accesi con caricamenti occulti di dimensioni davvero abnormi ed al di fuori di ogni ragione di copertura, hanno infestato non solo tutto il sistema delle piccole e medie imprese ma addirittura molta parte degli enti territoriali italiani. Polizze dai caricamenti e dai vincoli irragionevoli irrobustivano i conti economici delle banche che sono riuscite in tal modo a riempire i clienti perfino di bond islandesi. Una malattia del sistema indotta dal sistema competitivo che ha nella Vigilanza il primo responsabile. I conti economici basati su queste infestanti erano considerati per autorizzare l’apertura di nuovi sportelli e per valutare la congruità degli avviamenti pagati. Tra gli attivi delle banche ci sono quindi i costi sostenuti per sportelli che saranno chiusi e che non saranno pochi.Le fondazioni, apprezzate dalla Banca d’Italia quali fattori di stabilità ed un tempo anche di “italianità”, sono oggi azionisti squattrinati non in grado di ricapitalizzare adeguatamente le partecipate e sono esse stesse quindi una fonte ulteriore di preoccupazione e non certo di forza o di stabilità del sistema. Attraverso di esse personale passato dalla politica ed avendo questo come principale referenza, è giunto al vertice del sistema bancario. Se invece si guarda alla capacità del sistema di generare nuove figure di imprenditori il quadro è deprimente. Buona parte dei migliori gestori italiani sono all’estero e nel risparmio gestito la quota di mercato in Italia degli intermediari nazionali scende di anno in anno. Oltre al carico fiscale, pesa anche l’atteggiamento della Vigilanza verso chi è piccolo e nuovo e pesano i tempi lunghissimi dei procedimenti amministrativi gestiti dalla Banca d’Italia che con pochi intermediari da vigilare probabilmente correrà meno rischi di vederne andar male qualcuno ma certo non contribuirà né ad attrarre, né investimenti, né reddito imponibile, né opportunità di lavoro nel nostro paese. Anche perché non pare che altre ed assai più attrattive giurisdizioni abbiano intermediari con più problemi di quelli italiani. A ciò si aggiunga che il Mezzogiorno e le isole sono ormai prive da molti anni di gruppi bancari di dimensione importante e presssochè privo di qualsiasi attività di gestione.Mentre ascoltiamo i peana che giungono da ogni dove per il nuovo Governatore e per l’Istituzione, dunque, dovremmo chiederci come mai nessuno si chiami mai fuori dal coro. m. malvestio linkiesta

Denuncia anonimamente chi evade!

Giovedì, 5 Giugno 2008

La rivoluzione tecnologica colpisce una delle peggiori abitudini degli italiani, svicolare sulle tasse, in particolare quando si tratta di rilasciare scontrini e fatture. Ci prova www.evasori.info, un sito Internet che permette anonimamente di segnalare quei comportamenti che creano un danno all’erario e a tutti quelli che le tasse le pagano, per convinzione o solo perché impossibilitati a eluderle.

Per fare una segnalazione basta riempire un breve modulo, online o attraverso il telefonino, e fornire una serie di coordinate: la città, l’ammontare dell’evasione, il tipo di attività o esercizio commerciale e anche il tipo di transazione. Oltre all’anonimato del denunciante si assicura anche quello dell’evasore.

In poco più di un mese di attività sono già arrivate circa 1.500 segnalazioni, ma la popolarità sulla rete sta crescendo, sempre più numerose si susseguono le recensioni su altri siti o sui media tradizionale di certo faranno aumentare il traffico. A questo contribuirà anche la concezione molto moderna del sito stesso che si avvale della tecnologia di Google Maps per "posizionare" in tempo reale le segnalazioni. Le tre cartine della penisola che occupano l’homepage si animano continuamente con "spilli virtuali" sulle varie città che raccontano: "A Roma 2 minuti fa evasi 6 euro in bar" oppure "a Torino 6 ore fa evasi 4.000 euro su immobili".

Il quadro complessivo che gli stessi curatori del sito aggiornano in una serie di tabelle, non è lontano da quello che emerge dalle analisi ufficiali. Per somme evase (in totale 1,2 milioni di euro) la categoria "costruzione di edifici" guida la classifica, seguono studi legali e notai, medici e dentisti, architetti e ristoranti. Invece se si guarda al numero di segnalazioni sono gli scontrini "dimenticati" o le prestazioni di artigiani (idraulici, elettricisti o barbieri) a farla da padrone. La maggior parte degli utenti è entusiasta e racconta le proprie esperienze personali di "ordinaria elusione fiscale". Di solito minaccia esposti alle Fiamme Gialle.

L’ideatore del sito si definisce un "professore d’informatica che insegna all’estero" e ci tiene a mantenere l’anonimato (non ha risposto alle richieste di Repubblica di un contatto). L’obiettivo non è quello di sostituirsi alla Guardia di Finanza, infatti l’invito rivolto ai visitatori è: "Denuncia gli episodi di evasione al 117 se puoi, e segnalali qui". Qualcosa in più sulla genesi e sui fini di questa idea che l’autore la concede rispondendo alle poche voci critiche dei visitatori: "Quindi lo scopo di evasori. info non è di denunciare e fare in modo che i colpevoli vengano perseguiti. Quello è lo scopo della GdF e spero che molti vi ricorrano".

E in un altro passo chiarisce: Ecco a che serve evasori.info: a fini statistici, ma non "meri" fini statistici. Sulla statistica, sui numeri si basano le politiche di lotta all’evasione, e dai numeri scaturiscono dibattiti e stampa che contribuiscono a formare l’opinione pubblica. Quindi ritengo che possa avere un importante ruolo nello stimolare un dibattito sull’educazione civica del pagare le tasse, sulla coscienza sociale di richiedere lo scontrino. Un ultimo mistero: per tutto il pomeriggio di ieri il sito è stato irraggiungibile: troppo successo o primi problemi?

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Visco – Nosferatu – i ritratti di Perna

Venerdì, 9 Maggio 2008

Con raro masochismo, il già pregiudicato Vincenzo Visco si è infilato nell’ennesimo guaio processuale. Cacciato a furor di popolo dall’incarico di viceministro delle tasse, poteva cominciare da subito a farsi dimenticare. Ma, inguaribilmente vanitoso, ha voluto in extremis attirare l’attenzione e ha diffuso per internet i redditi degli italiani. Ne è nato il pandemonio che sappiamo e la procura di Roma ha aperto un fascicolo. Adesso, dovrà stabilire se l’irrefrenabile ds ha violato la privacy, se ha capricciosamente seminato zizzania e altre cose così.
Appena l’uomo soprannominato Dracula ha fatto la frittata, agli anziani del ministero è tornato in mente un lontano episodio. Erano i primi anni Ottanta e il socialista Franco Reviglio sedeva sulla poltrona di titolare delle Finanze. Tra i suoi consiglieri c’era il giovane Visco. Un giorno il ministro decise di dare in pasto i redditi dei concittadini coi famosi «Libri rossi».

L’iniziativa finì però nell’ignominia per una colossale gaffe di cui fu vittima Giulia Maria Crespi, erede dei fondatori del "Corriere della Sera". Crespi risultò il più facoltoso contribuente italiano con un reddito stratosferico. Ma era un marchiano errore del fisco. La somma sesquipedale non era infatti un reddito, ma il prezzo incassato da Giulia Maria che in quell’anno aveva venduto il giornale di famiglia agli Agnelli. Sulla faccenda fu steso un velo pietoso e a Reviglio passò per sempre la voglia di pubblicare libri rossi.
Vi chiederete ora perché questo lontano pasticcio sia stato ricordato in questi giorni. Pare che a fare sbagliare Reviglio fosse stato Visco, suo imberbe consigliere. Sarebbe stato costui, incapace di distinguere tra redditi e introiti straordinari, a insistere per la pubblicazione dell’ingannevole dichiarazione della dama milanese. Questa la voce che corse allora tra i sollazzi e che oggi riemerge costernata per la cocciutaggine con cui il viceministro ripete i propri errori.
Ora la vicenda dei redditi su internet è nelle mani del pm romano Franco Ionta, che ha aperto sua sponte l’inchiesta. Il difensore del viceministro, il senatore ds Guido Calvi, si è subito profuso in complimenti per Ionta, «magistrato responsabile e capace». Un inutile arruffianamento. Il pm, infatti, conosce da tempo Dracula e non ha prevenzioni verso di lui.

Su sua richiesta presiedette, quando Visco era ministro delle Finanze del Prodi I alla fine degli anni Novanta, una commissione d’indagine sulle estrazioni del Lotto. Un incarico fiduciario per chiarire una storia di palline che cadevano inopinatamente dall’urna o sparivano del tutto, non ricordo bene. Tra il giudice e l’indagato c’è, insomma, il clima giusto per un sereno giudizio. Staremo a vedere.
Ma chi gliel’ha comunque fatto fare a Visco di uscire di scena con una coda giudiziaria? L’uomo sembra attanagliato da una patologica nostalgia per le aule di giustizia. Da anni entra ed esce dai tribunali da incallito recidivo. A volte come privato cittadino, altre come politico.
Fece il primo passo falso nel 1989 da deputato della sinistra detta indipendente, in realtà legata al Pci. Presentò un provvedimento di sgravi fiscali in favore dell’Enimont di Raul Gardini. Di lì a poco Carlo Sama, cognato di Gardini, confessò: «Per ricompensarlo del favore, il Pci ebbe 1 miliardo».

Antonio Di Pietro, che da pm indagava sulla tangente, convocò Visco in procura. Dracula, per difendersi, attinse al fiscalese di cui è maestro nella sua qualità di docente di scienza delle finanze. Totò gli ingiunse: «Parli come mangia». Visco, accentuando per la fifa l’erre moscia, replicò: «Non pavlo come mangio, ma come un pvofessove universitario». «Ma va’ là» disse Di Pietro, e lo cacciò dalla stanza graziando di fatto lui e il Pci senza avere il coraggio di scavare a fondo.
Tutti ricordano poi quello che Dracula fece due anni fa col generale della Guardia di finanza, Roberto Speciale. Prima gli ingiunse di spostare da Milano quattro ufficiali che indagavano sui traffici dell’Unipol, assicuratrice legata alle coop rosse. Poi, al rifiuto di Speciale, gli tolse il comando della Gdf. Il generale presentò querela, ma fu bocciata. Ricorse allora al tar che dichiarò «illegittima» la rimozione e lo reintegrò nell’incarico. Uno schiaffone da sprofondare. Ma il viceministro rimase indifferente.
Dieci anni prima, da ministro delle Finanze del Prodi I, aveva calpestato il diritto allo stesso modo. A farne le spese quella volta, il direttore dei Monopoli, Ernesto Del Gizzo, altra testa dura. Visco aveva ordinato a Del Gizzo di rinnovare alla Philip Morris la licenza di fabbricazione delle sigarette.

Del Gizzo sosteneva però che la multinazionale Usa aveva evaso 60 mila miliardi di imposte e che, stando così le cose, non avrebbe rinnovato un bel niente. Visco, su due piedi, destituì il dirigente, che fece ricorso. Esattamente come con Speciale, il tar dette ragione al ricorrente e lo reintegrò nell’incarico. Visco ne uscì nero ma, dotato com’è di una solida faccia di bronzo, fece finta di nulla.
Si seppe anni dopo che la Philip Morris era tra i finanziatori di una fondazione di Massimo D’Alema. Alla stampa non sfuggì il nesso e i fatti furono messi maliziosamente in relazione. Voi direte, da uomini di mondo, che per amore di partito si inciampa talvolta in eccessi. Ma Visco lo fa anche per i suoi privatissimi affari come nell’arcinota faccenda dell’abuso edilizio a Pantelleria.
Tutto nacque con la dannata idea dei coniugi Visco di acquistare un dammuso, casolare mediterraneo, nell’isola. Dracula e consorte ricavarono da una cisterna due stanze senza permesso e il comune li denunciò. Visco cercò prima di approfittare del condono edilizio varato dal Cav nel ’94 e da lui virtuosamente criticato. Ma il sindaco lo rifiutò e passò le carte al pretore. Il giudice condannò la coppia a 20 giorni di arresto e 25 milioni di lire di multa. Sentenza resa definitiva dalla Cassazione che, applicando la condizionale, fece loro grazia dei piombi.
Ora, sembra incredibile, ma Dracula ci è ricascato ed è nuovamente sotto processo per quel dannato dammuso. Stavolta l’abuso è un’assoluta idiozia: due buchi per infilare l’ombrellone e un masso trasformato in sedile. La solidarietà con Visco è d’obbligo. Ma anche se la giustizia nella sua cecità lo condannasse, ci avrebbe visto meglio delle tante volte in cui non gli ha presentato il conto.

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Il Codacons chiede un maxi-risarcimento, ma non ha capito che il Fisco siamo noi!

Lunedì, 5 Maggio 2008

Il Codacons annuncia azioni giudiziarie per ottenere un maxi-risarcimento per la pubblicazione online dei redditi degli italiani contro l’Agenzia delle entrate. Ma l’agenzia delle entrate è lo stato e, quindi, in ultima analisi: NOI!

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Tutti i VIP con società diventano poveri per i redditi di Visco

Sabato, 3 Maggio 2008

La pubblicazione online delle dichiarazioni dei redditi voluta da Visco è una pagliacciata che si presta a speculazioni e strumentalizzazioni. Basti pensare che nelle dichiarazioni non sono inclusi i redditi da azioni. Immaginiamo di essere un VIP e di aver conferito ad una società i diritti economici della ns immagine e/o delle ns opere d’arte. I redditi di Visco non fanno emergere il vero guadagno del VIP perchè questo si consolida nella sua società. Immaginiamo ancora che la società acquisiti una casa e una barca e li metta a dispozione del VIp che paga un canone. Per il VIP è un costo, per la società una spesa. Il VIP se la gode e a noi non rimane che fare i voyeur senza binocolo!

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Ecco quanto guadagnano i VIP italiani (dalla A alla Z)

Giovedì, 1 Maggio 2008

La lettura dei dati sulle dichiarazioni dei redditi – tutti quelli che è stato possibile scaricare, prima dello stop imposto dal collasso dei computer dell’Agenzia delle Entrate e dal «niet» del Garante della Privacy Pizzetti – sollevano curiosità, dubbi, perplessità. Nelle tabelle che pubblichiamo di seguito ci sono solo alcuni «vip» o presunti tali. Per comprenderle bene, bisogna ricordare che si tratta dei redditi percepiti nel 2005 e dichiarati nel 2006. Si indica, di seguito, il nome, il reddito prevalente dichiarato e l’imposta pagata; la differenza dà in pratica il reddito netto. Sui computer delle Entrate compariva anche la data di nascita e la tipologia di reddito dichiarato prevalente (autonomo, dipendente, impresa, fabbricati, ecc). Non sono conteggiati, naturalmente altri tipi di reddito come quelli provenienti da azioni o altri titoli (obbligazioni, Bot, Cct, fondi) per i quali c’è una differente tassazione e non vanno denunciati nella dichiarazione dei redditi.

NOME – REDDITO PREVALENTE – IMPOSTA NETTA
A
Abete Luigi 661.445 – 275.811
Acampora Giovanni 1.813.302 – 770.524
Accorsi Stefano 155.183 – 57.296
Adinolfi Mario 8.342 – 1.919
Albertazzi Giorgio 460.485 – 289.367
Alberti Barbara 99.508 – 34.079
Amendola Claudio 1.862.286 – 790.901
Amendola Gianfranco 171.891 – 64.981
Ammaniti Niccolò 408.009 – 162.694
Angiolini Ambra 141.344 – 51.778
Angioni Franco 261.341 – 86.214
Anselmi Giulio Enrico 278.366 – 109.994
Aquilani Alberto 411.973 – 167.828
Arbore Lorenzo G. 1.036.407 – 434.471
Arcuri Manuela 167.427 – 62.107
Arena Raffaele 342.585 – 138.702
Argento Dario 123.414 – 42.039
Armani Giorgio 44.963.206 – 19.324.096
Aspesi Natalia 375.862 – 151.802
Augias Corrado 481.379 – 198.383

B
Baglioni Claudio 1.407.932 – 595.736
Baldassarre Antonio 371.538 – 151.151
Barbareschi Luca G. 504.307 – 207.598
Barbarossa Luca 46.269 – 11.613
Barilla Luca 1.472.549 – 624.341
Bassolino Antonio 144.757 – 53.636
Beck Heinz 99.279 – 33.340
Belleri Giuseppe 187.546 – 69.045
Belpietro Maurizio 601.810 – 249.992
Benetton Luciano 1.635.722 – 694.750
Benigni Roberto 3.580.995 – 1.529.708
Beretta Maurizio 577.251 – 237.699
Berlinguer Biancamaria 97.059 – 33.243
Berlusconi Marina E. 6.265.497 – 2.684.936
Berlusconi Silvio 28.033.122 – 12.038.818
Bernabè Franco 2.083.075 – 884.268
Bernabei Ettore 185.609 – 71.202
Bernabei Matilde 247.523 – 97.394
Bertelli Patrizio 5.175.898 – 2.216.154
Bettega Roberto 1.235.235 – 522.201
Bevilacqua Alberto 188.107 – 71.029
Biancheri Chiappori B. 562.500 – 232.951
Bignardi Daria 572.760 – 237.335
Biscardi Aldo 786.211 – 329.066
Bisio Claudio 2.299.611 – 974.608
Boglione Marco 752.240 – 314.757
Bolaffi Alberto 1.040.954 – 439.000
Bollino Carlo Andrea 226.937 – 88.379
Bombassei Alberto 112.873 – 39.688
Bompiani Adriano 160.424 – 60.280
Bonanni Raffaele 71.593 – 21.785
Bonelli F. Nicola 10.944.168 – 4.689.983
Bonetti Fabio (Fabio Volo) 577.001 – 238.708
Boniek Zbigniew 96.154 – 32.768
Bonifaci Domenico 552.426 – 222.804
Bonito Oliva Achille 428.476 – 175.210
Bonolis Paolo 3.860.759 – 1.650.651
Bonsignore Vito 1.852.219 – 785.270
Borghese Alessandra 12.765 – 2.935
Borgna Giovanni 186.631 – 70.691
Borrelli Francesco Saverio 153.353 – 57.065
Bova Raoul 621.706 – 258.179
Bracco Diana 2.942.588 – 1.255.211
Brachino Claudio 163.007 – 60.837
Branca Giuseppe 1.292.140 – 545.112
Brancoli Rodolfo 105.363 – 36.373
Braschi Nicoletta 1.699.365 – 717.392
Briglia Roberto 999.988 – 419.326
Brindani Umberto 499.569 – 205.806
Britti Alessandro 238.584 – 93.981
Busi Maria Luisa 102.004 – 35.251
Buy Margherita 113.925 – 37.945

C
Cairo Urbano Roberto 1.009.654 – 425.377
Calabrese Pietro 716.760 – 299.352
Caltagirone Azzurra 320.274 – 129.108
Caltagirone Francesco G. 1.566.682 – 664.738
Camilleri Andrea 1.492.453 – 629.886
Camoranesi Mauro 3.815.603 – 1.631.983
Campedelli Luca 90.937 – 30.739
Canalis Elisabetta 377.504 – 152.939
Canzio Mario 308.345 – 122.398
Capello Fabio 7.615.117 – 3.263.393
Caracciolo Marella 1.065.113 – 449.389
Cardia Lamberto 643.850 – 265.325
Carelli Emilio 450.459 – 179.183
Carnevale Corrado 192.112 – 73.987
Carretta Raffaela Maria 125.330 – 43.758
Cavalli Roberto 1.516.908 – 641.540
Cenci Tomaso 948.489 – 399.113
Chiambretti Piero 457.617 – 188.165
Chiomenti Filippo 161.309 – 59.025
Cimminelli Francesco 1.313.701 – 556.281
Colao Vittorio 1.471.049 – 621.421
Colombo Gherardo 146.756 – 51.203
Confalonieri Fedele G. 4.482.521 – 1.916.240
Conti Carlo 988.640 – 413.471
Costacurta Alessandro 2.362.872 – 1.007.134
Costanzo Maurizio 4.290.152 – 1.833.121
Cremonini Cesare 330.0461 – 32.299

D
Dalla Lucio 1.322.070 – 556.025
D’Amato Antonio 2.804.210 – 1.196.166
Davids Edgar Steven 5.636.720 – 2.415.179
De Benedetti Carlo 3.301.803 – 1.405.197
De Filippi Maria 3.986.027 – 1.702.617
De Rossi Daniele 2.148.030 – 914.798
Del Debbio Paolo 647.809 – 267.968
Del Piero Alessandro 9.253.388 – 3.968.898
Del Vecchio Leonardo 4.584.618 – 1.962.776
Di Molfetta Pasquale (Linus) 718.905 – 299.875
Dolce Domenico M. A. 29.708.241 – 12.760.958
Domenici Leonardo 159.944 – 59.406
Donadoni Roberto 416.390 – 169.771
Doni Cristiano 1.381.716 – 585.001
Donizzetti Mario 84.279 – 28.032

E
Eco Umberto Giuseppe 2.128.419 – 906.213
Elkann John Philip 1.993.528 – 848.562
Erede Sergio 11.695.427 – 5.019.051
Fabiani Alessia 99.495 – 32.900
Faissola Corrado 1.471.576 – 620.284
Feltri Vittorio 589.726 – 244.972
Ferilli Sabrina 423.829 – 172.811
Ferrante Bruno 96.344 – 32.719
Ferrara Ciro 2.130.637 – 904.194
Ferro Tiziano1.169.805 – 492.720
Fiacchini Renato (Renato Zero) 785.001 – 328.240

G
Gabbana Stefano Silvio 29.651.255 – 12.734.013
Galateri Gabriele 2.358.469 – 998.377
Gattermayer Michela F. 180.629 – 69.060
Gattuso Gennaro Ivan 5.085.161 – 2.177.598
Gianni Francesco 6.600.393 – 2.828.816
Giorgianni (Sellerio) Elvira 193.090 – 74.067
Gnocchi Laura 268.901 – 106.160
Gori Giorgio 414.534 – 169.264
Grande Stevens Franzo 6.812.512 – 2.919.817
Grasso Aldo 216.145 – 83.476
Greggio Ezio 1.532.368 – 650.308
Grillo Giuseppe 4.272.591 – 1.823.010
Grippo Eugenio 1.499.228 – 635.381

H
Hamaui Daniella 365.235 – 148.070

I
Insinna Flavio 367.595 – 149.211
Inzaghi Simone 2.541.844 – 1.078.560
La Rosa Anna 329.588 – 131.385
Lambertucci Rosanna 96.653 – 88.265
Laporta Gabriele 211.833 – 81.699
Laregina Adriano 189.377 – 69.243
Latella Maria Antonia 277.386 – 110.180
Lazzaro Tullio 172.277 – 65.125
Ligabue Luciano 792.243 – 331.765
Lippi Marcello Romeo 1.905.427 – 810.458
Littizzetto Luciana 1.824.084 – 775.441

M
Magnini Filippo 121.220 – 47.595
Maldini Paolo Cesare 9.287.636 – 3.984.779
Mannheimer Renato 180.588 – 66.179
Marcegaglia Emma 238.198 – 74.648
Marchetti Piergaetano 3.795.906 – 1.621.365
Marinella Maurizio 142.964 – 52.456
Mauro Ezio 463.695 – 180.925
Mazzoni Alberto 1.346.851 – 570.421
Mazzuca Giancarlo 221.362 – 84.550
Mieli Paolo 689.437 – 286.513
Moggi Luciano 2.356.659 – 1.003.815
Montanari Vera 616.014 – 253.674
Montero Paolo 3.532.203 – 1.510.237
Moratti Massimo 19.973.080 – 8.578.248
Moretti Giovanni 71.843 – 23.006
Mosca Monica 122.447 – 44.042
Muccino Gabriele 28.389 – 3.492
Muccino Silvio 269.290 – 107.007

N

Napoletano Roberto 336.165 – 135.012
Nardulli Giovanni 1.935.819 – 817.172
Natuzzi Pasquale 481.589 – 178.778
Negri-Clementi Antonia M. 142.104 – 51.054
Negri-Clementi Gianfranco 3.081.292 – 1.313.953
O
Olivera Da Rosa Ruben A. 1.746.023 – 742.064
Orfeo Mario 229.802 – 89.960
Oriali Gabriele 1.318.760 – 558.052

P
Padellaro Antonio 211.793 – 81.938
Papetti Roberto 158.066 – 59.358
Patruno Pasquale 139.333 – 51.303
Pedersoli Alessandro 3.236.064 – 1.380.855
Pedersoli Antonio 1.897.370 – 806.785
Pedersoli Carlo (Bud Spencer) 2.716.573 – 1.158.781
Pedersoli Giovanni 933.081 – 388.802
Pesenti Pigna Carillo 758.655 – 317.612
Prada Bianchi Maria 5.128.995 – 2.195.464
Punzo Giovanni 7.406.524 – 3.175.555

R
Rivera Giovanni 204.987 – 77.402
Romagna Manoja Enrico 226.510 – 87.569
Romano Massimo 166.101 – 57.382
Rossella Carlo 808.358 – 338.879
Rossi Guido 3.064.091 – 1.308.618
Rosso Renzo 20.278.343 – 8.709.855

S
Saccà Agostino 617.029 – 256.549
Santoro Michele 118.752 – 42.146
Sanzotta Giuseppe 151.563 – 56.562
Saravalle Alberto Cesare 2.145.008 – 907.100
Savino Nicola 201.647 – 75.995
Scalfari Eugenio 418.585 – 171.382
Scavolini Valter 567.546 – 235.435
Seghetti Roberto 103.393 – 35.604
Sgarbi Elisabetta 141.938 – 50.678
Signorini Alfonso 410.687 – 164.943
Spinelli Aldo 567.399 – 235.296
Sutti F. Alfredo 1.850.299 – 784.959
Sutti Stefano 244.646 – 96.510

T
Tatangelo Anna 47.133 – 13.745
Thuram Julien R. Lilion 7.582.195 – 3.251.618
Toffoletto Alberto F. M. 1.131.572 – 475.442
Toffoletto Franco A. M. 784.224 – 327.745
Tonucci Mario 1.046.730 – 439.282
Totti Francesco 10.085.431 – 4.327.880
Travaglio Marco 282.280 – 111.982
Trezeguet David Sergio 9.256.416 – 3.971.533
Tronchetti Provera Marco 8.159.500 – 3.495.588

V
Vaccari Lanfranco 269.679 – 107.197
Vallino Fiorenza 202.590 – 78.504
Ventura Simona 1.977.193 – 710.727
Veronesi Alessandro 64.011 – 20.234
Veronesi Umberto 1.784.502 – 749.024
Versace Donatella 2.208.865 – 922.063
Versace Santo 1.811.807 – 769.816
Vieri Christian 22.428.956 – 9.635.596
Visco Vincenzo Alfonso 130.394 – 42.245
Vitagliano Costantino 463.785 – 189.886
Winteler Daniel John 5.229.471 – 2.239.462

(continua…)

E Visco fece assumere il figlio

Venerdì, 4 Gennaio 2008

Alla fine ce l’ha fatta. Domenico Arcuri, il dinamico amministratore delegato di Sviluppo Italia (da qualche mese ribattezzata Agenzia), è riuscito a portare a lavorare con sé come dirigente il giovane e bravo Gabriele Visco. Per alcuni mesi nell’estate scorsa l’aveva chiamato come consulente (per 46 mila euro da luglio a settembre), poi il rapporto si era interrotto, rischiando di reinserire il manager in quell’esercito di bamboccioni mal sopportati dal ministro dell’economia Tommaso Padoa-Schioppa. Un rischio per fortuna scongiurato: ci sarà un bamboccione in meno. Anche se non troppo lontano da casa: Gabriele è il figlio di Vincenzo Visco. Sviluppo Italia è controllata al 100% dal ministero dell’econo

(continua…)